
Sabato 15 Agosto 2009 Ecoportal
Diverse organizzazioni sociali, ambientaliste, contadine, di donne, religiose hanno firmato e diffuso nei giorni scorsi un appello per chiedere il risarcimento del debito climatico del nord del mondo nei confronti del sud del mondo. I popoli del sud del mondo chiedono al mondo ricco e industrializzato di riconoscere le proprie responsabilità passate e presenti rispetto alle cause e alle conseguenze del cambiamento climatico e di pagare immediatamente e completamente il debito climatico che hanno verso i paesi, la gente e le comunità povere. Ne alleghiamo il testo.
Appello per il risarcimento del debito climatico
Noi, i gruppi e le organizzazioni che promuovono questo appello, includendo le organizzazioni per lo sviluppo, l'ambiente, il genere e i giovani, le comunità religiose, i popoli indigeni e i movimenti per la giustizia sociale e economica in Africa, Asia, America Latina e Caraibi, Europa e America del Nord, chiediamo al mondo ricco e industrializzato di riconoscere le proprie responsabilità passate e presenti rispetto alle cause e alle conseguenze del cambiamento climatico e di pagare immediatamente e completamente il debito climatico che hanno verso i paesi, la gente e le comunità povere.
Il cambiamento climatico minaccia l'equilibrio della vita sulla Terra. Il livello degli oceani sta crescendo e le loro acque si stanno acidificando; le calotte glaciali e i ghiacciai si stanno ritirando; i boschi, le barriere coralline e altri ecosistemi si stanno rovinando o stanno collassando. Anche l'esistenza di di alcune comunità è in pericolo, mentre tante altre affrontano ostacoli sempre maggiori al loro sviluppo. È reale la minaccia di una catastrofe climatica, situazione che se non riusciamo a modificare, porta al rischio sempre maggiore di fenomeni atmosferici sempre più violenti, al collasso del sistema alimentare, alle migrazioni di massa, a conflitti umani senza precedenti.
I popoli, le comunità e i paesi poveri sono coloro che meno hanno contribuito al cambiamento climatico, però sono le principali vittime e coloro che subiscono i danni maggiori. Coloro che vivono una situazione di maggior rischio sono le donne, i popoli indigeni, i poveri, i piccoli agricoltori e contadini, i pescatori tradizionali e le comunità delle foreste, i popoli che hanno scarse risorse d'acqua, i giovani e altri gruppi vulnerabili ai danni e agli impatti alla salute generati dai cambiamenti climatici.
Al contrario, la responsabile del cambiamento climatico è una minoranza ricca di paesi, imprese e persone. I paesi sviluppati rappresentano meno di un quinto della popolazione mondiale, ma hanno emesso quasi tre quarti di tutte le emissioni inquinanti. Le emissioni di questi paesi, tanto del passato quanto attuali, persistono in atmosfera e sono la causa principale del riscaldamento attuale e di quello che già sta compromettendo il futuro.
I paesi sviluppati hanno utilizzato più della quota che corrisponde loro dello spazio atmosferico. Utilizzando come misura base la popolazione, nel passato sono stati responsabili di una quota di emissioni dieci volte superiore a quella dei paesi in via di sviluppo. Oggi, le loro emissioni per persona sono quattro volte quelle dei paesi in via di sviluppo.
Per il loro sproporzionato contributo alle cause e agli impatti del cambiamento climatico, i paesi sviluppati hanno un doppio debito climatico con la maggioranza povera:
- per le loro eccessive emissioni del passato e attuali – negando ai paesi in via di sviluppo la corretta quota di spazio atmosferico – hanno contratto un “debito di emissioni” con i paesi in via di sviluppo;
- per il loro contributo sproporzionato agli impatti del cambiamento climatico – che obbliga i paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai sempre maggiori impatti e danni per il cambiamento climatico – hanno contratto un “debito di adattamento” con i paesi in via di sviluppo.
L'insieme di questi debiti – debito di emissioni più debito di adattamento – costituisce il debito climatico, che è parte di un debito economico, sociale e ecologico più grande che il mondo ricco e industrializzato ha verso la maggioranza povera del paese.
Adempiere a questi obblighi, non solo sarebbe corretto, ma sarebbe anche la giusta base sulla quale pianificare una soluzione al cambiamento climatico. Coloro che più sono stati beneficiati da ciò che ha dato origine al cambiamento climatico devono indennizzare coloro che meno hanno contribuito al problema, me che però soffrono i peggiori effetti. È obbligo dei paesi ricchi compensare i paesi in via di sviluppo per il doppio ostacolo allo sviluppo che è stato loro imposto: la mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico, che non sono stati un problema per i paesi industrializzati nel loro processo di sviluppo, ma dei quali sono responsabili.
Ciononostante, i paesi sviluppati pretendono che venga loro condonato questo debito invece che pagarlo.
Nelle negoziazioni sul clima cercano di evitare i costi di adattamento ai paesi in via di sviluppo, evadendo il loro debito di adattamento. E cercano di continuare con un alto livello di emissioni per persona, acutizzando il loro debito di emissioni, invece che pagarlo, consumando nuovo spazio atmosferico e lasciando alla maggioranza povera del mondo il già piccolo e sempre più ridotto spazio restante.
Siamo preoccupati perché il consumo eccessivo di spazio atmosferico che i paesi ricchi del mondo continuano a mantenere a spese dei paesi poveri - che necessitano di energia e risorse per la costruzione di scuole, abitazioni e infrastrutture che i paesi ricchi già possiedono – rende difficile qualsiasi prospettiva di soluzione per il cambiamento climatico e in questo modo mette in pericolo tutti gli abitanti del pianeta.
Affinché il risultato delle negoziazioni sul clima sia giusto ed efficace, è fondamentale, e per questo lo richiediamo – che i paesi sviluppati riconoscano e paghino tutto il debito climatico che hanno nei confronti dei paesi in via di sviluppo, iniziando da Copenhagen. Chiediamo ai paesi ricchi che:
- paghino il debito di adattamento che hanno nei confronti dei paesi in via di sviluppo, impegnandosi a compensare interamente gli impatti negativi del cambiamento climatico a tutte le persone, le comunità e i paesi danneggiati;
- paghino il debito di emissioni con i paesi in via di sviluppo, impegnandosi a ridurre il più possibile le loro emissioni nazionali e stabilendo una quantità di emissioni pari alle emissioni in eccesso passate e presenti;
mettano a disposizione dei paesi in via di sviluppo le risorse economiche e tecnologiche necessarie per coprire i costi addizionali della mitigazione e dell'adattamento al cambiamento climatico, come previsto dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico.
Soddisfare queste richieste è un prerequisito basilare affinché la Conferenza di Copenhagen a dicembre 2009, sia un successo. Questa conferenza deve essere un momento importante per la giustizia climatica – un pilastro fondamentale nel percorso verso la salvaguardia del sistema climatico del pianeta e per garantire un futuro nel quale i diritti e le aspirazioni de tutti i popoli possano realizzarsi.
www.ecoportal.net
Traduzione di Maddalena Natalicchio
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