sabato 28 marzo 2009

Three mile Island trent'anni dopo: quante radiazioni e quanti morti?


















Trent'anni fa l'incidente nucleare di Three Mile Island ha posto fine al "sogno nucleare americano". L'incidente fu particolarmente grave perchè portò alla fusione parziale del nocciolo; dopo il 1979 non venne più costruita alcuna centrale nucleare negli USA.

1. Le radiazioni

Poco dopo l'incidente si disse che non c'era stato rilascio di radiazioni, poi si affermò che il rilascio era stato insignificante. Entrambe le affermazioni si dimostrarono false. In realtà non si sa a tutt'oggi quanta radiazione venne dispersa nell'ambiente.

Su questa questione si è molto giocato sulle cifre. Secondo Wikipedia , la dose media di radiazione ricevuta dalle persone che vivevano entro 16 km dalla centrale è stata di 8 mrem, paragonabile ad una radiografia toracica. Certo, ma come fa notare Wasserman, le donne incinte non vengono sottoposte ai raggi X!

Sempre secondo Wikipedia, la dose massima ricevuta dalle persone è stata di 100 mrem, pari a circa un terzo della radiazione ricevuta in un anno dal fondo naturale. Certo, ma qualcuno ha provato a considerare cosa significhi ricevere in pochi secondi una dose assorbita di solito in quattro mesi?

2. I morti

Si sente spesso ripetere come un mantra che a Three Mile Island "non ci sono stati morti". Certo, non ci sono stati morti diretti per conseguenze immediate dell'incidente.

Ma che dire dei morti indiretti causati dalle radiazioni? Il grafico in alto, tratto da un articolo pubblicato sull'American Journal of Health, mostra che

  • entro 6 km dalla centrale (linea rossa) si è registrato un picco di malati di cancro tra il 1982 e il 1984. Nella zona vivevano circa 16mila persone, per cui in termini assoluti in quegli anni si sono registrati circa 220 casi di cancro, ovvero 66 in più che negli anni precedenti.
  • tra i 6 e i 12 km (linea verde) dalla centrale l'aumento dei casi dopo l'incidente è stato più modesto, ma dal momento che tale zona occupa un'area tre volte più estesa, l'incremento è stato maggiore in termini assoluti: 1640 casi tra il 1980 e il 1985, 390 in più rispetto al valore di base pre-1979.
E se avete ancora un po' di pazienza, c'è dell'altro...


Suddividere il territorio in cerchi concentrici intorno alla centrale presuppone che le radiazioni si siano diffuse in modo isotropo. Gli autori dell'articolo citato in precedenza non hanno però tenuto conto del vento, che ha distribuito le particelle radioattive in modo disuguale, come si vede dalla mappa qui sopra, tratta da Environmental Health Perspectives del 1997.

Nei settori rossi, dove la contaminazione da radiazione è stata più alta, il cancro al polmone ha registrato valori del 150% più elevati rispetto a quelli attesi nella popolazione. Nelle altre aree "non verdi" l'assorbimento di radiazioni è stato minore, ma con un numero di casi significativamente più elevati di quelli attesi.

L'impressione che si ricava leggendo diverse fonti e testimonianze di questo incidente è che le autorità americane abbiano cercato di sdrammatizzare e minimizzare il caso.

Ma se a Three Mile Island non è davvero successo niente, perchè le amministrazioni Reagan e Bush senior (che erano decisamente filonucleari) non hanno più costruito nulla?

Pubblicato da Marco Pagani

Paesi Andini: contro l'imposizione di trattati commerciali con l'Europa













Gli indigeni analizzano in Perù gli effetti del Trattato di Libero Commercio con l'Unione Europea - Sotto gli auspici del Movimiento Cumbre de los Pueblos (riunitosi l'ultima volta a nel maggio 208 a Lima), rappresentanti indigeni di diverse organizzazioni si sono riuniti a partire dallo scorso martedì per valutare gli effetti di un’eventuale firma dell'accordo commerciale che stanno negoziando a Lima gli stati di Colombia, Ecuador e Perù insieme all'Unione Europea (UE).
Nell'incontro, le organizzazioni e comunità partecipanti vogliono delineare una proposta “per la vera integrazione dai popoli e per i popoli”, così come illustrare l'impatto del TLC in discussione con l'Unione Europea sui diritti indigeni e sociali. Lo scenario è la capitale peruviana, dove le organizzazioni intendono inoltre studiare gli effetti del riscaldamento globale.

Così ha affermato Roberto Espinoza, coordinatore tecnico del Coordinamento Andino di Organizzazioni Indigene (CAOI), una delle organizzazioni presenti ai lavori, il quale ha criticato il Trattato di Libero Commercio che queste nazioni vogliono discutere.

Espinoza ha sottolineato che le principali obiezioni al TLC derivano dal fatto che “l'UE continua a condizionare il Perù e i paesi andini in temi strategici come investimenti, servizi pubblici, finanze e mercati finanziari. Si tratta di un TLC classico e non di un accordo di associazione”, senza altri obiettivi se non quelli commerciali.

Ha aggiunto che si pretende di costruire un sistema nel quale i paesi “non potranno regolamentare (nei propri ordinamenti giuridici) l'attività delle transnazionali europee perché dovranno assoggettarsi ai tribunali internazionali”.

Uno dei temi di maggiore polemica da parte indigena, tuttavia, è la presunta pretesa dell'UE di rendere più flessibile la disciplina delle licenze industriali fino a “raggiungere il controllo delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali indigene”.

Queste dichiarazioni cadono nel contesto della seconda sessione di negoziati per un accordo commerciale fra europei e Colombia, Ecuador e Perù, cominciata lunedì, nella quale le materie più delicate sono l'accesso ai mercati e la proprietà intellettuale.

Espinoza ha inoltre segnalato che nei giorni di riunione le organizzazioni indigene parleranno anche della petizione contro la criminalizzazione dell'esercizio dei diritti indigeni nei paesi andini, presentata alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani il 20 marzo scorso.


Adital Noticias

Traduzione di Davide Gardina

La “grande eresia” di Tullio Simoncini












Lo vado sostenendo ormai da tempo, e continuerò a ripeterlo fino a quando gli stessi utenti, nauseati, mi cacceranno dal sito: qualunque sia l’argomento dibattuto, il problema si riduce sempre alla differenza fra il ragionamento induttivo e quello deduttivo.

Laddove esista una premessa “intoccabile” (il famoso “siccome” del ragionamento deduttivo), i disastri che possono venire a crearsi, nel caso questa si rivelasse errata, sono incommensurabili.

Lo abbiamo constatato mille volte riguardo all’undici settembre, dove coloro che pensano che “gli americani non si farebbero mai una cosa del genere” (premessa intoccabile) sono obbligati ad una conclusione (“quindi le Torri gemelle DEVONO essere cadute da sole”) che stride chiaramente con le dozzine di indizi in senso contrario.

Chi invece procede con il metodo induttivo – libera la mente da preconcetti e parte dai fatti oggettivi, per poi trarre eventualmente le conclusioni - non ha alcun problema a vedere i molteplici sintomi dell’autoattentato.

Ora sta accadendo la stessa cosa con il Dott. Simoncini e con la sua proposta per la cura del cancro. Chi è libero da preconcetti guarda le interviste dei pazienti guariti (parte cioè dai fatti concreti) e conclude che, come minimo, Simoncini abbia messo il dito su qualcosa di molto importante. Chi invece è troppo condizionato dal fatto che “il cancro è una malattia inguaribile” (premessa intoccabile), è obbligato a concludere che Simoncini stia sbagliando, che si tratti di “miracoli” di altro tipo, oppure che si tratti di un ciarlatano qualunque.

Tale è la potenza dell’informazione di massa, e delle cosiddette “verità assodate”: sin da piccoli sentiamo dire che “il cancro è una malattia incurabile”, e capovolgere questo concetto diventa ora difficile per chiunque.

Se però ci liberiamo dal preconcetto, e partiamo dai fatti concreti, ...

... abbiamo che:

1 - Le terapie ufficiali non curano quasi mai il cancro, e servono al massimo a “prolungare la vita” del paziente, ad un costo (umano) peraltro molto discutibile: severe mutilazioni del corpo, sostanziali limitazioni nelle attività quotidiane, degrado fisico spesso umiliante e demoralizzante. E la fine è quasi sempre la stessa per tutti.

2 - Ogni anno muoiono di cancro circa 9 milioni di persone, mentre il numero dei “guariti” dalle terapie ufficiali è decisamente esiguo al confronto. Proprio perchè le terapie ufficiali sono un fallimento innegabile, diventa legittimo suggerire che la ricerca abbia puntato, fino ad oggi, nella direzione sbagliata.

3 - Di fatto, a tutt’oggi non esiste una teoria ufficiale sulla causa del cancro. Nonostante questo, la medicina ufficiale si arroga il diritto di rifiutare a priori qualunque proposta che contrasti con il “credo ufficiale”, secondo il quale la causa del cancro sarebbe di natura genetico-molecolare. (Oppure “finge” di metterle alla prova, con procedure chiaramente incorrette, per poi dire che “non funzionano”. Vedasi ad esempio il caso Di Bella).

Ma quando capita di:

- parlare con un signore al quale nel 1983 fa diedero 7 mesi di vita per un tumore al polmone, e oggi vive tranquillo e felice, dopo essersi curato con il bicarbonato;

- parlare con una signora alla quale stavano per rimuovere l’utero dopo 3 operazioni fallite, a causa di polipi recidivi, e scopri che si è completamente curata con il bicarbonato di sodio;

- parlare con una ragazza che aveva già perso l’uso di metà del proprio corpo, e stava per soccombere ad un cancro al cervello, quando è riuscita a liberarsene con il bicarbonato di sodio;

- parlare con un signore che aveva un cancro alla vescica, e scopri che lo ha completamente curato con il bicarbonato di sodio;

- parlare con un signore che aveva un melanoma sul collo, e lo ha curato con la tintura di iodio;

- parlare con una signora che aveva un basalioma sul petto, e lo ha curato nello stesso modo;

- parlare con un signore che aveva melanomi e basaliomi sul cranio, e li ha curati nello stesso modo;

- eccetera eccetera (la lista di testimoniannze positive è molto più ampia di quella indicata)

diventa legittimo sostenere che non siamo di fronte a dei casi di “remissione spontanea”, ma a qualcosa di preciso e costante, che meriterebbe tutte le attenzioni di questo mondo. (Aggiungo, se servisse, che io stesso ho appena finito di curare mia madre da un basalioma sulla schiena, che è completamente scomparso dopo le stesse applicazioni di tintura di iodio).

Sia chiaro, non tutte le persone che provano il metodo Simoncini guariscono, e il Dott. Simoncini è il primo a ricordarlo: troppo spesso i pazienti arrivano da lui quando ormai la medicina ufficiale ha finito il suo percorso, il corpo è ormai invaso da metastasi, e il sistema immunitario è ridotto ad uno straccio. Mandati a casa a morire, si buttano disperati in Internet, ed accorrono da Simoncini sperando nel miracolo all’ultimo minuto. (Di questo tipo di episodi si approfittano vigliaccamente i nemici di Simoncini, accusandolo di essere stato lui il responsabile della loro morte). Se però si ascoltano con attenzione le varie testimonianze presentate nel video, si noterà come tutti i casi di successo siano iniziati proprio con il rifiuto – spesso istintivo, e solo più tardi razionalizzato – del paziente a sottomettersi al ciclo letale chirurgia-radio-chemioterapia.

La “teoria Simoncini”

Di fronte a queste guarigioni “impossibili” (secondo la medicina ufficiale) il processo induttivo richiede, se possibile, di formulare una teoria che sia in grado di spiegarle. Ed è qui che la “teoria Simoncini” ci appare in tutta la sua straordinaria semplicità: il cancro, dice Simoncini, è causato dall’aggressione di un fungo (micro-organismo) chiamato Candida Albicans, che obbliga il nostro corpo ad una reazione di tipo fisico, la neoplasia.

Quello che noi chiamiamo “tumore”, o “massa”, è la somma della colonia fungina e della reazione dell’organismo, nella quale il secondo cerca di costruire una barriera per respingere l’attacco della prima.

Cresce quindi la colonia per aggregazione, e cresce la neoplasia come tentativio di difesa. Il tutto ci appare, in forma indistinta, come il “tumore”.

Tagliando si facilita quindi la fuga del fungo, che entra nel flusso sanguigno e va ad annidarsi altrove, creando le premesse per future metastasi.

La cosa curiosa è che la presenza della Candida, nei pazienti morti di cancro, è confermata da tutti gli oncologi del mondo, senza eccezione o dubbio alcuno. L’unica differenza fra l’oncologia ufficiale e Simoncini è che la prima sostiene che la presenza del fungo sia una conseguenza del cancro, mentre Simoncini sostiene che ne sia la causa.

La sua eresia è tutta qui.

Può capitare a tutti, dice Simoncini, di avere nel corpo la presenza della Candida, ma normalmente il sistema immunitario riesce a liberarsene, e le impedisce di formare colonie permanenti. In casi particolari invece - scarse difese immunitarie, componenti di tipo psico-somatico, altro... – la Candida riesce ad annidarsi in qualche organo e costruisce una colonia che diventa inespugnabile per il sistema immunitario. A quel punto la parte interessata del corpo reagisce direttamente, creando una specie di barriera, che noi chiamiamo “neoplasia”. (Un pò come quando ci pungiamo con un riccio, al mare: se l’ago rimane conficcato nel dito, questo si gonfia immediatamente, cercando di creare una barriera fra il corpo estraneo e il resto dell’organismo).

A noi il “tumore” appare come una “crescita abnorme“, mentre in realtà sarebbe solo una difesa disperata – ma perfettamente logica e comprensibile - dell’organismo contro l’invasione della colonia fungina. (Questo spiegherebbe anche perchè tutti i tumori hanno una forma diversa, pur avendo la stessa origine).

A questo punto l’utilizzo del bicarbonato di sodio non è affatto una “stupidaggine“ o una “follia“ da ciarlatano, ma diventa la conseguenza obbligata di un ragionamento molto preciso: se è vero che l’aggressione è causata dal fungo, è altrettanto vero che, in natura, i sali siano i peggiori nemici dei funghi. Ecco quindi che il bicarbonato di sodio diventa la soluzione più logica ed efficace per combattere la Candida.

Forse non a caso un passaggio dei sacri Veda, che risale a circa 5.000 anni fa, diceva: “curerete i tumori con gli alcali”.

Lo stesso ragionamento, secondo Simoncini, si applica per la psoriasi e per i tumori della pelle, che sarebbero causati dal medesimo fungo, e vengono combattuti con la tintura di iodio, un nemico dei funghi ancora più potente del bicarbonato.

La cosa appare di una semplicità disarmante, ma resta il fatto che la grande “eresia” di Tullio Simoncini stia tutta qui.

Il resto è solo un castello di barriere mentali difficili da distruggere o aggirare, perchè sostenute dalla premessa, apparentemente intoccabile, che il cancro sia una “malattia inguaribile”.

A tutto questo aggiungiamo un fatto ben difficile da sottovalutare a questo punto: oggi vi sono più persone al mondo che vivono di cancro di quante ne muoiano di cancro.

A ciascuno trarre le sue conclusioni.

Massimo Mazzucco