mercoledì 1 aprile 2009

Capolinea dei diritti


















Filippo Miraglia Responsabile immigrazione ARCI 31 marzo 2009

Centinaia di persone disperse a largo delle coste libiche nel tentativo di raggiungere l'Europa. Non c'è legge o vento di intolleranza che tenga. La crisi spinge più persone a partire in cerca di lavoro. A prescindere dai governi e dalle regole vigenti. Il centro destra continua nella sua politica dissennata di chiusura, persecuzione e promozione dell'intolleranza. Al punto da non fermarsi neanche davanti ad un ragazzino afghano di 12 anni, che, approdato nel porto di Ancona miracolosamente salvo viene respinto dal questore, calpestando in tal modo la legge italiana e le convenzioni internazionali

Il mediterraneo continua a essere un mare di morte. Ma non è il destino a produrre stragi e tragedie ma le scelte concrete dei governi, le cui responsabilità sono forti e palesi.

Sono passate poche settimane da quando il Ministro dell'Interno Maroni aveva sostenuto che "bisogna essere cattivi con i clandestini". E proprio la cattiveria sembra essere uno dei tratti salienti delle politiche governative in materia di ingresso e soggiorno dei migranti. Una cattiveria che ha un consenso popolare, costruito in anni di criminalizzazione degli stranieri.

Nel giorno della più grande strage del mediterraneo, l'esponente della Lega nord, per niente colpito dalla morte di centinaia di persone, promette ancora una volta che presto tutto questo finirà.

Come se non avesse già fatto innumerevoli volte questa previsione, da quando si è insediato al Viminale, promettendo di arrestare i flussi dalla Libia.

Invece ha dovuto subire l'anno con il più alto numero di sbarchi della storia dell'immigrazione in Italia dall'Africa del nord. Così come aveva dovuto fare, sempre un ministro del centro destra, nel 2002, la più grande sanatoria (ma bisogna chiamarla regolarizzazione) d'Europa, con l'entrata in vigore della Bossi Fini: circa 650 mila nuovi permessi di soggiorno.

La distanza tra le dichiarazioni, la propaganda e la realtà è abissale. Non c'è legge o vento di intolleranza che tenga. La crisi spinge più persone a partire in cerca di lavoro. A prescindere dai governi e dalle regole vigenti.

Regole che dovrebbero servire a governare i fenomeni e non a perseguitare milioni di persone la cui unica colpa e quella di partire alla ricerca di una vita migliore.

Ignorando completamente che non ci sono vie legali per entrare in Italia in cerca di lavoro, cioè per la ragione principale per la quale le persone emigrano, il centro destra continua nella sua politica dissennata di chiusura, persecuzione e promozione dell'intolleranza.

Al punto da non fermarsi neanche davanti ad un ragazzino di 12 anni, uno dei tanti afgani scampati alla morte e alla polizia greca, che, approdato nel porto di Ancona miracolosamente salvo (tanti i ragazzini morti nel tentativo di attraversare quella frontiera) viene respinto dal questore, calpestando in tal modo la legge italiana e le convenzioni internazionali.

Impronte digitali ai bambini rom, per il loro bene. Respingimento di minori in fuga dalla morte verso campi di detenzione in Grecia, sempre per il loro benessere. Programmi e accordi per respingere e bloccare i migranti in mare e nei porti del nord Africa, sempre per il loro bene, per evitare che muoiano. Una tassa speciale per gli stranieri su ogni rinnovo e rilascio del permesso di soggiorno, sempre per il loro bene.

Così come ogni persecuzione nella storia infame dell'umanità è fatta sempre per il bene di qualcuno, spesso delle vittime, per salvaguardare valori universali, così il centro destra oggi spiega la persecuzione dei migranti e delle minoranze, in nome della sicurezza e per il loro bene.

Un discorso che non trova ancora oggi purtroppo alcuna voce autorevole che gliene contrapponga un altro altrettanto forte. Un discorso cioè che si è trasformato in senso comune, in cultura popolare.

Anche se gli sbarchi sono 30 mila e gli irregolari molti di più, la sindrome da invasione la si costruisce con quei 30 mila sbarchi.

Nessuno spiega, senza paura di perdere consensi e facendone una battaglia di civiltà, che è la legge a mettere le persone nelle mani dei trafficanti. Cioè che il migliore alleato dei mercanti di clandestini è lo stato con i suoi ministri e le sue leggi. Il lavoratore straniero preferirebbe aspettare e arrivare in aereo in Italia, con documenti in regola. Ma la legge non lo consente. La quasi totalità degli stranieri che oggi lavorano e vivono in Italia sono stati costretti a aggirare in qualche modo la legge. Infatti questa prevede che il datore di lavoro chiami il lavoratore ch evuole dal paese d'origine. Ma come fa se non lo conosce? Chi assumerebbe una baby sitter o un manovale senza prima averlo neanche visto e senza conoscerne neanche il nome? Nessuno ovviamente. Infatti le persone entrano per motivi diversi dal alvoro (normalmente per turismo, permesso breve di 3 mesi), o senza un regolare visto, e poi trovano lavoro e rimangono ad aspettare di regolarizzarsi in qualche forma. Una storia che è la storia di tutti i migranti e che i datori di lavoro conoscono bene.

Una farsa, quella della chiamata diretta nominativa, che ha caratterizzato per più di un decennio le scelte dei governi di tutti i colori, con qualche piccola differenza.

Così oggi ci troviamo a contare i morti e ad ascoltare chi ne ha la responsabilità principale, il ministro dell'interno del governo italiano, continuare a parlare la lingua dell'ipocrisia, indicando sempre la strada della persecuzione e della chiusura totale, che produrrà altri morti e aumenterà gli affari dei trafficanti.


800 campi di concentramento in USA ...














A CURA DI BOLPRESS – INSURGENTE

Questa non è fantascienza. Negli Stati Uniti sono stati costruiti più di 800 campi di concentramento tutti pienamente operativi e pronti a ricevere i detenuti. Seguendo lo stesso percorso adottato da Hitler, i vari governi degli Stati Uniti grazie all’inestimabile aiuto dei clan delle corporations, hanno costruito più di 800 campi di detenzione (alcuni dei quali equipaggiati con speciali installazioni per possibili cremazioni) in tutto il territorio degli Stati Uniti, e fuori da esso. Questo è quello che la società multinazionale incaricata della costruzione, la Halliburton, pubblica sulla sua pagina web insieme al dato dei profitti derivanti dall’incarico. Le installazioni sono provviste di ferrovia, strade che portano da e per i centri di detenzione, alcuni sono collegati ad aeroporti. Come Auschwitz, alcuni campi sono provvisti di edifici ermetici e forni. La maggior parte dei campi hanno una capacità di accoglienza di 20.000 detenuti. Attualmente, il più grande è quello nelle vicinanze della cittá di Fairbanks, Alaska. Questa installazione chiamata di “salute mentale”, può ospitare migliaia di persone.

Perchè queste disposizioni entrino in vigore serve solo un decreto presidenziale e l'elenco dei nomi firmato dal Procuratore Generale degli Stati Uniti. Il Programma REX 84 [vedi anche qui N.d.r.] venne promulgato ipotizzando un esodo massiccio di persone al confine tra USA e Messico; questi stranieri illegali verrebbero isolati ed inviati ai centri di detenzione FEMA. REX 84 prevede che le basi militari, in caso di bisogno, possano essere convertite in prigioni. Due sotto-programmi - “Operation Cable Splicer” e “Garden Plot” – riguardano, il primo, il rimpiazzo delle autoritá statali civili con il governo federale e, il secondo, il controllo della popolazione. La FEMA dirigerà le operazioni.

I campi di detenzione dispongono di installazioni ferroviarie, strade, aeroporti o si trovano vicino ad aeroporti. Qualcuno di essi può arrivare a contenere fino a 20.000 persone. Il più grande si trova vicino a Fairbanks, Alaska. Si tratta di un’imponente struttura sanitaria psichiatrica che pùo contenere fino a 2 milioni di persone.

Bisogna segnalare che tutto ebbe origine circa 30 anni fa’. Doveva servire ad affrontare stati “d’emergenza” provocati da catastrofi naturali o guerre; tutto ciò che si richiede per l’attivazione di uno stato marziale è la firma presidenziale. Questo decreto autorizza il governo, fra le altre cose, a:

controllare tutti i mezzi di trasporto, autostrade, porti lacustri, fluviali e di mare, incluse imbarcazioni e veicoli;
censurare i mezzi di comunicazione:
controllare le fonti e distribuzione di energia;
espropriare la produzione e la distribuzione di alimenti, incluse le fattorie familiari;
mobilitare la popolazione civile per organizzare brigate di lavoro;
assumere il controllo di centri di salute, educativi e per il benessere sociale;
instaurare un sistema di identificazione nazionale;
espropriare veicoli aerei, inclusi quelli stranieri, e controllare tutte le operazioni aeroportuali;
possibilità di ordinare l’abbondono di aree e la riubicazione di comunità;

Una volta che la FEMA (l'Agenzia Federale che gestisce le emergenze) abbia posto in marcia il piano di emergenza, il congresso non avrà tutela né controllo sugli ordini dell’Esecutivo per un periodo di sei mesi.

I campi di detenzione.

Non si conosce l’ubicazione di tutti i campi. Tra quelli che si conoscono possiamo menzionare la riattivazione del campo di detenzione dei cittadini giapponesi e dei loro discendenti; un altro vicino a Salem, Oregon e la costruzione di nuove installazioni nella località di Umatilla. E naturalmente, caserme, basi e reggimenti sparsi per il territorio nazionale statunitense.

Sono stati individuati possibili luoghi dove potrebbero esserci installazioni che indicano la possibile presenza di campi di detenzione: ospedali psichiatrici, aeroporti regionali, aree verdi protette, vecchi campi militari chiusi, aree tossiche, complessi industriali abbandonati, etc.

Si ipotizza che basi e stabilimenti militari canadesi verrebbero usati con questo proposito, perfino alcuni oltre il Circolo Polare Artico.

Oltremare esiste, e funziona come campo di concentramento, la base della marina a Guantánamo e potrebbe venire utilizzata la prigione federale di Guayanabo, in Portorico.

La domanda è: chi sarà a mettere in moto questo piano? Una catastrofe naturale, o una causata dall’attività dell’uomo? Un attacco terroristico? Un terremoto? Il collasso finanziario? Quale che sia la causa, una volta che si scatena, entrerà in vigore la lagge marziale e il paese starà in mano della FEMA. Si avranno restrizioni delle libertà personali dei cittadini e non sapremo chi è che verrà “considerato” pericoloso. Coloro che hanno armi da fuoco in casa? Quelli che fanno molte domande? Quelli che vorranno sapere ciò che realmente accade? Coloro che credono nella libertà d’espressione? Quelli che vogliono esprimersi nel modo che ritengono giusto?

Descrizioni delle immagini:






[Molti campi già sono forniti di personale di vigilanza anche se non ci sono detenuti.]



[Treni blindati per il trasporto dei detenuti]


Link interessanti: “La FEMA e il Dipartimento di Sicurezza Nazionale preparano fosse comuni e legge marziale vicino Chicago?”; Elenco e mappa dei campi FEMA.

Titolo originale: "¿Sabía usted que en EE.UU hay más de 800 campos de concentración?"

Fonte: http://www.insurgente.org/
Link
25.03.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da LILIANA BENASSI

VEDI ANCHE: I CAMPI DI CONCENTRAMENTO FEMA NEGLI STATI UNITI

Londra, migliaia contro i G20 Nella City banche assediate















1 aprile 2009

LONDRA - La City di Londra occupata da 8.000 manifestanti, le banche assediate, "sequestrati" centinaia di impiegati asseragliati negli uffici. A ventiquattro ore dal G20 scoppia la rabbia dei no global. Bottiglie, lattine, anche scarpe volano contro gli agenti che rispondono con lacrimogeni e manganelli.

Circondata da migliaia di manifestanti la Royal Bank of Scotland vicino alla Banca d'Inghilterra. Cariche della polizia anche a Cannon Street. In frantumi alcune vetrine. Un piccolo gruppo, in gran parte a volto coperto, ha fatto irruzione nella sede della Bank of Scotland. Secondo Sky News, all'esterno della Bank of England un poliziotto è stato colpito con una grossa sbarra.

La tensione nella capitale è alta. Quattro cortei, partiti da altrettante stazioni della metropolitana, stamane si sono raccolti nel centro della città finanziaria. Lungo il tragitto decine di impiegati della City, affacciati alle finestre, lanciavano biglietti da 10 sterline, mentre la folla sottostante reagiva con urla e invettive. Almeno 11 persone sono state fermate: tre degli arrestati erano armati di coltello.

Il Times ha descritto il clima e le misure pre-vertice, definendo Londra come una ''fortezza'', mentre il quotidiano City AM titola la sua prima pagina ''G20: Una città sotto assedio''. Schierati diecimila poliziotti, un'operazione-sicurezza che costerà alle casse dell'erario inglese non meno di 8 milioni di euro.

Tra i manifestanti anti-summit c'è chi protesta contro il riscaldamento terrestre e le politiche inadeguate contro i cambiamenti climatici, chi chiede la fine del coinvolgimento occidentale nella guerra in Iraq e in Afghanistan e chi, invece, chiede un'effettiva soluzione alla crisi economica globale.