
Filippo Miraglia Responsabile immigrazione ARCI 31 marzo 2009
Centinaia di persone disperse a largo delle coste libiche nel tentativo di raggiungere l'Europa. Non c'è legge o vento di intolleranza che tenga. La crisi spinge più persone a partire in cerca di lavoro. A prescindere dai governi e dalle regole vigenti. Il centro destra continua nella sua politica dissennata di chiusura, persecuzione e promozione dell'intolleranza. Al punto da non fermarsi neanche davanti ad un ragazzino afghano di 12 anni, che, approdato nel porto di Ancona miracolosamente salvo viene respinto dal questore, calpestando in tal modo la legge italiana e le convenzioni internazionali
Il mediterraneo continua a essere un mare di morte. Ma non è il destino a produrre stragi e tragedie ma le scelte concrete dei governi, le cui responsabilità sono forti e palesi.
Sono passate poche settimane da quando il Ministro dell'Interno Maroni aveva sostenuto che "bisogna essere cattivi con i clandestini". E proprio la cattiveria sembra essere uno dei tratti salienti delle politiche governative in materia di ingresso e soggiorno dei migranti. Una cattiveria che ha un consenso popolare, costruito in anni di criminalizzazione degli stranieri.
Nel giorno della più grande strage del mediterraneo, l'esponente della Lega nord, per niente colpito dalla morte di centinaia di persone, promette ancora una volta che presto tutto questo finirà.
Come se non avesse già fatto innumerevoli volte questa previsione, da quando si è insediato al Viminale, promettendo di arrestare i flussi dalla Libia.
Invece ha dovuto subire l'anno con il più alto numero di sbarchi della storia dell'immigrazione in Italia dall'Africa del nord. Così come aveva dovuto fare, sempre un ministro del centro destra, nel 2002, la più grande sanatoria (ma bisogna chiamarla regolarizzazione) d'Europa, con l'entrata in vigore della Bossi Fini: circa 650 mila nuovi permessi di soggiorno.
La distanza tra le dichiarazioni, la propaganda e la realtà è abissale. Non c'è legge o vento di intolleranza che tenga. La crisi spinge più persone a partire in cerca di lavoro. A prescindere dai governi e dalle regole vigenti.
Regole che dovrebbero servire a governare i fenomeni e non a perseguitare milioni di persone la cui unica colpa e quella di partire alla ricerca di una vita migliore.
Ignorando completamente che non ci sono vie legali per entrare in Italia in cerca di lavoro, cioè per la ragione principale per la quale le persone emigrano, il centro destra continua nella sua politica dissennata di chiusura, persecuzione e promozione dell'intolleranza.
Al punto da non fermarsi neanche davanti ad un ragazzino di 12 anni, uno dei tanti afgani scampati alla morte e alla polizia greca, che, approdato nel porto di Ancona miracolosamente salvo (tanti i ragazzini morti nel tentativo di attraversare quella frontiera) viene respinto dal questore, calpestando in tal modo la legge italiana e le convenzioni internazionali.
Impronte digitali ai bambini rom, per il loro bene. Respingimento di minori in fuga dalla morte verso campi di detenzione in Grecia, sempre per il loro benessere. Programmi e accordi per respingere e bloccare i migranti in mare e nei porti del nord Africa, sempre per il loro bene, per evitare che muoiano. Una tassa speciale per gli stranieri su ogni rinnovo e rilascio del permesso di soggiorno, sempre per il loro bene.
Così come ogni persecuzione nella storia infame dell'umanità è fatta sempre per il bene di qualcuno, spesso delle vittime, per salvaguardare valori universali, così il centro destra oggi spiega la persecuzione dei migranti e delle minoranze, in nome della sicurezza e per il loro bene.
Un discorso che non trova ancora oggi purtroppo alcuna voce autorevole che gliene contrapponga un altro altrettanto forte. Un discorso cioè che si è trasformato in senso comune, in cultura popolare.
Anche se gli sbarchi sono 30 mila e gli irregolari molti di più, la sindrome da invasione la si costruisce con quei 30 mila sbarchi.
Nessuno spiega, senza paura di perdere consensi e facendone una battaglia di civiltà, che è la legge a mettere le persone nelle mani dei trafficanti. Cioè che il migliore alleato dei mercanti di clandestini è lo stato con i suoi ministri e le sue leggi. Il lavoratore straniero preferirebbe aspettare e arrivare in aereo in Italia, con documenti in regola. Ma la legge non lo consente. La quasi totalità degli stranieri che oggi lavorano e vivono in Italia sono stati costretti a aggirare in qualche modo la legge. Infatti questa prevede che il datore di lavoro chiami il lavoratore ch evuole dal paese d'origine. Ma come fa se non lo conosce? Chi assumerebbe una baby sitter o un manovale senza prima averlo neanche visto e senza conoscerne neanche il nome? Nessuno ovviamente. Infatti le persone entrano per motivi diversi dal alvoro (normalmente per turismo, permesso breve di 3 mesi), o senza un regolare visto, e poi trovano lavoro e rimangono ad aspettare di regolarizzarsi in qualche forma. Una storia che è la storia di tutti i migranti e che i datori di lavoro conoscono bene.
Una farsa, quella della chiamata diretta nominativa, che ha caratterizzato per più di un decennio le scelte dei governi di tutti i colori, con qualche piccola differenza.
Così oggi ci troviamo a contare i morti e ad ascoltare chi ne ha la responsabilità principale, il ministro dell'interno del governo italiano, continuare a parlare la lingua dell'ipocrisia, indicando sempre la strada della persecuzione e della chiusura totale, che produrrà altri morti e aumenterà gli affari dei trafficanti.




