lunedì 6 aprile 2009

Italia ottava per spese militari, settima per export di armi















Nel 2006 l'Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scende all'ottavo posto nella graduatoria per spese militari nel mondo scavalcata dalla Russia (34,7 miliardi): ma con una spesa militare pro-capite di 514 dollari supera per il terzo anno consecutivo quella della Germania (447 dollari pro-capite), mantenendo in questa graduatoria il settimo posto.
Fonte: tratto dal portale http://www.unimondo.org/

Con un incremento del 3,5% rispetto all'anno precedente le spese militari nel mondo nel 2006 hanno raggiunto i 1204 miliardi di dollari in valori correnti e 1158 miliardi di dollari ai valori costanti del 2005. Unimondo rende noto in anteprima in Italia i primi dati del Rapporto Sipri 2007, l'autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma che oggi segnala come la spesa militare sia aumentata nel corso di 10 anni del 37% e registri a livello mondiale nell'ultimo anno un incremento da 173 a 184 dollari pro-capite.
Al primo posto permangono gli Stati Uniti che, per le operazioni militari in Afghanistan e Iraq hanno visto una crescita del budget militare che - ai valori costanti del 2005 - raggiunge i 538,7 miliardi di dollari e ricopre il 46% dell'intera spesa militare mondiale. "Un incremento che a partire dal 2001 ha contribuito al deterioramento dell'economia americana" - afferma il Sipri. Al seguito, come ormai da diversi anni, Gran Bretagna (59,2 miliardi di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5 miliardi), Giappone (43,7 miliardi), Germania (37 miliardi).

L'Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scende all'ottavo posto scavalcata dalla Russia (34,7 miliardi), ma con una spesa militare pro-capite di 514 dollari supera per il terzo anno consecutivo quella della Germania (447 dollari pro-capite), mantenendo in questa graduatoria il settimo posto. In generale, le spese militari segnano un incremento negli Stati Uniti, in Russia (del 12%) e in Cina, mentre sono diminuite nell'Europa occidentale e nell'America centrale.

Per quanto riguarda, invece, il commercio internazionale di armamenti convenzionali una nostra analisi sui dati del SIPRI mostra che sono i paesi dell'Unione europea i principali esportatori di armi il cui valore – tra trasferimenti interni tra i vari membri dell'Ue e esportazioni extra-Ue – raggiunge nel 2006 la cifra record di 10,5 miliardi di dollari ricoprendo nell'insieme il 39,2% di tutti i trasferimenti internazionali. Se si considerano invece le sole esportazioni extra-europee, l'Unione europea raggiunge il 20% di tutto il commercio mondiale - segnala il Sipri.

Considerando i singoli paesi, gli Stati Uniti con 7,9 miliardi di dollari nel 2006 tornano ad essere il principale esportatore mondiale per il secondo anno consecutivo. Segue la Russia con 6,6 miliardi di dollari e quindi la Germania - che con 3,8 miliardi di dollari raddoppia l'export di armamenti rispetto al 2005. Quindi la Francia (1,5 miliardi in calo rispetto ai 2 miliardi del 2005), l'Olanda che incrementa notevolmente le esportazioni raggiungendo nel 2006 la cifra di 1,5 miliardi di dollari) e la Gran Bretagna che sale a più di 1 miliardo di dollari di esportazioni.

Nel 2006 l'Italia scende al settimo posto rispetto al 2005, ma con 860 milioni di dollari di esportazioni militari segna un record ventennale: era dal 1985 infatti che l'Italia non superava gli 800 milioni di dollari di esportazioni di armamenti. I dati del Sipri confermano la forte ripresa dell'esportazioni militare italiana già segnalata dalla recentie Relazione della Presidenza del Consiglio sull'export di armi che riporta per il 2006 commesse e autorizzazioni di armi per oltre 2,1 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le ditte produttrici di sistemi militari, la principale azienda italiana Finmeccanica balza al settimo posto tra le principali aziende di armamenti nel mondo: con vendite per oltre 9,8 miliardi di dollari nel 2005, che segnano un incremento di oltre 2,67 miliardi di dollari (più 37,5%) rispetto al 2004, l'azienda italiana - controllata per il 32,3% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze - scala in pochi anni la graduatoria delle principali ditte produttrici di armi (era decima nel 2003). La tabella del Sipri delle 100 principali aziende di armi segnala inoltre che nel 2005 quasi il 70% delle vendite di Finmeccanica sono rappresentate da armamenti. A questo vanno aggiunte le vendite, per oltre 4 miliardi di dollari, della MBDA, il consorzio missilistico compartecipato da Bae Systems, Eads e di cui Finmeccanica detiene una quota del 25% e che produce solo sistemi militari.

Anche per il 2005, la principale azienda mondiale di armamenti rimane la Boeing USA con vendite di armi per oltre 28 miliardi di dollari, seguita dalle statunitensi Northrop Grumman (27,6 miliardi), Lockheed Martin (26,5 miliardi), dalla britannica BAE Systems (23,2 miliardi) e quindi ancora da due ditte statunitensi: la Raytheon (19,8 miliardi) e la General Dynamics (16,6 miliardi). Le 40 principali ditte statunitensi ricoprono il 63% di tutte le vendite di armamenti nel mondo che nel 2005 sono salite a 290 miliardi di dollari, mentre 32 ditte europee hanno acquisito il 29% dello share mondiale, 9 ditte russe il 2% e il rimanente 6% è suddiviso tra aziende giapponesi, israeliane e indiane.

di Giorgio Beretta

Stragi Eternit: finalmente giustizia















di Nicola Ponderano e Bruno Pesce*

Delegazioni da tutta Europa per l'udienza preliminare nel processo per la strage Eternit che si apre lunedì 6 aprile , al tribunale di Torino: quattro pullmann dalla Francia, uno da Napoli, uno da Reggio Emilia, sette da Casale Monferrato, uno da Cavagnolo e delegazioni dal Belgio, dall'Olanda, dalla Svizzera e dalla Gran Bretagna per una partecipazione amplissima , così come ha voluto l’Associazione Familiari Vittime Amianto di Casale Monferrato.

L'udienza relativa al procedimento penale sulle vittime dell'amianto (più di millecinquecento solo a Casale Monferrato) fissato a Torino, sarà a porte chiuse. Nelle aule di giustizia potranno accedere solo coloro che si costituiranno parte civile: associazioni, organizzazioni sindacali, istituzioni ma anche cittadini che hanno subito l'offesa del "Profitto d'amianto" vedendo morire giorno dopo giorno i propri familiari di mesotelioma pleurico o peritoneale che senza la presenza dell'Eternit a Casale Monferrato e nel resto d'Italia non avrebbero mai subito.

Ma CGIL-CISL-UIL- e l'Associazione Familiari Vittime Amianto di Casale Monferrato stanno organizzando nella mattinata del 6 aprile un'iniziativa di fronte al Palazzo di Giustizia di Torino per consentire a tutti di prendere la parola in una giornata molto importante, quasi storica, nel momento in cui prende l'avvio l'iter della giustizia che mira ad individuare la responsabilità di chi ha prodotto questa strage e quindi di presentare le proprie osservazioni e accuse a chi ha causato questa strage. Noi lo definiamo un momento di socializzazione importante che darà voce ad un intendimento globale per una battaglia unica affinchè ci sia giustizia e il divieto globale di utilizzazione di amianto nel mondo.
Tutto ciò si apre in un contesto dove è a grave rischio il diritto alla salute e alla sicurezza al lavoro.
Queste millecinquecento morti "silenziose" da amianto è come se non avessero insegnato nulla.

Con l'approvazione del Decreto modificativo del così detto T.U. Salute e Sicurezza il governo svela i contenuti della sua controriforma, dopo mesi di un'applicazione, di rinvii, di modifiche e di vari interventi di boicottaggio.
Infatti con questo provvedimento viene svuotato di contenuti il T.U..
Si riducono fino al dimezzamento le sanzioni, che però vengono aumentate a carico dei lavoratori. Si riduce la tutela sanitaria. Si interviene su due articoli dello Statuto dei Lavoratori, superando il divieto di visita pre-assunzione da parte del medico competente limitando fortemente il ruolo delle RSU nella contrattazione delle condizioni di lavoro. Il tema vero è la riduzione dei diritti individuali e collettivi, accompagnati da una parte dallo scarico di responsabilità dei datori di lavoro e dei dirigenti e dall'altra dallo spostamento di asse dalla rappresentanza e contrattazione ad un sistema di bilateralità (auspicata da chi si sà).

Da notare che le modifiche apportate, scaricherebbero le responsabilità del datore di lavoro e dei dirigenti verso gli altri soggetti "più deboli" (preposti, medico competente, ecc.) in modo tale che se anche questi ultimi non dovessero risponderne finalmente però assolverebbero i primi dalle loro responsabilità.
Da notare che tale norma, se confermata, non servirebbe tanto "nei processi ma proprio per difendersi" dai processi; il cui che è favorevole agli imputati, sarà esigibile anche nei processi in corso.E' come per noi se l'indulto non fosse bastato!
I nostri morti chiedono a viva voce giustizia a che una vicenda che come quella della Eternit non si ripeta mai più.

*Segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato
Associazione Familiari Vittima Amianto

Gomorra? Non esiste




















03 aprile 2009
di Gianluca Di Feo
Il prefetto di Parma contro Saviano. Ma le indagini antimafia hanno dimostrato le infiltrazioni dei clan

La camorra a Parma? "Continuo affiorare dei segnali di pericolose contaminazioni criminali del territorio regionale (con riferimento, soprattutto, alle province di Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza) e all'influenza sia di gruppi mafiosi originari del crotonese e della provincia di Palermo sia, soprattutto, del potente cartello dei Casalesi". E ancora: "Ai protagonisti di tali insediamenti criminosi, attivi soprattutto nella zona di Modena, Reggio Emilia e Parma è risultata riconducibile la pressione estorsiva esercitata sul mercato dell'edilizia privata, attraverso l'esportazione dei moduli operativi tipici delle zone camorristiche, ormai non soltanto nei confronti di imprenditori edili provenienti dalla medesima area geografica, ma anche locali. L'obiettivo rilievo di tale pressione estorsiva di matrice mafiosa appare in sé dimostrato in plurimi ambiti investigativi, in ragione della loro obiettiva connessione con la struttura originaria dei Casalesi". Ci sono cose che un prefetto non può non sapere. Ci sono cose che il massimo rappresentante dello Stato in una provincia non può ignorare. Le frasi che descrivono la penetrazione camorristica nella provincia di Parma provengono dal più ufficiale dei documenti: la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia, la superprocura che coordina e dirige la lotta alla criminalità organizzata.

Un prefetto come Paolo Scarpis, che è stato questore di Milano e ha passato una vita in polizia può ignorare queste cose? Il prefetto con due interviste ha attaccato e insultato Roberto Saviano. Scarpis ha dichiarato: "Non mi risultano indagini di nessun tipo che riguardino mafia, camorra e 'ndrangheta a Parma". E ha aggiunto, riferendosi allo scrittore campano: "Sono sparate di una persona che sta a ottocento chilometri di distanza, che ha visto Parma di passaggio. Il tentativo di allarmismo è fuori luogo e se qualcuno è così convinto di saperne di più dei professionisti del settore, si faccia avanti facendo nomi e cognomi".

Nomi e cognomi sono stati scritti in 'Gomorra' e negli articoli che Saviano ha firmato su 'L'espresso'. Sono stati scritti in un'inchiesta di copertina del nostro giornale dedicata alla colonizzazione camorristica dell'Emilia Romagna che nello scorso settembre ha causato la perquisizione della redazione. Sono stati scritti in quattro libri pubblicati nell'ultimo anno. Ma soprattutto sono stati scritti nella sentenza di primo grado che ha condannato imprenditori parmensi come affiliati al clan dei Casalesi. Come poteva il rappresentante dello Stato a Parma ignorarli? Scarpis si è difeso sostenendo di avere prima chiesto informazioni alla Procura di Parma. Una dichiarazione che aumenta i dubbi sulla sua competenza: dal 1992 il codice affida le indagini di mafia e camorra nella regione esclusivamente alla Direzione distrettuale di Bologna. Quella che ha firmato la relazione citata e ha smentito pubblicamente il prefetto con una dichiarazione del procuratore Silverio Piro: "Sono sorpreso per quelle parole, le infilitrazioni ci sono e continuano".

Infatti quello che viene descritto dalla Procura nazionale nella sua relazione è solo l'aggiornamento: i fenomeni registrati nel corso del 2008, non la storia dello sbarco delle cosche lungo la via Emilia. Mentre nello stesso dossier si parla delle indagini su alcune grandi imprese di Parma accusate di avere fatto accordi con Cosa nostra per gestire gli appalti nel Sud. Può un prefetto ignorare tutto questo e insultare chi rischia la vita per averlo invece scritto e ribadito?

Da Parma il Siulp, il più importante sindacato di polizia, si è rivolto al ministro Roberto Maroni chiedendo le dimissioni di Scarpis: ha ricordato un illustre precedente, quello di Claudio Scajola che lasciò il Viminale dopo le frasi ingiuriose nei confronti di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle Br. Saviano invece è ancora vivo, grazie anche alla scorta che lo Stato gli garantisce, quello stesso Stato che permette ancora a Scarpis di rappresentarlo.

Centomila puntini nel cielo E' la mappa delle galassie











4 aprile 2009

Completata dopo dieci anni di studio da parte di astronomi australiani, inglesi e americani. Per la prima volta sono state messe in relazione tra loro di LUIGI BIGNAMI


ROMA - Dopo 10 anni di esplorazione dei cieli notturni dell'emisfero australe, astronomi australiani, inglesi e americani che lavorano all'Anglo Australian Observatory di Coonabarabran nel New South Wales hanno completato la più accurata mappa delle galassie più vicine alla Terra. "La nuova carta del cielo posiziona le galassie, con estrema, precisione le una rispetto alle altre e ciascuna di esse rispetto alla nostra", ha detto Heath Jones che ha lavorato al progetto. Nella nuova carta del cielo sono presenti oltre 100.000 galassie che dalla Terra si estendono per un raggio di circa 2 miliardi di anni luce. Le dimensioni, le forme e la luminosità dei vari ammassi stellari risultano alquanto diversi tra loro.

"Usando una metafora possiamo dire che l'immagine che abbiamo ottenuto è paragonabile a quella di un'enorme mandria di animali in una pianura africana. Osservando la posizione di ciascun animale e le interazioni reciproche possiamo dire verso quale pozza d'acqua è diretto ciascuno di loro. Allo stesso modo il risultato ottenuto ci ha permesso di capire a che velocità e verso quale direzione si sta muovendo ciascuna galassia", ha raccontato Jones.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare le grandi isole di stelle non sono distribuite omogeneamente nell'Universo, ma tendono a raccogliersi in gruppi o in lunghi filamenti lasciando tra di essi enormi vuoti quasi privi di galassie. Di tali vuoti ne sono stati contati circa 500. I gruppi di galassie poi, tendono a raccogliersi in grappoli ancora più giganteschi. "L'Universo dunque appare, abbastanza strutturato", ha detto Jones.

Nei computer degli astronomi i punti che indicano le galassie possono essere visti tridimensionalmente e in tal modo è possibile verificare le reali distanze tra tutte le galassie e come la massa di ciascuna di esse interagisce su quelle vicine.

Ciò ha portato in risalto un dato alquanto interessante: il modo con il quale le galassie si muovono e la velocità dei loro spostamenti non può essere spiegata unicamente tenendo conto della materia che si può osservare direttamente con i telescopi. E' necessario che vi sia altra materia in circolazione, materia invisibile agli occhi e agli strumenti usuali. E' la conferma che nell'Universo vi è almeno il 23% di "materia oscura" di cui solo ultimamente si ipotizza di cosa sia costituita (forse particelle subatomiche).

"La materia oscura - ha sottolineato l'astronomo - è una componente fondamentale dell'Universo. Essa sembra essere una specie di colla che tiene unite le galassie e che impedisce alle stelle di volar via dalle galassie stesse e sembra guidare su larga scala i movimenti dei gruppi di galassie e dei super grappoli".

Antartide, cede ponte di ghiaccio alla deriva l'iceberg più grande















Nuovo allarme per il riscaldamento globale: la placca che si è staccata dal continente è grande come la Giamaica di ELENA DUSI


SI ERA formato silenziosamente nel corso di diecimila anni. In pochi giorni, sorprendendo tutti gli scienziati, l'iceberg di Wilkins, a nord dell'Antartide, si è spaccato in mille pezzi e i suoi frammenti sono caduti in mare con una serie di schianti fragorosi. Così si è rotto il cordone ombelicale.

Il cordone ombelicale che teneva ancorata alla penisola antartica questa piattaforma bianca di 3.700 chilometri quadri era ormai ridotto a una passerella di ghiaccio lunga 40 chilometri e larga 500 metri. Nel corso della settimana scorsa si è sbriciolato quasi completamente lasciando alle correnti dell'Oceano antartico il compito di spazzare via blocchi di iceberg grandi come palazzi.

Anche se nella penisola antartica oggi soggiornano diverse spedizioni scientifiche, il cataclisma è avvenuto lontano da testimoni umani. Solo gli occhi del satellite dell'Agenzia spaziale europea Envisat hanno registrato la perdita del più grande e più meridionale fra i pezzi di calotta mai distrutti dal riscaldamento climatico. "Wilkins ha iniziato a restringersi negli anni '90", spiega Angelika Humbert, la glaciologa dell'università tedesca di Munster che segue quotidianamente le immagini del polo sud inviate da Envisat. "Ultimamente però il ritmo della distruzione delle piattaforme di ghiaccio è accelerato. Non passa anno senza registrare la perdita di un iceberg gigante".

Da una stazione della British Antarctic Survey, il glaciologo inglese David Vaughan, che a gennaio aveva percorso il corridoio di ghiaccio nel suo punto più stretto - appena 500 metri a 20 metri di altezza dal mare - commenta stupefatto: "Tre giorni fa il corridoio era sottile, ma intatto. È incredibile quanto la distruzione sia stata rapida".

Solo nel 2008 il calore aveva rubato alla piattaforma il 14 per cento della sua superficie, seminando in mare un'accozzaglia di frammenti di iceberg. Nel 1930, quando Hubert Wilkins sorvolò questa piattaforma rivendicandola fra i possedimenti di re Giorgio V e lanciando dall'aereo una bandiera inglese e un certificato di proprietà, la sua area toccava i 13mila chilometri quadri.

Al polo sud è ancora conservato il 91 per cento di tutto il ghiaccio del pianeta. Per ragioni non del tutto chiare però, la penisola antartica oggi si sta riscaldando a una velocità superiore rispetto al resto del continente, e anche al pianeta nel suo complesso. Negli ultimi 50 anni la temperatura media è aumentata di 2,5 gradi e l'emorragia di ghiaccio ha superato la soglia dei 25mila chilometri quadri, restringendo il profilo del continente. Neanche negli ultimi inverni, quando il bilancio fra neve fresca che cade e ghiaccio che si scioglie dovrebbe essere positivo, Wilkins era riuscito a recuperare il volume perduto.

Dal momento che l'iceberg era già un blocco galleggiante, il suo distacco e il prevedibile scioglimento non provocheranno di per sé un aumento dei livelli degli oceani. La sua perdita però, come un tappo che salta, faciliterà il deflusso del ghiaccio disciolto che dall'interno della penisola antartica si riversa in mare ogni estate.

Orbite planetarie e terremoti



















di Giuseppe Badalucco

Recenti studi realizzati da N. Venkatanathan, N. Rajeswara Rao, K.K. Sharma e P. PeriaKalli del Dipartimento di geologia applicata dell’università di Madras (India), hanno messo in luce la possibilità di predire i rischi di terremoti (come quello del 26 dicembre 2004) rapidamente, in modo da evitarne gli effetti devastanti e mitigarne l’impatto in termini di vite umane e di danni economici; questo attraverso l’analisi della configurazione delle orbite planetarie.


Lo studio mira ad analizzare anche l’impatto di alcuni fattori scarsamente presi in considerazione in passato come le scosse anteriori all’evento significativo e i cambiamenti nel livello dell' acqua sotterranea.
Secondo le ipotesi messe in campo da questi studiosi, quando il sole e più pianeti sono allineati rispetto alla terra, il nostro pianeta subirebbe un turbamento gravitazionale. Gli sforzi gravitazionali cambierebbero la velocità della terra nella relativa orbita.


Quando la velocità di rotazione della terra cambia, il movimento tettonico della zolla litosferica subisce un effetto incrementale. La quantità di moto angolare totale dei pianeti che sono coinvolti nell’allineamento e il turbamento orbitale che ne consegue ha un effetto cumulativo sull’ energia imprigionata nelle rocce della crosta terrestre, da cui può derivare lo scatenamento dell’evento sismico.



Lo studio mette in luce le possibili interferenze planetarie che possono incidere sulla rotazione della terra e quindi sui movimenti tettonici delle zolle della litosfera, che provoca l’effetto cumulativo di energia nelle rocce dalle quali si può liberare improvvisamente e bruscamente provocando l’evento sismico.
Sappiamo infatti che i terremoti sono provocati dai movimenti delle zolle in cui è suddivisa la litosfera (di circa 6-10 cm l’anno) dalla cui frizione si genera la liberazione dell’ energia accumulata nelle rocce sotterranee nelle zone di "confine" della zolla.
Infatti le località poste in prossimità dei confini delle zolle in movimento sono luoghi a grande rischio di terremoti.


Ciò, tuttavia, non significa che i terremoti si presenteranno necessariamente nei bordi della zolle litosferiche.
I terremoti si presentano solitamente lungo i bordi delle placche della crosta terrestre, ma possono anche accadere lontano dai bordi delle piastre, lungo singole faglie interne alla zolla. Queste sono crepe nella terra in cui le sezioni di una zolla si muovono nei sensi differenti. Infatti secondo gli studiosi di Madras per innescare un terremoto in un luogo particolare, dovrebbero essere rispettate alcune condizioni tra cui la distanza del pianeta che incide sulla rotazione della terra.


Dall'analisi dei terremoti significativi degli ultimi 100 anni, è emerso che la latitudine, la longitudine e l’intensità del terremoto è collegata con la distanza del pianeta ed il verso cui è diretto lo stress gravitazionale in qualsiasi punto della superficie terrestre.
Correlando le posizioni e le loro forze con la geologia di quella zona, i terremoti possono essere previsti con un margine d’errore che dovrebbe essere limitato, riguardo alla latitudine e longitudine del luogo epicentrale.

Gli studi realizzati in passato hanno sempre cercato di mettere in luce possibili strategie di previsione dei terremoti ma spesso senza ottenere i successi sperati, cercando di volta in volta di considerare diverse variabili come la colorazione delle acque nelle sorgenti sotterranee, le scosse anteriori all’evento devastante, la variazione nella morfologia delle rocce, i livelli dell' acqua sotterranea e i suoi cambiamenti chimici ed elettrici (la presenza di determinati gas cambia prima di un evento sismico), l'anomalia termica, lo studio della velocità delle onde sismiche.


Vi sono stati casi di vere e proprie previsioni realmente concrete (come quella per il terremoto di Haicheng, Cina) del 1975 (Magnitudo 7,3), ma nella maggior parte dei casi non si riscontra alcun segnale specifico che permetta di capire realmente quello che sta accadendo sotto la superficie.
Ciò che lascia perplessi gli studiosi è che tali metodi sopra accennati possono essere impiegati solo per quelle tipologie di terremoti per i quali i segnali precursori sono evidenti, soprattutto in prossimità delle faglie che si conoscono bene (per esempio come quella di San Andreas, in California).


Nessuna di tali previsioni può essere invece ripetuta per quelle faglie di cui si ha scarsezza di informazioni, come quelle che hanno causato il terremoto di Northridge 1994 (California), e quello di Kobe in Giappone nel 1995.
Lungo la faglia di San Andreas, il segmento considerato molto probabilmente a rischio di rottura era quello di Parkfield. Effettuando ricerche geologiche su questa zona gli studiosi americani avevano fatto una previsione più precisa di un terremoto di magnitudo 6,0 fra il 1988 e 1992. Benché quella previsione non si sia compiuta, un terremoto di magnitudo 6,0 è ancora previsto in quella zona (Ludwin, 1990).


Gli studi degli scienziati indiani aprono una nuova prospettiva sulle cause dei terremoti, legata all’azione gravitazionale del sole e dei pianeti del sistema solare, benché su questo punto la comunità scientifica mantenga la più doverosa cautela.
Per capire in che modo i pianeti possono influire con la forza gravitazionale sulla possibilità di scatenare degli eventi sismici si può fare l’esempio dei passeggeri che stanno in piedi su un autobus e che tendono a muoversi quando l’autista accelera il moto del veicolo o schiaccia il freno; a volte i passeggeri si scontrano fra di loro se sono molto vicini.



Le zolle della litosfera subirebbero gli effetti dei turbamenti gravitazionali poiché gli sforzi gravitazionali cambierebbero la velocità della terra nella relativa orbita; quando tale velocità di rivoluzione cambia, il movimento tettonico delle zolle della litosfera verrebbe influenzato in modo tale che l’ energia accumulata nella crosta terrestre sia liberata bruscamente, provocando il terremoto.


Questi studi hanno messo in luce come fondamentalmente la distanza del pianeta da un determinato punto della superficie terrestre possa incidere sulla probabilità che si verifichino degli eventi sismici, riprendendo in linea di principio alcune ipotesi fatte in passato sulla possibilità che quando la luna attraversa il meridiano del punto di osservazione aumenti la probabilità di terremoti.


Le posizioni planetarie, in rapporto alla superficie terrestre, calcolate in termini di longitudine (ascensione retta) e latitudine (declinazione) permettono agli studiosi di fare delle previsioni sulla possibilità che le orbite planetarie possano incidere sulla possibilità del verificarsi di terremoti. Per far si che ciò accada, tuttavia, le zolle e i punti della crosta terrestre coinvolti dovrebbero avere determinate caratteristiche geologiche che incidano sullo scatenamento dell’evento sismico.


Gli studiosi indiani hanno innanzitutto effettuato studi preliminari su terremoti già accaduti in passato e applicando questa metodologia sono riusciti ad individuare determinate zone interessate a importanti eventi sismici; tra questi sono stati individuati il terremoto di Haicheng (Cina 1975, magnitudo 7,3), ancora un sisma in Cina (Tang Shan) del 1976 (magnitudo 7,6), un terremoto dell'India di 2001 (magnitudo 7,7) e ancora terremoti di intensità minore nella zona di Jamnagar, India (2003).


Il modo in cui le orbite planetarie avrebbero inciso su questi eventi sismici ha fatto giungere gli studiosi alla conclusione che la differente posizione planetaria e la distanza dall’orbita terrestre inciderebbe sull’intensità dell’evento.
Dall’analisi è emerso che, per il terremoto di Haicheng, i pianeti esterni rispetto all’orbita terrestre, come Marte e Saturno erano più o meno su una "linea retta", mentre per il terremoto di Shan, mentre i pianeti con orbita più interna rispetto alla terra ( Mercurio e Venere) erano allineati, questi stessi presentavano una più alta velocità angolare relativa raffrontata ai pianeti esterni.



L'allineamento di Mercurio, Venere e Luna avvenne comparativamente per una durata più breve con effetti di diversa intensità sull’evento sismico di Shan. Si è così giunti all’ulteriore conclusione che se le forze gravitazionali agiscono sulla crosta terrestre con tempi più brevi e in un senso diverso rispetto alla conformazione della faglia o della zolla interessata l’intensità del terremoto sarà minore rispetto al caso contrario.
Impiegando questa metodologia previsionale, con l’ausilio di software specifici per i calcoli geoastronomici, gli studiosi hanno individuato diverse località in cui possono verificarsi terremoti nelle giornate in cui la configurazione planetaria sarebbe in linea retta.


Le località possibili in cui il terremoto potrebbe essere innescato da tali configurazioni sono state identificate analizzando il verso delle forze planetarie in gioco.
Per la data del 20 gennaio 2004 furono individuate:


- l’Indonesia
- le isole Solomon
- le isole Loyalty
- l’Italia
- le isole Kodiak e Aleutine
- l’Alaska
- la California
- Costa Rica
- Colombia.


Tra le località selezionate si è potuto verificare che effettivamente alla data del 20 gennaio 2004, escluso l’Indonesia e le isole Solomon, nelle altre località si sono verificati eventi sismici di maggiore o minore intensità. Di queste la California aveva registrato nove eventi sismici di magnitudo non superiore a 3,2 Richter, mentre l’Alaska aveva registrato due terremoti di magnitudo 5,0 Richter.


Ripetendo l’esperimento per la giornata del 22 gennaio 2004 sono state individuate altre località colpite da terremoti, sulle quali si verificavano allineamenti planetari riguardanti Mercurio, Giove e Venere; tra queste vi erano Sulawesi in Indonesia, Mindanao nelle Filippine, le isole Fiji, la Turchia e Cipro.
In tale giornata in tutte queste zone (escluse Turchia e Cipro) si sono verificati eventi sismici, con l’Indonesia colpita da tre terremoti di magnitudo 5,1 Richter.



N. Venkatanathan, N. Rajeswara Rao, K. K. Sharma e P. PeriaKalli sostengono che sia possibile quindi predire i terremoti correlando le posizioni dei pianeti in rapporto all’orbita terrestre e la geologia di una determinata zona poiché le forze gravitazionali in gioco nel sistema solare incidono sul movimento tettonico delle placche della crosta terrestre.
In tal modo sarebbe possibile individuare esattamente la latitudine e la longitudine del luogo coinvolto nel terremoto.
È interessante notare come negli ultimi anni si è parlato della possibilità che allineamenti planetari molto particolari possano generare eventi sismici di una certa rilevanza sul nostro pianeta, anche se la comunità scientifica nega assolutamente che i turbamenti gravitazionali, cui va incontro l’orbita terrestre, siano tali da avere rilevanza in tal senso.


Va ricordato l’allineamento del 5 maggio 2000 (che si verifica all’incirca una volta ogni 6000 anni) in cui Terra, Marte, Venere, Mercurio, Urano e Nettuno furono allineati sulla stessa linea retta rispetto al sole. La notte precedente un terremoto di magnitudo 6,5 Richter colpì le zone costiere dell’Indonesia provocando la morte di circa 50 persone e la distruzione di molti villaggi costieri.
Gli scienziati si affrettarono però a smentire qualunque collegamento diretto con l’allineamento dei pianeti.
La comunità scientifica rimane divisa tra sostenitori e detrattori di questa importante ipotesi, nella paura di cadere nel baratro pseudoscientifico dell’astrologia. Tuttavia bisogna ammettere che gli studiosi indiani hanno fornito dati interessanti anche da un punto di vista scientifico e si attendono ulteriori conferme a questa ipotesi.



Riferimenti bibliografici
- N. Venkatanathan, N. Rajeswara Rao, K.K. Sharma, and P. PeriaKalli - "Planetary configuration: implications for earthquake prediction", Department of Applied Geology, University of Madras, Guindy Campus, A.C.College Buildings.
- Abe. K. - "Earthquakes in China and California", v. 27, p. 72-92, 1988.
- Karl S. - "Planetary Alignment - Part 2, Great Moments in Science", Kruszelnicki Pty Ltd, 1990.
- Ludwin. R. - "Earthquake Research at Parkfield", California, for 1993 and Beyond U.S. Geological Survey Circular 1116, p. 14, 1990.
- Ranjit. B. "The Quake Manual", Out look Magazine, v. XLI, No: 5, p 26 and 27, 2001.
- Watson. J. M. - "Plate Tectonics, Environmental Volunteers", v. 10, p. 1-5, 1999.
- Walker. N. - "Earthquake Hazards", 1982.