martedì 7 aprile 2009

Il Kazakistan vuole creare una “banca di carburante nucleare”




















La “banca” creerebbe carburante nucleare da vendere ai Paesi che usano tale energia a fini civili. Il Kazakistan possiede il 20% dell’uranio mondiale ma rifiuta le armi nucleari. Presente all’annuncio il presidente iraniano.

Astana (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente kazako Nursultan Nazarbayev ha annunciato ieri la disponibilità del Paese a “ospitare sul suo territorio… una banca di carburante nucleare”.

La possibilità, comunicata nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in visita nel Paese, riprende una proposta del 2005 dell’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (Iaea). Favorevoli gli Stati Uniti (che nel 2007 hanno stanziato 50 milioni di dollari per il progetto) e la Russia.

Questa banca produrrebbe uranio arricchito, necessario per i reattori nucleari, che potrebbe vendere ai Paesi che utilizzano l’energia nucleare a scopi civili ma che sono privi di carburante nucleare. Il Kazakistan ha giacimenti pari a circa il 20% dell’uranio del mondo. La Iaea avrebbe un ruolo di supervisore.

In passato nel Paese sono state sperimentate bombe atomiche dell’allora Unione Sovietica. Ma ora Astana rifiuta qualsiasi armamento nucleare e proprio il 31 marzo i rappresentanti di Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan hanno ratificato un trattato di bando delle armi nucleari dall’Asia centrale.

Il presidente Ahmadineyad ha espresso “sostegno” alla proposta, ma non ha precisato se l’Iran vuole utilizzare tale banca. Teheran da tempo è accusata dagli Stati Uniti di arricchire uranio per creare armi. Ma si è sempre difesa dicendo di usarlo sono a fini civili.

Stop al web e spiare chiunque Polemiche per proposta in Usa




















di ALESSANDRO LONGO
6 aprile 2009

Il progetto di legge presentato al Senato da un repubblicano e da un democratico. Fa parte del Cyber security Act 2009, con cui si vuol prendere di petto il problema della sicurezza informatica. Dando un potere immenso nelle mani del presidente

POTER spegnere internet a comando e monitorare banche dati contenenti informazioni personali degli utenti: è un potere mai visto, quello che una proposta di legge, presentata il primo aprile al Senato americano, vorrebbe dare al Presidente degli Stati Uniti. Fa parte del Cyber security Act 2009, con cui gli Usa vogliono prendere di petto il problema della sicurezza informatica. Contiene misure che stanno facendo discutere. Così inaudite che molti commentatori fino a ieri pensavano a un pesce d'aprile, finché il testo della proposta non è finito online. È tutto vero, quindi. E a placare le polemiche non basta che sia una misura bipartisan, presentata da un democratico e un repubblicano moderati, i senatori John (Jay) Rockfeller e Olympia Snowe, quest'ultima nota anche per le battaglie a favore dei gay e delle minoranze in genere.

Tra i nuovi poteri previsti: il presidente avrebbe ampia e indiscussa facoltà di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e quindi rallentare il traffico internet, fino a bloccarlo, in network internet considerati infrastrutturali, d'importanza critica. La Casa Bianca potrebbe ordinare a network di aziende private (tra cui banche, ospedali...) o governativi di disconnettersi da internet, se reputati a rischio di attacchi informatici.

Altro potere: il Dipartimento del Commercio Usa sarebbe in grado di monitorare i network contenenti dati personali privati considerati parte delle infrastrutture critiche per la sicurezza. E, ciliegina sulla torta, toccherebbe agli uffici federali stabilire che cosa faccia parte delle "infrastrutture critiche", quindi potenzialmente la misura potrà essere applicata a qualsiasi rete. Gli attivisti americani per i diritti civili hanno fatto scattare l'allarme: "la portata della proposta è contraria alla nostra Costituzione", notano quelli di Eff. org (Electronics frontier foundation), soprattutto "per quanto riguarda i diritti della privacy".

Se il Dipartimento del Commercio scoprirà prove di attività illegali quando accede a network critici, potrebbe usare quell'informazione contro gli utenti. Anche se l'intento originario era di difendere quel network da attacchi cyber. Il risultato - avvisa Eff - è che i cittadini potranno finire incriminati in qualsiasi momento per le informazioni presenti nelle banche dati, senza più alcuna garanzia costituzionale. Le forze dell'ordine invece ora possono accedere a database privati solo a fronte di uno specifico mandato. Verrebbero meno quei diritti costituzionali che, in molti Paesi democratici come gli Usa, impediscono indagini e rastrellamento di dati personali senza provata e circostanziata ragione.

Fanno coro gli attivisti del Center for Democracy and Technology, secondo cui la proposta darebbe al governo "un controllo senza precedenti sui software del computer e sui servizi internet, minacciando l'innovazione, libertà e la privacy". Critici anche alcuni commentatori, come Larry Seltzer, del giornale specializzato eWeek: "l'intera faccenda mi suona male", scrive.

I senatori difendono la proposta dicendo che è venuto il momento di difendere le infrastrutture internet dagli attacchi, con la stessa gravità che già ora si usa per le reti elettriche e gli acquedotti. E per questo motivo serve poter ricorrere, se necessario, a misure straordinarie.

"Il nucleare mantiene inalterati interessi e poteri. Con le rinnovabili invece chiunque e ovunque produce energia".














Il nucleare mantiene inalterati interessi e poteri. Con le rinnovabili invece chiunque e ovunque produce energia".
Questa bella frase di Wolfgang Sachs esprime un concetto importante su cui non sempre ci si focalizza nel dibattito relativo al ritorno del nucleare in Italia.
Ma ce lo hanno ricordato i giornali che l'altro giorno (il 29 marzo), riportavano la notizia della missione africana di Sarkozy, per assicurare alla propria industria nazionale le riserve di uranio necessarie nei prossimi anni.
Da questo punto di vista il nucleare non è diverso dal gas e dal petrolio, e' affare politico assicurarsi le preziose e scarse riserve di materia prima (ricordiamo che le riserve accertate stimano una disponibilità a 60 anni); e quando un'impresa come Areva, che garantisce l'estrazione e la preparazione del combustibile, la costruzione di un reattore e il riprocessamento del combusitbile bruciato, ha necessità di garantirsi il futuro, entra in azione il suo governo.
E Areva, la società francese che costruisce gli EPR, i reattori ad acqua pressurizzata proposti per il nostro paese, di questi tempi di problemi ne ha parecchi. Nel 2008 ha registrato un calo degli utili del 21% rispetto all’anno precedente ed ha bisogno di 10 miliardi di euro nei prossimi quattro anni per finanziare gli investimenti programmati nell’attività mineraria e negli impianti di produzione del combustibile. Con l’uscita di Siemens il suo debito salirà a 5,5 miliardi di euro (fonte Wall Street Journal Europe 26 feb 2009). Questa impresa di Stato ha bosgno dunque di soldi freschi, ha bisogno di contratti ed ha bisogno di miniere per continuare il suo businness ed e' quello che il suo vero amministratore delegato (Sarkozy) sta facendo piazzando ordini all'estero e firmando accordi intergovernativi.
Sarkozy ha battuto cinesi ed inglesi firmando accordi con la Repubblica democratica del Congo ed il Niger, due paesi dilaniati da guerre e da sempre saccheggiati dei loro ricchi giacimenti di materie prime.
In quest'ultimo paese sono più di dieci anni che i Tuareg sono in lotta per limitare l'attività predatoria di Areva e poter condividere parte dei ricavi e del lavoro derivanti dalle attività minerarie (vedi La battaglia per l'uranio del Niger di Anna Bednik, Le Monde Diplomatique, giugno 2008).
Il nucleare è anche questo, non dimentichiamolo.

Le rinnovabili no, e nonostante la crisi finanziaria che sta colpendo anche questo settore, continuano a crescere, anche in un paese come il nostro, dove gli enti locali paiono ostacolare la costruzione di impianti di energia rinnovabile; Flavio Cattaneo, amministratore delegato di TERNA, la società che assicura la trasmissione in alta tensione, ha segnalato che sono attualmente bloccati investimenti pari a 1,6 miliardi di euro (Il Sole24ore, 24 marzo 2009) a causa di difficoltà autorizzative.
Il Gestore del Mercato elettrico (GSE) ha comunicato pochi giorni fa i dati aggiornati relativi alle installazioni di impianti fotovoltaici per il 2008, confermando le piu' rosee previsioni: 330MW installati con un exploit nel mese di dicembre sbalorditivo: 130MW. Una cifra, per avere un riferimento, pari a più di tutto l'installato nel 2005, 2006 e 2007 messi insieme. Questi dati significano che oggi in Italia abbiamo 440 MW (31 marzo 2009) a fronte degli 80 che avevamo a fine 2007 e che siamo al terzo posto in Europa (dietro a Germania e Spagna). Anzi l'installato nel 2008 "posiziona il nostro paese quale terzo mercato mondiale del fotovoltaico per l’anno passato, dopo Spagna e Germania e prima di Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Cina" (Kyoto Club).
E riguardo agli incentivi, visto che i nuclearisti denunciano sempre l'insostenbilita' di quelli al fotovoltaico, si sappia che "finora le cifre non sono particolarmente elevate e si aggirano intorno ai 100 milioni di euro". Come raffronto, gli oneri stabiliti dalll'Autorita' per l'energia alla Sogin (la società che sta "sistemando" il vecchio nucleare italiano) per quest'anno sono più del doppio, pari a 215 milioni (www.quotidianoenergia.it 18 marzo 2009)..

Roberto Meregalli
Beati i costruttori di pace - Rete Lilliput

Torna ad eruttare il vulcano Mount Redoubt















di Marco Rossi 5 aprile 2009

Tornano le eruzioni vulcaniche spettacolari sul nostro Emisfero: stavolta è il turno del Vulcano Mount Redoubt, in Alaska, che, già in attività dallo scorso 23 Marzo, adesso ha

Questa eruzione vulcanica assume un'importanza maggiore rispetto alle varie eruzioni che si verificano normalmente lungo la fascia equatoriale, o nell'emisfero Meridionale.

Il Monte Redoubt è un vulcano attivo che è situato sulla Penisola di Kenai, in Alaska meridionale, è alto 2700 metri, posto a circa 180 km di distanza da Anchorage, verso sud ovest rispetto a tale città.

E' eruttato cinque volte, nel corso degli ultimi 110 anni: nel 1902, 1922, 1966, 1989, e, appunto, in questi giorni.

La grande eruzione del 14 Dicembre 1989 ha riversato migliaia di tonnellate di cenere fino ad un'altezza di 14 km in atmosfera, riuscendo quindi a penetrare oltre la Tropopausa, ceneri che hanno poi ricoperto un'area di 14 mila km quadrati.

Tale eruzione perdurò per circa cinque mesi.

Sembra che, al momento, l'attuale eruzione sia simile a quella di vent'anni fa, che causò circa 160 milioni di dollari di danni in tutta la zona.

Sono molto discusse le influenze climatiche dei vulcani sul clima del nostro Pianeta.

Su una cosa vi è abbastanza certezza: quando una grande eruzione riesce, con il suo cono di detriti, a superare i limiti della Tropopausa, immette in stratosfera una gran quantità di goccioline di acido solforico, che sono in grado di riflettere direttamente la radiazione solare incidente, abbassando la quantità di calore che giunge direttamente sulla superficie terrestre.

Arrivate infatti nella Tropopausa, tale materiale di origine vulcanica rimane "intrappolato" a lungo, proprio a causa dell'assenza di scambi atmosferici verticali tra Troposfera e Stratosfera, per questo le influenze delle eruzioni vulcaniche possono perdurare per molti mesi sul clima terrestre.

Ovviamente, maggiore è la portata di tale eruzione, e maggiore saranno anche gli effetti sul nostro clima.

Alle eruzioni vulcaniche soprattutto del Monte El Chicon, nel 1983, e del Pinatubo, nel 1990, sono stati attribuiti effetti diretti sul "Global Warming", apparso in decrescita nei mesi ed anni successivi.

Tuttavia, è nel passato che si ebbero gli effetti maggiori: con l'eruzione del Krakatoa, nel 1883, e del Monte Tambora, nel 1815, a cui venne attribuito un sensibile raffreddamento delle temperature globali, ed anche uno dei periodi più freddi della cosiddetta Piccola Età Glaciale.

Molto importanti sono comunque le eruzioni che si verificano sul nostro Emisfero, soprattutto di vulcani Islandesi o dell'Alaska, in quanto ceneri e particelle solforiche si distribuiscono in modo quasi immediato sul nostro Emisfero, con un'influenza più diretta sul clima di Europa e Nord America.

Terremoti e radon: la prevenzione viene prima delle previsioni




















di Diego Barsotti


LIVORNO. Come ogni tragedia anche il terremoto che ha devastato il cuore dell’Abruzzo, porta con sé la sua inevitabile scia di polemiche, mentre ancora si scava tra le macerie nella terribile attesa di poter gridare al miracolo di qualche vita umana salvata.

La necessità di fare manutenzione dell’esistente in questo Paese era evidente senza bisogno di questa terribile dimostrazione. La vera grande opera, lo abbiamo ripetuto più volte, è la riqualificazioni degli edifici pubblici e privati, la loro efficientizzazione dal punto di vista energetico e da quello strutturale, visto che anche palazzine costruite dieci o 20 anni fa (emblematico il caso dell’ospedale dell’Aquila) si sono sbriciolate sotto la forza di un terremoto.

Le norme antisismiche ci sono e valgono per le case nuove e probabilmente (ora) saranno inserite nel piano casa vincolandovi gli ampliamenti. Semplice buon senso, a cui però arriviamo dopo l’ennesima catastrofe che non si poteva prevedere ma i cui effetti si potevano prevenire.

E qui si entra nella polemica sul tecnico Giampaolo Giuliani che avrebbe annunciato un evento sismico di grosse dimensioni, senza però indovinare né il dove né il quando, finendo comunque per essere ignorato ed anzi denunciato per procurato allarme.

Giuliani ha brevettato un sistema che misurando il radon permetterebbe secondo lui di prevedere i terremoti. Noi di greenreport ci siamo occupati molto di radon, anche se sotto un altro punto di vista, quello degli effetti sulla salute di questo gas radioattivo inodore e incolore che si trova naturalmente nel sottosuolo e che però puo provocare gravi danni alla salute umana se vi si espone per lungo tempo. In Italia e nel mondo è questo l’aspetto più studiato del radon e nel nostro paese esiste un Piano nazionale radon e un archivio nazionale, coordinato dal professor Francesco Bochicchio dell’Istituto superiore di sanità.

Professor Bochicchio, anche se lei studia il radon sotto questo secondo punto di vista, che idea si è fatto dell’ uso del radon come possibile precursore di eventi sismici?
«Il legame tra questo utilizzo e gli effetti sanitari dell’esposizione al radon è piuttosto labile, ma ritengo sia utile fare alcune considerazioni in quanto spesso purtroppo le notizie che vengono riportate sono estremamente imprecise.
Il primo punto da sottolineare è che le ricerche su possibili precursori degli eventi sismici e tra questi anche il radon, vanno avanti da decenni. L’utilità delle ricerche è fuori discussione, ma dire che oggi è possibile già usare il radon come precursore è purtroppo impossibile. E dico purtroppo perché chiunque trovasse un precursore inoppugnabile farebbe un bene sociale da dieci nobel. Le ricerche in tal senso quindi vanno avanti in ogni Paese, nel caso specifico La rilevazione delle radiazioni gamma emessa dai prodotti di decadimento del radon è una tecnica a disposizione da alcuni decenni. Non è affatto innovativa».

Il sistema brevettato da Giuliani quindi non è una novità?
«La strumentazione che utilizza è standard ed è presente in tutti i laboratori che misurano la radioattività. La particolarità in teoria dovrebbe essere quella di avere analizzato e trovato una correlazione predittiva tra i segnali e i terremoti. Esistono esperti mondiali che analizzano questi segnali da diversi anni, ma ancora nessuno ha ottenuto un vero indicatore predittivo. In ogni caso lo ripeto: la scoperta di un precursore dei terremoti sarebbe eccezionale e dovrebbe essere messa a disposizione di tutti. Purtroppo non siamo in grado di analizzare i dettagli della proposta di questo tecnico perché è sottoposta a brevetto».

Torniamo a parlare del Piano nazionale radon, di cui è responsabile scientifico.
«Stiamo lavorando a delle linea guida e raccomandazioni affinché tutti i nuovi edifici abbiano semplici sistemi che consentano di ridurre le infiltrazioni di radon dal sottosuolo, riducendo così l’impatto sanitario di questo gas a cui sono attribuiti ogni anno, solo in Italia, 3100 casi di tumore al polmone, inoltre bisogna ricordare che vi è in effetto sinergico e moltiplicativo tra radon e fumo di sigaretta».

Perché si parla così poco del radon e perché si fa così poca prevenzione?
«L’obiettivo di questo osservatorio e delle linee guida che stiamo completando è proprio quello della prevenzione e dell’informazione. E su questo aspetto le analogie con il terremoto sono molte, perché i terremoti oggi non si possono prevedere ma se ne possono prevenire gli effetti, costruendo in modo sensato, soprattutto laddove ci sono zone sismiche: un recente sisma in Giappone di un’analoga intensità non ha fatto vittime, Da noi invece è stata una tragedia, perché non tutti gli edifici sono stati costruiti tenendo conto delle norme antisismiche. E allo stesso modo non tengono conto di altri fattori, come appunto l’esposizione al radon. E poi se ne pagano le terribili conseguenze dopo, direttamente o attraverso i costi del sistema sanitario nazionale».

UFO su aereoporto di Mexico city

video

Video di Daniel Sanchez
girato il 29 marzo 2009