di Sorayaluna 72
Stiamo raggiungendo (ma forse è già stato raggiunto) il picco della curva del petrolio estratto. Se, come si ipotizza, il picco è stato raggiunto nel 2000, nei prossimi anni il petrolio comincerà a scarseggiare e la domanda a crescere. Abbiamo grandi problemi con il clima e troppo inquinamento. E qual'è la brillante soluzione di chi muove le fila di tutto il teatrino mondiale? Produrre "carburanti biologici", ricavati dagli oli delle piante o dagli scarti delle coltivazioni o dal legno. Bruciandoli, ritorna in atmosfera semplicemente il carbonio che le piante hanno estratto mentre stavano crescendo. Grandioso! Già, peccato che se i carburanti ecologici decollano, essi causeranno un disastro umanitario mondiale.Aveva ragione Fidel Castro e torto George Bush: la corsa al granturco per produrre ecobenzina colpisce drammaticamente i poveri. A dirlo, ora, è l'Onu. "Un crimine contro l'umanità". aree sempre più vaste sono state destinate alla produzione di mais. È questo, specificamente, il "crimine contro l'umanità" di cui parla Ziegler: la sottrazione di preziosa terra arabile alla produzione alimentare, per destinarla ai carburanti. Man mano che la popolazione mondiale aumenta, infatti, la quantità di terra arabile a disposizione diminuisce: pro capite, è quasi dimezzata rispetto al 1970. La corsa all'etanolo rischia di strangolare questa risorsa: un recente studio calcola che, per aumentare la produzione di biocarburanti in misura sufficiente ad assicurare il 5% dei combustibili per il trasporto, occorrerebbe destinarvi il 15% del totale di aree coltivate.
Il trasporto su strada nel solo Regno Unito consuma 37,6 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all'anno (5). La più produttiva coltivazione per olio che può essere fatta crescere in questo paese è la colza. La resa media è tra 3 e 3,5 tonnellate per ettaro (6). Una tonnellata di semi di colza produce 415 chili di biodiesel (7). Così, ogni ettaro di terreno coltivabile potrebbe fornire 1,45 tonnellate di carburante da trasporto. Alimentare le nostre auto, gli autobus e i camion con il biodiesel, in altre parole, richiederebbe 25,9 milioni di ettari. Ci sono 5,7 milioni di ettari nel Regno Unito (8). Il passaggio ai carburanti verdi richiede quattro volte e mezzo la nostra superficie coltivabile. Persino il più modesto obiettivo dell'Unione Europea del 20% per il 2020 esaurirebbe quasi tutto il nostro terreno coltivabile.
Se la stessa cosa dovesse avvenire in tutta Europa, l'impatto sulla disponibilità di cibo mondiale sarà catastrofico: grande abbastanza da invertire il bilancio mondiale da una netta eccedenza ad un netto deficit. Se, come richiesto da alcuni ambientalisti, questo si dovesse verificare a livello mondiale, la maggior parte delle superfici coltivabili del pianeta sarebbero impiegate per produrre cibo per le auto, non per la gente.
Questa possibilità appare, all'inizio, ridicola. Certamente, se ci fosse una richiesta di cibo non soddisfatta, il mercato assicurerebbe che le coltivazioni vengano usate per dar da mangiare alle persone piuttosto che ai mezzi di trasporto? Non c'è fondamento per questa assunzione. Il mercato risponde al denaro, non alla necessità. Le persone che possiedono le auto hanno più denaro delle persone a rischio della fame. In una disputa, tra la loro richiesta per il carburante e la domanda della povera gente per il cibo, i proprietari di auto vincono ogni volta. Qualcosa di molto simile a questo sta già accadendo.
Nonostante il fatto che 800 milioni di persone sono permanentemente malnutrite, l'incremento mondiale nella produzione di raccolti è usata per alimentare gli animali: il numero di capi di bestiame sulla terra è quintuplicato dal 1950 (9). La ragione è che quelli che comprano carne e prodotti caseari hanno più potere d'acquisto di quelli che comprano soltanto i raccolti per la sussistenza.
Il carburante verde non è soltanto un disastro umanitario; è anche un disastro ambientale. Coloro che sono preoccupati per il livello e l'intensità dell'agricoltura di oggi, dovrebbero considerare come apparirà l'agricoltura quando essa sarà gestita dall'industria del petrolio. Inoltre, se tentiamo di sviluppare un mercato per il biodiesel prodotto dai semi di colza in Europa, esso immediatamente si allargherà in un mercato per l'olio di palma e l'olio di soia. In definitva:
- Un un miliardo di persone al mondo soffrono la fame e chi governa questa carcassa di mondo si prende il lusso di distruggere grandi coltivazioni che producono alimenti per convertirle in coltivazioni che producono carburante!.
- Il rendimento energetico è bassissimo, se tutto il mais prodotto dagli USA venisse utilizzato per produrre biocarburante coprirebbe soltanto il 15% del fabbisogno di carburante di quel paese.
Il prezzo dei generi alimentari sta rincarando a causa della progressiva scomparsa dei terreni destinati alla produzione alimentare per far spazio a quelli per i biocarburanti.




