martedì 14 aprile 2009

Biocarburanti-Crimine contro l'Umanità e disastro ambientale ?

di Sorayaluna 72

Stiamo raggiungendo (ma forse è già stato raggiunto) il picco della curva del petrolio estratto. Se, come si ipotizza, il picco è stato raggiunto nel 2000, nei prossimi anni il petrolio comincerà a scarseggiare e la domanda a crescere. Abbiamo grandi problemi con il clima e troppo inquinamento. E qual'è la brillante soluzione di chi muove le fila di tutto il teatrino mondiale? Produrre "carburanti biologici", ricavati dagli oli delle piante o dagli scarti delle coltivazioni o dal legno. Bruciandoli, ritorna in atmosfera semplicemente il carbonio che le piante hanno estratto mentre stavano crescendo. Grandioso! Già, peccato che se i carburanti ecologici decollano, essi causeranno un disastro umanitario mondiale.Aveva ragione Fidel Castro e torto George Bush: la corsa al granturco per produrre ecobenzina colpisce drammaticamente i poveri. A dirlo, ora, è l'Onu. "Un crimine contro l'umanità". aree sempre più vaste sono state destinate alla produzione di mais. È questo, specificamente, il "crimine contro l'umanità" di cui parla Ziegler: la sottrazione di preziosa terra arabile alla produzione alimentare, per destinarla ai carburanti. Man mano che la popolazione mondiale aumenta, infatti, la quantità di terra arabile a disposizione diminuisce: pro capite, è quasi dimezzata rispetto al 1970. La corsa all'etanolo rischia di strangolare questa risorsa: un recente studio calcola che, per aumentare la produzione di biocarburanti in misura sufficiente ad assicurare il 5% dei combustibili per il trasporto, occorrerebbe destinarvi il 15% del totale di aree coltivate.
Il trasporto su strada nel solo Regno Unito consuma 37,6 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi all'anno (5). La più produttiva coltivazione per olio che può essere fatta crescere in questo paese è la colza. La resa media è tra 3 e 3,5 tonnellate per ettaro (6). Una tonnellata di semi di colza produce 415 chili di biodiesel (7). Così, ogni ettaro di terreno coltivabile potrebbe fornire 1,45 tonnellate di carburante da trasporto. Alimentare le nostre auto, gli autobus e i camion con il biodiesel, in altre parole, richiederebbe 25,9 milioni di ettari. Ci sono 5,7 milioni di ettari nel Regno Unito (8). Il passaggio ai carburanti verdi richiede quattro volte e mezzo la nostra superficie coltivabile. Persino il più modesto obiettivo dell'Unione Europea del 20% per il 2020 esaurirebbe quasi tutto il nostro terreno coltivabile.
Se la stessa cosa dovesse avvenire in tutta Europa, l'impatto sulla disponibilità di cibo mondiale sarà catastrofico: grande abbastanza da invertire il bilancio mondiale da una netta eccedenza ad un netto deficit. Se, come richiesto da alcuni ambientalisti, questo si dovesse verificare a livello mondiale, la maggior parte delle superfici coltivabili del pianeta sarebbero impiegate per produrre cibo per le auto, non per la gente.
Questa possibilità appare, all'inizio, ridicola. Certamente, se ci fosse una richiesta di cibo non soddisfatta, il mercato assicurerebbe che le coltivazioni vengano usate per dar da mangiare alle persone piuttosto che ai mezzi di trasporto? Non c'è fondamento per questa assunzione. Il mercato risponde al denaro, non alla necessità. Le persone che possiedono le auto hanno più denaro delle persone a rischio della fame. In una disputa, tra la loro richiesta per il carburante e la domanda della povera gente per il cibo, i proprietari di auto vincono ogni volta. Qualcosa di molto simile a questo sta già accadendo.
Nonostante il fatto che 800 milioni di persone sono permanentemente malnutrite, l'incremento mondiale nella produzione di raccolti è usata per alimentare gli animali: il numero di capi di bestiame sulla terra è quintuplicato dal 1950 (9). La ragione è che quelli che comprano carne e prodotti caseari hanno più potere d'acquisto di quelli che comprano soltanto i raccolti per la sussistenza.
Il carburante verde non è soltanto un disastro umanitario; è anche un disastro ambientale. Coloro che sono preoccupati per il livello e l'intensità dell'agricoltura di oggi, dovrebbero considerare come apparirà l'agricoltura quando essa sarà gestita dall'industria del petrolio. Inoltre, se tentiamo di sviluppare un mercato per il biodiesel prodotto dai semi di colza in Europa, esso immediatamente si allargherà in un mercato per l'olio di palma e l'olio di soia. In definitva:
- Un un miliardo di persone al mondo soffrono la fame e chi governa questa carcassa di mondo si prende il lusso di distruggere grandi coltivazioni che producono alimenti per convertirle in coltivazioni che producono carburante!.
- Il rendimento energetico è bassissimo, se tutto il mais prodotto dagli USA venisse utilizzato per produrre biocarburante coprirebbe soltanto il 15% del fabbisogno di carburante di quel paese.
Il prezzo dei generi alimentari sta rincarando a causa della progressiva scomparsa dei terreni destinati alla produzione alimentare per far spazio a quelli per i biocarburanti.

Eolo Auto - la macchina ad aria compressa - The Air car

Inquinamento elettromagnetico interviste 3° parte di 3

Inquinamento elettromagnetico interviste 2° parte di 3

Inquinamento elettromagnetico interviste 1° parte di 3

Bruxelles lancia l'allarme inquinamento elettromagnetico















Venerdì, 03 aprile 2009

"Telefoni GSM, Wi-fi e reti elettriche emettono onde elettromagnetiche potenzialmente rischiose per la salute, specie per i giovani". Il Parlamento europeo sollecita la revisione dei limiti dell'esposizione della popolazione e la pubblicazione di una guida sulle opzioni che la riducono. Chiede poi di allontanare ripetitori e tralicci da scuole e ospedali, pubblicare mappe sull'esposizione, condividere antenne etrasmettitori tra gli operatori, avviare campagne di sensibilizzazione e rafforzare la ricerca.

Approvando con 559 voti favorevoli, 22 contrari e 8 astensioni la relazione di Frédérique RIES (Alde/Adle, Be), il Parlamento osserva anzitutto che i campi elettromagnetici (Cem) "esistono in natura e sono sempre stati presenti sulla terra", ma l'esposizione è aumentata costantemente a causa della domanda di elettricità e dell'avvento di tecnologie senza filo più avanzate. Esorta a rivedere e a informare il Parlamento circa il fondamento scientifico e l'adeguatezza dei limiti Cem fissati dalla raccomandazione relativa alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz. Gli Stati membri e gli enti locali e territoriali sono anche "invitati a creare un sistema unico di autorizzazione all'installazione di antenne e ripetitori, nonché ad inserire tra i piani di urbanizzazione anche un Piano territoriale per lo sviluppo delle antenne". Infine, esorta la Commissione e gli Stati membri ad aumentare i finanziamenti per la ricerca. Propone quindi alla Commissione di prendere in considerazione la possibilità di utilizzare i finanziamenti delle reti transeuropee nel settore dell'energia per esaminare gli effetti dei Cem a frequenze molto basse, segnatamente nelle linee elettriche. I deputati propongono di inserire nella politica UE di qualità dell'aria lo studio degli elettrodomestici "senza filo", ad esempio il Wi-fi per l'accesso a Internet e il telefono digitale cordless "Dect", che espongono i cittadini a un'emissione continua di microonde. Tratto da: www.rainews24.it

Sogni Lucidi

E' stato raggiunto l’apice nelle emissioni di diossido di carbonio




















Sabato 11 Aprile 2009 J.M.Alier

di J. Martinez Alier - Presidente ISEE (international Society for Ecological Economics) Nel maggio 2008 è stato annunciato che la concentrazione di diossido di carbonio nell’atmosfera aveva raggiunto una cifra record a livello mondiale, 387 parti per milione (ppm) secondo le misurazioni realizzate dall’Osservatorio Mauna Loa, Hawai (Stati Uniti). Questo significava un aumento del 30% in cento anni, a partire da una concentrazione di 300 ppm, di cui era a conoscenza Svante Arrhenius quando scriveva, nel 1985, i primi articoli scientifici sull’aumento dell’effetto serra. Inoltre, tra il 1970 e il 2000 la concentrazione è aumentata di circa 1,5 ppm all’anno, ma a partire dal 2000 (fino al 2007) la crescita media è stata di 2,1 ppm. All’inizio del 2008 ci stavamo dirigendo a tutta velocità verso una concentrazione di 450 ppm nel giro di 30 anni. Però, adesso, la crisi economica suppone un cambio di tendenza. Nel mondo e, in egual modo, in Spagna, il picco delle emissioni di CO2 è stato raggiunto nel 2007. La concentrazione aumenterà ancora (adesso, non così rapidamente), dato che le emissioni superano di molto quelle che possono essere assorbite dagli oceani, dai terreni e dalla nuova vegetazione. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dovremmo ridurle il più presto possibile fino a meno della metà delle attuali. Questo obiettivo è lontano dall’essere realizzato, però ben venga la notizia che l’apice nelle emissioni è stato raggiunto.

In Spagna

Nel 2007, le emissioni di gas a effetto serra sono cresciute del 2,1% rispetto all’anno precedente, in tal modo, la Spagna superava già del 52,6% le emissioni del 1990, anno di riferimento per il Protocollo di Kyoto. Potevamo crescere del 15% sotto la “bolla” europea ed eravamo cresciuti del 52,6%.

Le emissioni spagnole di CO2 diminuiscono nel 2008 e nel 2009 grazie alla crisi economica. La contrazione della produzione nel settore elettrico, la riduzione del consumo di petrolio, l’aumento dell’energia eolica e la maggiore presenza di gas naturale nelle centrali a ciclo combinato spiegano l’abbassamento del 5-6% delle emissioni nel 2008. Nel dicembre 2008 la produzione industriale è diminuita del 19,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Si prevede che la produzione di cemento, in Spagna, diminuisca da 50 a 30 milioni di tonnellate all’anno.

La congiuntura stagnante ha portato le industrie, alla fine del 2008, alla vendita massiccia dei diritti di CO2 che esse avevano ricevuto, gratuitamente, dal governo spagnolo, in aprile, nel quadro della normativa europea. La crisi ha prodotto un’abbondanza di permessi. Per questo il prezzo di CO2 si è abbassato in Spagna e a livello internazionale. Questo è negativo poiché toglie incentivi alla produzione di energie rinnovabili. Il governo dovrebbe ridurre i permessi nel 2009.

Occorre notare che il mercato di permessi di carbonio è un mercato totalmente artificioso, poiché l’offerta di permessi dipende dalla volontà politica di diminuire le emissioni, non abbassandole al livello necessario, ma entro una soglia tollerabile dal punto di vista economico e politico.

In Spagna, la riduzione totale delle emissioni si è aggirata attorno al 6% nel 2008. Si può prevedere che la diminuzione nel 2009 sia dell’8% (per la crisi economica e perché questo è un buon anno per l’idroelettrico).

Il governo spagnolo, nel 2008, si è affrettato a dire che avrebbe comprato i permessi di emissione di CO2 di quei paesi europei a cui avanzavano permessi. Con l’espressione “hot air” si indicano i permessi in avanzo dei paesi dell’Est le cui economie sono crollate dopo il 1990 – e la cui efficienza energetica è aumentata – dopo le trasformazioni politiche (Russia, Ucraina, Polonia…). Con le quote generose che, nel 1997 a Kyoto, gli europei si sono auto-conferiti (per la Spagna si trattava di un aumento del 15% rispetto al 1990), se continua la crisi, la “hot air” apparirà anche in Europa occidentale, fino alla Spagna. Questo va contro lo sforzo continuo per diminuire le emissioni.

Verso Copenhagen

Nel 2009 si assisterà alla diminuzione del PIL negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e in Giappone. Negli Stati Uniti, nei nove mesi successivi all’agosto 2008, si è abbassato il consumo di benzina non meno del 10 per cento. Nel 2008 e nel 2009, si può stimare una riduzione delle emissioni di questi paesi (che insieme emettono circa il 50 per cento del totale delle emissioni) del 5 per cento all’anno. È una percentuale davvero alta rispetto agli obiettivi vagliati fino ad ora. Però, né l’IPCC né il Rapporto Stern né la Commissione Europea avevano contemplato (per un problema di censura mentale) scenari di decrescita dell’economia mondiale in due anni, dopo i quali entrerà, forse, in un periodo di stagnazione alla stessa maniera del Giappone.

Le economie del Sudamerica, che nel periodo neoliberale sono state orientate all’esportazione di materie prime (sotto la leadership del presidente Lula), stanno pagando adesso un prezzo alto. La loro crescita è stata interrotta dalla crisi. L’aumento di emissioni in Cina sarà forse del 5 per cento nel 2009, quello dell’India sarà in proporzione alla crescita della sua economia. In India le emissioni di CO2 sono molto al di sotto della media mondiale (quasi il 20% della popolazione mondiale con meno del 5% delle emissioni). In Cina le emissioni pro capite si avvicinano alla media mondiale. La riduzione delle emissioni nei paesi ricchi non sarà compensata dal loro aumento in Cina, in India e in alcuni altri paesi le cui economie sono in crescita. Per questo motivo assisteremo ad una diminuzione delle emissioni mondiali.

Come sarà accolto tutto questo dalla riunione per il cambiamento climatico di Copenhagen che si svolgerà in dicembre? Verrà riconosciuto che la crisi economica ha avuto, nei paesi ricchi, questo effetto benefico? Si loderà la decrescita economica dei paesi ricchi? Si raggiungerà un compromesso per ottenere maggiori riduzioni in futuro, anche nel caso in cui la crescita economica sia in ripresa?

Traduzione di Federica Napolitano

Messico: il mais nativo contaminato dai semi transgenici














Lunedì 13 Aprile 2009 Adital

Messico - La campagna nazionale "Senza mais non c'è paese” ha criticato in un comunicato la decisione del governo messicano di autorizzare la coltivazione sperimentale e la commercializzazione di mais transgenico, decisione espressa attraverso un decreto presidenziale emesso la scorsa settimana. Il decreto sospende la moratoria voluta dagli scienziati messicani, che per dieci anni ha proibito questo tipo di coltivazioni.

“È evidente che coloro che fanno pressioni e che trarranno benefici dalle coltivazioni sperimentali di mais transgenico sono Monsanto e Pionner, multinazionali che controllano il mercato dei semi e che pretendono di appropriarsi del nostro mais. Autorizzando l'esperimento con i transgenici di queste imprese – ricordiamo che il cotone transgenico, in Messico, si coltiva ancora in fase sperimentale in oltre centomila ettari – si sta legalizzando la contaminazione transgenica del territorio nazionale, in maniera completamente illegale", denuncia la lettera.

Per i partecipanti alla Campagna, quando la coltivazione del mais transgenico sarà formalmente legalizzata in Messico, queste imprese perseguiranno migliaia di contadini che oggi producono mais bianco, esigendo il pagamento di denaro per l'utilizzo del mais.

"Ancora un volta si vuole sanare l'illegalità, modificando le leggi stesse; in questo caso attraverso una riforma illegale del regolamento della Legge sulla Biosicurezza di Organismi Geneticamente Modificati”.

La Campagna conferma che la soluzione, nelle aree rurali, non giungerà attraverso l'utilizzo di tecnologie provenienti dall'estero, che renderanno invece il paese sempre più dipendente dalle imprese transnazionali.

La Campagna denuncia anche la complicità dei dipendenti pubblici nel tema: "I dipendenti pubblici che stanno permettendo tutto ciò non rispettano la legalità in tema di biosicurezza e commettono delitto ai sensi dell'articolo 216 del Codice Penale. Non rispettano il Protocollo di Cartagena, firmato dal Messico, e le raccomandazioni formulate dalla commissione sulla cooperazione ambientale fra Canada, Stati Uniti e Messico".

La coltivazione sperimentale autorizzata dal decreto non è finalizzata alla verifica di ipotesi o conoscenze scientifiche. Tale coltivazione “sperimentale” è solamente un requisito necessario affinché, nel termine di uno o due anni, si dia avvio generale alla coltivazione commerciale di mais transgenico in Messico. Ed è qui che si annida il pericolo, perché essendo una coltivazione ad impollinazione aperta, rende impossibile la coesistenza di varietà transgeniche e non transgeniche, una volta che le prime avranno inevitabilmente contaminato il resto.

Il decreto, pertanto, non risolve il problema alla base della moratoria degli scienziati, che consiste nella contaminazione transgenica del mais nativo ed è stata riconosciuta dal governo messicano sin dal 2001. L'impresa Monsanto ha già dichiarato di avere interesse nelle coltivazioni commerciali al nord del paese, specialmente negli stati di Sonora, Sinaloa, Tamaulipas e Chihuahua, che producono mais con metodi industriali.

Cade il segreto militare sull'Area 51. Un veterano: “Testate qui le armi segrete Usa"


















CORRISPONDENTE DA NEW YORK
L’aereo più veloce del mondo, successive generazioni di velivoli-spia, la capsula lunare Apollo e una base sotto il sito dei test nucleari dove l’accesso è proibito: sono le prime, scarne, notizie sui segreti dell’Area 51 che emergono da documenti del governo Usa declassificati dalla Cia, che ha anche autorizzato a parlare alcuni dei tecnici che vi hanno lavorato.

L’Area 51, a poco più di un’ora di auto a nord-ovest di Las Vegas in Nevada, è la base aerea della quale il governo non riconosce neanche l’esistenza ma dove gli esperti di Ufo ritengono che siano nascosti, dalla fine degli Anni 40, dischi volanti e corpi di extraterrestri. Le testimonianze di tecnici ed esperti della base lasciano aperta tale ipotesi perché, come dice lo scienziato Stanton Friedman, «c’è una base sotterranea» sotto il sito nucleare Jackass Flats nella quale entrano in pochi e «l’esistenza di segreti governativi è un fatto della vita come tanti altri».

Ciò che accomuna i documenti declassificati è come il personale dell’Area 51 si sia giovato negli anni delle voci sulla presenza di Ufo al fine di celare i progetti che il Pentagono stava realizzando nel massimo della segretezza. Fra questi il primo aereo-razzo degli Stati Uniti, l’X-15, la capsula spaziale Apollo che venne adoperata per raggiungere la Luna e anche i veicoli che servirono ai primi astronauti per atterrare e spostarsi sul Pianeta sconosciuto.

In ogni occasione, racconta Thornton Barnes, ex ingegnere dei progetti speciali dell’Area 51, «i veri Ufo eravamo noi» perché i team tecnici lavoravano con la sicurezza che quanto di più anomalo fosse stato osservato da lontano sarebbe stato scambiato per una traccia di esistenza extraterrestre.

«I miti degli Ufo resero molto più agevole il nostro lavoro», ammette Barnes, che ha collaborato anche al progetto A-12 Oxcart che la Cia ha deciso iniziare a svelare ad oltre 50 anni dalla realizzazione. Si tratta di un aereo superveloce Mach-3, che nel bel mezzo della Guerra Fredda venne realizzato dalla Lockheed al termine di una fase di sperimentazione molto lunga e faticosa.

Vennero fatti 2850 test di volo con l’impiego di centinaia di tecnici e alla fine il Pentagono riuscì ad avere quanto cercava: un velivolo in grado di viaggiare a 2200 miglia orarie e 30 mila metri di altezza, ovvero l’aereo più veloce del mondo che nessun sistema di sorveglianza dell’Urss sarebbe mai riuscito a intercettare e neanche a vedere.

Barnes, che era un esperto di Mig sovietici, venne scelto dalla Cia per seguire il progetto Oxcart al fine di bucare le difese aeree sovietico e l’intento venne raggiunto a metà degli Anni 60 moltiplicando test di volo talmente anomali da dare l’impressione di essere dei sorvoli di Ufo perché da lontano si vedevano solo lunghe scie di luce che sparivano immediatamente. Poiché Oxcart era un segreto gelosamente custodito da Cia e aviazione, spesso i suoi voli di prova facevano scattare l’allarme Ufo da parte di altre agenzie governative.

Oxcart fu in quel periodo un fiore all’occhiello della Difesa americana, confermò di essere un’arma che metteva in difficoltà i sovietici e per l’ex supervisore di voli Harry Martin, che oggi ha 77 anni, coincise con «il periodo più bello della mia carriera» perché fu il frutto del lavoro «del migliore gruppo di persone con le quali abbia mai lavorato».

I racconti dei tecnici, che la Cia ha autorizzato a parlare con il «Los Angeles Times», convergono nello spiegare che l’Area 51 servì alla Cia soprattutto per realizzare e testare diverse generazioni di aerei spia destinati a sorvegliare dall’alto il territorio dell’Unione Sovietica dopo l’abbattimento nel 1960 dell’U2 che obbligò a una rapida sostituzione. Il caccia F-117 Stealth, invisibile ai radar e adoperato nei conflitti degli ultimi anni, è il diretto discendente di questa tecnologia.

Testimonianza diretta da L'Aquila













http://miskappa.blogspot.com/ è uno dei miei blog preferiti . Ora direte e allora ? Si da il caso che la curatrice dello stesso sia una ragazza che abita a L'aquila, Anna. In questi giorni fra mille intralci , lei riesce nonostante abbia perso tutto a raccontarci come vive insieme alla sua gente il disastro abruzzese.Senza i filtri dei nostri media "dopati" dai loro padroni , con umanità e grande grandissimo coraggio.Sabina Guzzanti oltre ad essere una grande artista è anche una grande donna , ha alzato la cornetta del telefono ( o il cellulare...) è ha chiamato Anna , qui di seguito la loro conversazione.

AUTORE: sabinaguzzanti

Dietro Miss Kappa c’è Anna Pacifica Colasacco, nata a L’Aquila il 22 luglio 1956 e residente, fino al 6 aprile 2009, in via Costa Masciarelli, 8. Vi dico solo una cosa: Onna conta all’incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno) L’Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille.

Qui invece siamo a quota 278. Anna è una blogger e nel suo ultimo post ha lasciato il suo numero di cellulare. La chiamiamo.

Sono stanca, non mangio dalla scossa della notte di domenica, solo un po’ di latte. Devo trovare un pc e una chiavetta per aggiornare il blog. Gli ultimi due post sono riuscita a scriverli io, i due precedenti li ho dettati a un’amica di Bologna, per avvertire che ero viva“.

Dove ti trovi adesso?

Sono a casa di amici in campagna, tra Loreto Aprutino e Penne.

Ma abitavi a L’Aquila.

Si, nel centro storico. Lì avevo anche il mio negozio di antiquariato che ora sarà distrutto, suppongo. Ora hanno transennato tutto. Prima del blocco mio marito voleva rientrare ma c’è stata un’altra scossa ed è scappato.

Nel tuo blog parli di politica e attualità, ma anche del terremoto. Quando hai iniziato a occupartene?

Almeno quattro mesi fa. Già allora eravamo soli, ci tranquillizzavano. Siamo stati portati a morte e i responsabili sono il sindaco Massimo Cialente, Stefania Pezzopane Presidente della Provincia e della Regione Gianni Chiodi oltre al suo predecessore Ottaviano Del Turco. Siamo stati dimenticati e non hanno pensato a un piano di emergenza.

Si parlava di scosse da dicembre.

Ci sono state tutti i giorni a partire dal 12 e 13 gennaio. Gli ultimi due mesi sono stati intensi. Ma se parlavi a un pescarese delle scosse de L’Aquila diceva che no, non poteva essere vero. I giornali stavano zitti, le autorità pure. Calma piatta.

Ma le avvisaglie c’erano.

Il 30 marzo una scossa aveva lesionato la mia casa. Ho chiamato i vigili del fuoco. Secondo loro si trattava solo di una crepa nell’intonaco. Ma io me ne sono andata.

Dove?

Nella mia casa a Santo Stefano di Sessanio, vicino a Paganica, epicentro del terremoto. Ora ho perso anche quella. Sono rimasta lì due giorni, poi volevo tornare a L’Aquila per lavorare.

Quindi sei tornata. E arrivano le 23.30 di domenica.

Sento una scossa fortissima e accendo la tv, ma le autorità dicono che l’epicentro è a Forlì. Non ci credo. Io e mio marito usciamo di casa, andiamo da alcuni amici a Paganica che vivevano al piano terra. Alle 3.30 ci crolla tutto addosso, ci salviamo in mezzo a una nebbia fittissima.

Siete riusciti ad uscire subito dalle macerie?

Si, mio marito ci ha aiutati. Siamo andati in macchina al parcheggio del Multisala Garden a Monticchio. Era sventrato, i vetri sfondati. Entriamo al bar, prendiamo acqua e ricarichiamo i cellulari. In macchina la radio trasmetteva ancora canzonette, le prime notizie sono arrivate alle 6. I primi aiuti e le ambulanze alle 7. Eravamo in campagna e la terra continuava a tremare.

Nel parcheggio del multisala hanno allestito anche un campo.

Sì, è piccolo. Sono arrivati in molti della Protezione civile da Milano e dal Friuli e noi ci siamo spostati. Sono efficientissimi, non manca niente, anche se sembra una zona militare. Ora abbiamo tutto, sono disponibili anche gli alberghi sulla costa. Poi ci dimenticheranno.

Dormi nelle tende?

No, c’è chi ha più bisogno. Sono stata in macchina.

Stanotte c’è stata un’altra scossa.

Sì, scene di panico.

Nel tuo post hai parlato di mille morti. Sono cifre che stravolgono i conteggi.

Due medici de L’Aquila mi hanno detto che tanti dei ricoverati negli ospedali morti a seguito del terremoto non sono stati conteggiati fra le vittime. E i nostri medici non possono entrare negli ospedali dei campi perché sono considerati sfollati. E poi facciamo un conto.

Prego.

Onna aveva 600 abitanti, è stata distrutta. L’Aquila, che ora è un ammasso di calcinacci, ne aveva 42.000. E saremmo a 270 morti, compresi i 48 di Onna. Le cifre non tornano.

Quindi i morti che mancano all’appello sarebbero nascosti negli ospedali.

Sì. Per ora non li vogliono dire. Preferiscono comunicarli un po’ alla volta.

Per ora sono confermati 278 vittime, staremo a vedere. L’Aquila è zona sismica e gli abruzzesi sono abituati a convivere con le scosse, ma c’è chi sostiene che con un piano di emergenza si potevano salvare molte vite.

Certo. Le scosse andavano avanti da tre mesi consecutivi, questa non era la normalità. Gli stessi precedenti si verificarono solo una volta.

Quando?

Nel 1730, quando L’Aquila venne rasa al suolo dal terremoto. Ne parla anche Anton Ludovico Antinori e la dinamica è stata la stessa: prima lo sciame sismico, poi le scosse minori e infine quella decisiva. La sequenza è stata identica, il piano d’emergenza e l’allestimento preventivo di campi e tende era doveroso.

Su Facebook, in tv e sui giornali ci sollecitano ad inviare aiuti, ma tu inviti a stare attenti. A chi consigli di donare?

All’ANA (Associazione Nazionale Alpini). Mi sembra la più affidabile. Di certo non al conto corrente della Regione Abruzzo: prima abbiamo avuto Del Turco e ora i nostri politici che ci hanno portato alla tragedia.

Parliamo di informazione. Hai letto i giornali o visto le tv in questi giorni?

No, ascolto la radio che ho in macchina. So che nei campi vengono distribuiti Il Tempo e Il Centro che pubblica la lista dei morti.

E ora che fai?

Cerco di capire, torno al campo. Voglio vedere cosa sta succedendo e aggiornare il blog.

Società dello spettacolo

I media: quale verità?

Intervista al giornalista ed europarlamentare Giulietto Chiesa realizzata al Forum Umanista Europeo "La forza della non-violenza", Milano 17-19 ottobre 2008.

Gli sciacalli dell'informazione - Marco Travaglio