sabato 25 aprile 2009

BUON 25 APRILE A TUTTI I PARTIGIANI E A CHI RESISTE

Re: Hasta siempre

Lungarno di Firenze - Partigiani:Ci chiamavano ribelli

Dovevo ucciderlo











Sono un partigiano di Reggio Emilia di 84 anni che gelosamente custodisce il diploma, la croce di guerra e tutti gli attesati e benemerenze che mi sono stati riconosciuti dallo Stato.
A sentire e leggere che dopo oltre 60 anni dalla Liberazione c'è chi spudoratamente ha il coraggio di proporre l'equiparazione di riconoscimenti dei fascisti coi partigiani da loro stessi assassinati, mi fa rivoltare lo stomaco e ribollire il sangue. Soltanto una persona squilibrata e col cervello in decomposizione può avanzare una simile proposta. Dovrebbero percorrere le nostre piazze, le nostre strade, sia in città che in montagna per osservare i monumenti, le lapidi e i cippi dei partigiani caduti per liberare l'Italia dai nemici tedeschi e dai loro camerati fascisti.
Con questo intervento intendo rendere testimonianza del mio caso, come tanti altri analoghi, e perché abbiamo sbagliato a consegnare i brigatisti al comando alleato americano.
Sono stato arrestato, imprigionato e torturato dai fascisti delle brigate nere di Reggio Emilia. In circostanze drammatiche, sono riuscito ad evadere un mese prima della fucilazione.
Al rientro in città, insieme ad un altro partigiano di servizio abbiamo arrestato uno di quelli che mi avevano torturato nelle carceri di «Villa Cucchi» (nota anche come la villa delle torture).
In quel momento il mio compagno mi disse più volte che dovevamo giustiziarlo subito. Io rifiutai e lo consegnammo al comando alleato alla caserma Zucchi che era composta da ufficiali americani e i massimi dirigenti partigiani del Comitato di Liberazione Nazione di Reggio Emilia (C.l.n.). Dopo pochi giorni viene mandato, insieme ad altri, in un campo di concentramento a Coltano di Pisa in attesa di provvedimenti giudiziari. Vi rimase circa sei mesi, poi venne rilasciato e riprese il suo lavoro precedente in ufficio con ricostruzione della carriera e corresponsione degli stipendi arretrati.
Oggi, dopo oltre 60 anni, come ho pensato più volte, dico in piena coscienza che sono pentito di non aver dato retta al mio compagno e di non averlo giustiziato per diversi motivi tra i quali:
Per disposizioni emanate dal C.L.N. nazionale: 1) Nonostante tutti i benefici avuti e i mancati provvedimenti giudiziari punitivi, hanno ripreso a svolgere attività politiche e manifestazioni fasciste contro lo Stato e i partiti democratici; 2) Perché sarebbe stato un atto di giustizia dovuto alle vittime partigiane; 3) Perché hanno generato ed allevato figli nell'odio e nel disprezzo della legalità costituzionale e della convivenza civile e democratica del nostro Paese.
Io faccio parte di una generazione che ha sofferto moltissimo in tutti i modi e che ha sempre lottato e combattuto per la libertà, la democrazia e la pace. Non avrei mai pensato di rivedere i fascisti al governo. Ecco invece che oggi siamo governati da loro con a capo il peggiore presidente che l'Italia abbia mai avuto. Nei suoi tre governi infatti oltre a pensare ai propri interessi e diventare l'uomo più ricco d'Italia, ha provveduto a fare leggi personali che gli hanno evitato sicure e giuste condanne oltre quelle cadute in prescrizione.
E' opportuno in proposito ricordare che lo pseudo democratico liberale presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha mai riconosciuto né partecipato, fino ad oggi, alla più grande manifestazione e festività d'Italia, cioè, alla celebrazione del 25 aprile, anniversario della Liberazione.
Da tutto quanto sopra esposto credo che sia assolutamente grave e assurdo avanzare proposte o leggi di equiparare i fascisti ai caduti partigiani da essi assassinati.
A tale proposito ritengo che tutte le associazioni democratiche, i partiti, la stampa e i mezzi di informazione facciano sentire la loro voce di disapprovazione a tale proposta.
Orbene, anche se sto andando ormai verso la fine, non ho perso la voglia di lottare e la speranza, soprattutto per i nostri figli, di vivere un domani in un mondo migliore più sereno, più bello e più giusto.
Gildo Veroni
Reggio Emilia
(24 aprile 2009)

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