lunedì 27 aprile 2009
Rapporto 2009 sullo stato del pianeta Terra

| PIERO BIANUCCI | |
| Anche la Terra è un pianeta. E per noi è certamente il più importante. Niente di strano, dunque, se ne parliamo in questa rubrica che si intitola “Il Cielo”. Questa volta lo spunto ce lo offre il rapporto “State of the World 2009” del Worldwatch Institute, appena pubblicato in traduzione italiana, con una prefazione del segretario nazionale del Wwf Italia Gianfranco Bologna (Edizioni Ambiente, 350 pagine, 22 euro). Hanno lavorato a questo rapporto 40 ricercatori passando in rassegna i dati più recenti raccolti da 400 mila scienziati: climatologi, meteorologi, demografi, economisti, agronomi, geofisici, ecologi, oceanografi, glaciologi. Al centro del Rapporto 2009 c’è il cambiamento climatico. Su questo tema, alcuni dati che fino a poco tempo fa erano controversi oggi sono completamente accertati. Vediamone alcuni tra i più significartivi. Nel secolo scorso, la temperatura media del pianeta è aumentata globalmente di 0,7 gradi centigradi e gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi da quando esistono registrazioni di temperatura regolari e affidabili. Il mare si è sollevato al ritmo di 1,5 millimetri all’anno e anche qui si registra una forte accelerazione: dal 1993 ad oggi i mari sono saliti di 3 millimetri all’anno e si prevede che a fine secolo le acque si saranno alzate di almeno 60 centimetri, mentre i pessimisti, come Eric Rignot dell’Università della California, sostengono che già nel 2011 l’innalzamento delle acque oceaniche potrebbe raggiungere il metro, mettendo in crisi seicento milioni di persone che vivono nelle regioni costiere poco elevate (Bangladesh, molti arcipelaghi dell’oceano Pacifico, ma anche Venezia...). L’anidride carbonica contenuta nell’atmosfera, responsabile da sola di metà dell’effetto serra, è passata in un secolo da 290 a 380 parti per milione e aumenta di 2 parti per milione all’anno. Altrettanto veloce è l’immissione di metano, un gas venti volte più efficiente dell’anidride carbonica nel produrre l’effetto serra. Aggiungiamo che uno studio del nostro Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) pubblicato il 19 marzo su “Nature” prevede il collasso della calotta dell’Antartide occidentale sulla base di carotaggi che per la prima volta hanno spinto le indagini sul passato del clima fino a 5 milioni di anni fa. Le ere geologiche più remote si misurano a centinaia di milioni di anni. I loro cambiamenti ambientali e biologici erano lentissimi. Poi è arrivato l’uomo, con la sua capacità di modificare il mondo attraverso gli strumenti della tecnica. Così, lasciatici alle spalle Pleistocene e Olocene, siamo entrati nell’Antropocene (da àntropos, uomo), l’era nella quale l’intervento della nostra specie è diventato così potente e da prevalere sui cambiamenti naturali connessi all’evoluzione biologica e a cicli astronomici come l’oscillazione dell’asse terrestre e il variare dell’eccentricità dell’orbita che il nostro pianeta percorre intorno al Sole. “La forza nuova – scrive Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica ottenuto con studi sul cambiamento climatico e sul buco nell’ozono – siamo noi, capaci di spostare materia più di quanto facciano i vulcani e il vento messi insieme, di far degradare interi continenti, di alterare il ciclo dell’acqua, dell’azoto, del carbonio e di produrre l’impennata più brusca e marcata della quantità di gas serra in atmosfera degli ultimi 15 milioni di anni”. Nel presentare il “Rapporto 2009” Gianfranco Bologna riporta alcune cifre che si riferiscono all’”impronta ecologica”. Il concetto di questa unità di misura molto di moda in ecologia fa riferimento alla quantità di suolo terrestre e di acqua di cui ogni uomo ha bisogno per vivere sfruttando solo gli “interessi” e non intaccando il “capitale” della natura. Una “impronta ecologica” di questo tipo permette di dare al nostro ideale abitante della Terra cibo, acqua e servizi sufficienti, e anche di riassorbire i rifiuti prodotti, mantenendo un sostanziale equilibrio. Gli scienziati hanno calcolato che nel 2005 servivano circa 2 ettari globali a testa. Ebbene, tutti i paesi sviluppati vivono di gran lunga al di sopra delle possibilità concesse dalla natura alla comunità umana. L’impronta ecologica di un cittadino degli Stati Uniti presuppone lo sfruttamento di 9,4 ettari, quasi 5 volte la superficie realmente disponibile. L’impronta di un australiano vale 7,8. Quella di un inglese 5,3; di un italiano 4,8, di un tedesco 4,2. La Cina, essendo ancora in gran parte poco sviluppata, è in equilibrio, con una impronta di 2,1. L’India, mediamente ancora più povera della Cina, si ferma a 0,9. Dati simili troviamo per l’Africa: un etiope ha una impronta di 1,4. Ecco dove attingono, come in un sistema di vasi comunicanti, i paesi più ricchi per sostenere le loro mega-impronte. | |
“Non siamo soli nell'universo”: parola di astronauta

22/4/2009 - Le rivelazioni di un membro dell'equipaggio dell'Apollo 14
Edgar Mitchell, sesto uomo a sbarcare sulla Luna, si appella al governo e alla Nasa: “Rendete pubbliche le prove dell'esistenza degli alieni”
| E.L. | |
| Edgar Mitchell aveva 17 anni nel 1947, quando Roswell, la cittadina del New Mexico in cui era nato, divenne testimone di un fatto che ne avrebbe cambiato la vita per sempre: il presunto schianto di un Ufo, mai effettivemante confermato ma entrato nella leggenda. Forse proprio quell’evento ispirò a Mitchell il desiderio di arrivare là da dove si pensava che gli alieni fossero scesi: lo spazio. Oggi l’astronauta Mitchell, a oltre sessant’anni dallo “schianto” di Roswell e a 38 anni dalla sua passeggiata sulla Luna - era imbarcato sull’Apollo 14 - , è più convinto che mai della sua intuizione di tanto tempo fa: non siamo soli nell’universo. E, aggiunge Edgar, è venuto il tempo che le prove dell’esistenza degli extraterrestri vengano finalmente mostrate al mondo. “Il nostro destino, secondo me, è diventare parte di una comunità planetaria e dovremmo cominciare ad occuparci di questa possibilità al più presto”, ha dichiarato Mitchell di fronte agli entusiasti partecipanti al National Press Club, raduno di ufologi organizzato dal Paradigm Research Club: il primo passo verso questa possibilità è convincere il governo americano e la Nasa a togliere il segreto di Stato sulle informazioni relative agli sbarchi alieni, sulla cui realtà l’anziano astronauta non ha alcun dubbio. Mitchell stesso afferma di avere raccolto negli anni numerose testimonianze di concittadini che, invitati dal governo a non fare parola di quanto avevano visto in quella notte del 1947, prima o poi decidevano di liberarsi del peso di quel segreto e sceglievano di farlo con un astronauta, apparentemente il più adatto e ricettivo per parlare di “questioni di spazio”. Le ricerche condotte da Mitchell sugli eventi di Roswell portavano direttamente alla Nasa e al Pentagono, ma nessuno dei due ha voluto rivelare di più: l’ente spaziale americano, anzi, ribadisce di non avere il compito di occuparsi della questione, sebbene uno dei più vivaci sostenitori dell’ipotesi Ufo sia proprio un ufficiale di questi enti. Non è la prima volta che Mitchell lancia un “allarme alieni”: già ai tempi della missione sulla Luna, aveva consultato alcuni esperti di percezioni extra-sensoriali, per prepararsi ad entrare in contatto con creature diverse. | |
Storia di un bel film-documentario censurato dalla stupidità del potere

di Stefania Limiti
Come si può ricostruire un pezzo della nostra storia recente senza lasciar parlare i protagonisti? Non si può, ed infatti fino ad ora, ma non solo per questa ragione, non ci siamo riusciti. E, a giudicare dalla sorte toccata a Il sol dell’avvenire, il bel film-documento ideato, scritto e realizzato da Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone, la strada è ancora lunga.
Presentato come evento speciale al Festival del cinema di Locarno nell’agosto 2008, il documento, prodotto dalla Blue Film, è stato letteralmente fatto fuori dalla distribuzione nelle sale cinematografiche dopo un editto del ministro della Cultura Sandro Bondi: secondo lui, il film "offende la memoria delle vittime del terrorismo". Bondi è andato giù duro con una campagna di censura preventiva - "fuori posto, fuori luogo e perfino pericolosa", come disse subito Beppe Giulietti di Articolo 21 - il cui primo risultato sono stati i lunghi e continui applausi del pubblico che ha assistito alla prima proiezione del film a Locarno. Poi l’ostracismo ha alzato il muro, ed infatti la distribuzione nelle sale è sfumata via, nonostante fosse tutto previsto e concordato. Il CdA dell’Istituto Luce, nel quale c’è anche un amico del ministro Bondi, Pasquale Squitieri molla la diffusione del film ritenuto troppo "filo brigatista".
Tuttavia, come sempre avviene, la censura ha incrociato anche i suoi anticorpi, quelli sparsi nella società, tanto che oggi è possibile comperare il Dvd insieme al libro che spiega la genesi di questa esperienza grazie ad una casa editrice libera che si è affermata in poco tempo nella pubblicazione di inchieste, Chiarelettere.
L’idea del film - nato dal libro Che cosa sono le Br, firmato da Fasanella e l'ex brigatista Alberto Franceschini (Bur Rizzoli) – è semplice ed estremamente efficace e diretta: mettere insieme attorno ad un tavolo imbandito di una storica trattoria di Costaferrata (dove l’ostessa è la stessa di sempre) alcuni compagni della rossissima Reggio Emilia del 1969, Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, che di lì a poco sarebbero diventati brigatisti, e Paolo Rozzi e Annibale Viappiani, che non aderirono alle Brigate Rosse e che oggi sono impegnati il primo nel Partito Democratico, il secondo nel sindacato - e lasciare ai loro ricordi e ai loro punti di vista, quelli di allora e quelli di oggi, la ricostruzione di come e perché è nato il terrorismo rosso.
Nessuna nostalgia, né auto celebrazione o trasfigurazione di un passato: né gli autori, né i protagonisti, a giudicare dalla loro autenticità, avrebbero perso tempo in una operazione ridicola ed inutile.
Quel gruppo di ragazzi nel 1969 abbandonò la Federazione giovanile comunista – raccontano - per dar vita, insieme ad altri coetanei di provenienza anarchica, socialista, cattolica, all’esperienza dell’Appartamento, una comune sessantottina che guardava al futuro pensando di poter realizzare la rivoluzione, riscattando il tradimento degli ideali partigiani e antifascisti dei loro padri e nonni durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Sappiamo bene che non erano soli: quell’aspirazione segnò generazioni che la elaborarono in modi diversissimi. Ed infatti, da quella esperienza dell’Appartamento, di lì a due anni, usciranno alcuni dei primi protagonisti delle Brigate Rosse: Alberto Franceschini, Tonino Loris Paroli, Roberto Ognibene, Prospero Gallinari, Renato Azzolini.
Accanto al racconto dei cinque, ci sono anche due testimoni molto particolari che in vario modo e a vario titolo parteciparono alla esperienza dell’Appartamento: Corrado Corghi, ex dirigente della Democrazia Cristiana ed esponente del cattolicesimo del dissenso, e Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli comunisti trucidati dai nazifascisti nel ’43 – a dimostrazione della varietà di culture e radici che si incontrarono in quel luogo.
Il prodotto della narrazione è un documento equilibrato, che lascia trasparire il dolore accanto all’ironia, ricco di spunti di riflessione, soprattutto sul rapporto tra il Pci e le aree delle contestazione. Alberto Franceschini ricorda che furono espulsi dal partito perché parteciparono alla manifestazione contro le basi Nato: il Pci del dopo guerra non rappresentava ‘una alternativa di sistema’ e l’esperienza dell’Appartamento raccolse le spinte antagoniste molto forti allora nella società. E non fu solo un fatto locale: proprio la stessa cosa avvenne in tantissimi altri ideali ‘appartamenti’ sparsi in tutto il paese all’interno dei quali, dal ’68 in poi, si consumò la frattura tra il Pci e una parte della società che guardò altrove, certamente non solo alla clandestinità armata.
Il sol dell’avvenire non è un film-inchiesta, non racconta cosa fecero le Br – ma non dimentica, nella conclusione, di ricordane le vittime.
Gli autori non hanno questa pretesa perché la loro scelta ha una natura diversa, quella di ricostruire l’origine dell’esperienza emiliana delle Br che segna la fase ‘insurrezionale’ dell’organizzazione, assai diversa, per soggetti e modalità da quella ‘cospirativa’ che caratterizzerà poi il percorso successivo del terrorismo brigatista.
Contestualizzare quell’esperienza è un passo irrinunciabile per chi ha interesse a capirla e in tutto questo non c’è nulla di indicibile, se non ciò che vuole essere censurato perché ingombrante. Al di là delle critiche più strumentali e di bassa cucina, questo tentativo di rimozione è sorprendente e dannosissimo: perché nel calderone dell’indicibile c’è finito tutto, dalle stragi di stato, alle connivenze tra servizi segreti ed eversione nera.
Il sol dell’avvenire è in definitiva un tentativo, ben riuscito, di usare la cinepresa per rivedere in presa diretta pezzi della nostra storia, è un contributo alla sua comprensione ben maggiore di quello che può dare una pellicola, ad esempio, come Buongiono Notte! dove alla realtà si sostituisce la sola e pura, arbitraria finzione.
E in tutto questo non c’è nulla che possa offendere la memoria delle vittime: Sabina Rossa, figlia del sindacalista ucciso dalle Br nel 1979, ha avuto parole di solidarietà e stima per Fasanella e Pannone, e, soprattutto, si dice convinta "che non si possa chiedere agli ex terroristi il silenzio come pena accessoria. Il punto semmai e' capire quale contributo di verità storica possa portare il loro intervento".
Il sol dell’avvenire, di Giovanni Fasanella e Gianfranco Pannone,
Edizione Chiarelettere, Dvd+film euro 19,60Energia Rinnovabile fai da te

di Virginia Greco
Dopo il successo del progetto “Adotta un kW”, nasce in Italia RetEnergie, cooperativa per l’auto-generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Gruppi organizzati di singoli cittadini diventano finanziatori, produttori, gestori ed infine consumatori della propria energia. A Cuneo, Reggio Emilia e Asti le prime centrali idroelettriche ad azionariato popolare.
Fino a qualche anno fa, quando i “teorici” ecologisti proponevano l’idea di una produzione decentralizzata e parcellizzata dell’energia, si aveva l’impressione di leggere un racconto di fantascienza. La possibilità per ogni singolo cittadino di generare in proprio l’energia di cui avesse bisogno prospettava la realizzazione di una sorta di rivoluzione democratica, auspicabile ma un po’ troppo idealistica.
Siamo ancora lontani da un diffuso fai-da-te dell’energia, ma i recenti sviluppi della tecnologia hanno reso possibile la nascita di una generazione di impianti di mini e micro-generazione da fonti rinnovabili: pannelli e tegole fotovoltaiche, nonché pale eoliche, iniziano a spuntare ovunque sui tetti di abitazioni e fabbriche.
Trattandosi però ancora di un’eccezione e non una prassi, il cittadino medio si scoraggia di fronte alla prospettiva (o la paura) di dover andare incontro a ignoti iter burocratici, consultare tecnici e affrontare spese che potrebbero non essere trascurabili.
Perché allora non unirsi in gruppo per realizzare un piccolo impianto?
È proprio questa l’idea alla base del progetto “Adotta un kW” promosso nel recente passato dall’Associazione Solare Collettivo Onlus, che ha condotto all’installazione, nel corso del 2008, di una centrale fotovoltaica da 20 kW in provincia di Cuneo. La proposta rivolta ai cittadini era quella di comprare una piccola quota del futuro impianto, secondo le proprie esigenze e possibilità, e unirsi quindi in cooperativa.
Il progetto ha riscosso successo e il crescente interesse verso la possibilità di realizzare una “co-auto-generazione” di energia elettrica ha determinato la nascita di una vera e propria rete che connette individui determinati a liberarsi dalla dipendenza da Enel o qualunque altra compagnia analoga.

RetEnergie ha come intento la costruzione e la messa in opera di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili
La prima centrale che sorgerà sotto l’etichetta di RetEnergie sarà collocata a Reggio Emilia e prevede l’investimento di 160.000 euro. Si tratterà di un impianto idroelettrico da 35 kilowatt, da realizzare con impatto ambientale molto limitato: il corso dell’acqua non sarà deviato e il paesaggio subirà pochissime modifiche.
A seguire, si prevede di stabilire altre due centrali idroelettriche (rispettivamente da 60 kW e 120 kW) ad Asti e Cuneo. Ulteriori progetti sono in corso di valutazione e la rete è aperta a chiunque voglia mettersi in società per intraprendere la strada dell’autoproduzione.
La centrale di Reggio Emilia dovrebbe essere in grado di vendere energia elettrica ai soci entro due anni da ora.
Ovviamente la Cooperativa si è data un protocollo di azione. Nel momento in cui un gruppo di cittadini-investitori avanzano la proposta dell’impianto di una nuova centrale, i soci si muovono per individuare la possibile locazione (preferibilmente riadattando impianti e strutture preesistenti e non più in uso); successivamente la Rete si occupa del recupero e dell’equipaggiamento dell’area. Messo in opera l’impianto, l’energia prodotta deve essere immessa nella rete elettrica di cui fanno parte tutti i soci e dalla quale essi la potranno acquistare ad un prezzo ridotto.

La vera occasione da sfruttare oggi è quella di orientarsi verso scelte che abbraccino valori etici, sociali ed ecologici
La vera occasione da sfruttare oggi è quella di orientarsi verso scelte che abbraccino valori etici, sociali ed ecologici. “Se vogliamo essere sicuri che la nostra casa sia alimentata da energia pulita ed economica, la cosa migliore che possiamo fare è autoprodurla”, afferma Marco Mariano, presidente di Rete Energie.
I vantaggi economici per i soci deriveranno senza dubbio dal fatto che i costi di produzione saranno abbattuti sulla bolletta, vale a dire che l’energia prodotta sarà pagata il 20% meno. Sul fronte costi di distribuzione, invece, la questione è ancora incerta, in quanto l’energia sarà somministrata agli acquirenti da un operatore esterno alla Rete. “Siamo troppo piccoli per distribuire energia in modo autonomo” – spiega Mariano – “dovremo quindi affidarci a società intermediarie che smisteranno l’elettricità per noi”.
Alcuni obiettano che il risparmio invece non potrà esserci.

I vantaggi economici per i soci deriveranno dal fatto che i costi di produzione saranno abbattuti sulla bolletta, vale a dire che l’energia prodotta sarà pagata il 20% meno
I rappresentanti di RetEnergie rispondono con cautela ma anche ottimismo: “Al momento il costo dell’energia all’utente finale non è stato definito in quanto ci sono ancora dei passaggi da valutare; riteniamo però che l’operazione abbia un compiuto senso economico.”
L’organizzazione della Cooperativa prevede due tipi di soci: i cooperatori e i finanziatori. I primi ottengono solo il vantaggio di acquistare energia a prezzi convenienti (si tratta di un rapporto di mutualità); i secondi ricevono anche una remunerazione in funzione del capitale investito. Tendenzialmente i soci finanziatori reinvestono l’utile prodotto nella cooperativa stessa, al fine di consentirne la crescita.
L’auspicata rivoluzione – di cui parlano i teorici - sta forse muovendo realmente i primi passi. Ovviamente affinché assuma le dimensioni di quella copernicana, ossia una vera e propria inversione di prospettive (parcellizzazione e cooperazione in luogo di centralizzazione e capitalizzazione), ci vorrà ancora tempo e grossi investimenti di soldi ed energie. Ma la nota estremamente positiva è che più o meno chiunque può parteciparvi, in base alle proprie possibilità.

L’autoproduzione di energia per piccole comunità di persone non è una pratica recente
La più importante tra queste è la Cedis, fondata a Storo (in provincia di Trento) nel 1904, costituita oggi da 2500 soci, la quale attraverso cavi interrati (che quindi non deturpano il paesaggio) fornisce energia elettrica a 4500 persone.
Cooperazione come paradigma di impresa; sostenibilità, decrescita e democrazia come filosofia di vita.
Un rivoluzione dal basso che potrebbe attecchire. Ce lo auguriamo.
L´ombra (sempre più) lunga e infetta del bestiame avanza

di Lucia Venturi
LIVORNO. E’ scattato in questi giorni l’allarme a livello mondiale per la paura di una nuova epidemia, questa volta sostenuta da un virus che generalmente alberga nei suini.
E’ un virus portatore di sintomi influenzali e dato che dai suini si sviluppa ha preso il nome di febbre suina o porcina e i primi casi acclarati con esiti letali sono partiti da Città del Messico.
Sarebbero infatti già più di 100 le vittime e oltre un migliaio i contagiati in Messico, ma l’allerta si è già diffusa nello Stato di New York, che ha con il paese sudamericano il confine più esteso, e la paura è già arrivata oltreoceano.
Sarà l’ennesimo caso che mieterà più vittime per il panico che non per la malattia? E che determinerà disequilibri economici tra chi commercia prodotti che vengono immediatamente messi all’indice (impropriamente) come untori e chi commercia invece i rimedi (quasi sempre inutili) per non imbattersi nell’agente infettante?
Sta di fatto che le notizie viaggiano nel mondo globalizzato a velocità anche maggiore di quanto non facciano i virus, che ormai non conoscono più i confini naturali dati un tempo dai mari e dalle grandi distese di terre emerse e che spesso può più la paura che non il microbo incriminato.
Ma c’è da chiedersi comunque il motivo per cui si inneschino a intervalli più o meno regolari emergenze e riemergenze per il rischio di epidemie o ormai (in virtù della globalizzazione) di pandemie.
L´emergenza e la riemergenza di malattie infettive è influenzata, tra gli altri fattori, dalla genetica degli agenti infettivi, da quella delle specie ospiti e di quelle potenzialmente ospiti, da fattori ecologici quali l´intrusione in ambienti e la modificazione degli ambienti stessi, l´aumento e la sempre maggiore velocità delle movimentazioni di uomini, animali, prodotti di origine animale, che creano nuove interfacce tra le comunità animali allo stato libero, con la loro biodiversità, e le comunità agricolo-urbane con la loro relativa omogeneità genetica ed alta densità di popolazioni umane, di animali domestici, di vegetali. E con le pratiche sempre più diffuse di allevamenti intensivi.
Riguardo al caso dell’influenza suina, i recenti studi di biologia molecolare attribuiscono al suino un ruolo importante in quanto rappresenta una specie nella quale si sono stabiliti, e ne hanno fatto il loro serbatoio, virus influenzali che hanno circolato nell’uomo.
E’ inoltre il solo ospite naturale del virus dell’influenza che, per la presenza di particolari recettori, può essere infettato da virus di origine umana e aviare oltre che, naturalmente, da quelli propri.
Per questo motivo il suino viene considerato un contenitore di rimescolamento genetico, ovvero un organismo nel quale, nel corso di infezioni multiple da parte di virus influenzali diversi e di diversa origine animale, i geni virali possano mescolarsi tra di loro dando origine a degli ibridi.
Un fenomeno che porterebbe alla creazioni di varianti virali, ovvero di organismi in cui sono avvenute mutazioni genetiche, che li rendono, ad esempio, più aggressivi per l’uomo.
In un ospite infetto la carica virale ha infatti una componente statica ed una componente dinamica; la prima può essere considerata dal numero totale di particelle virali presenti, la seconda dal numero e tipo di genomi mutanti presenti sul totale, che si producono con una certa frequenza; è però evidente che se aumenta la popolazione che può ospitare il numero degli agenti infetti, il numero di questi aumenterà di conseguenza e maggiore diventerà la frequenza con cui le mutazioni potranno compiersi e quindi la probabilità che fra questi si selezionino agenti più virulenti, sia per l’animale che fa da serbatoio, in questo caso il suino, sia per quelli che possono essere attraverso di lui contagiati, in questo caso l’uomo.
Riguardo all’influenza suina, la maggior parte dei virus più pericolosi, sempre in riferimento all´uomo, sembra essere stata acquisita nel momento in cui la popolazione, con l´inizio delle attività agro-zootecniche, è diventata stanziale ed è aumentato il numero di individui presenti nell´unità di spazio. A questo va aggiunto il fatto che si è instaurato un più stretto e continuo contatto con gli animali, dovuto all´espandersi degli allevamenti stessi.
In questo modo si può prevedere che una perturbazione nelle interazioni ecologiche che aumenti il contatto tra specie in precedenza isolate (intrusione umana in nuovi habitat, disboscamento, stanzializzazione di popolazioni, ma anche introduzione di specie esotiche in nuovi territori) possa incrementare il rischio di esposizione ad agenti persistenti, e la possibilità che questi possano diventare agenti acuti per nuove specie.
Prima di farsi prendere dal panico, bisognerebbe quindi ripensare a questo modello, che non ha niente di sostenibile, né per l’ambiente, né per gli animali, né per l’uomo.
DNA e Nuovo Ordine Mondiale

Attualmente, stiamo vivendo una rinascita spirituale. E' necessario comunque avere alcune informazioni perché questa rinascita arrivi a compimento. Al fine di impedire l'estinzione del nostro pianeta, dobbiamo aumentare la nostra conoscenza liberando prima la nostra mente da quella falsa fornita dal mainstream.
Livelli superiori di coscienza, che conferiscono o meglio riabilitano capacità ritenute miracolose comportano dei cambiamenti nel DNA. Parti del DNA, definite dagli scienziati DNA spazzatura, vengano riattivate da pratiche spirituali efficaci conferendo nuovi poteri. Altro che Junk DNA! E' una deformazione degli scienziati definire inutile ciò che non capiscono. E' successo, e tuttora succede, con le tonsille, l'appendice, la cistifellea, hanno una compulsione a rimuovere quegli organi, si domanderanno chissà che ci stanno a fare lì...
I genetisti pasticciano e manipolano il DNA come se fosse una sorta di giocattolo. Purtroppo, la maggior parte dei genetisti e degli scienziati sono evoluzionisti. Non credono che l'universo sia una creazione.
Per creazione intendo dire che è stato creato, sul chi l'ha creato non entro in discussione, di certo non è il vecchietto con la barba bianca e il triangolo in testa che ci guarda dall'alto agitando minacciosamente il dito indice.
Questi scienziati pensano che quello che stanno facendo sia per il miglioramento dell'umanità. Nella loro mente, l'ingegneria genetica è solo il prossimo grande passo nel nostro sviluppo evolutivo.
Ciò che si sta verificando con la biotecnologia in realtà è una guerra a livello spirituale.
L'ingegneria genetica è una grave minaccia per il nostro pianeta. Il settore delle biotecnologie sta giocando con il fuoco. Gli addetti ai lavori non hanno alcuna idea di quello che stanno facendo realmente. Sono dei semplici dupes.
Non sono gli scienziati a giocare veramente con il DNA. Ci sono persone che hanno dei piani ben precisi riguardo a cosa fare con le manipolazioni genetiche.
Che cosa è esattamente il DNA? Ci sono informazioni sul DNA che non ci vengono fornite?
Si, stanno tenendo nascoste un sacco di informazioni sul DNA.
C'è una cospirazione ai più alti livelli. Anche i genetisti più titolati non hanno la minima idea di ciò che è all'ordine del giorno del cartello della genetica o quali sono le loro fonti di finanziamento. E non hanno nemmeno idea riguardo all'esistenza di un movimento eugenetico per la creazione di un mondo migliore "migliorando" i geni umani.
Che cos'è il DNA? La struttura a spirale del DNA riflette la struttura a spirale di tutte le proteine nel corpo. Le strutture a spirale sono semplicemente come una bobina che Tesla ideò per migliorare la ricezione e la trasmissione di energia. In modo simile, il DNA è come un ricevitore e trasmettitore di frequenza cosmiche, che molti chiamerebbero divine. Si potrebbe anche chiamare il DNA ricetrasmettitore di energia bio-acustica o di luce e suono. Non troverai nulla del genere nei tradizionali testi scientifici. Per qualche ragione questi dati sono omessi. Perché?
La risposta ci porta al Progetto del Genoma Umano. Chi c'è dietro a questo progetto?
Una piccola élite di famiglie che sono al potere da centinaia di anni e che il controllano governi e industrie (farmaceutica, petrolchimica e ingegneria genetica, sistema bancario). Le scienze più avanzate in questo campo sono manipolate e controllate dalla politica. I tizi che controllano il Progetto Genoma Umano hanno una conoscenza che al momento supera di gran lunga quella di qualsiasi altro normale essere umano.
Cosa c'è dietro a tutto questo? Cosa vogliono gli appartenenti a questa élite?
Il loro scopo è quello di controllare noi con la manomissione della nostra genetica. In definitiva, vogliono farci diventare schiavi del loro sistema di controllo. Se puoi rimbambire un essere umano e togliergli il suo potere spirituale, puoi agire da intermediario o da guardiano. In altre parole, si può interferire con l'evoluzione di ogni singolo individuo e privarlo della sua essenza. Questa è la forma più avanzata di guerra bio-spirituale che sia mai esistita. Le tecnologie che vengono utilizzate per questi scopi comprendono quella del Programma Scudo Spaziale e del progetto HAARP, e tutte le tecnologie che si focalizzano sull'impiego delle frequenze elettromagnetiche. E' necessario venire a conoscenza di queste tecnologie in modo che ci si possa proteggere.
I media aiutano le industrie coinvolte nel progetto a immettere in continuazione il messaggio che le ricerche e gli studi vengono fatti per il bene dell'umanità. Dopo aver sentito questi messaggi abbastanza spesso, alla fine ci crediamo. Siamo stati così sedati dai media che non ci si chiede più ciò che sta realmente accadendo. Perché ci sono queste grandi epidemie di "AIDS", il cancro e le malattie autoimmuni? Ci sono persone specificatamente incaricate che stanno nascondendo la verità, perché fanno fortune enormi con le nostre disgrazie e ignoranza. E facendoti credere che i farmaci curano quelle malattie continuano a vendere i loro prodotti farmaceutici e petrolchimici.
Hanno creato un sistema che si basa su risorse di energia inquinanti e non rinnovabili. Questi industriali sono gli stessi che controllano a livello mondiale la Exxon, la Shell e la Mobil - l'industria petrolchimica, farmaceutica, bancaria e genetica, sono la medesima cosa. Il loro gioco è potere e controllo.
Qui si inizia ad avere a che fare con il regno del male. La vita è il movimento che risulta dall'interazione di forze contrapposte. La dicotomia più nota e quella composta dagli opposti bene e male, già questa da sola ha ispirato la creazione dei più grandi poteri clericali sulla terra. I "buoni" vogliono un regno di pace sulla terra in cui le individualità possano esprimersi liberamente e in pace. I "cattivi" vogliono imporre il proprio volere sugli esseri per il solo godimento perverso del potere espresso con la dominazione degli altri.
Possiamo scegliere.
Il Progetto Genoma Umano è stato finanziato non a caso dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti.
Il Dipartimento dell'Energia Stati Uniti, il Trust di Londra, la famiglia reale d'Inghilterra, e la famiglia Rockefeller sono i principali protagonisti che controllano lo studio della genetica e del DNA. In ultima analisi, hanno rubato la ricerca di un programma universitario due settimane prima del suo completamento.
George Soros e un gruppo di scienziati, che potremmo chiamare del male, e il Carlyle Group e tutti i suoi affiliati ne sono coinvolti. Hanno privatizzato il Progetto Genoma Umano, brevettato ogni sequenza genetica potenzialmente lucrativa, e sono ora nel business della manipolazione e alterazione, forse per sempre, della genetica della vita.
Nel suo documentario, Fahrenheit 9/11, Michael Moore espone che i principali affaristi della guerra contro il terrorismo mondiale lavorano nel Carlyle Group e che hanno anche collegamenti con i Bin Laden, i sauditi, l'industria militare. Sono loro che dirigono le guerre e traggono profitto dalla morte dei nostri amici e dei nostri familiari. Questi sono i criminali. Le persone devono svegliarsi e rendersi conto che le persone che controllano il DNA sono estremamente inaffidabili.
Hanno usato il denaro dei contribuenti per finanziare il Progetto Genoma Umano, ma qual'era lo scopo del progetto?
Il Progetto Genoma Umano è una truffa. Hanno fatto credere che era destinato a valorizzare la conoscenza delle sequenze dei geni per la progettazione futura di dispositivi medici e applicazioni geneto-farmaceutiche. Dissero che per far questo era necessario decodificare ogni singolo gene all'interno del corpo umano. Ci hanno indotto a credere che avrebbero fatto progressi nel campo dell'ingegneria genetica a nostro vantaggio. Tutto questo è falso.
Le lotte per ottenere i brevetti del Progetto Genoma Umano sono in corso solo per questioni di denaro, ingenti somme. La Rockefeller University è il primo e più importante destinatario di questi codici genetici rubati. La maggior parte dei brevetti depositati del Progetto Genoma Umano sono riservati alle persone che controllano il pianeta.
Perché sono criminali, tutta questa gente rispettabile? Perché hanno dirottato il Progetto Genoma Umano per la loro propria agenda di ricreare la nostra specie a loro immagine e in realtà il progetto non aveva nulla a che fare con il bene dell'umanità come ci hanno sempre detto.
Tutte le malattie sono l'espressione di turbamenti spirituali.
La comunità medica nega, o per lo meno non promuove, la necessità di ristabilire la connessione con la nostra parte spirituale. Molti dei medici e degli scienziati hanno subito il lavaggio del cervello, sono schiavi del controllo mentale. Sono seguaci del culto medico, sono dei dupes. Tirano fuori dal cilindro pillole magiche per curare ogni male, ma come puoi vedere dalla pubblicità televisiva, quelle pillole causano terribili effetti collaterali. In una cosa hanno avuto successo: hanno creato grandi industrie. La sanità e la scienza lavorano duramente per impedirci di accedere alla vera conoscenza. Questa ignoranza in ultima analisi ci porta al nostro genocidio. Genocidio, nel Webster's Dictionary è definito come l'uccisione di massa di persone per motivi economici, politici, e/o motivi ideologici. Fa fare un sacco di soldi ai drug pusher della comunità medica.
Queste persone non hanno il potere di guarirti.
Hanno il potere di avvelenarti e di manipolare la genetica e la chimica del tuo corpo (ormoni, enzimi, etc ...).
La IG Farben è stata la più infame fra le organizzazioni di cartello e letteralmente è stata il Terzo Reich. Gli amministratori e consulenti che erano al top dell'organizzazione erano anche al top nelle SS al tempo di Hitler. Queste persone sono come minimo inaffidabili. Sebbene la IG Farben non esista più in quanto tale, esiste ancora sotto altre forme. Nel 1951, la compagnia fu divisa nelle componenti originali. Le quattro più grosse, comprarono rapidamente quelle più piccole, e oggi restano solo Agfa, BASF, e Bayer, mentre la Hoechst si è fusa con la francese Rhône-Poulenc Rorer, dando vita alla Aventis, con sede a Strasburgo, in Francia. Se poi diamo uno sguardo ai nomi del direttivo della IG Farben, incontriamo i soliti nomi: Edsel Ford, Charles Mitchell (Rockfeller Bank), Walt Teagle (Presidente di Standard Oil), Paul Warnurg (capo della Federal Riserve), Herman Metz, direttore della Bank of Manhattan, controllata da Warburg. Direttore era Max Warburg, fratello di Paul. E' il caso di dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Il cartello farmaceutico ti vuole spacciare pillole "magiche" per la cura di ogni male. Perché? Queste pillole hanno terribili effetti collaterali che ti fanno ritornare dal tuo medico solo per scoprire che avrai bisogno di altre pillole "magiche". Questo tipo di dipendenza è conveniente per chi ottiene profitti finanziari con le nostre malattie. Le industrie e i governi traggono beneficio dalla nostra sofferenza. Il loro obiettivo finale è quello di ridurre la popolazione a schiavi. Se le persone si svegliassero e accedessero a questa conoscenza, fermerebbero il gioco di prestigio delle pillole magiche e si renderebbero conto che siamo tutti esseri di energia (come precedentemente realizzato da Nikola Tesla e Albert Einstein). Allora tutti potremmo godere del nostro vero potenziale, utilizzando la nostra saggezza interiore per curare il nostro corpo, naturalmente.
L'élite mondiale sta cercando di impedirci di raggiungere le nostre mete spirituali, controllando il DNA.
Il DNA è qualcosa che va oltre la materia ed entra nel mondo spirituale. Di fatto è il link fra la materia e lo spirito. Tramite esso lo spirito può guarire il corpo perchè il DNA converte le vibrazioni spirituali in armoniche inferiori che possono essere recepite dal corpo a livello cellulare, e dato che il nostro corpo è un insieme di cellule, guarendo le singole cellule si guarisce il corpo. Se una cura funziona veramente fino alla completa remissione e non alla mera scomparsa del sintomo, quella cura agisce a livello cellulare, ripulendone l'ambiente e armonizzandone il campo magnetico. E non sarà mai una cura farmaceutica.
Facendo migliori scelte nutrizionali, ambientali, emotive, mentali e spirituali puoi aggiornare la tua genetica, puoi accendere i filamenti dormienti della struttura a spirale del DNA, il cosiddetto DNA spazzatura degli scienziati. Hai il potere di passare da umano a sovrumano. Quando puoi realizzare il tuo potenziale, allora puoi manifestare il tuo vero destino.
Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco ti offre la conoscenza necessaria per adottare uno stile di vita e scelte alimentari che portano al miglioramento della qualità della vita.
I vaccini possono alterare il DNA.
Vaccini colpiscono il sistema nervoso. Contengono neurotossine, mercurio, alluminio, e formaldeide. Quando si sopprime il sistema nervoso si sopprime la spiritualità. I vaccini sono armi da genocidio in grado di controllare e schiavizzarci spiritualmente e fisicamente. E' molto di più dei meri danni fisici da vaccino immediatamente visibili come l'autismo, per esempio.
La coscienza non dipende solo dal nostro DNA, ma dipende anche dal nostro sistema nervoso. Infatti le cellule dei nervi hanno più materiale genetico rispetto a qualsiasi altra cellula. Pertanto i nervi, in particolare quelli nel cervello, sono il ponte per la manifestazione della nostra spiritualità e coscienza. Un sistema nervoso compromesso è di impedimento al corretto svolgimento di pratiche spirituali. Gli effetti collaterali dei farmaci e dei vaccini hanno un effetto paralizzante sul sistema nervoso, la coscienza e la spiritualità. Gran parte delle grandi piaghe del nostro tempo, se non tutte, sono il risultato di manipolazioni fatte dall'uomo all'interno di laboratori (vaccini, forniture di sangue contaminato, mutazioni genetiche, nuovi ceppi di batteri, virus e funghi).
Nonostante il fatto che il DNA venga manipolato e inquinato, in particolare attraverso l'uso di vaccini, siamo ancora in grado di manifestare guarigioni miracolose. Alla fine vince la Forza. La verità è che abbiamo a che fare con la luce contro le tenebre, il bene contro il male, e non è un'allegoria, lasciamo pure satana e belzebù alle superstizioni del passato, abbiamo a che fare con persone reali. Quando comprendiamo questo, possiamo entrare nella stanza nero pece del male con una piccola fiamma di verità e tramutare il buio in luce. Non è possibile fare il contrario. Non si può entrare in una stanza ben illuminata piena di verità e amore, con un pezzo di male e di oscurità e sterminare la luce. E' evidente che la verità, la luce e il bene vinceranno sulla menzogna, l'oscurità e il male.
Se diamo uno sguardo a quello che succede su questo pianeta, possiamo dedurre che siamo nei guai. Eppure, la verità è così profonda e così potente che alla fine vincerà.