mercoledì 29 aprile 2009

Le autorità cercano di nascondere arresti e condanne dei monaci tibetani














29/04/2009 TIBET - CINA

di Nirmala Carvalho
La polizia cerca di non far sapere l’arresto di 3 monaci a Ganchu. Il tribunale rinvia il processo contro il noto e stimato lama buddista Phurbu dopo l’attenzione internazionale suscitata per il suo processo.

Dharamsala (AsiaNews) – La polizia cerca di tenere segreto l’arresto di altri tre monaci tibetani nella contea di Nagchu. Intanto un tribunale in Sichuan rinvia il verdetto per il processo contro il lama Phurbu Tsering

Il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia ha denunciato l’arresto l’11 aprile di Khensur Thupten Thapkhey, ex abate del monastero Shapten, e di Geshe Tsultrim Gyaltsen. Se ne ignorano le ragioni e la polizia di Nagchu ha cercato di negarlo, dicendo che i due sono andati a Lhasa per ricevere un’attestazione dall’Ufficio religioso. E’ stato pure arrestato Tsundue, capo del Comitato democratico a Shapten.

I parenti dei tre monaci sono molto preoccupati per questa mancanza di notizie.

Intanto il tribunale del Sichuan ha rinviato “a data da destinarsi” la decisione sulle accuse di possesso di armi da fuoco a carico di Phurbu. Il suo avvocato Li Fangping ha detto ieri che è conseguenza della grande attenzione suscitata nell’opinione pubblica internazionale.

Phurbu, responsabile di due conventi a Ganzi (Sichuan) è una figura carismatica per i tibetani, è soprannominato il “Buddha vivente” e considerato un esempio delle virtù buddiste. E’ in carcere dal 18 maggio perché la polizia ha trovato un’arma e munizioni nella sua casa. Ha sempre negato l’accusa, che molti ritengono fabbricata per colpirlo a seguito delle proteste anticinesi scoppiate anche nella sua zona nel 2008



Dichiarazione di Heredia: clima, boschi e piantagioni















Mercoledì 29 Aprile 2009

“Il cambiamento climatico è l'inevitabile conseguenza di un sistema socio-economico e politico che ha trasformato natura e persone in merce, e sebbene lo stesso sia una delle minacce più serie che dovremo affrontare in futuro, è parte di una catena di crisi che vanno succedendosi negli ultimi anni... nessuna delle soluzioni proposte negli ambiti governativi e dalle Nazioni Unite affronta davvero le cause del cambiamento climatico...”

Heredia, Costa Rica, 28 marzo 2009

Noi organizzazioni della società civile di tutti i continenti, ci siamo riunite in Costa Rica tra il 24 ed il 28 marzo per condividere esperienze, visitare comunità agricole, riflettere e fare proposte sulla tematica Clima, Boschi e Piantagioni.

Nella prima del nostro incontro abbiamo visitato comunità agricole del nord, ed abbiamo potuto verificare l'impatto delle monocolture (ad esempio di ananas) sulle comunità locali, i territori, l'approvvigionamenti di acqua, la salute e gli ecosistemi locali. Abbiamo avuto modo di vedere come le comunità contadine continuano a proteggere i loro boschi ed a rigenerarli a causa delle continue aggressioni che ricevono.

Possiamo constatare in maniera inequivocabile l'imposizione di un modello agro-esportatore che non tiene conto della specificità dei territori e che ci ha portato alla presente crisi ambientale. Questo modello di esportazione di prodotti-base, e la relativa monocoltura , l'uso intensivo di prodotti chimici, il trasporto per migliaia di chilometri di prodotti destinati al consumo di un nord opulento, sono le cause principali dell'attuale crisi climatica.

La Costa Rica vende al mondo l'immagine di “paese verde”, che difende i suoi boschi e le sue biodiversità, nonostante noi abbiamo potuto verificare la falsità di una tale immagine, che non rispecchia affatto la realtà vissuta dal popolo e dall'ambiente in Costa Rica.

Dopo due giorni di riflessioni sulle cause che hanno portato la nostra società in questa situazione, oltre che sulle proposte realizzate negli ambiti ufficiali, desideriamo condividere le nostre conclusioni, i nostri compromessi e le nostre proposte per affrontare il cambiamento climatico.

La nostra prima conclusione è che il cambiamento climatico è l'inevitabile conseguenza di un sistema socio-economico e politico che ha trasformato la natura e le persone in merce e che, sebbene lo stesso sistema sia una delle minacce che dovremo affrontare in futuro, è parte di una catena di crisi che stanno succedendosi negli ultimi anni.

In secondo luogo siamo giunti alla conclusione che nessuna delle soluzioni proposte negli ambiti governativi e delle Nazioni Unite affronta realmente le cause del cambiamento climatico.

Concludiamo dicendo che il mercato delle emissioni di carbonio, il meccanismo conosciuto con la sigla inglese REDD, il pagamento di servizi ambientali e tutti i meccanismi di mitigazione e compensazione basati sul mercato sono strumenti che non solo non sono utili a compiere gli obiettivi dichiarati, ma anzi portano avanti il processo di mercificazione della vita, la distruzione del nostro pianeta e l'aggravamento del cambiamento climatico. Tutte queste proposte non sono altro che “bersagli mobili” in continuo mutamento, che ci distraggono dai problemi reali.

Il mercato globale e le sue grandi corporazioni si sono appropriati delle negoziazioni sul cambiamento climatico presso le Nazioni Unite, sequestrandole, trasformandole in uno spazio di affari che in nessun modo risponde alle necessità ed ai mezzi che urgentemente devono essere presi in considerazione.

La Banca Mondiale, responsabile di aver finanziato la distruzione del pianeta, sta adottando adesso un ruolo di guida nelle negoziazioni sul clima, promuovendo modelli di mercato falliti che rendono uno scherzo l'intento di affrontare la crisi climatica.

Nemmeno le tecnologie che si stanno sviluppando come ad esempio gli agro-combustibili, nuove varietà di transgenici, l'uso del “bio-carbone” e simili sono delle risposte reali al cambiamento climatico. Dietro tutte le false soluzioni ci sono le grandi corporazioni, con la complicità dei governi cche assolvono all'unico compito di facilitare l'attività delle stesse. Allo stesso tempo, i governi sono gli stessi che promuovono la repressione e la criminalizzazione di persone ed organizzazioni che resistono all'imposizione di piantagioni, monocolture ed altre false soluzioni.

Per questo motivo ci siamo impegnati a sviluppare la nostra agenda, incentrata sulle necessità e sulle lotte dei nostri popoli, per dare un contributo ad un ampio movimento sociale che cerca di trasformare il sistema dal basso verso l'alto.

In questa cornice, la difesa del clima, dei boschi e degli altri ecosistemi dalla mano dell'uomo è l'unica alternativa possibile per il futuro che stiamo costruendo. Le donne coprono in tal senso una posizione fondamentale, legata ad un mutamento delle relazioni tra le persone e con la natura, che privilegia la cooperazione piuttosto che la dominazione ed il controllo.

Ripudiamo piantagioni e monocolture perché colpiscono le comunità, distruggono i boschi, inquinano il pianeta e generano più cambiamenti climatici: questo sarà uno dei punti chiave della nostra agenda futura.

In base a ciò proponiamo:

1.la difesa della terra e dei territori contro qualunque tipo di concentrazione della terra nelle mani di pochi. Proponiamo la realizzazione di una riforma agraria integrale, partendo dall'integrazione solidale di donne e uomini nella loro terra, proteggendo l'acqua e le biodiversità necessarie al nostro sostentamento. Ci opponiamo fermamente alle riforme agrarie di mercato promosse dalla Banca Mondiale, che mirano unicamente alla deportazione di comunità per occuparne il territori. La nostra proposta consiste nel relazionarci con la terra in maniera rispettosa, senza aggredirla. Crediamo che difendere il territorio equivalga a difendere la nostra cultura ed il nostro modo di interagire tra di noi e con la terra.

2.Sovranità alimentare, intesa come il diritto dei popoli di decidere su quanto concerne la produzione di alimenti e l'agricoltura. La sovranità alimentare comincia con la difesa delle sementi e con un legame paritario con la natura. Per potere essere sovrani abbiamo bisogno di produrre localmente ed in maniera diversificata la maggior parte degli alimenti base del nostro consumo in armonia con la natura, in modo tale da poter produrre cibo per tutti, “raffreddando” il pianeta e combattendo i cambiamenti climatici. Questa è la strada per ottenere ecosistemi salubri ed equilibrati.

3. Opporci ai meccanismi di mercato riguardo il clima, resistendo e denunciandoli. Denunceremo in tutti gli ambiti possibili la falsità del mercato delle emissioni di carbonio, il meccanismo REDD e tutte le proposte simili che potrebbero sorgere in futuro. Ci impegneremo a spiegare in tutti gli ambiti possibili e con chiarezza le ragioni per le quali questi meccanismi mai potranno rappresentare una risposta all'attuale crisi climatica.

Tali obiettivi verranno seriamente concretizzati attraverso la realizzazione di attività che coordineremo ed appoggeremo:

- educazione e coscienza attraverso la produzione di materiali didattici, audiovisivi e tutto il necessario per ampliare il numero di persone coscienti del problema
- realizzazione di studi su singoli casi per documentare gli impatti del cambiamento climatico e le sue false soluzioni, accompagnando le comunità colpite nelle loro denunce
- creazione di alleanze con tutti i movimenti sociali: organizzazioni contadine, popoli indigeni, organizzazioni di donne, organismi per i diritti umani, sindacati, eccetera
- appoggio ai movimenti colpiti dai cambiamenti climatici per aiutare la loro voce affinchè si senti chiara e forte, per il rafforzamento delle strategie di sopravvivenza
- lavoro a livello locale, nazionale ed internazionale in maniera coordinata e solidale.

Torniamo nei nostri paesi come fratelli del popolo della Costa Rica, nella sua lotta contro i Trattati di Libero Commercio ed in difesa della biodiversità, dell'acqua, della produzione armonica con la natura per un mondo giusto e solidale.
Movimento Mondiale per i Boschi Tropicali - WRM
Traduzione di Alessandra Panzeri

Il pollo ha il raffreddore, lo zibetto la polmonite e il suino la febbre! Storia dell'ennesima pandemia












Marcello Pamio - 27 aprile 2009

Eccoci qua a distanza di qualche anno a commentare l’ennesima pandemia.
Dodici anni sono passati da quel lontano 1997, anno dell’aviaria (H5N1, il virus non dei polli ma dei “pollastri”), passando per il 2001 con l’antrace e il 2002 con la “terribile” S.A.R.S. (sindrome respiratoria acuta, una specie di polmonite derivata, si dice, dallo zibetto), fino ad arrivare ai nostri giorni con la “febbre dei maiali”.
Il virus è ignoto e “la situazione è seria e va seguita con grande attenzione” ha dichiarato da Ginevra il Direttore dell’O.M.S. (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), Margaret Chan.

Si tratterebbe, secondo gli esperti, di un cocktail sconosciuto, un virus oriundo, denominato H1N1 mai rilevato prima sia negli animali che negli esseri umani, contenente i tratti genetici di quattro virus: l’influenza suina e aviaria del Nord America, influenza umana e suina Eurasiatica.[1]
Un supervirus “che si è realizzato nel corso di una serie di passaggi e di trasformazioni genetiche…sicuramente nuovo e largamente sconosciuto al sistema immunitario umano”, ha detto l’epidemiologo Pietro Crovari dell’Istituto di Medicina preventiva dell’Università di Genova.
Sarebbe interessante sapere se le trasformazioni genetiche” citate dal prof. Crovari, sono “normali” trasformazioni che avvengono in Natura, oppure se necessitano il supporto di qualche laboratorio militare…

A rincarare la dose e ovviamente aumentare la paura generale ci ha pensato la direttrice del C.D.C. (il più importante Centro di controllo delle malattie con sede ad Atlanta), Anne Schuchat, dicendo che la situazione è talmente pericolosa che non è possibile “contenere il contagio”.
Ufficialmente non sanno nulla del virus H1N1, non esistono dati epidemiologici certi, eppure sanno già per certo che non riescono a contenere il contagio!
Contagio che ha fatto ad oggi circa 152 vittime e che sembra essere partito dal Messico, dove si è registrato il primo caso lunedì 13 aprile. Venti segnalazioni in Usa e casi sospetti in Francia, Spagna (uno confermato), Scozia (due casi confermati) e Canada.

Che fine hanno fatto le altre pandemie?
Molti analisti indipendenti si aspettavano qualcosa di simile oggi.
Dopo l’aviaria, l’antrace e la S.A.R.S., era solo questione di tempo.
Molti avranno rimosso dalla memoria i titoli dei giornali e i servizi televisivi sulle altre pandemie. Qualcuno per fortuna no.
Nel 1997 l’influenza dei polli, detta aviaria, partita da Hong Kong, doveva sterminare milioni di persone nel mondo e invece non fece nulla.
Le immagini però che circolavano in tutti i media, rappresentavano un mondo in panico totale, dove le persone giravano con la mascherina bianca alla ricerca di un vaccino e/o antibiotico.

Nel 2001 le spore del carbonchio sono state fatte uscire direttamente dal laboratorio militare di Fort Detrick nel Maryland e inviate mediante posta ai rappresentati democratici. Il tutto per far passare delle leggi che violano i diritti sacrosanti dei cittadini e che non sarebbero passate altrimenti, come le Patriot Act I e II.
Nel 2002 è stata la volta della S.A.R.S. che doveva proseguire l’opera devastatrice dell’aviaria.
Dati alla mano, su 8.100 casi ci sono stati 774 morti, il che indica una mortalità molto bassa, inferiore all'influenza ordinaria. Ricordiamo che l'influenza classica colpisce da 3 a 5 milioni di persone nel mondo ogni anno e uccide circa 500.000 morti, ed è per questo la terza causa di morte per malattie infettive dopo Aids e Tbc.
Anche in questo caso, le immagini mediatiche mostravano mascherine bianche o blu…
Ufficialmente questa “epidemia” si è spenta dopo un anno, nel luglio del 2003, ma è più corretto dire che in luglio si sono spostati gli interessi dei media spostando i riflettori nella guerra in Iraq.

E oggi, aprile 2009 è per caso arrivata la nuova pandemia?
Dagli articoli e dai servizi dei media, sembra proprio di sì

Le maschere cinematografiche
Si continuano a vedere foto a colori di persone che girano per le strade con tanto di mascherina bianca, come se una simile e ridicola protezione servisse a bloccare il contagio di un virus.
E’ bene sapere che le uniche maschere che bloccano effettivamente l’eventuale contagio per via respiratoria di un virus sono le maschere N.B.C. (nucleare-biologico-chimico), quelle che si vedono nei film usate da militari o da scienziati nei laboratori.
Tutte le altre sono maschere cinematografiche utili a far crescere e aumentare paura e tensione nella popolazione!
Vera propaganda che nessuno ha il coraggio di denunciare.

Tranquilli: abbiamo il vaccino
Il Ministero della salute italiano rassicura tutti: l’Italia è in regola con i piani dell’U.E. e nei suoi magazzini sono attualmente stoccati 40 milioni di dosi di antivirali utili ad affrontare una eventuale pandemia di H1N1”.[2]
Per essere più precisi, nei nostri magazzini sono disponibili 10 milioni di dosi di Zanamivir (Relenza della britannica GlaxoSmithKline), 60 mila dosi di Oseltamivir (Tamiflu della svizzera Roche), e altre 30 milioni di dosi sempre di Tamiflu, sotto forma di polvere che potrebbero essere incapsulate dall’Istituto Militare di Firenze, oppure in estrema urgenza, rilasciate per essere prese in soluzione liquida.[3]
Quali sono questi piani europei e soprattutto come mai i nostri magazzini militari sono pieni zeppi di antivirali?
Forse qualcuno era a conoscenza che prima a poi sarebbe arrivata la pandemia e sarebbero tornate utili?
Domande prive di risposta.

Un po’ di gossip
Il presidente statunitense Barack Obama il 16 aprile scorso è andato in visita a Città del Messico ed è stato accolto dal famoso archeologo Felipe Solis, al quale ha stretto la mano.
Fin qui nulla di strano.
La cosa allarmante è avvenuta il giorno seguente: Felipe, accusando sintomi simili a quelli del virus H1N1, è morto!
Non sappiamo se è stato il virus dei maiali ad uccidere il famoso archeologo messicano o l’emozione di stringere la mano al presidente afroamericano…

Dalla “spagnola” alla “messicana
L’esercito statunitense il 18 marzo 2009 ha pubblicamente dichiarato di aver estratto il genoma dell’influenza “spagnola” da una vittima, un uomo morto nel 1918 e rimasto congelato in Alaska[4].
Forse non tutti sanno che il virus dell’influenza chiamato “spagnola” (guarda caso H1N1 [5]), agli inizi del secolo scorso ha causato una vera e propria pandemia, provocando 40 milioni di morti in giro per il mondo (fonte OMS).
Secondo la testimonianza di un sopravvissuto si poteva morire in un giorno, ma la cosa più interessante che ha detto è che tale pandemia “colpì solo le persone vaccinate; quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono”. (leggi la testimonianza)
Per quale motivo - se non quello batteriologico – oggi gli scienziati del Pentagono, sono così interessati al Dna di un virus così mortale?
Studiarlo per tenerlo dentro in laboratorio superprotetto, come il colabrodo Fort Detrick, oppure usarlo come arma batteriologica?
Dove collocare il "nuovissimo" virus messicano visto che si tratta, come nel caso della Spagnola, di un virus H1N1?
Ennesima bufala mediatica per vendere milioni di dosi e far vaccinare milioni di persone ignare? Far passare leggi ad hoc che violano i diritti civili, come in America? Si tratta di un test sulla popolazione?
O tutto questo assieme?

Esercitazione in Texas
Il sempre vigile e attento giornalista Maurizio Blondet segnala in un suo articolo (www.effedieffe.com) che a Seguin, una cittadina del Texas vicino a San Antonio e quasi confinante con il Messico, il quotidiano locale, "Seguin Gazette-Enterprise", del 19 aprile 2009 ha dato la notizia di una esercitazione (che avverrà il 2 maggio prossimo) che simulava una vaccinazione di massa!
Tale esercitazione era la risposta ad una "eventuale" pandemia infettiva. Strana coincidenza, vero?
Come strane sono quelle 500.000 bare di plastica pronte per l'uso (quale non si sa), che la F.E.M.A. (Federal Emergency Management Agency) conserva nei suoi depositi (vedi video, http://dailymotion.virgilio.it/video/x6ggje_500000-cercueils-prt-lemploi-aux-us_news o cerca su YouTube).
Gli americani conoscono molto bene le esercitazioni, per esempio l'11 settembre 2001 ne erano in corso diverse, e guarda caso proprio per "attacchi aerei"...

Qualcosa da sapere sui virus
A prescindere dalle risposte precedenti vediamo cosa potrebbero essere i virus.
Nonostante quello che ci vengono a raccontare, i virus non sono microrganismi perfidi e terribili, ma delle semplici “proteine a DNA”.
In pratica i virus sono dei pezzi di DNA avvolti da una capsula proteica.
Quindi non ”esseri” superintelligenti e subdoli pronti ad uccidere milioni di persone e/o animali, ma delle sostanze aggregate in molecole complesse (alle volte tossiche) racchiuse in una capside di materiale proteico.[6]

Il problema per tanto è sempre del terreno biologico, ed è in questo che va ricercata la causa fisiologica delle malattie.
La duplicazione dei virus avviene per opera delle cellule, quindi per opera del terreno!
Un terreno alterato (e tra poco capiremo in che modo) produce questi virus e non il contrario.

Secondo il biologo francese Gaston Naessen (ideatore del microscopio particolare chiamato Somatoscopio, che ingrandendo di 30 mila volte permette l’osservazione di organismi viventi piccolissimi senza ucciderli) i virus sono agenti utili alla ricostruzione delle zone ammalate dei tessuti, come spiegato anche dal dottor G.R. Hamer nelle cinque leggi biologiche della “Nuova Medicina Germanica”.
Anche il virologo Stefan Lanka (il primo ad isolare un virus marino) è della stessa opinione.
In tutte le sue osservazioni scientifiche non ha mai visto un virus uccidere nessuno, per il semplice fatto che il virus si occupa di “trasportare informazioni” da una cellula all’altra.[7]
In pratica, secondo il prof. Lanka, il virus è una specie di “postino cellulare” che viaggia a bordo del DNA.
Informazione ricoperta da una proteina.

Ecco perché il biologo P. Medawar definisce “virus” come un “cattivo messaggio (informazione tossica) avvolto da una proteina[8]
Questa “cattiva informazione rivestita da proteina” in un organismo debilitato, il cui terreno biologico è pregno di tossine, inquinato da anni di alimentazione spazzatura (come la stragrande maggioranza di noi occidentali) è normale aspettarsi dei danni.
Il sistema immunitario è occupato a fagocitare gli scarti metabolici (tossine, metaboliti, metalli pesanti, ecc.) creati dal nostro stile di vita e quindi non è in grado di riconoscere questi agenti, che per questo trovano lo spazio per moltiplicarsi a dismisura senza alcun intoppo.
La Vis Medicratix Naturae, cioè la “forza risanatrice” che ogni essere vivente possiede, è totalmente esaurita dallo sforzo del corpo di espellere tali pericolosi rifiuti.

Il virus in un organismo sano, il cui terreno è in equilibrio, non crea alcun problema (moltissime persone nel 1918 sono venute a contatto con la “Spagnola” ma non sono morte e neppure ammalate. Come mai?).
In questo caso il virus non può creare alcun problema, perché verrà riconosciuto immediatamente e non replicato o addirittura fagocitato (se fosse necessario) da un sistema immunitario attivo e perfettamente funzionante.
La Vis Medicratix Naturae risanerà completamente il corpo.

Detto questo è sottinteso l’importanza dello stile di vita nella prevenzione e nella cura delle malattie infettive.
Ricordando che la prevenzione si fa quando si è sani e si sta bene, non quando si è malati, in questo caso si parla di cura.

Per esempio:
- Mangiando cibi industriali morti pregni di additivi chimici (aromi, conservanti, coloranti, ecc.). Questi non vengono riconosciuti dall’organismo e dal sistema immunitario e creano tossiemia;
- Mangiando (in eccedenza) proteine animali (carne, uova, pesce, latte e derivati) si aumenta il carico tossinico e l’acidità del terreno biologico. Il terreno della salute è alcalino e non acido.
- Combinando gli alimenti in modo scorretto (amidi-proteine, grassi-proteine, zuccheri-proteine, zuccheri-amidi, acido-proteine, acido-amidi, ecc.) si provocano fermentazione e putrefazione intestinale aumentando l’acidificazione e dando origine a problematiche anche serie.

Questo insieme di fattori crea tossiemia (base per qualsiasi malattia) che blocca il sistema immunitario e svuota totalmente la Vis Medicratix Naturae.
Il tutto viene aggravato dal mondo dei sentimenti sempre più bersaglio da “operazioni” mirate ad aumentare nelle masse emozioni che bloccano e debilitano dall’energia vitale.
Una tensione – di qualsiasi tipo - prolungata nel tempo snerva il corpo (energia muscolare e funzionale che possiede ogni organo); mentre una paura costante paralizza le coscienze impedendo all’uomo di agire, diventando l’artefice della propria vita.
I giornali in generale e particolarmente la televisione, sono in prima linea nel creare e spedirevirus mediatici”: “informazioni tossiche”, dannose e debilitanti per l’essere umano.

Per tanto una semplice chiave per potenziare l’organismo e proteggerlo da eventuali “attacchi” esterni e/o interni è alimentarsi correttamente, bloccando ogni mezzo “infettivo virulento”: giornali e tivù.


[1]L’OMS: ‘un virus ignoto, la situazione è seria’”, Natalia Andreani, “Il Mattino di Padova”, 26 aprile 2009
[2]Noi non importiamo quella carne”, “Il Mattino di Padova”, 26 aprile 2009
[3] Dichiarazione di Ferruccio Fazio, Sottosegretario alla Salute.
[4]Laboratori e vaccini dei soldati: negli USA dilaga la psicosi”, Guido Olimpio, “Corriere della Sera”, 26 aprile 2009
[5] "La sorveglianza dell'influenza umana, aspetti epidemiologici" Azienda USL 4 Prato, 19 novembre 2004
[6]Cosa è un virus”, tratto da www.mednat.org
[7] Idem
[8] Idem

www.disinformazione.it

Global Day Darfur, la testimonianza di Mohamed: io unico sopravvissuto della mia famiglia












Nonostante una pioggia incessante anche quest’anno la Giornata mondiale per il Darfur si è svolta al Colosseo, monumento simbolo dei diritti umani, con centinaia di persone presenti. L’iniziativa organizzata da Italians for Darfur e supportata da Articolo 21. attraverso la presenza del segretario generale, Tommaso Fuffaro, ha visto l’adesione di numerose associazioni, tra cui Amnesty Italia, La Tavola della Pace, Ugei e l’Intergruppo parlamentare per il Darfur, rappresentato dal presidente, l’onorevole Gianni Vernetti.
La giornata dedicata alla regione sudanese, da sei anni martoriata da una sanguinosa guerra, è stata celebrata in varie capitali europee e negli Stati Uniti.
Il presidente dell’associazione che ha promosso l’iniziativa, Antonella Napoli, ha ricordato l’emergenza che vive la popolazione darfuriana e, in particolare, ha puntato l’attenzione sulle conseguenze post espulsione delle Organizzazioni non governative che garantivano assistenza a milioni di sfollati. Particolarmente toccanti gli interventi del presidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia, Daniele Nahum, il quale ha sottolineato che non si deve ignorare quello che avviene in Darfur e che come ebrei è doveroso ricordare “perché altrimenti non avremmo compreso gli insegnamenti dei nostri nonni” e di Ambra, una giovane abruzzese di 21 anni che nonostante il dramma vissuto nella sua regione con il terremoto a L’Aquila non ha voluto mancare all’appuntamento con il Global Day for Darfur.
Ha aderito alla manifestazione anche una delegazione radicale, rappresentata dall’onorevole Matteo Mecacci e dal presidente dei Radicali italiani Bruno Mellano.
La giornata è stata occasione per raccogliere fondi, attraverso la vendita del libro “Volti e colori del Darfur” (il volume è in libreria dal 20 aprile e può essere acquistato online attraverso il sito www.edizionigoreée.it) di cui è autrice la stessa Antonella Napoli, a cui è collegata una mostra di foto realizzate nei campi profughi di Al Fasher, Nord Darfur.
Alla manifestazione erano presenti molti rifugiati, che hanno manifestato contro il presidente sudanese Omar Al Bashir, nei cui confronti è stato spiccato un mandato di arresto della Corte penale internazionale per Crimini di guerra e contro l’umanità.
Particolarmente toccante la testimonianza di Mohamed, in Italia da quattro mesi.
“Ho attraversato a piedi il deserto della Libia per poter fuggire dal Sudan. Poi ho viaggiato su un barcone che ha rischiato di affondare due volte e infine dalla Grecia sono arrivato in Italia nascosto sotto un camion. In Darfur non ho più niente. Nemmeno un parente… Io sono un sopravvissuto. Quando hanno attaccato il mio villaggio ero uscito dall’accampamento insieme a una decina di ragazzi per andare a raccogliere legna e radici, le nostre famiglie ne eravamo rimaste sprovvisti quasi del tutto. Eravamo appena arrivati nei pressi di un boschetto quando abbiamo sentito un rumore cupo che veniva dal cielo. Era un aereo governativo. Sono corso verso il primo albero e mi sono arrampicato per vedere dove andava a bombardare. E il terrore è stato grande quando ho capito che il bersaglio era il mio villaggio. Ma non potevo fare nulla. Solo nascondermi. L’attacco è durato qualche minuto, un inferno, solo a sentirlo dal mio nascondiglio tra i rami tremavo come una foglia. Quando gli scoppi e le urla sono finite, ho lasciato il mio rifugio. Mi sono avvicinato con cautela, ma sapevo già purtroppo quello che mi attendeva. Le capanne erano in fiamme, i miei parenti decimati, giacevano al suolo, qualcuno era irriconoscibile, esploso insieme alle bombe che erano piovute dal cielo. Io e gli altri sopravvissuti li abbiamo sepolti e siamo andati via”.
Di storie come quella di Mohamed ne racconta tante nel suo libro il presidente di Italians for Darfur, che ha visitato la regione e ha raccolto le testimonianze di molte donne vittime di stupri, usati come ‘arma di guerra’ dalle milizie arabe dei janjaweed.

Non pieghiamo la schiena















È noto a tutti che, a livello mondiale, il giornalismo non stia vivendo un periodo felice. Tra giornali in difficoltà, finanziamenti che mancano ed altre tristi conseguenze della crisi economica in corso, la libertà di stampa è un valore sempre più indifeso e affidato alle cure dei pochi cronisti che non accettano di chinare la testa di fronte alle pretese di questo o quel padrone. Tuttavia, ciò che sta accadendo in Italia credo non abbia eguali in nessun altro paese del mondo, se si eccettuano la Russia dell’“amico” Putin (dove i giornalisti sgraditi all’establishment, di tanto in tanto, vengono assassinati in “circostanze misteriose”) e qualche dittatura africana modello Idi Amin o Bokassa.
Le ultime vittime in ordine cronologico sono state Milena Gabanelli, rea di aver smascherato i lati oscuri della social card di Tremonti, e il solito Michele Santoro, colpevole di non essersi unito al coro di “laudatores” e turiferari che incensavano la tempestiva risposta del governo e della Protezione Civile alla tragedia abruzzese. Nella puntata di “Annozero” incriminata, Santoro non ha fatto alcuno sciacallaggio mediatico, non ha offeso i volontari accorsi numerosi per portare aiuto e conforto ai terremotati e non ha minato l’unità nazionale con la quale anche questa rubrica si è complimentata la scorsa settimana. Il giornalista aveva soltanto lanciato un allarme per i ritardi e per l’inadeguatezza di alcuni soccorsi; si era scagliato contro gli allarmi disattesi e sottovalutati e contro le sospette tecniche di costruzione delle abitazioni che sono crollate. In pratica, aveva fatto quello che ogni “Democratura” teme più di ogni altra cosa: aveva indotto la gente a riflettere e a ragionare, a chiedersi perché fossero crollati edifici costruiti quando le norme anti-sismiche esistevano ed erano piuttosto vincolanti, a porsi delle domande su cosa accadrà quando si spegneranno i riflettori e la pletora di ministri corsi a passeggiare tra le macerie se ne tornerà nei palazzi romani.
Anche noi, come Marco Travaglio, siamo andati a rileggerci ciò che ha scritto Roberto Saviano in “Gomorra”, per dimostrare che le denunce di “Annozero” non sono solo arcinote (dato che il libro di Saviano ha venduto oltre due milioni di copie ed è stato celebrato da tutti come un esempio di coraggio e altissimo senso civico) ma addirittura tardive. A pagina 236, nel capitolo “Cemento armato”, lo scrittore afferma: “Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova”. E ancora: “Le ditte d’estrazione vengono autorizzate a sottrarre quantità minime, e in realtà mordono e divorano intere montagne. Montagne e colline sbriciolate e impastate nel cemento finiscono ovunque. Da Tenerife a Sassuolo. La deportazione delle cose ha seguito quella degli uomini”. E non si ferma qui Saviano, il che rende l’idea del perché sia così osteggiato non solo dai clan ma anche da quella parte di politici e “intellettuali” che lo accusano di aver fornito al mondo un’immagine negativa dell’Italia. Egli aggiunge: “In una trattoria di San Felice a Cancello, ho incontrato don Salvatore, vecchio maestro. una specie di salma ambulante, non aveva più di cinquant’anni, ma ne dimostrava ottanta. Mi ha raccontato che per dieci anni ha avuto il compito di smistare nelle impastatrici le polveri di smaltimento fumi. Con la mediazione delle ditte dei clan lo smaltimento occultato nel cemento è divenuta la forza che permette alle imprese di presentarsi alle gare d’appalto con prezzi da manodopera cinese. Ora garage, pareti e pianerottoli hanno nel loro petto i veleni. Non accadrà nulla sin quando qualche operaio, magari maghrebino, inalerà le polveri crepando qualche anno dopo e incolperà la malasorte per il suo cancro. Io so e ho le prove. Gli imprenditori italiani vincenti provengono dal cemento. Loro stessi sono parte del ciclo del cemento. Io so che prima di trasformarsi in uomini di fotomodelle, in manager da barca, in assalitori di gruppi finanziari, in acquirenti di quotidiani, prima di tutto questo e dietro tutto questo c’è il cemento, le ditte in subappalto, la sabbia, il pietrisco, i camioncini zeppi di operai che lavorano di notte e scompaiono al mattino, le impalcature marce, le assicurazioni fasulle. Lo spessore delle pareti è ciò su cui poggiano i trascinatori dell’economia italiana. La costituzione dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori. Sono loro i padri. Non Ferruccio Parri, non Luigi Einaudi, non Pietro Nenni, non il comandante Valerio. Furono i palazzinari a tirare per lo scalpo l’Italia affossata dal crac Sindona e dalla condanna senza appello del Fondo Monetario Internazionale. Cementifici, appalti, palazzi e quotidiani”. Pur sapendo che al Nord c’è sicuramente più onestà e limpidezza rispetto al Sud (anche se proprio Saviano in “Gomorra” ci ha dimostrato che le associazioni malavitose non sono un’esclusiva del Meridione), leggendo queste pagine ci vengono in mente personaggi piuttosto noti ed influenti, i cui nomi figurano ai vertici di aziende, gruppi finanziari, società di varia natura e, in alcuni casi, pure partiti politici.
Spero sia dunque chiaro a tutti che Santoro non ha compiuto esilaranti rivelazioni; ha soltanto messo in onda informazioni accessibili a chiunque e da molti già conosciute. Ma il problema è proprio questo; e ci riconduce ad un altro episodio avvenuto circa un anno fa, quando Marco Travaglio, ospite di “Che tempo che fa”, si permise di far sapere a milioni di spettatori che il Presidente del Senato non è proprio la persona più indicata per parlare di lotta alla mafia, non perché sia mafioso ma per i suoi rapporti con personaggi che, invece, sono mafiosi eccome, tipo Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, condannato in primo grado a otto anni per mafia e quattro per intestazione fittizia di beni) e Benny D’Agostino (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) con i quali, insieme ad Enrico La Loggia (attualmente deputato del Popolo della Libertà), negli anni Ottanta è stato socio della società di brokeraggio assicurativo “Sicula Brokers”. Era sabato 10 maggio 2008. L’indomani scoppiò un putiferio, con Travaglio costretto a difendersi dagli attacchi che gli piovevano addosso da ogni parte, a cominciare del quotidiano “il Riformista” che si è sempre definito un organo vicino alla sinistra moderata. Eppure, neanche lui, come l’amico Santoro, aveva detto nulla di nuovo, dato che le stesse notizie sono contenute nel libro “Se li conosci li eviti” (scritto da Gomez e Travaglio, edito da “Chiarelettere” e presentato da Travaglio proprio a “Che tempo che fa”) che pare abbia venduto circa centottantamila copie. Perché Schifani non si è adirato per quanto ha scritto Travaglio nel suo libro mentre, dopo la partecipazione a “Che tempo che fa”, gli ha chiesto addirittura un milione e trecentomila euro di risarcimento per danni, patrimoniali e non, da lui patiti a causa di quell’intervento e di un articolo pubblicato dal giornalista su “l’Unità”? Non è certo Travaglio uno che si lascia intimidire, tant’è che nella “Lettera al Presidente del Senato” (apparsa su “l’Unità” il 26 luglio 2008), ha ribadito ciò che aveva detto da Fazio, compreso il fatto che “negli anni Novanta” Schifani “abbia prestato una consulenza in materia urbanistica per il Comune di Villabate, poi sciolto due volte per mafia in quanto ritenuto nelle mani dello stesso boss Mandalà”. La risposta è più semplice di quel che si creda: libri e giornali sono oggetti consueti per un’élite, per persone che si interessano e sono già a conoscenza di molti retroscena, quindi sanno anche chi votare e chi sarebbe opportuno che il Parlamento e le istituzioni non le vedesse neanche col cannocchiale. Poi ci sono gli altri, gli indecisi, quelli che si informano solo attraverso la televisione e sono dunque facilissimi da abbindolare. Vedendo abitualmente “Porta a Porta” o il nuovo “Matrix” di Vinci e non leggendo giornali e riviste, ad esempio, ci si può convincere che la crisi economica non sia poi così grave, che gli otto milioni di tagli alla scuola operati dal trio Berlusconi-Tremonti-Brunetta siano un’invenzione del centrosinistra e di pochi facinorosi, che Di Pietro sia lo “sterco del diavolo”, che Berlusconi sia un bravo politico, un po’ disinvolto ma con un grande senso dello Stato e così via.
Pensate voi se, anziché a Vespa, due ore a sera dal lunedì al giovedì fossero riservate a trasmissioni come “Report”, “Annozero”, “Che tempo che fa” e i pochi programmi indipendenti rimasti; siete davvero convinti che Berlusconi avrebbe vinto per la terza volta le elezioni?
Tornando a Santoro, è chiaro che si sia macchiato della stessa “colpa” di Travaglio: rivelare al grande pubblico ciò che, per i berlusconidi, deve essere conosciuto solo da quella minoranza che continua ad indignarsi, a scendere in piazza insieme ai girotondi, a condannare l’abuso di Rete 4 nei confronti di Europa 7 e a condannare l’intollerabile conflitto di interessi del Cavaliere di Arcore.
Negli anni scorsi ero convinto che Berlusconi e soci volessero che certe notizie non si sapessero proprio; oggi penso che l’inganno sia ancora più fine e subdolo: loro vogliono che certe notizie escano, per poter dire di essere vittime di ignobili congiure e massacrare chi si limita a dire la verità sul loro conto, purché le sappia solo una minima parte di cittadini e gli altri continuino a credere che Silvio sia un galantuomo ingiustamente perseguitato dalle “toghe rosse”. Questa tesi è avvalorata da una riflessione sulla Rai che mi fornì in un’intervista Beppe Giulietti: “Alle 21, oltre ai pacchi, deve far vedere anche straordinarie inchieste sulla vita del mondo e sulla vita dell’Italia. Questo attualmente accade molto poco e sopravvive in quelle poche trasmissioni (Santoro, Lucarelli, la Gabanelli e altri) condotte da persone che provano ancora a fare il loro mestiere di cronisti”. Da questa considerazione si desume che le trasmissioni valide e pungenti nei confronti del potere ci sono, soltanto che non possono andare in onda in prima serata altrimenti qualcuno potrebbe avere la cattiva idea di vedersele, scoprendo così che le cose stanno esattamente all’opposto di quello che gli avevano raccontato gli “house organ” del Padrone. Lo stesso vale per i programmi culturali, al punto che perfino Minoli, che è un ottimo professionista ma non un “Che Guevara” del giornalismo, è costretto ad andare in onda quando la maggior parte delle persone dorme. La sua “colpa” è diversa da quella di Santoro, Travaglio e la Gabanelli: lui non è specializzato nell’informazione di denuncia, ma conduce comunque uno splendido programma (“La Storia siamo noi”) che non crea indignazione verso la classe dirigente ma potrebbe indurre la gente ad amare la cultura e, magari, a ripudiare il “Grande Fratello”, “L’isola dei famosi” e altre “perle” seguite da milioni di spettatori nonostante la loro inconsistenza. Come detto qualche settimana fa, il berlusconismo è un dramma a puntate che va sempre peggiorando e ci regala ogni giorno un nuovo capitolo di cui vergognarci, come ad esempio la convocazione a Palazzo Grazioli degli aspiranti direttori Rai. Il PD ha tuonato che queste “non sono decisioni che si prendono a casa del patron Mediaset” ma state certi che soltanto i soliti guastafeste si scandalizzeranno e faranno presente ai lettori che negli altri paesi, a partire dagli Stati Uniti, il Presidente del Consiglio non ha alcun potere decisionale né può tanto meno condizionare la scelta dei direttori di reti e telegiornali. In Italia, invece, ci limitiamo a constatare che non è proprio di buongusto convocare un vertice a casa propria, trasformando una residenza privata in un’istituzione. Tuttavia, visti i tempi, ci accontentiamo di quei coraggiosi giornalisti che hanno denunciato l’accaduto e non pretendiamo da loro ulteriori atti alla Santoro poiché non si chiamano Santoro e “tengono famiglia”. Per fortuna, alla presidenza della Commissione di Vigilanza Rai c’è un grande giornalista come Sergio Zavoli, il quale ha subito stigmatizzato quanto è successo a casa Berlusconi ma, da esperto uomo di Stato, si è limitato a dichiarare a “la Repubblica” (domenica 19 aprile): “Si può ben capire quale sia il mio giudizio sulla vicenda delle nomine Rai decise a casa Berlusconi ma non entro nei particolari, parlerò più compiutamente nella sede istituzionale”.
Il guaio è che in questo dramma a puntate, a differenza del 2002, quando la stampa e l’opposizione si mobilitarono almeno in parte per difendere Biagi, Santoro, Luttazzi, la Guzzanti e gli altri illustri epurati in seguito all’“editto bulgaro”, oggi a battersi contro i nuovi editti siamo sempre meno, con un PD che fa quel che può (anche se qualcuno si diverte ad attaccarlo di continuo solo perché al suo interno, come in ogni partito, c’è anche qualche personaggio di scarso spessore che parla a vanvera e vanifica l’ottimo operato di Franceschini) ma può poco, viste le condizioni in cui versa e un mondo del giornalismo sempre più asservito ai diktat del Capo, tanto da arrivare spesso all’autocensura.
Tralasciando “il Giornale” per ovvi motivi, è bene concentrarsi su cosa hanno scritto altre testate vicine al centrodestra come “Libero” e “Il Tempo”. L’ex agente “Betulla”, detto anche Renato Farina (deputato del PdL, nonché spia del Sismi e coinvolto nel rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar), spara su “Libero” un articolo che gronda fascismo fin dal titolo: “Santoro se ne frega”. Non starò qui a citare lunghi tratti di quell’editoriale perché francamente me ne vergogno, ma alcune righe non si possono ignorare: “I dirigenti della Rai possono urlare quanto vogliono, emettere ordinanze con cui ordinano “equilibrio” e “riparazione”, ma chi comanda è chi ha il microfono in mano, e poi fa quello che vuole. Ieri è andata proprio così. Santoro ha gridato un fascistissimo me-ne-frego (senti chi parla, ndr.). Se ne è impipato delle direttive, le ha usate non per aggirarle ma per ridicolizzarle. Vauro doveva essere sospeso per una settimana. balle. È apparsa la sua solita serie di vignette. Stavolta ha usato Gesù Cristo per fare lo spiritoso. Mica è Maometto il Nazareno, se si arrabbiano i cristiani gli fanno il solletico. Una provocazione calcolata. Santoro ha in mente qualcosa… Farsi liquidare con l’aureola?”. Il bello di queste parole è che, in gran parte, sono corrette, con la differenza che per noi aver difeso Vauro e aver messo in ridicolo ordinanze becere e intollerabili è un atto di merito, per lo Starace dei tempi moderni, al contrario,si tratta addirittura di “un mattatoio”.
Ancora più incredibile è ciò che scrive Giuseppe Sanzotta sul Quotidiano “indipendente” di Roma: “Santoro di tutto si potrà lamentare, non certo di essere censurato. Anzi è consentito a lui e a Travaglio di leggere dei ritagli di giornale con il tono aulico della propaganda fascista per arrivare alla fine a paragonare Berlusconi a Mussolini. Non solo, ma si può anche sbeffeggiare il direttore generale della Rai. E questo sarebbe un regime? Proviamo a immaginare se solo due anni fa fosse stata fatta una analoga trasmissione con Prodi come bersaglio. I comizi si possono fare nella tv pubblica ma solo contro Berlusconi che ha avuto il consenso degli italiani. Tutto può fare Santoro, ma non passare per vittima. Vittime sono altri”. Già, caro Sanzotta: le vere vittime siamo noi che siamo obbligati ogni giorno a sopportare giornalisti “autorevoli” e “indipendenti” come lei.
Consigliamo a questi signori, a questi “liberali” da Minculpop di riflettere su ciò che disse Franklin Delano Roosvelt in un discorso al Congresso degli Stati Uniti il 29 aprile 1938: “La libertà di una democrazia non è salda se il popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più forte dello stesso stato democratico. Questo, in essenza, è fascismo”.
Inoltre, sappiano i suddetti “liberali” che, in caso di nuove epurazioni, almeno noi non cederemo, non ci rassegneremo, scenderemo in piazza e siamo disposti anche a guardare solo Raitre (se non smantellano pure quella) e La 7 e per il resto ad informarci in altro modo piuttosto che dover subire per la seconda volta la disinformazione di Regime.
Stavolta non piegheremo la schiena, anche se siamo coscienti che questo ci costerà l’esilio in Patria che è la cosa peggiore che possa capitare a degli uomini liberi.

Roberto Bertoni

OVNI EN CHORRILLOS FEBRERO 2009

UFO - Ohio, USA, January 3, 2009

Daylight UFO sightings over Europe - AMAZING 2009 Jan 29

Questo video fa vedere cosa siamo , non esistono ma intanto per non sbagliare li usiamo come spot.

Voto 10 al pubblicitario.

"Neutralità web sotto attacco" Tutti contro la direttiva dell'Ue













Gli utenti del web e i provider chiedono ai parlamentari europei di fermare la direttiva "Telecoms Package", che darà ai gestori telefonici il potere di modificare le condizioni nelle quali usiamo le applicazioni più comuni, come Skype e Facebook di VITTORIO ZAMBARDINO

C'è una lettera molto lunga, mandata qualche giorno fa al parlamento europeo. Si trova sul sito di AssoProvider. E' in inglese e usa un po' di gergo. Può sembrare uno di quegli allarmi da sesso degli angeli, di cui interessa qualcosa solo agli specialisti. E invece è una cosa molto urgente, molto seria. I firmatari chiedono ai parlamentari di pensarci bene prima di votare la direttiva "Telecoms Package", ormai in fase di approvazione. Perché con quel testo - dicono - c'è il rischio di approvare anche una sorta di apartheid elettronica che apparentemente riguarderà i dati, cioè le cose inanimate. Ma poi avrà a che fare con le persone. Ecco di cosa si tratta.

Facciamo un passo indietro che ci aiuta a capire. A metà del mese di aprile, T-Mobile, la grande azienda di telefonia cellulare tedesca, una delle prime al mondo, ha comunicato ai suoi utenti che l'utilizzazione di Skype per chiamate in "voice over IP" dal cellulare sarà fortemente limitato.

Ecco, la direttiva Telecoms package promette di produrre effetti simili a questo e su un ampio arco di servizi. Perché alcuni emendamenti daranno ai gestori telefonici il potere di modificare le condizioni nelle quali usiamo le applicazioni più comuni.

Così Guido Scorza, giurista e presidente dell'istituto per le politiche dell'Innovazione, uno degli organismi firmatari della lettera: "Bisogna immaginare il gestore di un autostrada che a un certo punto decida di incolonnare tutte le auto gialle su un casello e tutte quelle rosse su un altro. E che decida di far andare le auto gialle al doppio della velocità di quelle rosse. O di dare la precedenza a quelle che portano il suo marchio, quello del gestore, perché sono le 'sue' auto".

Fuor di metafora, Scorza intende dire che l'accesso a Facebook, per fare un esempio, potrebbe essere reso relativamente più lento rispetto a quello di un film che viene venduto dallo stesso fornitore di accesso. Oppure questi potrebbe porre limiti quantitativi all'uso di servizi non collegati alla propria offerta o ritenuti marginali. O ancora: che una volta violata la parità tra tutti i diversi servizi, potrebbero esserci offerte commerciali tese a risolvere il problema creato dallo stesso comportamente del provider: dammi 2 euro per avere Facebook più veloce oppure "più collegamento" a Facebook. E il bello è che sarebbe tutto legale.

"Se la direttiva passa - aggiunge Scorza - il diritto ad accedere ad ogni genere di informazione, il diritto ad utilizzare qualsivoglia tipo di applicazione attraverso la Rete che i 'netizen' hanno sin qui ritenuto di avere nonostante frequenti violazioni da parte di taluni ISP verrà limitato 'per legge'. A quel punto che il provider 'scelga' cosa far vedere, leggere e sapere ai suoi utenti non costituirà più un aspetto patologico ma la regola, un po' come avveniva ieri nell'era della vecchia e cara TV, nella quale pochi padroni dell'etere decidevano chi ci teneva compagnia a pranzo, con chi avremmo dovuto cenare e dinanzi a quale salotto ed ascoltando quali idee avremmo dovuto addormentarci. Si tratterebbe solo di 'variazioni dell'offerta commerciale': meno informazione e più intrattenimento o, magari, meno politica e più gossip."

Fin qui Scorza. Che tutto ciò rappresenti una palese infrazione di quella sorta di "par condicio" dell'accesso internet, che va sotto il nome "neutralità della rete", sembra ai firmatari della lettera fuori discussione. E sembra anche foriero di ulteriori gravi violazioni.

Sempre meno farfalle, è allarme in Uk

















Studiosi preoccupati, almeno 12 specie sono a rischio. Dopo due estati negative, una terza sarebbe fatale


MILANO - Gli inglesi ne fanno una questione di identità: le farfalle nei loro campi fioriti ci sono sempre state e non vedere più alcune delle loro specie più amate svolazzare copiose tra un fiore e l'altro fa male come una ferita che sanguina. L'estate del 2009 sarà un banco di prova per capire se sarà confermato il trend di rapido declino, registrato dagli studiosi soprattutto negli ultimi due anni, o se vi sarà una sperata quanto improbabile inversione di tendenza. Il 2008, secondo quanto si legge in nell'ultimo Uk Butterfly Monitoring Scheme è stato in assoluto l'anno l'anno più negativo della storia degli ultimi trent'anni. E almeno 12 specie hanno registrato drastici cali di popolazione al punto da arrivare vicine al rischio di estinzione.

NON SOLO ESTETICA - Non è però solo una questione estetica, una testimonianza di affetto per una componente fondamentale del panorama rurale britannico. «Le farfalle sono un importante indicatore, capace di metterci in allerta sui disequilibri dell'ambiente - avverte dal proprio sito Internet la Butterfly Conservation, un'associazione fondata nel 1968 da un gruppo di naturalisti proprio come risposta ai primi allarmi sulla riduzione del numero di insetti -. Se il numero di farfalle è in calo, inevitabilmente anche la fauna e l'ecosistema risultano in declino». Dal 1998 il presidente della Butterfly Conservation è sir David Attenborough, per anni volto televisivo della Bbc, noto anche in Italia per una serie di documentari sulla natura rilanciati da diverse trasmissioni a carattere scientifico e naturalistico, come ad esempio «Quark» di Piero Angela.

I MEDIA IN CAMPO - Per capire quanto la cosa sia fondamentale per i britannici, basta pensare al fatto che lunedì il Guardian ha dedicato ben quattro pagine all'argomento, oltre alla copertina nel proprio inserto G2 che, parafrasanto la canzone di Pete Seeger poi diventata uno dei simboli della protesta pacifista degli anni Sessanta si chiede: «Where have all our butterflies gone?», dove sono finite le nostre farfalle? L'Indipendent, altro autorevole quotidiano, ha invece deciso di lanciare la Great British Butterfly Hunt, la grande caccia alle farfalle britanniche. Si tratta ovviamente di una caccia solo documentaria, con i lettori sguinzagliati in ogni contea del regno unito con l'obiettivo di individuare e classificare tutte le 58 specie di farfalle - 56 indigene e due importate nel corso dei secoli - che vivono nell'isola e che sempre più sono a rischio di scomparsa. L'obiettivo è puntare i riflettori su un patrimonio naturale, ma anche sensibilizzare sempre più l'opinione pubblica verso le tematiche della conservazione dell'ambiente.

É esplosa la stella più lontana













Il primo a rilevare l'astro più lontano dell'Universo è stato il telescopio italiano Galileo

Individuata l'esplosione di una stelladistante 13 miliardi di anni luce

In una decina di secondi sprigionata un’energia 100 volte più elevata di quella emessa dal Sole in 9 miliardi di anni

È la stella più lontana dell’universo ed è stata scoperta nel momento più tragico della sua esistenza; cioè nell’attimo della sua morte. Il telescopio nazionale italiano Galileo ha colto il lampo finale che decretava la fine, ed era un lampo particolare, molto luminoso e corrispondente ad un altro lampo che l’astro lanciava in parallelo su una frequenza diversa, quella della radiazione gamma. Le cose sono andate nel mondo seguente. Venerdì scorso alle 10 del mattino il satellite Swift della Nasa con a bordo uno strumento italiano nato sotto la guida dell’osservatorio di Brera-Merate dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica) individuava in cielo una forte sorgente di raggi gamma.
ERUZIONE COSMICA - L’eruzione cosmica durava una decina di secondi nei quali sprigiona un’energia cento volte più elevata di quella emessa dal Sole in nove miliardi di anni: una potenza gigantesca, dunque. La scoperta di Swift, che intanto indagava anche le emissioni di radiazioni X sempre associate in questi casi, metteva immediatamente in allerta i telescopi terrestri e il “Galileo” italiano sistemato alle Canarie batteva in velocità tutti gli altri riuscendo a cogliere la “controparte ottica”, come la chiamano gli astronomi dell’esplosione gamma. Dalle prime valutazioni si capiva subito l’importanza dell’evento. Ci si rendeva conto che a scatenare questo putiferio cosmico doveva essere stato un evento decisamente catastrofico: era la morte di una stella.

A 13 MILIARDI DI ANNI LUCE - I calcoli rivelavano poi un altro record: si trattava dell’astro più lontano mai rilevato e nato quando l’Universo era giovanissimo ed aveva appena 600 milioni di anni (oggi ne ha 13,7 miliardi di anni). Tradotto nella distanza, l’evento accadeva a poco più di 13 miliardi di anni luce. Un altro tassello si aggiunge alla conoscenza del cielo. «Nonostante le continue limitazioni alle quali l’Istituto è costretto per le perduranti restrizioni del finanziamento, l’entusiasmo e la preparazione dei nostri ricercatori vince ancora una volta, regalandoci un risultato di rilievo assolutamente eccezionale in campo mondiale» commenta il suo presidente Tommaso Maccacaro.

Giovanni Caprara
28 aprile 2009