giovedì 30 aprile 2009
Non lasciare che il parlamento europeo blocchi internet

30/04/2009 URGENTE – SARA’ VOTATO DAL PARLAMENTO EUROPEO IL 5 MAGGIO 2009
Non lasciare che il Parlamento Europeo blocchi Internet! Non ci sarà modo di tornare indietro! Agisci ora!
L’accesso a Internet non dev’essere condizionato
…e non è solo per la possibilità di praticare P2P, è per la vita in generale!
Ogni persona che ha un proprio sito Internet ha interesse a difendere il libero utilizzo di Internet… così ogni persona che usa Google o Skype, coloro che esprimono liberamente le proprie opinioni così come chi esegue ricerche di qualsiasi tipo, per problemi di salute o per studio, per fare shopping online, per fare nuove conoscenze online, ascoltare la musica e guardare video…
Noi crediamo in un Internet libero – e tu?
L’Internet che noi conosciamo è a rischio per una proposta di legge che il Parlamento Europeo voterà a fine aprile. In base alla nuova proposta di legge, infatti, i provider saranno legalmente autorizzati a limitare il numero dei siti che tu potrai guardare, e a dirti se ti sarà permesso o meno di utilizzare particolari servizi. Questa verrà presentata come “una nuova opzione per il consumatore” all’interno della quale la gente potrà scegliere. Alle persone verranno offerti dei pacchetti simili a quelli per la pay-tv all’interno dei quali scegliere, ognuno di essi ti offrirà un limitato numero di opzioni a cui potrai avere accesso.
Vuol dire che Internet verrà diviso in tante piccole parti e la tua possibilità di accedervi e pubblicare dei contenuti potrebbe essere seriamente limitata. Questo sicuramente segnerà la fine del libero sharing online. Saranno create vere e proprie porzioni di Internet che non ci consentiranno mai di utilizzarlo nello stesso modo in cui è possibile oggi. Tutto questo perché Internet ora sta permettendo scambi tra le persone che non possono essere controllati o “facilitati” da nessun intermediario (ne dagli stati, ne dalle multinazionali) e mentre questo migliora la vita dei cittadini allo stesso tempo comporta una perdita di potere e di controllo per le grandi industrie. Ecco il motivo per cui queste stanno facendo pressione sui politici affinchè attuino questi cambiamenti.
La scusa è di controllare il flusso della musica, dei film e del materiale di intrattenimento che viene liberamente condiviso attraverso la pirateria e il downloading gratis, usando per esempio P2P file-sharing. In ogni caso, le reali vittime di questo piano saranno tutte le persone che usano Internet e l'accesso democrativo e indipendente alle informazioni, alla cultura e ai vantaggi che la rete offre.
Pensa a come usi Internet! Cosa comporterebbe per te se il libero accesso al web venisse tolto?
Internet è ormai fondamentale per vivere e per scegliere liberamente. E’ importante per acquistare prodotti a prezzi vantaggiosi, prenotare biglietti per concerti ed eventi, vacanze, sbrigare commissioni bancarie, seguire i propri affari, reperire materiale utile per gli studi, trovare un lavoro, un appartamento ecc… è anche importante per il tempo libero e il divertimento, ti permette di metterti d’accordo coi tuoi amici senza usare il telefono, chattare e fare nuove conoscenze, organizzare eventi, ascoltare musica, vedere video di intrattenimento, giocare in società ed avere una seconda vita. E’ un mezzo per esprimere te stesso, collaborare, condividere, innovare, stimolare nuove idee per gli affari, cercare nuovi mercati, crear la tua fortuna.
E’ l’economia – stupido!
Milioni di europei ora dipendono da Internet, direttamente o indirettamente, per le loro condizioni di vita. Togliendolo, sminuzzandolo, limitandolo e ponendo delle condizioni per il suo utilizzo, si avrà un impatto notevole sui redditi delle persone. E viste le attuali condizioni economiche questo sarebbe da evitare.
Se i tuoi affari dipendono da Internet è necessario che tu agisca subito!
Prova solo a pensare – come funziona il tuo indirizzo Internet ora? A meno che le persone non avranno il tuo indirizzo nel loro “pacchettino” web a disposizione non potranno trovarti!
Questo significa che non potranno comprare, o prenotare, o registrarsi sul tuo sito, non potranno nemmeno vedere che sei sul web. La tua attività non potrà più trovare fornitori di nicchia e confrontare i prezzi. Sì, Amazon e una selezionata minoranza saranno a posto, saranno “i prescelti” del pacchetto. Ma la tua pubblicità su Google o su qualunque altro sito web perderà incredibilmente di efficacia. Skype potrebbe essere bloccato. In Germania è già stato bloccato. Piccole società potrebbero letteralmente sparire, in particolare i liberi professionisti, gli specialisti di alcuni settori, gli operatori di nicchia e di artigianato.
Questo sta accadendo perché i grandi imperi dei media stanno combattendo contro Internet, ci stanno provando di nuovo! Pensano che se riescono a limitare l’accesso a Internet riusciranno a portarci indietro ad un’epoca in cui l’intrattenimento di massa derivava solo da loro e solo a loro andavano i grandi incassi della pubblicità. Il mondo tornerà un posto formato da comunità locali – e non più un mercato globale connesso, dove non solo le grandi multinazionali hanno possibilità.
Se non facciamo qualcosa ora potremmo perdere la libertà e il libero uso del web. La nostra libertà di scelta (scelta di informazioni, mercato, cultura e divertimento) sarà mutilata.
La proposta dell’Unione Europea rappresenta un enorme rischio per il nostro futuro. Hanno intenzione di farla diventare legge a tutti gli effetti e una volta che questo avverrà non potremo più tornare indietro. Le persone (e perfino i membri del Parlamento Europeo che la stanno votando) non sembrano rendersi conto di tutte le implicazioni che questa legge comporterà – forse perché è veramente complesso da capire – e i cambiamenti legali che son mascherati nel “Pacchetto Telecom” che vorrebbe lasciar tranquille le persone convincendole si tratti solo di cambiamenti per le industrie.
In ogni caso, in realtà, ciò che viene nascosto alle persone è che il pacchetto cambierà profondamente tutto il web in futuro! Il testo che riguarda i tuoi diritti di accedere e distribuire contenuti, servizi e applicazioni è stato eliminato. E il testo che lo sta sostituendo dice che il provider dovrà informarti delle limitazioni, o restrizioni che saranno applicate alla tua connessione. Versioni alternative della legge parlano di “condizioni” – ed è stato proposto che tu venga informato delle condizioni di utilizzo del web.
Questo viene affermato in modo che suoni bene – viene presentato per dare l’idea di trasparenza – se non fosse che, a pensarci attentamente, significa che il tuo provider avrà legalmente diritto di scegliere quali restrizioni imporre al tuo accesso e quali condizioni, altrimenti perché avrebbero bisogno di informarti? Se gli emendamenti del “Pachetto Telecom” verranno votati il cambiamento sarà irreversibile.
La posta in gioco è alta per tutti noi! Dobbiamo agire per salvare Internet!
APPELLO PER AGIRE SUL CLIMA: Copenhagen 2009

Il 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre perché si dovrà decidere se tentare di risolvere il problema o proseguire sull’inconcludente linea di Bali. Secondo gli scienziati britannici del Met Office, seguendo l'attuale inerzia decisionale, è pronto a scatenarsi un innalzamento delle temperature medie globali di 5,5-7,1 gradi centigradi entro il 2100. Con un innalzamento di soli 4 gradi un quinto delle specie animali sarebbero a rischio estinzione e 1-2 miliardi di persone patirebbero la scarsità d’acqua. Non solo, le piante e il suolo ridurrebbero drasticamente la quantità di carbonio assorbito, e il metano rilasciato dal permafrost e lo scioglimento dei ghiacci accelererebbero ulteriormente questi processi. Gli scienziati britannici sostengono che bisogna iniziare ad agire a partire dal 2010 “early and fast”, presto e velocemente, altrimenti non saremmo in grado di limitare i danni, ovvero mantenere l’aumento delle temperature entro il limite sopportabile di 2 gradi. Per questo Copenhagen rappresenterà un momento cruciale da questo punto di vista: significherà decidere concretamente il nostro futuro.
A questo scopo attivisti e organizzazioni di 21 paesi si sono riuniti a Copenhagen nel weekend del 13-14 settembre 2008 per dare il via alla discussione su una grande mobilitazione nella capitale danese durante la conferenza del 2009, e hanno lanciato un appello rivolto a tutti affinché la mobilitazione inizi già da ora: lo pubblichiamo integralmente qui di seguito.
APPELLO PER AGIRE SUL CLIMA (Copenhagen, 30 novembre - 10 Dicembre 2009)
a cura di Rising Tide UK
Siamo a un bivio. I fatti sono evidenti. Il cambiamento climatico globale, causato dalle attività umane, è in corso di sviluppo e minaccia le vite e il sostentamento di miliardi di persone e l'esistenza di milioni di specie. I movimenti sociali, i gruppi ambientalisti e gli scienziati di tutto il mondo chiedono a gran voce azione radicale e urgente sul cambiamento climatico.
Il 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza ONU sul Clima (COP-15). Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre. Tuttavia i vertici precedenti non hanno prodotto altro che l'ordinaria amministrazione del "business as usual".
Esistono alternative alla deriva attuale che vuole imporre false soluzioni basate sul mercato, come i biofuel. Se anteponiamo l'umanità ai profitti, e la solidarietà alla competizione, possiamo vivere vite piene di senso senza distruggere il pianeta. Dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra. Dobbiamo arrestare la sovrapproduzione per il sovraconsumo. Tutti devono avere uguale accesso ai beni comuni globali mediante il controllo da parte delle diverse comunità e la loro sovranità su energia, foreste, terra e acqua. E ovviamente dobbiamo riconoscere la responsabilità storica delle élite globali e del ricco Nord del pianeta per avere prodotto questa crisi. L'equità fra Nord e Sud è essenziale.
Il cambiamento climatico ha già avuto un forte impatto sulle persone, in particolare le donne, le popolazioni indigene e i popoli che dipendono dalle foreste, i piccoli agricoltori, le comunità marginalizzate e i quartieri impoveriti, i quali chiedono anch'essi di agire per la giustizia sociale e climatica. Questo appello è stato ripreso da attivisti e organizzazioni di 21 paesi che si sono riuniti a Copenhagen nel weekend del 13-14 settembre 2008 per dare il via alla discussione su una grande mobilitazione a Copenhagen durante la Conferenza ONU sul Clima del 2009.
La conferenza si aprirà il 30 novembre 2009, che concide con il decimo anniversario del blocco del WTO a Seattle, il che mostra la potenza dei movimenti sociali globalmente coordinati.
Chiamiamo tutti i popoli del pianeta a mobilitarsi per agire contro le cause di fondo del cambiamento climatico e contro gli attori chiave che ne sono responsabili sia a Copenhagen che in tutto il mondo. La mobilitazione comincia adesso fino al vertice COP-15 e oltre. Le mobilitazioni a Copenhagen e nel resto del mondo sono ancora in fase di progettazione. Abbiamo tempo per decidere collettivamente quale forma queste prenderanno e cominciare a visualizzare come può essere il nostro futuro. Attìvati anche tu!
Incoraggiamo tutti a cominiciare a mobilitarsi nei quartieri e nelle comunità. E' tempo di riprendersi il potere. Il potere è nelle nostre mani. Sperare non vuol dire solo provare un senitmento, ma anche decidere di agire.
Per essere coinvolto in questo processo, che è aperto e in corso, manda un messaggio a climateaction@klimax2009.org
Tolleranza e Amor Proprio

Se consideriamo tollerare come sopportare qualcuno o qualcosa, nonostante non si confaccia ai nostri canoni di ragionamento, abbiamo ben poco da sperare che l’uomo riesca in questo intento: appunto il tollerare. Vista in questa ottica l’azione di tollerare implica sempre una repressione forzata dell’istinto, o delle proprie idee in funzione del quieto vivere comune.
Esiste quindi un rapporto con gli altri che si regola per mezzo della tolleranza, cioè una specie di bonaria sopportazione l’uno dell’altro; ma quando questa viene a mancare le relazioni si irrigidiscono e si crea attrito. Mi chiedo : “E’ in questo modo che dobbiamo considerare la tolleranza?”
Per avere dei risultati nella pluralità degli eventi che influiscono sulla società, è necessario capire che bisogna verificare prima lo stato di salute dell’unità, che sommata una ad una crea la totalità. La mira va spostata su un altro parametro del discorso, perciò invece di vederci rapportati con i nostri atteggiamenti verso gli altri, considerare innanzitutto quale rapporto abbiamo con noi stessi. In poche parole: quanto siamo tolleranti verso di noi?
La tolleranza rimane tuttavia una sorta di sopportazione, come ci rimanda l’etimo della parola e, quindi rappresenta sempre una zavorra che ci poniamo sulle spalle pur di piacere agli altri nelle varie circostanze. Credo, come accennavo prima che i conti li dobbiamo fare prima di tutto con noi stessi.
Se siamo la “pietra grezza” che va raffinata, sostenere i duri “colpi di maglietto” invece che una tortura può diventare un lavoro faticoso ma entusiasmante, a patto che al posto della tolleranza, poniamo l’amor proprio. Definire l’amor proprio non è molto facile, soprattutto perché dovrebbe essere una specie di balsamo dell’ anima, che viene instillato a poco, a poco, attraverso l’educazione del singolo individuo.
Fin da piccoli ai bambini si dovrebbe trasmettere l’idea che sono essere preziosi, unici ed irripetibili, per questo è di basilare importanza che inizino a conoscere se stessi, incominciando dal loro corpo e, acquisire una libertà di movimento senza essere vincolati da preconcetti per cui “toccarsi non si fa”, “allargare le gambe non sta bene”, ecc. ecc.
Nella loro mente fresca non c’è traccia di peccaminosità; perché inquinarla allora?
Purtroppo però, nella società odierna, si da molta importanza alla globalizzazione mascherata da un’apparente democrazia generale e, da una solidarietà che nella stragrande maggioranza dei casi, è solo un gran giro di soldi. Il piano nascosto, e già se ne vedono gli effetti, è invece quello di creare sempre più gregge; gruppi di persone incanalate in forme pensiero che sono gestite da chi vuole impacchettare e preconfezionare la vita di ognuno.
Con questo ritmo, si rischia di perdere la propria identità, sballotata continuamente fra: “Non puoi farti mancare questo, corri a comprare quest’altro , non puoi fare a meno di, vota per me” e così via. Il nostro io è completamente soggiogato e giace afflosciato come un palloncino bucato. Ci hanno fatto perdere la tenerezza di abbracciare la nostra interiorità; la possibilità di riconoscerci come uomini e donne, con tutti i nostri difetti magari, ma anche con la possibilità di poterli trasformare in virtù.
Ci hanno fatto perdere il contatto con la Madre Terra e quindi la consapevolezza di essere figli di questo bellissimo pianeta che ci ha dato la possibilità di fare questa esperienza. Ci hanno tolto il beneficio del dubbio, quello creativo ovviamente, che è il fautore della ricerca, lo scandaglio delle nostre esistenze nel tentativo incoraggiante di comprendere chi siamo, perché siamo e dove andiamo.
Hanno tramutato questo dubbio in un perverso gioco di malafede e di mancanza di fiducia gli uni verso gli altri. Non è vero, come recita un proverbio che: “Fidarsi è bene non fidarsi è meglio”; dove è finito il calore umano che erompe dai rapporti interpersonali? Come possiamo aiutare noi stessi a progredire se non ci confrontiamo con gli altri?
Rimanendo isolati interiormente, daremo spazio solo al nostro ego che continuerà a costruire castelli di sabbia, facendoci falsamente credere di aver raggiunto chissà quale meta; così accadrà come quel tale,, che isolato da tutti su una montagna inventò l’ombrello; pensò di aver realizzato qualcosa di straordinario, ma quando scese in paese per mostrare la sua scoperta, si accorse che già tutti lo usavano.
Senza il senso di umiltà non si va da nessuna parte; essa è la linfa fondamentale per creare l’amor proprio di cui parlavo prima.
Essere intelligenti ma semplici e con il desiderio di imparare, apre le porte alla conoscenza. Dobbiamo perciò riconoscere innanzitutto che non siamo limitati da nessun peccato originale e, quella umiltà cui mi riferisco non è certo la condizione di chi deve continuamente chinare il capo e pentirsi per aver commesso qualcosa che non doveva, ma è altresì da intendersi riferita alla percezione della propria umanità interiore; l’humus della propria terra nella quale l’umiltà non è altro che il sereno eterno svolgere delle leggi della natura.
E’ il luogo dove dobbiamo discendere per scoprire le cause che muovono la vita e, riconoscere la “pietra” cui fa cenno la tradizione ermetica; “ umiliarla” prima per sublimarla poi, così nell’unicità della sua essenza la nostra coscienza, come la fenice, risorgerà dalle sue ceneri.
Quanto espresso, ha una valenza straordinaria per quanto riguarda l’esperienza che si acquisisce nel tentativo sacrosanto di riconoscere se stessi; infatti in un contesto sociale equilibrato, l’unica gerarchia possibile è quella che si determina con il “sacrificio” operato su di sé per acquisire il vero nome di uomo e donna con maiuscola, fino al merito massimo che porta alla conquista dei tre doni: la Regalità, la Spiritualità, la Terapeutica.
Ognuno porterebbe il proprio contributo in base all’esperienza di vita vissuta e di conoscenza maturata, cosicchè le apparenti differenziazioni di classe sarebbero solo una conseguenza naturale determinata dal progresso di ogni singolo cittadino. Tutti sarebbero accomunati da un gran rispetto dove non si sarebbe posto per l’invidia. Il compito da sostenere in questa nuova era, è andare incontro alle frequenze energetiche che sono sempre più accelerate, le quali stanno indicandoci che un nuovo modo di concepire la vita deve essere realizzato.
I nostri schemi e parametri e valori del vivere quotidiano, sono obsoleti, snaturati e ormai scarichi energeticamente. L’atmosfera metallica che aleggia nell’aria, che è un riflesso della mancanza di fiducia generale, deve essere sostituita con la consapevolezza che siamo tutti collegati da una trama che trasmette continuamente al pianeta e alle creature che vi abitano (compreso l’uomo) le vibrazioni delle frequenze che noi produciamo.
Perciò invertiamo la rotta dei nostri propositi. Se ci distacchiamo dal morboso e ossessivo bisogno del possesso esclusivamente materiale, utilizzato quasi sempre per prevaricare, cesseremo di vedere la nostra vita solo come un’affannosa lotta per l’esistenza.
Rilassandoci, in un certo senso, riusciremo ad essere più attenti, riusciremo ad essere più osservatori del panorama che ci circonda, ma che è anche dentro di noi, e che incessantemente ci dimostra che la vita semplicemente è; ma siamo noi con il nostro amor proprio ne determiniamo la qualità
Simeon
Il negazionismo

di Alessio Magro
Rifiuti e corruzione, ecomafie e usura, infiltrazioni nell’economia e negli appalti e riciclaggio, racket e droga, prostituzione e mafie straniere. Campanelli d’allarme a ripetizione nel corso di un 15ennio. Con tanto di visite ministeriali, istituzioni di corpi investigativi speciali, riflettori puntati da parte del Parlamento, della Dna, della Dia e della commissione antimafia. Eppure quel pendolo della consapevolezza oscilla, ciclicamente.
La parabola sale. Da pochi mesi al Viminale, Bobo Maroni arriva in Abruzzo per incontrare il gotha delle istituzioni regionali e locali. La questione mafiosa è aperta. Dal solito procuratore De Nicola riceve un rapporto dettagliato, con un avvertimento: dopo la criminalità economica arriva quella armata. E una richiesta: gli organici delle procure, soprattutto a Pescara, sono ridotti. Maroni incassa e promette attenzione. La politica e le autorità giudiziarie mantengono la guardia, almeno a parole. Non durerà a lungo. Nel ’96, alla vigilia del varo del governo Prodi, dall’associazione Libera arriva la chiamata generale alle armi: citando i dati della Dia, si ravvisa come le estorsioni aumentino soprattutto nelle regioni “non convenzionali”, e cioè Lazio e Toscana, Marche e Abruzzo. Le mafie sono in tutt’Italia, vigilare.
La parabola scende. Prodi è presidente del consiglio e a guidare la commissione parlamentare antimafia va un abruzzese, famoso, Ottaviano Del Turco, leader dello Sdi, i socialisti sopravvissuti all’ecatombe di Mani pulite. Condizioni ideali, almeno sulla carta. Ma la lotta alle mafie in Abruzzo non si fa neanche a parole. Semplicemente perché la mafia torna a non esistere. O nella migliore delle ipotesi è un malanno in un corpo sano, da debellare con l’aspirina, ma facendo attenzione a non alimentare l’allarmismo (sacrosanto) perché altrimenti i turisti scappano (un po’ meno sacrosanto).
Il bomber del riduzionismo. Del Turco mette a segno una splendida tripletta tra il ’97 e il ’99, perle di negazionismo, ancora più gravi considerato il ruolo istituzionale ricoperto e lo spessore del politico. Uno. Nel ’97 la Legambiente lancia l’allarme ecomafie: troppe cave, troppi terreni disabitati e non controllati, le ecomafie sversano quello che vogliono. Traffici confermati dalla Dda di Roma. Per Del Turco esagerano. Perché “per parlare di mafia bisognerebbe rilevare un controllo militare della malavita sul territorio, un’omertà insopportabile e l’inquinamento della politica e della pubblica amministrazione, condizioni che francamente mi sembra ridicolo individuare in Abruzzo”. I fatti lo smentiranno clamorosamente. Due. Il vecchio socialista tira fuori la retorica dell’alibi, parlando a Oppido Mamertina in tempo di faide calabresi. E cioè a chi chiede lavoro per sconfiggere la ‘ndrangheta, il capo dell’Antimafia dice che “nel mio paese, in Abruzzo, la disoccupazione è uguale a quella di Oppido, ma l’ultimo crimine commesso risale a decenni fa”. Tre. Siamo nel ’99 e nelle supercarceri dell’Italia Centrale qualcosa non funziona, perché dal 41 bis arrivano papelli e proclami. Ci sono delle connivenze. E allora Del Turco si preoccupa di impedire che “l’Abruzzo e le altre regioni che non l’hanno ancora sperimentato come altre zone del Meridione conoscano il flagello della mafia”.
L’assist. Una sola realizzazione, ma davvero di notevole fattura quella di Edo Ronchi. Siamo ancora nel ’98 e si parla di ecomafie nelle lande della Marsica e sulla costa adriatica. Il ministro dell’Ambiente del centrosinistra è lapidario: “L’Abruzzo non fa registrare infiltrazioni di criminalità organizzata quali mafia, ‘ndrangheta e camorra”. Quando non spara, la mafia non esiste. Eppure la Dia decide pochi mesi dopo, nel ’99, di istituire un gruppo di lavoro sperimentale che si occuperà delle aree criminali non tradizionali, il Nat. Il compito è quello di studiare l'evoluzione degli assetti criminali reali, cioè “non visibili perché non ancora compiutamente individuati”.
L’emergenza rapine. Puntuali ogni anno arrivano analisi dai risultati costanti: la presenza mafiosa si stabilizza, si radica. Nuovi allarmi e nuove frontiere. Ma tanti silenzi. Addirittura nel 2005 prefetti e forze dell’ordine si siedono attorno a un tavolo per dire che in Abruzzo la mafia non esiste, ma ci sono troppe rapine, tanto che bisogna creare una task force intercorpi nelle quattro province. La mafia non si vede, quindi non c’è.
Ritorno all’isola felice. Ci sono voluti dieci anni, ma alla fine ci si è riusciti: l’Abruzzo è di nuovo un’isola felice. Anzi, non ha mai smesso di esserlo. Il negazionismo lascia ormai il campo alla rimozione. E se proprio c’è qualcosa che turba l’ordine e la pace, deve essere qualcosa di estraneo, di esterno come le mafie straniere (Anno giudiziario 2001, avvocato generale presso la Corte di Appello dell’Aquila, Brizio Montanaro). A cambiare è la prospettiva: le mafie non preoccupano più, perché non sono
Lo stile Grasso. Diplomatico sin dall’avvio del mandato, il procuratore nazionale antimafia a domanda risponde: “Abruzzo isola felice? Se lo siete cercate di restarlo”. Ammette di non saperne troppo, però si rifiuta “di credere che la mafia sia a Pescara come a Palermo”.
La rimozione. L’invito dalle procure è alla cautela nelle analisi, per evitare allarmismi, e soprattutto alla massima vigilanza, perché il rischio infiltrazioni è innegabile. Quello che sfugge alle analisi dei commentatori è la memoria del passato, del biennio ’92-’93, della relazione Smuraglia, delle presenze accertate, di un certo grado di inquinamento mafioso, nella politica e nell’economia, dati senza alcuna rilevanza penale, ma comprovati. Ecco che la relazione d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2007 racconta di un “Abruzzo ancora isola felice”. Anche se è in corso un’inchiesta su infiltrazioni della ‘ndrangheta, si tratta di fatti dal “carattere sporadico”. Di stabili ci sono straccioni albanesi e sudamericani, che trattano in prostitute e in droga. Eppure, gli stessi magistrati dicono che usura, estorsioni, reati finanziari e fallimenti sono in vertiginoso aumento.
In controtendenza. Il presidente della commissione antimafia Francesco Forgione alza un po’ la media. Parlando nel marzo del 2007 ricorda la presenza degli agguerriti clan albanesi sulla costa, parla di usura e riciclaggio, di speculazioni edilizie e discariche abusive, alludendo poi a “certi investimenti”, che ben presto porteranno gli inquirenti al tesoro di Ciancimino (operazione Alba d’oro). Per Forgione “non c’è solo un terreno fertile, ma ci sono anche affari fertili”. Prima dello scioglimento delle Camere, in commissione antimafia era arrivata la proposta di una visita in Abruzzo, ma il tempo ha remato
Prestare attenzione. Nel 2008, Grasso aggiusta il tiro, anche perché le analisi della Dna parlano chiaro. Bisogna “prestare massima attenzione”,i capitali mafiosi girano e “sono invisibili perché non danno possibilità di manifestazioni esteriori”. In realtà, in quel ’93 non troppo lontano la commissione antimafia distribuì con la relazione Smuraglia anche un breve vademecum ad uso di tutti. Per testare la possibile presenza mafiosa in “aree non tradizionali” basta prestare attenzione ad alcuni indici regolatori: “L’eccessivo turn-over di licenze commerciali, la frequente acquisizione di immobili e licenze con pagamento in contanti, l’acquisizione di immobili cui non segue alcuna concreta utilizzazione, il diffondersi di società finanziarie al di là del normale sviluppo della zona, lo squilibrio in società registrate tra oggetto sociale e capitale dichiarato, la diffusione dell’usura; l’accentuato interessamento verso società in stato di crisi, tutti i fenomeni ricollegabili a fatti estorsivi e gli improvvisi arricchimenti”.
La quasimafia. Ci ha riflettutto qualche anno Brizio Montanaro. E nel gennaio del 2009, aprendo l’anno giudiziario a L’Aquila, arriva alla conclusione che “stanno aumentando
possibilità che soggetti di rango mafioso vengano ad operare nel territorio e sfruttino tendenze, filoni criminali favorevoli, onde radicarsi definitivamente”. Intanto “la mafia in senso tecnico in Abruzzo non c’è”, però ci sono le estorsioni “in aumento costante”. Ecco la capriola linguistica: “È questo un sistema di tipo paramafioso che può preparare il campo all’insediamento di gruppi mafiosi”.
Monsanto e le sementi per il «global warming»

Maurizio Blondet, tratto da www.effedieffe.com/content/view/3509
Giugno 2008
Il Salame, dopotutto, non è solo un Salame. Ha appena detto che, dati i rincari alimentari, è venuto il momento di seminare OGM: apparentemente una pura idiozia, dato che le sementi modificate non aumentano i raccolti. Ma forse, Berlusconi era ben informato di quel che si prepara nei laboratori di Frankenstein.
Le grandi firme del business genetico - Monsanto, Bayer, BASF, Syngenta & Co. - hanno depositato insieme ben 532 brevetti di sequenze genetiche «che favoriscono l’adattamento ai cambiamenti climatici» delle piante. Il 49% di questi brevetti sono di due sole ditte, Monsanto e BASF: le stesse mega-corporation che nel maggio 2007 hanno stretto fra loro un accordo di ricerca per sviluppare sementi resistenti a condizioni climatiche estreme, desertificazione, tropicalizzazione, alluvioni, salinità crescente dei suoli. I due colossi ci spendono 1,5 miliardi di dollari.
«Il più grande accordo privato di ricerca mai stipulato», commenta ETC Group, il gruppo di ricerca indipendente canadese che ha denunciato l’accordo (1). Vuol dire che intendono guadagnarci dieci volte tanto. O cento.
«Si concentrano sui geni ‘climatici’ perchè per loro è una occasione d’oro per spingere gli OGM come soluzione al problema del clima», scrive ETC: «Queste tecniche proprietarie finiranno per concentrare il potere della corporations, aumentare i costi, inibire la ricerca indipendente e minacciare il diritto dei coltivatori a farsi le proprie sementi e a scambiarsele».
In altre parole: questa direzione di ricerca così titanicamente finanziata è intesa ad imporre il modello agro-industriale anche nel nuovo clima, proprio mentre la comunità degli agronomi sostiene che, per far fronte ai cambiamenti climatici, la soluzione è il sostegno ai piccoli coltivatori e all’agricoltura autarchica da autoconsumo.
Nell’aprile scorso, un rapporto ONU scritto da scienziati della coltivazione aveva consigliato appunto la seconda soluzione, a misura umana, citando anche vari esempi in cui l’agronomia classica (non ingegneristica) è riuscita a selezionare dei risi che crescono in condizioni di estrema aridità.
Monsanto e le altre si affannano a brevettare praticamente tutte le varietà naturali anche allo scopo di sbarrare il passo alla ricerca da parte di organismi pubblici e ai contadini che, in tante parti del mondo, già da secoli usano sementi adatte al clima estremo.
«Se le compagnie multinazionali controllano i geni-chiave della resistenza alla aridità in culture transgeniche», scrive ETC, «i ricercatori pubblici saranno accusati di violare i diritti di proprietà».
Infine, la creazione di piante geneticamente modificate resistenti a climi estremi solleva molti problemi scientifici ancora non risolti: il gene introdotto per resistere alla mancanza d’acqua può - come sanno gli scienziati del settore - dare alla pianta anche altre caratteristiche, impreviste. E’ il fenomeno biologico detto «pleiotropia».
Niente da fare: è cominciata la colossale opera di marketing e di lobby per «vendere» la soluzione transgenica al «global warming». Con la distribuzione di grandi mazzette, pardon «contributi alla ricerca», per coinvolgere e tacitare i laboratori pubblici di ricerca più grossi, come il Cimmyt (Centro internazionale di miglioramento del mais e del frumento) e il CGIAR (Gruppo consultivo internazionale di ricerca agricola).
Per esempio, il Cimmyt ha ricevuto 47 milioni di dollari dalla Bill & Melinda Gates Foundation
(il miliardario monopolista di Microsoft) per diffondere gli OGM in Africa. E i Paesi africani si sono visti imporre da USA e Brasile l’obbligo di adottare alberi transgenici (con il pretesto di ricavarne biocarburanti da cellulosa) alla Conferenza per la biodiversità tenutasi a Bonn il 30 maggio scorso. Gli africani volevano una moratoria, per capire l’effetto che questi alberi avranno sull’ecosistema. Niente: devono piantarli, e zitti. E il tutto, in nome della «biodiversità». Evidentemente, gli organizzatori saranno stati «finanziati».
Non manca la grancassa pubblicitaria per il promettente business. In coincidenza con la conferenza FAO per l’alimentazione e l’agricoltura di Roma, Monsanto, dalla sua sede di Saint Louis - ha emanato un altisonante «impegno in tre punti».
La Monsanto si impegna a «raddoppiare la produttività di mais. Soya e cotone nel 2030», a «sviluppare sementi che ridurranno di un terzo le risorse d’acqua e fertilizzanti richieste»,
e «migliorare la vita dei contadini, fra cui cinque milioni dei più poveri, entro il 2020».
I contadini che ci hanno avuto a che fare lo sanno bene:
Nei prossimi mesi, fate attenzione a quanti giornali ripeteranno quelle frasi dettate da Saint Louis. Berlusconi, lui, s’è portato avanti: ha fatto il suo spot per Monsanto prima di tutti.Forse crede che
1) «Patenting the climate genes and capturing the climate agenda», ETC, maggio-giugno 2008. ETC sta per Action Group on Erosion, Technology and Concentration.
2) Per conoscere i metodi intimidatori praticati da Monsanto, sarà utile leggere «Monsanto’s harvest of fear», di Donald Barlett e James Steele, pubblicato su Vanity Fair il maggio 2008. «Monsanto already dominates America’s food chain with its genetically modified seeds. Now it has targeted milk production. Just as frightening as the corporation tactics - ruthless legal battles against small farmers - is its decade long history of toxic contamination». La Monsanto è dominata dalla famiglia ebraica Shapiro.