venerdì 1 maggio 2009
Lo strano caso di "Fratelli di Tav"
Non uccidere
Questo filmato è sbalorditivo.
Prima di tutto, il suo contesto – il forum economico mondiale – non era a priori indirizzato a qualche plateale diatriba pubblica tra gli ospiti del dibattito. Solitamente i politici esperti non dicono quel che pensano davanti alle telecamere, riservano le pugnalate alle spalle ai negoziati segreti e si mostrano al pubblico mentre stringono mani e sorridono.
È vero che l’argomento – Gaza – è stato trattato mentre i cadaveri dei 1300 palestinesi uccisi dagli israeliani erano ancora “caldi”, ma senza l’inaspettato incidente finale che ha visto come protagonista il Premier turco Erdoğan la discussione sarebbe stata presto dimenticata, insieme alle tonnellate di dichiarazioni quotidiane contraddistinte dalla correttezza politica.
Ma è successo l’impensabile, e le immagini di Recep Tayyip Erdoğan che insulta Israele e lo accusa di essere uno stato canaglia resteranno nella storia.
Questa è forse la prima volta che alla verità viene permesso di essere pronunciata su un palco a così alti livelli di potere e la gente, nel mondo, ha potuto osservarla in contemplazione.
Noi speriamo che questa possa essere la falla nella patina della menzogna. Vogliamo credere che le cose non saranno più le stesse dopo questi fatti.
In realtà, le cose per Israele erano già cambiate dall’inizio di gennaio 2009, poiché il suo attacco genocida contro Gaza ha messo in moto un diffuso sdegno internazionale e richieste di processi, segnando una svolta che probabilmente condurrà presto a una protesta che si farà sentire e alla punizione dell’assoluto disprezzo di Israele per i diritti umani, per la legge internazionale e per le vite dei non-ebrei.
Inoltre, questo video è surreale anche per la performance di Shimon Peres nel dibattito, la sua assurda interpretazione del bugiardo per eccellenza sarebbe degna di Groucho Marx se non fosse per gli aspetti tragici che ci sono in ballo.
Nel dibattito, oltre a lui, un pietoso Ban Ki-moon appare ridotto all’unica cosa che è in grado di fare, niente, mentre un vigoroso Amr Moussa mantiene dignitosamente il livello della retorica, a corto come è di armi concrete con cui minacciare l’Israele nucleare.
Ma ciò che tutti ricorderanno per sempre sarà la filippica di Erdoğan che lo ha in parte redento, almeno nei cuori dei palestinesi, dai suoi peccati politici. Dopotutto, gli studi fatti dal teorico marxista Mikhail Bachtin su Rabelais ci hanno insegnato che la gente adora assistere all’umiliazione di coloro che umiliano, e Israele ha umiliato per così tanto tempo – e così impunemente – il popolo palestinese che Erdoğan potrà anche venir dimenticato in futuro come il normale uomo politico che è ma sarà certamente ricordato come l’uomo che ha gettato la verità in faccia al vecchio spaccone assassino Shimon Peres.
Tuttavia, c’è un altro aspetto che riteniamo degno di nota, e cioè l’apparente matrimonio tra “il mondo politico e diplomatico” e quello della gente normale, artisti, attivisti, cittadini.
I pensieri di Erdoğan sono stati elaborati nel contesto del mondo in cui viviamo, dove la gente pensa, discute, analizza e giunge alle conclusioni su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, basandosi su alcuni fatti fondamentali: uccidere è sbagliato, opprimere è ingiusto, e nessun tipo di stregone diplomatico o politico può nascondere i fatti e convincerci che ciò che ci viene detto sia vero, nonostante l’evidenza, quando si tenta di persuaderci a non dare retta ai nostri stessi occhi, ai nostri cuori, alle nostre stesse orecchie.
Erdoğan è stato accolto come un eroe al suo ritorno in patria perché ha espresso un grado nazionale, e diremmo pure internazionale, di intolleranza per la bugia, la violenza e la supremazia razziale. Non è demagogia, è la voce della gente, la voce della lotta e la voce delle masse.
Le masse non hanno sempre ragione, come sappiamo, ma è anche vero che i leader hanno ragione molto raramente.
Giorgio Gaber ...Io se Fossi Dio
BUON 1 MAGGIO
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