venerdì 8 maggio 2009

LIBERTA' - seconda parte

LIBERTA' - prima parte

SEE POOREST place in AMERICA - Lakota Medicine Man Prophecy Pt 1

Surrendered Peace 2012

Message from the Hopi Elders

Fermatevi, prima che sia troppo tardi














APPELLO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI RIGUARDANTE GRAVI ASPETTI DELLA LEGISLAZIONE IN CORSO

(Aperto alle firme)

La dichiarazione universale dei diritti umani, in perfetta concordanza con la Costituzione italiana considera che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo. Questo significa che c’è una sola famiglia umana e che la dignità della persona presuppone che a ciascuno sia riconosciuto un patrimonio di diritti fondamentali, uguali ed inalienabili. Sono questi i fondamenti dell’ordine costituzionale e della civiltà del diritto. Proprio questi fondamenti sono messi in discussione da una serie di provvedimenti legislativi in corso di approvazione alla Camera.
Si tratta di misure inserite nel “pacchetto sicurezza” e nel disegno di legge sul “testamento biologico”.
Una campagna ideologica ha messo in competizione la sicurezza con i diritti. Ciò ha portato all’approvazione di una serie di misure persecutorie e discriminatorie nei confronti dei gruppi sociali più deboli, che nel nostro Paese non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. In modo mascherato sono stati riesumati istituti tipici delle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti ed il registro degli indesiderabili, riservato questa volta, non agli ebrei, ma ai senza casa.
Ma soprattutto nei confronti degli immigrati sono state articolate una serie di misure, (reato di clandestinità, divieto di matrimonio, divieto di avere un’abitazione, ostacoli per l’accesso alle cure mediche e per il trasferimento dei fondi alle proprie famiglie) che attentano all’intima dignità inerente a ciascun membro della famiglia umana e sono destinate a fare terra bruciata intorno ad una popolazione di centinaia di migliaia di persone, aprendo una sconcertante caccia all’uomo.

Queste misure persecutorie, per la loro gravità, superano persino quelle introdotte con le leggi razziali. Infatti le leggi razziali non sottraevano alle madri ebree i figli dalle stesse generate.
L'Italia del 1938, sebbene piegata dalla dittatura fascista, non avrebbe mai potuto accettare un insulto così grave all'etica della famiglia, quale la scissione del suo nucleo fondamentale. Ed invece questo è proprio quello che succederà, attraverso il divieto imposto alla madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile.
Non potendo essere riconosciuti, i figli saranno sottratti alle madri che li hanno generati e seguiranno la sorte dei trovatelli: avranno un altro nome e saranno inseriti in una casa famiglia in vista dell'adozione.

Per evitare di essere private dei propri figli, le madri dovranno partorire clandestinamente e far entrare il neonato in un circuito di clandestinità da cui non si può uscire e che lo escluderà dal godimento dei diritti fondamentali previsti dalla Convenzione dell'ONU sui diritti del fanciullo.
Questa norma si pone al vertice delle misure discriminatorie in corso di approvazione ed ha un grande valore simbolico, in quanto si tratta di una norma "ontologicamente ingiusta", che incarna un diritto completamente svincolato dalla giustizia. Nella stessa prospettiva si muovono le norme sul testamento biologico, che colpiscono un gruppo sociale composto da persone ancora più deboli degli immigrati, i malati giunti nella fase terminale della propria vita, che saranno calpestati nel profondo della loro dignità, venendo costretti a subire trattamenti obbligatori, non richiesti e non voluti, con effetti di particolare crudeltà.

E ciò quando anche un Papa rigorosissimo come Pio XII affermava che “il medico non dispone rispetto al paziente di un diritto separato e indipendente”, ma “in generale non può operare altro che se il paziente lo autorizza esplicitamente o implicitamente”, e che nel caso in cui egli “interrompa i suoi tentativi” eccedenti il ricorso ai “mezzi ordinari”, “non si ha disposizione diretta della vita del paziente né eutanasia”; insegnamento che Pio XII impartiva anche sul presupposto che una persona caduta in stato di incoscienza irreversibile possa “non essere più un essere umano”, al punto che lo stesso sacramento dell’estrema unzione non potrebbe essere validamente amministrato “a chi ha cessato di essere un uomo” se non “sotto condizione”.
(Pio XII, Discurso sobre tres questiones de moral medica relacionadas con la reanimación, 24 de novembre de 1957).
Ora, se lo Stato impone obblighi insensati e la giustizia viene espulsa dal diritto, cambia la natura del diritto e si verifica un cambiamento del regime politico. In questo modo verrebbe cancellata per sempre la lezione del Novecento e le grandi Carte dei diritti diventerebbero oggetti d’antiquariato. Questo patrimonio specifico, il diritto dei diritti umani, sviluppatosi nell’Occidente, e dall’Occidente messo a disposizione dell’umanità, verrebbe dilapidato ed affievolito per sempre. Per questo noi chiediamo ai parlamentari: fermatevi, prima che sia troppo tardi.

continua qui:

http://www.sinistracristiana.net/archivio-documenti/35-pietre-miliari/162-appello-alla-camera-dei-deputati-riguardante-gravi-aspetti-della-legislazione-in-corso

Per ricordare 5


Intercettazione telefonica Saccà-Berlusconi

Chicca finale , ma si potrebbe andare avanti ore , giorni ...

Per ricordare 4


Berlusconi spot svedese


Ecco come ci vedono grazie a lui ....

Per ricordare 3


Berlusconi vergognoso: insulta giornalista USA e lo aggiunge alla lista degli imbecilli

Per ricordare 2


Berlusconi umilia la Merkel al Vertice Nato. Lui Telefona, il Mondo lo Deride.

Per ricordare 1


Emma Bonino ieri sera ad Annozero ha espresso il malcontento dell'italiano che pensa e si informa , riguardo le ormai innumerevoli figuracce che il nostro premier colleziona in ogni dove.Prontamente il suo avvocato Ghedini ha puntualmente smentito ogni atteggiamento o frase di Silvio impostando la difesa sul fatto che il suo assistito sia sostanzialmente un buontempone e che le sue azioni sono amate dalla stragrande maggioranza delle persone . Io ai sondaggi non credo , e sopratutto non voglio pensare che l'Italia sia piena di gente di così... la maggioranza siamo noi occorre resistere e ricordare a chi crede alle favole che a noi ci governano dei delinquenti.

Le domande che Vespa non ha fatto
















di Giuseppe Giulietti*

Alcuni esperti di media hanno dato un giudizio positivo, anzi entusiastico, sull'esibizione televisiva di Silvio Berlusconi.
Può darsi che una valanga di sondaggi amici possa dare loro ragione, ma a noi il presidente è apparso invece un uomo stanco, preoccupato, incerto se indossare la maschera del papà delle famiglie italiane oppure se usare la trasmissione per avviare la campagna mediatica contro la signora Veronica, dipinta come una donna irresponsabile, incapace di intendere e e di volere, vittima del complotto comunista. Nel breve periodo il proprietario del polo unico Raiset potrebbe riuscire a convincere molti italiani che gli asini possono volare e che la sua biografia ricorda quella di San Francesco, nel lungo periodo, invece, le cose potrebbero complicarsi e assumere contorni oggi non facilmente prevedibili.
Molto dipenderà proprio dalla signora Veronica. Riuscirà Berlusconi a ridurla al silenzio? La fucilazione mediatica già programmata la convincerà a ritrattare tutto? La Chiesa, che già ha cominciato a manifestare qualche primo fastidio, si accontenterà delle versioni ufficiali e che non hanno possibilità alcuna di superare l’onere della prova? Sino a quando la gran parte dei media potranno continuare a non porre le domande al presidente del consiglio?
Nella puntata di Porta a Porta, al di là di qualsiasi altra considerazione, ci saremmo aspettati che a Berlusconi si chiedesse conto della teoria del complotto: chi avrebbe ordito il complotto? L’associazione Fare Futuro che fa riferimento alla destra? La signora Veronica che lo frequenta da 25 anni? La grande stampa internazionale? Un clan di Casoria? I casalesi? La conferenza episcopale? Di quale complotto della sinistra va cianciando?
Ed ancora perché non gli viene chiesto chi è questo Elio Letizia, il padre di Noemi, che poteva permettersi di chiamarlo privatamente e mettere il becco sulle candidature? Qual’è la sua storia? Perchè Berlusconi medesimo lo aveva indicato come il vecchio autista di Craxi, notizia per altro che si è rivelata priva di qualsiasi fondamento? Perchè tante bugie? A chi appartiene il locale di Casoria? Quale è il rapporto tra la vicenda di Casoria e l’inceneritore di Acerra? Cosa è accaduto nelle redazioni di tanti tg e di non poche agenzie nelle ore immediatamente successive al comunicato di Veronica? Perchè tanto ritardo nella diffusione delle notizie? Perchè lo stesso Berlusconi dopo aver parlato di dolorosa vicenda privata ha deciso di cambiare gioco e di presentarsi da Bruno Vespa?
Con la esibizione di ieri sera il presidente ha deciso di rendere pubblica la sua “dolorosa vicenda privata”, a questo punto le domande non possono essere eluse, non ci sono verità di stato da imporre a suon di reti unificate e di cori muti.
Non conosciamo la signora Veronica e non sappiamo se abbia intenzione di replicare alle dure affermazioni del marito presidente del consiglio, ma a questo punto è assolutamente doveroso che le sia consentito il diritto di replica, i cittadini hanno il diritto di conoscere in modo ampio e approfondito anche il punto di vista della signora.
Non si tratta di spiare dal buco della serratura, ma di fare chiarezza su questioni che hanno un evidente riflesso pubblico e che investono il corretto funzionamento delle istituzioni.
Non ci riferiamo solo alle gravissime affermazioni relative all’eventuale rapporto con le minorenni, ma anche alla doppiezza politica di chi ha impugnato la bandiera della famiglia cattolica e dell'allenza tra trono e altare, riservando a sé stesso comportamenti da ateo non devoto.

* dal blog di Micromega

I sette operai della Thyssen-Krupp uccisi di nuovo dai giornalisti italiani














di Massimo Zucchetti*

Mi chiamo Massimo Zucchetti e sono il più giovane professore universitario italiano di Sicurezza e Analisi del Rischio. Lavoro al Politecnico di Torino. Sono Consulente Tecnico nel Processo Thyssen-Krupp dove nel dicembre 2007 morirono bruciati fra sofferenze atroci sette operai. In data 28 aprile 2009 ho depositato al Processo la mia Relazione di 60 pagine, che ricostruisce l’evento, identifica le cause, indica i colpevoli delle sette atroci morti.

Ho inviato lo stesso giorno il sunto della mia relazione, una pagina e mezzo chiara e pesante come il piombo, ai seguenti quotidiani italiani: Repubblica, La Stampa, Il Giorno, Il Messaggero, Il Mattino, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Secolo XIX, Il Giornale, Leggo, Metro, Corriere della Sera, Il Tempo, L’Unità, Il Manifesto, L’Indipendente. Anche altri che ora non ricordo, ma questi i principali.

Il sunto è scritto in linguaggio non tecnico ed è chiaro e duro come il cristallo.

Nessuno di questi giornali ha reagito in alcun modo al mio invio. Soltanto il Manifesto, grazie alla presenza di un giornalista mio amico personale, ha promesso di pubblicare un articolo.

Pubblico qui su Metropolis – oltre che sulla mia pagina di Facebook - il testo che avrebbe dovuto apparire, secondo il mio parere, su ognuno di questi giornali in giusta evidenza.

Ierisera ho parlato con gli operai Thyssen ed ho cercato di spiegare loro la situazione: la situazione è che il giornalismo in Italia è ostaggio – salvo rare eccezioni – di una conventicola di servi, mestieranti ed autocompiaciuti, ignoranti ed inutili se non dannosi, indegni comunque di esercitare una professione tanto importante come quella di giornalista.

In seguito all’incendio divampato il 6/12/2007, sulla linea di ricottura e decapaggio dello stabilimento Thyssen-Krupp di Torino (d’ora in avanti TKTO), che, inizialmente, causò la morte di 1 lavoratore, l’ustione di altri 7 di cui 6 in modo così grave che decedettero nei giorni seguenti, il sottoscritto prof.ing. Massimo Zucchetti, ordinario di Sicurezza e Analisi di Rischio presso il Politecnico di Torino, è stato nominato Consulente Tecnico di Parte Civile nel Procedimento Penale in corso. La presente relazione costituisce un iniziale contributo all’analisi.

Da quanto riportato dai fatti e dalle testimonianze si può riassumere quanto segue:

La linea 5 funzionava in perenne palese violazione delle norme di sicurezza relative agli impianti a rischio di incidente rilevante, in quanto – ad esempio - in costante presenza di olio sul fondo dell’impianto, di residui di carta oleati ovunque, di fiamme libere e piccoli incendi praticamente costanti, in mancanza di squadre antincendio addestrate, con gli estintori scarichi, eccetera.

La linea 5 funzionava oltre i normali regimi per sopperire a richieste pressanti di produzione non ottemperabili dal solo stabilimento di Terni. Gli operai erano costretti a turni straordinari massacranti.

La linea 5 presentava evidenti malfunzionamenti dovuti ad usura e scarsa manutenzione, primo tra tutti le perdite di olio, e i frequenti guasti di tipo elettrico e meccanico.

I vigili del fuoco, gli addetti ai gruppi di lavoro sulla sicurezza, i periti dell’assicurazione avevano ripetutamente raccomandato nel recente passato l’adozione di un sistema automatico di spegnimento per la linea 5, in conformità a quanto previsto per impianti soggetti a rischio rilavante di incendio come quello in esame. Questa raccomandazione, adottata per analoghi impianti presso altri stabilimenti della ditta, era stata disattesa e posposta, in quanto la linea stava per essere chiusa e trasferita a Terni entro breve.

La manutenzione sulla Linea 5 era insufficiente ed era peggiorata nell’ultimo periodo, in vista della prospettata chiusura entro breve tempo. Le squadre di manutenzione si erano ridotte e le frequenze degli interventi riguardavano per lo più la riparazione di guasti. Ancora, la sostituzione di alcuni pezzi meccanici non avveniva con il montaggio di pezzi nuovi ma con recuperi da altre linee o spostamenti sulla linea stessa

Le squadre di sicurezza e antincendio erano insufficienti o inesistenti, erano costitute da personale che non aveva completato (in nessun caso, neppure una persona) l’addestramento antincendio previsto dalla legge. Le procedure di emergenza e antincendio erano carenti e l’intero apparato di sicurezza al riguardo era in patente violazione con le prescrizioni di legge.

Gli operai della linea 5 dovevano frequentissimamente intervenire con estintori manuali per spegnere incendi che continuamente si formavano sulla linea, senza sospendere la produzione, in violazione con il loro mansionario e le procedure.

In caso di incendio di “grave entità” la procedura prevedeva non già l’immediato appello dei VVFF, ma la composizione di un numero di telefono per la chiamata della squadra antincendio, peraltro inadeguata in quanto non formata con appositi corsi completi e sprovvista di mezzi adeguati di spegnimento.

Non vi era alcuna prescrizione o specifica scritta o procedurale che indicasse quando un incendio era di “grave entità”. Le indicazioni dell’azienda erano di provare a spegnere con ogni mezzo l’incendio da parte degli operai con gli estintori prima di dare l’allarme.

Era fortemente radicato il concetto per cui si doveva sopperire a qualsiasi problema evitando di interrompere la produzione. I pulsanti di emergenza non dovevano mai venire azionati per evitare la interruzione della produzione. Gli operai avevano ricevuto espresse indicazioni al riguardo dall’azienda. Emerge chiaramente, anche dall’analisi di alcuni incidenti, che vi era la indicazione generalizzata ad affrontare situazioni di rischio particolarmente elevato in modo autonomo e non in ottemperanza alle misure di sicurezza, che non erano state comunicate ai lavoratori.

Il pulsante di emergenza non toglie l’alimentazione elettrica alla pompa oleodinamica , quindi l’olio rimane sempre in pressione fino ai banchi valvole anche in caso di attivazione dei pulsanti di emergenza. Anche la pressione di questi pulsanti, fortemente sconsigliata dall’azienda per non interrompere la produzione, non avrebbe evitato comunque l’incendio e l’incidente.

I sistemi individuali di spegnimento (estintori) erano al momento dell’incidente per la maggiorparte scarichi o inutilizzabili.

Nessuno dei presenti all’incidente aveva ricevuto alcuna formazione specifica sul tipo di intervento da effettuare e sulle procedure da seguire in caso di un incendio di tale entità.

Si erano verificati nel recente passato eventi incidentali analoghi presso altri stabilimenti dell’azienda, senza che nessun rimedio venisse adottato a seguito di questi incidenti sulla linea 5.

Alcuni sistemi di sicurezza automatici che segnalavano la presenza di carta spuria (costituente grave pericolo) nell’impianto a seguito di malfunzionamento erano al momento dell’incidente esclusi manualmente o addirittura guasti, in palese contrasto con le norme di sicurezza.

Nel luogo ove si è verificato l’incendio non vi era sistema automatico di rilevazione incendi


In ultima analisi, lo scrivente si stupisce come l’evento incidentale che ha causato la morte dei sette operai si sia verificato con tale ritardo, viste le condizioni in cui funzionava l’impianto, ovvero in palese violazione con ogni norma di sicurezza. Tutto quanto era umanamente possibile per rendere provabilissimo il disastro era stato fatto o omesso dall’azienda con incredibile e costante pervicacia. Una volta partito, la dinamica dell’evento incidentale è stata inevitabile, dati gli strumenti e la formazione dati agli operai a quali nulla si può imputare se non l’aver accettato, per non perdere il posto di lavoro, di lavorare in un impianto in simili condizioni.

*da www.lsmetropolis.org