lunedì 11 maggio 2009
Noam Chomsky - Distorted Morality - 1/6 (Italian Sub)
L'opinione di Noam Chomsky sul terrorismo e non solo
Avram Noam Chomsky (Filadelfia, 7 dicembre 1928) è uno scienziato, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.
La teoria della grammatica generativa, alcuni dei cui elementi essenziali sono già presenti nell'opera Syntactic Structures del 1957, si caratterizza per la ricerca delle strutture innate del linguaggio naturale, elemento distintivo dell'uomo come specie animale, superando la concezione della linguistica tradizionale incentrata sullo studio delle peculiarità dei linguaggi parlati. L'influenza del pensiero di Chomsky va ben al di là della stessa linguistica, fornendo interessanti e fecondi spunti di riflessione anche nell'ambito della filosofia, della psicologia, delle teorie evoluzionistiche, della neurologia e della scienza dell'informazione.
A partire dagli anni 60, grazie alla sua forte presa di posizione contro la guerra del Vietnam ed al suo notevole impegno politico e sociale, Chomsky si è affermato anche come intellettuale anarchico e socialista libertario. La costante e acuta critica nei confronti della politica estera di diversi paesi e, in particolar modo, degli Stati Uniti, così come l'analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali, lo hanno reso uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale.
Nonostante sia da alcuni criticato per le sue posizioni vicine al movimento anti-globalizzazione, i maggiori organi d'informazione dimostrano grande considerazione e stima per lo studioso. Il New York Times scrive: "Ci sono buone ragioni per pensare che Chomsky sia il più importante intellettuale vivente", The Nation: "Noam Chomsky è una fonte inesauribile di sapere", The Guardian: "Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura".
Il mondo secondo Monsanto sottotitoli in italiano
La storia di una delle più potenti e pericolose multinazionali per il futuro dell'umanità. Monsanto è la maggior produttrice di OGM nel mondo, ha sempre prodotto prodotti pericolosi per la salute, a partire dalla famosa diossina già nel dopoguerra della seconda guerra mondiale fino all'ormone della crescita bovina. L'RGBH, o ormone della crescita bovina, usato per far produrre maggior latte alle mucche, provoca alle stesse mastite, la quale è curata con antibiotici, che poi vengono rilevati in alta concentrazione nel latte prelevato sulle nostre tavole, quindi in procinto di essere consumato. Non è tutto tra i suoi prodotti il famigerato "Agente orange" il defoliante usato nella guerra del Vietnam, il mais transgenico e il cotone con insetticida incorporato, tutti prodotti studiati , analizzati e risultati se non dannosi direttamente, dannosi nelle conseguenze che il loro uso comporta. La forte influenza politica a livello internazionale, direi globale, la consistenza di capitali a disposizione in continuo aumento e una rete organizzata di studiosi stipendiati e con contratti profumatamente ricchi in corso con Monsanto, rendono più che facile la disinformazione e la falsificazione di analisi. Ma quelli non sono gli unici sistemi usati da Monsanto, la quale non disdegna trucchi da laboratorio, passaggio di propri dirigenti a ruoli dirigenziali di organi di controllo governativi, licenziamento di studiosi eticamente corretti, ottenendo diversi vantaggi come l'approvazione di prodotti ancora in fase d'indagine scientifica, prolungare le indagini e quindi le risoluzioni a fenomeni innescati da suoi prodotti e nel contempo far proseguire l'invasione del globo da parte di organismi OGM. Uno dei maggiori scopi, neanché tanto occulto, della Monsanto è innescare o completare il processo irreversibile di dipendenza da suoi prodotti, cosicché possa avere in mano il controllo globale di alimentazione e agricoltura, realizzare enormi profitti, resterete sconcertati guardando il film. Infine è facile l'equazione che ne deriva dalle operazioni Monsanto, cioè che controllo sul cibo uguale controllo delle masse, non l'unico ma di certo uno degli strumenti più efficaci.
Codex Alimentarius - lento sterminio di massa
Dal 31/12/2009 sarà obbligatorio, per tutti i paesi della WTO (Italia compresa), adottare le specifiche della Codex Alimentarius, una commissione COMMERCIALE che si occupa solo di tutelare i profitti delle multinazionali chimiche e farmaceutiche.
Navi dei veleni, in Calabria rifiuti radioattivi provocano decine di morti

La motonave “Jolly Rosso” stava per affondare (o meglio, stava per essere affondata) al largo di Amantea quando, la notte del 14 dicembre del ‘90, il mare mosso la spinse sulla spiaggia di Campora San Giovanni. L’indagine ha oggi portato all’individuazione dell’area in cui sono stati depositati illecitamente i rifiuti dell’incidente: il sito si trova nell’alveo di un torrente nel comune di Serra d’Aiello.
Sarebbero diverse decine le persone decedute in quanto affette da neoplasie provocate dalla radioattività di quei rifiuti. Le perizie affidate ad esperti chimici ed altro personale specializzato sono ora al vaglio dei magistrati. Scopo dell’inchiesta è accertare le responsabilità legate all’occultamento dei rifiuti e di procedere, al contempo, alla bonifica del territorio contaminato dal materiale radioattivo. Le risultanze sono state comunicate alle autorità sanitarie locali e regionali per i provvedimenti di competenza.
In realtà, basta fare un salto indietro nel tempo per capire che la vicenda non è isolata. Il traffico di rifiuti tossici legati ai mari italiani è ben conosciuto e, nel caso delle coste calabre, sarebbe connesso con la ‘ndrangheta. Le cosiddette “navi dei veleni” erano infatti una ventina di motonavi battenti bandiera italiana, greca, maltese, di Antigua e di Saint Vincent fatte colare a picco tra il 1981 e il 1993, la maggior parte delle quali proprio a largo delle rive calabresi.
Alla fine dell’anno scorso il fenomeno era balzato nuovamente alla cronaca grazie alle confessioni del pentito Francesco Fonti, ex trafficante di stupefacenti della Locride, che aveva parlato di una motonave affondata a largo di Cetraro, a pochi chilometri da Amantea. Si sarebbe trattato di una barca colma di rifiuti tossici affondata per smaltire in maniera illegale e senza eccessivi costi il carico di veleni.
Per quel che riguardava la Jolly Rosso, sin da subito si era ipotizzato che trasportasse rifiuti tossici e che i fusti contenuti nella stiva fossero stati sepolti in parte sotto i fondali e in parte nell’area costiera di Amantea. Le ricerche compiute tuttavia non avevano portato a nessun risultato e il caso era stato provvisoriamente archiviato. Fino alla recente scoperta.
Il caso calabrese è peraltro ben descritto da Carlo Lucarelli nel suo libro Navi a perdere, che racconta la vicenda di Natale De Grazia unico testimone al processo della Jolly Rosso, scomparso in circostanze poco chiare.
Anche se la Calabria risulta al centro di questi traffici, vicende giudiziarie complesse interessano in realtà numerose procure in tutta Italia. Da un’iniziativa di Legambiente è nato quindi il “Comitato per la verità” che intende rompere la congiura del silenzio che si è creata intorno ai traffici nazionali e internazionali di rifiuti e materiali radioattivi, e per interrogare la politica sui misteri che intanto continuano ad avvelenare l’ambiente. Ad esso hanno aderito magistrati, giornalisti, esponenti politici, familiari di vittime, ambientalisti, impegnati nel combattere vicende legate al traffico illeciti di rifiuti, che hanno deciso di sostenere le attività di indagine giudiziaria e giornalistica di contrasto alle ecomafie.
Maddalena d'oro

di Fabrizio Gatti 07 maggio 2009
Costi dei lavori lievitati. Appalti nel mirino dei Pm. Il vertice traslocato. Ora all'isola resta un polo velistico di pregio. Ma anche un albergo di lusso. Che nessuno vuole gestire.
Doveva essere l'hotel delle notti di Obama e Sarkozy, il cinque stelle superiore dei capi di Stato del mondo. È già una cattedrale nel deserto, con la sua facciata bianca stretta tra un capannone della Marina militare, una strada trafficata e il mare senza spiaggia che qui, e solo qui su tutta l'isola, a volte puzza di fogna.
Nessuno vuole gestire il più grande dei due alberghi costruiti alla Maddalena per il G8 che non si farà. La gara indetta dalla Protezione civile è andata deserta. Perché, almeno per pareggiare il capitale già speso, lo Stato o la Regione Sardegna dovrebbero affittare l'albergo a un imprenditore che a sua volta dovrebbe far pagare mille euro a notte per queste stanze con vista da motel. Una cifra folle e completamente fuori mercato. Qualcosa non ha funzionato nel controllo dei costi, come 'L'espresso' aveva già scoperto nel dicembre scorso. Ma i dubbi adesso sono ufficiali. Tutte queste opere sono sotto inchiesta.
LA TABELLA: TUTTI I COSTI DEI LAVORI
I carabinieri del Ros stanno indagando sulla catena di appalti. Un'indagine condotta per il momento dalla Procura di Firenze. Anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, commissario delegato per il G8 e responsabile dell'applicazione delle procedure d'urgenza, ha avviato un'indagine interna. Un provvedimento seguito pochi giorni fa dalla decisione del Consiglio dei ministri di chiedere per decreto il taglio retroattivo dal primo marzo delle maggiorazioni alle imprese per le lavorazioni su più turni, dei premi di produzione e la riduzione del 50 per cento dei compensi per le prestazioni professionali destinati a progettisti, esecutori e collaudatori. Maggiorazioni, premi e compensi confermati da almeno 16 tra ordinanze e decreti voluti, firmati o proposti dal governo e dalla Protezione civile. Un dietrofront che limita (di poco) i danni per le casse statali, ma anche le possibili responsabilità giudiziarie di funzionari e controllori, tuttora da identificare, che prima avrebbero avvallato le spese e ora stanno lavorando per contenerle. Letta così la decisione di Silvio Berlusconi di trasferire il vertice a L'Aquila, non è solo un atto d'affetto e un doveroso impulso al risparmio. È anche una via d'uscita necessaria. Forse bastava una formulazione più moderata dei preventivi e dei contratti. E i soldi per l'evento sarebbe bastati.
La domanda da cui parte l'inchiesta dei carabinieri del Ros è una: nella formulazione delle offerte, c'è stata o meno concorrenza tra imprese? Un dubbio che hanno avuto anche i vertici della Protezione civile. Nel giugno 2008 Bertolaso chiede al professor Gian Michele Calvi come poter verificare se alla Maddalena si stia spendendo più del necessario. Calvi, oltre che amico del capo della Protezione civile, è tra i massimi esperti di ingegneria antisismica e membro della Commissione grandi rischi. Pochi giorni dopo il professore, che insegna a Pavia, viene accompagnato a visitare i cantieri. Sempre in quei giorni un'ordinanza di Berlusconi sostituisce il soggetto attuatore degli appalti Angelo Balducci con il suo collaboratore Fabio De Santis e istituisce una commissione di tre esperti: «Al fine di assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori in termini di congruità dei relativi atti negoziali», è scritto nell'ordinanza. Insomma, un'indagine su interventi e contratti. In autunno viene sostituito anche De Santis e a capo degli appalti è nominato il professor Calvi. La questione dei costi continua a preoccupare.
Calvi avvia le verifiche delle spese, voce per voce. E a fine febbraio spedisce tutti i progetti al Consiglio superiore dei lavori pubblici perché esprima un parere. Presidente di questo consiglio è proprio Angelo Balducci, nel frattempo promosso dal ministro Altero Matteoli al vertice del massimo organismo di controllo del ministero. «È vero che il Consiglio si trova a dover valutare provvedimenti di spesa approvati quando Balducci era soggetto attuatore», spiega una fonte vicina alla struttura di missione della Protezione civile alla Maddalena, «ma Balducci conosce i cantieri e gli imprenditori che hanno vinto gli appalti. E forse è l'unico funzionario di Stato in grado di far accettare a quegli imprenditori tagli ai loro incassi. Il rischio è sempre quello dei ricorsi».
Tutti nei cantieri della Maddalena sanno che i carabinieri stanno indagando. L'indagine del Ros parte dall'intercettazione il 9 agosto 2008 di una telefonata dell'architetto Marco Casamonti, 43 anni, fondatore dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel. Casamonti, arrestato e rilasciato dopo l'interrogatorio, è sotto inchiesta in Toscana dall'autunno per i presunti accordi sottobanco tra la Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti e alcuni politici della giunta di Firenze. «Ci hanno chiamato per dare una mano per i progetti del G8 all'isola della Maddalena», dice Casamonti nella telefonata intercettata, «perché stanno facendo i lavori e sono nella cacca più nera. Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi che non sono in grado...».
Adesso il decreto voluto dal governo per tagliare i premi alle imprese potrebbe addirittura aggravare i conti. La retroattività al primo marzo, quando ancora si parlava di G8 alla Maddalena, e la decisione di dimezzare i compensi ai professionisti rischia di esporre lo Stato ai ricorsi. Alcune ditte appaltatrici, una minoranza, stanno già studiando la questione con i propri legali. La maggior parte degli imprenditori ha per ora deciso di concludere comunque i lavori. In palio c'è l'Abruzzo e la possibilità di partecipare agli appalti per la ricostruzione. Il caos di questi giorni, la manifestazione degli abitanti, le proteste del sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, hanno nascosto il risultato positivo dei lavori sull'isola. Per la prima volta in Italia un'opera pubblica viene progettata, appaltata, eseguita e consegnata in poco più di un anno. Al posto di un arsenale militare, contaminato da amianto e idrocarburi, ora c'è uno yachting club con porto turistico per 700 barche, aree per conferenze, scuole di vela e un albergo di lusso progettati dall'architetto Stefano Boeri. Un polo di attività che avrà forse più successo dell'hotel-cattedrale ricavato nell'ex ospedale militare, quello che nessuno vuole. Per la sua gestione, il cuore del progetto che avrebbe dovuto ospitare il meeting, ha vinto la Mita Resort, società della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. E il fatto che altre due società sarde abbiano presentato ricorso al Tar per far annullare la gara, significa che questo complesso richiama interesse. Con il suo indotto di posti di lavoro e ricadute economiche.Facendo qui il G8, Berlusconi rischiava cioè di dar lustro a un'idea uscita dal programma dell'ex governatore sardo di centrosinistra, Renato Soru. Un'eventualità che il premier ha sempre tentato di evitare, fin da quando appena eletto aveva proposto di trasferirlo a Napoli.
L'altra incognita sull'avvenire della Maddalena è la mancanza di infrastrutture. Dirottate alle imprese costruttrici le principali risorse, non sono rimasti più soldi per l'allargamento dell'aeroporto di Olbia, la realizzazione della superstrada Olbia-Sassari e la costruzione della passeggiata a mare che avrebbe dovuto collegare il paese della Maddalena al nuovo porto turistico. I tre progetti, più volte confermati dal governo, sono stati via via sfilati perché i costi già alti e le varianti in corso d'opera stavano svuotando la cassa. «A più di due settimane dal trasferimento del G8», racconta il sindaco, Angelo Comiti, «non ho ricevuto una sola telefonata di Bertolaso. Di nessuno, né del governo, né della Protezione civile. Ci hanno spinti in una situazione antipatica. Perché sembra che vogliamo fare concorrenza agli amici dell'Aquila che vivono settimane tragiche. Non è così, andrò a L'Aquila a spiegarlo. Però il lavoro enorme che abbiamo fatto qui non può essere ridotto a una sceneggiata di ?Scherzi a parte?. Ti svegli una mattina e ti dicono che era tutto una finzione».
Pochi giorni fa Comiti ha potuto visitare i cantieri, ancora coperti dal segreto di Stato e presidiati dal battaglione San Marco come se il G8 si dovesse svolgere ancora qui. La riservatezza sui cantieri dovrebbe essere tolta il 20 maggio. Al sindaco i rappresentanti della struttura di missione, Riccardo Micciché e Francesco Piermarini, cognato di Bertolaso, hanno garantito che i lavori saranno completati entro il 31 maggio. Come previsto. Data confermata dall'architetto Boeri: «Non posso dire di più perché vale sempre il segreto, ma nonostante i tagli le imprese hanno deciso di concludere».Verranno comunque consegnati immobili senza arredamento. La Protezione civile ha inoltre deciso di non completare l'asfaltatura dei viali e l'arredo a verde per risparmiare altri 50 milioni da impegnare per il G8 a L'Aquila. Questo dovrebbe ridurre i costi alla Maddalena da 377 a 327 milioni di euro. La previsione di spesa al momento della firma dei contratti era di 308 milioni. Secondo la Protezione civile che, va detto, ha sempre garantito trasparenza sulle cifre, c'è stato dunque un rincaro del 22 per cento. Le imprese però avevano già ottenuto per contratto un incremento del 30 per cento per il fatto di lavorare su un'isola, del 15 per cento per i turni di lavoro giorno e notte e ancora del 12 come ulteriore ?premio di accelerazione?. Cioè un aumento del 57 per cento. Il risultato è un valore degli immobili completamente fuori mercato che difficilmente potrà restituire alle casse pubbliche quello che tutti noi abbiamo speso. Per l'albergo nell'ex ospedale che nessuno vuole gestire si tratta di 16.800 metri quadri. Ci sono costati 73 milioni, calcolando un aumento medio del 22 per cento sui 60 milioni previsti. Significa un costo di costruzione senza arredamento di 4.345 euro al metro (3.571 senza l'aumento). Alla Maddalena i costi non superano i 1.200 euro al metro. Le ultime tabelle dell'Agenzia del territorio fermano il costo di vendita di una villa di lusso a 3.200 euro al metro. Poiché tra suite e standard, le stanze sono 101 significa un costo medio per ogni stanza di 722 mila euro. Cioè l'equivalente, per ogni camera, di 14 mini appartamenti da 50 mila euro da costruire a L'Aquila. Considerata una rendita del 4 per cento, se lo Stato dovesse pretendere il pareggio da questo investimento con l'incasso di un affitto, il povero gestore dovrebbe sperare di incassare 28 mila euro l'anno per ogni stanza. E poiché l'estate alla Maddalena riempie gli alberghi non più di 40 giorni, significa partire già da 722 euro a notte. E a questo punto fallirebbe perché non avrebbe soldi per pagare il personale, la manutenzione, le tasse. Alla fine dovrebbe alzare il prezzo. Almeno mille, 1.200 euro a notte. Per affacciarsi su un capannone, una strada, lo scarico. E gustarsi il panorama che Obama e Sarkozy non hanno mai visto.
Anche i potenti cercano di dimenticarsene scrollando le spalle in segno di impotenza

di Cecilia Brighi
E’ di questi giorni l’allarmante notizia che Aung San Suun Kyi , tenace e coraggiosa eroina birmana, premio Nobel per la Pace, agli arresti domiciliari ormai dal 30 maggio 2003, che complessivamente dal 1988 ha passato oltre 13 anni privata della sua liberta’ e’ di nuovo gravemente malata, debole, malnutrita e disidratata. Purtroppo anche il suo medico curante il dottor Tim Myo Win, che puo’ visitare la leader birmana solo alcuni giorni al mese e’ stato arrestato. Il 27 maggio dovrebbero scadere ancora una volta gli arresti domiciliari della leader birmana, ma l’appello per la sua immediata liberazione, presentato dal suo legale e’ stato respinto ancora una volta dalla giunta militare. Ora poi, dopo l’arresto di un cittadino americano che aveva raggiunto a nuoto il compound dove e’ reclusa la leader birmana e che si era fermato nella casa per due giorni, ogni anche debole speranza per la sua liberazione sembra essere svanita.
L’arroganza e l’indifferenza della giunta e’ nota al mondo, anche i potenti cercano di dimenticarsene scrollando le spalle in segno di impotenza. Lo scorso anno, proprio ai primi di maggio la giunta aveva ricevuto la segnalazione da parte delle autorità indiane dell’imminente arrivo di un devastante ciclone e nessun allarme era stato lanciato alla popolazione. Risultato 140.000 morti e oltre due milioni e mezzo di senza tetto. Come se non bastasse solo dieci giorni dopo questo drammatico evento, la giunta aveva mantenuto la data per la effettuazione di un referendum per la approvazione della loro costituzione. Una costituzione che sancisce la continuazione del potere militare, travestito da potere civile. Un referendum il cui voto e’ stato imposto con la forza, con il ricatto, con le minacce e gli arresti. Una costituzione che viene rifiutata dal governo birmano e da tutte le principali organizzazioni democratiche. Infatti, l’Unione dei Parlamentari Birmani in una sua dichiarazione formale del gennaio scorso ha affermato che “la costituzione del 2008 del regime birmano non porti alla democrazia, non risolva i problemi nazionali o porti pace e prosperità alla nazione. I leader militari dovrebbero rivedere la costituzione insieme alla NLD e agli altri stakeholders in modo che gli emendamenti costituzionali possano essere introdotti in modo da ridurre il controllo dei militari sui diversi aspetti della vita politica e rimuovere le restrizioni imposte sui diritti fondamentali del popolo di tutte le nazionalità” Sulla stessa lunghezza d’onda le conclusioni del vertice delle organizzazioni democratiche birmane sottoscritte dal Governo birmano in esilio NCGUB, dalla piu’ grande coalizione delle organizzazioni democratiche l’NCUB, dalla lega delle donne birmane, dal Congresso degli studenti e dei Giovani Birmani e dal Forum della gioventù etnica NYF. Tutte queste organizzazioni ritengono che “ la costituzione del 2008 non e’ in grado di superare le crisi politiche economiche e sociali del paese, ma consolida il potere militare. Abolire la costituzione del 2008 è pertanto fondamentale nella costruzione di una transizione democratica ed uno dei più immediati compiti del movimento democratico”. Tutte queste organizzazioni, governo in esilio in primis, ribadiscono la loro opposizione alle elezioni del 2010 “ che renderanno concreta la costituzione del 2008 e si impegnano ad opporsi collettivamente alle elezioni del 2010 se il regime continua ad ignorare le proposte e le raccomandazioni delle forze politiche compresa la NLD e la comunità internazionale. le proposte includono il rilascio incondizionato di tutti i prigionieri politici, compresa Aung san Suu Kyi e U Khun Htun OO e il dialogo sostanziale e la revisione collettiva della costituzione, per portare ad un processo politico inclusivo nel paese” Queste dichiarazioni non rappresentano un dato secondario e non possono essere ignorate, soprattutto dalla Unione Europea che pur sostenendo giustamente l’urgenza della liberazione immediata della leader birmana e dei detenuti politici, afferma, d’altro canto la disponibilità ad accettare le elezioni del 2010 a patto che vengano date effettive garanzie democratiche ed un maggior rispetto dei necessari standard internazionali di legalità. Una contraddizione profonda che potrebbe portare a sottovalutare gli effetti dei risultati elettorali, costruendo le basi per una sorta di “dittatura di mercato” , che farebbe comodo al sistema degli affari.
Se le elezioni si terranno sulla base di questa costituzione farsa, nel nuovo parlamento siederanno il 25 % di militari nominati dal Comandante in Capo dell’esercito e qualsiasi comitato che si dovra’ occupare di questioni che attengono alla difesa o alla sicurezza saranno composti esclusivamente da militari.
Quindi una democrazia finta, che si baserebbe su una costituzione che basterebbe leggere anche superficialmente per capire come nulla cambierebbe nella sostanza. Forse una maggiore incisività europea soprattutto nel dialogo con Cina, India e Russia potrebbe portare risultati se vi fosse un margine negoziale maggiore con questi paesi e con l’Asean.
L’Unione Europea, ha appena reiterato le sanzioni economiche mirate, condizionandone la continuazione alla apertura reale del dialogo, sulla stessa lunghezza d’onda e con una maggiore puntualità di strumenti e di controlli si trovano Stati Uniti, Canada e Australia.
Molti sono gli strumenti giuridici in mano ai paesi. Dalla Corte Penale Internazionale, alla Corte Internazionale di Giustizia, al Consiglio di Sicurezza. Tra pochi giorni si apre poi la Conferenza annuale dell’ILO e sarebbe importante che in quella sede le dichiarazioni della Unione Europea escano dalla usuale “ profonda condanna e sdegno” per decidere ulteriori forme di pressione politica che tanto preoccupano la giunta militare, come ad esempio il deferimento della giunta militare alla Corte Internazionale di Giustizia per la violazione della Convenzione sul lavoro forzato. Una decisione che la giunta teme profondamente, perche’ pile di giurisprudenza internazionale decisa dall’ILO inchioderebbero i militari birmani ad una rapida e sicura condanna. Decine di migliaia di persone ancora oggi, sono vittime di questa forma di schiavitù da parte di un esercito che e’ il decimo al mondo, e di un governo che ancora oggi invece di utilizzare i proventi delle grandi risorse naturali per il bene del suo popolo, lo lascia letteralmente morire di fame e di terrore. Vedremo se il nostro governo e se la Unione europea sapranno dare un segno forte di discontinuità e di coraggio politico. Nel frattempo il Ministro degli Esteri Frattini potrebbe fare un gesto importante, convocando urgentemente l’ambasciatore birmano in Italia per esprimergli tutto lo sdegno del paese e la richiesta di una immediata ed incondizionata liberazione della leader birmana Aung San Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici, preannunciando anche ulteriori passi ed iniziative politiche sul piano internazionale e a livello ONU.
Islamabad, offensiva finale contro i talebani. Un milione di civili in fuga

09/05/2009
di Qaiser Felix
Governo provinciale e Nazioni unite denunciano una emergenza umanitaria nello Swat: servono cibo e generi di prima necessità. Il bilancio degli scontri è di 170 vittime fra i fondamentalisti e 10 soldati uccisi. Gli Stati Uniti approvano un piano di aiuti di 1,9 miliardi di dollari.