mercoledì 13 maggio 2009
Venezuela: Chavez nazionalizza 60 compagnie petrolifere

Mercoledì 13 Maggio Il Manifesto
di Roberto Zanini, uscito su Il Manifesto del 10 maggio 2009 - Alla fine sono state 60 le imprese espropriate dal governo del Venezuela, dopo l'approvazione - inattesa e rapidissima - della nuova legge sugli idrocarburi, votata dal parlamento e firmata dal presidente venerdì. Hugo Chavez è andato personalmente a un terminal petrolifero sul lago di Maracaibo a celebrare la «riconquista» di 300 imbarcazioni e 39 installazioni di servizio all'industria estrattiva. Era circondato da militanti in camicia rossa e dai soldati che 24 ore prima del voto avevano messo sotto controllo pontili, barche e stazioni di pompaggio per impedire - ha detto il presidente - che le compagnie espropriate si portassero via tutto.
L'esproprio rafforza il controllo pubblico sull'industria petrolifera, cardine del «socialismo alla venezuelana». Grazie alla nuova legge, ha dichiarato iIl ministro dell'energia Rafael Ramirez, adesso l'85% delle installazioni e delle attività primarie di sfruttamento petrolifero è soggetto a espropriazione. Quinto produttore mondiale, il Venezuela ha visto il greggio perdere quasi il 70% rispetto al picco massimo del luglio scorso.
La compagnia petrolifera di stato Pdvsa ha accumulato debiti con le compagnie di servizi per almeno 8miliardi di dollari, le compagnie hanno reagito anche smettendo di pagare i dipendenti, gli scioperi dei lavoratori non pagati hanno rallentato l'estrazione. E quando i debiti hanno assunto proporzioni massicce, è arrivato l'esproprio. In questo modo lo stato non pagherà gli arretrati. Le attrezzature espropriate, inoltre, potranno essere indennizzate in bond.
«Produrre un barile qui - ha detto Chavez dal molo «Transportes Maracaibo» - costa quasi 8 dollari e il 40% va alle imprese di servizi. Gestendoli direttamente lo stato risparmierà 700 milioni di dollari l'anno». Tra le compagnie espropriate, solo l'americana Williams Companies Inc - che aveva un credito dalla statale Pdvsa di 241 milioni di dollari - ha già detto che si rivolgerà a un tribunale internazionale, come fecero nel 2007 ExxonMobil e ConocoPhilis quando il governo Chavez lanciò il suo più grande piano di nazionalizzazioni nel 2007. Le altre attendono, e tra loro c'è la crema mondiale del settore. Schlumberger è la più grande compagnia mondiale di servizi all'estrazione (nonché quella con cui la statale Pdvsa ha il debito più grosso).
Halliburton è la più pubblicamente per il legame con l'ex vicepresidente Usa Dick Cheney, l'italiana (dell'Eni) Petrex gestisce una trentina di pozzi, Baker Hughes è la terza compagnia di servizi mondiale, San Antonio International è un big latinoamericano, A.P. Moller-Maersk è danese, Bj Services e Weatherford Internationa sono americane. Tutti in attesa. Intanto il Venezuela bolivariano festeggia.
OGM: il controllo degli alimenti dei popoli

di Mario Fernandez
“Se controlli il petrolio, controlli le nazioni, se controlli gli alimenti, controlli i popoli”.
Henry Kissinger, Premio Nobel per la Pace nel 1973
Nella completa dominazione dell'imperialismo nordamericano ci sono attività produttive nelle quali le corporazioni multinazionali che le rappresentano hanno prodotto veri disastri umani e ambientali, non solo per molte popolazioni del resto del mondo ma anche negli stessi Stati Uniti.
Dopo la seconda guerra mondiale, l’imperialismo nordamericano si pose in posizione vantaggiosa per incrementare lo sfruttamento del resto del mondo. Le sue corporazioni minerarie, petrolifere, manifatturiere, finanziarie e delle banane [nell’originale bananeras, potrebbe anche essere un modo per dire “di poco conto” (n.d.t.), ebbero buon gioco con tutto ciò che avevano a loro disposizione, incluse la scienza, la tecnologia, la propaganda ideologica, l’estorsione e la forza militare. Si consolidò così una dominazione economica controllata da una piccola elite che proclamava a gran voce il “secolo americano”. Una delle industrie più redditizie, che si presentò come soluzione al problema della fame nel mondo, è stata l’industria dell’ agroalimentare. Nella sua presentazione come “benefattore dell’umanità” e contribuendo allo “sviluppo”, gli agroalimentari nascondono le attività più sinistre e più pericolose per l’umanità intera.
Sementi di distruzione
Nel suo libro “Seeds of Destruction The Hidden Agenda of Genetic Manipulation” (“Semi di distruzione. L’agenda nascosta della manipolazione genetica”, edito da Global Research, Center for Research on Globalizatiion, Montreal, Canada), F. William Engdahl approfondisce in maniera dettagliata lo sviluppo di quella che è cominciata negli anni ’30 del ventesimo secolo come una strategia di una elite corporativa per controllare la sicurezza alimentare del mondo, il presente e il futuro della vita sul pianeta, in una dimensione mai immaginata prima.
Engdahl mostra le importanti connessioni che esistono dentro l’industria della produzione di alimenti, industria che si è convertita in un monopolio mondiale e che è la seconda industria più redditizia degli Stati Uniti – dopo l’industria farmaceutica. Questo gran commercio americano comincia con un’iniziativa per aumentare l’arricchimento e il potere, nella fondazione Rockfeller di New York. Questa iniziativa ha coinvolto vari centri scientifici di importanti università nordamericane, incluse Princeton, Stanford, Harvard e ha contato sull’appoggio del governo statunitense di turno e di alcune delle sue istituzioni più importanti.
Le corporazioni che producono e commerciano le sementi, il grano e i prodotti chimici usati per la semina, sono parte di questo circolo che include non solo imprenditori della terra e autorità governative statunitensi, ma anche vari presidenti di paesi del terzo mondo.
Il fondatore della Stanford Oil, John D. Rockfeller, nel 1913 ricevette una raccomandazione perché costituisse una fondazione con il suo nome, in modo da poter evadere le tasse. Quindi fondò la Fondazione Rockfeller costituita, si suppone, con la missione di “promuovere il benessere dell’umanità nel mondo.”
Però, uno dei primi obiettivi della Fondazione fu trovare i modi di ridimensionare quelle che per loro erano catalogate come “razze inferiori”. Fu con questo fine che la fondazione Rockfeller diede contributi finanziari al Social Science Research Council nel 1923, finanziando ricerche destinate allo sviluppo tecnico del controllo della natalità, da essere applicate per il controllo della riproduzione degli “indesiderabili”. Nel 1936, la Fondazione crea e finanzia la prima agenzia di ricerca sulla popolazione nella università di Princeton, con finalità analoghe al controllo della popolazione.
Nei primi progetti filantropici della Fondazione Rockfeller compare il finanziamento della American Eugenic Society (Società Americana di Eugenetica). L’“Eugenetica” è stata una pseudo -cienza; la parola fu inventata in Inghilterra nel 1883 dal cugino di Charles Darwin, Francis Galton, che applicò la teoria di Malthus al regno vegetale e animale in connessione con il lavoro di Darwin, “L’Origine delle Specie”. Negli anni ’20 questi studi di Galton servirono come argomento ideologico per il quale Rockfeller, Carnegie e altri ricchi americani usassero il concetto di “Darwinismo sociale” per giustificare le proprie fortune: era la prova che loro rappresentavano un sottogruppo “superiore” della specie umana, un gruppo che dominava per questa ragione gli altri esseri umani meno fortunati.
Vale la pena segnalare che il presidente della prestigiosa università di Stanford (California), David Starr Jordan, affermava nel 1902 nel suo libro “Blood of a Nation” (Il sangue di una nazione) che la povertà era il risultato della eredità genetica, così come il talento – l’educazione (o le opportunità) non avevano troppa influenza.
La razza superiore e la rivoluzione verde
Molti oggi ignorano che l’idea di una razza nordica superiore, questa fantasia da incubo della Germania nazista, ebbe le sue radici negli Stati uniti. Tra il 1922 e il 1926, la fondazione Rockfeller donò denaro, attraverso il suo ufficio a Parigi, per lo studio dell’”eugenetica” e aiutò a creare il Kaiser Wilhelm Institute per la Psichiatria a Berlino (KWG), istituto base della idea nazista della razza superiore. Negli anni successivi, Ernst Rudin, l’architetto del programma “Eugenics” di Adolf Hitler, avrebbe creato la legge nazista di sterilizzazione spiegata come un “modello americano” e adottata in Germania nel 1933. Fu questa legge che obbligò 400.000 tedeschi affetti da manie depressive e da schizofrenia a sterilizzarsi. E per questa legge migliaia di bambini tedeschi con varie disabilità furono semplicemente “eliminati”. La fondazione Rockfeller finanziò l’istituto KWG anche durante il Terzo Reich e fino al 1939.
Engdahl spiega come, dopo la seconda guerra mondiale, le elite degli Stati Uniti si dispongano a conquistare tutte le aree economiche del mondo (o la Grande Area), che consiste nella maggior parte del mondo eccetto ciò che era sotto la sfera dell’Unione Sovietica. Una delle aree economiche importanti era quella della produzione degli alimenti.
Nelson Rockfeller fonda la IBEC (International Basic Economic Corporation) che dopo si sarebbe unita con Cargill, altro gigante del settore – per sviluppare ibridi con varietà di sementi di mais. Queste sementi di mais si coltivavano inizialmente in Brasile che si convertì nel terzo produttore mondiale di mais – dopo gli Stati Uniti e la Cina. In Brasile si comincia a mescolare il mais con la soia per animali, il che facilita la proliferazione della soia geneticamente modificata, che inizia a divenire comune nel mercato dei fine anni ’90.
Questa, chiamata “Rivoluzione Verde”, fu un progetto targato Rockfeller che cominciò in Messico e si espanse per quasi tutta l’America Latina e pure in Asia, specialmente in India, come strategia per controllare la produzione di alimenti fondamentali in paesi chiave del terzo mondo – sempre nel nome dell’efficacia del principio “della libera impresa di mercato” e contro al principio dell'“inefficienza comunista”.
Nel 1960 la Fondazione Rockfeller e la Fondazione Ford creano insieme l’ International Rice Research Institute (Istituto di Ricerca Internazione sul Riso) a Los Banos, nelle Filippine, con lo scopo di controllare la produzione del riso. Nel 1972 queste stesse fondazioni crearono centri di ricerca in materia di agricoltura tropicale in Nigeria, con finalità di controllo analoghe.
Attraverso la Rivoluzione Verde le fondazioni Rockfeller e Ford lavorano mano a mano con la USAID e la CIA con finalità specifiche nel mondo. E anche con la Banca Mondiale, la quale dà crediti per i progetti di costruzione di dighe e sistemi di irrigazione di cui essi necessitano per facilitare ed espandere i propri affari.
I Rockfeller
La famiglia Rockfeller espanse i suoi affari con il petrolio e l’agricoltura nei paesi del Terzo Mondo grazie alla sua rivoluzione verde. Finanziarono tanti diversi progetti, alcuni dei quali nell’Università di Harvard – progetti che avrebbero formato l’infrastruttura della produzione di alimenti sotto il controllo centrale di poche corporazioni private. I suoi creatori battezzarono tutta questa area come “agroalimentare” [letteralmente agronegocios si traduce con “agro-commercio” – ndt], infattiper differenziarsi dalla tradizionale e millenaria agricoltura sostenuta dai contadini il nuovo nome era necessario. Nessuno sano di mente avrebbe accettato che una corporazione si dichiarasse proprietaria, o titolare del brevetto, dell’agricoltura e della manipolazione a fini domestici delle piante che sono con noi da millenni.
Nel 1985 la Fondazione Rockfeller inizia lo studio su larga scala dell’ingegneria genetica delle piante per uso commerciale, sovvenzionando centri di ricerca con cento milioni di dollari e “creando” quelle che erano le piante geneticamente modificate attraverso un’applicazione di alcune nuove tecniche, frutto della Biologia Molecolare, applicate alla flora con qualità alimentari del pianeta. Il riso fu la prima pianta modificata – con dubbi vantaggi per il riso e un numero crescente di consapevoli svantaggi per il consumatore.
Alla fine degli anni ’80 esisteva tutta una rete di scienziati istruiti sulle piante geneticamente modificate (Genetic Modified Organism, GMO o transgenici). Il progetto necessitava di un posto sicuro dove poter essere attuato. Questo posto era l’Argentina, sotto la presidenza di Carlos Menem. Menem aveva forti vincoli con Rockfeller e la sua banca, la Chase Manhattan. I campi argentini servirono da “cavia” per quella che venne chiamata Seconda Rivoluzione Verde, la quale comprendeva la soia e il glisofato chimico. L’Argentina fu il luogo per sperimentare un’agricoltura totalmente dipendente dalle sementi transgeniche e chimiche provenienti dalla stessa compagnia: la Monsanto.
Nello spazio di otto anni, entro il 2004, erano stati coltivati più di 65 milioni di ettari in tutto il mondo con grano geneticamente modificato, il 25% della terra coltivabile del mondo. La maggior parte di questo grano venne piantato negli Stati uniti per aumentare la fiducia del resto del mondo verso i prodotti transgenici, ma anche perché i governi nordamericani di turno erano completamente favorevoli agli agroalimenti. L’Argentina era il secondo paese produttore di grano transgenico, con più di 17 milioni di ettari coltivati. Nel 2005 viene tolta la proibizione verso i prodotti transgenici in Brasile, Canada, Sud Africa e Cina. Tutti questi paesi hanno un significativo programma inerente al grano transgenico.
L’Europa resistette di più, però nell’Europa dell’Est la pressione corporativa diede risultati e i suoli ricchi della Romania, Bulgaria e Polonia, che avevano regolamentazioni povere da un punto di vista legale, furono un campo fertile per i prodotti transgenici. Indonesia, Filippine, India, Colombia, Honduras e Spagna hanno oggi pure loro coltivazioni transgeniche.
Il caso dell’Argentina necessita di attenzione perché è stato unico, poiché nessun paese autosufficiente dal punto di vista alimentare come l’Argentina avrebbe accettato di convertirsi in un paese a monocoltura di soia per l’esportazione, in nome del progresso. L’Argentina è stata una pedina di Rockfeller, Monsanto e Cargill Inc. E nel 1991 servì come laboratorio segreto per esperimenti con grano transgenico al punto che l’amministrazione Menem creò una Commissione di Consulenza sulla Biotecnologia, completamente pseudo scientifica, che si riuniva in segreto ed era formata da membri che venivano direttamente dalla Monsanto, dalla Syngenta, dalla Dow AgroSciences e da altre corporazioni dell’agroalimentare.
Monsanto e Cargill
Monsanto funziona come un nuovo conquistatore, vendendo sementi di soia resistenti al glifosato e il glifosato, e esige non solo il pagamento per la licenza tecnologica ma anche che le sementi comprate non si tornino ad utilizzare l’anno seguente senza pagare i diritti derivanti dal brevetto. Si tratta di una nuova servitù nell’agricoltura. Quando l’Argentina si rifiuta di pagare i diritti derivanti dal brevetto, Monsanto sparge illegalmente le sue sementi fino agli altri paesi (Brasile, Paraguay, Bolivia e Uruguay) contaminandoli e dunque li accusa di utilizzare le sue sementi senza pagare il brevetto. Alla fine l’Argentina accetta nel 2004 di pagare un 1% delle vendite del grano agli esportatori, Cargill – altro aggressivo conquistatore alleato di Monsanto. È un ricatto [nel testo originale viene utilizzato il termine francese “Chantage” – ndt].
Engdahl spiega pure come l’imperialismo nordamericano abbia imposto all’Iraq (oltre a distruggerlo con le bombe) una terapia di “shock” economico che include l’imposizione di un sistema agricolo dominato da agroalimenti transgenici. Essendo che l’Iraq è parte della Mesopotamia, dove venne reso domestico il grano, e che l’agricoltura esiste là da più di 8000 anni, dotata di una ricca varietà di sementi di frumento che oggi il mondo intero usa senza pagare, l’ironia è grande. Molte sementi naturali dell’Iraq furono salvate in una banca delle sementi ad Abu Ghraib, la città delle torture. Questa banca fu completamente distrutta dai bombardamenti americani, magari di proposito. È stata pura fortuna che il governo iracheno prima dell’invasione avesse inviato le sue sementi in Siria, dove sono oggi catalogate e in salvo dalla distruzione americana.
Il settore agroalimentare statunitense si è trasformato in una strategia di dominazione del mondo, usando il suo potere per tre o più decadi per distruggere qualunque barriera esistente di fronte ai suoi monopoli- ponendo fine alle regolamentazioni sanitarie e di sicurezza nell’agricoltura o usando l’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO – World Trade Org.) per controllare l’agricoltura mondiale.
Le coltivazioni sono state generalmente parte del mercato locale e la base dell’esistenza umana. Monsanto, Dupont, Dow Chemical e altre giganti corporazioni della chimica e dell’agricoltura hanno usato il potere politico e militare americano per controllare le coltivazioni degli alimenti del mondo tramite il controllo dei brevetti sulle sementi,. Il progetto va oltre le sementi e include molti alimenti, tipo latte, suini, ecc.
Engdahl ha prodotto un documento che aiuta a capire quest’area della dominazione imperialistica – che si unisce ad altre come il controllo delle terre ricche e delle riserve acquifere in una strategia ben pianificata per i più ricchi dell’impero. Se vediamo milionari acquisire distese di terre fertili e boschi nel Terzo Mondo con la scusa di “proteggere l’ecosistema”, dobbiamo pensare che lo scopo ultimo è il controllo. Questa crisi può creare uno spazio che lasci la possibilità ai popoli di alzare la propria voce per il reclamare il diritto inalienabile di coltivare e distribuire i propri alimenti in faccia a questi polpi che desiderano schiavizzare l’umanità.
Titolo originale: "El control de los alimentos"
Afghanistan sesso e oppio

Mentre nel resto del mondo le donne lottano per difendere la loro dignità, una legge di Karzai legalizza lo stupro delle mogli.
Che cosa vorrebbe dire soddisfare i desideri più complessi e perversi dei fanatici del mondo? Certi vogliono possedere la donna contro la sua volontà, altri vietano la contraccezione e i preservativi. La donna è per tutti loro un'ossessione. Mentre nel mondo le donne lottano per difendere la propria dignità e migliorare la propria condizione, in alcuni paesi, come l'Afghanistan, invece si accorre in aiuto degli uomini con una legge che obbliga le donne a concedersi al marito, anche se egli ha un problema di eiaculazione precoce, se ha l'alito cattivo o se non suscita in lei alcun desiderio. Gli integralisti hanno un vero problema con le donne.
Che si tratti dell'ebraismo, del cattolicesimo o dell'islam, l'integralismo trema davanti al corpo della donna, ha paura della sua sessualità e reagisce con la violenza dell'individuo frustrato o di quello con turbe della sessualità.
Tutto ruota attorno a ciò. Le motivazioni degli integralisti non sono comprensibili se manca nell'analisi questa dimensione essenziale della loro psicologia e della loro esistenza, che si traduce nel velo, nel burka o nella djellaba. L'uomo dice: "Non toccare la mia donna, la mia figlia, la mia sorella, la mia madre!". O, in altre parole: "Questo corpo mi appartiene e nessuno ha il diritto di avvicinarlo!".
Bisogna essere a disagio nella propria pelle per appropriarsi in questo modo del corpo altrui. E per giustificare questa mentalità, si ricorre alla religione, la quale non accorda questi diritti, benché le religioni in generale non siano molto giuste nei confronti della donna.
I talebani, per esempio, immaginano un mondo dove la donna si è ritirata dal mondo. Esiste, ma in clausura nella casa e senza alcun diritto di uscire. Questo non vuol dire che i talebani disprezzino il piacere sessuale
Questa legge ha come obiettivo le donne sciite (gli sciiti sono circa il 10 per cento della popolazione). Karzai conta su questa proposta di legge per attirarsi le simpatie e i voti degli sciiti in vista delle prossime elezioni. Dopo le proteste di molti paesi, Karzai alla fine non l'ha promulgata, ma gli uomini continueranno a comportarsi con le donne come prima con o senza questa legge.
Indipendentemente dal destino che avrà, questa legge è stupida e grottesca. A che cosa serve questa legge nella stanza da letto di una coppia? Che cosa può portare all'intimità tra un uomo e una donna? Quale piacere ne ricaverà l'uomo che grazie a questa legge si sentirà più forte? Un piacere dettato da un testo e una violenza sessuale legittimata da un diritto con un senso dell'uguaglianza e della realtà ben strani.
In Afghanistan le donne lottano, si organizzano e sono aiutate dalle femministe di molti paesi. Ma che un uomo come Karzai abbia potuto firmare una tale proposta di legge la dice lunga sulla fame di potere, sull'ambizione divorante che lo assilla. Come fa a presentarsi all'Occidente dopo avere aperto la strada allo stupro legalizzato? Mira a mostrare ai talebani che si vuole avvicinare a loro?
I talebani, però, vogliono di più e non si accontenteranno di una legge sulla vita sessuale. Vorrebbero governare l'intera società e introdurvi un livello di barbarie che va al di là dell'immaginabile. Il signor Karzai, dunque, ha sbagliato strada e calcoli e ha quindi fatto marcia indietro. Per il momento.
L'importante è pronunciarsi contro questa iniziativa afgana che non farà altro se non aggravare la situazione del Paese e forse affrettare il ritorno dei talebani sulla scena politica. Perché ciò che è in gioco in questa regione martoriata dalle guerre è la scelta di società e persino di civiltà. Purtroppo, sono pessimista: gli eserciti occidentali non riusciranno a eliminare il pericolo rappresentato dai talebani. Il territorio è difficile, i metodi illegali e il popolo è incerto sulla scelta che deve fare. Soltanto gli afgani potrebbero porre la parola fine ai talebani. Ma finché questa guerra sarà legata al traffico dell'oppio, finché esso sarà fonte di denaro facile, la lotta sarà dura e affatto chiara.
Nel film afgano 'Opium War' (guerra dell'oppio), si vede una lunga fila di donne coperte dal burka che avanza in direzione di un campo di oppio. Quando la fila arriva sul campo, i burka sono sollevati e si scopre che si tratta di talebani armati venuti a incassare la loro parte della vendita della droga. I contadini, per non morire, pagano. È una immagine che ben riassume la situazione: la guerra in Afghanistan ruota attorno all'oppio e alle donne. Occorre che entrambi siano tenuti sotto controllo, perché diversamente la situazione potrebbe cambiare. Potrebbe indicare la fine di una tragedia generata dalla barbarie in nome di un islam che è totalmente estraneo a queste pratiche.
traduzione di Guiomar Parada
Un'Italia ed un'Europa multietnica

Umberto Guidoni*, 12 maggio 2009
L'intervento Le ‘espulsioni collettive' violano la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Carta di Nizza. Gli immigrati, una volta saliti a bordo di navi italiane passano sotto la giurisdizione del nostro paese che prevede il rispetto degli impegni assunti a livello europeo. Per di più la Direttiva europea 85, del 2005, stabilisce che chiunque deve essere in condizione di presentare richiesta di asilo. Il governo italiano sta violando tutte le normative europee che riguardano i diritti fondamentali dell'uomo, ma l'Unione Europea non è esente da responsabilità
Secondo il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Hammarberg, l'Italia ha il dovero di accettare gli immigrati in navigazione verso le coste italiane anche se intercettati fuori dai confini marittimi europei. Richiedere lo status di rifugiato politico è un diritto fondamentale sancito da vari trattati. In particolare, dall'Art.19 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE vieta ai Paesi Membri di procedere ad espulsioni collettive. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso Stati in cui esiste un rischio di essere sottoposto alla pena di morte, a torture o a trattamenti inumani. Riportare i profughi verso la Libia, che non ha firmato le convezioni sul diritto d'asilo, è perciò una grave violazione del diritto comunitario.
A questo va aggiunta la violazione del diritto internazionale che il nostro Governo compie quando stabilisce, unico tra i paesi della UE, il principio del ‘respingimento'. La Convenzione di Ginevra del 1951, firmata da tutti i paesi europei, include il principio di ‘non respingimento' dei richiedenti d'asilo per imporre agli Stati procedure di accertamento dello status individuale degli immigrati, prima di prendere qualsiasi decisione.
Fatto ancor più grave, le ‘espulsioni collettive' violano la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Carta di Nizza. Gli immigrati, una volta saliti a bordo di navi italiane passano sotto la giurisdizione del nostro paese che prevede il rispetto degli impegni assunti a livello europeo. Per di più la Direttiva europea 85, del 2005, stabilisce che chiunque deve essere in condizione di presentare richiesta di asilo. Il governo italiano sta violando tutte le normative europee che riguardano i diritti fondamentali dell'uomo, ma l'Unione Europea non è esente da responsabilità.
Se l'Europa vuole essere una forza di distensione non può utilizzare le sue forze armate solo per fini di guerra, come sta accadendo in Iraq e in Afghanistan, ne solo per proteggere merci che transitano nel Golfo di Aden, ma deve essere capace di interventi umanitari, come un eventuale utilizzo dei militari nel Mediterraneo per il recupero e il salvataggio dei migranti. La Commissione deve condannare senza titubanze l'operato del Governo Italiano che viola palesamente la Carta dei Diritti Fondamentali e la Convenzione ONU di Ginevra ma, al tempo stesso, deve attivarsi per definire una politica comune per l'immigrazione. Una politica che riconosca a tutti il diritto a richiedere asilo politico, stabilisca una ripartizione dei richiedenti tra tutti i paesi della UE e impedisca agli Stati Membri di firmare accordi con chi utilizza la tortura e la pena di morte.
Molti dei profughi che arrivano sulle coste europee sono in fuga da scenari di guerra che, spesso, vedono coinvolti paesi europei: dovremmo riflettere sulle conseguenze delle guerre al terrorismo che abbiamo intrapreso. Il fenomeno dell'immigrazione nel Meditteraneo, confine dell'Europa, non deve essere un problema solo per i paesi che vi si affacciano: per molti degli immigrati la destinazione finale non è l'Italia ma altri paesi europei.
Vista l'incapacità e le difficoltà dei singoli paesi membri a gestire questa situazione, sarebbe auspicabile un intervento coordinato dell'UE. C'è bisogno di armonizzare le politiche sull'asilo, di dare regole uguali per tutti. Bruxelles deve gestire questo processo e dare risposte ai problemi che si stanno verificando sul versante mediterraneo dell'Europa: Italia, Malta, Cipro, Grecia e Spagna.
Gettando poi lo sguardo al prossimo futuro, il fenomeno dell'immigrazione può raggiungere dimensioni "bibliche" se non sapremo mettere in campo politiche di contrasto ai cambiamenti climatici. Secondo l'Università delle Nazioni Unite di Bonn i profughi "climatici", concentrati principalmente nelle zone più povere del mondo, sono oggi 500 mila ma potrebbero diventare 50 milioni entro il 2050. Prima che il fenomeno diventi ingovernabile bisogna trovare una politica sull'immigrazione comunitaria che guardi alle persone e non solo alle cifre.
Sinistra e Libertà manifesterà a Montecitorio contro il decreto sicurezza del governo italiano, per chiedere maggior rispetto dei diritti dei migranti senza guardare alla loro provenienza. Contrariamente a Berlusconi non temiamo che il nostro paese diventi "multi-etnico", anzi crediamo che l'Italia e l'Europa debbano fare dell'accoglienza una risorsa. Vogliamo un'Europa aperta a tutti i popoli e a tutte le genti.
*Parlamentare europeo Sinistra e Libertà
Scie chimiche : Morgellons: chi vuole nasconderci la verità?
Quando ci si riferisce al morbo di Morgellons e si associa questa orribile patologia alle chemtrails ed alle nanomacchine, cosparse tramite i famigerati tankers chimici, si è consapevoli che certe affermazioni, oltrepassando il limite ammesso dalla "verità" ufficiale, si scontreranno con lo scetticismo di molti ed il patetico dileggio di altri. Da un lato abbiamo infatti la gente comune che, abituata ad una verità edulcorata dai media di regime, fatica a comprendere che effettivamente qualcuno, dal cielo, ci stia lentamente avvelenando. Dall'altro lato assistiamo al fanatico zelo di un manipolo di agenti che, in tutti i modi possibili cercano di tappare la falla nella censura ed assegnano alla nostra ricerca e diffusione di informazioni, l'appellativo di "ridicola invenzione allo stato puro".
Nanomacchine autoassemblanti? Filamenti intelligenti ed autoalimentati? Polimeri bioattivi? Secondo le affermazioni di questi disinformatori si tratta solo del risultato di fantasie da "cospirazionisti". Inutile dire che questi beoti al soldo degli avvelenatori (pagati in realtà da noi) sono bene al corrente del fatto che quanto qui si afferma è rispondente al vero, altrimenti non sprecherebbero il loro tempo ed il denaro dei contribuenti per diffamarci sulla Rete!
Riassumendo... che cosa è il Morgellons? Perché in molti hanno paura solo di affrontare l'argomento? Come mai alcune case editrici addirittura si rifiutano di iniziare o proseguire la loro collaborazione con coloro (pochi, a dire il vero) che vogliono semplicemente informare su quanto di drammatico sta avvenendo nei paesi interessati dalle operazioni clandestine di aerosol? Il Morgellons è originato da esperimenti sulle popolazioni? Chi ha interesse e perché a mantenere il tutto sotto una vergognosa cappa di silenzio? Per quale motivo frange dello Stato mirano a mantenere il silenzio su questo terribile flagello? A quale livello i nostri governi sono coinvolti nella sperimentazione "per mezzo di aerosol" di nuove tecnologie atte a trasformare la popolazione in esseri semibionici?
E' dimostrato che nella nostra atmosfera viene sparsa la smartdust (polvere "intelligente", già usata in Iraq ed Afghanistan per spiare le truppe nemiche). Gli scienziati Michael Castle, Hildegarde Staninger, Michael karjo, Donald Scott sono certi che la diffusione della smurtdust è all'origine del morbo di Morgellons, ma stranamente nessun organo ufficiale accreditato vi accenna. Ufficialmente il nesso tra questa patologia e le chemtrails, non esiste. Anzi, questi scienziati indipendenti sono quotidianamente costretti ad affrontare attacchi volti al loro discredito attraverso la calunnia e la diffamazione. Costoro hanno scoperto che le nanofibre che fuoriescono dalle ferite dei malati di morgellons, sono in grado di trasmettere e ricevere sia immagini sia suoni. E' chiaro dunque che la popolazione umana è attualmente sottoposta ad una serie di tests clandestini atti a modificare progressivamente il DNA umano (molti bambini nascono già portatori del Morgellons) e per trasformare gli esseri viventi in una sorta di ripetitori di segnali wireless (Tutto intorno a te...).
Sulla base di alcune nostre ricerche, pare che alcuni ospedali italiani stiano affrontando una situazione epidemiologica non più sostenibile: da un lato i casi sempre più numerosi di Morgellons, che non si sa come curare (almeno qui in Italia), dall'altro il rifiuto di prendere in cura le persone affette da questa affezione... perchè visti come "patata bollente".
Il giornalista statunitense Tim Swartz scrive: "Esistono dati convincenti i quali indicano che il Morgellons è associato alla tecnologia, specialmente alle nanomacchine sotto forma di nanostrutture. La National science foundation (N.S.F.) definisce nanofibre delle strutture che hanno almeno le dimensioni di 100 nanometri o meno. I campioni di fibre, estratti dai pazienti di Morgellons, se esposti a calore, non bruciano, se non ad una temperatura di 1.700 gradi Fahreneit. Osservate al microscopio elettronico, le fibre non appaiono organiche: non hanno cellule eucariotiche né membrana cellulare. Dal momento che il Morgellons non è un parassita, esso è una macchina. In marzo ed aprile, Jeff Rense ha pubblicato e diffuso alcune valide ricerche basate su analisi scientifiche di tipo spettroscopico. Le ricerche sono state condotte sotto l'egida della tossicologa, Dottoressa Hildegarde dell'Integrative Health International di Lakewood, California.
I primi risultati sono stati inquietanti. Il Morgellons sembra essere l'invasione del tessuto umano per opera di una nanotecnologia finalizzata alla comunicazione sotto forma di nanotubi, nanocavi, nanostrumenti in grado di assemblarsi da soli e di replicarsi e dotati di sensori.
Altre configurazioni associate al Morgellons veicolano frammenti geneticamente modificati di D.N.A. e di R.N.A. Le nanomacchine del Morgellons proliferano in ambiente alcalino ed usano l'energia bioelettrica dell'organismo ed altre fonti non identificate per alimentarsi. Esiste anche l'evidenza che certe nanomacchine contengono al loro interno delle batterie. Le nanomacchine del Morgellons sono costruite per ricevere specifiche microonde, segnali E.M.F., E.L.F. ed onde radio".
I ricercatori sono in possesso da diversi anni della tecnologia adatta alla realizzazione di progetti che sembrano originati dalla mente di un folle. Ora, con cautela, filtrano alcune notizie sui "progressi" raggiunti e si cerca di disseminare queste informazioni con l'alibi di una nuova era ricca di vantaggi enormi per l'uomo e per la "civiltà" in genere. Ecco come vengono descritte alcune applicazioni che si basano sull'uso di nanomacchine autoalimentate, nanotubi, nanocavi, filamenti, etc.