giovedì 14 maggio 2009

UFO contatto massivo previsto per il 2012/13 - 3/3

UFO contatto massivo previsto per il 2012/13 - 2/3

UFO contatto massivo previsto per il 2012/13 - 1/3

Atterra un'astronave aliena: i "Grigi" prendono contatto (?)




















Oggi è stata fatta una rivelazione sconvolgente al mondo scientifico, un'astronave Aliena è atterrata nella piccola città di Webster, Sud Dakota. Centinaia di persone hanno occupato un parcheggio mentre un'astronave sferica è discesa dai clielo sul suolo USA. I testimoni dicono che la corrente elettrica è mancata per miglia. Tutti i dispositivi, telecamere e veicoli hanno smesso di funzionare prima che il mezzo atterrasse, quindi molti testimoni non hanno potuto fotografare l'astronave.

L'astronave era silenziosa. Molte persone sono scappate per la paura prima dell'atterraggio. Dopo poco tempo di osservazione, i testimoni dicono che una parte del portello in basso si è aperta ed è scesa una rampa. Due creature, di circa 4 piedi con grandi teste, grandi occhi, senza naso e una piccola bocca, come descritto dai testimoni, sono scese a terra.

Gli esseri assomigliavano alle creature definite "Grigi". "Abbiamo sentito un sollievo", ha detto il testimone, Rob Chan. "Eravamo spaventati, ma non potevamo muoverci, è stato impressionante. Abbiamo sentito come se volessero comunicare con noi ma non potevamo capire." Gli esseri sono tornati nell'astronave mentre la rampa si chiudeva dietro di loro e dopo pochi momenti di attesa, l'astronave è risalita silenziosamente, muovendosi verso il lago vicino ed è sparita nel cielo.

Poco dopo tutti i dispositvi si sono riattivati. Le persone hanno iniziato a fotografare il cielo sperando che l'astronave tornasse.
Sono stati chiamati i dipartimenti di polizia e dei vigili del fuoco, ma non hanno potuto fare nulla. Gli ufficiali sono stati avvisati e l'area è stata liberata e sono state misurate possibili radiazioni.

13 Maggio 2009

Dalla Redazione di A.G: da alcune ricerche sulla rete sembra che l'articolo possa essere opera di un hacker penetrato nel sito businessweek.com

Si ringrazia per la segnalazione :

Eppure qualcosa di strano deve essere accaduto.
Business Week Website, ha pubblicato giorni scorsi una notizia, in cui si descriveva un incredibile avvistamento di massa. Circa cento persone, hanno assisitito ad una scioccante esperienza.
Il link della notizia è http://www.businessweek.com/innovate/fineonmedia/archives/2009/05/alien_spaceship.html, ma come potete vedere, la notizia è stata cancellata.
Si è riusciti comunque ad estrarre parte della notizia, che vi propongo in versione originale. Le parole descritte sono quasi scioccanti.
'A shocking revelation in the science world has been made today as we are getting reports saying an Alien spacecraft has landed in the small city of Webster, South Dakota.

Hundreds crowded a parking lot at busy factory outlet as a spherical craft descended from clear skies and made it’s landing on U.S. soil. Witnesses say power within a mile had gone out. Hand held devices, cameras and even vehicles stopped working before the craft made its landing, therefore, many witnesses could not take photographs of the craft.

The craft along with the crowd was in silence. Many people ran away in fear before the craft even landed. After a short while of watching the craft, witnesses say a part of the door on the lower portion opened up and a ramp came extended out to the ground. Two creatures, approximately 4 feet tall with large heads, large eyes, no noses and a slip for mouth, as described by witnesses, walked down the ramp and onto Earth grounds. The beings were said to have matched the descriptions of an extra-terrestrial species we call “Greys”.

“We felt a sense of relief”, said witness, Rob Chan. “We were scared, but we couldn’t move. It was an astonishing site. It felt as if they were trying to communicate with us but we just couldn’t understand.”

The beings walked back into the craft as the ramp closed back up behind them and after a few tense moments of waiting, the spaceship silently ascended upwards, moved towards the nearby lake and shot into the sky and that is when it disappeared. It was only a short while after when hand held devices and phones started working again. People started taking pictures of the sky hoping the craft would come back (seen in the picture).

The fire department and police were called to the scene but could not do anything about what had just happened. Military officials were notified of the incident and the area is being cleared and the area is being tested for possible radioactivity.'

Valerio Ugliano
RIPRODUZIONE CONSENTITA SOLO SE SEGUITA DA FONTE:
VALERIO UGLIANO
14 MAGGIO 2009

Scuola Diaz, vergogna di Stato

















Ex Libris Dal 13 maggio in libreria, la ricostruzione dei fatti sulla base della requisitoria dei Pm. Un libro di Edizioni Alegre con prefazione di Massimo Carlotto, pag. 200, 13,00 euro

Esce domani, 13 maggio, in tutte le librerie italiane il libro "Scuola Diaz, vergogna di Stato" edito da Edizioni Alegre e che contiene la requisitoria dei pm di Genova sui fatti avvenuti alla scuola Diaz durante il vertice G8 del 2001.
Il libro, curato da Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi e che contiene la prefazione di Massimo Carlotto, documenta minuziosamente, seguendo la ricostruzione della Procura, i fatti di quella notte, le responsabilità, le conseguenze. La decisione del prefetto De Gennaro di accedere al rito abbreviato, conferma tutta l'attualità di quella vicenda e la necessità di non dimenticarla.

Un obiettivo che il libro in oggetto si pone ampiamente anche perché, come scrive Carlotto nella prefazione "La lettura di ogni singola pagina sgomenta e alla fine rimane il senso di impotenza delle vittime rimaste senza giustizia. Colpisce ogni singola vicenda, dramma personale in una tragedia collettiva. C'è da augurarsi che ognuna, grazie alla solidarietà e alla "nostra" concezione di intendere il mondo, abbia trovato la forza di superare i gravissimi traumi fisici e psicologici subiti quella notte".

Italiani, brava gente?














Raffaele Barki, 13 maggio 2009

Dibattito Il 65% degli italiani ( dunque con un consenso trasversale), almeno stando alle tabelle di Ipsos, è d'accordo con il "respingimento" (termine orrendo). Le coscienze sono piante che vanno innaffiate continuamente per non farle seccare al sole dell'ignoranza e della disinformazione. Il pregiudizio e la paura del diverso si tengono a fatica chiusi nel fondo dell'animo umano, ma, se qualcuno alza spudoratamente i tombini e non vi è alcuno pronto a richiuderli, non troveranno ostacoli



Sono rimasto impressionato guardando le tabelle di IPSOS, sciorinate da Pagnoncelli a Ballarò, frutto di interviste sul tema dell'immigrazione e sul consenso ai provvedimenti governativi in materia. "Italiani, brava gente" è un lontano ricordo così come lontano è diventato il ricordo dell'emigrazione dei nostri "Paisà" che hanno preso tante pedate in bocca in giro per il mondo. La Dandini, poco dopo, intervistando la Boldrini, ha letto una relazione della polizia di New York del 1919 che parlava degli italiani come oggi la Lega e il PDL parlano dei migranti. Lo stesso medesimo disprezzo e lo stesso drammatico concentrato di pregiudizio discriminatorio. Parlava di come fossero sporchi, maleodoranti, disordinati, sciattoni, di come vivessero ai limiti della decenza in baracche costruite con legno e ondulato di alluminio, di come fossero violenti e ignoranti ed esprimeva forte preoccupazione per la sicurezza civica, visto che spesso commettevano furti e violentavano le donne americane. Ricorda nulla?

I nipoti di quegli emigranti sono oggi al 65% d'accordo con il "respingimento" (termine orrendo) e, quando nella domanda successiva è stato spiegato loro che i respinti avrebbero potuto fare una brutta fine poiché reindirizzati in un Paese poco garantista, hanno modificato la loro opinione in percentuale minima. La cosa sorprendente è che il consenso sull'operato del governo in tal senso è trasversale e include una fetta importante dell'elettorato del PD. Io sono scappato dalla Libia nel 1967 per non essere massacrato come è accaduto a tanti altri ebrei libici, in occasione della guerra dei sei giorni. Anch'io sono arrivato in Italia "pagando il biglietto" come ha detto con toni sprezzanti il Premier. Ma se fossi stato respinto, se non avessi avuto la possibilità di raccontare la mia storia e non avessi potuto chiedere rifugio, sarei stato rispedito dove avrebbero fatto di me polpette. E comunque sia chiaro che lo status di rifugiato è molto poco confortevole poiché è una condizione che ti lascia per anni privo di diritti e di documenti validi per varcare le frontiere, non ti concede neppure minime ed involontarie violazioni delle norme e ti fa vivere nel panico costante che, per qualunque inopinato motivo, ti possa essere negato il rinnovo del permesso di soggiorno. Posso testimoniare, non avendo fino alla maggiore età potuto nemmeno andare a bere un caffè in Svizzera, che non è una posizione socialmente comoda, ma mi ha salvato la vita. Il 33% è d'accordo sul prolungamento della permanenza nei centri di accoglienza. Il 55% condivide l'istituzione delle ronde. Il 58% concorda con la legge Maroni sulla rubricazione della clandestinità a reato penale. Il 59% condivide l'obbligo di denuncia dei clandestini in scuole e ospedali.

Questi numeri spiegano bene la veemenza leghista e la preoccupazione di Berlusconi di essere scavalcato a destra proprio dall'alleato e le relative dichiarazioni di rivendicazione delle scelte di Maroni come semplici applicazioni di disposizioni da lui personalmente emanate. Sono posizioni premianti. Questo spiega anche l'arroganza della sua replica al richiamo delle Nazioni Unite al rispetto della convenzione di Ginevra. "Siamo ‘n mano a'maiali" direbbe il mio amico Stefano Biagini di Pistoia.

Questa deriva etica ed ideale, inevitabile veicolatrice di sconfitte elettorali per la sinistra, non può evidentemente essere frenata con la velata emulazione del peggio alla Fassino o alla Rutelli e, tantomeno, con una sterile, generica, pappagallesca ripetizione dell'irrinunciabilità ai principi fondanti dell'evoluzione della specie. Non si può nemmeno sperare che i nostri problemi di cultura civica ce li risolva mamma Europa o papà ONU. Bisogna con grande maturità prendere atto della spaventosa regressione civile in cui questo Paese è stato scientificamente gettato, rimboccarsi le maniche, riaprire le sezioni e riprendere, con umiltà e adulto senso di responsabilità, le lezioni pubbliche di politica e di civiltà, come si faceva una volta, e non dare mai più nulla per scontato. Le coscienze sono piante che vanno innaffiate continuamente per non farle seccare al sole dell'ignoranza e della disinformazione. Il pregiudizio e la paura del diverso sono sorci che si tengono a fatica chiusi nelle fogne dell'animo umano, ma, se qualcuno alza spudoratamente i tombini e non vi è alcuno pronto a richiuderli, ratti, fetore e peste non trovano ostacoli.

Se non avremo la capacità e la determinazione di ricominciare a fare politica in modo serio, tra e con la gente, ci vedremo presto illustrare da Pagnoncelli tabelle che ci racconteranno che gli italiani sono favorevoli alla pena di morte, all'apartheid, all'abrogazione della legge sull'aborto, sul divorzio e sulle pari opportunità. Quando la strada dell'etica è in discesa il degrado assume una velocità incontrollabile e i profeti dell'irrazionale, come le chiese e i dittatori, impongono la propria, liberticida, morale.

Indigniamoci, indigniamoci, indigniamoci





















di Sergio Lepri

Cari amici, mi spinge a scrivervi il convegno che si è svolto giorni fa nella sede del Cnr, organizzato dall'Anpi, dall'università di Roma "Tor Vergata", dall'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione della stampa. Tema: "Informazione, cuore della democrazia". Tanti sono stati i problemi sollevati; mi fermo su due. Il primo problema, denunziato dal Rettore: la perdita della memoria storica; il secondo problema, denunziato da Sergio Zavoli: la non percezione del pericolo. Ossia: è grave dimenticare le esperienze del passato; è grave che ci sia un pericolo, ma è ancora più grave che del pericolo non ci si renda conto.

Per la sua età il Vecchio Giornalista è largamente portatore di memoria e come tale non manca di percepire quei pericoli del momento che hanno molte analogie con pericoli antichi.
Il Vecchio Giornalista è nato e cresciuto sotto il fascismo e dei tanti brutti ricordi di quei tempi lontani ne ha uno che lo angustia ancora oggi e lo preoccupa: l'indifferenza, l'accettazione passiva da parte dei cittadini di ogni provvedimento del Regime, stupido o drammatico che fosse.

Ci dicevano un giorno che era proibito darsi del lei e bisognava darsi del voi; che stupidaggine, pensavamo, e ci davamo, in pubblico, del voi. Ci dicevano che non si doveva dire "insalata russa" (che brutto forestierismo!), ma "insalata tricolore"; che stupidaggine, pensavamo, e nei ristoranti chiedevamo, annoiati, "insalata tricolore". Leggevamo che Tunisi e Biserta erano una "pistola puntata verso l'Italia"; ma questo è un accenno di guerra, pensavamo, e cambiavamo discorso. Peggio: nel luglio del 1938 leggemmo il manifesto degli scienziati razzisti; antisemitismo? che stupidaggine, pensammo; e, non prevedendo quello che sarebbe accaduto solo un mese e mezzo più tardi, ne parlammo con gli stessi nostri amici ebrei e insieme (sì, anche loro) dicemmo: che stupidaggine. Stupidaggine e basta.

E' un fenomeno che il Vecchio giornalista ha ritrovato più tardi nelle società rette da sistemi autoritari, nella Spagna di Franco, nell'Unione Sovietica, di fronte alle parole e agli atti del Potere: non la rassegnazione, che comporta uno stato emotivo, ma l'accettazione passiva, indifferente di quelle parole e di quegli atti. Come quando grandina, e ci limitiamo a non uscire da un chiuso e rimanere al coperto.
Non succede oggi, amici, qualcosa del genere? Sono soltanto io, siamo soltanto in pochi a reagire con indignazione a certe decisioni del governo, a certi fatti abnormi nel campo dell'informazione?
Mi sembra che sia così, purtroppo. Conflitto di interessi, limitazione delle intercettazioni, lodo Alfano? parlarne è quasi una noia. E l'informazione dei telegiornali del Servizio pubblico? Anni fa ci scandalizzammo del "panino". Vi ricordate? "Panino", prima versione: "Dichiarazione del governo" - "Commento dell'opposizione" - a chiusura "Commento della maggioranza". "Panino", seconda versione (un perfezionamento): "Dichiarazione del governo" - "Commento dell'opposizione" - a chiusura "Commento della maggioranza non alla dichiarazione del governo ma al commento dell'opposizione".

Oggi, altro che "panino"; abbiamo la "fetta imburrata": "Dichiarazione dell'opposizione" e subito dopo, a volte in diretta, "Commento della maggioranza", a base di solidi argomenti come "Sono tutte falsità", "Sono farneticazioni", "Avrebbe fatto meglio a tacere" e così via.

Incredibile è che questa che Sergio Zavoli ha chiamato "mancanza di percezione del pericolo" si diffonda anche nella stampa che non è di Berlusconi o non gli è sottomessa. Esempio. Il rapporto annuale dell'americana "Freedom House, trasmesso dall'Ansa il 39 aprile scorso: l'Italia è in Europa il fanalino di coda in termini di libertà di stampa; l'Italia è scesa dalla fascia alta, quella dei paesi liberi, alla fascia intermedia dei paesi "parzialmente liberi", unico paese dell'Europa occidentale; la colpa: della concentrazione dei mezzi di comunicazione pubblici e privati nelle mani di un solo magnate.

Nessuna sorpresa se i telegiornali, anche quelli del Servizio pubblico, hanno ignorato il rapporto 2009 di un'organizzazione indipendente come "Freedom House", fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e della libertà nel mondo e la cui prima presidenza fu di Eleanor Roosevelt, la "first lady". Sorprende che ne abbiano parlato poco o niente anche i giornali che non appartengono all'area di destra e centrodestra. Giorni fa un collega che lavora in un uno di questi giornali, un giornale nazionale, mi ha detto di aver faticato a convincere direttore e colleghi a pubblicare un sunto del servizio dell'Ansa; è stato poi pubblicato, ma in una pagina interna, in basso.

Manca la percezione del pericolo, come dice Zavoli; manca l'indignazione, aggiungo io. Indigniamoci, amici, e facciamo sentire meglio la nostra indignazione; e sùbito; poi sarà troppo tardi. Non sarà, forse, regime; non sarà dittatura; ma sicuramente qualcosa che non ci piace.

Una mobilità più sostenibile può partire dalla riconversione dei concessionari d´auto?















14/05/2009 di Alessandro Farulli

LIVORNO. Può partire dai concessionari di auto un´azione di mobilità più sostenibile? Secondo quando si legge oggi sul Sole24Ore sì, o almeno i rivenditori di auto in Italia ci stanno provando. In realtà non si tratta di una scelta così consapevole ed ecologista, difficilmente il mercato ragiona in questo modo, bensì di un tentativo di non morire cercando di interpretare le esigenze di mobilità del futuro. Intanto alcuni numeri per capire di che fenomeno stiamo parlando: sono 2500 le piccole imprese del settore, con 250mila addetti e un peso sul Pil del 10%. Non bruscolini, insomma. Ma la crisi economico-finanziaria – come noto – ha colpito a picconate il settore auto e dunque i concessionari sono al collasso. Il 24% di loro, dice il Sole, avevano infatti manifestato l’intenzione di chiudere e il 10% lo ha effettivamente fatto.

Ma ora, come detto, si profila forse una svolta: «andremo verso la diffusione dell’auto elettrica in città – ha detto Giuseppe Volpato, docente di gestione delle imprese a Venezia e considerato uno dei massimi esperti del mercato dell’automobili – e vetture a noleggio occasionale per il fine settimana o le vacanze ed è in questa direzione che bisogna muoversi».

In precedenza aveva già spiegato che i concessionari stanno cercando di salvarsi e «l’unica strada è quella di trasformare in punti vendita aperti a tutto quanto ruota attorno al mondo dell’automobile e più in generale della mobilità. Ecco allora che i concessionari diventano promotori finanziari, vendono assicurazioni, si occupano ovviamente di assistenza meccanica, ricambi, lubrificanti, ma cominciano ad entrare anche nel mondo del car sharing, del noleggio, persino in quello delle bici elettriche».

Tanto per capire ancora meglio dove siamo e dove stiamo andando, i dati di oggi del Centro studi promoter dicono che «in aprile in Europa sono state immatricolate 1.251.862 autovetture con un calo del 12,3% sullo stesso mese del 2008. Al netto dell’effetto calendario il calo di aprile sarebbe stato leggermente inferiore a quello di marzo (-9%) confermando la tendenza al rallentamento della caduta della domanda dopo i cali del 27% di gennaio e del 18,3% di febbraio. L’elemento che emerge con assoluta chiarezza dai dati diffusi oggi è il fatto che sono le misure di sostegno della domanda ad attenuare l’impatto della crisi sulle vendite, anche se si avverte già chiaramente l’esigenza di una fase due degli incentivi a cui Regno Unito e Spagna stanno peraltro già ponendo mano. Le misure attualmente in vigore stimolano soprattutto la domanda di vetture a basso impatto sull´ambiente con benefici notevoli per il gruppo Fiat che vanta la gamma con la più bassa emissione media di CO2 e che in aprile ha visto la sua quota in Europa Occidentale salire al 10% dall’8,4% di aprile 2008».

Da tempo la vendita dell’auto è anche vendita di un servizio, ma qualcosa sta veramente cambiando. Il futuro delle vendite dell’auto, non molti anni fa, sembrava quello dove la vettura la si acquistava con la formula del leasing, la si teneva due anni – tanto si dava per scontato che di chilometri se ne sarebbero fatti abbastanza – per poi cambiare modello e via continuando a pagare sempre e comunque per tutta la vita dopo un esborso iniziale cospicuo e con una rata mensile non impossibile. In pratica non ci si occupava più della manutenzione, tanto in due anni praticamente era nulla o quasi, né di garanzie, nulla. Quasi un usa e getta con auto nuova fiammante senza soluzione di continuità.

Conti, insomma, senza l’oste perché il modello ha funzionato solo per chi effettivamente l’auto la usa moltissimo, mentre i cittadini comuni la macchina l’hanno comprata per tenersela riscattandola quindi dopo i due anni canonici e poi, in tempo di crisi, tenendosela ancora più stretta. Se dunque invece ora si pensa non più a vendere sempre più auto ma a dare un servizio di mobilità si potrebbe davvero contribuire a svoltare perché pur con un ridimensionamento dei concessionari, si potrebbero ottenere diversi risultati contemporaneamente.

Innanzitutto meno auto che si mettono per strada e che hanno trasformato l’automobile in autoimmobile; meno auto, quindi meno inquinamento dell’aria; auto elettriche al posto di quelle a benzina o diesel quindi meno inquinamento; bici a noleggio dunque uso più intelligente dell’auto ovvero solo quando strettamente necessario.

In una parola, lo sviluppo e l’orientamento da parte dei concessionari convinti anche dalle nuove richieste del mercato – influenzate si spera anche dalle scelte istituzioni altrimenti è inutile – verso una mobilità migliore e quindi più sostenibile. Eccesso di ottimismo? Può darsi, ma questa crisi almeno ci sta facendo vedere che un’alternativa ad abitudini dissipatrici c’è. Ed è praticabile.

La "dottrina dei tre schiaffi" è legge















ZEUS News - www.zeusnews.com - 13-05-2009

L'Assemblea Nazionale francese ha approvato la proposta respinta un mese fa. Nasce l'Hadopi: taglierà fuori da Internet chi condivide opere protette.

Nonostante l'Unione Europea si sia espressa contro la cosiddetta "dottrina dei tre schiaffi", la Francia ha deciso di fare di testa propria: pur avendola respinta una volta, l'Assemblea Nazionale ha approvato la proposta di legge Création et Internet.

Caldeggiata dal presidente Sarkozy, la nuova legge prevede la disconnessione da Internet per chi verrà sopreso per tre volte a condividere illegalmente materiale coperto da copyright.

Per applicare le sanzioni viene istituita l'Hadopi (l'Alta Autorità per la Diffusione delle Opere e la Protezione dei Diritti in Internet), che avrà il compito di avvisare i condivisori le prime due volte in cui saranno scoperti e richiedere agli Isp il taglio della linea alla terza.

La legge è stata approvata con 296 voti a favore e 233 contrari; una maggioranza evidentemente sorda alle decisioni europee e non cosciente di essere parte di una Unione che considera la connessione a Internet un "diritto e una libertà fondamentale".

La lotta alla pirateria è giusta - sostiene l'Europarlamento - ma ci sono confini che non vanno superati, tra cui l'accesso ai mezzi che consentono la libertà d'espressione e d'informazione. Evidentemente in Francia gli interessi delle major contano di più.

Né in Italia possiamo stare tranquilli: se quando la Création et Internet era solo una proposta avversata dall'Unione Euroepea il Ministro Bondi era già pronto a introdurre norme analoghe in Italia, che cosa ci aspetta ora che in Francia è legge?

La giunta militare arresta Aung San Suu Kyi. Rischia 5 anni di prigione




















14/05/2009 MYANMAR

Il provvedimento disposto dai militari in relazione all’intrusione di un cittadino americano nella sua abitazione. L’avvocato della leader dell’opposizione respinge le accuse e promette battaglia in tribunale. Nei giorni scorsi fonti di AsiaNews avevano parlato di “accuse montate ad arte” per imprigionarla.

Yangon (AsiaNews) – Aung San Suu Kyi è rinchiusa nella prigione di Insein, carcere a nord di Yangon. La dittatura militare ha disposto il provvedimento di fermo in relazione all’intrusione, la scorsa settimana, di un cittadino americano nella sua abitazione. Una vicenda per molti versi ancora oscura, ma che è servita come “pretesto” per arrestare la leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld).
Questa mattina alle 7 ora locale un convoglio della polizia ha prelevato Aung San Suu Kyi e due donne di servizio dalla sua abitazione in University Road, a Yangon, sulle acque del lago Inya. Un quarto d’ora più tardi i mezzi della polizia hanno fatto il loro ingresso nel carcere di Insein; la data del processo a carico della “cara Signora”, Nobel per la pace nel 1991, è stato fissato per il 18 maggio prossimo.
Nyan Win, portavoce della Nld, conferma che Aung San Suu Kyi è “rinchiusa in prigione” e le autorità “hanno preparato un dossier” a suo carico; la leader dell’opposizione “potrà tornare alla sua abitazione”, dove ha trascorso agli arresto domiciliari 13 degli ultimi 19 anni. “Sarà accusata in base all’articolo 22 – continua il portavoce – della legge sulla sicurezza dello Stato. È probabile che l’accusa sia quella di aver violato il provvedimento di isolamento ai domiciliari. Noi risponderemo che lei non ha commesso alcun reato”.
L’arresto di oggi è legato alla vicenda, per molti versi oscura, del 53enne americano John Willian Yeatta, per due giorni nascosto nella villa di Aung San Suu Kyi. Un episodio dai risvolti poco chiari, ma che è servita come “pretesto” per arrestare la leader dell’opposizione. Nei giorni scorsi, infatti, fonti di AsiaNews in Myanmar avevano spiegato che “l’arresto del medico personale di Aung San Suu Kyi e il fermo del cittadino americano che l’ha visitata” sono legati alla “imminente scadenza dei termini di custodia a carico della leader dell’opposizione birmana”. I termini dei domiciliarli scadono il 27 maggio e la “Signora” avrebbe dovuto tornare il libertà. Le fonte proseguiva dicendo che “sono state montate ad arte delle accuse” da parte della dittatura militare per “mantenerla agli arresti domiciliari”, nonostante le condizioni di salute che continuano a essere “non buone”.
Kyi Win, avvocato della leader dell’opposizione, promette battaglia in tribunale e farà “tutto il possibile per ottenere il rilascio”. Egli giudica un “avventuriero” il cittadino americano che si è introdotto nell’abitazione della donna, il quale avrebbe agito “di sua iniziativa”. Se riconosciuta colpevole, Aung San Suu Kyi rischia fino a cinque anni di carcere.
Il Myanmar è retto da una dittatura militare al potere dal 1962. Nel 1990 si sono svolte libere elezioni vinte a larga maggioranza – più del 75% dei consensi – dal partito di opposizione e mai riconosciute dalla giunta. Ad oggi vi sono più di 2100 prigionieri politici rinchiusi nelle carceri della ex-Birmania, fra i quali Aung San Suu Kyi, figlia di Aung San, l’eroe nazionale che ha guidato all’indipendenza il Paese.

Nucleare di nuovo. "Non qui da noi"














Guglielmo Ragozzino 13/05/2009

Il senato ha approvato ieri l’articolo 17 del disegno di legge 1441 «Sviluppo ed energia» volto a rilanciare il nucleare in Italia. Il voto riguardava l’introduzione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare che avrebbe – sempre che il disegno diventi legge e ci siano i quattrini necessari – un mandato generale in tema di regolamentazione e controllo sulle attività legate all’utilizzo dell’energia nucleare. Già il voto favorevole di ieri l’altro agli articoli 14, 15 e 16 che attribuivano al governo le deleghe in tema di localizzazione di impianti e siti di smaltimento aveva suscitato emozione, tanto più che "La Repubblica" è uscita ieri con una sorta di mappa dei siti presi di mira. A ribadire con veemenza «non qui da noi» sono stati presidenti e assessori delle Regioni a rischio. Mercedes Bresso quanto al Piemonte ha affermato «ci opporremo con ogni mezzo»; Michele Losappio, assessore all’ecologia pugliese, ha chiamato in causa il consiglio regionale. Di notevole significato anche il grido di dolore di taluni rappresentanti del Pdl sardo (Claudia Lombardo responsabile regionale, Salvatore Cicu, deputato a Roma, Emilio Simeone assessore all’ambiente della giunta Cappellacci) non disposti ad avallare sempre e comunque gli ordini del governo di fronte a un ennesimo schiaffo alla Sardegna.
La voce del governo (vice ministro allo sviluppo economico Adolfo Urso) è stata assai flebile: non c’è mappa; è solo propaganda elettorale. Ma in realtà il nostro vecchio paese non offre sorprese ai geografi e ai geologi, da decenni. Le mappe fornite dalla scienza esistono e non sono molte: tutti gli interessati sanno quali siano gli aspetti presi in considerazione per disegnarle e quindi conoscono bene i pericoli incombenti e i sotterfugi della politica che ne vuole negare l’esistenza. Le mappe del nucleare impossibile comprendono una parte larga e crescente del territorio nazionale. Larga perché l’Italia, con i suoi duecento abitanti per chilometro quadrato è piena di gente, di case, di memorie. Una centrale nucleare costringerebbe forse a un esodo di popolazioni per consentirle di operare secondo la volontà dell’esecutivo. Larga anche perché nove decimi del territorio italiano sono a rischio sismico. E che non si tratti di psicosi lo dimostra il fatto che la maggiore centrale nucleare del mondo, Kashiwazi Kariwa, in Giappone, è ferma da due anni per un terremoto che l’ha lesionata. Le perdite, in termini di energia non venduta, superano il miliardo di dollari, come ricorda Maurizio Ricci su La Repubblica.
C’è poi l’altro aspetto del nucleare impossibile, quello espresso dalla parola crescente. Se quarant’anni fa si poteva progettare una centrale nucleare vicino al Po, a Trino vercellese, a Caorso, ora non ha più senso. Il fiume non ha più acqua sufficiente per raffreddare il reattore. D’altro canto, portare a Saluggia il sito di tutte le scorie nucleari vorrebbe dire compromettere tutto il sistema delle risaie del vercellese. Ma quando Roberto Della Seta ha proposto al senato un ordine del giorno per «riconoscere l’assoluta inidoneità di Saluggia vercellese a fare da ’pattumiera’ di tutte le scorie» è stato sconfitto. Ma tutto il sistema idrico nazionale è molto stressato. E l’idea di usare l’acqua di mare per il raffreddamento comprometterebbe lunghi tratti di costa. In effetti i pugliesi, nel caso di una centrale presso Ostuni, avanzano un mare di obiezioni.
Quel che indigna di più Legambiente, di cui Della Seta è stato presidente, è la campagna di disinformazione dell’esecutivo «sulle presunte opportunità che la scelta nucleare garantirebbe al nostro paese». E così l’associazione ambientalista ha risposto con una sua campagna «con l’obiettivo di rispondere alle bugie del governo e dei nuclearisti, ristabilire la verità sulla dannosità del nucleare e la sua inutilità per raggiungere il 20-20-20» che è poi il programma europeo di taglio, entro il 2020 delle emissioni di Co2 del 20%, l’aumento del 20% al contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico e infine le riduzione del 20% dei consumi energetici complessivi. Entro il 2020 il nucleare sarà solo un aggravio di consumi energetici e di emissioni e inoltre devierà gli investimenti disponibili ben lontano dalle rinnovabili, quelle su cui dobbiamo contare.

Message from Mother Earth (III) 2012

Message from Mother Earth (II) 2012

2012 Message from Mother earth (1) 2012

Cathy O'Brien Mark Phillips con sottotitoli in italiano

Meditazione Regressiva Quantistica