lunedì 18 maggio 2009

Irak for sale - Speculatori di guerra - Pt. 3

Irak for sale - Speculatori di guerra - Pt.2

Irak for sale - Speculatori di guerra - pt. 1


La storia di ciò che accade quando le Corporation vanno alla guerra.

Il soggetto del film prende spunto da:
- Tragedia di Falluja - dove quattro contrattisti della società Blackwater sono stati uccisi.
- Prigione di Abu Ghraib e le aziende private che la gestiscono.
- CACI la corporation specializzata nei servizi di sicurezza.
- KBR Halliburton la Oil, gas, e costruzioni
- TITAN - fornisce interpreti e interrogatori.

Il film è stato realizzato grazie al contributo di 3.006 persone che hanno pre acquistato una copia del DVD al costo di $50 ciascuna, raggiungendo il budget di $ 367.890.

Nella settimana precedente le elezioni americane di mid-term, sono state organizzate proiezioni nei pub, scuole, college, case private etc.. La distribuzione del film è avvenuta attraverso internet. L'impatto sulla stampa americana è stato determinante nel risultato delle elezioni, riportiamo alcuni commenti:

New York Times: è un terrificante catalogo di avidità , corruzione e incompetenza.
Los Angeles Time: l'unione dei poteri che attraversano la politica.
Houston Chronicle: Greenwald attacca duramente ciò che il congresso non vuole affrontare.
Los Angeles Daily News: Irak in vendita, il film di Greenwald, un'agenda dove forse ognuno può essere incluso.

Grazie alla mobilitazione creata dalla diffusione capillare del film, il congresso americano ha messo sotto inchiesta le società coinvolte in Irak.
Grazie a Belva64

Lo sceriffo digitale francese che piace anche all'Italia










14 maggio 2009

E' polemica dopo la riforma Sarkozy contro i download illegali. La sanzione è il taglio della connessione. E la protesta corre su Internet: "Libertà a rischio"
di VITTORIO ZAMBARDINO

A PARIGI hanno creato lo sceriffo digitale. Punirà chi scarica video, musica e giochi illegalmente. Il tam tam giovanile dice: "Résistance", i socialisti vogliono portare la nuova legge all'esame di legittimità costituzionale, 44 deputati di maggioranza non l'hanno votata. Intanto però la legge che crea Hadopi, l'autorità di controllo e sanzione dei download selvaggi, è passata. Anche se non subito, entrerà in vigore, con un procedimento in tre passi: prima ammonizione del "reo" via email, poi una lettera raccomandata, infine disconnessione dalla rete.

Protestano i ragazzi che nei social network si scambiano istruzioni su modi, software e stratagemmi per mettere nel sacco i controlli. Ma per tempo la legge era stata criticata duramente da Jacques Attali che l'aveva definita: "inapplicabile e assurda (...) sono le aziende telefoniche, che sulla rete guadagnano, a dover remunerare la formazione".

Se la Francia ribolle di protesta, la sua decisione di creare lo sceriffo "antipirati" è destinata a alimentare un conflitto fino nell'Unione. Dove appena pochi giorni fa il "pacchetto telecom", cinque grandi direttive in discussione da mesi, è stato bloccato dall'approvazione dell'"emendamento 138" in funzione "anti hadopi": vi si stabilisce il principio che la connessione Internet è un diritto inalienabile della persona ad essere informata e ad esprimersi.

La battaglia dei download divide come poche l'opinione pubblica di ogni paese: da una parte autori, produttori, editori, grandi major. L'argomento è elementare: se a milioni si mettono a rubare, mancano i mezzi per produrre arte e intrattenimento. Dall'altra parte dello schieramento la diffusa abitudine, anche tra famiglie e "tranquilli cittadini", di appropriarsi di film, musica e videogiochi.

Chi argomenta in difesa degli "scaricatori" teme l'oggettiva difficoltà di "beccare" i responsabili senza violare pesantemente la privacy di tutti gli utenti Internet. O perlomeno quella dei membri di una stessa famiglia o dei dipendenti dell'azienda nella quale si venisse a trovare il "clandestino". I software per farlo (tra questo il famigerato Deep Packet Inspection) esistono e non vanno per il sottile, come sostiene nel suo blog la ricercatrice specializzata britannica Monica Horten.

Non mancano polemiche e paure in Italia. Dove il governo Berlusconi ha istituito il "Comitato tecnico per la pirateria digitale e multimediale", presieduto da Mauro Masi, col compito di mettere a punto nuove misure di legge. Il comitato, che non comprende rappresentanti dell'utenza, sta facendo una serie di audizioni con le associazioni di industriali di settore ed ha aperto un forum (http://antipirateria. governo. it/), senza "predeterminare" il testo finale. Ma al suo interno le simpatie per la legge francese non sono certo un mistero

"Ma noi in Italia abbiamo già la legge per il diritto d'autore", dice Guido Scorza, giurista e sua volta "militante" di diritti degli utenti digitali. Grazie a quella legge sono a processo due giovani bergamaschi che avevano organizzato il sito italiano di Pyrate Bay, l'organizzazione svedese di recente condannata a Stoccolma. Scorza ha un'idea: "Gli industriali non solo non pensano a un modello economico alternativo, ma soprattutto si sono stancati dei processi giusti, lunghi... il 'fascinò della legge francese è che dall'indagine si passa dritti alla sanzione". Un processo sommario.

Silent Talk nei campi di battaglia la nuova arma è la telepatia














17 maggio 2009

La tecnologia immaginata dai vertici militari americani dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello dei soldati nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca di ALESSIO BALBI

DAI CAMPI di battaglia del futuro, tra il fischio delle pallottole che fendono l'aria, il boato delle granate che esplodono, il fragore degli elicotteri che volano bassi, potrebbe sparire un suono che ha caratterizzato le guerre da prima della polvere da sparo: quello della voce umana. La Darpa, l'agenzia del ministero della Difesa statunitense che si occupa di sviluppare le tecnologie militari dei prossimi decenni, ha finanziato un progetto che prevede l'uso della telepatia come mezzo di comunicazione tra i soldati.

Battezzato "Silent Talk", il programma ha l'obiettivo di "consentire la comunicazione tra utenti su un campo di battaglia senza l'uso della voce, attraverso l'analisi dei segnali neurali", come si legge in uno stralcio di documento riportato dal sito della rivista Wired. Il Pentagono ha destinato al progetto 4 milioni di dollari, che vanno a sommarsi agli ulteriori 4 milioni che l'esercito americano aveva stanziato un anno fa per indagare, insieme alla University of California, la possibilità della cosiddetta "computer-mediated telepathy".

Alla base dell'idea c'è la consapevolezza che le parole e le frasi, prima di venire pronunciate, si formano nella mente, mettendo in moto un complesso processo il cui esito ultimo è l'emissione dei suoni. La tecnologia immaginata dalla Darpa dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca.

La tecnologia per trasformare le onde cerebrali in comandi interpretabili dai computer ha fatto negli ultimi anni enormi progressi, soprattutto in relazione all'assistenza dei disabili. Sono ormai realtà i prototipi di protesi ortopediche e sedie a rotelle comandate con la mente, così come i sistemi che permettono di comporre frasi attraverso una tastiera senza il bisogno di toccarla. Ma il progetto "Silent Talk", per avere successo, richiede ben altri progressi: prima di tutto, bisogna trovare il modo di estrarre parole e concetti da un elettroencefalogramma. Poi bisogna capire se tra i segnali neurali di individui differenti esistano pattern comuni o generalizzabili. Infine, c'è da costruire un sistema in grado di decodificare questi segnali e trasmetterli a breve distanza. In prospettiva, il sistema immaginato dal Darpa potrebbe servire anche al contrario, cioè per intercettare i pensieri del nemico direttamente alla fonte.

Nata nel 1958, la Darpa ha la missione di sviluppare tecnologie futuristiche di applicazione militare, spesso destinate ad avere effetti dirompenti in ambito civile: i ricercatori del Pentagono furono i primi a occuparesi del programma spaziale statunitense, poi affidato alla Nasa. Nel 1969 crearono Arpanet, un sistema di comunicazione tra computer che sarà il primo nucleo di internet.

Intervista a Vittorio Zucconi
















Written by Alessio Stilo e Ilaria Nastro
Tuesday, 21 April 2009

Giornalista e scrittore, Vittorio Zucconi è attualmente direttore di Repubblica.it e Radio Capital, nonché inviato a Washington per La Repubblica. È stato corrispondente da Bruxelles per La Stampa, da Parigi per La Repubblica, e da Russia, Giappone, Belgio, Francia, Israele, Filippine, Messico, Cuba per Il Corriere della Sera.


“L’America ti inganna, ti tradisce, ti diverte”, sanziona Zucconi nella sua ultima pubblicazione, “L’aquila e il pollo fritto”. Perchè amiamo e odiamo l’America” (2008), che è anche il tema del dibattito nell’ambito del Festival del Giornalismo. Senza remore e spassosamente realista, Vittorio Zucconi ci concede un’intervista riguardante la politica americana e alcune diatribe sul giornalismo.

Secondo Lei, quella americana è ancora “la migliore democrazia del mondo”, come decreta nella sua ultima fatica “L’aquila e il pollo fritto”?

Si, lo penso. Naturalmente si tratta di un giudizio relativo. L’America ha ancora la miglior forma di democrazia, grazie alla sua capacità di rigenerarsi. E’ una democrazia che sa riproporsi, e ciò lo dimostra l’elezione di Obama, che ha trasmesso la voglia di cambiamento. Nonostante tutto non è una democrazia perfetta, ma è comunque la miglior espressione di tale forma di governo.

Con l’elezione di Obama, come muterà il rapporto tra gli Stati Uniti e i cosiddetti “Stati canaglia”?

Premesso che non esistono “Stati canaglia” ma Stati che si comportano in maniera “canagliesca”, ovviamente bisognerebbe analizzare i singoli casi. Con Obama questi Stati non saranno giudicati aprioristicamente “canaglia”. In una visione infantile del mondo ci sono i bambini buoni e quelli cattivi; in una visione adulta ci sono bambini che si comportano bene e bambini che si comportano male. E’ quest’ultima concezione che andrebbe additata ad esempio.

Cosa cambierà nei rapporti Usa-Iran se venisse rieletto Ahmadinejad?

Ahmadinejad è una marionetta nelle mani degli ayatollah che detengono il potere, lo usano come cane da far abbaiare contro il resto del mondo. Lord Palmerston, un primo ministro inglese, disse che “Le nazioni non hanno amici, hanno interessi”, e l’Iran ha tutto l’interesse a che l’Afghanistan non torni in mano ai Taleban, che sono la zampa del gatto dei pachistani, grande nemico degli iraniani.

Pensa che Obama possa introdurre un nuovo “New Deal” per risolvere la crisi?

Risolvere è una parola grossa. Obama sta dimostrando di voler chiudere con gli oltre quarant’anni di dominio del mercatismo e di fede nella capacità autoregolante e autosalvifica del libero mercato. L’America è una nazione capitalista e lo resterà sempre, però deve giocare in un campo il cui regolamento è stabilito nell’interesse collettivo. Il concetto di fondo da capire, però, è che l’interesse collettivo spesso non coincide con l’interesse del mercato, come si è visto negli ultimi anni.

Quanto il nuovo governo israeliano, formato da destre e laburisti, influirà sulla politica estera americana?

Non credo sia un problema di governi né credo che la questione mediorientale possa essere risolta a breve. E’ tuttavia certo che Obama e la Clinton proveranno a lasciare il segno, soprattutto la Clinton, che tenterà di mettere la propria firma nella Storia per un eventuale accordo risolutorio nella questione arabo-israeliana, e non essere ricordata semplicemente come la moglie del presidente Bill Clinton. Ad ogni modo io non do una risposta perché non ce l’ho.

Parliamo adesso del futuro della carta stampata. Crede che a causa di Internet essa possa scomparire tra qualche decennio?

No, mica la posta è sparita con l’invenzione del telefono! In realtà il consumo di carta non è mai stato elevato come oggi; semplicemente la carta stampata deve trovare altre ragioni di essere, così come è accaduto per la posta. Credo possa esserci la coesistenza dei mezzi d’informazione, in modo che ciascuno di essi abbia il proprio ruolo.

Cosa pensa della volontà di regolamentare i blog?

E’ un’insensatezza. E’ come fare il domatore di gatti, il blog è un animale incontrollabile. Pretendere di regolamentare Internet è come voler risolvere la questione climatica in Svizzera, sono quelle fesserie immaginate da gente che non sa di cosa parla, o invece lo sa benissimo e vuole difendere certi interessi. Ciò che è certo è che anche i blog dovranno avere un’evoluzione.

Alessio Stilo e Ilaria Nastro

(pubblicato il 12 Aprile 2009)

MARIJUANA IN CALIFORNIA


Speakers Corner : Serafino Massoni

Uno squilibrio costituzionale nella legge Alfano
















di Maurizio Michelini

Complimenti a D'Avanzo, per le "Dodici domande a Berlusconi" e al direttore Ezio Mauro, che ha firmato la "Risposta al premier" sulla Repubblica di ieri. Leggendoli sembrava di essere ritornati ai tempi dell'inpeachment di Nixon e dei coraggiosi giornalisti del Washington Post, oppure della messa in stato di accusa del presidente "picconatore" Cossiga.
Il punto è che in Italia manca una tutela per i cittadini gabbati quando il primo ministro è reticente parlando in pubblico sulla verità dei fatti.
Mi spiego meglio. Nella vicenda di Casoria voluta e reclamizzata dal cavaliere (chi ha chiamato ala festa il settimanale CHI?), la prima ad essere offesa è naturalmente la moglie, la quale ha replicato da par suo avvalendosi della tutela che la legge le consente, il divorzio.
Ma non è tutto qui. Il premier ha usato come scendiletto la trasmissione di Vespa per insultare non solo la moglie, ma anche la platea dei telespettatori che hanno assistito ad un monologo in cui si accennava ai fatti di Casoria tacendo l'essenziale , cioè che il viaggio è stato tutt'altro che casuale , che egli aveva mandato al mattino la polizia e al tramonto la sua scorta personale a verificare la sicurezza del locale della festa della diciottenne Noemi. A parte l'uso improprio della scorta di Stato per i suoi fatti personali, il primo ministro ha mentito davanti ai suoi concittadini tacendo particolari essenziali che lo avrebbero messo in cattiva luce . Bene ha fatto D'Avanzo a ricordarglieli.
La vicenda assomiglia a quella del presidente Clinton. Quando scoppiò lo scandalo Lewinski, egli fu reticente sui particolari erotici, ma non mentì sulla relazione con Monica . In ogni caso fu avviata la procedura di inpeachment e dovette chiedere scusa agli americani perchè fu sentenziato che la stessa persona che si comporta con leggerezza nel privato, non può prendere rilevanti decisioni nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche. Dunque Berlusconi deve chiedere scusa in pubblico. Non possiamo essere in eterno lo zimbello d'Europa.
In attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sul referendum abrogativo della legge Alfano (che potrebbe essere ripresentata sotto altra forma, come avvenne per il lodo Schifani) segnalo che essa contiene anche una disparità anticostituzionale nel trattamento delle cariche interessate. Mentre il presidente della Repubblica può essere messo in stato di accusa davanti al Parlamento, viceversa il presidente del Consiglio non è tenuto a rispondere in caso di comportamenti disdicevoli e lesivi della dignità delle sue funzioni pubbliche.
La legge Alfano esonera le principali cariche dello Stato dal rispondere dei loro atti penalmente rilevanti davanti alla Magistratura. Una posizione di assoluto privilegio come questa non può sussistere, in caso di comportamenti scorretti, se non si prevede per tutte le cariche che ne godono , una corrispettiva procedura di inpeachment davanti a un'alta corte , come avvenne per l'ex Presidente Cossiga quando si mise a fare il "picconatore". Insomma, non vi possono essere due pesi e due misure.
Vorrei sapere cosa ne pensano insigni costituzionalisti come Stefano Ceccanti, Gustavo Zagrebelski e altri.

Il corpo delle donne 3di 3

Il corpo delle donne 2di 3

Il corpo delle donne 1di 3


A proposito di ciarpame senza pudore. Alla mercificazione del corpo femminile operata dalla televisione, una donna intelligente, Lorella Zanardo, che ho avuto modo di conoscere al festival del documentario Italiani Brava Gente di Firenze, ha dedicato un documentario, o meglio un saggio visivo: Il corpo delle donne.
pieroricca.org sito:

http://www.ilcorpodelledonne.blogspot.com/