Roberta Lemma
Licio Gelli, Castiglion Fibocchi, Banca Etruria, Berlusconi, San Marino, Luca Simoni, Eminflex, Giacomo Riina, Dell'Utri - Vi domanderete cosa hanno in comune questi nomi, certo, per chi conosce un poco la storia recente alcuni nomi li ricollegherà facilmente altri meno .
Ancor piu difficile raccontarli e intersecarli rendendo fluido il discorso.
Tuttavia è doveroso rivendicare una volontà spregiudicata di portare alla conoscenza di tutti lo sviluppo economico dell'Italia negli ultimi 40 anni, quello stesso sviluppo che, come un boomerang, ora torna indietro infrangendo le nostre vetrate mentali.
Partiamo da una domanda che vuole essere una riflessione:
Quando a venir condannato è solo il capo o uno dei capi di un qualsiasi intrigo che abbia come fulcro la gestione di affari e di alleanze, cosa succede?
Praticamente niente poiché l'azienda o la banca non viene intaccata ed è libera di continuare la sua losca strada, gli basta cambiare e nominare un nuovo timoniere che paziente aspettava la sua ora.
È bene anche precisare che, tutto quel che è stato prescritto o assolto, pur attorniato da testi e pubblicazioni e testimonianze e documenti non può, venir raccontato, senza rischiare denunce o querele. Eppure possiamo far finta di non credere a certe testimonianze, a certe intercettazioni, a certi urli che come boati spingono per venir a galla e invece poi saltano in aria per mano criminosa?
Possono anche le nostre coscienze assolvere taluni ambigui personaggi pur sapendo delle loro amicizie e alleanze nelle procure e tra i magistrati e giudici e politici?
Un difficile percorso a ritroso.
4 maggio 2009
La Guardia di Finanza di Forlì in collaborazione con la squadra mobile della città, ha arrestato cinque persone tra cui il direttore della Cassa di Risparmio di San Marino Luca Simoni, ex direttore generale di Banca Etruria, accusato assieme ai vertici dell'istituto di credito sanmarinese, di riciclaggio, emissione di false fatture e appropriazione indebita. Secondo l'accusa la banca sanmarinese avrebbe svolto attività bancarie violando la legge. ( fonte: Arezzo Notizie )
Luca Simoni ex direttore generale di Banca Etruria.
Banca Etruria, sconosciuta al sud di Italia, diventa braccio e strumento della massoneria, e più nello specifico della P2, quando Mario Lebole consigliere di banca Etruria negli anni 70 si iscrive alla Loggia di Gelli.
Come avviene per la mafia, una volta firmato il giuramento uscirne vivi è impossibile; tutto quel che hai e che rappresenti deve esser messo a disposizione della setta. Banca inclusa.
In quegli anni la P2 aveva poco a che fare con Arezzo, sede della banca Etruria.
Certo tra gli aretini figuravano iscritti eccellenti alla P2 e molto vicini a Gelli.
Ma la Banca Etruria venne scelta anche per versare le quote di iscrizione alla P2:
Berlusconi nega di aver partecipato attivamente alla P2. Dice di essersi iscritto solo per dare una mano a Gervaso, amico in difficoltà.
È così?
«Non è credibile. Parla Gelli.
Quasi tutti gli iscritti alla P2 negano o tentano di nascondere il loro ruolo nella Loggia, comportamento che deriva dal rispetto per il giuramento alla segretezza di ogni piduista. Berlusconi ha dichiarato davanti al giudice: “Non ho mai versato contributi”, ma la Guardia di Finanza ha sottolineato la piena corrispondenza tra la quota di 100mila lire indicata negli elenchi di Castiglion Fibocchi e il relativo versamento sul conto del Venerabile presso la Banca dell’Etruria.
Berlusconi ha anche testimoniato: “Non vi fu cerimonia di iniziazione; non ho avuto alcun rapporto con altri affiliati, né ho partecipato a riunioni”. Ancora bugie. Nell’archivio uruguaiano del Venerabile, un documento ricorda l’affiliazione di Berlusconi con la scritta “Juramento Firmado”, ha firmato il giuramento. Lo stesso Gelli, anni dopo, ammette: “Berlusconi è stato normalmente iniziato a Roma. Credo presentato dal professor Fabrizio Trecca. Assistevano il Gran Maestro Giordano Gamberoni, per il Grande Oriente d'Italia.
«La P2 voleva riscrivere la costituzione in senso autoritario per impedire alla sinistra e al Pci la possibilità di andare al governo. Lo ha impedito con la strategia della tensione dando particolare importanza al reclutamento di uomini delle forze armate e della destra intransigente.
Nella seconda fase, dopo la vittoria della sinistra nelle amministrative del 1975, la loggia cambia strategia: manovre più sofisticate con alla base un disegno politico. Per favorire la revisione costituzionale, la P2 infiltra o recluta protagonisti nei media, nei partiti, nei sindacati, negli apparati dello Stato in modo da influenzare e controllare le istituzioni. Il piano prevedeva capitali per corrompere e provocare la scissione sindacale, favorire gli affiliati all’interno dei partiti di governo e rompere l’unità della magistratura.
Obiettivo, sopprimerne l’autonomia sottoponendo i pubblici ministeri all’autorità politica. Prevista anche l’abolizione dello statuto dei diritti dei lavoratori. Propositi di ieri, propositi che oggi non sembrano tanto cambiati. Il Piano Rinascita di Gelli punta su giornali e Tv.
Prevede la dissoluzione del monopolio dello Stato e una potente Tv privata “in modo da controllare la pubblica opinione nel vivo del Paese”.
Berlusconi viene scelto in quanto proprietario di “Telemilano 58” ritenuta accettabile base di partenza, ma nella scelta potrebbe essere stato determinante il fatto che il suo patrimonio aveva per baricentro la Svizzera, quindi protetto dalla segretezza.
Nell’autunno 1979, momento di massimo potere della Loggia segreta in quanto dopo l’uccisione di Moro è finita la politica di solidarietà nazionale, “Telemilano 58” diventa “Canale 5”. Curiosamente Berlusconi realizza ciò che annuncia il Piano di Rinascita, vale a dire “una catena di Tv locali coordinate da un’agenzia centrale”. Proprio il profilo della sua nuova Tv commerciale. Contemporaneamente nasce Publitalia ‘80, agenzia pubblicitaria. Ha per consigliere delegato Marcello Dell’Utri, legatissimo a Berlusconi, buoni rapporti con protagonisti mafiosi come si scopre più tardi nei processi».
Ma il Cavaliere ha querelato chi raccontava queste cose...
«È successo dopo la pubblicazione del libro “Berlusconi inchiesta sul signor Tv” (Kaos edizioni).
Denuncia gli autori Giovanni Ruggeri e Mario Guarino e i giornalisti che hanno usato le notizie del volume.
Primo quotidiano ad essere preso di mira, l'Unità. Berlusconi se la prende anche con La Notte, ma perde la causa perché il tribunale sentenzia il non doversi procedere. I giornalisti avevano solo raccontato la verità e il Cavaliere viene condannato a liquidare le spese processuali.
Ci ripensa, e il 20 novembre 1989 ritira la denuncia contro l’Unità: naturalmente paga. Resta in piedi un altro processo, sempre per querela di Berlusconi per l’intervista di Ruggeri e Guarino al settimanale Epoca.
Al Tribunale di Verona, sotto giuramento, il Cavaliere racconta cose false sulla sua iscrizione e partecipazione alla loggia P2.
Il caso finisce davanti alla Corte d’Appello di Venezia la quale definitivamente lo sbugiarda: il 23 ottobre ’90 sentenzia che Berlusconi “è riconosciuto colpevole del reato di falsa testimonianza”. Poi interviene un’amnistia... Ruggeri e Guarino vengono assolti con formula piena». ( fonte: intervista a Licio Gelli segreti d'Italia )
Oggi quella piccola rete, Canale 5, controlla e monopolizza gli italiani e gli affari d'Italia attraverso la Fininvest.
31 marzo 2004.
Da tre mesi era stato sospeso dal servizio e la sua vita era diventata un inferno. Ha resistito per giorni e settimane all' angoscia di essere coinvolto in un' inchiesta giudiziaria, ma alla fine la disperazione l' ha ucciso: lunedì, forse all' alba, è sceso in cantina e si è impiccato a una trave del solaio. P.M., 45 anni, viveva a Montopoli di Sabina ed era funzionario nella locale agenzia della Banca Popolare dell' Etruria e del Lazio.
L' anno scorso il direttore della filiale l' aveva denunciato dopo aver scoperto distrazioni di denaro dai conti correnti di alcuni clienti.
La posizione del funzionario si era fatta subito difficile: la Procura di Rieti aveva aperto un' inchiesta per accertare se i soldi «spariti» fossero stati spostati in conti correnti riconducibili a M., come temeva il direttore dell' agenzia. Il funzionario conviveva con P.P., dalla quale quattro anni fa aveva avuto una bambina. Non ha lasciato biglietti, ma secondo il Comando provinciale dei carabinieri di Rieti, diretto dal colonnello Giuseppe Giampaolo, il suicidio sarebbe da collegare all' inchiesta: M. avrebbe ricevuto un avviso di garanzia e a dicembre era stato sospeso dal servizio. A trovare il corpo, alle dieci di lunedì, è stata la partner.
«Da alcuni giorni sembrava triste, depresso, ma non aveva mai manifestato l' intenzione di uccidersi», ha spiegato P., in lacrime, ai carabinieri della stazione di Poggio Mirteto. A Montopoli il suicidio del funzionario ha lasciato esterrefatti i compaesani.
Nessuno aveva intuito che M. stava vivendo gli ultimi istanti di un dramma iniziato, probabilmente, prima di Natale. «Era abbastanza introverso - ricorda P.F. -, ma era buono ed era amico di tutti. Quando l' ho incontrato, quattro o cinque giorni fa, mi era apparso tranquillo come sempre». Lavinia Di Gianvito ( fonte: archivio Corriere della Sera )
La magistratura senza autorizzazioni non può entrare in una banca, aprire i cassetti e sfogliare i documenti: se potesse farlo, come logico sarebbe, salterebbero via quasi tutte le teste di coloro che ci governano, di destra e di sinistra. L'uomo che si è ucciso non aveva sottratto denaro dai clienti per sé, l'uomo era un indottrinato e come tale doveva eseguire degli ordini. Il meccanismo di ricilaggio sarebbe avvenuto attraverso un conto corrente aperto nella filiale del Monte dei Paschi di Siena di Forli.
Secondo la procura della città romagnola un fiume di denaro che dal 2004 ad oggi ha assunto proporzioni astronomiche: un miliardo e duecentomila euro, provenienti dalla negoziazione di assegni circolari e bancari. È dal 1992 che si indaga su queste banche.
Oggi Luca Simoni ex D.G della banca Etruria viene arrestato per gli stessi reati che si rinnovano e si susseguono ad ogni cambio di capitano.
Questo arresto ci dimostra di come le banche, pur colpite nel chi le rappresenta, non vengono fermate, ma soltanto solleticate. Se al tempo avessero fermato Banca Etruria chiudendola per gioco illecito oggi, avremmo una banca in meno intenta nel fregare il popolo italiano.
Non si tratta di un direttore di filiale al quale si potrebbe rispondere che una rondine non fa primavera. Il direttore generale di tutta una banca può assoggettare alla sua linea politica tutta la banca, senza per questo venir controllato o esser costretto a dar conto delle sue azioni.
Dalla banca Etruria al Consorzio Etruria.
Tale consorzio come il CIPE e il Patrimonio S.P.A e altre decine di consorzi e cooperative simili si occupano, tutte e indistintamente di opere nell'edilizia pubblica e privata, nel settore delle infrastrutture destinate alla grande distribuzione, al terziario, alla sanità. Realizzano porti, strutture turistiche, impianti per lo smaltimento dei rifiuti ed il trattamento delle acque e altre ancora.
Tutte hanno come partner le banche, tutte vivono di stanziamenti pubblici e privati. Tutte riconducibili alla nostra comunità d'affari. Ma di quante aziende abbiamo bisogno per fare le autostrade?
E per gestire i rifiuti? E le scuole? Centinaia di uffici per lo piu lasciati vuoti, lasciati a divider e batter cassa.
Castelli di carta che fanno da paravento.
San Marino il crocevia dello smistamento illecito di denaro d'ogni derivazione: la magistratura attende l'autorizzazione a procedere che forse non giungerà mai.
Il ruolo delle banche sui marchi che hanno fatto e fanno la storia degli italiani.
Vi ricordate il comodo nazionale materasso a molle Permaflex?
Era di Gelli.
Figura chiave di una avventura iniziata nel 1952 è Giovanni Pofferi, un commerciante ambulante che nel primo dopo guerra vendeva formaggi nella bassa Toscana, e che subito dopo scopre il business degli stracci. Dagli stracci ai materassi di lana il passo è breve. Pofferi è un vulcano.
Ed è un bell'uomo.
Giovanni incontra e sposa una nobildonna toscana che lo introduce in ambienti per lui fin o allora sconosciuti. Augusto Fontani, amico intimo amico della nobildonna di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti racconta aGiovanni di certi materassi a molle, Giovanni Pofferi abituato a riempire di lana i materassi, commenta: " Forti 'sti Americani vendono l'aria".
Nella primavera del 1952 quattro materassi a molle con il nome Piumaflex vengono presentati alla fiera campionaria di Milano. Il brevetto delle 167 molle che tengono insieme il materasso è firmato dall'ingegnere Santini.
Il primo stabilimento lo mettono su a Calenzano, si chiama Uno Più viaggiano su e giù per l'Italia, tra mercati e fiere di paese, secondo l'idea madre dell'ambulante Pofferi convinto che la gente debba toccare con mano la merce da comprare. Pochi mesi più tardi siamo nel dicembre 1953, il tandem Pofferi - Fantoni inaugura il primo punto vendita di materassi a molle nella centralissima via San Quintino a Torino.
E' un successo. Subito dopo altri punti vendita vengono aperti a Milano, Bologna, Napoli e Palermo. Un trionfo. Viene inaugurato un nuovo stabilimento a Pistoia, che produce una linea di mobili e materassi per le cliniche. E' allora che Gianni Pofferi conosce Licio Gelli: è la svolta. Nasce Permaflex.
Gelli trova subito i contatti giusti e Permaflex sbarca a Frosinone, in area di cassa per il Mezzogiorno. Il" venerabile" è direttore dello stabilimento ciociaro.
Praticamente Gelli aggioga Pofferi facendolo fuori e suo. Il geniale Giovanni spazzato via dalla forza dirompente di Gelli.
Grazie al Carosello e alla pubblicità Permaflex entra in tutte le case italiane.
Nei primissimi anni 70' il fatturato annuo della Permaflex si aggira sui 100 miliardi di lire. Ma allora Licio Gelli se n'era già andato sbattendo la porta, non prima di aver procurato all'azienda contratti per la fornitura di materassi in tutte le carceri italiane, commesse per l'esercito e per gli ospedali. Monopolio democratico.
Uscito Gelli l'azienda dei materassi scivola pericolosamente.....
Durante la sua direzione nello stabilimento di Frosinone era sempre stato un via vai di politici ministri, vescovi e generali.
L'azienda si barcamena come può. Fino al 1996, quando l'industriale napoletano Raffaele Veneruso, già acquirente di un'azienda appartenuta a Pofferi, l'aeronautica Avion-interiors, acquista anche la Permaflex, trasferendo nelle sue mani l'impero aziendale dei Pofferi.
La promessa è quella di un rilancio.
Nei primi mesi del 97 azienda e sindacati siglano un accordo che prevede l'investimento di 12 miliardi in 24 mesi e una produzione di 250 mila reti e 300 mila materassi l'anno. Invece soltanto pochi mesi dopo arrivano le prime quattro settimane di cassa integrazione.
A dicembre 1997 viene interrotta la produzione . Nel febbraio del 1999 la società sposta la propria sede da Frosinone a Latina, dove non ha nemmeno un ufficio né un telefono.
Perché? Il 20 luglio la Permaflex SPA che intanto è diventata Flex SPA, avanza al tribunale di Latina la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo.
Il 27 luglio la richiesta viene accolta.
Le garanzie che la società offre per fronteggiare una voragine di 60 miliardi, sono costituite dagli immobili di Frosinone e Pistoia e soprattutto da un preliminare accordo sottoscritto con Pac 2000, del gruppo Conad, disposta ad offrire circa 30 miliardi per gli stabilimenti di Frosinone e Pistoia, ma ad un patto. Che il comune di Frosinone conceda il cambio di destinazione dell' area, trasformandola da industriale in commerciale.
Un affare colossale per gli acquirenti, ma se si vogliono salvare i creditori e garantire il posto di lavoro ai 256 cassaintegrati, non c'è altra via d'uscita. Ma non è semplice: trasformare quell'area come vorrebbe Pac2000 significherebbe pregiudicare l'assetto della grande distribuzione di Frosinone almeno per i prossimi vent'anni a tutto danno degli insediamenti già presenti.
Un'idea che nel capoluogo ciociaro non può passare, e che probabilmente il tribunale di Frosinone non avrebbe mai accettato come presupposto per l'ammissione al concordato preventivo.
Ecco perché il trasferimento di sede a Latina.
Intranto il commissario giudiziale della Flex scopre che alla vigilia della richiesta di concordato preventivo la nuda proprietà dei marchi Permaflex e ondaflex era stata ceduta alla Eminflex Servicios e Investimentos Lda di Giacomo Commendatore, dalla famiglia citata in un rapporto del 1997 a cura del ministero dell'interno come una delle centrali criminose dell'Emilia Romagna, riconducibile al clan di Giacomo Riina, boss mafioso di Corleone finito a Budrio nel 1982 per ordine del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto.
Giacomo Riina diventa il contabile della Eminflex, Budrio è il punto di partenza delle fortune del marchio con l' elefantino, quello dell'azienda che commercia materassi con il sistema della televendita.
Contemporaneamente la Permaflex cede anche il diritto d'uso dei suoi marchi stavolta alla lussemburghese Europartimmo S.A.
La cessione della nuda proprietà dei marchi ha ufficialmente fruttato 4 miliardi alla Flex SPA, ma quando la procura della repubblica di Latina ha cominciato a mettere il naso negli affari della Flex, gli investigatori della guardia di finanza non avevano potuto fare a meno di domandare al signor Giacomo Commendatore perché avesse speso del denaro per un marchio che non avrebbe potuto usare. "Ho accettato di firmare quel preliminare" aveva spiegato l'imprenditore catanese" solo dopo aver avuto la certezza della possibilità di acquisto, per il tramite della lussemburghese F&R International del diritto di uno dei marchi di cui stiamo parlando".
Infatti la pubblicità Eminflex viaggia sulle reti FININVEST.
Come c'era riuscito? Il 3 agosto 99 la F&R International aveva acquistato dalla Airtrade Ltd il 100% delle azioni della Europartimmo SS. al prezzo di 9,5 miliardi di lire.
Questa complessa operazione viene effettuata tra società off - Shore, tutte aventi sede in paradisi fiscali; la Europartimmo viene costituita nel giugno 1998, soltanto quattro mesi prima dell'acquisto del diritto d'uso dei marchi Permaflex e Ondaflex;
la Airtrade Ltd società venditrice delle azioni Europartimmo alla F&R International s.a ha sede in Tartola, Road Tawn, Isole Vergini Britanniche, ossia nella stessa località dove ha sede la Flightequipment & marketing Ltd, società off-shore facente capo alla famiglia Veneruso;
il pagamento del prezzo (9,5 miliardi) viene effettuato dalla società acquirente alla venditrice con l'intervento di un istituto di credito lussemburghese che opera sulla stesa piazza della banca di Roma fideiussore del finanziamento di originari 10,5 milioni di Us $ erogato alla Aviointeriors SPA di Latina dalla banca di Roma di Francoforte.
Per i magistrati di Latina che indagano sul caso Flex ce n'è abbastanza per formare il legittimo convincimento che ci si trovi in presenza di un operazione fraudolenta posta in essere al solo fine di sottrarre attivo ai creditori della procedura concorsuale che di lì a poco sarebbe stata avviata.
I 4 miliardi provento della cessione della nuda proprietà dei marchi ci sono, li ha vincolati il commissario giudiziale , ma i circa 10 miliardi dell'operazione sottostante la vendita del diritto d'uso sono spariti.
La Procura della Repubblica di Latina chiede la declaratoria di fallimento.
Ma il cambio di sede a Latina non era stato casuale. Cominciano una serie di rinvii che tengono il giudice delegato lontano dalla pronuncia sulla richiesta di fallimento, ed anche dalla decisione sulla omologa del concordato o meno.
Persino il commissario giudiziale della Flex si esprime ripetutamente per il fallimento. Niente. L'affare del cambio di destinazione d'uso nell'area dello stabilimento di Frosinone è troppo appetibile.
Si temporeggia all'infinito.
Finché un giorno assumendo da solo l'iniziativa, il giudice Guido Cerasoli convoca una seduta collegiale e dichiara fallita la Flex.
C'è ora un'ipotesi di bancarotta .
L'omino in pigiama è sempre lì che dorme , un omino in sonno e la Eminflex continua le sue televendite, quel miracolo che ha consentito all'azienda di Giacomo Commendatore di veder lievitare il fatturato dai 14 miliardi del 1990 ai 118 del 1994 con un incremento del 60 per cento.
Un miracolo reso possibile grazie all'approdo di quella che era una volta una piccola e sconosciuta azienda alla Pubblitalia di Marcello Dell'Utri.
Ma chi è Giacomo Commendatore?
Giacomo Commendatore. Della stessa famiglia Commendatore citata in un rapporto del ministero dell’Interno del 1997 come una delle «centrali criminose dell’Emilia-Romagna». Risponde Giacomo Commendatore: «Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una situazione del genere, ma anche stavolta risponderemo per le rime».
E procede tranquillo per affermare il marchio Eminflex, quello dell’elefante. L’elefante è anche il simbolo della città di Catania.
Ed è proprio a Catania che inizia la storia della famiglia Commendatore. Vendeva pesce in scatola nel quartiere San Cristoforo. Ma lo spirito imprenditoriale l’ha spinta a passare (come racconta Enzo Ciconte, nel suo libro Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta in Emilia-Romagna) alla distribuzione degli articoli casalinghi.
La famiglia si trasferisce a Budrio, in Emilia-Romagna, dove inizia a vendere a porta a porta cuscini, grandi pacchi di carta igienica, sedie, materassi: la mattina partono da Budrio i furgoncini carichi di mercanzia e girano per i paesi attorno, in estate arrivano fino alle spiagge della Romagna.
Fanno buoni affari.
Tanto che nel 1974 Carmelo e Francesco Commendatore decidono di dare vita alla Centroflex, una società per la costruzione di materassi a molle che poi diventerà Eminflex. I materassi di Budrio cominciano a fare notizia nel 1979: i sequestri di persona, diffusi in Sardegna e in Calabria, approdano in Lombardia e anche nella bassa emiliana con il rapimento di Angelo Fava, industriale ferrarese. I rapitori chiedono un riscatto di 2 miliardi. I beni della famiglia vengono bloccati.
Ma, come spesso succede, i familiari tramite un emissario si mettono in contatto con i rapitori e si accordano per 650 milioni.
La telefonata viene però intercettata dai carabinieri, che riescono a catturare il cassiere della banda: Angelo Pavone. Insieme a lui vengono arrestati due sconosciuti venditori ambulanti di materassi: i fratelli Francesco e Carmelo Commendatore, proprietari della Centroflex.
Angelo Fava, infatti, era stato nascosto in un furgone di materassi dei fratelli Commendatore e trasportato fino a Siracusa. Qui era stato sbattuto in un fondo agricolo di proprietà di Luciano Liggio, grande capo di Cosa nostra.
Pavone non arriverà al processo: sarà liberato da un commando di Cosa nostra (che lascia sul campo tre carabinieri morti), poi torturato e ammazzato. Carmelo Commendatore sarà invece condannato a 13 anni e Francesco assolto per insufficienza di prove e «per avere collaborato con gli inquirenti all’accertamento della verità», come si legge nella sentenza.
Dopo questa brutta storia, le strade dei due fratelli si dividono: Francesco trasforma la Centroflex in Eminflex; Carmelo invece, dopo aver scontato la sua pena, riprende l’attività di commerciante di materassi, servendosi di venditori ambulanti abusivi, provenienti quasi tutti da Catania o dalla Sicilia. «Fra le centrali criminose di origine siciliana e operante nel circondario bolognese», scrive il rapporto del ministero dell’Interno, «va ricordata la famiglia dei Commendatore riconducibile al clan di Giacomo Riina, con vaste ramificazioni estese a tutto il territorio emiliano-romagnolo».
Giacomo Riina: boss mafioso con una lunga lista di precedenti penali, ma anche contabile della Eminflex, l’uomo a cui era stata affidata l’attività commerciale dei fratelli Commendatore; almeno fino al giorno del suo ennesimo arresto, avvenuto a Budrio nel 1982, per ordine del giudice Gian Giacomo Ciaccio Montalto.
Nato a Corleone nel 1908, Giacomo Riina ha cominciato a conoscere il carcere a 24 anni, quando è stato arrestato per la prima volta e condannato a 11 anni per «ratto violento». Contadino, con un’istruzione scolastica che si ferma alle elementari, entra nella banda di Luciano Liggio, di cui era lo zio.
«Sono anni, comunque, che non abbiamo più rapporti con mio zio Carmelo», giura Giacomo Commendatore. «Se mio zio ha avuto problemi con la legge», conclude, «io e la mia azienda non c’entriamo». Peccato, però, che lo smentiscano i rapporti del Gico, il gruppo antimafia della Guardia di finanza, secondo cui le imprese di tutti i membri della famiglia Commendatore sono «in stretti rapporti d’affari».
Non c’è soltanto la Eminflex nelle aziende di famiglia: i Commendatore hanno costituito nel tempo 23 società, di cui 18 ancora attive nel 1995 (ultimo dato disponibile); molte sono attive nel settore della produzione, commercializzazione e vendita a porta a porta dei materassi (F&R Eminflex, Sormi, Giskard, Permaflex...), altre svolgono import-export di legnami, costruzioni edili, o attività immobiliari (Cria, Fria, Mila).
La querela si è dunque ritorta contro chi l’ha presentata: il giudice non solo ha assolto gli studiosi che hanno analizzato l’ascesa della Eminflex, ma ha posto una domanda: la famiglia Commendatore dice che il suo sviluppo è dovuto alle televendite, ma dove ha preso i soldi per pagare alla Publitalia di Dell’Utri i costosi spazi per le televendite? ( fonte: Espresso archivio e Accade in Italia )
Si organizza un giro con le sette chiese, un'agenda di incontri con Nicolò Pollari, Francesco Cossiga, Paolo Scaroni (Eni), Enzo De Chiara (uno strano personaggio, finanziere italo-americano, vicino alle amministrazioni Usa, già finito in qualche inchiesta giudiziaria), Pippo Corigliano (Opus Dei) che a sua volta porta Luigi Bisignani e la Margherita Fancello (moglie di Stefano Brusadelli, vicedirettore di Panorama), che a sua volta porta Cossiga, Massimo Sarmi (Poste), Giancarlo Elia Valori, il generale Roberto Speciale della Guardia di Finanza. ( fonte: Repubblica archivio )
Penserete voi che non sarà con la chiusura della Fininvest o della Eminflex o della banca Etruria che salveremo le nostre sorti.
Forse è così, ma non sarebbe equo e logico pretendere l'immediata chiusura di tali banche e aziende? Non dovrebbe essere prerogativa di ogni nazione libera dalle tirannie e dalle mafie? Invece ancora aspettiamo la firma del concordato che prevede la trasparenza delle banche.
Quel che è bene comprendere è l'idea del consorzio in ombra che invece vive e si articola sotto queste apparenti isole e che ci schiaccia ogni giorno un poco di più. Ogni grande nome o marchio è l'isola di un grande arcipelago: la lobby rappresentata dalla nostra comunità d'affari.
Ma noi facciamo ancora i conti con Gelli, ancora ci imbattiamo nei figli del suo genio, ancora non abbiamo saputo sdraticare ogni isola da lui creata.
Alle sue isole se ne sono giunte altre, quelle stesse isole che spartiscono il demanio, i finanziamenti pubblici, i PON, i derivati e le speculazioni, con la sanità pubblica, i manicomi e le scuole e le cliniche del terrore e le case farmaceutiche e i rifiuti, l'informazione e il cemento, le autostrade e le ferrovie e le guerre di altri popoli, che trafficano con le banche in un gioco mortale, che aprono e chiudono o barattano e svendono aziende piccole e grandi multinazionali.
Grandi marchi che fanno tutte capo ad un grande disegno distruttore e monopolizzatore gestito dalle banche. Decine di enti che lavorano per altre decine di enti e che tutte salgono le scale della piramide assassina.
Hanno caricato l'asino di troppo sale e l'asino ansima nella speranza di incontrare un lago dove sciogliere i pesi che gli hanno appoggiato sul dorso.
Quell'asino siamo noi, gli italiani, il lago, è e deve essere la riscoperta della giustizia. Liberarsi non sarà cosa facile senza magistratura e procure libere a procedere.
Quand'anche fosse difficoltoso e scarso di risultati tentare deve essere prerogativa di tutti noi.
http://www.unionelaiciitaliani.com/COOPERATIVA.pdf