martedì 26 maggio 2009

APPELLO IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE















Sono giornate molto pesanti, in cui le parole gravano come macigni, e se l’argomento di queste parole sono la Democrazia, il Diritto, la Giustizia, il rischio è che questi macigni si trasformino in frane, di quelle che travolgono interi paesi cancellandone la storia, cancellandone la civiltà, rinnegandone l’etica.
Mancano due settimane alle elezioni europee, nel nostro Paese questo appuntamento, a causa delle parole-macigno del capo del governo, rischia di assumere caratteristiche che vanno ben al di là del risultato puramente elettorale.
Una cosa soprattutto assume un importante valore politico: la coesione che travalica le sigle, di un fronte di difesa democratico della Costituzione e delle Istituzioni .
Attualmente sono cinque i soggetti politici che partecipando alla competizione europea possono rappresentare questo fronte: i due cartelli elettorali di sinistra, il PD, IDV-Di Pietro e UDC.
Dei cinque partiti o movimenti il PD è l’unico che, ad oggi, sostiene la campagna dei referendum di riforma della legge elettorale. Nell’eventualità che il referendum passi ci ritroveremmo con un sistema che prevederà premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa (non alla coalizione) e innalzamento della soglia minima di sbarramento. Risultano evidenti due cose: che una minoranza del paese, ma in possesso di una maggioranza relativa, avrebbe uno strapotere e una consistente porzione di elettori non avrebbero rappresentanza parlamentare.
In questi giorni è davanti gli occhi di tutti l’inaudito attacco alle istituzioni da parte del capo del Governo. Credo che proseguire sulla strada del referendum sarebbe come iniettare cellule malate in un corpo che già sano non è.
Il PD deve uscire dall’equivoco e riconoscere che il tema del referendum è di fatto superato da una evidente emergenza democratica e che sarebbe un suicidio della democrazia anche solo ipotizzare leggi che diano maggiori poteri agli organismi di governo.
La democrazia è un sistema di governo con evidenti imperfezioni, ma anche con importanti anticorpi che normalmente impediscono la degenerazione. Il nostro compito è quello di far sì che non calino le difese immunitarie insite nella nostra Costituzione.
Una rinuncia da parte del PD ad appoggiare e sostenere il referendum potrebbe inoltre raccogliere il consenso di molti compagni che non riconoscendosi nell’area dei due cartelli elettorali di sinistra, si troverebbero nell’imbarazzo di un voto all’Italia dei Valori, che pur essendo un partito di sicura opposizione a Berlusconi, non rappresenta la cultura di sinistra, o di una astensione, in quanto non si sentirebbero sufficientemente tutelati proprio in funzione del referendum liberticida.

Blog promotori:
A sinistraIl RussoLa mente persal'eco dell'appenninoVenga da lontano ma so dove andare

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla possibilmente segnalando l’adesione a uno dei cinque blog promotori o alla seguente mail indemocrazia@yahoo.it

BLOG O SITI CHE ADERISCONO (in progress)
il piacere di mangiare e non solo..... In circolo

N.B.: nel blog "A Sinistra", (primo link), trovate anche l'elenco di tutti i siti web che hanno aderito all'appello.


Terremoto dell'Aquila, quello che le istituzioni non dicono ma che la gente osserva














Nella notte del distruttivo sisma del 6 aprile scorso, numerosi testimoni asseriscono di aver visto in cielo, negli attimi seguenti la scossa tellurica, molteplici – per così dire – stelle cadenti. Io stessa essendo con altre persone al sicuro in luoghi all’aperto, intorno alle 5.30 del mattino ho visto quello che potrei definire un meteorite.

Mi è passato davanti agli occhi un qualcosa di colore rosso che cadeva come fosse una stella cadente, il fatto strano è però che quest’oggetto emanava una luce rossa con relativa scia dello stesso colore, differentemente alle stelle che normalmente hanno una luce fra il bianco e l’azzurro con una scia della medesima tonalità.

Inoltre, sempre negli attimi seguenti la scossa ed in occasione di altre scosse che si sono susseguite, oltre all’odore di gas probabilmente sprigionato da qualche tubatura che si era rotta, ho sentito e condiviso la stessa sensazione con molti dei presenti, un forte odore di zolfo.

A giorni di distanza ed ormai tutti sparpagliati in zone fuori dal rischio sismico, molti testimoni con cui sono in contatto mi hanno riferito le stesse identiche impressioni, ossia che anche loro hanno sia visto questi bolidi spaziali in cielo subito dopo la scossa tellurica che ha distrutto la città e sia hanno sentito in quella ed in altre occasioni, dell’odore di zolfo.

Ci stiamo dunque coordinando con persone che sono ancora presenti sul luogo al fine di reperire ulteriori testimonianze, ma un fatto sconcertante ancor più di quelli già elencati è relativo alla questione secondo cui questo sisma era stato previsto non solo dall’ormai famoso tecnico Giampaolo Giuliani, ma pare che anche la Protezione Civile fin dal 30 marzo scorso, data in cui si è registrata una scossa di magnitudo Richter pari a 5.0, fosse già in allerta e quindi pronta ad operare soccorsi in tempi brevissimi. Ciò è dimostrato dal fatto che meno di 3 ore dopo dal sisma, le operazioni si soccorso erano già in atto.

Qualcuno sapeva ma non è stato detto nulla alla popolazione per non creare allarmismi o crisi di panico. Il fatto è che la popolazione aquilana ha fortunatamente una conoscenza atavica del terremoto, essendo L’Aquila una delle zone più sismiche d’Italia, per cui molte persone hanno divulgato ad amici, parenti e conoscenti quella proverbiale prudenza e buon senso tipico delle popolazioni mature, civili e ben educate, dimostrando così alle istituzioni di essere più maturi di quanto si possa credere e dunque anche degni di avere tutte le notizie, sia pur allarmanti, che si devono in casi di questo genere.

A detta di molti anche l’intensità della magnitudo pare sia stata sfalsata poiché la scossa tellurica è stata molto più devastante di quanto si voglia far credere. Addirittura monumenti che erano in piedi da più di 800 anni e che avevano retto già nei secoli precedenti a terremoti quantomeno altrettanto devastanti, stavolta sono crollati non reggendo l’urto tremendo della scossa. Di seguito le ultime testimonianze con relative deduzioni pervenuteci da alcuni residenti del luogo:

“Lo sciame sismico che sta interessando la città di L’Aquila dallo scorso 16 dicembre, pare che non si voglia arrestare. Giungono notizie che le scosse telluriche continuino anche se ad avviso di alcuni abitanti, in questi giorni si sono fatte più lievi e più rade.

Pare che l’ultima scossa di una certa entità si sia verificata lo scorso lunedì di Pasqua con una magnitudo pari a 4.9 su scala Richter. Tale magnitudo farebbe pensare che non si tratti di una vera e propria scossa di assestamento infatti è di pochi giorni fa la nota della Protezione Civile in cui si asseriva che si è ancora in pieno allarme terremoto.

In coordinamento con persone che ancora si trovano nei paraggi dell’Aquila stiamo reperendo informazioni di vario tipo, fra queste ci sono stati segnalati dei fatti secondo cui in località S. Demetrio in una delle estreme periferie Est del capoluogo abruzzese, alcuni caseggiati sono franati e sono stati inghiottiti da delle vere e proprie voragini che si sono aperte nel terreno, ciò farebbe anche pensare che il disastroso moto tellurico dello scorso 6 aprile, abbia in realtà avuto una magnitudo di gran lunga superiore a quella dichiarata ufficialmente di 5.8 gradi Richter.

Naturalmente non sappiamo se le voragini in questione che hanno inghiottito le case si siano aperte a causa della scossa del 6 aprile oppure in seguito, a causa di quelle che si sono susseguite. Inoltre, ed è notizia emanata dai media nazionali di qualche giorno fa, sempre nella zona Est di L’Aquila i geologi hanno scoperto una faglia che si è aperta nel terreno e che pare sia lunga qualcosa come 15 km, larga in alcuni punti un metro ed in altri due metri e profonda circa 50 km.

Inoltre al telegiornale di Rai 2 alle ore 13.00 del 16 aprile, abbiamo visto le immagini del lago di Sinizzo, in località S. Demetrio sempre ad Est della città, il quale lago pare che si stia non solo prosciugando, probabilmente risucchiato da qualche faglia apertasi sotto l’ acqua, ma che le bocchette naturali dalle quali scorreva fino a dieci giorni fa dell’ acqua sorgiva che lo alimentava, si siano chiuse a causa dei movimenti tellurici.

Come se non bastasse intorno a tutto il lago si sono aperte faglie di vario tipo che hanno inevitabilmente fatto franare il terreno, tanto da rendere tutto il perimetro completamente inagibile e vietato alle persone.

Nel pomeriggio di oggi abbiamo ulteriormente reperito notizie da parte di cittadini della zona Ovest e particolarmente: Pizzoli e Campotosto, che riferiscono del fatto che la Guardia Forestale sta operando dei rilevamenti sul terreno in quelle zone, rilevamenti di cui purtroppo la popolazione viene tenuta all’oscuro.

L’impressione che ci è stata riferita da questi abitanti dei suddetti luoghi è che potrebbe esserci l’eventualità che nella zona dell’Aquila e quindi intorno a tutto il perimetro della città con posizionamento preciso ancora probabilmente da stabilire, si stia risvegliando un vulcano o che quantomeno ci sia un’attività vulcanica sotterranea sia pur lieve. Ciò spiegherebbe anche l’odore di zolfo avvertito da molti abitanti specialmente a seguito delle scosse più forti.

È utile far presente a chi non conosce la zona dell’aquilano, che questa città è ad altissimo rischio sismico e nel quale circondario ci sono una serie di vulcani spenti da centinaia, forse migliaia di anni. Tutto sommato potrebbe non essere una teoria così campata in aria quella di una attività vulcanica.

Il fatto più allarmante in assoluto in tutta questa situazione è che pare che la faglia provocante questi fenomeni tellurici, si stia spostando come epicentro nella zona di Campotosto, nella quale zona non tutti sanno che è presente il secondo lago artificiale più grande d’Europa, il quale lago alimenta una centrale elettrica che manda energia sufficiente a mezza nazione.

Ci auguriamo naturalmente che non succeda nulla di più grave di quanto già sia accaduto, ma spontaneamente ci sorge il dubbio secondo cui se l’epicentro del terremoto si sta realmente spostando in zona Campotosto, la diga relativa al lago artificiale potrebbe subire dei danni, creando verosimilmente notevoli disagi sia alla popolazione aquilana e, dall’altro versante del Gran Sasso, alla popolazione teramana.

Infine una fra le notizie che sono trapelate una c’è quella relativa al fatto che, non sappiamo bene da quali rilevamenti, il Gran Sasso si sia alzato di qualcosa come 10 centimetri.

L’augurio è che gli organi preposti abbiano una volta tanto la situazione sotto controllo e che non lesinino, come nel caso della scossa del 6 aprile, su informazioni utili non a creare allarmismo, bensì a mettere in guardia le popolazioni quel tanto che basta per salvare tantissime vite prima che accada di nuovo qualcosa di veramente irreparabile”.

Tutti questi elementi messi insieme, oltre a dar da intendere che certe informazioni non sono per tutti ma solo per alcuni, ci fanno trarre varie conclusioni in relazione all’ipotetico avvicinamento di un grosso asteroide alla terra, che da qualche anno punta dritto verso il nostro pianeta.

Oppure più semplicemente, è comprensibile che sta di sicuro accadendo qualcosa ma che non ci viene affatto spiegato per qualche misteriosa ragione. Ma il punto è che la gente vuol sapere, capire cosa sta succedendo. Non basta omettere le informazioni al pubblico perché le persone fortunatamente non sono stupide.

Carla Liberatore, corrispondente terremotata e sfollata

ULTERIORE RIPROVA CHE I TERREMOTI IN REALTÀ SI POTREBBERO ANCHE PREVEDERE

Nel 1997 il direttore dell'Osservatorio di L'Aquila al Messaggero: «Entro il 2010 forte sisma in Abruzzo: c'è il 70 per cento di probabilità»

ROMA (14 aprile) - Già dodici anni fa, nel 1997, durante il terremoto che colpì a più riprese Umbria e Marche, gli studiosi - basandosi sulle statistiche del passato - indicavano il 70 per cento di probabilità che un forte terremoto potesse scuotere l'Abruzzo entro il 2010. È quanto affermava il direttore dell'Osservatorio geofisico di L'Aquila, Paolo Palangio, in un' intervista all'edizione abruzzese del Messaggero del 9 ottobre 1997. Di seguito il testo di quell' intervista, firmata da Giancarlo De Risio.

L'AQUILA (9 ottobre 1997) - La scossa s'è avvertita in maniera distinta: prima il tintinnio dei vetri delle finestre, poi un lieve ondeggiare del pavimento. Cinque, sei secondi in tutto. Palangio mostra il sismogramma di qualche ora prima. «È del terzo grado, forse qualcosa in più- dice, indicando il su e giù del grafico con la punta di una matita-. Ma stavolta l'epicentro è molto più vicino a noi. Tra Fossa e Paganica».

Paolo Palangio è il direttore dell'Osservatorio di Geofisica del Castello spagnolo all'Aquila. Lo è da dieci anni e più, ed è sotto la sua gestione che s'è sviluppata questa stazione di rilevamento sismico considerata una delle più importanti dei paesi del bacino mediterraneo. Il tavolo, già ingombro di carte, trabocca dei grafici degli ultimi eventi in Umbria e nelle Marche.

Decine di ”zone” di carta, in cui si vedono con chiarezza le tracce dei pennini impazziti al tremar della terra. Su quei fogli, zeppi di linee ora dritte ora contorte, sono registrate centinaia di scosse. Poco distante il ticchettio dei congegni ad orologeria dei sei sismografi dell'osservatorio, echeggia un po' sinistro nello stanzone semivuoto.

L'Abruzzo, come le Marche, l'Umbria, la Sicilia, la Calabria ed altre regioni d'Italia fa parte di quel 45 per cento e passa di territorio nazionale considerato al alto rischio sismico. Nel 1915 il terremoto di Avezzano fece oltre 20.000 vittime. Nel corso dei secoli L'Aquila è stata distrutta più volte da sismi catastrofici d'intensità superiore al decimo grado della scala Mercalli.

Per questo, dopo le scosse recenti che hanno portato morte e distruzione in Umbria e nelle Marche, è arrivata anche da noi la grande paura. E anche in Abruzzo si è tornati a parlare sempre più spesso del ”big one”, cioè del ”grande” terremoto, del sisma incombente e distruttivo per eccellenza.

Ogni area sismica ne ha avuto uno di ”big one”, che, secondo i sismologi, è destinato a ripetersi in maniera ciclica: San Francisco negli Usa nel 1906 (la maggior parte delle case erano di legno e furono distrutte dalle scosse e dagli incendi), Messina 1907, Osaka 1995 per non parlare degli altri terremoti della ”cintura di fuoco” delle zone circumpacifiche.

E in Abruzzo? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Ma, prima di tutto, è poi vera questa storia del ”big one”, o si tratta soltanto di una teoria? «Certo che è vera- dice Palangio -, i sismologi non si sono inventati niente. Dopo un terremoto di grande intensità si hanno le scosse di assestamento che possono durare per un periodo più o meno breve. Poi l'attività sismica scompare e subentra un periodo di quiete che può durare decine o centinaia di anni.

Al termine si ha un nuovo terremoto, della medesima intensità. E il ciclo ricomincia. In Abruzzo- continua Palangio - le aree a rischio sono quelle dell'Aquilano e la zona che comprende la Marsica, il Parco Nazionale d'Abruzzo, la zona della Maiella e parte della province di Pescara e di Chieti.

L'ultimo grande sisma è stato quello della Marsica nel 1915. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dalle cronache dell'epoca, L'Aquila è stata distrutta più volte nel 1400. Un altro evento catastrofico fu quello del 1703 ed ebbe epicentro tra Pizzoli e Campo Felice, con quali effetti ve lo lascio immaginare».

Dunque, gli ultimi grandi terremoti sono lontani nel tempo: sono passati 87 anni da quello di Avezzano, 294 anni da quello dell'Aquila. «Sì - spiega Palangio - sono proprio questi i periodi di latenza dagli ultimi “big one”. Come testimonia la storia sismica dei territori interessati, i tempi di stasi nell'Aquilano sono molto lunghi, durano infatti 250-300 anni.

Molto più brevi risultano invece quelli riguardanti i terremoti marsicani, anche se una divisione netta è soltanto teorica perché un evento nella Marsica è avvertito nell'altro comprensorio sia pure con intensità minore, e viceversa».

Sì ma quando arriverà il prossimo ”big one”?

Palangio prende un libretto dallo scaffale, lo sfoglia e legge: «Ecco le statistiche dicono che entro il 2010 c'è il 70 per cento delle probabilità di avere nella zona compresa tra l'Aquilano, la Marsica e l'Alto Sangro, un altro evento catastrofico. Se poi andiamo avanti negli anni e arriviamo al 2070, le probabilità di avere il ”big one” salgono al 100 per cento».

Dunque nei prossimi ottant'anni ci sarà un momento in cui la terrà tremerà come nel 1400 o nel 1703 o nel 1915, solo che gli effetti non saranno distruttivi come in passato perché l'edilizia abitativa è molto migliorata e perché si è cominciato a fare prevenzione. Basti pensare che nei secoli andati le case, soprattutto le più povere, erano quelle che erano: costruite con materiali poco resistenti e inadatti.

Bastava una scossa anche attorno al settimo, ottavo grado della scala Mercalli per avere effetti distruttivi. Del resto basta guardare alle conseguenze degli ultimi terremoti in Alto Sangro e nell'Aquilano nel 1980 e nel 1984.

«Sì, la prevenzione - conclude Palangio - è l'unica strada da seguire. Prevedere un terremoto non è ancora possibile, ma attutirne,anche di molto, gli effetti questo sì. Prevenire vuol dire costruire stabili rigorosamente antisismici, gli unici in grado di resistere a scosse anche violente.

È una regola che non va disattesa se si vuole che non si ripeta quanto è accaduto in Irpinia dove costruzioni in cemento armato, fatte male, sono venute giù come castelli di carta. Ma prevenire vuol dire anche una popolazione più consapevole, che si è preparata per un evento del genere, e che quindi non si faccia prendere dal panico che può fare più vittime del terremoto stesso».

Autrice: Carla Liberatore - corrispondente terremotata e sfollata

Una famiglia su cinque con l'acqua alla gola














Ida Rotano, 26 maggio 2009

Più di una famiglia italiana su cinque fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Lo rileva il rapporto annuale dell'Istat sulla situazione del paese nel 2008, sottolineando che la percentuale è del 22,2% pari a 5.394.068 famiglie. La crisi ha colpito anche le categorie di lavoratori che sembravano più garantite: il "nuovo disoccupato" è maschio, sposato, di mezza età. Dal 1995 per la prima volta la crescita dei senza lavoro supera quella degli occupati. Con la crisi emergono "varie forme di nuova povertà", soprattutto tra le famiglie giovani e monoreddito, oltre che tra quelle più anziane con basse pensioni e tra quelle formate da neo disoccupati
Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini: "Coniugare libertà, impresa, solidarietà". I commenti



La crisi economica si ripercuote sulle famiglie italiane. Quelle più 'vulnerabili', in cui non è presente alcun occupato e almeno un componente è in cerca di impiego, dopo essere diminuite ininterrottamente dal 2004 scendendo fino a 464 mila nel 2007, salgono repentinamente a 531 mila nel 2008.
Si riduce, inoltre, il numero delle famiglie più 'solide', quelle con uno o più occupati 'standard'. E' la fotografia scattata dall'Istat nel Rapporto annuale, presentato oggi.

E dalle carte emerge il nuovo "disoccupato": tra i 35 e i 54 anni, maschio, residente al Centro-Nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria, coniugato o convivente, ex titolare di un contratto a tempo indeterminato nell'industria. Perché la crisi non ha prodotto solo disoccupati "di lusso" come i manager, non si è accanita solo sulle categorie da sempre in Italia ai margini del mercato del lavoro: i meridionali, i giovani, i precari, le donne. La novità della crisi è che a perdere il lavoro sono "i padri di famiglia", le figure di riferimento, che magari portavano a casa stipendi mediocri, ma tali comunque da permettere ad altre persone (moglie, convivente, figli o altri parenti) di condurre un'esistenza dignitosa.

La crisi non ha risparmiato neanche gli stranieri, e anche in questo caso, i più colpiti sono stati gli uomini di età media: "L'andamento dell'ultimo anno - si legge nel Rapporto - segnala un forte calo delle donne disoccupate con responsabilità familiari, soprattutto di quelle con figli, arrivate a incidere non più del 70 per cento a fronte del 78 per cento di tre anni prima. Al contrario, gli effetti della crisi sembrano aver investito i loro coniugi/conviventi uomini, la cui incidenza è invece aumentata in maniera significativa, specie negli ultimi tre trimestri".
Tanto che nel quarto trimestre del 2008 la quota dei disoccupati stranieri arriva a superare il 10 per cento del totale dei senza lavoro, contro il 6,1 per cento del primo trimestre del 2005. "In particolare - rileva l'Istat - gli stranieri tra i 40 e i 49 anni accusano più degli altri gli effetti della fase recessiva, e spiegano circa il 50 per cento dell'incremento della disoccupazione maschile".
Dunque i due fenomeni sono collegati. I maschi adulti con carichi familiari, italiani o stranieri, sono diventati i più vulnerabili in una situazione di generale peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro: infatti nel 2008, per la prima volta dal 1995, la crescita degli occupati (183.000 unità) è inferiore a quella dei disoccupati (186.000 unità).

Perdono il lavoro i titolari di un contratto a termine, o atipico. Ma vengono licenziati anche i titolari di un contratto a tempo indeterminato (+32 per cento nel 2008). In dettaglio, questa l'analisi dell'Istat: "Un disoccupato su quattro ha un'età compresa tra i 35 e i 44 anni, mentre l'aumento delle persone tra 35 e 54 anni spiega quasi i due terzi dell'incremento totale della disoccupazione. Si è passati nel tempo da una disoccupazione da inserimento, essenzialmente concentrata nei giovani con meno di 30 anni fino alla metà degli anni Novanta, a una sempre più adulta. Nel corso del 2008 questa tendenza ha accelerato".

La crisi ha colpito di più le famiglie con figli, a loro volta vittime di un mercato del lavoro che più che mai li respinge (il tasso di occupazione giovanile, pari al 42,9 per cento, nel 2008 è sceso di sette decimi di punto rispetto al 2007). E allora, accanto alla disoccupazione dei 'padri', si registra un peggioramento del tipo di lavoro. "Tra il 2007 e il 2008 i padri con un'occupazione part time, a termine o con una collaborazione sono 17.000 in più; quelli con un'occupazione 'standard' 107.000 in meno": cioè tra i tanti che vengono licenziati, qualcuno riesce a riciclarsi con un lavoro precario. Tra padri e figli, i più colpiti sono quelli meno istruiti, che al massimo hanno un diploma di scuola media superiore. Nel 2008, sono 617 mila le famiglie in cui l'unico percettore di reddito è un dipendente part time che guadagna in media 700 euro mensili. E quasi un milione di famiglie (838 mila con un solo occupato e 127 mila con due o più occupati), pari a circa 2,5 milioni di persone, ha redditi provenienti esclusivamente da occupazioni a termine o collaborazioni.

Una situazione occupazionale particolarmente critica si registra per le coppie con figli: da un lato, diminuiscono di 95 mila quelle con almeno un occupato; dall'altro, aumentano di 41 mila quelle senza occupati e con almeno un disoccupato. Ma sono soprattutto i figli, specie quelli meno istruiti, a risentire degli effetti della crisi. Il loro tasso di occupazione, pari al 42,9%, scende di sette decimi di punto rispetto al 2007. Anche per i padri, il tasso di occupazione si riduce (cinque decimi di punto in meno rispetto al 2007), arrivando all'82,7%.

Se le famiglie italiane hanno, in media, un reddito in linea con quello medio europeo, il nostro però è uno dei paesi con la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque è a rischio di vulnerabilità economica. Rischi altrettanto elevati si osservano in Spagna, Grecia, Romania, Regno Unito e nei paesi baltici. Il rischio di vulnerabilità riguarda, invece, soltanto una persona su dieci nei paesi scandinavi, nei Paesi Bassi, nella Repubblica Ceca e in Slovacchia.

Una peculiarità tutta italiana è, poi, la distribuzione disomogenea sul territorio delle situazioni di basso reddito. Il rischio di vulnerabilità economica a causa di un reddito insufficiente è particolarmente elevato nelle regioni meridionali.
Nel 2007, sono esposte al rischio meno di otto persone su cento nel Nord-Est, poco più di dieci nel Nord-Ovest e nel Centro e circa una su tre nel Mezzogiorno.

Al Sud, infatti, rispetto al 2007, le famiglie con almeno un occupato diminuiscono di 45 mila e quelle senza occupati e con almeno un disoccupato aumentano di 32 mila. Sempre nelle regioni meridionali, 358 mila famiglie, circa un milione di persone, vivono con un solo reddito proveniente da un'occupazione a termine o da una collaborazione. Confrontando i diversi tipi di famiglia, il rischio di vulnerabilita' economica cresce con il numero di figli, soprattutto se minorenni e in presenza di un solo genitore. Sono circa dieci milioni le famiglie (il 41,5% del totale) che mostrano livelli inesistenti o minimi di disagio economico: si tratta di famiglie con redditi alti e medio-alti, piu' diffuse nel Nord del Paese. E circa 8 milioni e 800 mila famiglie (il 36,3% del totale) vivono in condizioni di relativo benessere: sono prevalentemente formate da adulti e anziani a reddito medio oppure piu' giovani, a reddito medio e medio-alto, che hanno come problema quasi esclusivo il rimborso del mutuo.

Ma altri 2 milioni e mezzo di famiglie (10,4% del totale) segnalano difficoltà economiche più o meno gravi e risultano potenzialmente vulnerabili, soprattutto a causa di forti vincoli di bilancio. Spesso non riescono a fare risparmi e nella maggioranza dei casi non hanno risorse per affrontare una spesa imprevista di 700 euro. Circa 1 milione e 330 mila famiglie (5,5% del totale), poi, incontrano difficoltà nel fronteggiare alcune spese. La maggioranza di queste famiglie si è trovata almeno una volta, nel corso del 2007, senza soldi per pagare le spese alimentari, mediche, per trasporti e vestiti.

Infine, 1 milione e 500 mila famiglie (6,3% del totale) denunciano, oltre a seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana, più alti rischi di arretrati nel pagamento delle spese dell'affitto e delle bollette, nonché maggiori limitazioni nella possibilità di riscaldare adeguatamente la casa e nella dotazione di beni durevoli.

I commenti. Secondo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenuto alla presentazione del documento dell'Istituto di statistica, "credere nel modello dell'economia sociale di mercato significa farsi carico di tale situazione, apprestando strumenti di intervento adeguati che, oltre a quelli che spettano alle autorità centrali dello Stato, possono originare anche da una rinnovata alleanza fra tutte le forze produttive e del lavoro. Questo può avvenire nel rispetto delle regole di mercato, in un quadro di responsabilizzazione di tutti gli attori sociali. Una sorta di "patto fra produttori", idoneo a superare gli effetti perversi della eccessiva finanziarizzazione dell'economica, puntando sullo sviluppo dell'economia reale".

Il presidente della Camera ha sottolineato "un primo dato positivo" che emerge dalla relazione Istat: "Tutti gli interventi di risposta alla crisi dei vari paesi si ispirano, di fatto, come avviene anche nel nostro Paese, all'economia sociale di mercato, al dovere di coniugare libertà di impresa e solidarietà sociale" ha affermato Fini che, "nonostante la giustificata preoccupazione generale" ha detto di ritenere "sbagliato aderire acriticamente a quelle diverse scuole di pensiero che tendono o ad enfatizzare gli effetti della crisi oppure ad edulcorarli.
Così facendo - fa notare Fini - si rischia di dividere l'opinione pubblica, mentre è sempre più necessario favorire una coesione nazionale". Essenziale secondo il presidente della Camera è "basarsi sulla solidarietà e consentire ai sistemi di protezione sociale di svolgere il loro ruolo di stabilizzatori e ammortizzatori" per "rafforzare la fiducia e per contribuire ad aprire la strada della ripresa" ha detto ancora Fini secondo cui "per una vera riforma strutturale del nostro Welfare" è "indispensabile avviare il confronto tra le parti politiche e le parti sociali".

Una riforma attuabile spiega il presidente della Camera "riequilibrando tendenzialmente la distribuzione tra il peso delle pensioni e il peso della protezione del lavoro e dell'occupazione. Credo che si possa farlo guardando, ad esempio - ha rilevato Fini - al modello della cosiddetta 'flexibility'".
E ancora, secondo Fini serve "un nuovo patto tra le generazioni che riequilibri la distribuzione del reddito, del lavoro, e della protezione sociale tra anziani, lavoratori maturi, disoccupati e giovani che si affacciano sul mondo del lavoro o che sono addetti a lavori che alcuni definiscono flessibili e che altri definiscono precari, ma che sono sempre e comunque - sottolinea il presidente della Camera - senza veri ammortizzatori sociali nel passaggio da un lavoro all'altro". Un 'patto generazionale' dunque ma non solo. "Come emerge incontrovertibilmente dai dati che verranno presentati - ha detto infatti Fini riferendosi alla relazione Istat - la crisi incide maggiormente sui soggetti, sui settori e sulle aree più deboli" e da qui l'auspicio affinché "si realizzi un nuovo patto, un patto tra Nord e Sud, idoneo a trasformare il Mezzogiorno da problema a risorsa". E la rinascita del Sud passa, ha spiegato oggi Fini, anche attraverso il federalismo fiscale che, dice il presidente della Camera, "certamente può essere per il Mezzogiorno una grande opportunità" e "se non disgiunto da quello istituzionale, implica una nuova assunzione di responsabilità, una nuova etica pubblica da parte di tutta la classe dirigente".

Per Gianni Pagliarulo, responsabile Lavoro Pdci, candidato alle Europee per la lista Comunista al Nord-Ovest "i dati Istat, che fotografano le vittime della crisi, dimostrano ciò che nel Paese si coglie da tempo: il governo non ha mai voluto mettere in campo politiche in grado di difendere i cittadini più esposti alle intemperie economiche, vale a dire precari e padri di famiglia. Gli esempi non mancano: da Brunetta che si compiace della sua irresponsabile scelta di non garantire un futuro ai precari della pubblica amministrazione fino al premier che accusa gli italiani di non consumare mentre le richieste di cassintegrazioni crescono del 600%, nonostante i salari dei lavoratori dello Stivale siano scesi al 23mo posto tra i 30 Paesi dell'Ocse.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il dramma della ‘quarta settimana' sta condizionando negativamente la quotidianità di gran parte degli italiani, anche se Berlusconi fa finta di niente". I comunisti rilanciano il grande tema della redistribuzione della ricchezza, da affrontare innanzitutto ripristinando un meccanismo che riagganci i salari al costo della vita.

Il Tribunale: Mentana deve tornare a Matrix. L'avvocato: privato del suo lavoro per aver espresso il suo dissenso














di Stefano Corradino

Il licenziamento di Enrico Mentana è illegittimo e va reintegrato nel posto di lavoro con le mansioni di realizzatore e conduttore del programma Matrix, condannando inoltre l'azienda al risarcimento del danno. E' la sentenza del Giudice del Lavoro del Tribunale di Roma. Mediaset si dice molto sorpresa e annuncia che ricorrerà in appello. "La sentenza è tutt'altro che sorprendente" afferma ad Articolo21 l'avvocato Domenico D'Amati, difensore del giornalista. "I fatti sono noti. Non c'è stato bisogno di istruttoria. E' di tutta evidenza che Mentana è stato privato del suo lavoro dopo avere espresso il suo dissenso dalla linea editoriale in occasione del caso Englaro".

Il Tribunale di Roma ha appena emesso la sentenza che obbliga Mediaset al reintegro di Mentana. Lei è l'avvocato che ha difeso il giornalista. Un giudizio a caldo
Pur essendo necessario attendere il deposito della motivazione per esprimere una compiuta valutazione, si può affermare sin d'ora che il Tribunale ha accolto in pieno la nostra impostazione della controversia in quanto ha ravvisato l'esistenza di un licenziamento, mentre la R.T.I. sosteneva la tesi delle dimissioni, ed ha applicato l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il primo commento di Mediaset è che giudicano la sentenza sorprendente e ricorreranno in appello. Si aspettavano un responso diverso?
La sentenza è tutt'altro che sorprendente. I fatti sono noti. Non c'è stato bisogno di istruttoria. E' di tutta evidenza che Mentana è stato privato del suo lavoro dopo avere espresso il suo dissenso dalla linea editoriale seguita dalla R.T.I. in occasione del caso Englaro.

Oltre al licenziamento ingiusto nell'allontanamento di Mentana c'è stato un problema di limitazione dell'art.21 della Costituzione e della libertà di espressione?
Il lavoro del giornalista è particolare perché consiste nell'esercitare professionalmente il diritto tutelato dall'art. 21 della Costituzione. Per questo quando un giornalista viene licenziato, il problema della libertà di informazione si pone sempre.

Cos'ha in comune questa sentenza con quella di Santoro?
Si tratta di due bravi giornalisti messi al bando nonostante abbiano sempre svolto correttamente e con successo la loro professione.

Grillo168 - Avanti col futuro

Corea del Nord, nuovo test nucleare Obama: "Il mondo dovrà reagire"















25 maggio 2009

L'esplosione sotterranea ha provocato un piccolo terremoto artificiale
L'hanno rilevata i sudcoreani, poi la conferma ufficiale di PyongyangIl presidente americano: "Usa e comunità internazionale intraprendano azioni di risposta"
Forte condanna del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

SEUL - Ancora un test nucleare nordcoreano: Pyongyang ha fatto sapere di aver effettuato "con successo" il suo secondo test nucleare, dopo quello di ottobre 2006. Una mossa che ha tutti gli elementi della ritorsione contro la condanna decisa dall'Onu il mese scorso per il lancio del missile-satellite lanciato in orbita il 5 aprile. In concomitanza con il test nucleare, i nordcoreani hanno sperimentato anche tre missili a corto raggio. E la reazione americana è stata durissima: il mondo deve reagire unito a questa minaccia, ha detto in sostanza Obama.

La risposta di Washington. Molto forti le parole del presidente Usa Barack Obama. "La Corea del Nord - ha commentato - sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunità internazionale" facendo aumentare le tensioni nell'Asia nordorientale. E ha aggiunto: "Il programma nucleare nordcoreano e i test missilistici rappresentano una grave minaccia alla pace e alla sicurezza del mondo, e io condanno queste irresponsabili azioni. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono chiamati a reagire".

La condanna del Consiglio di sicurezza. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha espresso una "forte condanna" del nuovo test nucleare effettuato stamane dalla Corea del Nord. "La Corea ha violato la risoluzione 1718".

Il commento di Pechino. Anche la Cina, il più stretto alleato della Corea del Nord, ha detto di essere "fortemente contraria" e ha accusato Pyongyang di aver "ignorato le obiezioni della comunità internazionale" al proseguimento del suo programma nucleare.

Corea del Nord: "Test nucleare di autodifesa". "In linea con la richiesta dei nostri scienziati e tecnici, la nostra Repubblica ha condotto con successo un test nucleare sotterraneo il 25 maggio, come parte delle misure volte a rafforzare le sue capacità nucleari di autodifesa", ha riferito un funzionario nordcoreano all'agenzia ufficiale Kcna. Nessun riferimento al luogo del test, che segue comunque quanto annunciato dal regime il 29 aprile scorso sul proposito di nuovi esperimenti nucleari dopo la condanna Onu per quello missilistico.

Corea del Sud, riunione d'emergenza.
Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha convocato una riunione d'emergenza del Comitato di sicurezza per fare il punto sulla delicata situazione. Il test di Pyongyang ha avuto, tra l'altro, un immediato effetto sui mercati finanziari, con la Borsa di Seul in calo del 4% e il won che si è deprezzato dell'1% contro il dollaro.

Le altre reazioni nel mondo. Rispetto al lancio del missile-satellite del 5 aprile, al fronte compatto di condanna di Corea del Sud-Giappone e di altri due membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, Francia e Gran Bretagna, s'è aggiunta la Russia che, attraverso il suo ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha affermato che Mosca è "preoccupata per l'esperimento nucleare sotterraneo effettuato" dalla Corea del Nord. Una "provocazione pericolosa" e "una minaccia per la pace" l'ha definita il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini.

Wormholes ( tunnel spazio temporale ) o test missilistici ?

Very weird sighting in Tomsk/Russia