mercoledì 27 maggio 2009

Maurizio Crozza : Noemi era diversamente maggiorenne ? - copertina Ballarò

G-192 contro G-20















Mercoledì 27 Maggio 2009 Francois Houtart

Il passato 16 aprile l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottava le modalità di attuazione dell’iniziativa del suo Presidente Miguel d'Escoto, ex ministro degli Esteri del Nicaragua, convocando per il 2 ed il 3 giugno prossimi una Conferenza di capi di Stato dei 192 paesi delle Nazioni Unite sulla crisi globale, che nata nei paesi del Nord colpisce gravemente quelli del Sud.

Alcune nazioni del G-20, fanno pressione affinché i capi di Stato non siano presenti alla conferenza di giugno e si facciano rappresentare da un ministro o da un ambasciatore. Ciò che è in gioco è molto importante. La crisi, non è solo finanziaria, ma anche alimentare, energetica (sarà necessario fare cambiamenti entro i prossimi 50 anni e ciò richiederà ingenti impegni finanziari), climatica (molto più grave di quanto si pensava) e, infine, sociale ed umanitaria (un miliardo di persone vivono al di sotto della soglia di povertà).

La Banca mondiale stima che i 129 paesi più poveri si troveranno ad affrontare nel 2009 un disavanzo di 700 miliardi di dollari. Il mancato finanziamento del settore finanziario è attualmente l'economia reale. Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), più di 50 milioni di lavoratori perderanno il posto di lavoro in meno di un anno.

Per affrontare la grave crisi globale è necessaria la partecipazione di tutta la comunità internazionale. Il G-20 si è auto proclamato arbitro mondiale, ma gli manca la legittimazione giuridica e morale per prendere decisioni che riguardino tutti i paesi del mondo.

Infatti, questo gruppo di nazioni rappresenta oltre l’80 per cento del peso economico globale, ma il suo potere decisionale comporta che le vittime - le popolazioni cioè che subiscono le conseguenze delle loro politiche - non hanno diritto di parola. Tuttavia, è tra di loro che si trovano i maggiori esperti in materia di povertà.

Per preparare la Conferenza dei Capi di Stato (G-192), è stata creata una Commissione per le Riforme del Sistema Finanziario e Monetario internazionale presieduta da Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia ed ex vice-presidente della Banca mondiale. Questa commissione è composta di 20 membri, principalmente economisti, ex ministri delle finanze e direttori delle banche centrali sia dei paesi del nord che dei paesi del sud.

In effetti, il G-20 non si è mostrato all’altezza delle sfide di questo momento di grave crisi globale. In un editorial del New York Times, del 7 aprile scorso, riguardo all’aiuto ai paesi più periferici leggevamo: "Una parte del denaro era già stata assegnata, un’altra è il risultato di un doppio calcolo, ed un'altra parte sarà pagato in moneta di sintesi e non in contanti”.

D'altro canto, le misure riguardanti i paradisi fiscali sono incomplete e distorte. Le principali piazze anglosassoni non ne sono influenzate. L'attuazione delle misure politiche relative ai paesi del sud sono affidate al Fondo monetario internazionale (FMI), uno dei principali autori delle azioni attuate nella periferia.

Per quanto riguarda le riforme delle istituzioni finanziarie, sono ridotte a qualche voto extra per i paesi emergenti e si apre la possibilità di un loro indirizzo a rappresentanti di altri paesi e non solo a quelli provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa. La Commissione delle Nazioni Unite si spinge oltre. Si occupa con più fermezza dei paradisi fiscali e del segreto bancario. Fornisce norme più restrittive per il funzionamento (esigenze di più fondi e norme contabili armonizzate) per gli altri istituti finanziari e per le agenzie di servizi. Propone la fine del Monopolio del FMI sui Diritti Speciali di Prelievo (DSP) e la regionalizzazione del sistema attraverso, per esempio, la Banca del Sud in America Latina o l’iniziativa Chieng Mai in Asia. Inoltre suggerisce riforme più profonde delle istituzioni create da Bretton Woods (Banca Mondiale e FMI).

In ultima analisi raccomanda la costruzione di un Consiglio Mondiale di Coordinamento Economico, in parallelo al Consiglio di Sicurezza ed all'Assemblea Generale, che riunisca annualmente i capi di governo, al fine di valutare il contesto economico, sociale ed ecologico mondo. Per quanto riguarda l'attuazione di misure, essa ritiene necessario la messa in moto di due "autorità mondiali": una di regolamentazione finanziaria e l'altra di garanzia della concorrenza.

Regolamentare il sistema finanziario e monetario mondiale, ovviamente, è solo un passo in un processo più fondamentale. Far funzionare di nuovo il sistema economico va bene, ma con quali finalità? Se è per iniziare di nuovo come prima, con la stessa logica di saccheggio delle risorse naturali e di creazione di enormi disuguaglianze sociali, allora dovremo iniziare tutto da capo in meno di 20 anni.

Si dovrebbe riflettere quando si cambiano tanto i parametri del rapporto con la natura, come la definizione di economia, l’organizzazione politica mondiale e la concezione stessa di sviluppo e di crescita economica.

Questo vale sicuramente una riunione di capi di Stato. Ecco il motivo per cui la pressione dell'opinione pubblica, dei movimenti sociali, dei partiti politici, degli intellettuali, è fondamentale che all'interno di ciascun paese, la partecipazione alla conferenza di giugno (G-192) sia del più alto livello possibile.

di FRANCOIS HOUTART

Traduzione di Marisa Foraci

Gli OGM “non hanno rese agricole superiori”




















di Elisabeth Zoja

Ad aprile è stato pubblicato un rapporto americano che attacca la garanzia di più forti rendimenti degli OGM. Non è il primo studio a mettere in dubbio l’efficacia degli organismi geneticamente modificati, eppure i paesi e le superfici coltivate con OGM continuano ad aumentare.


Gli organismi geneticamente modificati (OGM) non vengono più criticati solo in Europa. Ad aprile è stato pubblicato un rapporto americano che attacca il principale argomento dei fabbricanti di sementi modificate: la garanzia di più forti rendimenti. Responsabile del rapporto è la Union of Concerned Scientist, un gruppo di esperti del MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Qualche settimana dopo, a inizio maggio, l’UE ha imposto il suo diritto a consumare carne bovina senza ormoni (gli Stati Uniti come contropartita continueranno a sovratassare una serie di prodotti alimentari europei).

Ma il diritto di produrre e consumare alimenti senza ormoni non implica quello di produrre e consumare senza OGM?

Vediamo innanzitutto quali sono, secondo il rapporto americano, i vantaggi di questi organismi geneticamente modificati.

“Da anni gli industriali affermano che nutriranno il mondo, promettendo che gli OGM avranno migliori rendimenti. Ma dopo vent’anni di ricerche e tredici di commercializzazione, i contadini americani che fanno ricorso a queste sementi non hanno delle rese agricole superiori. L’agricoltura tradizionale, invece, continua ad avere risultati migliori”, afferma Doug Gurian-Sherman, autore del rapporto.

Per arrivare a questa conclusione il biologo ha passato al setaccio tutti gli studi accademici pubblicati sulla soia e sul mais, le due culture transgeniche più utilizzate negli Stati Uniti.

Nella patria di Monsanto il 90% delle superfici coltivate a soia impiega OGM, mentre il 60% del mais è geneticamente modificato.

Gli OGM che dominano il mercato sono però tre: un tipo di soia e due di mais. Esiste infatti il mais modificato per resistere ad alcuni insetti e quello che resiste agli erbicidi. Quest’ultimo, come la soia resistente agli erbicidi, “non ha portato alcun miglioramento dei rendimenti”, come afferma il rapporto.

Per quel che riguarda il mais resistente agli insetti invece (il cui esemplare più conosciuto è il Mon 810, appena vietato dalla Germania), l’accrescimento della produzione si è rivelata “marginale”. Questi risultati sono stati ottenuti anche da raccolte ottenute in Europa, dove il mais Bt (Bacillus thuringiensis) viene largamente importato.

Gli OGM infatti, vengono coltivati in ‘soli’ 25 Paesi (principalmente Stati Uniti, Canada, Brasile e Argentina), ma altri 30 ne autorizzano l’importazione.

Col tempo anche i paesi africani iniziano a produrli: nel 2008 il Burkina Faso e l’Egitto hanno raggiunto il Sudafrica fra i paesi produttori.

Un crescente numero di superfici del mondo viene quindi coltivato con OGM: il 2008 ha visto un aumento delle superfici OGM del 9,4% rispetto all’anno precedente (International Service for the Acquisition of Agro-biotech Applications).

Eppure la crescita di produttività agricola degli ultimi anni è dovuta ad altri fattori d’innovazione, spiega il rapporto americano. Nella sua conclusione si legge che sarebbe pericoloso puntare sugli OGM per assicurare i bisogni alimentari di 9 miliardi di persone (stima della popolazione mondiale nel 2050).

Questo rapporto non è il primo a denunciare la promessa degli OGM: nel 2006 i ricercatori del Ministero Americano dell’Agricoltura hanno fatto il bilancio dei primi dieci anni di colture OGM, e non hanno constatato miglioramenti significativi.

Se anche gli OGM garantissero una maggiore produzione agricola, l’aumento del rendimento avrebbe un prezzo: la perdita di biodiversità ed i rischi per la salute.

Un tranquillo weekend di regime tv
















In Italia c'è un regime, o almeno c'è un regime mediatico. Per alcuni no, per altri qualche rischio ci potrebbe essere. Agli scettici e ai cinici vorremmo proporre la cronaca di una giornata qualunque e vi giuriamo che non faremo neppure cenno al conflitto di interessi, anche per non turbare il riposo di quegli esponenti del centro sinistra che non sopportano questa orribile parolaccia.

Ebbene tra domenica sera e lunedì si sono consumati i seguenti episodi.

Le cronache sportive in tv, soprattutto sugli schermi della Rai, ci hanno deliziato con tutte le immagini possibili da San Siro in occasione di Milan Roma. Abbiamo saputo tutto sui fischi riservati da un gruppo di ultrà a Paolo Maldini, nel giorno del suo addio. Peccato che nello steso stadio altri firschi e beffardi striscioni dedicati alle veline fossero stati indirizzati nei confronti del presidente del consiglio, nonchè proprietario del polo unico Raiset, nonchè patron del Milan medesimo. Forse per non disturbare il riposo e la serenità dell'imperatore, alcune trassmissioni hanno deciso di non farne cenno. Eppure lunedì mattina la rosea, la Gazzetta dello sport, ha ritenuto di dedicare alla clamorosa contestazione una grande foto notizia con tanto di striscione.

Nelle stesse ore il servizio d'ordine mediatico di re Silvio ha sferrato una offensiva di rara violenza contro la trasmissione Report di Milena Gabbanelli, accusta di ogni nefandezza per aver osato mettere il naso nelle vicende delle frequenze tv, negli sprechi di Catania, nelle tante truffe quotidiane che travagliano la vita di milioni di italiani. La puntata, altro titolo di demerito, ha raggiunto punte record negli ascolti, un reato gravissimo per chi è pressidente del consiglio e proprietario della concorrenza. Il ministro Bondi e Gasparri, per citare solo qualche nome si sono esibiti nell'abituale repertorio.

In realtà si tratta di un avviso diretto al direttore generale affinchè provveda, quanto prima, a rimettere in riga Rai Tre e il Tg3, buttando fuori dal video gli autori e i temi sgraditi al capo e indicati con grande precisione dal fedelissimo Marcello Dell'Utri in alcune interviste.

Come se non bastasse, il ministro La Russa ci ha fatto sapere che l'Unità assomiglia sempre più a Novella 2000 perchè continua ad occuparsi del caso Mills e di Noemi. La stessa sorte è stata riservata a Repubblica che ha osato solo pensare di poter porre domande all'attenzione del sovrano. Il ministro La Russa non apparve così indignato neppure quando alcuni giornali di famiglia, famiglia Berlusconi si intende, si dedicarono alla vita privata di Gianfranci Fini, con tanto di foto e di salaci commenti. Le vicende che riguardavano Fini non erano neppure lontanamente parogonabili a quelle di questi giorni, ma la cosa non suscitò grande emozione. Evidentemente anche a Fini poteva essere riservato qualche energico "massaggio mediatico". Per non parlare di quanto è stato detto, scritto e pubblicato sulla signora Veronica che, ricordiamolo, è stata la rpima a denunciare in modo circostanziato le stranezze del marito presidente, e non ci risulta che abbia ritrattato alcunchè.

Per completare il quadro basterà ricordare che quasi tutti i Tg ci stanno facendo ascoltare lo sdegno di Berlusconi e della sua corte, ma quasi nessuno ci ha letto qualche riga della sentenza Mills o i passi salienti delle accuse di Veronica o di Gino, il primo fidanzato di Noemi.

Chiunque continui a negare l'esistenza di un regime mediatico non può neache più implorare il beneficio della buona fede.

Per questo hanno fatto beneissimo i sindacati dei giornalisti a convocare per giovedì prossimo a Roma al cinema Capranichetta, davanti alla Camera dei deputati, una manifestazione nazionale contro l'assalto in atto contro l'articolo21 della Costituzione e per radere al suolo quel poco che ancora resta della autonomia della Rai. Per questo vi invitiamo tutti a essere presenti.

Giuseppe Giulietti

Qualunque consenso non autorizza Berlusconi a sottrarsi dalle domande che abbiamo il diritto e dovere di porgli




















di Giorgio Santelli

"Berlusconi dice: "Ho oltre il 74% del consenso, gli italiani sono con me, dunque non rispondo alle vostre domande". Ma avesse anche il consenso del 100% degli italiani, questo non lo autorizza a sottrarsi dalle domande che noi giornalisti abbiamo il diritto e dovere di porgli". A parlare è il Presidente della Fnsi Roberto Natale.

Il 28 maggio assemblea della comunicazione, organizzata da UsigRai e dalla Federazione nazionale della stampa. E' il problema delle nomine Rai o l'allarme è ben più esteso che alla sola azienda di servizio pubblico radiotelevisivo?
Assolutamente no, non é solo di Rai che c'è da parlare. In Rai il conflitto di interessi si sta manifestando con una particolare pesantezza, ormai pubblicamente esibita come nei vertici di Palazzo Grazioli da quello stesso Presidente del consiglio che in anni lontani aveva almeno l'ipocrisia di dire che in Rai non avrebbe toccato nemmeno una pianta. Però sarebbe fuorviante concentrarci solo sulla Rai con quello che l'informazione italiana sta subendo. La conferenza stampa dell'altro giorno a L'Aquila del premier ha un significato generale assolutamente chiaro. La risposta aggressiva e minacciosa ai rappresentanti delle testate che si ostinano a far domande o inchieste come quella del Sole 24 Ore ci dice quanto lui sia profondamente lontano dal rispetto dell'informazione. Episodi di quel genere o alcuni passaggi dell'ultima intervista a Confalonieri su Repubblica, così come delle autocensure che in queste ore vi sono, lasciano perplessi. Ma la Rai è solo un pezzo di questo ragionamento generale.

Perché, nonostante il tema è di così forte interesse per la democrazia, vi è difficoltà ad allargare il consenso dell'opinione pubblica su questioni come pluralismo, libertà di comunicazione, conflitto di interessi?
Stiamo pagandoli fatto che il tema del conflitto di interessi sia stato per una troppo lunga stagione politicamente archiviato. Quando è stato affrontato si è trattato di radicalismo politico anziché porre l'idea che l'informazione fosse ed è un pilastro basilare della democrazia normale. Se per anni e anni si fa credere che non sia un problema, che il modo con cui si crea consenso nel paese è indifferente dalla determinazione di un sistema di valori che la tv ha massicciamente propagandato per anni e anni, se si dà l'impressione che l'assetto del sistema televisivo e della comunicazione sia una variabile secondaria nella determinazione degli assetti del paese, poi c'è il rischio che questo produca un risultato di scarsa capacità di reazione.

Chi sono i colpevoli di questo stato di cose?
Penso anche alle responsabilità della politica e del centrosinistra che negli anni che era maggioranza non ha fatto quello che doveva fare sul conflitto di interessi. Ma questo non significa chiudere gli occhi sulle responsabilità che anche noi giornalisti abbiamo avuto in questi anni. Non dobbiamo lasciare soli i colleghi che continuano a fare domande, non dobbiamo continuare con questo atteggiamento di acquiescenza che, per alcuni, è assai proficuo.

Dove sta il vantaggio dei pochi?
La seconda tornata di nomine Rai potrebbe dare testimonianza ulteriore di quanto sia fruttuoso per pochi un certo modo di fare informazione senza fare domande, ma semplicemente porgendo il microfoni. Ma al di là dei pochi che ci guadagnano, i molti che da questi assetti non hanno da guadagnarci, devono riscoprire l'essenziale della nostra funzione, che non è quello di fare opposizione ma quella semplicemente e rigorosamente di fare domande. E quando le risposte non vengono date, riproporre con tenacia e insistenza quelle domande, fino a quando le risposte non arrivano.

Pensa alle domande di D'Avanzo e Repubblica al Premier?
Il ragionamento non vale solo per questo caso. E' proprio uno stile di informazione che è passato in questi anni. Nei Tg siamo ormai al collage di dichiarazioni. Penso anche a Berlusconi che un giorno dice che il Parlamento è inutile e dannoso e il giorno dopo dice di non averlo detto. E allora, mi chiedo, come può un Tg dare la seconda dichiarazione senza ricordare che il giorno prima ha detto altro? E' questione di orgoglio per il lavoro che facciamo. Se il giorno prima ho messo in pagina che lui ha detto quelle cose, come faccio il giorno dopo a mettere in pagina una dichiarazione che smentisce la serietà del lavoro che io ho fatto il giorno prima?

Ci sono altri esempi che rendono l'idea della situazione che stiamo vivendo?
Alcuni studiosi definiscono questa fase come quella del populismo mediatico, e il ruolo dell'informazione è, per definizione, sempre più centrale. Pensiamo al terremoto. Nei primi giorni vi erano presenze senza tregua del Presidente del consiglio sui luoghi del terremoto. Con un forte consenso popolare. A qualche settimana di distanza, quando i problemi delle popolazioni dell'Abruzzo cominciano a farsi sentire, noi giornalisti siamo capaci di esserci con tante telecamere, tanti taccuini e registratori per dare loro la stessa attenzione di prima?

L'assemblea del 28 sarà l'inizio di un percorso?
Spero davvero che possa essere un punto di passaggio verso un allargamento e coinvolgimento sempre maggiore dei tanti soggetti che sono coscienti del nostro diritto ad informare e del diritto dei cittadini ad essere informati. Fa parte dell'iniziativa che il 28 metteremo in campo, anche un ragionamento sulle intercettazioni, accantonate prima delle elezioni ma che a metà giugno saranno di nuovo in aula alla camera. Non dimentichiamo che il governo non esclude affatto di mettere la fiducia. Con quello che sta accadendo nell'informazione riguardo al presidente del consiglio, non mi stupirebbe di trovare un clima, anche a metà giugno, per cui all'informazione la si voglia far pagare.

Se si parlerà di conflitti di interessi sarà difficile fare a meno di parlare della Legge Gasparri, o sbaglio?
C'è un dato che troviamo ignorato nel dibattito politico. La Gasparri, la legge in vigore dice con grande precisione che dal gennaio del 2011, Mediaset potrà entrare nella proprietà di quotidiani o fondarne di nuovi. Poniamoci una domanda. Riteniamo questo elemento inessenziale rispetto ad un panorama comunicativo e informativo così già pesantemente segnato dal conflitto di interessi. Questo conflitto, ovviamente, non ce l'ha solo il Presidente del Consiglio e lo ribadiremo anche il 28. Ci avviamo anche verso gli stati generali dell'editoria che si è impegnato a fare il Sottosegretario Bonaiuti e per noi, in quella sede, sarà necessario discutere le regole dell'autonomia della carta stampata in generale, lo statuto dell'impresa editoriale. Un modo insomma per frenare i conflitti di interessi che circolano in tanta parte della nostra informazione.

Dicevamo non solo Rai. Vi sarà spazio per parlare del gruppo Caltagirone, per esempio, e della crisi che stanno vivendo i quotidiani del gruppo?
E' gravissimo quello che sta accadendo al gruppo Caltagirone in termini di tagli alle redazioni de il Gazzettino, il Mattino e il Messaggero, ma è gravissima anche la risposta sprezzante che dal gruppo editoriale arriva alle iniziative che le redazioni mettono in campo. La settimana scorsa la Fnsi era a Napoli per una iniziativa organizzata dai colleghi del Mattino. Iniziativa che sapeva davvero parlare alla città, sapeva sollecitare l'attenzione della città, dimostrare come un giornale viva nel cuore di una comunità. E la risposta del gruppo è stata violenta, sprezzante direi quasi volgare.

Nobel per la Pace a Berlusconi. Domani a Roma la raccolta di firme




















25/05/2009

E' partita da internet la raccolta di firme per candidare Silvio Berlusconi al Nobel per la Pace.

Io lo so che per molti potrà sembrare uno scherzo ma è tutto vero. E' partito da internet, non dal Vernacoliere o da Blob, un gruppo che candida il Cavaliere al prestigioso riconoscimento "per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale".

"Sia conferito a Berlusconi il Nobel per la pace 2010" è scritto nel sito del comitato, costituito il 30 aprile scorso e guidato dall'avvocato Emanuele Verghini, da Giammario Battaglia, che del Comitato è il portavoce, e da Valerio Cianciulli. Il prossimo 1 febbraio 2010, si legge nel blog di Panorama, sarà inviata al comitato Nobel norvegese la proposta di candidare il premier all'ambìto riconoscimento internazionale. Mentre domani, 26 maggio prossimo, partirà la campagna di adesione. Per chi fosse interessato la raccolta di firme si terrà a Piazza di Pietra, 26, dalle ore ore 10:30 alle ore 18:30.
E intanto sta raccogliendo consensi anche il gruppo fondato su Facebook per promuovere la meritoria campagna.
Per quanto ci riguarda, Articolo21 non potrà aderire a questa campagna per le note diversità di opinione con il premier su varie questioni di politica nazionale ed internazionale. Ma a nostro avviso questo riconoscimento ci sembra alquanto limitativo. Perchè, in attesa della Santificazione (legittima aspirazione ultraterrena) assegnare a Berlusconi solo il Nobel per la Pace? Non ne meriterebbe anche altri? Ad esempio quello all'Economia per averci spiegato, anche in queste ore, che "la crisi economica non è reale ma e' una paura dovuta, per esempio in Italia, ai media e soprattutto alla sinistra, che cantano ogni giorno la canzone del pessimismo e del catastrofismo".

E perchè no quello alla Medicina per aver sperimentato su di se un virus miracoloso che gli consente di essere giovane e fresco come un adolescente, di dormire tre ore a notte (altre tre, come ha ripetuto più volte, sono quelle che dedica al sesso) e di avere una ricrescita naturale dei capelli (quest'ultima gli varrebbe anche il Premio per la Chimica)

Ma qualcosa mancherebbe ancora all'appello perchè limiterebbe la grandezza del premier ad un ambito prettamente scientifico. E' per questo che proporremo anche ai commissari norvegesi il Nobel alla Letteratura. Per le rime sublimi e immortali da lui scritte (ma qui ovviamente se la gioca con il sommo Bondi) per il cd di Apicella. Che speriamo presto sia disco di platino. Da regalare eventualmente, per qualche compleanno di minorenni, una volta finita la scorta dei collier.

Stefano Corradino

Marco Travaglio : Noemi Letizia , tante verità opposte - Anno Zero

Le Perle Di Berlusconi

Shock doctrine - Il capitalismo dei disastri - di Naomi Klein - Sott. ITA


Shock doctrine di Naomi Klein è un video che in modo coinciso spiega e dimostra come grazie a disastri e disgrazie, le masse vengono manipolate cosicché vengano apportati cambiamenti importanti al sistema, senza che la maggioranza se ne renda conto,
Interessante e importante video di Naomi Klein sul uso delle tragedie e dei disastri da parte dei governi, per mandare avanti un sistema marcio nella sua stessa struttura.
Importanti suggerimenti sull'uso dell'informazione e la presa di coscienza che gli eventi spesso sono utilizzati, con una dovuta dose di sensazionalismo, per creare stress,ansia e shock nella gente, e indurla ad accettare situazioni che altrimenti non accetterebbe.
Pensate ogni qualvolta c'è o si accenna a una crisi economica, subito si trovano pretesti, in questa situazione d'emergenza per i meno facoltosi, per diminuire le tasse ai ricchi e ai grandi possidenti, anziché aumentarle ai nati con la camcia e diminuirle alle classi meno abbienti e fortunate che rischiano il tetto sotto il quale vivere e il pane quotidiano sulla tavola.

La scoperta dell'Eden

















Era l'anno 1994 quando un solitario pastore curdo fece la più grande scoperta archeologica degli ultimi 50 anni, un sito che ha rivoluzionato il modo di guardare alla storia umana, all'origine della religione e, forse anche la verità sul leggendario Giardino dell'Eden. Dal 1994 l'archeologo tedesco Klaus Schmidt lavora agli scavi di Gobekli Tepe, in una zona chiamata "Monte dell'ombellico", il sito della scoperta. E di altre e più sorprendenti scoperte Schmidt ne ha fatte, al punto che è stato unanimente dichiarato, dal mondo accademico internazionale, che ciò che egli aveva trovato a Gobekli Tepe "cambia tutto".

Le pietre allungate, scoperte dal solitario pastore curdo, sono, in realtà, dei megaliti piatti a forma di "T", più snelle e più scolpite dei megaliti di Stonhenge, ma strutturalmente simili. Le figure che sono state scolpite su queste pietre sono delicatissime ed assai bizzarre: cinghiali, anatre, sinuosi serpenti, gamberi, leoni. Le pietre sembrano imitare forme umane, al punto che alcune di loro hanno "braccia" stilizzate, rivolte verso il basso, ai lati.
A tutt'oggi sono state riportate alla luce 45 di queste pietre, disposte in cerchi da cinque a dieci metri di diametro. Il sito promette di restituirne altre: indagine geomagnetiche indicano, infatti, che ci sono centinaia di altre pietre erette che aspettano di essere scavate.

Le indagini al radiocarbonio farebbero risalire il sito a ben 12.000 anni fa, se non, addirittura, 13.000. Ed è questa la prima notazione stupefacente, soprattutto se si pensa che Stonehenge fu costruito intorno al 3000 a.C. e che le piramidi di Giza furono innalzata nel 2500 a.C.
Gobekli è, pertanto, più antica di questi antichissimi siti. E' così antica da precedere la vita stanziale dei gruppi umani, precede la ceramica, la scrittura... tutto.

Schmidt, che ancora opera a Gobekli, pensa che gruppi di cacciatori si siano, sporadicamente, riuniti presso questo luogo durante i decenni che furono necessari alla sua erezione. Forse vivevano in tende di pelle di animali e cacciavano selvaggina locale. L'archeologo ha trovato, infatti, molte frecce in selce, anch'esse databili allo stesso periodo del sito. Schmidt è convinto che questo luogo fosse la mitica ubicazione del Giardino dell'Eden, più precisamente, afferma, è "un tempio dell'Eden". Le sue pietre a forma di "T", sostiene l'archeologo, sono la più antica rappresentazione della divinità, che non aveva occhi, nè bocca, nè faccia, ma solo braccia.

Gli antichi frequentatori di Gobekli vivevano in villaggi, pur non essendo agricoltori. Gobekli precedette il concetto stesso di agricoltura.
Del resto la Genesi indica che l'Eden è ad ovest dell'Assiria e Gobekli si trova proprio ad ovest di quella che un tempo era l'antica Assiria. Il testo biblico parla anche di quattro fiumi che attraversavano il favoloso giardino, tra i quali il Tigri e l'Eufrate e Gobekli si trova tra due di questi fiumi. In antichi testi assiri si parla di un "Beth Eden", una casa di Eden, che si trovava a 50 miglia da Gobekli Tepe. Un altro libro dell'Antico Testamento parla dei "bambini di Eden, che erano in Thelasar", una città nel nord della Siria, vicina a Gobekli.

Lo stesso termine "Eden" deriva dal sumerico e sta per "pianura". Gobekli si trova nella pianura di Harran.
I mussulmani, poi, ritengono che Sanliurfa, città vicina a Gobekli, altro non sarebbe che la città di Ur citata nella Bibbia. Nella Bibbia stessa, inoltre, si parla delle montagne che circondavano l'Eden e dalle cime delle colline di Gobekli si può vedere la catena montuosa del Taurus. Ma anche l'Eden, come sappiamo, ha una sua fine. Così anche Gobekli terminò improvvisamente e misteriosamente la sua funzione.

Pochi anni fa gli archeologi rinvennero a Cayonu, a 60 miglia di distanza dalla splendida Gobekli, molti teschi umani, sotto una lastra d'altare tinta con sangue umano. Probabilmente si tratta della prima prova di sacrifici umani, uno dei più inspiegabili comportamenti dell'uomo. Del resto gli studiosi collocano proprio tra Palestina, Israele e Canaan il luogo d'origine dei terribili e sanguinosi riti. Le vittime venivano uccise in enormi fosse. I bambini erano sepolti vivi in vasi oppure bruciati in grandi giare di bronzo.

Atti, questi, incomprensibili a meno che non si cominci a pensare a quello che si legge nella Bibbia, vale a dire ad una "cacciata dall'Eden" da parte di una divinità. Divinità alla quale, dunque, era necessario elevare offerte "speciali" per tentare di riconquistarne il favore.
Nell' 8000 a.C., comunque siano andate le cose, i cacciatori di Gobekli Tepe seppellirono volontariamente lo splendido sito sotto una gran massa di terra che finì per creare delle colline artificiali. Ancora non si conoscono le motivazioni che furono alla base di questa decisione. Si è avanzata l'ipotesi di una sorta di penitenza, di sacrificio alla divinità incollerita.

Fisica Subatomica. La teoria delle stringhe 01/07


Questo documentario (l'universo elegante) fornisce una buone descrizione della teoria delle stringhe, che unisce la fisica quantistica e la teoria della relatività.