lunedì 8 giugno 2009

Cornuti, perdenti e contenti

Tornado vicino Vercelli




Una giornata terrificante sul fronte del maltempo. Una violenta tromba d'aria ha provocato molti danni nel trevigiano. Questo è il video girato da "debris74" di un tornado non lontano da Vercelli.

6 giugno

Guardie del corpo Berlusconi vs operatore tv svizzera



"Se sei un sostenitore puoi avvicinarti a Berlusconi, se sei un giornalista no" E' tutta nelle parole di una giornalista della tv svizzera, la spiegazione delle immagini che state vedendo.
Sono state girate all'uscita di Berlusconi dal Palaghiaccio. E' il momento più delicato: l'unico istante in cui i giornalisti possono cercare in qualche modo di porre domande a Berlusconi.
C'erano alcune tv straniere. Proprio queste erano le più temute. Tant'è che non a caso sono state quelle che più difficilmente hanno potuto lavorare.
Come vedete da questo filmato, l'operatore della tv svizzera "tsr" è stato ripetutamente preso di mira dalle guardie del corpo.
Allontanato ripetutamente, con le braccia a trattenere la telecamera per impedire riuscisse a girare le immagini.
Da tempo funziona così nel coordinamento del sistema di rapporto con i media. Un fitto cordone di decine di guardie del corpo impediscono ai giornalisti di avvicinarsi(salvo quelli prescelti).
Porre una domanda a Berlusconi, mentre l'operatore è continuamente strattonato e lo stesso giornalista fatica ad allungare il microfono è chiaramente missione quasi impossibile.
Ho chiesto alla giornalista svizzera - alla fine di questa clip - quali sono le sue valutazioni.

Nervi a fior di pelle nella sede Pdl



Jana Gagliardi (Sky Tg 24) da sede PDL.

La cronaca della notte del Pdl

in questo bell'articolo di Natalia Lombardo.


«Silvio non ha fatto campagna elettorale, ecco perché questo calo»: così una parlamentare del Pdl a caldo commenta quei due punti e mezzo persi rispetto alle politiche 2008. Nessun «comizio oceanico, la pancia del nostro partito si mobilita solo quando si muove il leader». E invece no. Le aspettative deluse provocano grande nervosismo nel quartier generale del Pdl in Via de l’Umiltà. Dopo l’una di notte si confermano le proiezioni Rai: 35 per cento al Pdl, 26,8 il Pd, boom della Lega al 9,5 che sta superando in Veneto. I dati che arrivano nella notte fanno scendere ancora il Pdl: una fortissima sconfitta per Berlusconi e il suo partito. Una perdita di 2,4 punti rispetto al 2008, quando il Pdl ha preso il 37,4. Già alle undici di sera le prime proiezioni Sky hanno fatto impallidire gli uomini del Pdl: 39 il Pdl, 27,5 il Pd.

I “colonnelli” pidiellini dopo la gelata del dato Rai sono scomparsi. Saliti al secondo primo piano e chiusi in riunione. All’una scende Denis Verdini arrabbiato: “Questi sono numeri al lotto! Noi abbiamo altri dati, questi conti non tornano”. Se la prende con “l’astensionismo al Sud”, Ignazio La Russa in tv mira sul Capo: “Berlusconi gli ultimi giorni ha fatto campagna elettorale per Pdl e Lega”. Scende Fabrizio Cicchitto infastidito: “Miglioriamo rispetto alle europee, facciamo un passo indietro sulle politiche 2008 per effetto dell’astensionismo”, ma “teniamo rispetto altri governi europei”. Ma sono due punti e mezzo: “Nel 2008 c’erano i pensionati di Fatuzzo con noi…”. Magra consolazione. Maurizio Lupi è scuro in volto, rassegnato su un “36%”. Capezzone aspetta impalato ma non lo intervista nessuno.

I nervi erano a fior di pelle già sul 39%, alle undici. Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, arriva all’insulto: alla domanda, posta da noi lungo la strada, se non si aspettavano qualcosa di piu’, urla: “ma stai zitta! Basta con queste domande, ma vai a fare il funerale a Franceschini”, attacca entrando in macchina. Piu’civile il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che considera “il 39 un buon risultato” e semmai lo preoccupa la “così bassa affluenza alle urne a Roma”.
Alla chiusura dei seggi nessuno si sbilancia, a via de l’Umiltà, fra buffet con pendette tricolori e telecamere, man mano cresce l’agitazione. “Se arriviamo al 40 per cento dopo questa campagna elettorale andiamo alla grande”, dice Beatrice Lorenzin, l’anti-velina del Pdl. Bonaiuti c’è ma non si vede.

Berlusconi è a Villa San Martino ad Arcore, con il figlio Piersilvio e, forse, anche Luigi, ultimogenito avuto con Veronica. Parlerà oggi, forse addirittura domani. Il traguardo sperato è il 40. Anzi, fino al giorno prima, (pur non potendolo fare) ha sbandierato il boom del “45 per cento”. Il premier ha rinviato il voto fino a ieri pomeriggio alle sei, quando si è recato al seggio 502 della scuola elementare Dante Alighieri di via Scrosati a Milano, dove votava anche mamma Rosa. Ad accompagnarlo Licia Ronzulli, una delle pupille candidate alle europee, e il candidato alla Provincia Podestà. Fuori dal seggio, nonostante il silenzio elettorale a urne aperte, Berlusconi fa campagna elettorale: “L’Italia avrà l’affuenza alle urne piu’ alta d’Europa”, quando di solito è il Belgio, che il Pdl sarà il partito piu’ forte nel Ppe, o su Kakà. E, già che aveva dei giovani davanti, la promessa-spot: «Da settembre partirà il piano casa per realizzare delle New Town».

http://www.unita.it/news/speciale_europee/85451/nervi_a_fior_di_pelle_nella_sede_pdl

Autocensura del TG5 e batosta Pdl, "non penserai mica che lo diciamo"!



Fonte Fuoriondanews di Andrea Atzori
Fuorionda dalla postazione TG5 del Viminale: il conduttore Gioacchino Bonsignore s'informa sulla batosta del Pdl, ma guai a dirlo in Tv: "Lo chiedo solo per curiosità, per capire chi ha perso, non penserai mica che lo diciamo"! Lo spezzone è stato raccolto da FUORIONDA NEWS di Andrea Atzori - http://andreaatzori.blogspot.com/

Chi controlla i semi, controlla il cibo e la vita













Intervista a Marie-Monique Robin, autrice del libro “Il Mondo secondo Monsanto”

Una compagnia leader, un modello agrario e le conseguenze sociali e sanitarie. I segreti di un’azienda, il suo potere politico e scientifico.

La gionalista francese Marie-Monique Robin, affronta tutti i punti chiave per spiegare la monocultura di soia transgenica e gli agrotossici sintetici a livello mondiale.


Come definirebbe la Monsanto?

Monsanto è un impresa criminale. Lo dico perchè ci sono prove concrete di ciò. Venne condannata varie volte per la sua attività industriale, si veda l’uso del composto chimico PCB, miscela chimica ora proibita ma che continua a contaminare il pianeta. Per 50 anni il PCB fu impiegato come liquido refrigerente dei trasformatori. Monsanto, che fu condannata per questo, sapeva che era un prodotto altamente tossico, però nascose le informazioni e fece come se niente fosse.

La stessa storia si è ripetuta con due erbicidi prodotti da Monsanto, che formarono il cocktail chiamato “agente orange” (agente arancio) utilizzato nella guerra del Vietnam. Sapevano della sua tossicità ma lo usarono ugualmente. Non solo, alterarono gli studi fatti per nascondere la relazione tra diossina e cancro.

È il modus operandi ricorrente della Monsanto. Alcuni dicono che questo avveniva nel passato, però non è così, è un modo di ottenere profitti che ancora viene usato. L’azienda non accettò mai il suo passato e le sue responsabilità. Negò sempre tutto. Questa è la sua linea di condotta. Oggi la stessa cosa accade con i cibi transgenici e il Roundup.

Qual’è il modo di “agire” della Monsanto in ambito internazionale?

Monsanto ha lo stesso modo di agire in tutti i paesi. Nasconde i dati a riguardo dei suoi prodotti, mente e falsifica i resoconti, ma non solo questo. Ogni volta che scienziati indipendenti tentano di fare il loro lavoro di ricerca sui transgenici, ricevono pressioni o perdono il posto di lavoro.

Questo succede anche negli organismi governativi americani come la FDA (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali) o l’EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale). Monsanto è sinonimo di corruzione. Due sono gli esempi chiari e provati di tentativo di corruzione in Canada da parte della Monsanto, che hanno portato ad una seduta speciale del Senato canadese.

Si trattava di legittimare l’uso dell’ormone geneticamente modicaficato sugli animali per aumentare la produzione di latte. Un’altro caso è avvenuto in Indonesia, dove Monsanto fu condannata per aver corrotto un centinaio di alti funzionari per immettere sul mercato locale il suo cotone transgenico. Non abbiamo dubbi che ci siano più casi di corruzione.

Lei afferma che il sistema delle “porte girevoli” è un modo di agire della Monsanto?

Senza dubbi. Nella storia di Monsanto sempre è presente quello che negli Stati Uniti chiamano “porte girevoli”. Un chiaro esempio: il testo che regolamenta i transgenici negli Stati Uniti fu pubblicato nel 1992 dalla FDA, l’agenzia governativa americana incaricata per la sicurezza degli alimenti e dei medicinali. Questo dovrebbe supporre la sua serietà, questo almeno io pensavo prima di questa investigazione.

Quando dicevano che un prodotto era stato approvato dalla FDA, credevo fosse sicuro. Ora so che non è così. Nel ’92 il testo pubblicato dalla FDA sui transgenici fu stilato da Michael Taylor, avvocato della Monsanto, che venne assunto dalla FDA proprio per redigere il testo in questione e poi divenne vice-presidente della Monsanto. Questo un esempio molto chiaro di “porte girevoli”. E ce ne sono molti altri.

Monsanto ha prodotto l’agente orange, il PCB e il glifosato. È stata condannata per pubblicitá ingannevole: perché ha i mezzi di comunicazione dalla sua parte?

Per mancanza di un serio e approfondito lavoro dei giornalisti e per la complicità dei politici. In tutto il mondo è uguale.

Perchè Monsanto non dà risposte?

Ha provato a chiamarli?

Si, solo che non accettano gli si faccia domande.

È così che si comportano. Davanti a qualsiasi domanda di un giornalista critico, Monsanto usa una sola politica: “no comment”.

Che importanza ha Monsanto nel mercato mondiale degli alimenti?

L’obiettivo di Monsanto è controllare la catena alimentare. I cibi trasngenici sono il mezzo per raggiungere questo obiettivo. I brevetti la via per ottenerlo. La prima tappa della "rivoluzione verde" già si è conclusa, fu quella delle piante ad alto rendimento con l’utilizzo di pesticidi e relativo inquinamento ambientale. Ora siamo nella seconda fase di questa “rivoluzione” dove la chiave sta nel far valere i brevetti sugli alimenti.

Questo non ha niente a che vedere con l’idea di alimentare il mondo. L’unico fine è aumentare gli introiti delle grandi coorporation. Monsanto guadagna in tutto. Ti vende il pacchetto tecnologico completo, i semi brevettati e l’erbicida obbligatorio per quel seme. Monsanto ti fa firmare un contratto nel quale ti proibisce di conservare i semi e ti obbliga a comprare il loro prodotto Roundup, non si possono usare glifosati generici.

In questo processo Monsanto guadagna su tutto, e non ha niente a che vedere con la sicurezza alimentare. Voglio ricordare, che la soia transgenica che si coltiva in Argentina, non serve per alimentare la popolazione, ma per nutrire i maiali europei.

E cosa succederà all'Argentina, quando in Europa si dovrà etichettare che gli animali vengono alimentati con soia transgenica?

Cadranno i consumi della carne e anche l'Argentina avrà problemi, in quanto diminuirà il consumo di soia.

È stata in Argentina, Brasile e in Paraguay. Che particolarità ha incontrato in quelle regioni?

Va ricordato che la Monsanto entrò in Argentina grazie al governo di Carlos Menem, che permise l’entrata della soia trasgenica senza alcun tipo di precauzione. L'Argentina fu il primo paese dell’America Latina. Poi dall’Argentina, i grandi produttori organizzarono il contrabbando dei semi transgenici verso Paraguay e Brasile, che si videro obbligati a legalizzarli in quanto erano coltivazioni dedite all’esportazione. E poi arrivò Monsanto a reclamare i suoi privilegi. Fu incredibile come si espanse la soia transgenica nella regione e in così pochi anni. È un caso unico nel mondo.

Negli anni ’90 l'Argentina veniva indicata come alunna modello del FMI. Oggi con 17 milioni di ettari coltivati a soia transgenica e l’utilizzo di 168 milioni di litri di glifosato, si può dire che l'Argentina sia un modello da seguire nell’agroindustria?

Si! Chiaro. L'Argentina adottò il “modello Monsanto” a tempo di record, è un caso esemplare. Però ci furono anche probremi. Dato che i semi transeginici sono brevettati, Monsanto ha il diritto di proprietà intellettuale. Questo significa che i produttori all’atto dell’acquisto dei semi firmano un contratto con il quale si impegnano a non conservare parte del raccolto per la risemina, quello che normalmente fanno gli agricoltori di tutto il mondo. Monsanto considera quest’atto una violazione del suo brevetto.

Allora Monsanto invia la "polizia dei geni", che è qualcosa di incredibile, detective privati che entrano nei campi, prendono campioni, verificano se è transgenico e se l'agricoltore ha comprato i semi. Se non sono stati comprati, si va a giudizio e Monsanto vince. È una strategia globale: Monsanto controlla la maggior parte delle imprese produttrici di semi e brevetta i semi, esigendo che ogni contadino compri i suoi semi.

Quello che successe è che la legge argentina non proibisce di conservare i semi di un raccolto per riutilizzarli. In un primo momento Monsanto disse che non avrebbe chiesto privilegi e così fornirono semi e Roundup di scarsa qualità. Dal 2005 Monsanto cominciò a richiedere privilegi, ruppe gli accordi iniziali con Argentina e ora si stanno scontrando in giudizio.

Il Roundup svolge un ruolo da protagonista. Molte comunità agricole ed indigene denunciano i suoi effetti, ma ci sono ancora pochi divieti.

È un aspetto incredibilemte messo a tacere. Nessuno può negare gli effetti che provocano le fumigazioni con questo erbicida, completamente nocivo. Sono convinta che verrà proibito in un futuro, come fu per il PCB, arriverà quel momento. Infatti in Danimarca già lo hanno proibito per la sua alta tossicità. È urgente analizzare il pericolo degli agrochimici e degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Tuttavia, le grandi imprese del settore promettono da decadi che con i transgenici e gli agrotossici si riuscirà ad aumentare la produzione, e così si porrà fine alla fame nel mondo.

L'Argentina è il miglior esempio di questa menzogna. Che vantaggi hanno ottenuto dall’espandersi delle coltivazioni di soia?

Si è persa la produzione di altri alimenti basilari e c'è ancora fame. Questo modello è un modello di monocoltura che distrugge le altre coltivazioni vitali. È una trasformazione molto profonda dell’agricoltura, che porta alla perdita della sovranità alimentare, che già non dipende dal governo per poter essere cambiata.

Perchè lei definisce “la dittatura della soia” il processo agrario attuale?

È una dittatura nel senso di un potere totalitario che abbraccia tutto. Bisogna avere chiaro che chi controlla i semi, controlla il cibo e controlla la vita. In quel senso, Monsanto ha un potere totalitario. È così palese, che perfino Syngenta, grande impresa del settore agro-industriale e competitrice di Monsanto, rinominò Brasile, Paraguay ed Argentina “le repubbliche unite della soia”.

Siamo davanti ad un programma politico con fini molto chiari. Una semplice domanda lo dimostra: chi è che decide cosa si coltiva in Argentina? Non lo decide né il governo, né i produttori, lo decide Monsanto. La multinazionale decide cosa si seminerà, lo decide un’impresa senza tenere conto dei governi. E quel che è peggio, è che la seconda ondata di transgenici sarà più intensa, con un progetto di agrocombustibile che comporterà più monocoltura.

Per dove siamo arrivati, già ci è chiaro che la monocoltura è perdita di biodiversità ed è tutto il contrario della sicurezza alimentare. Non ci sono oramai dubbi che la monocoltura, sia di soia o per la produzione di biodiesel, è la strada verso la fame.

Qual’e il ruolo giocato dalla scienza nel modello dell’agroindustria, dove Monsanto è solo la faccia più conosciuta?

Prima pensava che quando uno studio veniva pubblicato da una prestigiosa rivista scientifica, si trattasse di un lavoro serio. Invece no. Imprese come Monsanto fanno pressione sui direttori delle riviste. Nel campo dei transgenici è quasi impossibile realizzare studi accurati sul tema. In molte parti del mondo, Stati Uniti o Argentina, i laboratori di ricerca sono pagati dalle grandi imprese. Quando il tema riguarda i semi transgenici o gli agrochimici, Monsanto è sempre presente e condiziona le ricerche.

Gli scienziati hanno paura o sono complici?

Tutte e due le cose. La paura e la complicità sono presenti nei laboratori del mondo. Nel mio libro dico chiaramente che in tutti i paesi del mondo ci sono scienziati la cui unica funzione è legittimare il lavoro dell'impresa.

Che ruolo svolgono i governi nel far crescere imprese come la Monsanto?

I governi sono i migliori promotori degli OGM. Realizzano un incredibile lavoro di lobby. Per esempio Monsanto fa avere ai governi i suoi studi, i suoi report, le sue riviste e le foto. Dicono ai politici che non ci sarà inquinamento e che salveranno il mondo, così i politici fanno il loro lavoro. Ci sono anche casi di tentata corruzione. Deputati francesi hanno denunciato pubblicamente le pressioni ricevute da Monsanto, fino a riconoscere che la compagnia contattò ognuno dei 500 deputati affinché legiferassero secondo gli interessi dell'impresa.

Qual’è il ruolo giocato dai mezzi di comunicazione?

Mi dispiace dirlo in quanto sono giornalista. Credo in quello che faccio e credo che sia una professione che comporta un dovere molto importante nella democrazia, però molti media vengono manipolati. L’informazione che ci viene data a riguardo dei transgenici non è corretta. I mezzi di comunicazione pubblicano la propaganda di Monsanto e la pubblicano senza discutere, come se fossero degli impiegati dell'impresa. Monsanto invita a pranzo i giornalisti, fa loro regali, paga loro il viaggio fino a Saint Louis (sede centrale).

I giornalisti passeggiano per i laboratori, non fanno domande e tutto finisce lì. Questo è il modo di agire di Monsanto con i mezzi di comunicazione. Non solo, Monsanto cerca di trovare anche dei sostenitori, stabilisce contatti con loro e ottiene opinioni favorevoli. Non so se si arrivi alla corruzione, però Monsanto raggiunge i suoi obiettivi. In Argentina è chiaro come agisce, leggendo alcuni articoli di supplementi rurali si vede che invece di articoli giornalistici sono pubblicità di Monsanto. Non sembrano scritti da un giornalista, sembrano comunicati della compagnia.

Come valuta la disputa tra il governo e le associazioni dell’agricoltura?

Nel 2005 feci un intervista ad Eduardo Buzzi, il quale era furioso per la questione dei privilegi che Monsanto richiedeva. Parlava delle “trappole” di Monsanto. Mi accennava inoltre ai problemi che comporta la soia e mi mise in contatto con i piccoli produttori che mi parlarono delle bugie di Monsanto, della resistenza che mostrano le sterpaglie e che bisognava utilizzare più erbicidi del dovuto, lasciando i campi come terra bruciata.

Buzzi sapendo tutto questo metteva in discussione il modello Monsanto, affermava che la soia porta la distruzione dell'agricoltura familiare e mi diceva che la Federazione Agraria rappresenta piccoli e medi produttori contro le grandi imprese. Ora però non so che cosa gli sia successo. Non ebbi occasione di rivederlo e mi piacerebbe domandargli che cosa lo abbia spinto ad unirsi alle grandi entità, mi risulta strano il cambiamento che ha avuto.

Per giunta Buzzi fa parte di Aapresid (Associazione Argentina per la semina del suolo –di cui fanno parte tutte le grandi imprese del settore, incluse le produttrici di semi e l’agrochimica) che è quella che ha più da guadagnare da questo modello e che è apparsa poco in questo conflitto. Aapresid condiziona tutti e sta dalla parte dei produttori di soia, che non sono gli agricoltori. Non capisco come la Federazione Agraria dica di rappresentare i piccoli produttori e poi faccia parte dell’Aapresid. È strano, non si capisce.

E il ruolo del governo?

Le ritenute potrebbero essere un freno all’espansione della soia, però non sono la soluzione davanti ad un fenomeno tanto aggressivo. La soluzione deve essere radicale e a lunga scadenza. Chiaro che la tentazione del governo è grande, la soia dà buoni profitti. Non ci sono soluzioni semplici e a breve termine per un modello che butta fuori i contadini delle sue terre e, che per mezzo dei diserbanti, inquina l' acqua, la terra e la gente.

Titolo originale: "Quien controla las semillas, controla la comida y la vida"

Scelto e tradotto per da LILIANA BENASSI

Repressione in Perù: le immagini della violenza





Domenica 07 Giugno 2009

Continuano gli scontri nell'Amazzonia del Perù. I morti accertati sarebbero sino ad ora 34. Il governo aprista di Alan García Pérez ha dato il via all'alba di venerdì ad una brutale repressione nell'Amazzonia Peruviana contro i popoli indigeni in agitazione pacifica per chiedere la revoca dei decreti incostituzionali emessi dal governo per favorire l'implementazione del TLC con gli Stati Uniti , in violazione dei diritti costituzionali e dei trattati internazionali sottoscritti dal Perù.

Le informazioni sono confuse, non ci sono cifre ufficiali, ma le fonti parlano ormai di 34 morti accertati. Leggi il primo bollettino diffuso ieri dalla CAOI

La repressione è scattata a pochi giorni dalla conclusione del
IV Vertice Continentale dei Popoli di Abya Yala, durante il quale le popolazioni indigene del continente avevano espresso totale appoggio alla lotta del popolo amazzonico peruviano. Leggi la Dichiarazione Finale

Da due mesi le popolazioni indigene del Perù stanno portando avanti mobilitazioni pacifiche
in difesa dell'Amazzonia, confluite in un massiccio sollevamento popolare appoggiato via via da altri settori sociali del paese. Per approfondire leggi: Esplode in Perù la protesta indigena / Stato d'emergenza e sollevamento indigeno in Perù.

La rapida crescita della forza e della visibilità del movimento indigeno peruviano negli ultimi mesi è l'ultimo passo di un processo organizzativo che conta su anni di lotte di moltissime comunità indigene e rurali, andine ed amazzoniche, contro gli impatti di megaprogetti soprattutto estrattivi, come nel caso della Miniera Yanacocha. [Fonte: CDCA]

Le mobilitazioni moltitudinarie e l'appoggio internazionale ricevuto dal movimenti indigeno devono aver spaventato il governo neoliberale di Garcia inducendolo a mettere in atto una repressione sanguinaria per mettere un freno alle proteste che crescono giorno dopo giorno nel paese.
Secondo i portavoce dei movimenti indigeni del Perù “È la chiara risposta del regime a 57 giorni di lotta pacifica indigena e di cosiddetti dialoghi e negoziazioni con il governo che finiscono come sempre con il rumore delle pallottole e la brutalità, le stesse di più di 500 anni di oppressione”.

Invitiamo a inviare soldarietà al movimento indigeno peruviano inviando questo testo (firmato con nome, cognome, città, paese e - nel caso - organizzazione o associazione di appartenenza):

"Como sociedad civil italiana expresamos nuestra solidariedad, nuestra cercanìa y nuestro respaldo a la justa lucha de los pueblos indigenas de Perù - y de la Amazonìa en particular - y condemnamos la actitud criminal del Gobierno de Alan Garcìa, pidiendo a las autoridades nacionales y a las instituciones internacionales que se pongan en acto de inmediato todas las medidas necesarias para acabar con el genocidio indigena y para atander a las peticiones del pueblo de Perù."

Il testo va inviato all'indirizzo mail secretariacaoi@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
mettendo in oggetto: en solidariedad con los pueblos amazonicos

Redazione A Sud

info e contatti: maricadipierri@asud.net

I 100mila che non mollano "Berlusconi, aspettiamo le risposte"














di BENEDETTA PERILLI

Il gruppo, aperto su Facebook a sostegno delle dieci domande rivolte da Repubblica
al presidente del Consiglio, raggiunge uno storico risultato

ROMA - Un primo traguardo lo hanno già raggiunto. Portare a quota 100mila gli iscritti del gruppo Berlusconi, rispondi!. La pagina, aperta su Facebook subito dopo la pubblicazione da parte di Repubblica delle dieci domande rivolte al presidente del Consiglio, ha raccolto in meno di un mese 100mila iscritti che chiedono chiarezza sulle vicende legate al caso Noemi Letizia.

Nonostante la cifra ragguardevole, le risposte non arrivano. I 100mila però non si arrendono. "Un capo di governo deve rispondere alle domande della stampa, che gli piacciano o meno, a prescindere da come abbia governato - interviene così, sulla bacheca del gruppo, Riccardo dal Tajikistan - Del resto che si discuta: una stampa che possa fare il suo mestiere (magari anche sbagliando) senza essere querelata aiuta a sapere, capire, discutere e tutto quel che segue".

Con un occhio alle elezioni europee e l'altro alle reazioni della stampa straniera alla pubblicazione delle immagini di Villa Certosa su El Paìs, gli iscritti continuano ad animare l'area discussioni con oltre quattrocento interventi e i post pubblicati nella bacheca hanno raggiunto il numero di 10mila. Stessa sorte anche per l'area dedicata ai link, dove i contributi hanno superato il numero di ottocento. "Dobbiamo dimostrare, anche agli altri paesi, che noi italiani non ci siamo fatti tutti incantare dalle tv e dalle balle colossali di Berlusconi - commenta Diletta - insomma, al di là di tutto, ne va anche della nostra dignità morale se non manifestiamo la nostra grandissima indignazione".
Con lo stesso spirito crescono le iscrizioni ad altri gruppi sorti su Facebook a sostengono dell'inchiesta di Repubblica. Tra questi "Io sto con Repubblica - Berlusconi rispondi alle 10 domande!", "Berlusconi rispondi! su ogni balcone d'Italia" e "Berlusconi rispondi alle domande di Repubblica".

(7 giugno 2009)

Trionfo dei verdi in Francia. Media determinanti
















di Alberto Romagnoli

Per chi si interessa ai rapporti fra politica e televisione il risultato delle elezioni in Francia propone un caso interessante. Oltre all'indubbio successo della maggioranza di centro destra l'altro dato piu' significativo e' l'affermazione dei verdi. La lista "Europa ecologia" guidata dallo storico leader del '68 Daniel Cohn Bendit e' il terzo partito, ad un soffio dai socialisti che hanno incassato una dura sconfitta. E proprio da loro, e da alcuni ambienti del "Modem", il partito centrista di Bayrou, che alle europee ha incassato un'altra legnata, parte il mugugno. Due giorni prima del voto infatti - in occasione della giornata mondiale dell'ambiente - France 2, canale della tv pubblica, ha trasmesso un lungo documentario sui problemi dell'ambiente che si sarebbe rivelato un eccezionale spot per i verdi. Anche Marine Le Pen, figlia del leader del Fronte nazionale, formazione di estrema destra che pure e' uscita decisamente ridimensionata dal voto, parla di una "evidente manipolazione".
"Home" (terra) e' stato realizzato da Yann Arthus-Bertrand, un regista e fotografo conosciuto anche in italia grazie al suo libro "La terra vista dal cielo". Proprio di riprese aeree e' soprattutto fatto il film, capace di raccogliere quasi otto milioni e mezzo di telespettatori, vale a dire il 33 per cento dell'audience. Non pochi sono rimasti davanti alla tv anche per il successivo - e lungo - dibattito sui temi proposti dall'autore, strenuo sostenitore della tesi che resta ormai poco tempo per salvare il nostro pianeta dalla catatrofe. Arthus-Bertrand non nega che il suo lavoro possa avere aiutato la lista ecologista (per la quale, aggiunge, ha votato anche lui) ma respinge l'ipotesi di un complotto. Il documentario era in palinsesto da un anno e mezzo, la data della giornata dell'ambiente (5 giugno) era stata decisa prima di quella delle elezioni (7 giugno). "La gente si interessa dell'ambiente - conclude - e quindi finiscono per votare chi si ne occupa".
"Home" era del resto un'operazione meticolosamente preparata per raggiungere il maggior numero di persone. E' uscito contemporaneamente in quasi 130 paesi, su tutti supporti possibili: come film da vedere al cinema, da proiettare in tv, da acquistare come dvd, da scaricare attraverso internet. Chi vuol vederlo deve solo cliccare qui : http://www.home-2009.com/us/index.html Arthus-Bertrand non era troppo preoccupato dei dirittio d'autore perche' gran parte dei costi di produzione (dieci milioni di euro su dodici) sono stati coperti da uno sponsor, un'azienda del lusso.
Per uno spettatore italiano - dove anche nell'analisi del voto europeo infuriano, come sempre, le polemiche sull'Osservatorio di Pavia e la presenza dei partiti in tv - e' interessante trovare la conferma - in questa vicenda - che "Le cose" sembrano prevalere su "chi parla delle cose". Ovvero: se si crede davvero che certi temi siano importanti (gli infortuni sul lavoro, il precariato, i dilemmi della bioetica, e chi pu' ne ha piu' ne metta) forse sarebbe giusto battersi perchè in televisione si vedano. Attenzione: si vedano e non "se ne parli". Reportage e non dibattiti in studio. Interviste agli esperti della materia piu' che dei partiti, che, se sapranno poi elaborare proposte di legge su questi argomenti finiranno per essere inevitabilmente interpellati, ma alla fine, non all'inizio, del processo. Lasciando ai giornalisti, agli autori, la liberta' di scegliere come va affrontato l'argomento, e non confinandolili nella compilazione di "schede" a base di stanche grafiche ed immagini di repertorio. Insomma, affidando loro la responsabilita' di realizzare l'immagine che deve attirare l'attenzione dell'opinione pubblica (che spesso, poi e' gia' interessata di suo) e non soltanto la scarna didascalia. Al giorno d'oggi forse nemmeno Nanni Moretti griderebbe piu' "no, vi prego, il dibattito no !" se fosse preceduto da un reportage interessante.

La bolla di Silvio e i baffi di Ignazio














di Giulia Cusumano

Quattro Giugno, Milano, Palaghiaccio.
Sono le ultime battute di una battaglia elettorale tra
le più turbolente e squallide della storia repubblicana.
Il Presidente del Consiglio gonfia il petto come solo lui sa fare: «Assisterete a un grande cambiamento della geografia politica in Italia. Il governo è al 56 per cento dell’apprezzamento degli italiani. Berlusconi è al 74 per cento. La Lega Nord supera il 10 per cento, il Pdl è tra il 40 e il 45 per cento».
E il divieto di citare i sondaggi? “Me ne frego”, avrebbe detto un uomo del recente passato cui Berlusconi somiglia ogni giorno di più.
Sul futuro ha fatto anche una scommessa con il ministro della Difesa: «Se il Pdl supererà il 41 per cento, Ignazio La Russa si taglierà barba e baffi».

Tre le considerazioni a posteriori.

Primo: quei sondaggi che issavano l'ottimismo del Premier
fino all’incredibile- e mai violata - vetta del 45% esistevano veramente oppure erano una delle innumerevoli balle spaziali?

Secondo: sembra che la politica del "disuniti nella lotta" abbia fatto il suo tempo.
Al centrodestra, la dispersione dei voti (il numero degli elettori che hanno votato senza eleggere nessuno, causa sbarramenti) è stata minima.
A sinistra constatiamo, senza entrare nel merito dei dissensi che hanno prodotto questo risultato, che oltre il 9 % dei voti si è disperso nel vento. Si è persa una grossa occasione, se non di rimonta, di parziale riequilibrio del quadro politico.
Inutile crogiolarsi nel sollievo della lieve frenata di Berlusconi.
Inutile brindare, come oggi fanno in molti, perchè si è sgonfiata la "bolla" di Silvio.
Qui bisogna decidersi a cambiare approccio.

Terzo: La Russa avrà già disdetto l’appuntamento dal barbiere?

Secret Space 2 (SUB ITA)



Il secondo volume di 'Secret Space', di Chris Everard. La connessione soppressa tra Politica Elitaria Globalista e la Storia dei nostri Antenati.

Ho filmato un' UFO ?






Da alcune notti ( e non tutte .. ) compare una strana e molto luminesciente stella.Mi ero convinto di aver fotografato e filmato niente di speciale finchè non ho visionato questo video della TV romena ( il primo video ) . Come potete constatare il soggetto è praticamente identico . Non aggiungo altro e vi lascio guardare il secondo video fatto da me .