mercoledì 10 giugno 2009
Il secolo del sè: macchine della felicità (SUB ITA)
The Century of Self:Happiness Machines IL SECOLO DEL SE' MACCHINE DELLA FELICITA'
Documentario di Adam Curtis trasmesso dalla BBC nel 2002. La storia del rapporto tra Sigmund Freud e il suo nipote americano Edward Bernays. Bernays invento' il mestiere delle pubbliche relazioni negli anni '20 e fu la prima persona ad usare le idee di Freud per manipolare le masse. Egli mostro' per la prima volta alle corporazioni americane come esse potevano far desiderare alla gente cose di cui non aveva bisogno, collegando beni prodotti a livello industriale con i suoi desideri inconsci. Bernays fu uno dei principali architetti delle moderne tecniche di persuasione della societa' dei consumi, usando ogni trucco a sua disposizione, dal collegare celebrita' ai prodotti all'eroticizzare le automobili. Il suo successo piu' famoso fu il rompere il tabu' sulle donne che fumavano, persuadendole chele sigarette erano un simbolo di indipendenza e liberta'. Ma Bernays era convinto che questo era moltopiu' che un semplice modo di vendere prodotti. Era una nuova idea politica su come controllare le masse. Soddisfando i desideri interiori che suo zio aveva identificato, la gente poteva essere resa apparentemente 'felice'. e quindi docile. http://en.wikipedia.org/wiki/Century_... http://en.wikipedia.org/wiki/Adam_Curtis video sourced from Open Source Movies: http://www.archive.org/details/openso... Creative Commons License: Public Domain
Scie chimiche: diffondi le informazioni

Grazie al lavoro appassionato di alcuni ricercatori la divulgazione delle informazioni necessarie a comprendere meglio il fenomeno delle scie chimiche è ormai giunta a un buon livello anche in Italia. La conoscenza non si acquisisce con la passività, con la lettura sommaria delle opinioni altrui o con la visione frettolosa dei documenti sparsi nella rete ma diventando attivi, osservando il cielo quotidianamente con la giusta apertura mentale, comparando i dettagli attuali con i ricordi del passato e con i risultati ottenuti da chi oggi sta studiando e denunciando in modo serio e critico questo sfacciato e criminoso progetto. Il fenomeno delle scie chimiche affonda le sue radici in un più ampio è assai complesso piano rivolto al controllo globale, ha molteplici fini e assimilarne i particolari può richiedere una discreta dose di coraggio e lucidità. L'unica arma vincente contro un simile sopruso è una popolazione informata, consapevole e soprattutto unita.
link originale: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/06/scieinpowerpoint.html
Chemtrails phobia (Manifesto) by brokenbird17
Misteri, insabbiamenti e anomalie - di Tom Bosco

09/06/2009
In questi giorni, uno degli argomenti a tenere banco è senz’altro il disastro del Volo Air France AF447, un Airbus 330 precipitato con 228 persone a bordo quattro ore dopo il decollo da Rio de Janeiro, in Brasile, in rotta verso Parigi. La mancanza di comunicazioni di emergenza con l’equipaggio, l’incertezza sul luogo esatto del disastro (il più grave nella storia della compagnia di bandiera), i presunti 24 messaggi automatici di segnalazione anomalie lanciati dal velivolo, fra cui il disinserimento del pilota automatico nei minuti finali che non si sa se attribuire a una decisione dei piloti o a informazioni contraddittorie sulla velocità registrate dal sistema di bordo, hanno infittito il mistero sui motivi dell’incidente.
Apparentemente il volo non avrebbe incontrato condizioni meteorologiche particolarmente proibitive. Il punto è che i media francesi, fra cui Le Monde, hanno citato fonti investigative secondo le quali l’aereo stava volando troppo lento prima del disastro, dando implicitamente a intendere che potrebbe essersi danneggiato irreparabilmente attraversando un fronte temporalesco. Questo però non spiega l’estensione del tratto di oceano lungo il quale si stanno recuperando corpi e rottami, ampio ben 55 miglia. Non ci vuole un genio dell’ingegneria aeronautica per giungere alla conclusione che il velivolo si è in qualche modo disintegrato in volo. Interessante la segnalazione di un pilota della Air Comet in volo da Lima a Madrid, che non lontano dalla zona del disastro avrebbe osservato “un intenso bagliore di luce bianca” che è sembrato scendere verticalmente e separarsi in sei segmenti.
Nessuna fonte ufficiale al momento ha tirato in ballo atti terroristici: al contrario, si è fatto di tutto per escluderla. Ora la priorità sembrerebbe quella di recuperare le scatole nere, ma da più parti si mettono le mani avanti con affermazioni tipo “non siamo sicuri di riuscire a recuperare le scatole nere”, “probabilmente non sapremo mai cos’è successo realmente”, etc. Tuttavia molti esperti non escludono affatto l’ipotesi di una bomba a bordo, anzi: persino un pilota della stessa compagnia ha espresso questa idea, che a suo dire è l’unica spiegazione per la mancanza di comunicazioni di emergenza coi piloti e la dispersione dei rottami su un’area così vasta. Se così fosse, allora quella dei segnali automatici trasmessi per alcuni minuti sarebbe una storia di copertura, in quanto del tutto incompatibile con lo scenario dell’esplosione o disintegrazione improvvisa.
Qualcuno ipotizza la presenza fra i passeggeri a bordo di qualche personaggio particolarmente importante e/o scomodo da eliminare, considerando l’elevato livello di insabbiamento presumibilmente in atto da parte del governo francese e di quello brasiliano. Curiosamente, su quell’aereo viaggiavano l’argentino Pablo Dreyfus e lo svizzero Ronald Dreyer, due attivisti di fama mondiale, impegnati da anni a investigare e denunciare i traffici internazionali di armi e stupefacenti e le relative connessioni, con eccellenti risultati. Si stavano recando a Ginevra per presentare l’ultima edizione del rapporto Small Arms Survey, del quale Dreyfus era co-editore. Nel sito web dell’organizzazione indipendente Small Arms Survey, la quale fa parte del Graduate Institute of International Studies, si afferma che il lavoro di Dryer come diplomatico a fianco di missioni dell’ONU in El Salvador, Mozambico, Azerbaijan, Kosovo e Angola, ha contribuito a mobilitare il sostegno di oltre 100 paesi alla causa del disarmo e dell’eliminazione dei traffici di armi leggere.
A questo punto, speriamo solo che a nessuno venga in mente di tirare in ballo gli UFO, che dal canto loro ultimamente stanno creando non pochi grattacapi, particolarmente al governo britannico.

Il 31 maggio nei cieli del Cambridgeshire e di altre zone dell’Inghilterra numerosi cittadini hanno osservato e fotografato decine di misteriose luci giallo-arancio che volavano in formazione. L’evento ha ricevuto una inusitata attenzione da parte dei media, che hanno dato spazio anche a una notizia recentemente pubblicata dal Telegraph, secondo il quale una nave militare della Royal Navy, il cacciatorpediniere HMS Daring, alla fonda presso Liverpool, sarebbe stata sul punto di aprire il fuoco contro degli Oggetti Volanti Non Identificati mentre passavano in volo sopra Merseyside.

La spiegazione della marina britannica, secondo la quale si trattava di “flares” utilizzati per verificare l’efficienza del sistema di puntamento radar delle batterie di cannoncini anti-missile Phalanx dell’imbarcazione, sembra piuttosto risibile, se non altro perché per definizione i “flares” sono sistemi pirotecnici atti a ingannare i sistemi di puntamento all’infrarosso dei missili, mentre le contromisure per i radar sono più propriamente striscioline metalliche denominate “chaff”. E poi, la nave in questione non sarebbe ancora dotata di tali batterie, a causa della mancanza di fondi, bensì di un cannone Kryten calibro 4.5.
E proprio le difficoltà economiche sarebbero al centro di una notizia diffusa da tale Richard Hogarty, secondo il quale Barak Obama starebbe per passare alla Cina i progetti del bombardiere “invisibile” B-2 in cambio della cancellazione di 50 miliardi di dollari del debito statunitense nei confronti del paese asiatico. Sembra che l’amministrazione abbia concluso che comunque il bombardiere B-2 è “strategicamente obsoleto” e i cinesi non sarebbero in grado di produrre la loro flotta di velivoli operativi per “almeno otto anni”.
Taiwan, Giappone e Corea del Sud, tradizionali alleati degli USA, pare siano decisamente scettici nei confronti dell’operazione, in quanto la Cina potrebbe trasferire questa tecnologia ai propri alleati, come accadde col nucleare poi acquisito da Pakistan e Corea del Nord, ma Obama avrebbe definito le loro opinioni come “irrilevanti”. Ad ogni modo, nonostante la sua natura controversa (o proprio per questo), questa proposta non verrà presentata al Congresso: il Dipartimento di Stato è stato chiamato ad assistere il Dipartimento della Difesa nel trasferimento del materiale.
Francamente è difficile non valutare questa notizia con una certa dose di scetticismo: 50 miliardi di dollari sono una goccia nel mare del debito statunitense detenuto dalla Cina, che ammonta a ben oltre un trilione di dollari. Come si può pensare che un’operazione del genere possa alleviare una esposizione finanziaria così catastrofica?
Forse, alla faccia del tanto paventato “picco petrolifero” e del rilancio delle tecnologie “verdi”, gli Stati Uniti hanno in vista buoni affari con l’Uganda: Sally Kornfeld, un funzionario del Dipartimento dell’Energia, ha entusiasticamente dichiarato che in base ai risultati di numerose prospezioni effettuate in varie località del paese, le riserve petrolifere dell’Uganda potrebbero essere pari o superiori a quelle dell’Arabia Saudita! Alla faccia del riscaldamento globale, e della responsabilità ascritta alle attività umane sul pianeta, bizzarra teoria continuamente rilanciata dai vari media e sempre più sbugiardata da nuovi studi, come quello del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland, che analizzando i dati climatici dell’ultimo secolo ha concluso che le variazioni solari hanno esercitato un impatto significativo sul clima terrestre, e che le prove di questi cambiamenti basati sull’irradiazione solare si possono rintracciare sino all’epoca della Rivoluzione Industriale. Secondo il climatologo Robert Cahalan, “In questo momento ci troviamo in mezzo a due ere glaciali, in un periodo chiamato Olocene”.

Ben più inquietante la recente scoperta che la Terra sta perdendo la sua atmosfera, più di Venere e Marte, che pure dispongono di campi magnetici assai fievoli. Ciò potrebbe significare che il campo magnetico terrestre non riesca più a proteggerci da raggi cosmici, vampe solari e altri effetti dovuti al vento solare. Sembra che quest’ultimo in particolare influisca negativamente sulla ionosfera, al che mi domando se, almeno in parte, non possa esserci anche una relazione con le manipolazioni elettromagnetiche esercitate su quest’ultima tramite il sistema HAARP in Alaska. Mi pongo questa domanda soprattutto dopo aver osservato questa foto:

Sarebbe stata scattata proprio da Poker Flat, in Alaska, grazie a un nuovo radar in grado di fornire le prime immagini tridimensionali dei fenomeni dell’atmosfera superiore (ionosfera) nella regione polare. Curioso il fatto che il radar in questione sarebbe composto da 4.096 piccole antenne (vi ricorda qualcosa?) in luogo della classica parabola. Le enormi onde rilevate possono raggiungere centinaia di chilometri di lunghezza e viaggiare a metà della velocità del suono. Non è spiegato il motivo per il quale sono state definite “onde gravitazionali”, ma per come la vedo io potrebbero benissimo essere invece il prodotto dell’attività del sistema HAARP…
In un paese in cui... - di Paolo Cortesi

10/06/2009
In un paese in cui "quest'anno mi faccio anch'io il suv"
In un paese in cui "se è finito dentro avrà fatto qualcosa"
In un paese in cui "ti auguro una buona giornata"
In un paese in cui "bisogna fare le riforme"
In un paese in cui "non ho pregiudizi, io ho tanti amici omosessuali"
In un paese in cui "ma se vanno in giro con gonne così corte, poi è chiaro che succede quel che succede"
In un paese in cui "leggere un libro mi annoia, magari me lo faccio raccontare"
In un paese in cui "ci vorrebbe più polizia, allora saremmo più sicuri"
In un paese in cui "ma che stiano a casa loro"
In un paese in cui "ci vorrebbe la pena di morte"
In un paese in cui "ma chissenefrega come ha fatto i soldi Berlusconi"
In un paese in cui "io ho lavorato per farmi la seconda casa"
In un paese in cui "ma dov'è questa crisi? io vedo che le spiagge sono piene di gente"
In un paese in cui "Padre Pio non ti abbandona mai"
In un paese in cui "la politica è tutta una porcheria"
In un paese in cui "ci vorrebbe un uomo con le palle per metterci in riga"
In un paese in cui "gli altri si arrangino, come ho fatto io"
In un paese in cui "le nostre radici sono cristiane"
In un paese in cui "in fondo il servizio militare faceva bene ai giovani, li preparava alla vita"
In un paese in cui "ma se nessuno comanda come si fa?"
In un paese in cui la ragionevolezza, l'etica, la pietà, la solidarietà, il rispetto, la condivisione e la speranza sono vuote parole, o forse sono addirittura colpevoli ingenuità, in un tale paese la barbarie sta per eclissare la civiltà. Voi da che parte state?
Allarme migrazioni di massa In fuga dal clima impazzito

di ALESSIA MANFREDI (10 giugno 2009)
I mutamenti climatici stanno già causando spostamenti significativi della popolazione. E nei prossimi decenni metteranno a rischio intere comunità con ripercussioni globali
UNA MAREA umana in fuga da siccità, inondazioni, mari che si innalzano fino a mangiare la terra, e da altri fenomeni figli dei mutamenti del clima. Migrazioni di massa, alla ricerca di una vita migliore o, più semplicemente, di un modo per rimanere vivi, che si verificheranno su larghissima scala nei prossimi decenni, coinvolgendo decine di milioni di persone: qualcosa di mai visto prima, per ampiezza ed estensione. E' lo scenario tratteggiato da un nuovo rapporto presentato oggi a Bonn a margine dei negoziati per un nuovo accordo contro il riscaldamento globale, curato dal Center for International Earth Science Information Network della Columbia University, di New York, dalla United Nations University e da Care International. Che non azzarda cifre precise - anche se altri studi hanno indicato fra i 25 ed i 50 milioni di potenziali sfollati e profughi entro il 2010 e 700 milioni entro il 2050, mentre l'Organizzazione internazionale dei migranti si tiene su una cifra mediana, di 250 milioni nel 2050 - ma sottolinea quanto il clima giochi e giocherà sempre di più un ruolo chiave in questo fenomeno, a fianco di altri elementi come l'instabilità politica ed economica, e la distruzione da parte dell'uomo di specifici ecosistemi oltre allo sfruttamento eccessivo dei terreni per l'agricoltura.Pensare che riguardi solo i paesi più poveri è un'illusione: le ripercussioni, scrivono i ricercatori nel rapporto "In search of shelter, mapping the effects of climate change on human migration and displacement", si faranno sentire per tutti, su scala globale. Perché "il clima è il contenitore nel quale ognuno di noi vive quotidianamente la propria vita", ricorda Alexander de Sherbinin, coautore dello studio.
Cause - ed effetti - dei "profughi del clima" sono a tutto campo. E vanno dalla distruzione delle economie basate su ecosistemi di sussistenza specifici come la pastorizia, agricoltura e pesca, fattore dominante nelle migrazioni forzate, all'aumento per frequenza ed intensità di calamità naturali come cicloni, inondazioni e siccità, dovuti al cambiamento del clima. Le piogge in Messico ed America Centrale, ad esempio, nel 2080 caleranno dell'80 per cento. A causa di queste modifiche ambientali, gli allevatori, in alcune parti del Messico così come nel Sahel africano, stanno già oggi lasciando le loro case per spostarsi in zone più accoglienti.
Il livello dei mari, poi, è una minaccia per moltissimi Paesi e città, da Mumbai a Los Angeles, da Rio de Janeiro a New York. L'arrivo di acque salate, insieme ad inondazioni ed erosioni, rischia di distruggere l'agricoltura nei popolati delta del Mekong, del Nilo o del Gange. Con danni inimmaginabili: un innalzamento del livello del mare di due metri - ampiamente previsto in diverse proiezioni per questo secolo - inonderebbe quasi la metà dei 3 milioni di ettari di terreni coltivati del Mekong. E isole del Pacifico stanno già considerando un esodo di massa della popolazione: è il caso ormai famoso delle Maldive.
Non solo: lo scioglimento dei ghiacciai alpini nell'Himalaya porterà la devastazione in diverse terre coltivate in Asia, aumentando le inondazioni e riducendo drasticamente le riserve di acqua a lungo termine. Un dato drammatico se si pensa che i bacini del Gange, del Brahmaputra, dell'Irawaddy, dello Yangtzee e del Fiume Giallo danno sostentamento a 1,4 miliardi di persone.
La maggior parte dei migranti, probabilmente rimarrà all'interno dei confini del proprio stato, rileva il rapporto, o si trasferirà nei Paesi confinanti, ma questo non sarà possibile in tutti i casi. Se i conflitti interni si esaspereranno, le conseguenze arriveranno lontano, fino ad interessare anche i Paesi più ricchi. Uno scenario sorprendente e molto serio, avverte Charles Ehrhart, coordinatore dei mutamenti climatici per l'organizzazione internazionale CARE, in cui le società colpite maggiormente dai cambiamenti ambientali potrebbero trovarsi invischiate "in una spirale negativa di degrado ecologico, che le trascina in basso, dove non esistono più reti di sicurezza sociali, mentre violenza e tensioni aumentano".
Per questo, raccomandano i ricercatori, è vitale che i Paesi raggiungano un accordo per il taglio delle emissioni di gas serra all'incontro sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a dicembre. Anche se il processo negativo è già innescato e le conseguenze rischiano di essere inevitabili. "I cambiamenti del clima stanno avvenendo con velocità ed intensità maggiori rispetto alle previsioni precedenti" si legge nelle conclusioni del rapporto. "I livelli di sicurezza per i gas serra atmosferici potrebbero essere molto inferiori rispetto a quanto non si pensasse prima e allo stesso tempo le emissioni di CO2 aumentano ad un tasso sempre più elevato". Con ripercussioni senza precedenti per la popolazione: "Le migrazioni vanno riconosciute come un elemento importante dell'adattamento" ai mutamenti climatici, sottolinea ancora Ehrhart.
Prioritari, quindi, raccomandano gli esperti, sono gli investimenti per i Paesi più a rischio, ed un approccio della comunità internazionale pratico, con accorgimenti come lo sviluppo di tecniche di irrigazione che sfruttino una minore quantità di acqua, e la preparazione di sistemi specifici per affrontare meglio i disastri naturali. I Paesi devono inoltre trovare un accordo su come trovare una sistemazione per le popolazioni che abitano pianure a rischio. E occorre migliorare il sistema delle rimesse degli emigrati per i familiari che rimangono nelle regioni più vulnerabili.
Obsolescenza pianificata

di Andrea Bertaglio
Molti dei prodotti che utilizziamo quotidianamente hanno una durata molto breve. Vi siete mai chiesti il motivo? Dietro questa scadenza pianificata si nascondono delle logiche di mercato appositamente create dai geni del marketing e dell'informazione.
Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. Borse e zaini o scarpe e vestiti che si scollano, rompono, sfilacciano dopo poche settimane o nella migliore delle ipotesi, dopo pochi mesi. Pentole e padelle antiaderenti (che già non amo particolarmente, nonostante l’incredibile praticità e comodità, perché vanno contro lo spirito stesso del cucinare – che richiede abilità e pazienza – che è un’arte del saper aspettare e dell’avere continuamente cura di qualcosa), che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici ed elettrodomestici vari che si inceppano (o in certi casi prendono addirittura fuoco!) sempre e comunque “in giovane età”; telefoni cellulari e fotocamere digitali che si rompono misteriosamente anche dopo sei mesi… Si potrebbe andare avanti all’infinito.Ma perché accade tutto ciò? Perché il frullatore che ho in casa, risalente agli anni cinquanta e che ho avuto in dono, o meglio, in eredità, non da una nonna, ma addirittura da una bisnonna, funziona benissimo dopo più di mezzo secolo mentre la fotocamera, acquistata l’anno scorso, non dà più segni di vita dopo che il suo “display” si è rotto semplicemente stando in una borsa e che, a parere del negoziante vicino casa, non può essere assolutamente riparata (a meno che non si vogliano spendere cifre esorbitanti), ma può solo essere sostituita in toto? (E poi ci si stupisce delle “emergenze rifiuti”!). Perché non possiamo più riparare qualcosa ma solo sostituirlo?
Le risposte sono varie e più o meno complesse, ma a parte il fatto che nella maggior parte dei casi abbiamo perso ogni capacità, anche solo di iniziativa, riguardante la riparazione degli oggetti che ci circondano (come si può poi avere la competenza di riparare una fotocamera elettronica?), i motivi principali sono dovuti al fatto che ai geni del marketing e dell’informazione far apparire ogni cosa obsoleta dopo poche settimane l’uscita sul mercato non basta più, le merci (tutte, dalla più semplice alla più tecnicamente avanzata) devono avere una scadenza programmata.
Ci sono già fior di studi e ricerche a riguardo che non sto a citare in questa sede, ma sarei pronto anche senza di essi a scommettere che ormai si progetta la stragrande maggioranza dei prodotti in modo che si guastino o addirittura si debbano sostituire entro periodi sempre più brevi.Penso (e francamente spero) che sempre più persone abbiano iniziato ad essere insofferenti a questo comportamento che arreca danni non solo all’intero villaggio globale, dai lavoratori sfruttati nei paesi in via di “sviluppo” per produrre questa merce-spazzatura ai consumatori dei paesi “sviluppati”, ma anche ovviamente all’ambiente.
Sempre più persone hanno iniziato a sentirsi profondamente infastidite dalle continue promesse di frivola felicità propinateci quotidianamente dai paladini della società dei consumi e della crescita economica (gli stessi, per intenderci, che con le loro speculazioni finanziarie e privatizzazioni selvagge ci hanno portato alla situazione attuale, al “1929 reloaded”, come lo ha definito di recente Maurizio Blondet).
Sempre più persone sentono la naturalissima esigenza di sfuggire a queste “logiche illogiche” ed a queste tensioni e frustrazioni che ne conseguono, anche se in moltissimi casi ancora non sembrano rendersene pienamente conto.
Che fare, allora? Le uniche due risposte che mi sento di poter fornire sono due:
- re-imparare gradualmente a prodursi il più possibile i propri beni (cosa che urge anche al sottoscritto).
- Smettere di comprare. Bandire il più possibile lo “shopping” dalle nostre vite.
Questo non come ripudio totale della società in cui viviamo, non come voto di rinuncia, ma come allenamento per ciò che ci attende nei prossimi anni (che per l’appunto non sarà recessione, ma depressione), ossia una decrescita che per i più sarà forzata, e probabilmente non così felice. È forse l’unica forma di reazione, o addirittura di rivoluzione, che ci è rimasta nei confronti dei signori del marketing, della politica, della finanza e della crescita, che giocano sempre più con le nostre vite e che, più che delle persone, ci ritengono da parecchio tempo solo dei meri consumatori.Quando dobbiamo comprare qualcosa, almeno, teniamo presente i vecchi proverbi, sempre molto validi e molto attuali, tipo quello che dice “che chi più spende, meno spende”, provando a ridare in generale più importanza alla qualità che alla quantità.
A costo di ripetermi, ribadisco che la decrescita è già iniziata in tutto l’Occidente, e sta a noi renderla felice.
Pechino impone a tutti i computer di installare un programma di controllo interno

Il governo dice che il nuovo programma statale “Green Dam” vuole tutelare i giovani da violenza e pornografia. Ma le ditte costruttrici temono una nuova e più stretta forma di censura.
echino (AsiaNews/Agenzie) – Tutti i computer prodotti o venduti in Cina dovranno avere installato un programma di controllo sui contenuti, chiamato “Green Dam” (Diga verde). Pechino ha annunciato la misura, in vigore dal 1° luglio, spiegando che vuole tutelare i giovani dalla pornografia e dalla violenza. Ma produttori di computer e cittadini sono preoccupati che il fine sia, piuttosto, un’ulteriore e più rigida censura.
Qin Gang, portavoce del ministro cinese degli Esteri, insiste che l’unico fine è bloccare la pornografia e la violenza e i siti che diffondono informazioni false e allarmanti.
Ma la Cina è nota per la stretta censura imposta su internet, con interi siti oscurati e decine di migliaia di persone incaricate di una continua sorveglianza. Le ditte produttrici sono molto preoccupate, anche perché il dispositivo pare debba essere installato anche sui computer destinati all’esportazione.
Un rappresentante del gigante Usa Microsoft osserva che, pur essendo innegabile la necessità della tutela dei bambini che accedono a internet, occorre garantire la trasparenza, la libertà di espressione, la privacy e la sicurezza personale. Per cui conclude che sono ora allo studio le potenzialità di questo nuovo sistema di controllo.
Ed Black, presidente della Computer & Communications Industry Association, concorda che “impedire l’accesso alla pornografia è un fine ragionevole, ma è troppo facile usare la medesima tecnologia per aumentare la censura”.
Le sberle del voto

Rossana Rossanda 09/06/2009
Né il Pdl né il Pd né la sinistra radicale sono riusciti a motivare l'elettorato, anche se l'astensione deve aver giocato piuttosto a sinistra, sempre nell'idea dura a morire che le sinistre rifletteranno sicuramente su chi gli ha rifiutato per sdegno il voto. L'astensione non le ha mai corrette. Ancora più derisorio appare che alcuni dei loro esponenti, già sicuri contro qualsiasi verosimiglianza storica, della vocazione bipartitica degli italiani - che dal 7 giugno è, per i politicisti, la vittima principale - dichiarino che i risultati sono abbastanza buoni. Fa impressione sentire dal Pd che esso «sta tenendo bene il campo». Il Pd deve riconoscere al più presto che la miscela di cui è fatto è indigeribile per chiunque vorrebbe un riformismo dotato di qualche senso. Non si può andare con l'Opus Dei e negare i diritti civili a un elettorato laico e anche cattolico adulto. Non si può, con la scusa di non demonizzare Berlusconi, infliggere a un elettorato semplicemente democratico le leggi fatte ad personam, le insolenze alla magistratura, le porcherie fiscali e quelle personali del cavaliere. Voglio ammettere che un terzo degli italiani s'è abituato ad ammirare l'improntitudine e l'impunità, ma per gli altri due terzi è difficile ingoiarle. Infine, la mancanza nel Pd di qualunque sensibilità sociale, sia pur moderata, la voglia non nascosta di mettersi al seguito di Emma Marcegaglia, e nello stesso tempo la mancanza di qualsiasi altra credibile sinistra sociale - credibile nel senso di dare ai lavoratori dipendenti più importanza che alle proprie velleità di protagonismo - ha probabilmente regalato all'astensione o al protezionismo di Tremonti una parte dei voti di quegli operai, i quali hanno poche scelte davanti al perdere il lavoro e con esso la sussistenza. Leggere oggi che Massimo D'Alema ha raccolto i suoi non per proporre una correzione di linea ma per confermare la sua promessa di fare segretario del partito Bersani, liberalizzatore dei taxi, fa cadere le braccia.
Per ultimo, due parole sulla scomparsa della sinistra radicale, quella che ha disperso fra gli altri anche il mio voto. Sbaglia Asor Rosa dicendo al Corriere che nessuno ha tentato di evitarle la sbandata che ha preso. Molti di noi hanno tentato e senza volere per noi proprio nulla. Solo per timore che accadesse quel che era molto probabile e che infatti è accaduto. E non proponevamo partiti pasticciati, solo di dare una certa rappresentanza a una lista unitaria, quindi anche di sensibilità parzialmente diverse, ma di sicura onestà, fedeltà di sinistra e competenza. Non hanno voluto. Anzi, mi si corregga se sbaglio, in particolare Ferrero e Diliberto non hanno voluto. Non è che con ciò abbiano salvato il comunismo. A Pd, Rifondazione e Sinistra e Libertà suggeriamo di mandare i loro dirigenti in congedo al più presto. E se in mezzo a loro ci sono - e sappiamo che ci sono - persone serie e ragionevoli, chiediamo che riflettano al più presto su come leggere senza troppi svarioni i problemi che il 2009 sbandiera alle sinistre. È vero che ce ne sono almeno due, ma tutte e due hanno a che fare con i disastri prodotti dal capitalismo, più o meno selvaggio, o dalle illibertà politiche e civili. Tutto è scritto, basta saper leggere.
Le semplici ragioni del successo verde in Francia (e in Europa)

10/06/2009 di Umberto Mazzantini
LIVORNO. Ermete Realacci, responsabile ambiente del Partito Democratico, commentando i risultati elettorali dell’Ue dice alcune cose illuminanti: «Queste elezioni europee sono state anche segnate dal successo delle forze ambientaliste di nuovo segno come quella di Daniel Cohn-Bendict in Francia e dall’opportunità di utilizzare proprio la questione ambientale come chiave di volta per affrontare la crisi e dare nuovo vigore all’economia. Insomma, se fossi stato un elettore francese probabilmente avrei votato per il partito di Cohn-Bendict».
Nell’analizzare il successo di Europe Ecologie, che con il 16,3% tallona da vicino i socialisti, bisogna tener conto che il voto europeo, proporzionale, “libera” storicamente gli elettori dalla gabbia dei collegi uninominali e dal maggioritario a doppio turno che concentrano i voti sui partiti maggiori. Un fatto che anche nelle precedenti europee ha portato a clamorosi risultati i verdi (anche se non a questi livelli stratosferici) e formazioni dell’estrema sinistra. La novità è che stavolta il messaggio ecologista, rinnovato e strettamente legato alle questioni del lavoro e di un nuovo modello di società, con una migliore qualità della vita, sembra radicarsi fortemente in ambienti di ceto medio avanzato, sfondare tra i giovani, costruire un blocco sociale con gli agricoltori capeggiati da Bovet, strizzando l’occhio ai nuovi lavori e al “glocal” senza demonizzare il “global”.
Se a questo si aggiunge la rinascita dalle ceneri del vecchio ed esausto partito comunista di un Front de Gauche che ha raccolto il 6% dei voti con una piattaforma rosso-verde, il quadro è completo e mostra uno scarto quasi disperante tra l’asfittica politica del partitino verde nostrano che con Sinistra e Libertà non ha saputo intercettare un vento che sembra soffiare forte in tutta l’Europa più avanzata.
Europe Ecologie ha messo in piedi una campagna elettorale allegramente aggressiva, riducendo ad una paginetta il suo programma e presentando il Contrat Ecologiste pour l´Europe, un opuscolo di 60 pagine, scritte in grandi caratteri, piene di foto e disegni evocativi dei problemi, che tratta in maniera semplice e diretta le questioni più complesse del rapporto tra ambiente ed economia. Il tutto accompagnato da una specie di veloce bignami del pensiero e delle proposte verdi : "10 bonnes raisons de voter Europe Ecologie".
Diciamo che sono riusciti a semplificare la complessità senza banalizzarla ed a sfuggire all’immagine di quelli che dicono sempre no, pur dicendo no grossi e scomodi come quelli sul nucleare e sugli Ogm. In concreto il Contrat écologiste pour l´Europe propone quelli che chiama nuovi pilastri: lavoro, energia, agricoltura diritti sociali, salute, biodiversità, diritti umani e lotta contro le discriminazioni, conoscenze e solidarietà internazionale. Per ognuno di questi pilastri fa tre proposte essenziali, 27 in totale.
Poi ci sono tre strumenti strutturali : un nuovo patto basato sulla cooperazione ecologica e solidale; un governo economico e sociale: il Conseil de Sécurité économique, sociale et financière, incaricato di gestire i finanziamenti e l’applicazione dei contratti ; un nuovo processo costituente. «L’impegno oggi é quello di mobilitare 500 milioni di europee/i intorno ad un progetto politico comune»..
Europe Ecologie si definisce «Un rassemblement di cittadine e cittadini, di elette/i e di responsabili di associazioni nato con l’ambizione di federare gli ecologisti per proporre un nuovo contratto per l’Europa, un New Deal ecologico e sociale. Questo contratto è essenzialmente un piano d’urgenza di fronte alla crisi. Ma è un programma per uscire dalla crisi, non per ripararla. In Francia, con 100.000 disoccupati in più ogni mese, non possiamo contentarci di mezze misure. Alcuni propongono un rilancio dei consumi a colpi di sovraindebitamento e senza tener conto dei bassi redditi, altri un rilancio degli investimenti in settori superati. Non hanno altra ambizione che quella di bruciare dei miliardi di euro in un sistema liberista e produttivista che ha fallito. La crisi non si risolverà con le politiche che l’hanno provocata. Vogliamo realizzare un coordinamento a livello europeo per un orientamento politico nuovo: la conversione ecologica e sociale dell´economia, un altro progetto di società».
Il Contrat di Europe Ecologie si basa su due idee semplici: «Per proteggere, occorre cambiare: un’altra regolamentazione economica, basata sulla mutazione ecologica della società, è l´unica realistica e sostenibile. Settore per settore, questa conversione deve iniziare subito per evitare disastro. Per cambiare, occorre proteggere: i popoli europei no si impegneranno in questo riorientamento se non si garantirà loro che questo cambiamento di direzione favorisce il loro benessere. In conseguenza, i diritti fondamentali, sociali ed ambientali, devono essere garantiti. La crisi é l’occasione per rafforzarli subito». Più o meno il contrario di quanto pensa il governo italiano e di quanto, nemmeno tanto nascostamente, crede un bel pezzo di opposizione galleggiante sul disincanto.
I verdi francesi propongono un nuovo contratto ecologico e sociale che vuole rifondare l’Europa del Trattato di Roma, perché «la crisi mette drammaticamente in luce le insufficienze dell’Europa delle Nazioni», mentre ogni Stato dell’Ue sembra più interessato ad elaborare piccoli piani di rilancio domestici «privandosi così dell’impatto e della coerenza di un investimento massiccio e coordinato».
I verdi hanno il coraggio ambizioso di proporre un contrat écologiste per l’Ue che «è un programma di transizione tra due mondi, tra due modelli di sviluppo, tra due civilizzazioni. Si pone in continuità con il manifest "Changer d´ère" che costituisce lo zoccolo politico di Europe Écologie. Non pretende di risolvere tutte le questioni ma fissa la logica di un nuovo progetto. Affronta la doppia radice della crisi finanziaria, economica ed ecologica: la dittatura del breve termine e la sfrenato sfruttamento degli esseri umani e della natura. Dobbiamo smetterla di cambiare opinione per pensare meglio a come cambiare. La nuova Europa, che emergerà dalla crisi sarà un’Europa trasformata. Si baserà sul benessere sociale, la cura dell´ambiente, la prevenzione dei rischi, la diminuzione dell’impronta ecologica e dei flussi di materia ed energia, e si opporrà frontalmente alla concorrenza selvaggia, alla precarietà ed alla predazione. Previdenza, protezione, prevenzione e precauzione non si oppongono all’innovazione e al progresso umano. Ne sono anche la condizione».
Insomma una sinistra ambientalista e laica che declina chiaramente la sua identità ed un nuovo modello sociale ed economico, senza giri di parole e distinguo, molto lontana da certe complicate verbosità della dispersa e timida (che spesso nasconde le sue carenze dietro irrigidimenti ideologici) che un Contrat per uscire dal berlusconismo non sembra averlo.
Tremonti boccia il nucleare italiano: costi troppo alti che ricadono sui cittadini

10/06/2009
| LIVORNO. La lenta e difficile avanzata del ddl Sviluppo , in cui si gioca tutta la partita normativa del ritorno al nucleare per il nostro paese, ha subito un nuovo stop. Questa volta ad opera del ministero dell’Economia che ha letteralmente bocciato il testo uscito dal Senato e che è adesso alla camera per la terza lettura, per problemi di copertura economica e per il rischio di aumenti delle tariffe energetiche a carico delle famiglie. La relazione inviata alla Camera da parte del ministero dell’Economia sulle modifiche apportate al passaggio al Senato è quanto mai esplicita, asserendo che queste «introducono, contrariamente all’azione di governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali» e «presentano gravi profili di legittimità sotto l’aspetto contabile». Uno stop che mette in difficoltà tutto l’impianto del ddl sviluppo, sia la parte più direttamente legata al nucleare, sia quella più generale sull’energia. Ma per Legambiente «basteranno gli articoli sul nucleare per far lievitare le tariffe» e adesso se ne è accorto anche il Tesoro. Un dato che già era noto da quanto ha calcolato il dipartimento per l’Energia statunitense, secondo il quale il costo industriale dell’elettricità da nucleare da nuovi impianti è più alto rispetto alle fonti tradizionali, e dalla previsione dell’agenzia di rating Moody’s per la quale nonostante i generosi incentivi e sussidi negli USA, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese. «La propaganda governativa non aiuta le famiglie – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – e l’analisi del Tesoro lo conferma. La bocciatura del testo al Senato riguarda diversi articoli, ma sarebbero bastati quelli strettamente inerenti al nucleare a testimoniare il potenziale aumento delle tariffe in bolletta per i cittadini». Anche il Mit, nel recente rapporto “Update of the Mit 2003 Future of nuclear power study”, sulle prospettive di rilancio del nucleare, denuncia che in soli quattro anni, le stime sui costi di costruzione degli impianti “overnight” (che non includono cioè gli oneri finanziari, particolarmente pesanti per questa tecnologia) sono raddoppiate passando da 2.000 $/kW a 4.000 $/kW. «Del resto – conclude Ciafani - le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, che ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi €, devono aver reso più cauti i costruttori». E chissà forse anche l’attento ministro Tremonti. |