lunedì 15 giugno 2009

Massima insicurezza - Marco Travaglio

Non son l'uno per cento




Una lotta scolpita nel marmo Non sono l'uno per cento, un documentario anarchico di Antonio Morabito sui rivoluzionari di Carrara. Si avverte una piacevole soddisfazione nel constatare la tendenza del recente documentarismo italiano a scavare nei meandri nascosti del nostro paese, sempre più alla ricerca di argomenti messi da parte. C'è qualcuno che sente la necessità di raccontare storie importanti per non farle finire nel dimenticatoio, abbandonate come sono dai manuali scolastici, perse nella memoria di pochi.Grazie ad Antonio Morabito, il cinema italiano scopre un documentario in cui si parla di anarchia. Non son l'un per cento (il titolo è un verso di una vecchia canzone anarchica) parte, e ha come centro, Carrara città del marmo e dei cavatori, culla degli anarchici del bel paese, e ricostruisce la storia di un modo di vivere, prima che di un orientamento politico. La domanda che Alfonso Nicolazzi voce narrante e personaggio principale del documentario pone verso la metà della pellicola è: Come si fa a non essere anarchici?. Non perché, a suo dire, l'anarchia sia una necessità sovversiva, ma perché l'anarchia è una scelta inevitabile, una condizione esistenziale quotidiana - perché sono anarchiche tutte le piccole decisioni giornaliere in una società come quella attuale, che non propone più forti ideali. Morabito, trentacinquenne director toscano, registra le testimonianze di un docente universitario, di uno storico, di uno scultore e di un tipografo (il sopra citato Nicolazzi) che davanti alla sua telecamera snocciolano date, aneddoti, ideologie, genealogie ed evoluzione del movimento anarchico. Un movimento che non prevede tessere, che non prevede affiliazioni né esclusioni, che semplicemente manifesta il suo dissenso verso uno stato impegnato a fare i propri interessi senza curarsi di quelli del popolo. Tornano in vita nel racconto dei suo intervistati, i nomi di Pino Pinelli, di Valpreda, di Sacco e Vanzetti, personaggi sempre meno citati ai nostri giorni perché forse ancora molto scomodi. Viene narrata la storia della FAI, la Federazione Anarchica Italiana, e il suo modificarsi lentamente dalle origini fino ad oggi, il suo rapportarsi con i nuovi movimenti no-global e new-global, il suo tentativo di migliorare il sistema, non solo di destrutturarlo.Un progetto low-budget alternativo e interessante. La notevole ricerca storica, giornalistica e filologica che sta alle spalle della scrittura di Non son l'un per cento, ne fanno un ottimo esempio di documentario di qualità, un made in Italy di cui andare orgogliosi. Recensione di Gaetano Maiorino dal sito:http://www.close-up.it

Trino e Saluggia. L'insostenibile leggerezza dell'atomo.





Si torna a parlare di nuove centrali nucleari. Il Piemonte sconta da anni un’eredità pesante: tra Saluggia e Trino è custodito l’85% delle scorie radioattive prodotte in Italia, tutte ospitate in luoghi considerati inidonei, vicino al greto dei fiumi. Gian Piero Godio di Legambiente parla di un passato che non si riesce o non si vuole risolvere (manca ancora un deposito nazionale) e di un futuro – dopo l’accordo Berlusconi-Sarkozy per quattro nuovi impianti - ancora nebuloso.

I NUOVI CERCHI NEL GRANO 2009














articolo di Massimo Fratini

"..Io sono il Bennu, l' anima di Ra"

Altro pittogramma, incredibile, affascinante, bellissimo, non trovo aggettivo per descrivere l'ultimo Crop Circle comparso il 12 Giugno 2009 a Yatesbury nel Wiltshire (UK) e che mostra la Fenice simbolo del Fuoco, simbolo di spiritualità universale, purificatore e guaritore, e pure civilizzatore “Quiescit in sublimi": si acquieta solamente quando ha raggiunto la sommità, la perfezione. La fenice rappresenta molti significati ma quello che più può interessare in questo periodo di grandi cambiamenti e il fatto che questo uccello rappresenta la Rinascita e che la fine di un ciclo non comporta la distruzione di tutto quanto fatto, bensì è permesso ripartire da dove si era arrivati per proseguire il cammino ad un livello superiore. Ma vediamo cosa significava La fenice nell'antico Egitto.

«..Io sono il Bennu, l' anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat...

Che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino..

cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra»

Gli antichi egizi furono i primi a parlare del Bennu, che poi nelle leggende greche divenne la Fenice. Uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume — una rosa e una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo). In Egitto era solitamente raffigurata con la corona Atef o con l'emblema del disco solare

Peraltro si dice anche che dalla gola della Fenice giunse il soffio della vita (il Suono divino, la Musica) che animò il dio Shu (in seguito identificato con Anhur, il cui nome significa Portatore del cielo, diventando Anhur -Shu un Dio barbuto). Anhur - Shu o Ashur era appunto il Dio che gli Assiri veneravano al posto di Marduk (Nibiru) e veniva simboleggiato all'interno di un disco alato.















Fenice simbolo del Fuoco - simbolo di spiritualità universale, purificatore e guaritore, e pure civilizzatore “Quiescit in sublimi": si acquieta solamente quando ha raggiunto la sommità, la perfezione. Rappresenta il Sole che nell'antico Egitto, a mezzogiorno era associato a un falco in volo (Horus) e a volte con un occhio che vedeva tutto e ardeva con giudizio (l'occhio di Horus).



































Horus era associato anche al "Risorgere dalle proprie ceneri" - significa che la fine di un ciclo non comporta la distruzione di tutto quanto fatto, bensì è permesso ripartire da dove si era arrivati per proseguire il cammino ad un livello superiore.
Il Ciclo della Fenice è l’opposto di quello del Serpente Ouroboros. Infatti mentre il Serpente si riveste dei viventi per replicare se stesso e li getta come cambiasse la pelle; la Fenice, al contrario, è l’Iniziato che domina l’ energia del Serpente e la usa per replicare se stesso e per risorgere ad un gradino di vita superiore. ..

Chi non sa risorgere dalle proprie ceneri come una Fenice non farà nessun progresso, ma ogni anno tornerà sotto il giogo del Serpente. .. La Fenice sfugge al Ciclo del Serpente, in quanto non muore alla fine del ciclo per lasciare il posto alla propria discendenza, bensì rinasce dalle proprie ceneri.


http://www.cropcircleconnector.com/2009/yatesbury2/yatesbury2009b.html

http://www.segnidalcielo.it/la_fenice_cropcircle2009.html

Febbre suina, quali le vere cause?













di Lucia Tragni

Febbre suina, aviaria, sars, “mucca pazza” … Quali le cause? La risposta sta nell’espressione “L’assassinio degli animali è la morte degli uomini”, che riassume bene il cuore delle tradizioni e degli insegnamenti che nel corso di questi secoli le chiese istituzionalizzate ci hanno insegnato: gli animali non hanno un’anima. Le amare conseguenze di questo approccio sono sotto gli occhi di tutti.


Un nuovo rischio di pandemia ha tenuto tutto il mondo con il fiato sospeso: dal Messico agli Stati Uniti, al Giappone. Proprio ieri in Scozia c’è stata la prima vittima europea di questa influenza, mentre crescono in Francia e in Italia gli allarmi di nuovi contagi.

Tutti discutono sui possibili rischi per l’uomo, sulla possibilità di una pandemia mondiale, sui vaccini, sul tasso di mortalità, ma quanti si chiedono veramente quale sia la responsabilità dell’uomo? La radice di tutto ciò si trova forse nel comportamento indifferente e spietato dell’uomo nei confronti della natura e degli animali? Non è forse un monito chiaro che indica che dovremmo cambiare radicalmente qualcosa nel nostro rapporto con gli animali, nel modo in cui sfruttiamo la madre Terra e la natura, al punto che non sono più in grado di offrire il loro sostentamento all’uomo?

Alcuni scienziati ammettono che i virus si sviluppano e manifestano grazie alle condizioni favorevoli che trovano nei grandi allevamenti intensivi, dove gli animali sono costretti a vivere stipati negli spazi più ristretti, in condizioni igieniche disastrose e possono sopravvivere soltanto perché vengono somministrati loro forti dosi di antibiotici e medicinali.

Tutte queste sofferenze sono necessarie?

Possiamo puntare il dito sulle grandi industrie della carne, dare la colpa ai grandi allevamenti, all’avidità di profitto dell’uomo, ma possiamo anche chiederci: che cosa posso fare io personalmente?

Com’è il mio rapporto con la natura, con la madre Terra e con gli animali, li considero esseri viventi in grado di percepire gioia e dolore? E se è così, ho già rinunciato a cibarmi della loro carne? Molti considerano gli animali come oggetti, come merce, creature al servizio dell’uomo. Questo è dovuto spesso alla tradizione e agli insegnamenti che ci sono stati dati dalle chiese istituzionalizzate, che per secoli hanno insegnato che gli animali non hanno un’anima e nell’attuale catechismo affermano che “è legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti” e inoltre “non si devono far oggetto di quell’affetto che è dovuto soltanto alle persone”.

Che cosa ci ha insegnato, invece, Gesù di Nazareth? Egli ci disse “Ciò che fate al più piccolo dei vostri fratelli, lo fate a Me”. E questo vale anche per gli animali, che sono inostri fratelli minori. Egli ci insegnò anche “Ciò che l’uomo semina, lo raccoglierà” e questo principio vale anche per il nostro rapporto con gli animali e con la natura. La legge di semina e raccolta dice: ognuno è responsabile per ciò che fa.

Chi è quindi responsabile per il decadimento dei principi etici e morali del vero cristianesimo - contenuti nei Dieci Comandamenti di Mosè e nel Discorso della Montagna di Gesù - che negli ultimi 2000 anni sono stati considerati utopici? Qual è la responsabilità delle istituzioni ecclesiastiche, della scienza, dello Stato e di ogni singolo cittadino? E quali sono le conseguenze che ne derivano?

In un libretto dal titolo L’assassinio degli animali è la morte degli uomini vengono approfondite queste domande. Vi leggiamo, per esempio: “Le catastrofi che avvengono sulla terra rispecchiano la catastrofe che è l’uomo. Anche le forze degli elementi - fuoco, acqua, terra e aria – non ubbidiscono più all’uomo. Essi si scrollano di dosso l’aggressività, la distruzione, l’inquinamento, il modo di pensare orientato sul profitto materiale e sullo sfruttamento con i quali sono stati caricati dall’uomo. Gli uomini vengono colpiti dagli effetti delle cause che hanno posto…”

“Chi fa soffrire e uccide gli animali spesso non riesce più a percepire alcun pentimento. La sua coscienza, che dovrebbe essere un organo di controllo etico e morale, è divenuta ottusa… Gran parte dell’umanità rimane indifferente quando vede che la terra viene sfruttata al massimo, che gli animali vengono tormentati e tenuti nelle stalle in modo crudele e privati di ogni dignità; a molti uomini non importa se gli animali cadono vittima di chi li tormenta e li uccide per molti scopi, usandoli anche per fare esperimenti… Molti sanno che tutto ciò non è conforme alla volontà di Dio, ma tacciono ugualmente e non fanno nulla…”

Il pellet radiottivo e lo spettro di Cernobyl















15/06/2009

LIVORNO. Continuano a rendersi evidenti gli effetti anche a lungo termine dell’uso del nucleare, per le contaminazioni ambientali che ne possono derivare, sia per l’attività ordinaria, sia in caso di incidenti. Stavolta si sono evidenziati per un apparentemente innocuo uso del pellet per alimentare le stufe casalinghe.
L’allarme è scattato ad Aosta dalla segnalazione di un cittadino che si era rivolto ai vigili del fuoco dopo che si era accorto che i pellet acquistati non bruciavano bene. Da cui la scoperta che l´eco-combustibile in questione, che in alcuni casi ha fatto rilevare una radioattività (dovuta alla presenza di cesio 137) cinque volte superiore alla soglia di tollerabilità, fa parte di una partita - non completamente contaminata - di 10 mila tonnellate giunte dalla Lituania nell´autunno scorso e distribuite da un importatore di Varese.

Oggi si sapranno i primi risultati delle analisi condotte dall´Arpa della Valle d´Aosta sulla pericolosità per la salute umana delle ceneri prodotte da stufe che hanno utilizzato i pellet radioattivi e i riscontri scientifici saranno consegnati alla Procura delle Repubblica di Aosta che sta coordinando, assieme alla squadra mobile della questura, l´operazione. In Valle d´Aosta - secondo quanto è stato riferito dal procuratore della Repubblica di Aosta, Marilinda Mineccia - la fornitura di combustibile contaminato è giunto a febbraio tramite un rivenditore di Saint-Christophe, di cui sono stati sequestrati i quantitativi rimanenti in magazzino, ma altre 23 tonnellate di pellet sono state sequestrate dalla squadra Mobile della questura di Bologna in un´azienda a Ponte della Venturina, una frazione di Granaglione sull´Appennino al confine con la Toscana.

Se la contaminazione è ancora da mettersi in relazione con l’incidente di Cernobyl del 1986 (il peggiore mai avvenuto nella storia del nucleare ad uso civile) non è riportato da nessuna agenzia, anche se la provenienza del pellet e il tipo di radioattivo che lo ha contaminato, farebbero pensare che non si tratti di una strana coincidenza.

Tra i maggiori paesi produttori di questo combustibile, si legge sul sito www.pelletitalia.org , vi sono il Canada, la Svezia, la Germania, l´Austria, la Svizzera e i Paesi Baltici, mentre si stanno affacciando sul mercato alcuni paesi dell´Est, la Cina, il Brasile e il Sud-est asiatico. In generale comunque il pellet sarà sempre più prodotto da quei paesi che dispongono di grandi estensioni di terreni boscosi (Russia 880 milioni di ettari). Mentre in Italia, che rappresenta uno dei maggiori mercati europei per i sistemi di riscaldamento con il pellet , attualmente non ci sono grossi produttori, tranne qualche piccola realtà nel nord-est e nel centro del paese, e i prodotti sul mercato sono quasi esclusivamente di importazione.

Il pellet rappresenta una validissima alternativa alle tradizionali fonti energetiche per il riscaldamento, in quanto le emissione di Co2 prodotte equivalgono a quelle assorbite da una pianta durante il suo ciclo di vita, ma lo sarebbe ancora di più se per produrlo si utilizzassero gli scarti agricoli e della manutenzione dei boschi, che invece in genere diventano rifiuti. Con il beneficio di utilizzare una energia rinnovabile, chiudendo allo stesso tempo una parte del ciclo dei rifiuti e di avere maggiori garanzie dell’assenza di contaminanti radioattive.

La direzione che era stata presa con l’ultima finanziaria del Governo Prodi che aveva introdotto il principio del raggio di 70 chilometri di provenienza delle biomasse che sarebbero rientrate nel circuito degli incentivi: strada che invece è stata abbandonata dall’attuale governo.

Anche Coldiretti consiglia di privilegiare biomasse locali, o comunque nazionali per avere maggiori garanzie di tracciabilità
«E´ necessario investire sulla produzione di energia rinnovabile dell´agricoltura italiana – ha dichiarato l’associazione degli agricoltori-che è ottenuta per oltre il 70% da biomasse combustibili dove sono completamente assenti i rischi di contaminazione nucleare».

A mettere direttamente in relazione con Cernobyl il pellet radiattivo è stato il presidente dell´Aduc Primo Mastrantoni, che ricorda che il cesio 137 ha un tempo dimezzamento di 30 anni (dimezza cioè la propria radioattività nel corso di 30 anni), ed è particolarmente pericoloso perchè viene fissato, data la somiglianza con il potassio e il sodio, dagli organismi animali e vegetali»

«Un monito per il nostro Governo - continua l´Aduc - che ha varato un programma di costruzione di 4 centrali nucleari al modico prezzo di 5 miliardi l´una, che in Italia, moltiplicatore delle spese pubbliche, arrivera´ a 7 miliardi. Sulla qualità delle centrali nostrane abbiamo dei seri dubbi visto che abbiamo costruito 500 ospedali in zona sismica e non si trovano i soldi per renderli sicuri benché la legge antisismica risale al lontano 1974 e che non riusciamo a smaltire correttamente la monnezza che produciamo. Considerato che le centrali nucleari italiane entreranno in funzione tra 15 anni, se va bene, sarebbe opportuno accantonare questi sogni di gloria e puntare sulle energie rinnovabili e sulla razionalizzazione dell´energia prodotta e consumata».

Link che ovviamente viene invece accuratamente evitato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che si limiat a «esprimere apprezzamento per l’azione disposta dall’autorità giudiziaria di Aosta ed eseguita in diverse province italiane, che ha evitato il rischio che il persistere di un suo utilizzo diffuso potesse provocare danni alla salute.
Ho provveduto – aggiunge il ministro - a disporre ulteriori controlli attraverso l’Ispra, per garantire i massimi standard di sicurezza. Allo stesso modo, però ribadisco che il sistema energetico basato sugli ecocombustibili è assolutamente sicuro, pulito, e contribuisce ad abbassare gli standard di emissioni in atmosfera, garantendo inoltre un notevole risparmio economico».

Suscitano interrogativi i titoli di Stato Usa sequestrati in Italia a due giapponesi















12/06/2009

Suscitano interrogativi i titoli di Stato Usa sequestrati in Italia a due giapponesi.

I titoli americani hanno un valore di oltre 134 miliardi di dollari. L’intera vicenda lascia insolute numerose questioni di ordine economico e politico. Qualcuno mette in relazione la vicenda con le voci sulle dimissioni del ministro degli interni di Tokyo.

Milano (AsiaNews) - Nuovi sviluppi si registrano nella vicenda dei 134,5 miliardi di dollari sequestrati al confine italo-svizzero di Ponte Chiasso dalla Guarda di Finanza italiana, di cui AsiaNews aveva riferito quattro giorni fa .
La vicenda che aveva fatto registrare grandi titoli sulla stampa italiana, da cui non è stata più ripresa, era stata finora scarsamente rilanciata dalle agenzia stampa internazionali. Da ieri un flusso di informazioni hanno iniziato ad emergere anche sulle agenzie internazionali in inglese.
Alcuni commentatori hanno messo la notizia del sequestro a Chiasso in relazione con quanto riportato lo scorso 30 marzo da alcuni quotidiani americani. Il Ministero del Tesoro americano aveva scoperto di avere a disposizione, inaspettatamente, ancora 134,5 miliardi di dollari della TARP (Troubled Asset Relief Program ) – il fondo speciale del governo americano di sostegno per i titoli finanziari “problematici” – che fino a quel momento non erano stati impegnati. Il governo Obama poteva perciò evitare di chiedere nuovi fondi al Parlamento statunitense, che in quel momento appariva intenzionato a negarli.
Anche un’altra notizia sarebbe in relazione con il sequestro effettuato a Chiasso. Poche ore fa, secondo l’agenzia giapponese Kyodo, il ministro degli Interni Kunio Hatoyama ha inviato una lettera di dimissioni. La motivazione ufficiale sarebbe connessa ad un disaccordo relativo alla conferma di un incarico di vertice alle Poste giapponesi. Alcune fonti hanno fatto notare che la motivazione è poco credibile perché Hatoyama è stato il principale alleato che ha permesso a Taro Aso di diventare Primo ministro e perché la coalizione governativa deve affrontare tra due settimane una difficile prova elettorale a livello nazionale.
Le ragioni che farebbero pensare ad una connessione con il sequestro di Chiasso sono molteplici. In primo luogo i corrieri che trasportavano i valori avevano dei passaporti giapponesi. In secondo luogo i corrieri della valuta transitata illecitamente non sono stati arrestati. Il possesso di valuta, o di altri valori mobiliari, contraffatti comporta per la legge italiana l’arresto anche per cifre ben inferiori, anche per poche decine di migliaia di euro. A titolo di paragone, il valore dei titoli contraffatti è pari all’1% del PIL (Prodotto Interno Lordo) americano. In terzo luogo le modalità del sequestro denotano una superficialità a dir poco dilettantesca: due giapponesi in giacca e cravatta con valigetta su di un treno regionale – che si ferma ad ogni piccola stazione – solitamente frequentato da frontalieri – in generale lavoratori manuali italiani che lavorano in Svizzera e rientrano a casa in serata – avevano la stessa probabilità di passare inosservati di due dirigenti europei in Congo.
AsiaNews si pone alcune domande. Perché la stampa italiana, di ogni colore, dopo averne fatto titoloni, ha improvvisamente fatto calare una coltre di silenzio sulla notizia? Nell’ipotesi, per ora, che i titoli sequestrati siano autentici, che cosa ci facevano in Italia e perché venivano trasportati in Svizzera? Nell’ipotesi che si tratti dei fondi non impegnati della TARP perché mai sono (sarebbero) già stati emessi dalla Federal Reserve americana dei titoli a valere su tale fondo? Non si doveva (non si sarebbero dovuto) attendere una determinazione d’impiego prima di emettere dei titoli monetari? Se si accertasse che i titoli sono autentici e si trattasse di beni appartenenti ad un grande Stato estero, perché non è stata utilizzata la valigia diplomatica, che non può essere ispezionata dagli agenti doganali? Nella medesima ipotesi, come si comporterà il governo italiano in merito alla penale? Imporrà il pagamento di una penale da 38 miliardi di euro – rischiando uno scontro con Paesi alleati – o, senza versamento dell’ammenda, restituirà i titoli al Paese proprietario – mostrando al mondo intero che l’Italia è una sorta di protettorato semicoloniale e soprattutto violando la legge e la Costituzione italiana? Per il premier Berlusconi si tratta (si tratterebbe) di una bella responsabilità anche personale, visto che le conseguenze legali e penali sono (sarebbero) a suo carico.
Chi ne esce comunque bene da questa vicenda è la Guardia di finanza italiana, che non a caso ha subito pubblicato sul proprio sito i dettagli del sequestro.

Il liceo light in stile Gelmini
















Stefano Milani

12/06/2009

Tagli indiscriminati e un po' di riforma Gentile (datata 1923). Questa è la ricetta del nuovo regolamento che ridisegna «l'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei» ideato e voluto dal ministro Gelmini che lo ha definito «epocale» dopo il via libera da parte del consiglio dei ministri. Epocale chissà, restrittivo sicuramente. Si riduce infatti la scelta formativa: da 400 indirizzi si passa a 6 licei con 10 opzioni per gli studenti. Al classico, scientifico, linguistico e artistico si aggiungono il liceo musicale e coreutico e il liceo delle scienze umane. Non faranno i salti di gioa gli studenti nel sapere che il latino sarà obbligatorio in quattro licei e che le ore di matematica, fisica e scienze saranno sempre di più, «per irrobustire la componente scientifica nella preparazione liceale» dice il ministro che promette anche un «potenziamento» delle lingue straniere. Il nuovo modello partirà gradualmente, coinvolgendo dall'anno scolastico 2010-2011 le prime e le seconde classi, per poi entrare a regime nel 2013. Raggiante la Gelmini (il tentativo è quello di «coniugare la tradizione con l'innovazione privilegiando la qualità»). Meno l'opposizione e i sindacati. «Far partire la riforma in prima e in seconda significa costringere gli alunni di prima del 2009 a cambiare indirizzo e percorso di studi nel 2010 - commenta Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil- questo perché cambieranno molti indirizzi, percorsi e materie con la riforma». Anche la Uil dice no e invita la Gelmini a ripensarci: «L'unico motivo di questa operazione - sottolinea Massimo di Menna, il segretario generale - è di carattere economico: la riforma riduce materie, indirizzi e organico. Ma per i ragazzi sarà il caos».

Balliamo sul Titanic














12/06/2009

Valentino Parlato

Anche a qualche giorno dal voto, a mente fredda, queste elezioni europee sono state un vero disastro.
E un disastro gravido di pericoli, soprattutto in Italia.
Astensione, avanzata delle destre, dissoluzione delle sinistre: i comunisti e le destre socialdemocratiche sono state mandate al diavolo. E in più, aggiungo io, una situazione di diffusa ingovernabilità. C'è l'eccezione, forse, della Francia, ma altrove è difficile prevedere governi, anche di destra, ma governanti.
In Italia, lo ripeto, la situazione è di pericolosa ingovernabilità. L'ipotesi cara a Berlusconi, ma anche a buona parte del Pd, di un bipolarismo, cioè della prevalenza di due partiti, alternativamente di governo, è saltata, tanto che anche Berlusconi ha dovuto rinunciare a impegnarsi nel referendum prossimo, che invece il Pd continua a sostenere. L'affermazione, rilevante, della Lega e dell'Italia dei Valori ha tagliato le ali a ogni speranza di bipolarismo. Berlusconi non avrà vita facile neppure lui, anche se la sinistra è a pezzi. E se la situazione è questa - lo sappiamo per esperienza storica - l'ingovernabilità spinge all'autoritarismo: debbo governare, debbo salvare il paese, si dice e si dirà Berlusconi, ragione per cui le forzature autoritarie saranno necessarie e in una stagione di populismo dilagante troveranno sostenitori anche tra quelli che al voto si sono astenuti.
La sinistra è allo sbando. Nemmeno la sconfitta placa le coltellate al suo interno e in questa demenza suicida si finisce con l'utilizzare anche Gheddafi. Un parlamentare vicino a D'Alema aveva accettato che Gheddafi entrasse nella grande aula del Senato, e subito (soprattutto nel Pd) è scattato il rifiuto per dare uno schiaffo a Massimo D'Alema. Con questa sinistra ci si può aspettare di tutto: anche un favore a Berlusconi per far dispetto a uno dei propri leaders. E tutto questo - non va dimenticato - nel quadro di una gravissima crisi. Le crisi nei tanto disprezzati Usa hanno portato a Roosevelt e Obama, mentre in Europa, nel passato, a Mussolini e Hitler. E ora c'è l'ondata di destra.
In Italia la sinistra è al disastro. Anche la buona volontà di Fausto Bertinotti, che propone l'unità di tutte le forze che non siano di Berlusconi o di Bossi e che siano pronte e decise a buttare a mare tutto il passato del comunismo, del socialismo e di quant'altro non mi persuade proprio. Buona volontà, certo, ma quanto realizzabile? Come non pensare che aggraverà confusione e conflitti interni. L'esperienza dell'Arcobaleno? Discutiamone.
Sia chiaro, noi del manifesto siamo tutti per l'unità delle varie sinistre e lo avevamo proposto (inascoltati) prima del voto. Ma in quest'Europa e in quest'Italia come si può lavorare a un rinnovamento e a una unità della sinistra? Durante il fascismo in prigione o in esilio i comunisti e i socialisti e anche Don Sturzo lavorarono a capire le ragioni della sconfitta, i cambiamenti della società. Cerchiamo di ricordarcelo e cerchiamo di difendere e rivitalizzare quel che resta di democratico nel nostro paese. I pericoli autoritari incombono e ricordiamo che per sconfiggerli ci volle anche una guerra mondiale.

Formigoni, dove sono finiti i soldi di Saddam?














Oil for food

di Gianni Barbacetto

C’è una sentenza a cui sono stati dedicati solo brevi trafiletti sui giornali. Eppure coinvolge un politico di prima grandezza, che punta addirittura alla successione di Silvio Berlusconi. La sentenza è quella del processo “Oil for food”, il politico è Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia.
Ricordate la vicenda? È lo scandalo scoppiato nel 2004, quando sono emersi i fiumi carsici di tangenti pagate all’ombra del programma delle Nazioni Unite “Oil for food”, nato per addolcire l’embargo all’Iraq di Saddam Hussein permettendo di scambiare oil, cioè petrolio, con food, cibo e medicine. Un’indagine americana ha certificato che, sotto l’ombrello protettivo di quel programma Onu, Saddam assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime. Poi, dopo l’invasione Usa, quei soldi sono finiti a finanziare la guerriglia e il terrorismo.
Coinvolti nel gioco, grandi compagnie e piccoli trader petroliferi, ma anche singole persone ed esponenti politici di una cinquantina di Paesi del mondo. Tra questi, Roberto Formigoni che, in nome della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, braccio destro di Saddam, ha ricevuto contratti per 24,5 milioni di barili: la più massiccia tra le assegnazioni fatte a soggetti italiani. Poiché Formigoni non fa il petroliere, i contratti sono stati gestiti da aziende suggerite dal governatore: la Cogep della famiglia Catanese e la Nrg Oils di Alberto Olivi. Così una piccola impresa come la Cogep si è trovata di colpo a passare dalle autobotti alle petroliere. In cambio, secondo l’inchiesta sviluppata a Milano dal pm Alfredo Robledo, avrebbe pagato tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. La Nrg Oils avrebbe pagato invece almeno 262 mila dollari.
I Catanese (benché la loro Cogep fosse già stata coinvolta nello scandalo dei petroli e i suoi titolari fossero già stati condannati nel 1982 per contrabbando internazionale) sono tra i fondatori della Compagnia delle Opere, l’associazione d’imprese promossa da uomini di Cl, e questo è bastato, evidentemente, per far scattare la segnalazione di Formigoni a Saddam. A partire dal 1997, Saddam e Aziz concedono succulenti contratti alla piccola Cogep, che “ringrazia” Formigoni versando dal 1998 al 2003 oltre 700 mila dollari sui conti di una società estera, la Candonly, controllata da Marco Mazarino De Petro, il fiduciario di Formigoni per i rapporti con l’Iraq di Saddam. Come giustifica De Petro tutti quei soldi? «Sono il compenso per la mia consulenza». Ma è difficile capire in che cosa sia consistita quella consulenza, visto che De Petro può esibire soltanto una relazione stilata nel 1996, tre paginette dalla sintassi difficile, in cui strologa di un «accordo petroil for food».
Ora è arrivata la sentenza. La prima condanna europea per quello scandalo: due anni di carcere a De Petro, in primo grado, per corruzione internazionale di funzionari dello Stato; condannati anche Andrea Catanese e Paolo Lucarno, uomini della Cogep.
E Formigoni? Era già da tempo uscito dall’inchiesta. Ma a prescindere dal piano giudiziario, le responsabilità morali e politiche delle azioni di Mazarino De Petro ricadono su di lui. Come Berlusconi per il caso David Mills: lì, se Mills è il corrotto, Berlusconi è il corruttore; in Oil for food, se Mazarino De Petro è il corruttore, la responsabilità morale e politica del suo operato è del politico per conto del quale De Petro operava, cioè Formigoni. È semplice e chiaro. Qualcuno l’ha detto? Qualcuno l’ha scritto? E ancora: Candonly era una società riferibile di fatto ai Memores Domini, il “gruppo adulto” di Comunione e liberazione di cui Formigoni è l’esponente più in vista. Dove sono andati a finire i soldi di Candonly? Chi li ha utilizzati? Perché Formigoni non lo spiega? E perché nessuno glielo chiede?

Per saperne di più: Il codice De Petro

(14 giugno 2009)

Corea, nel nome del padre
















04/06/2009 Alessandro Ursic

Kim Jong-il ordina ai suoi ufficiali di giurare fedeltà al figlio più giovane. E intanto vuole lasciarli uno Stato temuto dal mondo.

Lo si mormorava già quattro mesi fa; ora, sebbene da Pyongyang non giungano conferme ufficiali, lo si dà come una certezza. Kim Jong-il, indebolito dall'ictus che lo ha colpito la scorsa estate, ha scelto il terzogenito come suo successore, nel tentativo di prolungare alla terza generazione la dinastia che in sessant'anni ha fatto della Corea del Nord una dittatura stalinista chiusa al mondo, ma - come ha dimostrato il test di un ordigno nucleare - ancora capace di costituire una minaccia alla sicurezza mondiale.

Se tutto andrà come previsto dal "Caro Leader", sarà dunque Kim Jong-un ad avere in mano il Paese, quando il padre passerà la mano. Secondo la stampa sudcoreana, che cita fonti di intelligence, l'uomo forte di Pyongyang ha ordinato ai vertici militari e a tutti i funzionari del Partito comunista di giurare fedeltà al figlio più giovane, che ha solo 26 anni e una vita ancora più oscura di quella del genitore. L'unica sua fotografia disponibile, in bianco e nero, risale a quindici anni fa: guance paffute, labbra sottili come quello del padre. Ma se è davvero come lo descrivono i pochi che hanno potuto conoscerlo, si capisce perché la scelta è ricaduta su di lui. Mentre il 38enne primogenito Kim Jong-nam si è fatto la fama di scapigliato giramondo e il secondogenito Kim Jong-chol è apparentemente considerato dal padre troppo "effeminato" per governare, il giovane Kim Jong-un è quello che più assomiglia al padre.

Duro, inquadrato, determinato e cresciuto al riparo dal resto del mondo. Dopo aver frequentato (sotto pseudonimo) un collegio a Berna, è tornato in patria e i pochi dettagli disponibili vengono dall'ex chef di sushi della famiglia, Kenji Fujimoto, che lo ha definito "l'immagine sputata di suo padre per quanto riguarda il viso, la sagoma corporea e la personalità". Suoi ex compagni di collegio in Svizzera ricordano un ragazzo tranquillo, che si svagava giocando a basket e guardando i film d'azione di Jean Claude van Damme. Ma le voci che giungono da Pyongyang raccontano anche di una depressione e di recenti problemi di salute sofferti di recente, tra cui il diabete e un'obesità che lo ha portato a pesare un centinaio di chili.

A differenza di quanto si prevedeva a gennaio, quando per la prima volta fu fatto il suo nome, lo scorso marzo Kim Jog-un non è stato inserito nelle liste degli eletti nella Commissione di difesa nazionale, ovvero quello che era considerato il primo passo nella sua introduzione ai vertici. Ma l'improvviso invecchiamento del "Caro Leader", due mesi fa apparso in Parlamento fragile e ben lontano dalla figura paffuta che tutti ricordavano, sembra aver accelerato i tempi. E gli analisti collegano la recente escalation di Kim Jong-il - il test nucleare, nonché il lancio di alcuni missili balistici con relative minacce alla Corea del Sud - al passaggio di poteri in corso. Si crede che Kim voglia nominare formalmente il suo successore entro il 2012, anno del centenario della nascita del padre e fondatore della patria Kim Il-sung. Ma nel frattempo, intende porre le basi per lasciare in mano al figlio uno Stato temuto dal mondo.