venerdì 19 giugno 2009
I nuovi padroni del mondo
Film documentario sulla globalizzazione, lo sfruttamento del terzo mondo. Buona visione.
Torna il mistero dell'acqua c'è un lago sul Pianeta Rosso

di LUIGI BIGNAMI
Scoperto da un ricercatore italiano, l'invaso risale a tre miliardi e quattrocento milioni di anni fa. Aveva una dimensione superiore a quello di Como
SE potessimo far tornare indietro il tempo di 3 miliardi e 400 milioni di anni e puntassimo i telescopi verso Marte, avremmo l'opportunità di osservare almeno un lago d'acqua più grande di quello di Como, con tanto di spiagge. Quel lago, in quell'epoca, occupava infatti una superficie minima di 195 km quadrati, ma arrivava a estendersi fino a 212 km quadrati.La scoperta è stata realizzata da Gaetano di Achille, ricercatore all'Università del Colorado (Usa) ed è stata pubblicata sulla rivista Geophisical Research Letters. E' la prima volta che l'analisi di immagini riprese da una delle sonde che ruotano attorno al Pianeta Rosso mette in luce con tanta chiarezza la presenza di antiche rive lacustri.
L'invaso, lungo 57 km, si trovava in una valle che si distende per 1.300 km, nota come Shalbataba Vallis e larga mediamente una ventina di chilometri. Essa drenava le acque che giungevano da un immenso bacino che si trova a nord, noto come Chryse Planitia. Spiega di Achille: "In certi punti il lago raggiungeva una profondità di 450 m e al suo interno vi erano gigantesche conoidi". L'invaso era alimentato da un corso d'acqua con una portata paragonabile alla quantità che possiede un fiume terrestre di medie dimensioni.
Nonostante siano più di uno i laghi e i mari che, stando a diverse ricerche, si svilupparono sulla superficie di Marte, fino ad oggi non ve ne era alcuno che mostrasse evidenze così chiare della sua morfologia e della sua storia. L'erosione causata dal vento, dalla caduta di meteoriti e da eruzioni vulcaniche possenti, infatti, è stata fatale, in un arco di tempo di miliardi di anni, per la maggior parte delle strutture morfologiche lacustri.
Shalbataba Vallis invece è stata preservata da tutto ciò, e grazie alle immagini riprese dalla sonda della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter (da 300 km di quota in grado di osservare oggetti anche soli 30 cm) si è riusciti ad identificare le coste, i delta e gli strati sedimentari lasciati dall'acqua del lago.
Sembra che esso abbia terminato la sua esistenza in un arco di tempo assai breve, in quanto non si osservano coste via via sempre più basse. Continua di Achille: "Vi sono due possibili spiegazioni. Un repentino cambiamento climatico oppure un forte abbassamento della temperatura che ghiacciò il lago, il cui ghiaccio poi, sublimò (passò da solido a vapore, senza passare allo stato liquido) completamente, impedendo la formazione delle coste". Questo confermerebbe precedenti studi che vogliono che nel periodo geologico marziano chiamato Hesperiano, a epoche della durata di migliaia di anni con un clima quasi terrestre, se ne alternavano altre assai più rigide".
La presenza di acqua sulla superficie di Marte si sta connotando con sempre maggiori dettagli. Per quella che fu presente miliardi di anni fa, vi è la testimonianza di giganteschi fiumi ed ora di laghi che coprirono grandi aree del pianeta, per quella attuale invece le testimonianze sono legate alla presenza di ghiaccio certo non solo in prossimità del Poli marziani, ma anche a pochi metri sotto la superficie, in vari punti del pianeta. C'è però da ricordare che acqua liquida potrebbe sgorgare da geyser che sono stati fotografati attorno a vari crateri, la cui acqua però sublima nell'arco di pochi minuti.
Una serie di immagini riprese dalla sonda Phoenix scesa l'anno scorso in prossimità del Polo Nord, infine, mostra chiaramente la presenza di goccioline di acqua liquida accrescersi sulle zampe della sonda stessa. Il fatto che essa possa essere rimasta liquida nonostante le temperature rigidissime è spiegabile grazie alla presenza di una grande quantità di sali che ne hanno abbassato il punto di congelamento.
Rifiuti, nel giro di due anni l'emergenza sarà nazionale

di VALERIO GUALERZI 16 giugno 2009
Il rapporto di Assoambiente, che riunisce oltre 130 imprese per i servizi ambientali e ha svolto un censimento capillare di tutti gli impianti: entro 24 mesi tutta l'Italia vivrà il dramma già provato a Napoli
ROMA - Nel giro di due anni tutta l'Italia rischia di conoscere il dramma vissuto da Napoli con l'emergenza immondizia. A lanciare l'allarme è un nuovo rapporto di Assoambiente, l'associazione che riunisce oltre 130 imprese per i servizi ambientali, presentato oggi a Roma. Stando alle stime dell'organizzazione, che ha svolto un capillare lavoro di censimento di tutti gli impianti presenti sul territorio e del loro grado di "saturazione", rimangono solo 24 mesi o poco più prima che tutte le discariche italiane abbiano esaurito le loro capacità di assorbire il flusso di rifiuti urbani e speciali senza sforare i limiti autorizzati. Tenendo anche conto del fatto che nuove proroghe sono difficilmente immaginabili, visto che questa scorciatoia è già stata sfruttata in più di un'occasione, resta quindi poco tempo per evitare di far precipitare il Paese in un caos dalle conseguenze imprevedibili.In teoria le soluzioni per evitare il peggio ci sarebbero e si chiamano riciclo (da incrementare il più possibile) e incenerimento (per quelle componenti non differenziabili), ma Assoambiente avverte che ormai potrebbe essere troppo tardi. "Sulla base delle esperienze sino ad oggi registrate - denuncia il rapporto - la tempistica media per la progettazione e messa in funzione di un impianto prende da un minimo di quattro anni ad un massimo di quasi sei. E' quindi evidente che, in base a questa tempistica e all'attuale trend di sfruttamento degli impianti di discarica, il Paese si trova già oggi in notevole ritardo per l'individuazione e la programmazione di soluzioni alternative o di potenziamento delle attuali capacità di smaltimento".
Una situazione dalla quale secondo l'associazione si può uscire solo rimboccandosi le maniche e gettando basi per una gestione futura più lungimirante. Il dossier non suggerisce quindi ricette miracolistiche, ma si limita a fornire uno strumento per prevedere e cercare di gestire al meglio le prossime emergenze.
"Questo rapporto - spiega il presidente di Assoambiente Pietro Colucci - costituisce un primo completo censimento degli impianti di trattamento di rifiuti esistenti in Italia e fornisce elementi per rilevare prossime situazioni emergenziali per il Paese in questo settore". "E' necessario - aggiunge - intervenire promuovendo sistemi integrati di gestione e l'industrializzazione del settore, che attualmente riscontra gravi e diffuse lacune operative. Lo sviluppo del settore richiede, inoltre, un quadro normativo stabile e applicato in modo omogeneo a livello territoriale, caratteristica fondamentale per garantire i necessari investimenti e corrette condizioni di mercato. Infine, è necessario assicurare una condizione o regolazione (quando necessario) del mercato che favorisca lo sbocco dei materiali riciclati, al fine di evitare la sottoutilizzazione delle capacità autorizzate e di bloccare lo sviluppo di processi tecnologici in modo da non mancare il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio fissati in ambito europeo".
Alla cronica pigrizia e insensibilità italiana verso la raccolta differenziata si sono aggiunte infatti negli ultimi mesi anche le difficoltà legate alla crisi economica che ha portato a un crollo delle quotazioni dei materiali riciclati.
E' arrivato il gelato ogm?

Una novità è in arrivo per la prossima estate: il gelato che non si scioglie grazie alla presenza di una proteina sintetica (ogm) conosciuta come “ proteina Isp” che ha avuto il via libera dalla commissione Europea. Un vero "attentato" secondo Coldiretti.
Il rischio di acquistare un gelato Ogm che non si scioglie grazie all’aggiunta di una proteina sintetica fa paura a quasi 3 italiani su quattro 72 per cento), che ritengono i cibi con organismi geneticamente modificati meno salutari di quelli tradizionali.E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base di una indagine Swg, in riferimento alla notizia che con la prossima estate si potrebbe correre il rischio per la prima volta di rinfrescarsi con sorbetti transgenici che non si sciolgono grazie all’aggiunta di una proteina sintetica che ha recentemente avuto il via libera dalla Commissione Europea alla vigilia delle vacanze su richiesta della multinazionale Unilever.
La contaminazione da Ogm del prodotto alimentare piu’ amato dai grandi e dai bambini avviene con una proteina sintetica isolata originariamente da un pesce artico e riprodotta in laboratorio attraverso la fermentazione di un lievito geneticamente modificato che potrebbe essere semplicemente etichettata - sottolinea la Coldiretti - come “proteina Isp”.
Un vero “attentato” che - sottolinea la Coldiretti - mette a rischio la credibilità e l’immagine generale del Made in Italy nel mondo dove le esportazioni di gelato sono aumentate del 43 per cento in valore nel primo mese del 2009 dopo che nel 2008 le spedizioni all'estero hanno sfiorato per la prima volta i 200 milioni di euro. Il consumo di gelato annuale è stimato in Italia - continua la Coldiretti - in oltre 15 chili a persona per una spesa di 5 miliardi di euro destinati all'acquisto di coppe, coni, bastoncini e vaschette, dei quali il 60 per cento di tipo artigianale e il 40 per cento industriale.
La ricerca di genuinità nel consumo di gelato è dimostrata dal fatto che tra le tendenze della nuova stagione si è assistito al tramonto dei gusti “artificiali”, come ad esempio il puffo, ad una riscoperta dei gusti di stagione e locali ottenuti da prodotti caratteristici del territorio come la frutta. In particolare - continua la Coldiretti - si è verificata una moltiplicazione delle iniziative volte a garantire la genuinità del prodotto a partire dall'impiego di latte fresco di produzione locale al posto dei surrogati a basso costo.
Cresce la preparazione casalinga di gelati che consentono una accurata selezione degli ingredienti, dal latte alla frutta, ma sul mercato non mancano però le novità come - precisa la Coldiretti - la produzione di gelati a base di latte d'asina particolarmente apprezzato per le sue proprietà, le agrigelaterie che offrono gelati ottenuti da latte appena munto in stalla o gusti a “chilometri zero” perché ottenuti da prodotti locali che non devono essere trasportati con mezzi che sprecano energia ed inquinano l'ambiente: dall'amarone in Veneto al pistacchio di Bronte in Sicilia, dal bergamotto in Calabria ai frutti di bosco di Cuneo. Esempi di creatività che - conclude la Coldiretti - hanno ulteriormente aumentato il numero di gusti disponibili che hanno oramai superato i 600.
In ginocchio Bertin, colosso brasiliano che distrugge l'Amazzonia

Il colosso brasiliano Bertin che sta distruggendo l’Amazzonia non riceverà più l’ultima parte del prestito dall’International Finance Corporation. Le principali catene di supermercati in Brasile stanno cancellando i propri rapporti con la grande azienda, mentre in Italia i pochi clienti rimasti continuano a tacere. Dopo tanti crimini compiuti contro l’ambiente e le popolazioni indigene è giunta l’ora della giustizia
L’International Finance Corporation, l’istituzione del Gruppo Banca Mondiale a sostegno degli investimenti privati nei Paesi in Via di Sviluppo, ha cancellato il prestito di 90 milioni di dollari che era stato concesso al gigante della carne e della pelle brasiliana: Bertin. La decisione del IFC arriva due settimane dopo il lancio dell’inchiesta di Greenpeace “Amazzonia che macello!” nel quale l’organizzazione rivela che, dietro il finanziamento del settore dell’allevamento bovino da parte del IFC e del Presidente Lula attraverso la banca governativa per lo sviluppo economico (BNDES), hanno fatto sì che questo settore diventasse la più importante causa della deforestazione dell’ultimo polmone del nostro Pianeta e una pericolosa fonte di emissioni di gas serra a livello globale.Il prestito che IFC aveva concesso a Bertin è, infatti, stato utilizzato per espandere le attività di allevamento di Bertin nella regione amazzonica causando deforestazione illegale e accelerando il cambiamento climatico.
“Che la Banca Mondiale abbia cancellato il prestito è senz’altro una buona notizia – commenta Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – ma è scandaloso che dei prestiti per cifre così importanti siano stati concessi per foraggiare le attività di un’azienda che si è macchiata di gravissimi crimini ambientali. Finanziando Bertin la IFC si è resa corresponsabile della distruzione dell’Amazzonia: un rifugio per la biodiversità e una delle più importanti armi al mondo per combattere il cambiamento climatico”.
Gli ultimi 30 milioni di dollari del finanziamento non saranno quindi più erogati a Bertin, il quale, secondo quanto dichiarato da IFC dovrà restituire anche i 60 milioni che ha già ricevuto in tempi molto più brevi di quelli stabiliti all’erogazione del prestito. Greenpeace ritiene che anche la banca governativa BNDES debba immediatamente tagliare i finanziamenti a Bertin e a tutte quelle aziende del settore zootecnico che stanno deforestando l’Amazzonia e distruggendo il clima del Pianeta.
La giustizia brasiliana, in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta di Greenpeace, apre un'indagine su Bertin e si appresta a richiedere all’azienda e agli allevamenti illegali che deforestano l’Amazzonia e riducono in condizione di schiavitù i lavoratori e le popolazioni indigene, un indennizzo milionario per danni ambientali e le principali catene di supermercati in Brasile, come Wal Mart, Pao de Azucar e Carrefour, cancellano i propri contratti con Bertin in seguito ad una azione civile del Ministerio Publico Federal che ha imposto multe di circa 200 euro per ogni chilo di carne proveniente dalla distruzione dell’Amazzonia commercializzata nel Paese.
In Italia, i clienti di Bertin per la carne come Kraft Foods Italia e per la pelle come le concerie Rino Mastrotto, Gruppo Mastrotto e i produttori di divani Chateau d’Ax, continuano a tacere ritenendo di non dover prendere posizione rispetto ai loro rapporti commerciali con aziende colpevoli di crimini gravissimi come la deforestazione, il lavoro in condizione di schiavitù e il cambiamento climatico.
Evasione fiscale e globale

Venerdì 19 Giugno 2009 A Sud
Le notizie di questi giorni hanno portato alla nostra attenzione il conflitto in atto in Perù tra le comunità indigene dell'Amazzonia, che si oppongono allo sfruttamento delle loro terre da parte delle imprese petrolifere, e il governo peruviano (con l'esercito e la polizia).
Quello che le comunità indigene chiedono è la deroga dei decreti legislativi approvati dall'Esecutivo per spianare la strada alle multinazionali del settore estrattivo e facilitare, così, l'implementazione del TLC con gli Stati Uniti. La lista degli argomenti presentati a sostegno della deroga dei DL è lunga: contaminazione ambientale, sfollamento delle popolazioni indigene, problemi sanitari, limitazioni imposte ai sistemi produttivi e alle forme di sussistenza propri delle comunità residenti, saccheggio delle risorse naturali, invasione dei territori indigeni ecc.
Di contro, le argomentazioni del governo a favore dell'applicazione del TLC sono piuttosto scarse e potrebbero riassumersi nella frase "benefici derivanti dagli investimenti stranieri": questo perché i governi neoliberali (come quello di Alan Garcìa, ndr) vivono e dipendono dal denaro, e sono soliti servire su vassoi d'argento le risorse naturali dei propri paesi, svendendole a prezzi irrisori.
Al di là delle analisi sul modello produttivo e sulle ripercussioni ecologiche e sociali delle dinamiche in atto, mi sembra significativo mettere in luce i risultati di varie ricerche come quelle condotte dalle organizzazioni Christian Aid e InspirAction - che denunciano lo scandalo di un sistema fiscale mondiale che permette ai ricchi del pianeta - e alle imprese che rappresentano - di aggirare le proprie responsabilità condannando i più poveri a uno "sviluppo rachitico".
Chiediamo scusa in anticipo perché, per esporre adeguatamente i risultati delle ricerche sopra menzionate, saremo costretti a snocciolare una quantità considerevole di numeri e percentuali: tuttavia siamo convinti che si riveleranno utili a dimostrare l'ampiezza e la vergogna dello scandalo che ci proponiamo di denunciare.
I calcoli indicano che i paesi in via di sviluppo perdono circa 130.000 milioni di euro per le imposte che le imprese che operano sul territorio evadono in maniera illecita o non pagano grazie a trattamenti di favore piuttosto “sospetti”. L'evasione fiscale che le multinazionali realizzano in America Latina e nei Caraibi è stata quantificata in 50.000 milioni di euro. Le analisi effettuate fanno i nomi di alcune imprese transnazionali – ed è interessante considerare questi dati, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in Perù - come l'inglese British Petroleum, l'anglo-olandese Royal Dutch Shell e la statunitense Exxon Mobil. Ulteriori ricerche completano il quadro calcolando in 68.000 milioni di euro l'ammontare sottratto ai bilanci pubblici da parte delle imprese minerarie europee, asiatiche e nordamericane attive in Africa. Sul banco degli imputati appaiono anche imprese operanti in altri settori, come la catena di supermercati Wall-Mart. Precisamente, le quattro multinazionali appena citate formano, secondo la rivista Fortune, il ranking delle maggiori compagnie, con più alti introiti, del 2008. Un ranking che, come abbiamo cercato di dimostrare, necessiterebbe di seri controlli.
Facciamo adesso qualche esempio su come queste manovre di evasione fiscale agiscano nell'oscurità. Alla fine degli anni '90 lo Zambia era in bancarotta, cosa di cui approfittarono gli organismi finanziari internazionali per costringere il governo a privatizzare le miniere di rame senza che la popolazione fosse in alcun modo a conoscenza delle condizioni stabilite al tavolo delle trattative. Le royalties o diritti di sfruttamento che le imprese avrebbero dovuto pagare per lo sfruttamento delle risorse naturali del paese scesero da un già ridicolo 3% allo 0,6% e venne raggiunto un accordo per consentire alle multinazionali di pagare solo il 12% delle imposte corporative.
E' lo stesso meccanismo che viene applicato per il coltan o le banane. Le maggiori riserve mondiali di coltan – materiale utilizzato per fabbricare i chips di telefonini, computer ecc. - si trovano nella Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia in un anno, e precisamente nel 2006, il paese ha ricevuto come compenso per i diritti di sfruttamento solamente 86.000 dollari! Ma veniamo al caso delle banane. Tutti noi sappiamo, o dovremmo sapere, che ogni tre banane che acquistiamo almeno due appartengono alle multinazionali Dole, Chiquita o Del Monte, tutte con sede legale negli Stati Uniti. Bene, se queste compagnie avessero operato nei paesi del nord del mondo sarebbero state costyrette a pagare in imposte circa il 35% dei loro utili, mentre nelle loro scorribande per il mondo, e con qualche tappa nei paradisi fiscali, possono abbassare la percentuale da versare per i diritti di sfruttamento di circa la metà.
E adesso passiamo a confrontare le cifre. Come abbiamo già detto l'evasione fiscale, a livello globale, ammonta a circa 130.000 milioni di euro, mentre gli aiuti che arrivano nei paesi in via di sviluppo sono quantificabili in circa 83.000 milioni di euro. Insomma, se i paesi in via di sviluppo potessero usufruire di tutto il denaro che le multinazionali si permettono di non pagare, potrebbero trasformare la vita di milioni di persone che vivono in condizioni di povertà.
da ALAINET
Gustavo Duch Guillot - Direttore di Veterinari Senza Frontiere (Spagna)
Traduzione di Francesca Casafina
Malati di mente, stranieri, vagabondi : i diversi sono gli altri

di Ylenia Di Matteo
“Genova, scandalo al San Martino, aiuola – ghetto per i malati di mente” (la Repubblica, 04.06.09).
“Napoli, morte in diretta e nessuno interviene” (la Repubblica, 17.06.09).
“Addio Evio, uomo dalla mille vite e dalla vita mite, vissuta sotto i ponti” (Liberazione, 04.06.09).
Esiste un unico filo conduttore di queste tristi e squallide vicende, che, come lampi, guizzano agli occhi di un lettore oramai assuefatto dalle vicende “gossippare” degli ultimi tempi.
Si chiama indifferenza.
O apatia, o mancanza di pietà e sentimento, verso diseguaglianze umane oltre sociali, come fosse scontata l’esistenza di una razza a più livelli.
Scarso l’interesse di chi avrebbe mezzi e facoltà per porre la dovuta attenzione verso il controsenso del III millennio. Una società che da una parte si affanna a creare le condizioni di progresso sociale, economico, tecnologico, dall’altra è inadeguata a garantire a tutti gli uomini condizioni minime di decenza.
Di certo vende meglio il reportage sullo “sbarco” di Vip in Sardegna, piuttosto che la denuncia della creazione del “recinto” o “gabbia” o “zoo”, come parco esterno per i ricoverati della clinica psichiatrica del San Martino di Genova (Art. 32 Cost. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”).
Nella cosiddetta civiltà del progresso l’uomo torna ad essere prepotente, selvaggio, indifferente, violento, privo di compassione. Caratteristiche dell’uomo primitivo che, sentendosi inferiore al proprio simile, si esalta disprezzando il più debole, indicandolo come la causa della sua sconfitta.
Un uomo viene ucciso sotto i colpi della camorra, in stazione, alle 19.47 di un giorno di maggio? Era un musicista rumeno, non è scandaloso quindi che alcuni viaggiatori abbiano proseguito senza scomporsi, cercando addirittura di obliterare il biglietto. Una vita ingiustamente spezzata giaceva lì. Alla biglietteria di una stazione. La preoccupazione era di non perdere la coincidenza del treno successivo.
A volte è anche difficile entrare in stazione. “Emergenza barbone all’ingresso”, direbbe qualcuno.
Ogni storia è diversa, il futuro di ognuno di noi è un intreccio tra volontà, destino, fortuna. Certo è che i diritti fondamentali dell’uomo non si riconoscono e garantiscono allontanando ulteriormente chi è già stato emarginato dalla vita. (Art. 3 Cost.“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…Senza distinzione di condizioni personali e sociali”).
Nel “Diario degli errori”, Ennio Flaiano scrive: “Ma il sale di una civiltà sono i vagabondi. Quando essi godono il rispetto che si deve al più debole è segno che il rispetto per le altre libertà funziona”.
In Italia, per noia, gli danno fuoco.
La sinistra deve e non deve

di Enzo Costa*
“La sinistra deve tornare sul territorio. La sinistra deve farsi una televisione. La sinistra la deve smettere di pensare che la televisione condiziona, l’ha detto la tv e lo dice la destra (le due cose coincidono). La sinistra deve usare Internet. La sinistra deve inseguire la modernità. La sinistra non deve inseguire la modernità, deve inseguire la postmodernità, ma quando la raggiungerà sarà tardi. La sinistra non deve sostituire il sociale con i social network, l’ho letto su Facebook. La sinistra deve tornare alla sua storia, alle sue lotte. La sinistra deve ancora abiurare. La sinistra deve ritornare fra la gente. La sinistra è snob, non come la destra che adora il popolo sorvolandolo con l’elicottero. La sinistra è elitaria, la destra molto meno, Mussolini non lo era per niente. La sinistra non può essere antipopolare ma non può essere populista, non può parlare solo ai ceti colti ma non può stare con Di Pietro, non può votare l’indulto ma non può stare coi forcaioli. La sinistra, in breve, non può, ma non può. La sinistra ignora il Nord. La sinistra trascura il Sud. La sinistra per ora funziona al Centro, e questa è la sua colpa più grave. La sinistra deve uscire dai salotti, anche perché sono pieni di destra, e non c’è più posto. La sinistra deve stare in cucina, e in bagno solo lo stretto necessario. La sinistra deve abbandonare l’antiamericanismo. La sinistra non deve idolatrare Obama e gli hotdog. La sinistra la deve piantare con slowfood. La sinistra deve stare nei bar, dalla parte dei camerieri. La sinistra deve capire che i camerieri non hanno sempre ragione. La sinistra non deve andare nei loft. La sinistra deve andare in soffitta. La sinistra non può lasciare il tema sicurezza alla destra. La sinistra non può scimmiottare la destra sulla sicurezza: a quel punto gli elettori preferiscono l’originale. La sinistra sulla sicurezza sbaglia comunque, perché è troppo insicura. La sinistra è poco laica, difatti c’è dentro Rosi Bindi. La sinistra è troppo laicista, Rosi Bindi si è venduta.. La sinistra è troppo divisa. La sinistra è troppo frazionata. La sinistra non ha più il suo spirito unitario, a parte il mio sottopartito scissionario che è nato per ritrovarlo, almeno nella zona ovest della provincia di Vercelli. La sinistra, quand’era al governo, non ha affrontato il conflitto di interessi. La sinistra è ancora lì a menarcela col conflitto di interessi. La sinistra con l’antiberlusconismo non va da nessuna parte, lo dicono in tanti, compreso Berlusconi. La sinistra con il berlusconismo va dritta in bocca a Berlusconi”.
da l'Unità 19 giugno 2009
Auguri Aung San Suu Kyi

di Giulia Menegotto*
La “signora” , come in molti amano chiamarla, compie oggi 64 anni. L’esile figura che che da più di ventanni guida con coraggio e tenacia l’opposizione alla dittatura che governa il suo paese, premio Nobel per la pace nel 1991, e dal 1995 agli arresti domiciliari, è oggi nel carcere di Insein ad aspettare la sentenza dell’ultimo processo in cui è accusata di aver ospitato illegalmente nella sua casa un cittadino statunitense.
L’avvenimento che risale a poco più di un mese fa è ancora avvolto da un alone di mistero. Secondo le informazioni più recenti, l’uomo, John William Yettaw, un mormone americano di 45 anni, avrebbe raggiunto l’abitazione di Aung San Suu Kyi a nuoto, partendo dalla riva opposta del lago su cui si affaccia la casa, e vi sarebbe rimasto per qualche giorno.
L’ospitalità è costata alla leader una nuova condanna che, non appena trapelata la notizia, è stata immediatamente trasferita nel famigerato carcere della capitale, nonostante le sue precarie condizioni di salute, dove dovrà restare fino al giorno della sentenza, prevista per il 26 giugno-
A nulla sono valse le proteste della comunità internazionale, da quelle delle più alte istituzioni a quelle ai singoli cittadini. La giunta birmana ha aspettato pazientemente che passassero i giorni “caldi” delle prime pagine mondiali e si prepara ora ad emettere il verdetto su Aung San Suu Kyi protetta dal silenzio stampa.
Perpetuare gli arresti alla signora è per i generali l’unico modo di assicurare stabilità al proprio potere. Le libere elezioni, indette per il 2010 come promessa di buona condotta alla comunità internazionale, sono ormai alle porte e i militari non vogliono correre il rischio di perderle una seconda volta.
Nel 1992, in seguito alla stragrande vittoria del partito democratico, la giunta si vide costretta a riprendere il potere con la forza e ciò provocò l’adozione di molteplici risoluzioni cui si condannavano aspramente le ripetute violazioni di libertà politiche e diritti umani sia da parte delle Nazioni Unite che dell’Unione Europea che di singoli governi.
Il rinnovo degli arresti di Aung San Suu Kyi con una motivazione quasi legittima -secondo la legge birmana si tratta di “violazione di detenzione”- sarebbe quindi un buon escamotage per i generali per sbarazzarsi della punta di diamante dell’opposizione e non correre il rischio di risultati inaspettati in sede di voto.
E così, un esile figura che riesce a spaventare i suoi nemici con la gentilezza del suo sorriso trascorrerà l’ennesimo compleanno lontana dai suoi affetti . Dalla sua famiglia, suo marito è morto di tumore qualche anno fa e non vede i figli da ormai quattordici anni, ma anche dagli amici e dai colleghi, ormai quasi tutti in carcere o in esilio.
Ma sarà in compagnia della sua straordinaria forza e al pensiero di tutti noi,
Tanti auguri Aung San Suu Kyi
*Freeburmaitaly
www.freeburmaitaly.com
News Cast Ring Shape UFO 15 Jun 2009
News Cast
AMAZING UFO or SPIRITUAL SIGN? At KINGS DOMINION VA.
A strange dark ring UFO was spotted over the Kings Dominion Amusement Park near Richmond Virginia.
Kings Dominion Officials said the ring was from a ride called The Volcano but several witnesses are not so sure. We were like what is that, we were all stopped and we were astonished, said witness Denna Smith, Smoke usually looks smokey and cloudy. This ring of smoke was a perfect circle. It was lined up so tight like it was a cut in the middle of the sky.
But then this gets a little odder. In seems that in 1957, some rather famous UFO pictures were taken at Fort Belvoir Virginia, about 70 miles north that show an amazingly similar object