mercoledì 1 luglio 2009

Grillo168 - Indizi di una civiltà

''Ho visto l'Arca dell'Alleanza ed è in buone condizioni''















Roma - (Adnkronos) - Il Patriarca ortodosso d'Etiopia Abuna Pauolos conferma quanto anticipato due giorni fa dall'Adnkronos: ''Ripeto l'Arca dell'Alleanza è in Etiopia e nessuno di noi sa per quanto tempo ancora. Solo Dio lo sa. Non sono qui per dare delle prove che l'Arca sia in Etiopia, ma sono qui per dire quello che ho visto''.

Il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos conferma quanto aveva anticipato due giorni fa dall'ADNKRONOS. Lo fa in una conferenza stampa tenutasi all'Hotel Aldrovandi a Roma, cui ha partecipato anche il principe Makonnen Haile Selassie, nipote dell'imperatore. "L'ho vista con senso di umiltà, non con orgoglio, come quando si va in chiesa. E' la prima volta -ha proseguito il Patriarca Pauolos- che dico questo in una conferenza stampa. Ripeto l'Arca dell'Alleanza è in Etiopia e nessuno di noi sa per quanto tempo ancora. Solo Dio lo sa".

"Tutto quello che si trova nell'Arca -ha spiegato il Patriarca rispondendo alla curiosità dei cronisti- è descritto perfettamente nella Bibbia. Lo stato di conservazione è buono perché non è fatta da mano d'uomo, ma e' qualcosa che Dio ha benedetto". "Ci sono molti scritti e prove evidenti sulla presenza dell'Arca in Etiopia. Non c'è ragione perché qualcuno pretenda di affermare di avere qualcosa che non ha -ha precisato il Patriarca-. Non sono qui per dare delle prove che l'Arca sia in Etiopia, ma sono qui per dire quello che ho visto, quello che so e che posso testimoniare. Non ho detto che l'Arca sarà mostrata al mondo. E' un mistero, un oggetto di culto".

Il Patriarca Pauolos ha anche parlato della costruzione di un museo ad Axum, una struttura che dovrà accogliere e conservare i tesori costruiti per secoli e secoli ad Axum. Nel museo, finanziato dalla fondazione del principe e che dovrebbe essere costruito entro due anni, potrebbe essere collocata anche l'Arca dell'Alleanza, ma per questo ha spiegato Abuna Pauolos "c'e' bisogno di una decisione che spetta al Santo Sinodo, l'istanza suprema della Chiesa ortodossa etiope". Il patriarca Pauolos, presidente del G8 delle Religioni, ha preso parte dal 16 al 18 giugno al G8 delle religioni che si e' tenuto tra Roma e L'Aquila. Poi ieri il Patriarca e' stato invitato dalla comunita' di Sant'Egidio dove ha partecipato a una giornata di studio sulla storia religiosa d'Etiopia, e sempre ieri ha incotrato in Vaticano il Pontefice Benedetto XVI.

"Nell'incontro in Vaticano Benedetto XVI e il Patriarca hanno discusso di molte cose e sua Santità ha rivolto al Patriarca l'invito a tornare a ottobre", ha precisato il principe Makonne Haile Selassie.

Apollo 11, recuperato il video smarrito dell'allunaggio



29 giugno 2009. A 40 anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna, la Nasa potrebbe essere in grado di riproporre le ormai storiche immagini della passeggiata di Neil Armstrong con una nitidezza fino ad oggi inimmaginabile. Stando a quanto apparso sulle pagine del sito inglese The Sunday Express, infatti, l’agenzia spaziale statunitense avrebbe recuperato i nastri originali “smarriti” poco dopo la missione.

Ritrovati i video originali andati perduti nel 1969 - La notizia potrà esser confermata soltanto fra qualche settimana, quando, a detta del tabloid, la Nasa mostrerà al grande pubblico le “spettacolari immagini”. Il video, anticipa il quotidiano on-line, permetterà di comprendere una volta per tutte cosa accadde esattamente quel lontano 20 luglio del 1969. In tanti, infatti, sostengono ancora oggi che la missione dell’Apollo 11 sia stata soltanto una montatura, una frode ai danni dell’intera umanità, inscenata dal governo americano con il solo obiettivo di poter imporre la propria supremazia nell’esplorazione spaziale.

Il mondo vide un video a bassissima risoluzione - Stando a quanto riferito dal The Sunday Express, evidentemente ben informato, le immagini recuperate sarebbero nitidissime e prive di qualsiasi imperfezione: all’epoca l’umanità poté vedere tuttavia una versione estremamente compressa delle stesse. La diretta dello sbarco sulla Luna fu infatti trasmessa in bassissima qualità a causa dei numerosi processi di conversione analogica, necessari per adattare il segnale fuori standard della telecamera miniaturizzata presente sul modulo lunare agli standard televisivi statunitensi e, da lì, a quelli del resto del mondo.

La notizia potrà esser confermata in occasione del 40mo anniversario - Purtroppo i nastri sui quali fu registrato il segnale originale, inviato dal modulo lunare al radiotelescopio di Honeysuckle Creek, in Australia, vennero smarriti (alcuni sostengono siano stati semplicemente archiviati male). Di recente un’equipe di scienziati è incappato in uno scatolone all’interno del quale si sarebbero dovute trovare semplici informazioni telemetriche della missione Apollo 11. Al suo interno, invece, vi erano dei nastri video: quelli andati perduti nel 1969. Verità o semplice bufala? Per scoprirlo non ci resta che attendere qualche giorno. (Tratto dal The Sunday Express)

Incendio all’inceneritore di Piacenza: i media tacciono















di Elisabeth Zoja

A metà giugno un incendio all’inceneritore di Piacenza ha fatto scattare l’allarme diossina. Ancora non si conoscono le quantità di questa sostanza e di idrocarburi aromatici rilasciati nell’atmosfera e nel terreno. Nel silenzio dei mass media, l'Arpa aveva invitato la gente a chiudersi in casa e "lavare bene le verdure". Ma gli inceneritori non erano sicuri?

“Tenete chiuse le finestre, non muovetevi da casa”, questo l’ordine lanciato da Vittorino Francani dell’Arpa (Agenzia regionale per ambiente e prevenzione), fra i primi ad accorrere sul luogo dell’incendio. Alle 18:40 di giovedì 11 giugno un capannone con una superficie di mezzo chilometro quadrato ha preso fuoco. Era il deposito rifiuti dell’inceneritore di Piacenza.

Al suo interno si trovavano tonnellate di plastica, metallo, carta e legno. Benché questi imballaggi e scarti industriali fossero destinati alla combustione, non erano ancora stati né separati né puliti. Del resto gli effetti di un simile incendio non sono in alcun modo paragonabili a quelli di una combustione all’interno di un inceneritore munito di filtri. (Nemmeno questi però rendono il processo sicuro e pulito, poiché non catturano le polveri sottili che, oltre a creare gravi danni alla salute, restano nell’atmosfera per sempre).

I gas emessi durante l’incendio hanno formato una nube nera che ha continuato ad alzarsi anche dopo lo spegnimento del rogo, avvenuto dopo oltre due ore. La nube, trasportata dal vento, ha viaggiato per chilometri verso nord-est, coprendo così di nero il cielo dell’hinterland di Piacenza.

Quel che ha dato il colore alla nube è stata la diossina, che si sprigiona ogni volta che bruciano plastica o cartone sporco.

Tali gas possono causare problemi immediati (blocchi respiratori, tosse e fastidi agli occhi), ma anche danni ai polmoni protratti nel tempo, spiega Pietro Bottrighi, primario del reparto di pneumologia all’ospedale di Piacenza.

Nonostante questi rischi, nessun paziente si è recato al Pronto soccorso con sintomatologie respiratorie acute, dichiara l’Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Piacenza.

Oltre a rimanere in casa però, i tecnici del dipartimento di Sanità pubblica hanno consigliato di lavare bene la frutta e la verdura proveniente dagli orti della zona. L’Arpa ha proseguito gli accertamenti presso il centro Enìa (società che gestisce impianti ambientali di pubblica utilità), effettuando campionamenti dei terreni e dei vegetali nell’area interessata.

Ha inoltre prelevato i filtri della centralina di monitoraggio ambientale di Gerbido, per effettuare rilievi sull’emissione di diossina e di IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Il tutto è stato inviato nella sede di Ravenna per gli esami necessari. “Al momento abbiamo rilevato un aumento dei livelli di monossido di carbonio e degli idrocarburi”, ha dichiarato Sandro Fabbri, direttore di Arpa Piacenza.

La pubblicazione delle quantità di diossine e idrocarburi aromatici presenti nel terreno e nell’atmosfera però, non è ancora avvenuta.

Oltre ai danni ambientali vi sono quelli economici, che comunque risultano “tutto sommato modesti, viste anche le dimensioni dell’incendio”, si legge nel giornale locale Libertà.

Grazie all’intervento dei dipendenti di Enìa si tratta ‘solo’ di qualche decina di migliaia di euro: “Abbiamo salvato il trituratore, la macchina che trita i rifiuti e che è molto costosa, poi con gli estintori abbiamo tentato di fermare le fiamme, ma erano troppo forti e ci sono voluti i vigili del fuoco” racconta Anselmo Baistrocchi, responsabile degli impianti Enìa.

I giornali locali (gli unici a parlarne) hanno attribuito l’incendio a un’autocombustione favorita dal calore. Ammesso che questa spiegazione venga confermata, si tratterebbe comunque di un problema grave. L’apparente spontaneità dell’autocombustione, però, non attenua la responsabilità di chi ha trascurato le misure di sicurezza che avrebbero dovuto evitarla.

Sovranità popolare e ricchezze naturali. Agrobusiness per chi?















Mercoledì 01 Luglio 2009 A Sud

La violenza del modello dell'agrobusiness si manifesta ormai quotidianamente: espulsione dei contadini dalle loro terre, militarizzazione delle campagne, espropriazione dei terreni ai danni delle comunità agricole, saccheggio delle risorse naturali, investimenti pubblici al servizio delle multinazionali con la conseguente crescita del debito estero, concentrazione delle terre, desertificazione, contaminazione da agrotossici, cibi transgenici a discapito delle colture convenzionali, distruzione della biodiversità, deruralizzazione e ampliamento delle aree periferiche dei grandi centri urbani ecc.

Il 25% dei boschi e il 40% della fauna e flora mondiali si trova in America Latina. Le multinazionali, con la complicità di governi conniventi, si appropriano delle risorse naturali e calpestano impunemente i diritti delle comunità contadine e indigene. La fame e l'indigenza sono le principali conseguenze di questo modello, che pregiudica gravemente la sovranità alimentare dei popoli e il loro diritto a usufruire dei beni comuni e delle risorse naturali messe a disposizione dal pianeta. Il paradosso è che il problema dei paesi sudamericani non è la mancanza di risorse quanto piuttosto la loro abbondanza.

Lo sviluppo selvaggio e indiscriminato delle monocolture di soia è stato presentato dal governo argentino come il motore del superavit fiscale mentre, in realtà, ha prodotto solo conseguenze negative per il paese: riduzione nella produzione di alimenti di base, che stanno portando a un aumento preoccupante di casi di sottoalimentazione e denutrizione, non solo nelle campagne ma anche nei centri urbani; aumento dei prezzi dei generi alimentari; trasferimento coatto di numerose comunità contadine; deforestazione e degradazione dei suoli agricoli; uso massiccio di agrochimici, con conseguenze devastanti per la salute umana e l'ambiente. In poche parole, in Argentina si sta affermando un modello di agricoltura senza agricoltori: in 10 anni sono scomparsi 160mila piccoli coltivatori.


La monocoltura della soia ha annullato tutte le pratiche di tutela dell'ambiente, come la rotazione agricoltura-allevamento e l'alternanza delle produzioni, provocando un impoverimento dei suoli che richiede una sempre maggiore quantità di sostanze chimiche per mantenere alto il livello della produzione. Tutto questo non fa che consolidare un modello di dipendenza: dalle multinazionali, dalle sementi che arrivano da fuori, dagli agrochimici, dai macchinari acquistati all'estero ecc.

E l'ambiente? E le persone? E l'agricoltura? Sembrano scomparire difronte al dilagare, apparentemente inarrestabile, del modello delle monocolture e dell'agrobusiness.

Fonte: Frente Popular Dario Santillan

Per scaricare il documento completo:
http://www.biodiversidadla.org/Objetos_Relacionados/file_folder/Archivos_pdf_2/Catedra_abierta_sobre_Soberania_popular_y_riquezas_naturales

Mi pare che sia finita la politica di Ruini














Clelia Moro, 30 giugno 2009

L'intervento Due libertà in contraddizione tra loro sono comparse sulla scena pubblica e religiosa, confondendone il senso. Il sacramento della confessione sta scomparendo dai confessionali, le chiamate sacerdotali sono vistosamente diminuite, le chiese sono spesso vuote. L'8 per mille ha rimpinguato le casse del clero ma svuotato di passione la fede. La doppia libertà e la doppia morale sta presentando il conto e sta arrivando sul tavolo di Ruini ma anche su quello della Chiesa


O che stia finendo per luce riflessa. Comunque traballa. E quando trema vuol dire che sotto bolle qualcosa e che prima o poi accade del nuovo a meno che non si spenga il fuoco. Ma qui, accanto al fuoco è stata messa troppa legna e accatastata male perché il fuoco non possa propagarsi anche alla catasta.
Questo giocare tra politica e fede, con alle spalle la mantellina rossa ha fallito la scelta del personaggio e del luogo pubblico per innervarvi il credo cattolico. E' stato un logorio lento, su cui lo sguardo ha preferito rimanere distratto a lungo ma alla fine i nodi sono arrivati al pettine grazie all'uomo prescelto da Ruini come affidabile.

I continui silenzi sui suoi comportamenti e i troppi veti agli uomini e alle donne senza potere, per uniformarli al dovere e non al piacere della religione, hanno liso la corda. E non è servito a irrobustirla nascondere sotto il tappeto l'assenza di desiderio di attrarre con gli esempi, i pensieri e la passione della fede. Una sola croce si intravede sulle spalle di questi raffinati prelati: d'oro e pietre preziose...
La scorciatoia di imporre con la legge la fede non si è rivelata una via più breve alla fede ma la solita politica da monarca cattolico, vecchia come il cucco, che ha già dato nei secoli dimostrazioni a iosa del suo potere fuorviante. Non sembra che il nostro clero, come già molti altri nel tempo, abbia voluto prenderne consapevolezza soprattutto ai piani alti, pur avendo gli strumenti storici a disposizione. Pur sapendo che l'imposizione non convince e che non c'è grande guadagno per Dio da questo tipo di atteggiamenti avendo Lui dato all'uomo il privilegio della libertà di scegliere. E pare che l'uomo se la tenga ben stretta la libertà e anche le donne così come la capacità di discernere per gestirla. Gli uomini e le donne non sono stati certo tentati dalla delega della loro libertà ai prelati. La parola interpretativa di Ruini non è riuscita ad essere una guida per arrivare a Lui, ha diviso i "credenti" di potere da quelli senza potere, le donne dagli uomini, e le ha ridotte a corpi contenenti senza identità desiderante e questo corpo vuoto da riempire ha uniformato di sé religione e potere politico e potere mediatico, trascinandovi fede e democrazia. Ha regredito l'identità maschile a un modello d'attore da terz'ordine, malato da pensiero fisso nella finzione del video e nella realtà.

Mettere nelle mani del potere temporale la fede, perché questa è stata la delega che Ruini ha traslato al potere civile, non è stato lungimirante per entrambi, ma soprattutto per Ruini. Ha rafforzato il senso di onnipotenza e la certezza dell'impunità per qualsiasi atteggiamento politico, pubblico e privato, anche se un pregio l'ha avuto: ha fatto emergere il valore indiscutibile del privato come garanzia o condanna del pubblico, anche se fino ad ora si pensava di poterlo tenere sotto traccia. Ma ha anche autorizzato ogni libertà nei potenti se stiamo ai loro comportamenti e ridotto la libertà delle altre e degli altri. Due libertà in contraddizione tra loro sono comparse sulla scena pubblica e religiosa, confondendone il senso. E' difficile poter disporre della libertà in questo modo anche se si è alto prelato, e mantenerne il senso generale: uno dei due salta. Non la si può fare e disfare a piacimento neppure se si chiede alle fedeli e ai fedeli obbedienza quasi assoluta. Il sacramento della confessione sta scomparendo dai confessionali, le chiamate sacerdotali sono vistosamente diminuite, le chiese sono spesso vuote. L'8 per mille ha rimpinguato le casse del clero ma svuotato di passione la fede. La doppia libertà e la doppia morale sta presentando il conto e sta arrivando sul tavolo di Ruini ma anche su quello della Chiesa.

Il corpo vuoto delle donne, calpestato a fondo dal calcagno del clero che ha cercato in questo tutti gli accordi possibili, si è preso la sua rivincita sconfermando tutti: tv, chiesa e politica. Forse tutto questo vuoto che si è voluto vendere non c'è, e le donne lo sanno, è un'abile invenzione del potere civile e religioso che per questioni storiche è maschile... Duole dirlo ma è così. E la rivinciata non è neanche tale perché le donne, comunque intese, sono altro, pur vendendo parti del loro corpo. Alla fine non stanno nel posto dove si vuole metterle: mogli, amanti, veline o escort... Le donne come dice Alain Tourain nel suo "Il mondo è delle donne" investono su se stesse. Oggi soprattutto. E' l'invenzione del corpo vuoto femminile che non esiste, si è scambiato accoglienza all'uomo e alla vita per vuoto. Il vuoto è quello del non saper vedere il ruolo delle donne nella vita e quello maschile...
Non so se siamo al post femminismo e al post patriarcato, a cui credo di più, come dice Ida Dominijanni, di certo siamo in un luogo che le donne hanno curato affinché potessero prendere sempre più parola ed è accaduto anche nei rapporti di commercio del proprio corpo fino a scuotere ogni potere alla radice, persino il senso di sé degli uomini. Pur non condividendo né il commercio di troppe parti del corpo, maschile o femminile che sia, nè lo scambio di queste parti con favori politici perché non credo che da lì nasca la propria libertà.

E' una materia troppo viva questo corpo femminile e ormai troppo sapiente di sé perché possa accettare ancora di stare per sempre dove lo vogliono mettere senza creare danni: alla storia, alla tradizione, alla politica e alla chiesa che, magari, fa finta di non cogliere il nesso, ma dovrà misurarsi comunque coi risultati che il suo pensiero mondano ha prodotto. E non c'è vanto, basta guardarsi intorno, da difendere nell'aver fatto proliferare questa idea di vuoto femminile in ogni angolo della relazione umana nazionale...
E non serve chiedere una tregua come fa oggi il nostro presidente Napolitano in vista del G8, anche se lo capisco. I buoi sono scappati e non è colpa dei giornali se se ne parla e non si fodereranno gli occhi di prosciutto i leader dei G8 con la tregua. Ormai il nostro carisma per troppi silenzi è saltato, e la mano che ha avuto il coraggio di renderlo nudo, per poter ricominciare, è femminile.

Contro il ritorno delle leggi razziali in Italia




















Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

Perché non si da retta ai ferrovieri?




















Dante De Angelis 30/06/2009

Tante vite umane orribilmente stroncate solo perché i tantissimi segnali premonitori sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la responsabilità di agire: parlo in primo luogo dei gestori dei treni, ma anche delle autorità e le istituzioni preposte alla sicurezza. Il carattere di ripetitività e di prevedibilità della rottura degli assi per un carro merci lo rendono un incidente «tipico». Quando i ferrovieri parlano di sicurezza dei treni parlano della sicurezza di tutti i cittadini. Il nuovo organismo istituzionale preposto, l’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria, ANSF, ha emesso come suo primo atto la reintroduzione del famigerato «pedale a uomo morto» sui treni e gran parte della sua attività ha avuto finora l’unico scopo di soddisfare le esigenze delle imprese ferroviarie che bramano per la riduzione dell’equipaggio dei treni.
Altro che sicurezza. Quando avremo finito di contare e piangere i morti della strage ferroviaria di Viareggio dovremo necessariamente fare i conti con quello che sta dietro e prima ogni incidente di questo tipo e col rapporto costi-benefici della cosiddetta razionalizzazione e risanamento dei bilanci. Troppo facile oggi dire che il carro cisterna è privato, austriaco, con licenza tedesca. Le regole per la libera circolazione dei rotabili ferroviari in Europa hanno consentito la semplificazione dei traffici, ma liberalizzazione e privatizzazione hanno prodotto un drastico calo della qualità di procedure e controlli. In Italia, inoltre, il servizio di trasporto merci è in via di smantellamento, centinaia ferrovieri prepensionati o trasferiti, decine di scali già chiusi con la prospettiva di lasciarne aperti solo alcuni. Come in qualsiasi struttura produttiva destinata alla chiusura si allentano i controlli, gli investimenti e l’attenzione. Una tragica analogia con la Thyssen.
Mentre sul Frecciarossa fior di funzionari e ingegneri si concentrano sulla qualità del nodo alla cravatta dei macchinisti, nei treni merci si lasciano circolare rotabili in condizioni così precarie. I ferrovieri, in tema di sicurezza hanno sempre rappresentato una sorta di autocontrollo sui processi produttivi, rifiutando alcune lavorazioni o denunciandone la pericolosità nell’interesse generale. Ma con la nuova dirigenza – tra sanzioni, minacce e licenziamenti – i lavoratori sono stati indotti al silenzio, e i parametri di sicurezza sono scesi ulteriormente.
Restituire ai ferrovieri il diritto di parola è uno dei tasselli fondamentali per la prevenzione e la sicurezza. Noi continuiamo a credere che come cittadini, impiegati in un servizio così delicato, abbiamo il dovere civico – oltre che il diritto – di occuparci della sicurezza di tutti e chiediamo che dopo questa strage di innocenti tutte le istituzioni, a cominciare dalla magistratura, si dedichino con maggiore attenzione a quanto sta accadendo sui nostri binari. Non è più il tempo di atteggiamenti reverenziali nei confronti del colosso FS, anche da parte delle redazioni dei giornali.
Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro, anche se dirlo oggi può sembrare grottesco; ma solo a condizione che le regole e le procedure evolute e consolidate in tanti anni di esperienza siano severe e rispettate con rigore. E che la vita umana non sia ridotta ad una semplice voce di bilancio.

La Bbc: ''Berlusconi dongiovanni''



(24 giugno 2009)

Anche il canale d'informazione inglese si occupa delle ultime disavventure del premier.
Amatissimo...

Diluvio Universale