giovedì 2 luglio 2009

Francia: EDF ingaggia investigatori per spiare Greenpeace















di Andrea Bertaglio

Accuse di spionaggio in queste ultime settimane per EDF, la compagnia francese che dovrebbe esportare il nucleare in Italia e che, assumendo hackers ed ex agenti segreti, avrebbe organizzato servizi di sorveglianza su Greenpeace ed altri gruppi anti-nucleari non solo in Francia, ma in tutta Europa.

La notizia è stata riportata dal Financial Times. Il quotidiano britannico afferma, avvalendosi di testimonianze francesi, che la multinazionale EDF avrebbe pagato degli investigatori per infiltrarsi in gruppi opposti al nucleare in tutto il Vecchio Continente.

Pierre François, ex responsabile della sicurezza di EDF, avrebbe organizzato servizi di sorveglianza su Greenpeace a partire dal 2002. Secondo l'accusa, François avrebbe usato degli investigatori per violare il computer di Yannick Jadot, a suo tempo direttore delle campagne di Greenpeace in Francia. Mail, dati, files copiati e trasmessi. L'operazione sarebbe stata condotta da Thierry Lhoro, in precedenza agente segreto.

EDF nega ovviamente di avere tentato di inserirsi nelle “reti private” di Greenpeace o altri, anzi, ha cercato di mostrarsi come una vittima della situazione. Tentativo fallito poiché respinto dai giudici francesi.

Anche il signor François nega le accuse contro di lui, in particolare quelle che lo vedono coinvolto nell'assunzione di investigatori privati e nelle operazioni di pirateria informatica per un illegale accesso ai dati del computer di Jadot.

L'indagine in corso in Francia su tale questione sta cercando di fare luce su quanto ha dichiarato Thierry Lorho, ex agente dei servizi segreti la cui società, Kargus Consultants, fu assunta da EDF per "offrire appoggio operativo per sorveglianza strategica". Lorho ha dichiarato ai giudici che gli fu chiesto da François di “introdursi” nel computer di Jadot, e che quella sarebbe stata una prima prova di un contratto a lungo termine che l'avrebbe portato a “pedinare” l'Organizzazione ambientalista nelle sue attività.

Secondo la sua testimonianza, il Sig. Lorho presentò a François un giovane esperto di computer, Alain Quiros, il quale ha addirittura affermato di avere abbozzato su di un tovagliolo di carta il sistema col quale avrebbe fatto irruzione nei dati di Greenpeace.

Il sistema si avvaleva di un cosiddetto “cavallo di Troia”, tramite il quale avrebbero potuto registrare ogni email ed ogni battito di tasto di Jadot.

Pierre François ed il responsabile della sicurezza di EDF Pascal Durieux rinnegano tali affermazioni. François afferma che le accuse di Lorho sono solo un tentativo di vendetta per non essersi visto rinnovare il contratto di collaborazione con l'azienda elettrica.

Una vicenda che ha a dir poco del grottesco, ma che tratta temi coi quali ci sarebbe poco da scherzare. A chi credere?

Un aiuto per farsi un'opinione lo si può forse avere da Jean-Marc Sabathé, direttore della sicurezza presso EDF (nonché direttore dei due accusati), che ha dichiarato in un'intervista rilasciata al quotidiano francese “Le Monde” che sia il Sig. Francois che il Sig. Durieux sono stati sospesi dopo che un'indagine interna alla società ha rivelato che i metodi usati per contattare la Kargus non avevano rispettato le regole della compagnia, e che i dirigenti EDF non sapevano nulla di tali contatti.

Ciò che incuriosisce maggiormente in questa vicenda, oltre allo “scarica barile” tipico di queste situazioni e al modo in cui un'azienda pubblica possa utilizzare la rete e le tecnologie informatiche, è il coinvolgimento dello stato francese e dei suoi servizi di intelligence. La lobby nucleare in Francia è particolarmente potente, e vasto è l'appoggio politico e civile all'energia nucleare. Ma EDF, oltre alle mire espansionistiche in Italia, ha acquistato importanti fette di compagnie produttrici di energia in Gran Bretagna (ecco perchè l'interesse da parte del FT), paese in cui il movimento anti-nucleare è molto più massiccio che in Francia.

Uno scontro telematico oltre che economico, civile e culturale?

Evidentemente si, perchè ci si attacca a tutto, quando si è in serie difficoltà. L’idea che gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare del governo italiano e che occuperebbero almeno 200 mila persone, 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare, inizia a preoccupare parecchio “poteri forti” quali EDF.

Questi colossi in perdita - che non riuscirebbero a sopravvivere senza l'appoggio di presidenti come Sarkozy o Berlusconi - con cantieri sempre (e fortunatamente) in numero ridotto e in ritardo rispetto alle previsioni (ne è un ottimo esempio il reattore in fase di costruzione in Finlandia), si devono ormai attaccare oltre che ai finanziamenti pubblici, anche allo spionaggio on-line e all'arruolamento di giovani hackers.

Niels Bohr - Fisica Quantistica ( e massoneria)



Niels Bohr - Fisica Quantistica
I NOMI CHE VERRANNO CITATI SONO TUTTI MASSONI..

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CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito



Parte I - Nascita di un guerriero



Parte II - Le cause del fallimento



Parte III - Morte di un guerrigliero


Riprese filmate di Franco Lazzaretti e di Giorgio Attenni, Antonio Eguino, Aldo Scarpa.
Hanno collaborato: Danilo Baroncini, Dina Nascetti, Empedocle Maffia.
Montaggio di Luciano Benedetti.

Documentario inedito in tre parti realizzato da Roberto Savio (giornalista, corrispondente della RAI per l’America Latina) nel 1972.

Un'inchiesta sul Che con intervista al soldato che lo uccise.


Cortesia di Roberto Savio

Un grazie ad : http://www.arcoiris.tv/index.php

Honduregni a testa alta















Giorgio Trucchi 02/07/2009

Continuano i soprusi e la violazione di libertà e diritti umani da parte dell'esercito

Le immagini delle proteste e la repressione militare a Tegucigalpa hanno fatto il giro del mondo. Nonostante ciò, esistono molti esempi di resistenza al colpo di stato che passano inosservati, e che dimostrano che l'opposizione al governo spurio di Roberto Micheletti è molto più ampia e generalizzata di quello che i mezzi di informazione stanno riportando.

"Il popolo honduregno non si mobilita solo nella capitale, ci sono espressioni di rifiuto a questo governo golpista in tutto il paese", ha spiegato il membro della Commissione Esecutiva del consiglio civico delle organizzazioni popolari ed indigene dell'Honduras, Copinh, Bertha Cáceres.
"Sono azioni molto creative come l'occupazione dei comuni, di ponti, strade, l'attivazione di radio comunitarie per informare la gente che vive in posti molto lontani. Abbiamo una comunicazione costante con diversi capi di comunità indigene in tutto il territorio nazionale. Ci raccontano di azioni di resistenza a Cortéz, La Ceiba, Colón, Santa Barbara, Trinidad, Colima, ed anche nella Mosquitia, Intibuca, Las Flores, Siguatepeque, e molti altri. In una comunità di Olancho - ha continuato Cáceres - la gente si è armata per scacciare i militari che volevano reclutare i bambini, mentre a Intibuca tutti i giorni ci sono marce con gente del Copinh, del magistero e della sanità. A Lejamani e nel sud del paese ci sono state grandi marce e la gente si sta mobilitando verso la capitale, perché l'idea è quella di concentrare forze su Tegucigalpa senza trascurare le azioni regionali", ha affermato la dirigente.
A Progreso, martedí scorso, una forte manifestazione è stata soffocata in modo violento dell'Esercito. Ci sono sei persone in carcere ed alcuni feriti.
C'è molta voglia di lottare per la dignità del paese e per il ritorno del presidente Manuel Zelaya. A dispetto del boicottaggio mediatico, la chiusura delle radio e dei canali di televisione, la gente sta comunicando per telefono, ascoltando le radio dei paesi vicini, e con meccanismi di comunicazione popolare che la gente ha sempre usato nei momenti difficili", ha continuato Cáceres.
Uno dei temi che sta creando molta preoccupazione tra le organizzazioni popolari è il sequestro di giovani da parte dell'Esercito.
In Honduras il servizio militare è volontario, tuttavia dopo il colpo di stato sono stati denunciati vari episodi di reclutamento forzato di bambini e giovani.
Secondo Cáceres esistono già denunce nelle comunità di San Esteban, San Francisco de la Paz, Silca ed Olanchito, secondo le quali l'Esercito sarebbe arrivato di notte per prelevare bambini e giovani e obbligarli a integrarsi alle Forze armate
Un'altra forma di repressione che sta avvenendo in questi giorni è quella di obbligare operai e operaie della maquila a partecipare alle manifestazioni in favore del governo spurio.
"Abbiamo informazione secondo le quali si realizzeranno manifestazioni a Choloma e Ceiba, e stanno minacciando le lavoratrici e i lavoratori. In pratica se non partecipano perdono il posto di lavoro. In altri casi pagano loro circa 200 lempiras (11 dollari). In questo modo stanno giocando con i bisogni e la dignità del popolo honduregno, sfruttando la situazione di povertà", ha denunciato Bertha Cáceres.
Per la dirigente del Copinh questi esempi diffusi di resistenza stanno dimostrando che la maggioranza della popolazione non si sta lasciando spaventare dalla campagna intimidatoria, iniziata già da alcuni mesi dai potenti che controllano l'economia e la politica del paese.
"La maggioranza della gente vuole una nuova istituzionalità in Honduras, ed una volta ottenuta, i movimenti popolari devono essere protagonisti di questa nuova fase, per evitare che il paese torni nuovamente in mano a questi golpisti", ha concluso.
A dispetto dell'isolamento internazionale, il governo spurio di Roberto Micheletti e gli altri poteri dello Stato sembrano voler imboccare una strada senza uscita, e preferiscono continuare ad usare la mano dura. Il Congresso ha infatti approvato un decreto con il quale sospende le più importanti libertà individuali dei cittadini plasmate in otto articoli della Costituzione, lasciando praticamente il paese in uno stato d'emergenza. I diritti interessati dal decreto sono quelli dell'inviolabilità del domicilio, il diritto a protestare pacificamente, la libertà di pensiero ed espressione, il diritto di associazione e riunione, estendere per più di 24 ore l'arresto senza presentare un'accusa formale, la libertà di movimento ed entrata al paese, non potere essere arrestato senza un mandato di cattura e il diritto a potere pagare una cauzione per non rimanere in carcere. Secondo alcuni deputati, questa misura si applicherebbe durante le ore notturne durante le quali vige ancora il coprifuoco. Nonostante ciò, sembra avere l'obiettivo di prevenire qualsiasi manifestazione in attesa del ritorno del presidente Manuel Zelaya e seminare paura tra i movimenti popolari. Il ritorno di Zelaya si è ormai trasformato in un vero e proprio avvenimento per il paese e sarebbe previsto per sabato prossimo, dato che il presidente ha deciso di attendere la scadenza dell'ultimatum di 72 ore, dato dalla Osa a Micheletti per reintegrare Zelaya al suo posto.

Per il momento, i movimenti popolari e le organizzazioni sociali sembrano non fare molto caso a queste nuove misure gravemente lesive delle libertà personali, ed hanno deciso di marciare nuovamente a Tegucigalpa. Migliaia di persone hanno invaso le strade della capitale ed hanno marciato per consegnare una lettera alla rappresentanza diplomatica della Osa in Honduras. Il documento è stato redatto dal Fronte nazionale contro il colpo di stato in Honduras, nome dato proprio ieri a quello che si conosceva come Fronte nazionale di resistenza popolare. Tra canti, balli, slogan e qualche momento di tensione, i manifestanti sono arrivati fino al Parco Centrale, cuore della capitale. Un'attività, questa, che ha l'obiettivo di mantenere alta la tensione tra la gente. "È da domenica che siamo in uno stato di mobilitazione permanente. Oggi siamo andati fino agli uffici della Osa e domani andremo davanti al Congresso" ha detto Carlos H. Reyes, segretario generale dello Stibys, sidacato autonomo dell'Honduras, che già da ieri è tornato ad apparire pubblicamente dopo la repressione militare di lunedí. "La cosa importante è che la gente non abbia paura ed esca a manifestare, e sta accadendo in tutto il Paese. La stampa venduta e golpista continua a dire che tutto è tranquillo nel paese. Sono dei commedianti. E questa è la nostra risposta", ha concluso.

A cena con il lodo Alfano




















Frida Roy, 01 luglio 2009

Politica Il ministro Vito risponde alla Camera all'interrogazione di Di Pietro sulla cena tra premier, ministro Alfano e i giudici costituzionali Mazzella e Napolitano: "Era incontro conviviale deciso da tempo". Il giudice Mazzella scrive al premier: quella cena "non sarà l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali". Una missiva che non placa certo le acque. Per l'Idv e il Pd quella cena "è un fatto gravissimo" perché "il rispetto della forma richiama il rispetto della sostanza"


"Un incontro conviviale"organizzato dal giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella nella prima metà di maggio e cioè "prima che la Consulta fissasse al 6 ottobre la data di inizio della sua discussione sul Lodo Alfano". E nel quale non si è parlato dell'agenda della Corte.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito liquida così, in un'Aula della Camera semideserta, la vicenda della cena svelata da "L'Espresso" tra i due giudici costituzionali Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Guardasigilli Angelino Alfano e il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato Carlo Vizzini. Con rispettive consorti. Una cena che sta alzando il livello dello scontro tra maggioranza e opposizione.

Vito risponde ad un'interpellanza che Antonio Di Pietro ha rivolto ad Alfano nella quale l'episodio viene definito come "gravissimo" e in grado di "minare la sacralità della Corte Costituzionale". Il leader dell'Idv chiede le dimissioni del ministro e dei due "giudici spregiudicati".
Ad ottobre l'Alta Corte dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano (la legge che impedisce di processare le quattro piu' alte cariche dello Stato tra cui il presidente del Consiglio) e "non si saprà mai - è l'allarme di Di Pietro - se la decisione presa sarà il frutto di un'autonoma scelta della Consulta o della 'riunione carbonara e piduista' tra i due giudici e il premier pluri-inquisito".

Il tono usato da Di Pietro piace poco a Elio Vito e agli altri due ministri seduti al banco del governo: quello della Scuola Mariastella Gelmini e della Cultura Sandro Bondi. Quest' ultimo, dopo aver atteso invano che il presidente di turno Rocco Buttiglione riprendesse il leader dell'Idv per le sue accuse, si alza e grida più volte a Di Pietro: "Vergognati!". Poi, ancora gridando e accompagnato dai commessi, lascia l'Aula per protesta.

Il centrodestra prende le difese del premier. A cominciare dal capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che parla di "violenta aggressione da parte dell'opposizione nei confronti della Corte Costituzionale".
Ma ad alzare la voce più di tutti (nonostante l'invito a "tacere almeno per decenza" che gli rivolge il centrosinistra), è il diretto interessato e cioè Luigi Mazzella, il giudice promotore della cena. L'alto togato, ex Psi, ex ministro di Berlusconi, già capo di gabinetto di Gianfranco Fini e dell'allora ministro Francesco De Lorenzo, scrive infatti una lettera aperta al presidente del Consiglio che comincia proprio così: "Caro Silvio, ti inviterò ancora..." .
Non pago della polemica sollevata, Mazzella, assicura al premier, "amico di vecchia data", che la cena a casa sua tanto criticata dal centrosinistra "non è stata la prima" e "non sarà certo l'ultima", almeno fino a quando "un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali". E, dopo aver spiegato di essersi deciso a scrivere questa missiva anche perché dubita del fatto "che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta di Mussolini, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo", chiama in causa i suoi colleghi. "Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale - afferma - hanno sempre ricevuto nelle loro case, com'è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico". Quindi Mazzella, non solo respinge ogni accusa, ma difende la libertà di invitare a cena "un amico stimato".

Una missiva che certo non spegne l'incendio. Per la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, "pur comprendendo il legittimo desiderio del giudice Mazzella di difendere le proprie libertà personali", la cena privata con il presidente del consiglio, il ministro della Giustizia e i presidenti delle commissioni Affari costituzionali, alla vigilia della decisione della Corte sul lodo Alfano "è del tutto inopportuna" .
"Chi ricopre una carica di un organo di rilevanza costituzionale - continua la Ferranti - è tenuto anche a limitare alcuni propri piaceri personali per garantire e tutelare anche la sola immagine di indipendenza autonomia e trasparenza dell`alto organo cui appartiene. In questo senso continua sempre a valere il ‘principio della moglie di Cesare': il rispetto della forma richiama il rispetto della sostanza".

"Con la sua lettera aperta a Berlusconi il giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella è reo confesso. Infatti egli ammette di essere un amico di vecchia data e di avere rapporti di frequentazione e di intimità con il plurimputato Silvio Berlusconi, senza rendersi conto che egli è anche giudice della Corte Costituzionale che deve esprimersi sulla legittimità del Lodo Alfano, cioè proprio su quella legge che Berlusconi si è confezionare per non farsi processare. In casi simili i giudici ordinari devono astenersi e possono essere ricusati", è la risposta del leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

"Possibilità che non sono state previste per la Corte Costituzionale, ritenendo inimmaginabile che un giorno ci sarebbe stato un giudice che avrebbe rivendicato la sua amicizia personale con un imputato interessato alle decisioni della Consulta, tanto da ritenere normale invitarlo a casa sua alla vigilia del giudizio, addirittura - rimarca Di Pietro- insieme al ministro della Giustizia.
Lo stesso ministro che si è fatto promotore della legge che ha garantito l'impunità a Silvio Berlusconi".
"Anche uno studente di giurisprudenza capirebbe l'abnormità' di questo caso, e lo stesso Mazzella non può non capirlo". A questo punto, per il leader dell'Idv la questione è un'altra: "il comportamento di Mazzella è solo un atto di superficialità o è piuttosto la precisa volontà di calpestare etica e diritto? Per questa ragione, insistiamo con la richiesta di dimissioni e ci appelliamo al presidente della Corte Costituzionale e al presidente della Repubblica affinché intervengano su un fatto così grave che - conclude Di Pietro - mortifica la credibilità, la sacralità e l'autonomia della Consulta".



Cathy O'Brien, Vittima del Progetto MK Ultra sul Controllo Mentale - Sub Ita



Cathy O'Brien testimonia gli abusi fisici e psicologici subiti all'interno del progetto segreto americano di controllo mentale, l'MK Ultra. 'Trance Formation of America' è il libro che racconta la sua storia.

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