venerdì 3 luglio 2009

Concetti Alieni: Intervista col Dr.John Mack




















di Andrew Lawler

New Age Journal
Luglio 2001


La ricerca di John Mack sulle abductions aliene lo ha spinto lontano dal mondo accademico, ma lo Psichiatra di Harvard e il suo Program for Extraordinary Experience Research costruiscono la "scienza del sacro".

"Area di Virginia - emozionante", John Mack scrisse in una nota del 1964. Si riferiva ad una possibilità per sviluppare nuovi metodi per la cura mentale all'ospedale del Massachusetts. Però questo entusiasmo e questo spirito per il rischio è un riassunto pulito della lunga e controversa carriera dello psichiatra di Harvard, come scienziato e attivista.

Mack non ha mai evitato l'esplorazione di frontiera. Mentre molti dei suoi colleghi lavoravano tranquilli nella torre d'avorio di Harvard, Mack protestava contro i test nucleari nel Nevada, volava verso le guerre in Libano per dare aiuto alla diplomazia in Medio Oriente e collaborava con i colleghi Sovietici durante la Mosca della guerra fredda. Fatto più famoso, ascoltava le persone che gli raccontavano storie di visite aliene e di abductions e credeva in loro.

Il suo comportamento, inusuale per un accademico di alto livello, lo ha trasformato in una figura divertente di 71 anni per il mondo ufficiale, un moderno Don Chisciotte per quelli di orientamento progressista e un cavaliere sul cavallo bianco per quelli che credono che gli alieni siano fra noi. Persino quegli amici e colleghi contrari alle teorie sulle abductions di Mack, riconoscono il suo profondo impegno nell'affrontare i problemi a tutti i livelli personali, sociali e spirituali.
"La sua visione davvero importante è che le persone possono cambiare, possono aprirsi", dice un amico accademico.

Un altro amico dice che nel cuore di Mack c'è la passione del comprendere e alleggerire la sofferenza umana. Ironicamente, l'insolito viaggio di Mack nel reame alieno gli ha portato la sua quota di sofferenza, dai danni alla sua credibilità professionale, alla perdita di vecchi amici e alla rottura di un lungo matrimonio.
Mack stesso sembra faticare a spiegare il perchè è quello che è, data la mancanza passata sia nell'attivismo sociale che nelle materie spirituali. Un bambino introspettivo come si descrive, nato in una famiglia di accademici Ebrei Tedeschi a New York. Suo padre legge la Bibbia, ma solo come letteratura in questa famiglia atea.

Però la sofferenza non è stata un concetto astratto nella sua giovane vita. La madre biologica di Mack è morta per appendicite quando lui aveva solo 8 mesi. La sorella di sua madre si sposò più tardi con un sopravvissuto all'Olocausto, un uomo che divenne un esperto nel processo di gruppo e nella psicoterapia. Un altro zio era malato di mente e venne lobotomizzato. "Questo fu un grande fattore nella mia scelta di entrare in psichiatria", dice. Il manicomio che vedeva durante i viaggi verso il paese lo catturò. Per l'età di 12 anni, stava divorando libri di psicologia nella libreria della sua scuola.

Dopo aver finito la scuola di medicina e sposato Sally Stahl nel 1959, partirono per un'esperienza di due anni in cui Mack servì come psichiatra dell'Air Force in Giappone, dove il primo dei loro tre figli nacque. Lo shock culturale fu intenso. La vita in quel posto, ricordò più tardi, gli insegnò quanto "fantasticamente etnocentrici ed ecologicamente distruttivi possiamo essere noi Americani". La famiglia tornò negli Stati Uniti e Mack entrò in psichiatria ad Harvard negli anni '60, quando le idee sulla salute mentale erano state revisionate. Lui giocò un ruolo chiave nel creare una nuova clinica psichiatrica sia per pazienti esterni che interni nel vecchio ospedale di Cambridge di cui Harvard aveva preso il controllo.

La passione di Mack per T.E.Lawrence lo portò a scrivere una approfondita biografia dell'enigmatico uomo che giocò un ruolo chiave nella politica del Medio Oriente e nel 1977, lo sforzo lo portò al Premio Pulitzer. Lawrence visse una visione creativa del cambiare il mondo, cosa che fece appassionare, uno dei suoi amici dice ossessionare, Mack.

Per i primi anni '80, quando entrò in quella che per molti professori sarebbe la confortevole mezza età, Mack, sotto la spinta dei suoi figli, venne attirato in due altri territori vergini, il regno dei quesiti spirituali e il mondo dell'attivismo politico. Sperimentò la respirazione olotropica e le droghe psichedeliche. Venne attirato nella politica del Medio Oriente, incontrandosi con Yassir Arafat a Beirut per discutere prospettive di pace. In seguito si lanciò in un crescente sforzo antinucleare durante gli anni di Reagan, esplorando gli aspetti psicosociali della minaccia di guerra nucleare e testimoniò davanti al Congresso un problema come gli incubi infantili di un olocausto nucleare. Infine si spinse in un ruolo più attivo; la sua intera famiglia venne arrestata nel 1986 nel Sito di Test governativo del Nevada per aver protestato sulle detonazioni nucleari sotterranee.

Il suo lavoro respiratorio in particolare, impostò le basi per il suo interesse sugli alieni. "Ero aperto alla possibilità che esistesse un mondo oltre quello che possiamo vedere", ricorda. Mack iniziò a vedere pazienti che descrivevano una varietà di incontri alieni e creò il Programma per la Ricerca sulle Esperienze Straordinarie (PEER) nel Centro di Harvard per il Cambiamento Psicologico & Sociale. (Correntemente il Centro e il PEER non sono affiliati con Harvard.) Il suo libro del 1994 sul soggetto ( Abduction), che si concentra su interviste che descrivono le esperienze di un gruppo di 70 persone che affermarono di essere state addotte, provocarono la ridicolizzazione e l'indignazione nei media ufficiali e una investigazione di Harvard nei suoi metodi scientifici.

Imperterrito, Mack rimase fermo, raccogliendo altri dati e intervistando persone da tutto il mondo, pubblicando Passport to the Cosmos: Human Transformation and Alien Encounters nel 1999, che si concentrava su miti relativi agli alieni ed esperienze nelle culture native, dall'Amazzonia all'Africa del Sud.
Di persona, Mack ha i tratti cauti di uno studioso, la combattività di una figura attaccata dai media e l'entusiasmo innocente di un giovane studente di college che scopre sè stesso. Durante una lunga intervista nei centri del PEER, Mack ha parlato con New Age sulla sua ultima frontiera. Quello che segue è un riassunto dell' intervista.

Domanda: Qual'è stato il primo incontro con il fenomeno alieno?

Risposta: Ho letto un articolo che trattava il fenomeno come emergenza spirituale e un collega nel mio corso di respirazione, mi portò a vedere Budd Hopkins (autore di diversi libri sugli alieni) nel Gennaio 1990. All'inizio io non credevo che fosse possibile incontrare esseri esterni alla Terra, ma divenne chiaro che non avevo altro modo per spiegare cosa stesse accadendo: se diverse persone che non sono connesse hanno le stesse dettagliate esperienze, allora non hai a che fare con un effetto generato internamente. Quindi divenni curioso.

D: Come verifichi l'attendibilità di queste affermazioni?

R: Faccio una valutazione psicologica accurata dei loro stati mentali, prendo la loro storia psicologica, gli esami clinici standard e, in alcuni dei primi casi, batterie di test psicologici. Valuterò se abbelliscono la verità. C'è altro, con cui ancora combatto. La sensazione che una persona stia parlando come se sia stata lì, questa viene dal linguaggio del corpo, lo sguardo nei loro occhi, dal non avere altri piani. Sto lavorando per definire meglio questi punti.

D: Quindi vedi quello che stai facendo come scienza?

R: Devo essere aperto al fatto che ci sono reami di dimensioni della realtà che non conosco. La conoscenza non è la stessa quando non puoi creare un esperimento controllato, ma rimangono ancora vie affidabili per conoscere. Non posso creare un esperimento che raccoglie un gruppo di UFO. Però credo che esista una qualità d'apertura di mente e rigore che possiamo applicare. Possiamo sviluppare degli standard di autenticità, attendibilità, molteplicità di testimonianze. Questa può essere considerata una scienza del sacro o dell'esperienza umana.

D: Quali tipi di standard visualizzi per tale scienza?

R: Abbiamo un progetto sulle esperienze anomale al PEER, che deriva da un workshop del 1999 sull'argomento che ha incluso teologi, antropologi, astrofisici e filosofi. Non guardiamo solo il fenomeno delle abduction, ma le esperienze di pre- morte e altri fenomeni simili che non cadono in una singola disciplina. Noi vogliamo esplorare le tradizioni dove esistono, se non standard, tradizioni sulla testimonianza oculare e sulla verità, metodi sul come decidere chi prendere seriamente. Le tradizioni Buddiste e Cattoliche affrontano questo in dettaglio, per esempio nel determinare cosa sia miracolo e cosa no.

Padre Corrado Balducci, un gentiluomo vicino al Vaticano, una volta mi colpì dicendo che la Chiesa prende molto seriamente questi rapporti sugli UFO e sulle abductions, perchè sembrano esserci molte testimonianze attendibili. Ho iniziato a pensare a questa nozione del testimone sacro o del testimone del sacro. Non vogliamo prendere, per esempio, gli standard Cattolici o Buddisti, ma possono essere delle guide.

D: Quindi questi standard possono essere applicati ad ogni sorta di esperienza anomala?

R: Il mondo New Age è pieno di persone che lavorano su tutto dalle esperienze aliene al channeling, ma non ci sono criteri reali per dire cosa prendere seriamente. Abbiamo molte critiche appropriate sul lavoro new age. Solo perchè qualcuno dice che può canalizzare qualcosa, non significa che sia vero. Il metodo scientifico ha mezzi per decidere sull'attendibilità di evidenze fisiche. Però se non ci sono evidenze fisiche, segni fisici sul corpo per esempio, ci devono essere modi per raccogliere dati e determinare la validità.

D: Stai cercando con forza di portare la scienza in un'area che è dominio della religione?

R: Barbara McClintock, vincitrice del Premio Nobel in genetica, ha descritto il suo modo di conoscere come altamente soggettivo. Lei potrebbe cadere in amore con spighe di grano; si è fusa con quello su cui lavorava. Chiaramente, dopo aver appreso in questo modo interconnesso e soggettivo, allora puoi usare la tua mente razionale per trovarne un senso. Però il tuo strumento di conoscenza è il tuo intero sè, il tuo sè intuitivo, la tua piena coscienza. Quello che i bravi scienziati e quelli che ci portano "oltre il velo" hanno in comune, è il pieno impegno con questo altro sè.

D: Dici che il lavoro respiratorio ti ha aperto ad altre visioni del mondo. Come si è rivelato questo?

R: Ho realizzato che non ero bloccato nella mia torre accademica e psicoanalitica, mi sono espanso oltre il guscio. Ho avuto questo senso di connessione con tutte queste persone, che era inspiegabile per me. Questo senso per cui ognuno di noi è in qualche modo una persona aperta e che ama e che eravamo una sola cosa in un certo modo, che in condizioni naturali possiamo connetterci in un modo molto differente dal solito isolamento competitivo in cui viviamo.

D: Come si relaziona questo con gli alieni?

R: Siamo esseri spirituali connessi con altre forme di vita e col cosmo in modo profondo e lo stesso cosmo contiene una intelligenza. Non è solo materia morta ed energia.

D: Le tue idee sulle abductions, sono più accettate ora nelle vie ufficiali, rispetto al 1994?

R: No, al contrario. Ci sono coloro che hanno paura di quello che vedono come il pericolo del ritorno dell'irrazionale. Però agli estremi c'è una crescente eccitazione e un interesse nel comprendere una realtà non conosciuta tramite il metodo scientifico tradizionale. Quindi c'è come un riscaldamento, non per una guerra di paradigma, ma un discorso non molto amichevole tra visioni in contrasto.

D: Gli "sperimentatori" del contatto alieno, vengono considerati pazzi nel mondo ufficiale. Li vedi come una minoranza oppressa?

R: La ridicolizzazione di questi individui e la negazione delle loro storie ha profonde implicazioni morali. Una società non può sopravvivere a lungo se chi racconta la verità viene respinto. Io credo che questi testimoni dicano la verità, nonostante il fatto che quello di cui parlano non può essere vero secondo la visione materialista dominante nel mondo. Il fatto che vengano respinti non li rende una minoranza soppressa. Ho iniziato a vedere che l'errato respingimento delle testimonianze di attendibili testimoni era dovuto al fatto che ciò che riportavano non combaciava con la visione dominante del mondo.

D: Come reagisci alle strane varietà di alieni descritti dagli addotti?

R: L'intero discorso della demografia aliena è piuttosto ironica in un certo modo, alcuni biondi, altri rettiliani, altri come insetti, altri come mantidi religiose e chiaramente i grigi. L'intero discorso in un certo modo è comico. Quindi arrivi sulla loro provenienza stellare. Sembra uno scherzo cosmico. Quando una cultura diviene sterile e limitata nella sua visione, arriva qualcosa che strappa l'intero sistema.

D: Quindi credi personalmente in questo fenomeno?

R: Non serve sforzo. Non si può spiegare in modi puramente interpsichici. Molte persone hanno queste esperienze nel mondo, spontaneamente. Deve arrivare da qualche luogo, quella che James William ha chiamato "provocazione dall'esterno". Lo vedo nel contesto della crisi ecologica globale. La Terra è una fonte di creazione e vita e per ignoranza, avidità e aggressione, la stiamo distruggendo. Vedo un risveglio delle coscienze in questo, una riconnessione spirituale col sacro, col divino.

D: Il pedaggio personale e professionale per aver scavato nel fenomeno abductions, è stato troppo alto?

R: Non ho rimpianti. Nonostante le critiche e gli attacchi, ho incontrato così tante incredibili persone aperte alla conoscenza. Ho probabilmente guadagnato più colleghi e amici da quando ho iniziato questo lavoro, rispetto a quelli che avevo nel periodo precedente, sono semplicemente differenti. Non risuono allo stesso modo con un numero di altre persone. E' stata come un'espansione dei miei orizzonti e un'apertura a connessioni e possibilità eccitanti, più che una sofferenza. Quello che mi ha portato a sentirmi bene è che le persone hanno iniziato a cercare in anomalie di altro tipo. Ci sono stati molti altri pionieri prima di me.

R: Vuoi avere un'esperienza di abduction?

R: Non penso. Una ragione è che spesso è spaventoso, ma penso che potrei gestirla. Secondo, la mia attendibilità e il mio ruolo come testimone dei testimoni, dipende sul mio essere pulito in questo punto. Ho visto esempi in cui investigatori che hanno avuto esperienze o hanno riconosciuto le loro esperienze, hanno perso credibilità come investigatori. Sento di avere un ruolo diverso. Non mi permetto di pensare troppo a questo.

Andrew Lawler è il corrispondente da Boston per il magazine Science.

Tradotto da Richard per Altrogiornale.org

Il G8 nel trash vortex dimenticato degli oceani












LIVORNO. Tutte le conferenze su mari e oceani che si sono succedute in questi ultimi tempi e due importanti dossier - l’imponente “Marine litter: a global challenge” del Programma Onu per l’ambiente (Unep) e il più snello e militante “Plastic Debris in the World’s Oceans” di Greenpeace - mettono in evidenza un problema poco conosciuto, ma che riguarda tutta la comunità internazionale e la difesa della negletta biodiversità marina che comprende “solo” il 90% delle specie viventi. I rifiuti scaricati a mare volontariamente o incidentalmente, le colossali e poco indagate isole di spazzatura plastica create dai vortici oceanici in tutti i mari del mondo, parlano infatti anche del nostro modello di consumo e dell’incapacità di chiudere il cerchio del ciclo di vita della plastica. «La stessa cosa che rende gli oggetti in plastica utili per i consumatori, la loro durata e la stabilità – spiega Greenpeace – li rende anche un problema per gli ambienti marini».

Quel che noi vediamo gettato sulle spiagge è la minima parte del materiale plastico che finisce in mare: quegli oggetti del nostro distratto usa e getta quotidiano e dell’obsolescenza programmata dei nostri consumi sono solo i segni più visibili di un problema molto più grande, che può essere trattato solo dai Paesi più ricchi e sviluppati che nei prossimi giorni si incontreranno all’Aquila al G8. Un problema che si sta sempre più profondamente intrecciando alle due crisi ambientali planetarie che il pianeta si trova ad affrontare: quella climatica e quella della biodiversità.

In questi anni, anche in Italia con le varie “operazioni spiagge pulite” promosse da Legambiente e da altre associazioni, una grande quantità di rifiuti è stata rimossa dalle spiagge del mondo, ma probabilmente si tratta solo di una minima frazione di quello che l’oceano accumula in zone di mare dove i venti e le correnti sono deboli, formando “isole-continenti” di spazzatura che nessuno rimuove, un concentrato di poltiglia di plastica e rifiuti molto più ingombranti che stanno diventando un problema per l’ecosistema planetario.

Il G8 dell’Aquila potrebbe dare in questo senso un segnale non solo affrontando il problema dell’inquinamento del Mediterraneo (strettamente legato alla questione energetica e del modello industriale ed economico) ma affrontando quello che viene chiamato l’"Eastern Garbage Patch" o North Pacific sub-tropical gyre che, con una lenta spirale che trascina i rifiuti oceanici, copre una vasta area del Pacifico nella quale l´acqua circola in senso orario. «I venti sono leggeri. – spiega Greenpeace – Le correnti tendono a spingere ogni materiale galleggiante all’interno dell’area centrale a bassa energia del vortice. Ci sono alcune isole in cui spiaggia il materiale galleggiante. Tutto il resto rimane li, nel gyre, in sorprendente quantità stimata in 6 chili di plastica per ogni chilo di plancton naturale. L´equivalente di un´area delle dimensioni del Texas sta girando lentamente intorno, come un orologio».

Questo gigantesco frullatore di rifiuti (con trash vortex minori accanto che seguono le correnti oceaniche e che è uno dei 5 grandi “gyre” del pianeta) è nel bel mezzo dell’oceano davanti agli Usa (e alle Hawaii tanto care ad Obama), al Canada, al Giappone, alla Russia, cioè alla metà più ampia e potente del G8 che guarda impotente questo concentrato dimenticato e misterioso di spazzatura, mentre uccide uccelli ed altri animali e sconvolge lentamente una parte vastissima di oceano sempre più in crisi ecologica, come ci dice la stessa Carta di Siracusa approvata solo qualche settimana fa dai ministri dell’ambiente del G8.

«Molti uccelli marini e loro pulcini sono stati trovati morti – spiega Greenpeace - i loro stomaci erano pieni di oggetti di plastica di medie dimensioni come bottiglie, corde, accendini e palloncini. Una tartaruga trovata morta alle Hawaii aveva più di un migliaio di pezzi di plastica nel suo stomaco e intestino. È stato stimato che oltre un milione di uccelli marini e di un centinaio di migliaia di mammiferi marini e tartarughe marine vengono uccisi ogni anno da ingestione di plastica o da impiglia mento».

Gli ambientalisti sottolineano che il fenomeno ha innescato un circuito venefico: «La plastica può agire come una sorta di "spugna chimica". Può concentrare molte delle più dannose sostanze inquinanti degli oceani del mondi: gli inquinanti organici persistenti (Pop). Quindi, qualsiasi animale mangi questi pezzi e detriti di plastica sarà anche lui altamente tossico ed inquinante».

Ma il G8 che si occupa delle tre crisi planetarie farebbe bene anche a tener di conto di un altro aspetto che viene fuori ad ogni summit internazionale anche per le sue sempre più pesanti ricadute economiche: quello delle specie invasive. Infatti, la plastica galleggiante può colpire gli ecosistemi marini in modo sorprendente, fornendo una superficie adatta alla sopravvivenza di alcuni organismi. piante ed animali possono essere trasportati attaccati alla plastica molto lontano dal loro normale habitat. Un autostop o per escursionisti oceanici che possono diventare invasori alieni, sgraditi e dannosi di nuovi habitat, a spese delle specie autoctone, in particolare per quelle endemiche delle isole che sembrano le più a rischio di estinzione. Se è vero che il 70% della spazzatura plastica alla fine affonda, questo magari è un motivo in più per intervenire con una colossale opera di pulizia internazionale che forse sarebbe più necessaria e gradita (e meno costosa) di certi costosissimi interventi di “polizia internazionale”.

Solo nel Mare del Nord, i ricercatori olandesi hanno contato circa 110 pezzi di rifiuti per ogni chilometro quadrato di fondale marino, più o meno 600.000 tonnellate di plastica sul fondale del solo Mare del Nord. Un lento soffocamento della vita marina che avviene nel mistero dei fondali e nelle dimenticate vastità degli oceani. Una crisi ecologica che ha bisogno della nostra consapevolezza di individui-consumatori, di un maggior rispetto del mare da parte di armatori, industrie, petrolieri e pescatori, ma anche dei grandi del mondo che dovrebbero mettere nella loro agenda la pulizia del mare, investendo risorse e tecnologie già disponibili, magari convertendo mezzi destinati alla guerra alla difesa degli oceani e ad un “Piano Marshall” per recuperare e riciclare le isole di rifiuti, un piano del quale tutti gli esseri viventi del pianeta ringrazierebbero, una volta tanto, il G8.


L'ISOLA DI PLASTICA: un'emergenza planetaria

Quella moltitudine inarrestabile descritta da Paul Hawken

















di Dario Tamburrano

Diritti umani e giustizia sociale, decrescita e sostenibilità ambientale, sarà capitato a tutti noi, almeno una volta, di chiedersi se l'impegno che mettiamo nel diffondere e difendere questi principi possa ottenere risultati tangibili e duraturi. All'interno di questo quadro si inserisce l'interpretazione olistica e positiva dell'umanità che Paul Hawken ci fornisce nel suo ultimo saggio “Moltitudine Inarrestabile”.

In Occidente abbiamo questa presunzione straordinaria, che mentre noi abbiamo lavorato duramente alla creazione di meraviglie e innovazioni tecnologiche,le altre culture del mondo siano rimaste intellettualmente ferme. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Né tale differenza è dovuta ad alcun tipo di superiorità degli occidentali in materia.

Ora sappiamo che dal punto di vista biologico è vero ciò che noi abbiamo sempre sognato essere vero dal punto di vista filosofico, ovvero che siamo tutti fratelli e sorelle. Per definizione, possediamo tutti lo stesso patrimonio genetico. Ciò significa che ogni singola società e cultura umana, per definizione, condividono la stessa acutezza mentale, la stessa capacità intellettuale. E che il genio grezzo venga messo al servizio della stregoneria tecnologicao a districare il complesso intreccio della memoria relativa a un mito, si tratta semplicemente di scelte e orientamenti culturali.

Wade Davis, The Ethnosphere and the Academy

ATTIVISMO E PARADOSSI DELL'ERA CONTEMPORANEA

Confrontandosi con i nostri stessi più cari amici e familiari, quanti di loro si mostrano del tutto refrattari ad un qualsiasi cambio di atteggiamento non conforme ai disvalori standardizzati e globalizzati dell'apparire, del consumo e della crescita materiale ad ogni costo?

Quante volte, ci siamo sentiti una goccia solitaria ed alla deriva in un mare troppo grande? Quante volte, confusi e disorientati, senza certezze, in questo magma contemporaneo di eventi ed informazioni contrastanti e parcellizzate che quotidianamente irrompono nelle nostre coscienze?

La storia della specie ha subito negli ultimi secoli una accelerazione logaritmica. Oggi una sola generazione è stata testimone di un’esplosione demografica e produttiva senza precedenti. L'applicazione delle tecnologie ha creato oggetti e servizi che hanno rivoluzionato in brevissimo tempo gli usi ed i costumi dei singoli e delle masse. Abbiamo assistito alla globalizzazione delle idee e delle merci, all'avvento della mobilità individuale su scala planetaria, alla fine della guerra fredda ed al crollo di tutte le ideologie politiche che fino a pochi anni dominavano il mondo.

Se tutto ciò ha portato grandi speranze, i neofondamentalismi economici e religiosi, la crisi degli ecosistemi, il progressivo impoverimento delle risorse naturali, l'instabilità climatica, lo sfruttamento neocoloniale di buona parte del pianeta, il genocidio, non solo culturale, delle diversità, ci hanno instillato d'altra parte enormi preoccupazioni ed interrogativi.

L'uomo contemporaneo occidentalizzato, che grazie alla disponibilità di grandi mezzi, sarebbe dovuto crescere in senso critico, in tempo libero ed in libertà e diritti, è invece diffusamente anestetizzato, inconsapevole ed impotente. Imbrigliato in questo incredibile paradosso della modernità.

All'interno di questo quadro si inserisce a sorpresa l'interpretazione olistica e positiva dello stato attuale dell'umanità che Paul Hawken ci fornisce nel suo ultimo saggio Moltitudine inarrestabile.

IL PANORAMA GLOBALE DEI MOVIMENTI LOCALI E SOVRANAZIONALI

Hawken esordisce delineando un ampio panorama delle organizzazioni e delle comunità che attualmente operano nel pianeta per la difesa dei diritti umani e civili e per la sostenibilità ambientale. Emerge da questa sorta di censimento che questo numero è impressionante in ogni luogo e senza differenza di razza e cultura. Queste associazioni di individui costituiscono nel loro complesso un movimento spontaneo ed auto-organizzato, senza un centro ed un'ideologia portante che sfugge alla categorizzazione classica al punto tale che i media non sono in grado di recepirne la portata ubiquitaria e di coglierne l'aspetto innovativo.

LA FUSIONE DELLE CULTURE INDIGENE CON L'AMBIENTALISMO E LA GIUSTIZA SOCIALE

Secondo Hawken, in questo che egli definisce il “movimento senza nome”, stanno confluendo in un'unica visione sia gli insegnamenti e i valori delle culture indigene di ogni continente, sia le tematiche proprie dei movimenti ambientalisti, per la giustizia sociale ed i diritti umani. Per la prima volta nella storia dell'uomo si assiste ad una moltitudine di individui che a volte inconsapevolmente, pur nella loro diversità, operano nella stessa direzione.

IL SISTEMA IMMUNITARIO DEL PIANETA

Similmente ad un sistema immunitario che è formato da più parti che collaborano tra di loro per reagire agli attacchi infettivi, questo movimento è, per Hawken, paragonabile ad una risposta immune della specie umana nel suo complesso, come reazione di autodifesa alle politiche economiche di sfruttamento dei popoli e di distruzione degli ecosistemi che minano la sopravvivenza dell'umanità stessa.

SALTO QUANTICO FILOGENETICO

Questo movimento dei movimenti può pertanto essere considerato come un nuovo organismo, un salto quantico filogenetico e culturale, in risposta alle nuove pressioni ambientali e storiche, cui la nostra specie è attualmente soggetta. Sappiamo che miliardi di anni fa, da un brodo primordiale di atomi e molecole, sono miracolosamente ed improvvisamente nate le prime cellule capaci di autoreplicarsi, le quali si sono differenziate ed unite collaborativamente prima in organismi pluricellulari e poi in esseri superiori dotati di tessuti ed organi comunicanti per mezzo del sistema nervoso.

INTERNET COME SISTEMA NERVOSO, DATI CULTURALI COME GENI

Ecco che, oggi, ha preso forma corpo unico formato da una moltitudine di organizzazioni ed individui, che interagiscono tra di loro, grazie all'avvento dei nuovi media sociali figli di internet; l'esistenza di una rete di comunicazione così ramificata e veloce, rappresenta il sistema nervoso di questo organismo simbiotico sovraspecie i cui geni non sono più le molecole di DNA, ma le informazioni multiculturali presenti e latenti che nella rete sono memorizzate, attivate e trasmesse in un'inarrestabile fecondazione incrociata dalle conseguenze inesplorate ed imprevedibili.

DIVERSITA', SIMBIOSI E RESILIENZA

Questo fenomeno di tipo organico è in grado di mutare e di riorganizzarsi velocemente come un virus, in virtù proprio dell'assenza di un’ideologia statica e di un controllo centrale, e fa, della molteplicità di culture e conoscenze integrate, il suo punto di forza, analogamente ad un sistema naturale che aumenta la sua resilienza parallelamente al crescere della sua biodiversità.

IL MOVIMENTO COME NUOVA FORMA DI VITA INTELLIGENTE, INVISIBILE E SOVRA SPECIE

Un movimento, quindi, particolarmente intelligente per la sua adattabilità che ha tutto l'aspetto di una forma di vita nuova e non catalogabile, e quindi invisibile, potenzialmente in grado, pertanto, di affrontare e superare le enormi sfide che ci attendono. E' un evento di portata epocale nella storia dell'uomo che fornisce un significato assai profondo al nostro impegno individuale e collettivo. Senza saperlo, ne facciamo già parte e ci ha già contagiato vivendo dentro di noi. Chi è in grado di vedere anche in Italia il superamento degli schieramenti ideologici ed immobilizzanti del secolo scorso, sta già costruendo in maniera consapevole, il futuro sostenibile, sociale e politico del nostro paese.

Berlusconi e il disturbo vincente. Intervista allo psichiatra Luigi Cancrini




















di Stefano Corradino

La democrazia - affermava Winston Churchill - funziona quando a decidere sono in due e uno è malato". Il problema è che in Italia chi governa è malato ma decide da solo... L’esistenza di una vera e propria patologia la rileva ad Articolo21 Luigi Cancrini, celebre psichiatra e fondatore negli anni Settanta di una fra le più importanti scuole di psicoterapia del nostro Paese parla del nostro premier anche all’indomani delle sue dichiarazioni sulla tragedia di Viareggio. Per Cancrini “Silvio Berlusconi è un personaggio dall’egocentrismo smisurato. Finché ciò lo ha riguardato come imprenditore è andata bene. Il problema nasce con l'acquisizione del potere politico. E quando un normale narcisismo viene fortemente alimentato e si coniuga con il troppo potere il risultato è una patologia, un vero e proprio disturbo della personalità. Conosco questo tipo di patologie, ho dedicato un capitolo di un mio libro a Hitler e Stalin...”

"Adesso vado a Viareggio e prendo in mano io la situazione". Questo ha detto Berlusconi commentando la tragedia del treno esploso. Sempre lui. "Io" al centro di tutto...
Lui ha un’immagine di sé grandiosa, direi inutilmente e dannosamente grandiosa come succede spesso a chi, intorno, ha persone che gli dicono solo "sì"...

Intende dire che il consenso popolare amplifica l'autostima?
Non solo. E' un meccanismo interessante da studiare e che hanno vissuto i dittatori storici. Una studiosa americana ha scritto una biografia interessante su Beria (capo della polizia segreta sotto Stalin, ndr) in cui lei dimostrava bene come lui avesse acquisito un potere straordinario su Stalin proprio perché alimentava continuamente la sua paranoia.

Intorno ad una persona che si crede sempre più grande ed importante di quello che è, c'è sempre qualcuno che lo alimenta
E' così che la persona perde il contatto con la realtà. Un contatto che normalmente è assicurato dal fatto che riceviamo un flusso di informazioni positive o negative su di noi e, continuamente, correggiamo il tiro. Nel caso di Berlusconi piuttosto che modificare il proprio percorso lui si vuole circondare solo di persone che lo esaltano e ogni critica viene da lui trasformata in attacco o complotto.

Lei è uno psichiatria di fama. C'è un modo per definire questo comportamento da un punto di vista "clinico"?
Sì, è disturbo della personalità. Silvio Berlusconi è un uomo dall'egocentrismo smisurato. Finché ciò lo ha riguardato come imprenditore è andata bene. Il problema nasce con l'acquisizione del potere politico. E qui, il troppo potere e un narcisismo normale fortemente alimentato si trasformano in un fattore patologico, un vero e proprio disturbo narcisistico della personalità".

Se è un disturbo andrebbe curato
Non si farà mai curare

Non sono un esperto di psichiatria ma mi domando: un disturbo patologico come quello da lei tracciato, oltre al rischio di essere autolesivo può produrre anche danni anche alla collettività?
Tempo fa ho scritto un libro "Oceano borderline" nel quale studiavo molti disturbi della personalità. E ho dedicato un capitolo ai "disturbi vincenti" la cui patologia si esprime in un successo spropositato. Ho studiato le biografie di Hitler e Stalin che hanno curiosamente in comune un'infanzia con un padre alcoolista, violenze e maltrattamenti e che poi si riscattano in un grande delirio. Disturbi vincenti sono anche quelli dei capi mafia, persone molto intelligenti che ritengono di stare svolgendo un compito importante. Il Padrino ad esempio. Forse Berlusconi, per fortuna, non ha ancora questi tratti così "grandiosi" ma il rischio della progressiva perdita del contatto con la realtà può essere fortemente dannoso per gli altri.

Pericoloso anche per se stesso immagino…
Non necessariamente. Se pensiamo alla questione delle feste e delle squillo lui è rimasto assolutamente imperturbabile alle critiche. Proprio perchè lui è convinto di poter fare qualsiasi cosa in modo indisturbato e le persone che ha intorno lo assecondano.

Questa patologia del premier a suo avviso si può aggravare?
Sicuramente. E la condizione indispensabile perché un disturbo della personalità non si espanda è legata inevitabilmente alla presenza dei contrappesi rappresentati dalla magistratura (la legalità) e dalla informazione (libertà di stampa). Studiando Hitler ad esempio è facile ricordare che la sua prima azione fu contro i magistrati. La stessa cosa vale per Mussolini. L'equilibrio dei poteri è in questo contesto indispensabile. Se una democrazia è sufficientemente forte questo disegno non riesce e a un certo punto la persona cade. Se invece cadono i contrappesi si va verso un disastro. La dittatura. Con le folle a seguire il personaggio carismatico di turno. Quindi la difesa della normalità di Berlusconi sta nella tenuta della democrazia.

In questo contesto che ruolo ha la tv? Il possesso di un impero televisivo amplifica il potere e il rischio di condizionamento dell'opinione pubblica
Ovviamente sì, ma la tv essendo un mezzo così diffuso e capillare contiene in qualche modo, al suo interno, anche gli "antivirus".

Lei lo sa, che dopo questa intervista, oltre ai magistrati e ai giornalisti anche gli psichiatri potrebbero essere apostrofati come comunisti?
Confermerebbe le mie tesi, e darebbe più credibilità alla categoria

corradino@articolo21.info

Garante Privacy. Emergenza sicurezza, ronde, blocco delle intercettazioni:in pericolo le libertà personali e collettive. Intervista a Mauro Paissan















di Gianni Rossi

L’Autorità garante per la Privacy non ha dubbi: tutte le nuove leggi del governo Berlusconi in materia di sicurezza e quella sul blocco delle intercettazioni telefoniche tendono ad inserire elementi di restrizione delle libertà personali e collettive. Anche la stessa libertà di informare ed essere informati con la “Rete”, attraverso blog, siti e social network, è in pericolo. Certo, non come in Cina e in Iran, anche se nella stessa Europa (vedi il caso della Francia) si è tentati di regolamentare in maniera restrittiva questo moderno diritto individuale e sociale. Ne abbiamo parlato con il membro dell’Autorità della Privacy, Mauro Paissan.

Paissan, nella vostra Relazione annuale avete criticato le sanzioni ai giornalisti previste nella legge del governo che vorrebbe bloccare l’uso delle intercettazioni telefoniche, in nome della tutela della privacy...
Innanzitutto, notiamo che è stato fatto un uso strampalato e strumentale della privacy per giustificare un intervento che rischia da una parte di depotenziare la capacità investigativa della magistratura e delle forze dell’ordine e, dall’altra, delimitare pesantemente il diritto di cronaca. Con effetti, riguardo a questo secondo problema, credo paradossali e controproducenti per gli stessi proponenti di questo intervento legislativo. Impedire di informare significa incentivare il gossip sotterraneo di informazione nebulosa e imprecisa e, dunque, di violare in questo modo la dignità delle persone. Tutto ciò senza nasconderci che, da parte degli organi di informazione, sono stati commessi errori di eccesso nella pubblicazione delle famose “lenzuolate” di intercettazioni.

Voi avete vietato la pubblicazione delle foto scattate all’interno di Villa Certosa di Berlusconi. Ma il diritto alla privacy è uguale per potenti e per “poveri cristi”?
Uguale non lo è, perché la stessa nostra normativa prevede che il personaggio pubblico abbia una minore tutela, però lo stesso codice deontologico dei giornalisti stabilisce che anche i cosiddetti Vip hanno diritto ad una loro privacy, quando si tratta di fatti o vicende non strettamente legati al loro ruolo pubblico. Nel caso delle foto di Villa Certosa, c’è stato effettivamente un’invasione di una privata dimora con uno strumento tecnologico per fotografare situazioni di non così evidente interesse pubblico. Il nostro provvedimento di blocco delle foto interne alla villa, però, si è accompagnato con una totale legittimazione delle foto scattate nell’aeroporto e in un residence che, a differenza di Villa Certosa, è un luogo aperto al pubblico.

Internet come strumento per informare ed essere informati. Ma il potere in Europa e nel resto del mondo cerca di mettere sotto controllo i blog e i social network…
Siti, blog, social network: i regimi hanno capito che lì c’è materia esplosiva! Il comportamento della Cina durante le Olimpiadi e dell’Iran in questi giorni, dopo le elezioni presidenziali, con la complicità di imprese tecnologiche, dimostra che questo mondo viene ritenuto pericoloso per i regimi autoritari. Altro discorso riguarda il tentativo di legge francese, che l’Italia volentieri scopiazzerebbe, per impedire lo scarico di file musicali o multimediali. Questa è una grande partita mondiale e non possiamo sottovalutare il diritto degli autori ad aver un profitto dalle loro opere. Comunque, ormai ci sono studi di economisti che dimostrano che proprio lo scarico di musica, per ora illegale, potenzia il mercato complessivo della musica stessa. Internet o viene governato a livello mondiale o resta pura anarchia, il che può essere anche complessivamente positivo. Non dobbiamo dismettere, però, la speranza del governo mondiale del settore.

Ronde e ordine pubblico, da poco legge dello stato: non si rischia che il grande fratello entri nella privacy di ognuno di noi, con la scusa della emergenza sicurezza?
Potremmo vederne delle belle! Perché se le cosiddette ronde si mettono a raccogliere dati e informazioni sui cittadini o anche immagini, si aprirebbe una miniera di problemi. In che modo e a che titolo potrebbero gestire questi dati, conservarli, per accedervi e consultarli. Questa sarebbe una via per creare in maniera surrettizia un altro corpo di polizia senza però regole. Spero che ciò non sia nei propositi di nessuno.
In allegato la Relazione integrale del Garante della Privacy , Francesco Pizzetti http://www.garanteprivacy.it/

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