"Gli ultimi cerchi nel grano sfidano ogni spiegazione. Sono spettacolari, un passo ulteriore nel livello espressivo di questo fenomeno.Sembrano segnali dall'Ultramondo la cui lingua ci è sconosciuta"
La nuova fase dei cerchi nel grano
di Adriano Forgione
Gli ultimi cerchi nel grano sfidano ogni spiegazione. Sono spettacolari, un passo ulteriore nel livello espressivo di questo fenomeno. Sembrano segnali dall'Ultramondo la cui lingua ci è sconosciuta. Molto spesso ho parlato di glifi esclusivamente "energetici", il cui scopo è creare una relazione vibrazionale tra la nostra realtà e quella superiore. Forse è questa la spiegazione? Dobbiamo arrenderci al fatto che siamo limitati e non tutto è nelle nostre capacità. Certo vi sono delle forme riconoscibili nelle ultime formazioni: una rondine, un fungo, una medusa, un arco e una freccia, dei numeri maya (il 13 guarda caso) ma si inseriscono in un contesto più ampio impossibile da spiegare. Nello specifico della rondine le sue propaggini sembrano circuiti integrati, ma sono certo sia questa la spiegazione, a meno che non ci si voglia dire che quelle creature, la cui testa è stata riprodotta alla fine della composizione più lunga, che parte dalla coda della rondine, sono esseri artificiali. Alcuni di questi glifi , infatti, presentano, in modo quasi occulto, celati nella piegatura delle spighe, visi alieni, di alieni di tipo grigio. Qual è il significato? Fanno riferimento a quel pittogramma di Crabwood del 2002, quando un viso alieno apparve improvvisamente? Per ora non ci sono spiegazioni. Solo la consapevolezza che il fenomeno è vivo, evolvente e sembra preannunciare qualcosa di non ben identificato. La comunicazione alchemica sembra quasi sparita, almeno per ora, ed e stata è affiancata da qualcosa di incomprensibile, inquietante. Forse non è più tempo di messaggi di richiamo al lavoro su se stessi? Forse siamo passati ad un'altra fase? Quale essa sia il tempo lo dirà. Noi possiamo solo esserne spettatori.
FASE UNO - 21 GIUGNO 2009
FASE DUE - 23 GIUGNO 2009
FASE TRE - 30 GIUGNO 2009
GLI DEI DEL TUONO
Ecco (sotto) la formazione apparsa a Waden Hill (UK) l'1 Luglio scorso. Un glifo solare da cui dipartono 28 "spermatozoi" formati da 14 coppie ciascuno. Ancora un richiamo allo smembramento di Osiride in 14 pezzi, ancora un multiplo di 7 (7x4 oppure 7x2). Credo sia la rappresentazione dello smembramento del Corpo Cristico primordiale, da cui si sono espanse le Scintille Divine, le quali, divise nel mondo manifesto e nascoste all'interno del consorzio umano, dovranno riunificarsi alla fine dei tempi. Un messaggio importante in questo momento che affronterò presto nel prossimo post relativo al fenomeno.
La seconda formazione di Luglio, è apparsa il giorno 2 Luglio 2009 a Stanton St. Bernard. È riconoscibile ancora una simbologia aviaria, come per la Fenice o l'Uccello del Tuono, dello scorso Giugno.
WASHINGTON Il mondo non ha più segreti. La Nasa, in collaborazione con il ministero dell’Economia giapponese, ha diffuso una nuova mappa del globo, la più completa pubblicata finora. Le immagini, in tutto 1,3 milioni, coprono il 99% della superficie terrestre e sono state scattate dal radiometro giapponese Aster (Advanced spaceborne Thermal Emission and Reflection Radiometer) a bordo del satellite Terra. Dedicato a missioni di monitoraggio terrestre, il satellite ha permesso di puntare i riflettori su problemi quali la proliferazione di alghe e le eruzioni dei vulcani. La Nasa, riferisce il sito della Bbc, sta ora lavorando per combinare i dati che continuano ad arrivare da Aster per apportare un ulteriore miglioramento alla mappa terrestre ovviando ad alcune imprecisioni su immagini di aree desertiche.
Il satellite Terra, in orbita per una missione di monitoraggio del pianeta, ha permesso di far luce su numerosi fenomeni naturali, come la fioritura delle alghe e le eruzioni vulcaniche. Grazie al radiometro Aster, è stato possibile calcolare con precisione l’altitudine in tutte le aree della superficie terrestre, misurandone il valore in un reticolo di punti distanti appena 30 metri l’uno dall’altro. «Si tratta della più completa mappa digitale della Terra disponibile al mondo - ha dichiarato Woody Turner, scienziato della Nasa responsabile della missione dell’Aster - È un unico enorme archivio di dati a disposizione di utenti e ricercatori di un gran numero di discipline per le quali sono necessari dati sull’altitudine e la superficie terrestre».
Prima della Global Digital Elevation Map, la più completa carta topografica era quella ottenuta dalla ’Shuttle Radar Topography Mission’ della Nasa, che copriva l’80% della superficie terrestre. La mappa, tuttavia, era poco accurata nella ricostruzione dei terreni irregolari e di alcune zone desertiche.
Ecología viene dal greco "oikos", casa, e "logos", conoscenza. Pertanto è la scienza che studia l'ambiente e le relazioni fra questo,gli animali e le comunità umane. Forse sarebbe più appropriato parlare di ecobionomia. (...) cioè amministrazione della casa comune nella quale viviamo, il pianeta terra. Poiché l'ambiente è anche la nostra “madre ambiente”, il nostro territorio, la nostra radice, il nostro alimento: l'elemento da cui veniamo e a cui torneremo.
Questa visione di interdipendenza tra tutti gli esseri che popolano il pianeta è andata perduta con l'avvento della modernità. Si è cercato di sfruttare le risorse del pianeta rispondendo unicamente alla logica del profitto e del lucro. I fiumi sono stati avvelenati, i mari contaminati, l'aria cherespiriamo irrimediabilmente compromessa.
Tuttavia, a dispetto dei paradigmi della modernità, è innegabile che non esiste separazione tra ambiente e esseri umani. Siamo esseri naturali, sebbene dotati di coscienza e intelligenza, e spirituali (...) L'universo ha circa 14 milioni di anni. E l'umanità appena 2 milioni. Prima della comparsa della specie umana l'universo era bello ma cieco. Un cieco non può contemplare la propria bellezza. Grazie agli uomini e alle donne, l'universo ha acquistato mente e occhi per guardarsi allo specchio.
La terra adesso è avvelenata. E noi stessi soffriamo gli effetti della devastazione ambientale; come diceva Gandhi: “La terra soddisfa le necessità di tutti a eccezione della voracità dei consumatori”. Sono i paesi ricchi del Nord del mondo quelli che maggiormente contribuiscono all'inquinamento: sono responsabili dell'80% della contaminazione ambientale.
“Quando l'ultimo albero sarà stato tagliato – recita un proverbio degli Indiani dell'America del Nord – l'ultimo fiume avvelenato e l'ultimo pesce pescato, allora capiranno che non si puòmangiare denaro”. Il problema ambientale più grave, oggi, non è l'aria inquinata o i mari sporchi: il rischio maggiore è rappresentato dall'estinzione della specie umana a causa della povertà e della violenza. Salvare la terra significa liberare gli esseri umani da tutte le situazioni di ingiustizia e oppressione.
L'Amazzonia brasiliana è un esempio della triste aggressione che l'umanità sta sferrando contro l'ambiente. Agli inizi del secolo XX molte imprese si sono arricchite con lo sfruttamento del caucciù, lasciando in cambio solamente miseria e desolazione.
Negli anni '70 il multimilionario Daniel Ludwing creò uno dei maggiori latifondi - 2 milioni di ettari – per lo sfruttamento della cellulosa e del legno, generando danni gravissimi all'ambiente come l'impoverimento dei suoli e la desertificazione. E' lo stesso che sta accadendo adesso con la deforestazione selvaggia perpetrata per fare posto alle piantagioni di soia e all'allevamento. L'ingiustizia sociale produce squilibrio ambientale e viceversa: i due fenomeni sono strettamente connessi.
Aveva ragione Chico Mendes quando sottolineava l'importanza di ripensare l'economia in termini di sostenibilità ambientale e rispetto del diritto delle comunità della foresta all'integrità territoriale e a una vita degna. (...) Dobbiamo intrattenere relazioni di complementarietà e rispetto con la natura e con gli altri esseri umani, dai quali dipendono la nostra felicità e la nostra vita. Questa è la vera essenza dell'amore.
di Frei Betto, scrittore e Teologo della Liberazione brasiliano. Autore, insieme a Marcelo Barros, del libro “El amor fecunda el Universo. Ecología y espiritualidad"
Dall'Honduras il giornalista Federico Mastrogiovanni racconta il golpe di stato del 28 giugno e le prospettive del paese centroamericano.
Sabato 04 Luglio 2009 A Sud
Per approfondire i fatti che hanno sconvolto l'Honduras negli ultimi giorni, proponiamo oggi due analisi sul golpe, che si interrogano sulle dinamiche sottese al colpo di stato. Alleghiamo anche una video testimonianza che arriva proprio dal paese centroamericano: una corrispondenza del giornalista Federico Mastrogiovanni.
Honduras: prove di neo-golpismo in America Latina
La giornata di domenica 28 giugno è iniziata con la notizia del colpo di stato contro il presidente Manuel Zelaya. L'esercito ha invaso la sua abitazione, costringendo il presidente ad abbandonare il paese con la forza per trasferirsi, scortato dai militari, in Costa Rica. E' stato chiaro da subito che il principale obiettivo dei golpisti fosse quello di tenere Zelaya lontano dal paese per evitare che la sua presenza stimolasse la popolazione a reagire contro il colpo di stato e a mobilizzarsi.
Non hanno ripetuto gli “sbagli” commessi in Venezuela; questa volta la rabbia reazionaria delle oligarchie ha elaborato meglio il suo sentimento di impotenza e affinato la sua strategia destituente: il colpo di stato poggia su scuse legali e artefici giuridici che, almeno nell'intenzione dei golpisti, potrebbero giustificare l'azione militare di disobbedienza verso i poteri costituiti e le istituzioni democratiche. Né il potere legislativo né quello giudiziario possono proclamare un colpo di stato. Per dirla in altre parole: non possono mettere fine a una legislatura semplicemente perché a loro non piace. O forse si?
Questo è quanto sta accadendo in Honduras: appoggiarsi a “canali” legali per mettere fine, con la forza, ai processi di cambiamento che stanno maturando nel continente. Naturalmente, questo succede sempre in paesi dove i costi politici risultano minori a causa della scarsa incisività dei movimenti sociali e popolari, com'è appunto il caso dell'Honduras.
La rottura democratica provocata dal colpo di stato annuncia l'instaurazione di un modello autoritario, dimostrando la difficoltà di conciliare la democrazia con le leggi del mercato. “Quando mi conviene si, quando non mi conviene no”. Non si tratta di un ritorno al passato, non dobbiamo sbagliarci: è l'entrata in scena delle nuove strategie messe in campo dalla destra impotente per frenare il cambiamento. Il neo-golpismo è “democratico” e “costituzionale”. L'Honduras annuncia, pertanto, l'inizio di una nuova era: quella dei “colpi di stato costituzionali”. Questo rappresenta un chiaro avvertimento per i popoli dell'America Latina e, in particolare, per quelli che stanno lottando per avviare un nuovo corso della storia sudamericana. Il messaggio che arriva dalle frange reazionarie non lascia adito a dubbi : “Se continui a disobbedire ti destituiamo con la forza”. D'altronde i neo-golpisti non hanno di che preoccuparsi: possono contare sull'appoggio dei media della stampa mondiale che, in pochi minuti, diffondono in tutto il mondo le notizie “confezionate” in modo tale da favorirli. E' esattamente quello che si sta verificando per il golpe di domenica in Honduras sulle principali emittenti televisive internazionali: l'usurpatore della presidenza non viene mai chiamato in questo modo quanto piuttosto “nuovo presidente”, come se si trattasse del successore di Zelaya e non del complice del rapimento e dell'assalto contro il presidente costituzionalmente eletto dalle donne e dagli uomini dell'Honduras. Tuttavia la complicità dei mezzi di informazione non è una novità.
Completamente nuova è, invece, la veste del colpo di stato: appoggiato, sulla base di presunte e fragili argomentazioni legali, persino dal Giudice Supremo e dal Parlamento. Forse è questa la ragione per cui adesso si viene eletti in parlamento: non per rappresentare i cittadini ma per portare avanti gli interessi della propria classe sociale o, nel peggiore dei casi, fomentare un colpo di stato ammantandolo di “legalità”.
Però la storia non è unidirezionale o unidimensionale. Se oggi viene tollerato un “golpe democratico” in Honduras con la scusa della salvaguardia della costituzione, si sta creando un precedente pericoloso che potrebbe, d'ora in avanti, giustificare il ricorso a colpi di stato militari. Le regole del gioco democratico esigono, proprio per questo, una definizione chiara dei termini e delle situazioni. In caso contrario, smettono di essere regole del gioco per trasformarsi in squallidi trucchi di un settore della società per guadagnare tempo e ingannare la maggioranza dei cittadini. La sicurezza democratica, vista dalla parte dei popoli, consiste appunto in questo: costruire garanzie biunivoche affinché ciascun popolo sia in grado di edificare, in piena autonomia e nel rispetto della propria storia, lo stile di vita che ritiene più idoneo e adatto alle circostanze.
Arrivati a questo punto, torna a emergere una situazione dalla quale è impossibile prescindere: i processi di cambiamento possono avere successo solamente se hanno come base l'insieme delle associazioni e movimenti sociali che si battono per questo. Per realizzare questa simbiosi tra cambiamento e base sociale è necessario lavorare quotidianamente, tanto nella vita politica come in quella sociale, promuovendo forme di partecipazione dal basso. Un impegno così grande non si realizza, com'è ovvio, spontaneamente. Non esistono incantesimi in politica, ancora meno se si tratta di cambiare la correlazione di forze egemoniche per approdare a una nuova composizione politica e sociale delle forze in campo: costruire percorsi per uscire dall'individualismo agonizzante dell'economia di mercato e avanzare verso società fondate sull'uguaglianza e la solidarietà. Questo è un obiettivo e un insegnamento fondamentale per i protagonisti degli attuali processi di cambiamento in atto in America Latina. Questo è il cammino per la sicurezza democratica di cui hanno bisogno i popoli del nostro continente: è l'unico possibile affinché il dibattito e lo scambio di idee possano proseguire senza attacchi, vecchi e nuovi, sferrati contro la democrazia e l'autodeterminazione dei popoli. Sarebbe bello se la retorica democratica che viene sbandierata per giustificare invasioni militari e rovesciamenti in varie parti del mondo, venisse con lo stesso ardore difesa adesso, alla luce di quanto avvenuto in Honduras. E' necessario tenere sempre a mente una cosa: nel mondo globalizzato, sotto l'egemonia del capitale, le lezioni – in un modo o in un altro – hanno sempre una portata globale.
di Isabel Rauber
Multinazionali farmaceutiche dietro il colpo di stato
La presenza di fattori politici e economici, legati alle grandi corporazioni del settore farmaceutico, sembrerebbe spiegare il colpo di stato civico-militare della destra reazionaria dello scorso 28 giugno in Honduras. La decisione delle "mafie farmaceutiche" di appoggiare il movimento contro la democrazia non ha rappresentato una novità.
In Honduras, l'80% dei medicinali sono forniti dalle multinazionali del settore farmaceutico, poiché il 100% della materia prima necessaria per la produzione è in mano a imprese transnazionali di Europa e Stati Uniti. All'origine della catena produttiva ci sono i seguenti paesi: Panamá, Costa Rica, Usa e Guatemala: a Panama si trovano le piante utilizzate nei laboratori delle compagnie Glaxo, Sanofi e Smiyh Kline; in Costa Rica quelle utilizzate da Pfizer e Stein; in Guatemala si trovano, invece, le piante su cui lavorano i laboratori della Novartis, Bristol Myers e Aventis.
La sigla di un accordo commerciale tra Cuba e Honduras, dopo l'ingresso di quest'ultimo nell'ALBA, aveva come principale obiettivo la fornitura di medicinali generici all'Honduras come misura da adottare per contrastare l'aumento dei prezzi dei farmaci destinati alle strutture sanitarie pubbliche.
All'inizio del 2009, il governo dell'Honduras ha cercato di acquistare medicinali di base approfittando dell'accordo sopramenzionato, il che non ha mancato di produrre scontri con le multinazionali farmaceutiche sotto forma di pretesti burocratici per bloccare l'importazione di medicinali "a basso costo" da Cuba. Gli interessi delle compagnie europee e nordamericane non permettono l'ingresso di farmaci cubani o di qualunque altro paese.
Come detonatore finale del movimento contro la democrazia, l'impegno dei presidenti dei paesi membri dell'ALBA, sancito il 24 giugno, a "promuovere un modello di appropriazione sociale delle conoscenze che permetta di superare gli ostacoli nella produzione di beni fondamentali per la vita delle persone. In questo senso il Consiglio dei Ministri dell'ALBA si è incaricato di formare, entro massimo 30 giorni, un Gruppo di Lavoro per la Revisione della dottrina sulla Proprietà Industriale, coordinato dal Venezuela".
Questa decisione è all'origine dell'attacco sferrato dalle destre contro la presidenza legittima di Zelaya, prima delle elezioni democratiche che si sarebbero tenute dopo la conclusione del mandato presidenziale del presidente costituzionalmente eletto. Il terrorismo farmaceutico ha fatto di nuovo la sua comparsa nei colpi di stato contro i governi che lottano per la propria indipendenza.
D'altronde, questo è un elemento già presente nella storia di molti paesi latinoamericani.
Reportage francese che prende in considerazione la politica della Lega . Anche ammettendo che i francesi non siano così meglio di noi , fa sempre bene notare come siamo visti fuori dai nostri confini ... in una parola sempre peggio.
Politica L'Autorità garante per la Privacy non ha dubbi: tutte le nuove leggi del governo Berlusconi in materia di sicurezza e quella sul blocco delle intercettazioni telefoniche tendono ad inserire elementi di restrizione delle libertà personali e collettive. Anche la stessa libertà di informare ed essere informati con la "Rete", attraverso blog, siti e social network, è in pericolo. Certo, non come in Cina e in Iran, anche se nella stessa Europa (vedi il caso della Francia) si è tentati di regolamentare in maniera restrittiva questo moderno diritto individuale e sociale. Ne abbiamo parlato con il membro dell'Autorità della Privacy, Mauro Paissan
Paissan, nella vostra Relazione annuale avete criticato le sanzioni ai giornalisti previste nella legge del governo che vorrebbe bloccare l'uso delle intercettazioni telefoniche, in nome della tutela della privacy... Innanzitutto, notiamo che è stato fatto un uso strampalato e strumentale della privacy per giustificare un intervento che rischia da una parte di depotenziare la capacità investigativa della magistratura e delle forze dell'ordine e, dall'altra, delimitare pesantemente il diritto di cronaca. Con effetti, riguardo a questo secondo problema, credo paradossali e controproducenti per gli stessi proponenti di questo intervento legislativo. Impedire di informare significa incentivare il gossip sotterraneo di informazione nebulosa e imprecisa e, dunque, di violare in questo modo la dignità delle persone. Tutto ciò senza nasconderci che, da parte degli organi di informazione, sono stati commessi errori di eccesso nella pubblicazione delle famose "lenzuolate" di intercettazioni.
Voi avete vietato la pubblicazione delle foto scattate all'interno di Villa Certosa di Berlusconi. Ma il diritto alla privacy è uguale per potenti e per "poveri cristi"? Uguale non lo è, perché la stessa nostra normativa prevede che il personaggio pubblico abbia una minore tutela, però lo stesso codice deontologico dei giornalisti stabilisce che anche i cosiddetti Vip hanno diritto ad una loro privacy, quando si tratta di fatti o vicende non strettamente legati al loro ruolo pubblico. Nel caso delle foto di Villa Certosa, c'è stato effettivamente un'invasione di una privata dimora con uno strumento tecnologico per fotografare situazioni di non così evidente interesse pubblico. Il nostro provvedimento di blocco delle foto interne alla villa, però, si è accompagnato con una totale legittimazione delle foto scattate nell'aeroporto e in un residence che, a differenza di Villa Certosa, è un luogo aperto al pubblico.
Internet come strumento per informare ed essere informati. Ma il potere in Europa e nel resto del mondo cerca di mettere sotto controllo i blog e i social network... Siti, blog, social network: i regimi hanno capito che lì c'è materia esplosiva! Il comportamento della Cina durante le Olimpiadi e dell'Iran in questi giorni, dopo le elezioni presidenziali, con la complicità di imprese tecnologiche, dimostra che questo mondo viene ritenuto pericoloso per i regimi autoritari. Altro discorso riguarda il tentativo di legge francese, che l'Italia volentieri scopiazzerebbe, per impedire lo scarico di file musicali o multimediali. Questa è una grande partita mondiale e non possiamo sottovalutare il diritto degli autori ad aver un profitto dalle loro opere. Comunque, ormai ci sono studi di economisti che dimostrano che proprio lo scarico di musica, per ora illegale, potenzia il mercato complessivo della musica stessa. Internet o viene governato a livello mondiale o resta pura anarchia, il che può essere anche complessivamente positivo. Non dobbiamo dismettere, però, la speranza del governo mondiale del settore.
Ronde e ordine pubblico, da poco legge dello stato: non si rischia che il grande fratello entri nella privacy di ognuno di noi, con la scusa dell'emergenza sicurezza? Potremmo vederne delle belle! Perché se le cosiddette ronde si mettono a raccogliere dati e informazioni sui cittadini o anche immagini, si aprirebbe una miniera di problemi. In che modo e a che titolo potrebbero gestire questi dati, conservarli, per accedervi e consultarli. Questa sarebbe una via per creare in maniera surrettizia un altro corpo di polizia senza però regole. Spero che ciò non sia nei propositi di nessuno. In allegato la Relazione integrale del Garante della Privacy , Francesco Pizzetti www.garanteprivacy.it
Europa In un recente rapporto, Amnesty International denuncia la natura delle violenze poliziesche, dato che la stragrande maggioranza delle denunce pervenute all'organizzazione riguardano stranieri o francesi appartenenti alla cosiddetta minoranza visibile. La dimensione razzista è evidente ed è da temere "l'esistenza di un razzismo istituzionalizzato in seno agli organi incaricati dell'applicazione delle leggi"
In Francia ha fatto molto discutere, ma anche sorridere, il caso del professore di filosofia che, tempo fa alla stazione centrale di Marsiglia, aveva gridato "Sarkozy, ti vedo" a dei poliziotti che effettuavano un controllo d'identità con metodi, diciamo, spicci, alludendo alla politica ultrasicuritaria del presidente e provocando la reazione divertita dei presenti. Il professore, fermato, condotto al posto di polizia e denunciato per "schiamazzi ingiuriosi", che il giudice ha ritenuto poi inesistenti, ha sottolineato come sia meno oneroso per il cittadino subire un'ingiustizia che ottenere giustizia, dati i suoi costi proibitivi (nel suo caso, le spese processuali sono state coperte da un settimanale, Charlie Hebdo, che ne ha preso le difese). Se il professore ha criticato scherzosamente i metodi della polizia, di tutt'altro tenore sono le critiche contenute nel rapporto 2008 stilato dalla Commissione nazionale di deontologia della sicurezza (CNDS), alla quale sono stati segnalati 147 segnalazioni di gravi abusi da parte delle forze di sicurezza contro 117 nel 2007 e 102 nel 2006.
Qualche esempio: una coppia di settantenni presentatisi spontaneamente al commissariato di Athis-Mons (Essonne) per uso presunto di falsi assegni è costretta a denudarsi e perquisita; un uomo sotto l'effetto dell'alcol e di droghe è immobilizzato e trasportato, stretto fra quattro poliziotti, in un furgone a Parigi, morendo asfissiato; un bambino di nove anni che aveva schiaffeggiato una compagna è arrestato a scuola, interrogato in assenza della madre per quattro ore e messo in cella con l'avvertimento che ci sarebbe restato, se avesse continuato. Nel quartiere della Goutte d'or, a Parigi, cinque giovani sono arrestati per insulti e aggressione, mentre sono loro a essere insultati, bersagliati di lacrimogeni e lasciati a terra ammanettati, oltre che feriti; in Guyana viene fermato uno straniero di ventidue anni senza documenti validi, tradotto nella cella dell'aeroporto malgrado il suo stato di salute, vomita, perde i sensi, muore all'ospedale. A Mayotte una motovedetta della polizia che circola a fari spenti alla ricerca di clandestini che tentano di sbarcare urta una barca di migranti provocandone l'affondamento (non si conosce il numero delle vittime).
Nel rapporto sulle violenze delle forze dell'ordine, sempre relativo al 2008, Amnesty International va oltre, giudicando che "né il sistema penale, né i dispositivi di ispezione interna della polizia, né la CNDS rispondono totalmente alle esigenze delle norme e del diritto internazionale relative all'obbligo di svolgere inchieste imparziali, indipendenti ed efficaci nel più breve tempo possibile". Quando viene denunciato un agente di polizia, sempre più spesso è la vittima ad essere accusata, prosegue Amnesty, "di oltraggio nei confronti di un pubblico ufficiale, di "ribellione" di "diffamazione", e questo "può avere un fortissimo effetto dissuasivo sulle persone che tentano di ottenere giustizia. Ma è soprattutto la natura delle violenze poliziesche a preoccupare Amnesty, dato che la stragrande maggioranza delle denunce pervenute all'organizzazione riguardano stranieri o francesi appartenenti alla cosiddetta minoranza visibile. La dimensione razzista è evidente ed è da temere "l'esistenza di un razzismo istituzionalizzato in seno agli organi incaricati dell'applicazione delle leggi".
Naturalmente il ministero dell'Interno respinge le accuse e si dice "scioccato" dal titolo stesso del rapporto annuale di Amnesty (Polizia al di sopra della legge?) sostenendo che "nessuno è al di sopra della legge e soprattutto non lo sono i poliziotti". Ma, come fa notare la Lega per la Difesa dei Diritti dell'Uomo, nessuna statistica regolare consente ai cittadino di domandare dei conti coloro che dovrebbero proteggerlo. In questi giorni è iniziato il processo per i tumulti di Villiers le Bel, esplosi nel novembre 2007 dopo che l'inseguimento di due ragazzini in motorino da parte di un'auto della polizia si era concluso con la morte dei due, violentemente urtati dal veicolo (sembra che urtare con la macchina di servizio della polizia questi motorini da dietro, per arrestare quelli che ci stanno sopra, sia una pratica corrente). Ma pochi credono all'indipendenza dei magistrati dal potere politico, convinti che ci sia una giustizia per i poliziotti e un'altra per i giovani delle banlieues e che il primo grande processo contro una decina di giovani accusati di violenze contro le forze di polizia non cambierà le cose. Al massimo, fornirà ulteriori argomenti ai più esagitati, in una spirale repressione-violenza-repressione difficile da interrompere.
I due più gravi interventi del Governo in questa legislatura in materia di sicurezza e di intercettazioni, sono stati blindati con altrettante fiducie per cercare di bloccare il durissimo contrasto di tutta l’ opposizione parlamentare.
Il ddl sicurezza che contiene norme aberranti sul piano dei diritti degli stranieri e degli italiani poveri, con l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, sconvolge i nostri principi costituzionali e ci riporta pericolosamente indietro nel tempo. Qualcuno ha parlato non senza fondamento di leggi razziali. Il testo è passato, sia alla Camera che al Senato con la Fiducia (caso singolare quando si parla di diritti fondamentali).Ora creerà nel paese problemi gravissimi, lo dicono anche le autorità religiose, per essere certamente dichiarato incostituzionale dalla Corte perché le cose scritte li dentro fanno a pugni con tutta la giurisprudenza costituzionale.
Sulle intercettazioni alla Camera quando il Governo ha annunciato l’ennesima fiducia, tutte le opposizioni hanno reagito con forza ed hanno deciso di compiere un atto straordinario. Tutte insieme si sono rivolte con forza al Capo dello Stato e con una lettera motivata sottoscritta da Antonello Soro, Massimo Donadi e Michele Vietti hanno riassunto le principali obiezioni.
Nel mirino l'abuso del ricorso alla fiducia da parte del Governo che espropria il Parlamento delle sue funzioni e "compromette pericolosamente l'equilibrio che la Costituzione disegna tra governo e maggioranza e tra maggioranza e opposizione". Siamo ormai solo alla Camera alla 15esima fiducia che si somma ad un altro abuso costituito dalla quantità e dalla qualità della decretazione d'urgenza.
Nella lettera viene denunciato il "processo di azzeramento" del diritto di emendare i provvedimenti, rimarcata la "vanificazione" delle norme regolamentari, anche quando prevedono il voto segreto e stigmatizzata la "pratica pericolosamente estensiva" di un ricorso ai maxiemendamenti che "trasformano intere leggi in provvedimenti da votare acriticamente in blocco".
L’opposizione entra poi nel merito del provvedimento sulle intercettazioni che, nel prevedere la formula degli "'evidenti indizi di colpevolezza', pregiudica il ricorso alle intercettazioni come strumento di indagine, con evidente pregiudizio delle indispensabili azioni di contrasto della criminalità da parte delle forze di polizia e della magistratura".
Sotto attacco è anche il principio della liberta' di informazione che viene "compromesso dalla perpetuazione dei diversi divieti di pubblicazione oltre il termine della durata del segreto investigativo e dalle sanzioni gravi per editori e giornalisti". "Con questa iniziativa -ha spiegato Soro a nome di tutti - intendiamo denunciare pubblicamente che il governo fa la lotta alla criminalità solo a parole ma, di fatto, indebolisce la capacità di indagine degli inquirenti e non riesce a dare risposte al bisogno di sicurezza dei cittadini".
A distanza di poco più di 20 giorni da quella data il Capo dello Stato con lo stile misurato ma estremamente efficace dei suoi interventi ha deciso di intervenire minacciando il rinvio della legge alle Camere.
Dice efficacemente L. Milella, sul sito di Repubblica, “Irragionevole, incostituzionale, gravemente dannosa per le indagini, foriera di scontri con una stampa già pronta allo sciopero del 13 luglio. La legge sulle intercettazioni, così com'è, non va. Il Presidente anziché rinviare la legge alle Camere e dare uno schiaffo a Berlusconi. Ma fedele al motto che "gli strappi tra le istituzioni vanno sempre evitati" (almeno fin dove è possibile), il capo dello Stato l'ha fermata prima del suo ultimo passaggio al Senato.
Ecco è avvenuto proprio quello che si auspicava nell’ultimo paragrafo della lettera delle opposizioni al Capo dello Stato e che molti lì per lì non avevano capito.
“Confidiamo, Signor Presidente, nel suo insostituibile intervento, nelle forme opportune, per restituire pienezza di contenuti democratici al dibattito parlamentare sulle leggi”.
Morale della favola: quando le opposizioni si muovono insieme hanno peso.
Ogni essere umano che appare in vita sul nostro meraviglioso pianeta Terra ha diritto ad una vita piena, felice, intensa, che gli permetta di esprimersi nella sua unicità irripetibile, che gli porti il dono della Saggezza, e che gli permetta di contribuire fattivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'intera comunità umana. Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato. Ma da che cosa?
Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere? Siamo stati condizionati a credere che qualcosa di esterno a noi stessi sia la causa della nostra infelicità, ma non è così. Qualcosa che agisce dentro di noi scatena al di fuori quell'inferno dal quale vogliamo fuggire, ma di cui non riusciamo a privarci. Qualcosa di cui spesso non conosciamo nemmeno l'esistenza, perchè nessuno ci ha mai spiegato dove guardare; tranne, naturalmente, tutte le tradizioni di ricerca interiore che hanno un fondamento nella Verità, perchè tutte, senza alcuna eccezione, indicano da sempre l'esatto punto dove guardare e l'esatto modo di liberarsi.
Un insieme di Forze agiscono su ogni essere umano al fine di depotenziarlo e renderlo timoroso, debole, dubbioso, attaccato emozionalmente ad abitudini dannose, e portato ad indugiare invece che ad agire. Questo insieme di Forze è sostenuto dalla nostra non conoscenza dei mezzi che esse usano per depotenziarci, ma può essere inattivato per consentire finalmente alla Consapevolezza che alberga in noi di dispiegarsi verso ciò che è realmente.
Questo insieme di Forze è ciò che in questo film documentario identifichiamo con Lo Sfidante. Un termine di comodo, un segnale indicatore. Verso una realtà che è giunto il momento di svelare e diffondere.
Nel film, vedremo in che modo Lo Sfidante ci depotenzia, quali sono i mezzi che utilizza per farlo, e una possibile via di azione che ci porti a liberarci dalla sua nefasta interazione con noi.
Greenpeace is building an amazing new ship! The Rainbow Warrior III. The Rainbow Warrior II has been a great ship, with a proud record of effecting environmental change, but even great warriors need to retire.