sabato 11 luglio 2009

Articolo 32 della Costituzione Italiana



Articolo 32 della Costituzione Italiana: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti...
manifestazione a P.zza Farnese - Roma

Chi tocca il tasto sbagliato viene trasferito



Questa intervista spiega come la voce forse più autorevole del Corriere della Sera, di fronte alla nuova Tangentopoli, venga zittita. Ed è veramente una nuova Tangentopoli quella che sta scoppiando. Cento volte peggio, come ha detto Primo Greganti, uno che se ne intende.
Carlo Vulpio non è stato licenziato dal suo giornale, è stato "trasferito". Come tutti quelli che in questi ultimi anni hanno osato fare semplicemente il proprio dovere. Sul suo blog, www.carlovulpio.it, aveva scritto incautamente:" I giornalisti, a differenza dei magistrati, non possono essere trasferiti". Oggi dice: "Avrei fatto meglio a stare zitto. Da lì a poco sarei stato trasferito anch'io".
Dal 3 dicembre 2008 Carlo Vulpio non scrive più sul "Caso Catanzaro". Con una telefonata Paolo Mieli, direttore del Corriere, lo ha sollevato dall'incarico. Scriverà di altre cose. Della fiera dei conigli, della sagra del porcino. Ma non di "toghe sporche", né di affari tra politica, mafia e magistratura.

Malagrotta, la collina della vergogna



Un regno di immondizia che fattura 800 milioni di euro all'anno. Malagrotta è la discarica più grande d'Europa.

Il prezzo del pianeta




















by Edoardo Capuano @ 10.07.2009 10:02 CEST

Il G8 è la vera causa dei problemi del Terzo mondo. Considera tutto come un bene economico. E tutto può essere messo in vendita.

Il G8, nato come G7, è il residuo di un mondo non democratico in cui piccole potentissime élite prendono decisioni a porte chiuse su questioni che riguardano la vita di miliardi di persone in tutto il mondo. È formato dai rappresentanti di governi e grandi imprese che hanno inventato istituzioni non democratiche come la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale o l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), permettendo che le multinazionali, di fatto, governassero il mondo.

La globalizzazione delle imprese non è una forma di internazionalismo. Lo spirito internazionale si basa sulla solidarietà, mentre la globalizzazione si fonda sull'esclusione. Promuove l’uguaglianza, non le disparità. Aspira a garantire la dignità e la sicurezza per tutti gli esseri umani, non a privare i cittadini del mondo della loro dignità e dei loro mezzi di sopravvivenza. I numerosissimi episodi di suicidio tra i contadini indiani dopo il processo di globalizzazione dell'agricoltura nazionale è solo un esempio di come la questa rappresenti un'effettiva minaccia alla sopravvivenza degli individui.

La maggior parte dei suicidi si sono verificati tra i coltivatori di cotone che non potevano più mettere da parte i semi di un raccolto per utilizzarli nella stagione successiva, essendo passati al cotone Bt della Monsanto. Nello stesso periodo i profitti delle vendite si sono ridotti a causa dei sussidi all'agricoltura del cotone messi in atto negli Stati Uniti. L'effetto combinato tra la nuova spesa per l'acquisto dei semi e la riduzione dei prezzi di vendita del prodotto ha portato i coltivatori di cotone nella trappola dei debiti, fino al passo disperato del suicidio. Nell'ultimo decennio di globalizzazione si sono tolti la vita circa 150mila contadini. Questo fenomeno, paragonabile a un genocidio, è una diretta conseguenza della scelta del G8 di aiutare le multinazionali nella creazione del mercato delle sementi. L'ingiustizia ha portato al genocidio di massa, la non sostenibilità all'ecocidio.

I cambiamenti climatici costituiscono la più grave minaccia ecologica dei nostri tempi. Sono la conseguenza di modelli di industrializzazione e di crescita economica basati sul massiccio utilizzo di combustibili fossili, che comportano enormi emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Le soluzioni della tecnologia industriale hanno preso il sopravvento e hanno progressivamente indebolito le alternative tradizionali, più compatibili con gli equilibri ecologici. Lo stesso principio di sviluppo si è identificato con l’introduzione di tecnologie alimentate da combustibili fossili, portando alla distruzione ecosistemi, economie e stili di vita sostenibili, creando nuova povertà e non, come spesso ha dichiarato di voler fare, combattendola.

La pesante domanda di risorse imposta dall'industrializzazione ha portato alla privatizzazione delle risorse del pianeta: la terra, le riserve minerarie, le foreste, gli oceani, la biodiversià… persino l'aria. Questa privatizzazione di risorse ha depredato le comunità delle loro fondamentali possibilità di sussistenza. La distruzione dell'economia della natura e delle comunità tradizionali è la vera causa dei problemi del Terzo mondo. La povertà, la fame, sono un prodotto delle scelte politiche del G8 e della sua opera di privatizzazione del mondo. Il G8 considera tutto come un bene economico: tutto ha un prezzo e può essere messo in vendita.

Il mondo ha urgentemente bisogno di nuovi paradigmi e di nuovi soggetti che affrontino i suoi problemi. Ne esistono già delle espressioni. Chiamo il complesso di queste nuove energie, fatto di associazioni e iniziative spontanee, «democrazia della Terra». Il movimento nonviolento nato per discutere e criticare le scelte del G8 ne è un esempio. Un altro esempio è quello del nuovo World future council. Come lo è il lavoro che facciamo in India con Navdanya, per rivendicare il diritto al cibo, all'utilizzo dei semi, all'accesso alle risorse idriche. Sono, questi, diritti non solo possibili ma fondamentali e necessari. Le alternative che proponiamo per proteggere la natura creano ricchezza reale per le persone e aiutano la collaborazione pacifica.

La democrazia della Terra ci chiama con urgenza a reagire alle multinazionali che stanno impoverendo il pianeta. Dobbiamo contribuire a creare una forma di governo in cui siano le persone a determinare i modelli di produzione e di consumo, gli stili di vita, le scelte che permetteranno alla nostra specie di sopravvivere. La nostra più grande sfida è quella di creare un'alternativa concreta ai governi delle imprese e degli Stati che rappresentano il G8.

Autore: Vandana Shivia / Fonte: www.lanuovaecologia.it

Ben arrivato "Planck", il punto più freddo dell'universo















PIERO BIANUCCI
Se c’è una scienza che offre notizie a getto continuo, questa è l’astronomia. Ci siamo lasciati una settimana fa, e sono almeno cinque le novità che vale la pena di segnalare. Incominciamo da quella che mi sembra la più suggestiva perché riguarda una nuova ricerca sull’origine dell’universo e stabilisce un primato assoluto nel campo delle basse temperature. L’osservatorio spaziale “Planck” è giunto alla meta: dal 3 luglio è in orbita intorno al Punto di Lagrange L2, pronto a iniziare il suo lavoro di ricognizione della radiazione cosmica di fondo (nell'immagine).

Di questo residuo del Big Bang disegnerà una mappa con una risoluzione dieci volte più alta della migliore mai ottenuta, quella fornita dalla navicella americana Wilkinson-Map. I bolometri di “Planck” sono raffreddati con elio 3 superfluido alla incredibile temperatura di 0,1 Kelvin, cioè a un decimo di un grado sopra lo zero assoluto. Poiché l’universo è pervaso da una radiazione a 2,76 Kelvin, “Planck” è l’oggetto più freddo dell’universo. Proprio questa sua caratteristica gli consente di raggiungere la più alta precisione nel rilevare minime differenze spaziali nella distribuzione della radiazione fossile lasciata dal Big Bang. I 74 rivelatori che coprono i nove canali corrispondenti alle frequenze su cui lavora “Planck” si trovano a una temperatura inferiore a 20 Kelvin. L’Osservatorio traccerà la mappa del cielo con la scansione di un angolo di un grado al giorno: in due anni coprirà quindi due volte l’intera volta celeste boreale e australe.

Cambiamo argomento e torniamo nel domestico Sistema Solare. Dal primo al 4 luglio sopra la Groenlandia ha volato un pallone stratosferico di ben 120 metri, con un volume superiore a quello della cupola di San Pietro. Obiettivo: sperimentare sulla Terra un radar identico a quello che sonda il sottosuolo di Marte da una navicella in orbita intorno al pianeta rosso. La missione di chiama SoRa (Sounding Radar) ed è gestita dall’Agenzia Spaziale Italia (che dal 3 luglio ha ufficialmente come nuovo presidente Enrico Saggese, già commissario straordinario dell’ente).

Il pallone stratosferico che trasportava SoRa ha sorvolato il Polo Nord a oltre 17.000 metri di quota, e tutta la strumentazione scientifica ha funziona a dovere. “Il carico principale della missione SoRa è costituito da una riproduzione molto fedele del radar SHARAD attualmente a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter”, spiega Enrico Flamini, responsabile dell’Unità Osservazione dell’Universo dell’ASI. “Si tratta di un radar a penetrazione in grado di scandagliare il sottosuolo. In questo modo sarà possibile acquisire un set di dati di riferimento che potremo confrontare con quelli ottenuti esplorando la superficie del Pianeta Rosso”.

SoRa è partito dalla base "Nobile/Amundsen Stratospheric Balloon Center" grazie a un accordo di durata quinquennale stipulato nel 2008 con l’Agenzia spaziale norvegese Andøya Rocket Range (ARR). I suoi dati serviranno anche a valutare la fusione dei ghiacci della Groenlandia e della banchisa polare dovuta all’effetto serra.

Altra notizia. Questa volta è proprio finita: il 30 giugno la navicella “Ulisse” è stata abbandonata per sempre al suo destino dopo una missione durata 18 anni e mezzo, una delle più lunghe della storia dell’astronautica. L’interruttore è stato spento alle 22,20: è stato un po’ come fare una eutanasia tecnologica. “Ulisse” è una sonda spaziale dell’Esa e della Nasa progettata per lo studio del Sole e dell’eliosfera fuori dal piano dell’eclittica sul quale si muovono i pianeti. Ciò le ha permesso di osservare per la prima volta i poli della nostra stella e di seguire l’attività solare per un ciclo e mezzo.

Poco più di un anno fa il team di “Ulisse” rilevò che la temperatura della navicella si era abbassata troppo in quanto la riserva di energia dei suoi generatori a radioistopi era scesa sotto il livello di guardia. Ciò comportava la perdita di controllo della navicella a causa del congelamento dell’idrazina, il propellente usato per manovrare la sonda, e l’impossibilità di trasmettere i dati a causa della debole alimentazione del trasmettitore. Tuttavia gli scienziati sono riusciti a prolungare di un anno la vita della navicella e captare ancora i suoi segnali grazie a una parabola da 70 metri utilizzata per i collegamenti con lo spazio profondo. Ma i costi del collegamento non erano più giustificati, considerando la piccola quantità di dati che “Ulisse” riesce a trasmettere. La navicella continuerà a orbitare intorno al Sole in sei anni e mezzo a una distanza massima superiore a quella di Giove (800 milioni di chilometri) e a una distanza minima di 200, come una minuscola cometa artificiale.

In questi giorni è poi arrivato il primo bilancio a sei mesi dall’avvio dell’Anno Internazionale dell’Astronomia (AIA) proclamato dalle Nazioni Unite e sotto l’egida dell’Unesco. Finora più di un milione di persone ha potuto fare l’esperienza di guardare il cielo con un telescopio nell’ambito di iniziative dell’AIA. In questi giorni sono stati consegnati i primi sessantamila “Galileoscope”, cioè i piccoli telescopi simili a quello di Galileo concepiti per celebrare il quarto cenetenario delle prime osservazioni dello scienziato pisano. Altri centomila sono attualmente in produzione, per soddisfare una domanda che si è dimostrata di gran lunga superiore alle aspettative (fatto che ha causato ritardi nella realizzazione del programma AIA). Più di 4000 “Galileoscope” sono stati regalati a scuole ed altri enti culurali. In Brasile le Olimpiadi dell’Astronomia e dell’Astronautica hanno coinvolto750 mila studenti di 32 mila scuole.

Chiudiamo con uno sguardo alla nostra galassia. Si chiama ATLASGAL ed è una nuova mappa del piano equatoriale della Via Lattea, la nostra galassia, ottenuta con il radiotelescopio submillimetrico “Apex”, una grande antenna parabolica che raccoglie radiazione alla lunghezza d’onda di 0,87 millimetri, intermedia tra le onde radio e l’infrarosso lontano. L’atlante copre 95 gradi quadrati. La fascia rappresentata ha un’altezza di due gradi (4 volte il diametro della Luna piena) e si estende per 40 gradi, venti per lato rispetto al centro della Via Lattea. La nuova rilevazione galattica mostra migliaia di nubi fredde di polveri e gas dalle quali si formeranno moltissimi nuove stelle di grande massa.

“Apex” si trova alla quota di 5100 metri sull’altopiano di Chajnantor, sulle Ande del Cile. Qui il clima è così secco che le onde radio submillimetriche possono arivare senza sensibile attenuazione. La mappa mostra anche numerosissime “bolle” di rarefatti gas in espansione prodotte da antiche supernove e rese fluorescenti dalla radiazione di stelle giganti.

"Per vincere il capitalismo dobbiamo organizzarci"



















Sabato 11 Luglio 2009 09:00 A Sud

Intervista a Walden Bello, attivista, scrittore e sociologo filippino, fondatore del Focus on the Global South «Il capitalismo non sparirà a meno che non ci organizziamo per avere un altro sistema» Dopo i tempi di offensiva neoliberale, in cui i movimenti adottavano una « posizione difensiva », Walden Bello segnala le opportunità di passare all’offensiva nel momento in cui il sistema «è al collasso».

D: Ci troviamo di fronte alla fine del capitalismo finanziario?

WALDEN BELLO : E’ difficile parlare della fine del capitalismo perchè il capitalismo è molto flessibile. Può esserci un capitalismo con un’immagine socialdemocratica a livello globale e a mio parere Obama rappresenta questo tipo di capitalismo riformista, un nuovo compromesso di classe con alcune riforme che il Nord e le corporazioni trattano commercialmente con il Sud. L'idea di fondo è che i paesi impongono una certa stabilità per permettere la riproduzione del capitalismo, che sostiene i grandi benefici delle corporazioni transnazionali. Dovremmo essere coscienti che la soluzione non dev’essere la regolamentazione ma una trasformazione molto più grande. In realtà dovremmo parlare del potere di decisione dei cittadini e delle cittadine. Questa è un’opportunità importante che abbiamo per provocare una trasformazione più profonda e progressiva nell’organizzazione economica e per andare al di là della semplice regolamentazione dei mercati proposta dal capitalismo riformista. Il capitalismo non sparirà a meno che noi non ci organizziamo per avere un sistema postcapitalista.

D : Che ruolo dovrebbero giocare ora i movimenti sociali?

W.B.: I movimenti sociali dovrebbero lasciar fluire tutta la loro immaginazione e unire le forze per organizzare il mondo a livello locale, nazionale e internazionale in un modo nuovo, diverso. In questo momento il grido di guerra dovrebbe essere democrazia reale, una partecipazione democratica. Le reti internazionali e i movimenti antiglobalizzazione dovrebbero approfittare per realizzare concretamente questa visione democratica del mondo, che va al di là della regolamentazione socialdemocratica stabilita dai programmi di stabilizzazione sociale attuati dal G-20 e da Obama. Per i movimenti sociali c’è la grande tentazione di essere d’accordo con persone come Obama quando afferma che la cosa più importante ora è occuparsi delle emergenze, quando dice « non pensate a questi sogni strategici, dobbiamo lavorare insieme per parare la crisi globale ».

Io credo che lasciarsi sedurre da queste idee sia sbagliato perchè non usciremo da questa crisi con soluzioni a breve termine che ristabiliscano il capitalismo. L’unico modo in cui usciremo veramente da questa crisi capitalista è facendo pressione e lottando per realizzare una visione, un processo e una struttura di trasformazione, con cui possiamo organizzare la nostra economia nazionale e internazionale. E qui realmente l’immaginazione gioca un ruolo molto importante.

Negli anni ’80, a causa della terribile brutalità dell’offensiva neoliberale, la gente agiva in modo difensivo pensando « proteggiamo quello che abbiamo » e ancora oggi molti mantengono questa posizione difensiva. Però quello che è cambiato è che ora questo sistema è collassato e la gente sta veramente cercando delle alternative, e noi dovremmo fornirle, perchè la gente è stufa di questa organizzazione capitalista del mondo, è stanca di tanta alienazione, di tante strutture che creano povertà, delle barriere economiche che separano le persone. La gente sta veramente cercando nuove forme di organizzazione più cooperativa, lontano da questa economia individualista e egoista che il neoliberalismo propone. Se noi non rispondiamo a queste domande della gente che cerca cooperazione, che cerca una democrazia reale, altri lo faranno, altri che diranno di essere antineoliberali, di volere veramente il cambiamento, ma la cui intenzione sarà in fondo quella di proporre programmi molto più pericolosi, che lascino fuori molte più persone, che le separino invece di unirle. Quindi la nostra responsabilità è quella di liberare l’immaginazione e di essere capaci di offrire forme nuove di cooperazione e organizzazione economica.

D. : Il G-20 ha deciso di triplicare i fondi del fondo Monetario Internazionale (FMI). Di fronte al fallimento delle istituzioni neoliberali c’è chi parla di una nuova Bretton Woods.

W.B. : Non abbiamo bisogno di una nuova Bretton Woods, in realtà non abbiamo bisogno di una Bretton Woods, La migliore soluzione per tutti sarebbe quella di abolire il FMI, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) perchè sono istituzioni centrali che promuovono il sistema del Nord e l’interesse delle corporazioni transnazionali e la cui agenda appoggia in modo sistematico le corporazioni. Dal Sud dobbiamo affrontare queste istituzioni che vogliono sembrare più socialdemocratiche ma in realtà cercano solo di stabilizzare il capitalismo globale invece di trasformare il mondo in funzione dell’interesse della popolazione. I paesi del Sud hanno bisogno di creare le loro proprie istituzioni e devono smettere di dipendere da altre istituzioni promosse e secuestrate dagli interessi delle multinazionali.

D. : Qual è la posizione della Cina in questa crisi ?

W.B. : In termini di economia globale, nel corso degli ultimi anni, Cina e Stati Uniti sono stati compagni di danza. I prodotti manifatturieri della Cina vengono venduti ai consumatori statunitensi e la Cina presta denaro agli Stati Uniti per mantenere il ritmo di consumo dei cittadini statunitensi. Questa è stata la danza dell’economia globale negli ultimi anni. Tuttavia, a causa del collasso del credito del consumatore statunitense, le industrie di esportazione cinesi stanno soffrendo.

Così credo che ci sarà una lotta molto forte in Cina tra due diverse correnti di leadership, quelli che pensano che il paese debba tornare a concentrare la sua crescita sulla domanda interna e quelli che puntano sull’aspettare che passi la crisi e che i consumatori occidentali tornino a consumare. La Cina si trova a questo crocevia: o cerca di recuperare e motivare una domanda interna o continua a giocare il ruolo di esportatore di prodotti a basso costo e a basare la sua economia sulle esportazioni. Penso che questa sarà una battaglia politica molto importante in Cina perchè la trasformazione non arriva solo affermando che verrà stimolata la domanda interna, bisogna creare nuove strutture, è necessario che i contadini abbiano un reddito, si deve cambiare l’intero modello di agricoltura subordinata all’industria.

La Cina può scegliere tra intraprendere un cammino di sviluppo sostenibile basato sulla distribuzione interna del reddito o continuare sullo stesso cammino associandosi ai grandi poteri economici, convertita nella maggiore fabbrica del mondo e nel prestatore di enormi quantità di denaro al Nord.

di Izaskun Sánchez Aroca per Diagonal

Traduzione di Raffaella Benanti

G8, un buco nell'acqua












Red., 10 luglio 2009

Nuovi principi, ma dove sono i cambiamenti reali? Dietro le parole si nascondono nuove, pericolose, liberalizzazioni. La coalizione Help Local Trade dà appuntamento a Roma e a Ginevra per i vertici di Fao e Wto dove movimenti e ong sventeranno ogni nuovo tentativo di svendere i diritti di tutti

Il G8 de L'Aquila si è chiuso con un fallimento rispetto agli obiettivi prefissati. Sulla lotta ai cambiamenti climatici i Paesi più industrializzati non sono stati in grado di produrre un'offerta convincente, così da coinvolgere le economie emergenti, mentre in ambito economico e finanziario non si è riusciti a far avanzare misure concrete in vista del prossimo G20 di Pittsburgh. I grandi si sono poi ritrovati a fare nuovi vaghi impegni per l'Africa e contro la fame nel mondo. Impegni che mancano della necessaria credibilità, dal momento che numerose promesse del passato non sono state mantenute.

L'incertezza sul passaggio dal formato attuale a un ipotetico G14 non fa che certificare l'obsolescenza di questo tipo di incontri, al di là dei gravi attacchi diretti del premier Silvio Berlusconi alle Nazioni Unite.

Il G8 non ha alcuna intenzione di rimettere in discussione il fallimentare modello di sviluppo imposto al resto del pianeta negli ultimi decenni. Oggi la crisi economica generata dal ricco Nord ha impatti devastanti sui Paesi più poveri e il G8, dopo aver snobbato la conferenza ONU sulla crisi di due settimane fa, manda segnali contraddittori e poco chiari ai più poveri. Da un lato parla per la prima volta di un maggior sostegno ai piccoli contadini africani ed ai mercati locali per far fronte alla crisi alimentare, dall'altra chiede maggiori liberalizzazioni proprio alle realtà del Sud del mondo e promuove sempre più gli investimenti delle proprie multinazionali in nome del rafforzamento del mercato globale oggi in crisi. Per fortuna questo forum è arrivato al capolinea ed è sempre meno ascoltato da coloro che nel Sud del mondo cercano un diverso percorso di sviluppo.

Agricoltura contadina e mercati locali nel cuore dei G8... ma anche no

Il documento finale sulla sicurezza alimentare redatto e approvato da G8+5, più alcuni Paesi africani più un pattuglione di organizzazioni internazionali - FAO, IEA, IFAD, ILO, IMF, OCSE, UN High Level Task Force on the Global Food Security Crisis, WFP, World Bank, WTO a alcune realtà private e miste come Alliance for a Green Revolution in Africa (AGRA), Bioversity/Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR), Global Donor Platform for Rural Development, Global Forum on Agricultural Research (GFAR), non può fare a meno di riconoscere e di assumere le parole d'ordine e le richieste dei movimenti. I Grandi hanno riconosciuto che una sicurezza alimentare sostenibile, un'alimentazione sufficiente e un'agricoltura anch'essa sostenibile devono essere affermate come priorità nell'agenda politica, e per assicurarle debbono essere coinvolti tutti gli attori sociali rilevanti, - dalle istituzioni, ai piccoli produttori, al settore privato, a livello globale, regionale e nazionale.

La cattiva notizia, secondo la coalizione Help Local Trade - che coordina ong Crocevia, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Fair, Mani Tese, ong Mais e Servizio Civile Internazionale e lavora per la promozione delle economie locali e solidali in risposta alla crisi della globalizzazione - è che questo testo mantiene al centro, in parallelo, i vecchi attori e modelli: una nuova spinta al libero commercio e alla WTO per risolvere la crisi, che Berlusconi stesso ha indicato come strumento strategico per permettere ai paesi poveri di battere la povertà, annunciando una mini-ministeriale per i primi di settembre che dovrebbe portare la WTO fuori dalle secche presenti.

"Leggendo la dichiarazione dei G8 - sottolinea Antonio Onorati dell'ong Crocevia - ci è chiaro che il recupero delle parole d'ordine che il movimento contadino ha prodotto negli ultimi 15 anni, a partire dal protagonismo dei piccoli produttori e dei mercati locali, nasconde la loro impotenza a pensare ricette autonome. Tentano sotto questa coperta di rilanciare la WTO che è tra i principali responsabili, insieme agli aggiustamenti strutturali della Banca Mondiale dei 100 milioni di nuovi affamati registrati nell'ultimo anno, una buona parte dei quali sono, per la prima volta, abitanti dei paesi OCSE, cioè del cosiddetto "primo mondo".

"Il tentativo, emerso nelle prime bozze del documento, di dare ancora alla volta alla Banca mondiale la gestioni dei fondi per l'agricoltura e la sicurezza alimentare - rivela Antonio Tricarico, di Campagna per la Riforma della banca Mondiale - è stato per il momento bloccato, e questo è un segnale positivo che oramai dimostra come non è più soltanto il G8 a decidere le sorti del pianeta. Oggi la sfida diventa quella del rafforzamento di quelle agenzie delle Nazioni Unite che, a differenza delle istituzioni finanziarie internazionali possono essere riformate a favore degli interessi dei piccoli contadini e del'agricoltura familiare".

"Le liberalizzazioni commerciali già in corso dalla fine degli anni Ottanta - ha aggiunto Monica Di Sisto dell'organizzazione equosolidale Fair - come abbiamo imparato dai piccoli produttori risollevati dalle economie solidali, non hanno evitato la crisi, anzi l'hanno accelerata, e voler chiudere gli occhi su questa realtà rischia di condannare a morte certa altre centinaia di milioni di cittadini. Per questo a settembre e a novembre prossimi, in occasione dei vertici di Wto e Fao, le nostre organizzazioni lavoreranno per sventare ogni tentativo di liberalizzare diritti essenziali come agricoltura, servizi e investimenti".

Orwell si rivolta nella tomba



QUALITA' VIDEO E AUDIO MIGLIORATA e quindi anche la traduzione. Questo documentario spiega come il sistema manipola attraverso l'informazione e i mass-media, Occultando e creando notizie, deformando la realtà e adattandola ai propri scopi, Guardando questo documentario si percepisce come tutto comincia sin dalla prima istruzione, che plagia e plasma le menti affinché tutti siano pronti per un meccanismo che porta vantaggi e benefici per pochi a discapito di tutti. Si può altresì capire come qualsiasi notizia dalla più banale a quelle di sommosse o rivolte possano essere condizionate al punto di far credere che una piccola minoranza antidemocratica che ha perso il potere possa far apparire una sua rivolta e colpo di stato in realtà dittatoriale e di destra, quindi autoritario e repressivo come una rivolta di popolo per l'ottenimento di benessere e democrazia, giustificando interventi diplomatici o peggio militari in nome di una democrazia che in realtà è un attacco alla democrazia e alla libertà, con la relativa restaurazione dei poteri che il popolo di quel paese ha delegittimato e cacciato. Sperando che questo documentario insegni a non credere a NESSUNA delle menzogne dei potenti create per reprimervi e farvi vedere e sperare in ciò che semplicemente non è, in quanto inesistente e irreale, a partire dai fondamenti stessi e principali del pensiero e del metodo raziocinante, spero che apprendiate che i potenti sono come un clan pronti ad aiutarsi, non in funzione del popolo ma in funzione dei loro interessi e di chi li sostiene e gode dei benefici usurpati al resto dell'umanità. L'umanità non conoscerà pace fino a quando l'ultimo dei capitalisti non sarà appeso con le budella dei loro burocrati. Il resto è illusione, non condivideranno e non rinunceranno mai pacificamente a ciò che da millenni è detenuto con la violenza, la repressione e l'inganno. Il pacifismo, la non violenza, le riforme e la loro carota di cui ogni tanto vi fanno annusare l'odore sono mezzi per consolidare il loro potere e continuare a reprimere ogni giorno, ogni ora, con violenza nei confronti di tutti gli abitanti del pianeta siano essi umani, animali o vegetali. Può un sistema di media, controllato da alcune società per azioni globali con l'abilità di sommergere tutte le voci in competizione, essere in grado di trasformare bugie nella verità?..." Questo film documentario che rivela molti fatti non del tutto conosciuti, esamina la relazione tra i media, America sociale, e governo. In un paese dove l'1% controlla il 90% della ricchezza", Documentario eccellente, mai tradotto in italiano è considerato un cult dei documentari di denuncia sociale, politica, apre grandi spiragli verso una consapevolezza maggiore sul funzionamento politico sociale del pianeta.

http://www.youtube.com/user/belva64