lunedì 13 luglio 2009
Il G8, i titoli tossici e le tossicodipendenze di Usa e Cina

07/07/2009
La finanza americana è “drogata” per l’immissione di una valanga di dollari da parte della Federal Reserve. L’economia cinese è “drogata” dalla sottovalutazione dello yuan. Entrambe le scelte sono pagate dalla popolazione Usa e cinese e hanno provocato gli squilibri di oggi. La strada al cambiamento è una maggiore responsabilità, dando “valenza etica” alle soluzioni economiche e tecniche. Come chiede il papa ai grandi del G8.
Milano (AsiaNews) - Da circa un anno e mezzo si parla della necessità di depurare i bilanci delle grandi banche commerciali e d’investimento dei cosiddetti titoli “tossici”. Liberare la finanza e l’economia mondiale da ogni forma di “tossicodipendenza” potrebbe essere un modo di attuare quanto chiesto dal Papa in una lettera inviata al presidente del Consiglio Berlusconi in occasione del vertice economico del G8: dare “valenza etica” alle soluzioni tecniche.
Il “metadone” della Federal Reserve
Finanza e ed economia mondiale sono drogate in diverse forme. Secondo Mark Pittman e Bob Ivry dell’agenzia Bloomberg il totale dell’impegno (pluriennale) nei vari programmi di salvataggio del settore bancario e finanziario americano è stato, a livello federale Usa, di 12.800 miliardi di dollari[1]. Cinque mesi fa i due giornalisti scrivevano che questo è poco meno del valore dell’intero Prodotto Interno Lordo (PIL) americano; circa 42.100 dollari Usa per ogni americano, uomo, donna o bambino; 14 volte il valore dei dollari in circolazione. Ad un costo spropositato per la nazione americana, è stata sottratta “eroina” ed è stato fornito in cambio “metadone”. Fuor di metafora tramite i vari programmi di sostegno sono stati forniti prestiti della Fed – il “metadone” – in cambio di obbligazioni prive quasi di valore o fortemente deprezzate – i “titoli tossici”.
Nel caso della finanza il “metadone” allevia solo l’emergenza – per i dirigenti di banche e finanziarie, ovviamente – ma non è curativo. Il ciclo economico statunitense non fornisce prognosi favorevoli per nessuno: il dollaro è (ancora) la principale valuta di riserva e la sua salute e quella dell’economia del pianeta sono strettamente correlate. Nonostante lo stimolo economico dei programmi del governo Obama, continua infatti il forte rallentamento dell’economia americana (- 5,5 % nel primo trimestre), segnalato anche dall’incremento del numero dei disoccupati (9,5 % della forza lavoro sulla base dei dati ufficiali, molto peggio di quanto promesso dal piano del presidente americano). Inoltre il calo dei prezzi del settore immobiliare Usa fa temere per i prossimi mesi una nuova ondata di insolvenze non più solo per i prestiti cosiddetti “subprime” (i mutui ad alto rischio), ma anche per quelli considerati più sicuri.
Le ricette di “sinistra”, keynesiane, non funzionano come non potrebbero funzionare quelle di “destra”, ad AsiaNews ne abbiamo già parlato[2]. Continuare perciò a fornire al sistema dosi sempre più massicce di finanza – “eroina” o anche solo “metadone” – non serve. Al contrario è una strada che si presta solo a coprire le responsabilità di banche d’affari ed istituti di credito, di banche centrali ed organismi finanziari internazionali, Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), Banca Mondiale (BM), Fondo Monetario Internazionale (FMI), Forum per la Stabilità Finanziaria (FSF), oltre che degli economisti accademici di scuole apparentemente diverse. Persistere con tale genere di “soluzioni” garantisce alla gente comune solo sofferenze sempre maggiori. Scredita anche la democrazia e le sue istituzioni – e non è un rischio da poco, perché in tal modo l’opinione pubblica smette di riporvi fiducia e prende a considerarne gli ordinamenti come meri strumenti del potere finanziario[3].
Lo statalismo confuciano
Se ci si limitasse ad evidenziare solo questa forma di “tossicodipendenza”, avremmo sfornato unicamente una requisitoria di un genere anti-sistema abbastanza alla moda di questi tempi, per evidenti ragioni. Molti perciò potrebbero mettersi in cattedra e puntare l’indice contro i banchieri, contro l’America ed i paesi occidentali. Non mancano certo, infatti, anzi sono tanti, quelli che desiderano rispolverare lo statalismo in una delle sue tante forme, quello di matrice confuciano - scintoista, quello islamista, ma anche quello post-sovietico para-comunista, quello terzomondista dei caudillos - oggi di colore principalmente bolivarista tendente al rosso-, per finire con quello di certe dittature africane rimaste all’ideologia anticolonialista di 50 anni fa. Ogni caso è un po’ a sé stante perché se il capitalismo è cosmopolita – il denaro, come l’oro, tendenzialmente non ha Patria – lo statalismo, invece, di patrie, da sfruttare con formule specifiche, ne ha tante e diverse. Una delle caratteristiche, ad ogni modo abbastanza comune dello statalismo contemporaneo ed in particolare di quello di matrice confuciano - scintoista è il mercantilismo, in altri termini la tesaurizzazione delle eccedenze valutarie derivate dall’interscambio estero. È il caso di molti paesi asiatici ed in particolare di Giappone e Cina. Per esigenze di concretezza e di riferimento, per la rilevanza del caso, ed anche perché ad AsiaNews ne abbiamo spesso scritto[4], faremo riferimento proprio alla Cina.
Lo scorso 1° luglio la BM ha pubblicato i dati statistici aggiornati al 31/12/2008[5]. In base a questi recentissimi dati, il PIL cinese in dollari correnti a fine 2008 è stato pari a 4.879 miliardi di dollari, mentre il totale del PIL mondiale è stato di 57.412 miliardi di dollari. Pertanto il PIL cinese in dollari correnti è stato pari all’8,50 % del PIL mondiale. Viceversa il Pil cinese a Parità di Potere d’Acquisto (PPA) è stato pari a 7.903 miliardi di dollari e quello mondiale 69.697 miliardi di dollari. Se ne deriva che il Pil cinese a PPA è stato l’11,34% del PIL mondiale su stessa base (PPA)[6]. Se ne deduce, quindi, che il tasso di cambio attuale, 1dolaro Usa = 6,833 Yuan RMB, è ancora fortemente sottovalutato, ed è pari solo al 74,95 % di quello teorico ricavabile in base al criterio della PPA. In altri termini lo yuan dovrebbe rivalutarsi del 33,43%, salendo a 1 dollaro Usa = 5,121 Yuan RMB.
La sottovalutazione del cambio della valuta cinese è diminuita rispetto ai dati deducibili da quanto pubblicato dalla BM dodici mesi fa. Con tutto quello che è successo nel 2008 questo raggiustamento non dovrebbe certo meravigliare. La conseguenza è che il flusso delle esportazioni cinesi è sì calato drasticamente, ma le eccedenze valutarie derivate dall’interscambio commerciale anche nel 2008 hanno continuato ad accumularsi. Anche questa dipendenza della crescita cinese dal mantenimento di un’elevata eccedenza delle esportazioni rispetto alle importazioni, con conseguente compressione selvaggia dei consumi interni è una “tossicodipendenza” ed è speculare a quella dell’emissione incontrollata di attivi in dollari da parte della Federal Reserve. Tuttavia dobbiamo constatare che lo yuan cinese è costantemente e fortemente sottovalutato da non poco, dal 1° gennaio 1994 – e questo tasso di cambio artificiale era già stato una delle maggiori cause della crisi asiatica del 1998.
Viene spontaneo osservare che non si sarebbe dovuto permettere che si accumulassero per tanto tempo le tensioni latenti in Cina (e nel mondo) a causa di una crescita economica turbinosa trainata dalle esportazioni. Potrebbe sembrare, però, la facile “saggezza del senno di poi”. Viceversa è da quasi cinque anni che ad AsiaNews andiamo proponendo, inascoltati, tali considerazioni. Ancora all’inizio di gennaio di quest’anno avevamo scritto che era prevedibilmente in arrivo “un violento e pericoloso riequilibrio del sistema degli scambi internazionali”, dato che non si osservava alcuna correzione di rotta. Ora che l’inversione di tendenza parrebbe essere in corso, tale cambiamento del modello di sviluppo (se davvero la dirigenza cinese ha intrapreso tale cammino e non ne siamo sicuri) potrebbe essere troppo timido e forse arrivare un po’ troppo tardi. Ci auguriamo, ovviamente, che non sia così.
I pericoli e le soluzioni
Quanto possa essere pericoloso intraprendere solo ora tale processo di riequilibrio lo leggiamo nelle cronache di questi giorni[7]. Un tossicodipendente in crisi d’astinenza può costituire un grave pericolo. Non sappiamo perciò come definire due tossicodipendenti – è questo che quasi sono Usa e Cina - entrambi con disponibilità di armi nucleari.
Abbiamo detto spesso che la globalizzazione si è sviluppata su un modello economico squilibrato. Finora essa aveva potuto reggersi proprio sul controllo dell’emissione monetaria e su un protezionismo fatto di barriere doganali non tariffarie. Adesso questo equilibrio iniquo e squilibrato non regge più. Allo stesso modo non serve invocare maggiori e più severe regole, maggiore e più rapida globalizzazione o rincorrere maggiore e più “perfetta” uguaglianza, uniformità ed omologazione: è quanto ci ha precipitati in questa crisi, non ce ne trarrà fuori.
Occorre invece ed in primo luogo maggiore responsabilità individuale e di gruppo, famiglia città e nazione, maggiore coesione all’interno del gruppo identitario, più fiducia reciproca, più flessibilità, più abnegazione e disponibilità ad impegnarsi per uno scopo e più creatività.
Se però chi ha provocato questa crisi, le attuali oligarchie finanziarie e politiche della gran parte del mondo, non ne paga il prezzo, ben poco di quanto elaborato dalla modernità e post-modernità negli ultimi tre quattro secoli rimarrà in piedi: forse qualcuno non l’ha ancora capito, ma questa non è una crisi come altre del passato, è una di quelle che si sviluppano ogni trecento quattrocento anni, perlomeno.
[1] Vedi Bloomberg, 9 feb. 2009, Financial Rescue Nears GDP as Pledges Top $12.8 Trillion (Update1)
[2] Vedi AsiaNews.it, 25/11/2008, Uscire dalla crisi: le inutili soluzioni di destra e di sinistra
[3] Vedi AsiaNews.it, 06/10/2008 , Il piano Paulson: inutile e dannoso alla democrazia
[4] Vedi AsiaNews.it, 09/12/2008, Lo yuan cinese sta per sostituire il dollaro
[5] In tal modo possiamo anche noi aggiornare quanto abbiamo scritto in precedenza: vedi AsiaNews.it, 03/01/2009,Crisi economica: Stati Uniti e Cina, tempesta valutaria all’orizzonte
[6] Elaborazioni dell’autore su dati della BM (1° lug. 2009): resi noti
[7] Nell’editoriale di ieri del direttore di AsiaNews, si evidenzia a chiare lettere come esista un serio pericolo di implosione della polveriera cinese. Vedi AsiaNews.it, 06/07/2009 Uiguri, tibetani, cattolici, protestanti: la polveriera cinese.
Come diventare Matteo Salvini in 10 mosse
di Andrea Scanzi (immagini di Edoardo Baraldi)
Questa settimana sono successe poche cose. Un gruppo di vip si è riunito a L’Aquila per ricordare i tempi andati, Repubblica ci ha fatto sapere che nell’Era Berlusconi le orge si chiamano “torte”, e - soprattutto - ho imparato a memoria il testo di Cicale, colto evergreen di Heather Parisi (”per cui la quale… Cicale cicale cicale“: alta scuola).
A parte questo, tutti noi vorremmo essere Matteo Salvini. Proprio per questo, venendo incontro alle vostre grigie esigenze trotzkiste, ho redatto un vademecum che vi permetterà di emulare in sole dieci mosse le gesta del vostro idolo.
Matteo Salvini ha fatto parlare di sé, nei giorni scorsi, per un affettuoso riferimento ai napoletani. La sua esibizione mi è piaciuta molto, anche se nello specifico preferisco il Maestro Gentilini che arringa l’idolatrante plebe dicendo di voler “eliminare i bambini” rom.
Salvini ha 36 anni e ne dimostra 74. E’ un bruttino convinto di essere bellino (ahi). Un leghista che a inizio carriera faceva parte della corrente “comunisti leghisti”, un po’ come se uno tifasse Milan (lui, appunto) e si iscrivesse al Milan Club degli “interisti rossoneri”.
Eletto alla Camera dei Deputati nel 2008. Da questa carica si è dimesso lo scorso 7 luglio, a ridosso della polemica sulle serenate napoletane, non per decenza istituzionale ma per motivazioni meramente burocratiche (incompatibilità con la carica di deputato europeo: sì, adesso Salvini è andato a far danni in Europa. Lambrate non bastava più).
Da piccoli volevamo essere tutti come Big Jim (o Memo Remigi: io, almeno, volevo essere Memo Remigi; mi sembrava rassicurante, quieto, una persona a modo). Da grandi vogliamo essere tutti Matteo Salvini. Io posso dirvi come.
Seguitemi.
C’mon.
Coté (1). Analizziamo nuovamente il video, col cuore colmo di misericordia e afflato abbacinante.
Il filmato è stato messo su Youtube da un blogger laureando in Scienze dell’Educazione, Gabriele Casagrande, che qui dà la sua (poco canonica) versione dei fatti. Casagrande stava lavorando per la tesina di laurea sulla Lega e faceva interviste. Risposta tipo di un militante: “Io non ho niente da dire, dico solo viva la Lega e fuori tutti i negri!“. Vamos.
Coté (2). Dicevamo: il video. Matteo Salvini entra in uno stand di Pontida. Ha in mano un boccale di birra e il suo sguardo dimostra che non è la prima. Indossa una tenera t-shirt: “Più rum meno rom”. Qualcuno gli dovrebbe ricordare che il Rum non lo fanno esattamente a Pontida (al massimo da quelle parti c’è il Moscato di Scanzo), ma proseguiamo. Salvini è vestito come uno sfollato daltonico e si guarda in giro con l’acume di un dromedario colpito a morte. La plebe, vedendolo entrare, d’ardimento s’accende e al contempo (?) grida: “Salvini capogruppo!”. Dal video si evince così che Matteo Salvini è il Mick Jagger della Lega, o molto più semplicemente il Povia di Pontida.
Coté (3). Attenti, siamo all’acme del reperto video. Ora: se tu sei un uomo, e pure un po’ ubriaco, cosa fai se sei circondato da amici egualmente ebbri? Non giriamoci intorno, non facciamo gli snob di MicroMega. In contesti di questo tipo, da suburra machista, il leader del gruppo tira fuori prima o poi l’argomento-catalizzatore: il sesso. Non per nulla, come cantava Gaber, “un figone resta sempre un’attrazione/che va bene per sinistra e destra”. Funziona così, nei secoli dei secoli. L’uomo si vanta di improbabili conquiste, l’alcol incentiva la trivialità e le risate grasse faranno gruppo. A Pontida, no. Non funziona così. Il concetto di divertimento, di comunanza, di giubilo, è diverso. Salvini si guarda in giro, tracimante fermentazione alcolica e orgoglio padano, e - quasi rispondendo ad antichi rituali - intona un coro da stadio. Eccoci: il massimo della “compagnia”, per un leghista, è cantare un coro da stadio. Possibilmente razzista. Wow, che sballo. Non mi divertivo così dai tempi della Tombola a Capodanno.
Il testo (un’esegesi). Salvini, alzando il braccio destro (quello con la birra) con fare da anfitrione, dà il la al coro. La folla è in estasi. In particolare, alla sua sinistra c’è un militante che batte le mani come il ballerino bischero che negli 883 aveva il ruolo di ricordarci la stretta filiazione tra uomo e orango. Ladies and gentleman, benvenuti al Salvini-Rave. “Senti che puzza/scappano anche i cani/ stanno arrivando i napoletani/ O colerosi, terremotati/ voi col sapone non vi siete mai lavati/ Napoli merda, Napoli colera… (qui Salvini ricomincia a bere, sempre con sguardo da dromedario abbattuto nella tundra)”. Glossa 1: i cani, se fiutano una “puzza”, tutto fanno fuorché scappare. Glossa 2: il riferimento al “terremoto”, considerando anche solo i noti appigli alla realtà recente, paiono ulteriori florilegi di grazia. Glossa 3: questo coro era già vecchio, oltre che impronunciabile, al tempo di Badoglio. Sintesi finale: questo coro fa pena.Pinguedine. Salvini ha cominciato a furoreggiare in tivù da un annetto. Lo ricordo, satollo di spensierata intolleranza, far la parte del guastafeste a Tatami, irrinunciabile programma di Camila Raznovich (credo si scriva così). In forma, peso giusto, parlantina spigolosa: perfettamente tarato per dimostrare (quasi) la superiorità della razza padana su quella italiana. Un ariano de noantri. Lo ricordo con nostalgia, perché ultimamente non è più lui. Ha messo su più chili di Ronaldinho, appare trasandato. Più che dimostrare che i successori di Federico Barbarossa non avranno mai scampo, sembra ormai lo spot dei trigliceridi sbagliati alla mensa di Borghezio.
“Era una battuta”. E’ la tecnica con cui Salvini prova a disinnescare tutte le bischerate che dice (va detto che ultimamente non si sta dietro: non ce la fa). Nulla di nuovo, è solo la Tecnica Sultano-Ghedini in salsa padana. “Non l’ho mai detto”, “era una battuta”, “sono invenzioni”. E’ facile. I posti riservati ai milanesi nelle metro? Scherzavo. Lambrate comune a se stante? Facevo lo zuzzurellone. I cori napoletani? Una goliardata. Daje.
La Trinità di Salvini. “Nulla di politico”. Potrebbe essere l’epitaffio per un quasi quarantenne che in qualsiasi altro paese del Mondo farebbe (al massimo) l’esperto di pulegge o il venditore di pentole longobarde, ma è stata la sua reazione alle polemiche. “Nulla di politico, è solo uno sfottò, un coro da stadio che testimonia la sana rivalità tra tifosi milanisti e napoletani. Quando vado in trasferta, mi dicono ben di peggio”. Il bello è che Salvini mica scherza. E’ sincero. Loro mica sono razzisti: siete voi che avete la rogna. E loro ve lo dicono. Non per cattiveria: per una errata sensazione di democrazia. Secondo la concezione salviniana, non c’è nulla di male nel cantare cori da stadio. E’ la Trinità di Salvini: il Parlamento come la curva; la rivalità da stadio come paradigma ideologico; la Fossa dei Leoni come palestra culturale.Amico uligano (così uomo e così bambino). “Perché vi offendete?”. Così ha detto ai napoletani. Ha ragione: se vi dessero dei puzzoni, colerosi e terremotati, voi avreste pure l’indecenza di offendervi? Quanto siete pallosi. Io ne sarei felice e - anzi - offrirei giubilante un’altra birra al mio amico uligano, coi capelli un po’ corti, così uomo e così bambino (cit).
Fan di De André. “Io lo avrei fatto dimettere perché canta da schifo”. Lo ha detto Umberto “Lynch” Bossi, che - col suo contagioso senso dello Stato e delle istituzioni - ha prontamente fotografato il problema. Bravo il mio Lynch. E’ però e piuttosto un altro l’aspetto affascinante: Matteo Salvini è fan di Fabrizio De André. Lo ha detto lui, lo ripete ogni volta. Naturale: De André era il cantore della diversità, degli umili, dei disperati. Quando Salvini ascolta canzoni come Khorakhanè e Smisurata preghiera, ne trae insegnamento. Nel senso che capisce tutto quello che non dovrà fare. Salvini ascolta De André come Gramsci leggeva il Mein Kampf: per conoscere il Nemico.“In Europa lavorerò anche per i napoletani”. Certo. E Dick Cheney era amico di Gandhi.
E ora scusate, vado su Facebook a chiedere l’amicizia a Renzo Bossi. Al quarto tentativo ha superato l’esame di maturità. Non ero così felice dai tempi delle Scimmie di Mare pubblicizzate nell’Intrepido. Come il quarto Re Magio, offrirò al Redentore Leghista polenta, xenofobia e birra in segno di stima.
Tibet. L' urlo di un popolo
Un documentario sul Tibet e il popolo tibetano oppresso dal governo di Pechino, una repressione violenta, poliziesca e militarista dell'ormai terzo paese imperialista del mondo. Infatti negli ultimi anni grazie alla mano d'opera a costi bassissimi, alle politiche commerciali adottate molto sulla copia dei prodotti degli altri paesi, la Cina è diventata partner appetibile per i paesi industrializzati e ricchi del mondo, nell'estate del 2008 a poco tempo di una sanguinosa repressione della rivolta dei monaci buddisti, con l'evento internazionale Olimpiadi e il Dalai Lama che visitava capi di stato l'attenzione della stampa mondiale e di gran parte dell'opinione pubblica era rivolta alle condizioni politico-sociali del Tibet, finite le Olimpiadi, stretti diversi e intensi accordi commerciali tra grandi multinazionali occidentali e il governo cinese e accordi politici con rappresentanti dei governi della globalizzazione G8, i media cessarono di parlare delle condizioni del popolo tibetano, l'attenzione della maggioranza dell'opinione pubblica scivolò verso altre tragedie dell'umanità, il problema tibetano cessa di essere un problema. Un isolamento dovuto anche alle caratteristiche morfologiche del paese ad un'altezza di 5000 mt. s/l/m, il luogo denominato l'altare della terra, con tradizioni e culture millenarie, paese natio del Buddismo, viene facilmente dimenticato dall'occidente. Questo documentario con immagini di rara bellezza ci porta alla conoscenza del popolo tibetano e all'approfondimento in luogo dell'oppressione che questo popolo subisce. Perchè non si dimentichi nel silenzio.
http://www.youtube.com/user/belva64