martedì 21 luglio 2009

Lettera al ministro Alfano















Riporto con molto piacere questa iniziativa dal blog l'Incarcerato invitandovi ad inviare questa mail :
Fate copia-incolla di questa lettera e inviatela qua:
clicca qui

Oggetto: ISPEZIONE CARCERE DI SOLLICCIANO –FI-
Al Ministro della Giustizia
On. Angelino Alfano
E per conoscenza
Onorevole Ministro della Salute, del lavoro e delle politiche sociali, Onorevole Ministro dell'ambiente e della tutela del Territorio, Onorevole Ministro Delle Pari Opportunità.

Onorevole Ministro Angelino Alfano,

chi le scrive è un cittadino italiano che non può rimanere inerme di fronte alle notizie allarmanti diffuse sulla Casa Circondariale di Sollicciano (Firenze).
Nell’arco di poco più di un mese sono morti piu’ di tre detenuti, ma questi che Le elenco sono “da accertare”:
24/04/2009 IHSSANE FAKHEDINE DI ANNI 30 CAUSA “DA ACCERTARE” 11/06/2009 ANNA NUVOLONI DI ANNI 40 CAUSA “DA ACCERTARE” 07/07/2009 DETENUTA DI PISA DI 27 ANNI CAUSA “DA ACCERTARE”
A queste terrificanti notizie mi preme aggiungere e sottolineare il caso di Niki Aprile Gatti , morto il 24 giugno 2008 sempre nel carcere di Sollicciano in circostanze sospette e tutte da chiarire.
Niki Aprile Gatti era incensurato ed era in CUSTODIA CAUTELARE!
La madre Gemini Ornella, nel tentativo di fare chiarezza, ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano(pregandolo di attenzionare Lei), è aperto presso il Tribunale di Firenze un procedimento di opposizione all'Archiviazione per “suicidio” ed inoltre è stata inoltrata un’ Interrogazione Parlamentare, i cui dati vengono di seguito riportati.
Seduta di annuncio:
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/01301

Dati di presentazione dell'atto Legislatura:
Seduta di annuncio N.162 del 20/04/2009
Firmatari
Primo firmatario:

CONCIA ANNAPAOLA
Gruppo:PARTITO DEMOCRATICO
Datafirma: 20/04/2009
Commissione assegnataria: IICOMMISSIONE(GIUSTIZIA)
Destinatari
Ministero destinatario:MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 20/04/2009

Stato iter: IN CORSO

Si può tacere di fronte alla morte di un ragazzo? Si può tacere davanti a morti classificate “da accertare”?

Onorevole Ministro,

nessuno ha risposto! Anche Lei non ha risposto all’interrogazione Parlamentare! Le Istituzioni tacciono … e il silenzio,a distanza di un anno,comincia ad essere eloquente!
Le chiedo formalmente di ricercare le responsabilità e chiarire le tante incongruenze divenute dolorose per famiglie che attendono la Verità!
La situazione di Sollicciano ,oltre all’anomalia delle morti da accertare, le quali si ripetono ciclicamente, è grave anche per la capienza tollerata, perché è stata abbondantemente superata, costringendo i ristretti a condizioni di vita in cui i diritti umani fondamentali vengono ignorati.
Al sovraffollamento si accompagnano altre carenze che non sono degne di un Paese civile. (ricordiamo la frase di K. Popper “Il grado di civilta' di un Paese si misura dalle condizioni delle sue carceri” )
Ritengo,pertanto, necessario dover sottoporre nuovamente e con rinnovata urgenza, alla Sua attenzione, il caso di questo giovane Niki Aprile Gatti (è ormai trascorso piu’ di un anno per la sua famiglia…),augurandomi che Lei voglia prendere in considerazione con la tempestività che indubbiamente merita, questa incresciosa situazione.
A seguito di queste considerazioni, che sono certo da Lei condivise, Le chiedo quindi di intraprendere con urgenza tutte le iniziative necessarie affinché il nostro paese possa così colmare il ritardo che lo sta caratterizzando nell’accertamento della verità e nell’applicazione della giustizia.
Le chiedo di intervenire innanzitutto a tutela della garanzia dei “diritti delle persone” che si trovano nelle nostre carceri, ed in particolare date le estreme condizioni in cui verte, Sollicciano, del personale che vi opera, e per sollecitare azioni efficaci rispetto alle tante criticità presenti. In riferimento alle notizie sul carcere di Sollicciano, Le chiedo, con urgenza, una specifica ispezione per verificare le condizioni dei detenuti che, solo per il fatto di essere ristretti,non cessano di essere prima di tutto “esseri umani” e in quanto tali portatori di diritti umani!
Compito di questa Ispezione che Le chiedo, non è avvalorare o smentire una tesi, ma stabilire la Verità.
Voglio ricordare quello che disse l’Onorevole Sandro Pertini, che in galera passò lunghi anni:
-“ Ricordatevi quando avete a che fare con un detenuto, che molte volte avete davanti una persona migliore di quanto non lo siete voi.”
Confidando nell’accoglimento di questa mia richiesta, resto in attesa di un Suo cortese riscontro.


Con deferenti cordiali saluti e ossequi.

(nome e cognome)

PRODUCI, CONSUMA, CREPA















DI MARIO GROSSI
mirorenzaglia.org

Ce l’hanno insegnato in tutti i modi, in tutte le salse. Non hanno mai mancato un’occasione per ricordarcelo. Di fronte ad un se o a un ma, i Pasdaran della democrazia liberale che fonda la sua fortuna sul liberismo, sulla dottrina del libero mercato, rispondono sempre alla stessa maniera. Riuscite a immaginarvi un mondo migliore? D’accordo, come tutte le cose umane, è imperfetto, ma nel ventaglio di possibilità che, con realismo si possono realizzare, questo mondo non trova paragoni.

È un sistema che tutela l’individuo, che garantisce la libertà e soprattutto dona ricchezza a chi ha voglia di impegnarsi per rincorrerla. È un sistema che dalla sua cornucopia dispensa abbondanza. Anzi sovrabbondanza di tutto. Beni materiali e immateriali sono riversati per chi ne vuole usufruire o meglio per chi ha possibilità di usufruirne.

I discorsi realistici, disincantati, “da adulti” hanno sempre una stringente filosofia di sottofondo. Se si abbandona il mondo dei balocchi e il pensar bambino ci si rende conto che la realtà è dura, difficile (perché i realisti non si nascondono certo i limiti, le pecche e le ingiustizie che questo sistema non è in grado o non vuole sanare) e che ciò che si può fare non è molto.

Gli ideali, i sogni, i pensieri nobili ma impraticabili sono derubricati a inutili voli pindarici avulsi dalla crudezza della vita. Insomma ci avvertono che essere prosaici è una virtù. Sono convincenti quando elencano quanti vantaggi ha il mondo che sponsorizzano di fronte agli irrilevanti svantaggi. Ci inducono a pensare di aver ragione. In effetti basta guardarsi intorno per accorgersi di quant’abbondanza c’è (come a Marino durante la Sagra dell’uva).

C’è qualcosa che non quadra in questi discorsi apologetici. E nei miei incubi notturni la risposta assume un sapore rancido. Penso che sotto quest’apparente velo di prosperità e abbondanza si celi una sterilità di fondo che contraddice le descrizioni dei sostenitori del bel mondo di oggi. Questo sistema che ci dovrebbe accompagnare per tutto il corso della nostra vita, dispensandoci opportunità crescenti e abbondanze sibaritiche, genera una sorta d’inversione che rende secca e disidratata questa buccia sovrabbondante di ogni ben di dio.

Il mio ragionare è partito dall’ultima notizia, appresa dai giornali, sulla proposta di revisione delle età pensionabili per i lavoratori. Non che io nutra qualche aspettativa dal nostro sistema. A conti fatti visto che non ho riscattato gli anni di laurea, il mio pensionamento è previsto, con le regole di oggi, a 67 anni, data in cui avrò versato in contributi 40 anni. Quello che mi ha fatto pensare è invece la proposta di agganciare, a partire dal 2015, l’età pensionabile alle aspettative di vita.

A prima vista sembrerebbe ragionevole. Visto che si muore sempre più tardi, per non gravare eccessivamente sul sistema, è giusto andare in pensione più tardi. Ma è a questo punto che i conti non tornano nel nostro bel sistema moderno tecno-liberal-liberista.

Prima ci riempiono la testa con un mito, quello dell’eterna giovinezza e ci raccontano che la vita durerà anche 120 anni e che la nostra vecchiaia sarà lieve, felice, ricca di opportunità e aspettative (oggi a 80 anni un uomo non è un vecchio è solo un adolescente incanutito). Un mondo di senile abbondanza appunto. Nel frattempo però ci inchiodano a una perenne ruota del Karma che ci impone di lavorare fino allo stremo per sostenere questa vita lunga. Che sia poi abbondante e ricca è tutto da verificare, visto i tagli continui imposti e le riduzioni e restrizione. Insomma ci fanno balenare di fronte agli occhi la fontana dell’eterna giovinezza per poi crocefiggerci ad una schiavitù miseranda, questa sì praticamente eterna.

In effetti abbiamo già raggiunto vite che durano 120 anni, se è vero quello che riportava “La Repubblica” qualche giorno fa. È stato condotto uno studio sul multitasking (uso simultaneo di cellulari, PC, I-pod e di altre diavolerie moderne). Con il mutitasking una giornata, è stato computato, ha una durata reale di 36 ore, dilatando le 24 ore che la natura ha stabilito per un giorno. Un’estensione del 50% in più che trasforma l’attuale aspettativa di vita che è intorno agli 80 anni in 120 anni. Siamo già eterni (e miserabili).

Lamenti di un adulto egoista che si avvia a un rapido tramonto, si dirà. Ma questa inversione che porta, da una falsa e sbandierata abbondanza, a una sterilità angosciante ci accompagna in ogni passo della nostra vita. Se penso al mio primogenito che si accinge a pieni voti e nei tempi dovuti a conseguire il primo gradino della laurea in Fisica e che sembra votato a percorrere la strada della ricerca, allora mi viene il magone. Come lui altri milioni di giovani che si stanno affacciando all’abbondanza del mondo del lavoro, offerto dal nostro spettacolare sistema, sperimenteranno di che ricchezza si tratta.

Abbondanza nelle forme del lavoro offerto tra part-time, lavoro a contratto, lavoro a progetto, Co.co.co., lavoro a tempo determinato e tutto ciò che precarizza la vita e la volontà di chiunque. Un’offerta, che permette un ampio ventaglio di scelta che però si ribalta in un sempre maggiore impoverimento di posti di lavoro, che vanifica e rende sterile quella falsa abbondanza.

Che dire poi delle possibilità offerte dalla scienza medica e dalla genetica nel campo delle nascite. La possibilità di gravidanza e di nascita è abbondantissima: parti naturali, cesarei, in acqua, fecondazioni naturali, artificiali, in vitro, con uteri in affitto, manipolando cellule, clonando individui. A questo ricchissimo pacchetto di opzioni fa da contraltare un tasso di natalità negativo. Non è responsabilità della scienza ovviamente, ma il dato è questo. Nonostante le molteplici opportunità, la scelta (coatta?) è la sterilità.

Così in campo sentimentale a una quantità di forme di unione tra individui: matrimoni religiosi, laici, convivenze, unioni gay, comunioni trans fa eco una sempre maggiore solitudine individuale, realizzata proprio perché utile al sistema moderno che necessita di monadi, sradicate, sole, senza forza comunitaria da usare, spostare e dismettere a piacimento senza che ci sia resistenza alcuna e ripercussioni più ampie del singolo individuo.

Se poi, vestendo i panni dei consumatori, spostiamo la nostra attenzione ad esempio sull’intrattenimento scopriamo che possiamo scegliere, tra un’abbondanza infinita di canali TV, il nulla che ci propinano; l’editoria sforma alcuni milioni di libri nuovi ogni anno che nessuno leggerà e che, per il 90%, andranno al macero di lì a brevissimo. Una cascata liquida che produce aridità.

Infine per non farla troppo lunga vi invito ad un esperimento che io ho fatto in tema di automobili. Ho finto di voler acquistare un’auto nuova e mi sono recato da un autoconcessionario per fare la mia scelta. Tra le innumerevoli proposte, che immancabilmente sono costituite da un modello base e innumerevoli varianti, non sono riuscito a sceglierne una. Io cercavo il modello X di colore violetto metallizzato, previsto nella gamma colori. Ma il primo ostacolo era che sarebbe stato disponibile in 12 mesi. I colori in consegna in breve tempo erano solo tre (due dei quali metallizzati). Poi quando ho cominciato a dire che tra gli optional non volevo il lettore CD e che desideravo alzacristalli posteriori manuali, il venditore è andato in tilt. Mi ha detto che i modelli in gamma prevedevano come optional “di serie” il lettore CD e gli alzacristalli elettrici. Allora mi sono infuriato. Ma come, gli ho detto, questi sono optional, che tradotto in maniera barbara in italiano suona come opzionali. E opzionali significa che posso sceglierli o meno. Nulla da fare gli optional di serie sono obbligatori. Vanno presi e basta. Insomma l’abbondanza formale ridotta a carestia sostanziale.

Ecco alla fine smascherata, mi sono detto nel dormiveglia, la trappola del migliore dei mondi possibili, formalmente siamo liberi, pieni di opportunità, carichi di possibilità diverse, ma solo sulla carta. Il migliore dei mondi possibili, per sua stessa struttura interna non può permettere che scelte coatte, in funzione del suo modo di organizzare produzione e vita.

Aveva ragione Giovanni Lindo Ferretti quando urlava con i suoi CCCP produci, consuma, crepa, ma non aveva ingollato la pozione fino alla morchia. Bisogna lavorare, consumare e crepare in piena libertà coatta. Quella che ci è dispensata. E questa libertà coatta fatta di prosperità e abbondanza è solo apparenza e ci è concessa (ammesso che la vogliamo) fino a quando non cominciamo a rompere i coglioni.

Allora, e scusate la volgarità, tutti nel nostro piccolo, abbiamo il dovere di cominciare a rompere i coglioni. Facendoci il sangue marcio ogni volta, nella flebile convinzione che qualcosa di diverso si può proporre.

Mario Grossi
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=8507
20.70.2009

Cometa si schianta su Giove: la scoperta dell'anno è di un astronomo dilettante



















Anthony Wesley, 44 anni, australiano, fotografa l'impatto. L'evento poi confermato anche dalla Nasa

MILANO - E' la scoperta astronomica dell'anno. E la si deve ad un astronomo dilettante. Una cometa (o forse un asteroide) si è schiantata su Giove e l'evento è stato ripreso (quasi) in diretta. Tutto merito di un programmatore informatico australiano Anthony Wesley, 44 anni, che ha scoperto la zona dell'impatto mentre scrutava il cielo da casa. Il Laboratorio Propulsione Jet (Jpl) della Nasa ha confermato la scoperta usando il potente telescopio a infrarossi di Mauna Kea, nelle Hawaii.

LA SCOPERTA - La notizia della scoperta di Wesley ha lasciato attonito il mondo dell'astronomia. Wesley ha detto che gli ci sono voluti 30 minuti per realizzare che una macchia scura che ruotava nelle nubi di Giove il 19 luglio era effettivamente il primo impatto visto dagli astronomi da quando una cometa entrò in collisione con il Pianeta gigante nel luglio 1994. «Ho pensato che probabilmente si trattava di una normale tempesta polare», ha detto Wesley sul suo sito web. «Ma dal momento che continuava a ruotare e le condizioni miglioravano, improvvisamente ho capito che non era solo scura, era nero in tutti i canali, il che significava che era veramente una macchia nera», spiega Wesley dalla sua casa a Murrumbateman, a nord di Canberra. Le fotografie mostrano la zona dell'impatto, una «cicatrice nera», vicino al Polo Sud di Giove. «Siamo stati molto fortunati ad aver guardato Giove esattamente in quel momento, in quell'ora per assistere all'evento. Non avremmo potuto progettarla meglio», ha detto Glenn Orton, scienziato del Jpl della Nasa, al quotidiano australiano Sydney Morning Herald.


21 luglio 2009

L'eclissi più lunga del secolo in Asia sei minuti senza Sole















di LUIGI BIGNAMI

ANCORA una volta il Sole si "spegnerà" per una manciata di minuti lungo una fascia che attraverserà parte dell'Asia sud-orientale, una delle aree più popolose della Terra. Avverrà domani, il 22 luglio. Sarà la Luna, che interponendosi tra la Terra e il Sole oscurerà la luce di quest'ultimo per un tratto lungo circa 10.000 chilometri. Lungo questo percorso il Sole verrà via via oscurato per tempi sempre più lunghi per arrivare ad una duranta massima di totale buio di 6 minuti e 39 secondi, quando l'ombra si troverà su un arcipelago di isole vulcaniche giapponese e in Italia saranno le 4 e 25: in quel punto si avrà l'eclisse di maggiore durata del ventunesimo secolo. Ciò è conseguenza del fatto che il Sole si trova a meno di 3 settimane dall'afelio (il punto più distante tra la Terra e il Sole) e quindi ha le dimensioni più piccole dell'intero anno, mentre la Luna è abbastanza vicina al perigeo (il punto di minore distanza dalla Terra) e quindi ha le maggiori dimensioni apparenti.

Pur lunga, questa eclisse non sarà quella di maggior durata in assoluto comunque, anche rispetto ad eclissi vicino a noi. Quella del 1991 che si osservò in Messico durò 6 minuti e 53 secondi, mentre il 30 giugno del 1973 sull'Africa centro-settentrionale il buio superò di poco i 7 minuti, per arrivare alla vera eclisse record, che si ebbe sul Mare Cinese Meridionale, quando il 20 giugno 1955, il Sole venne occultato dalla Luna per 7 minuti e 8 secondi.

Le eclissi di Sole si verificano quando la Luna viene a trovarsi tra la Terra e la nostra stella e nonostante il fatto che la Luna non sia certo paragonabile al Sole per dimensioni (il diametro della Luna è di 3.476 km, quello del Sole di 1.392.000 km) essa si trova ad una distanza tale dal nostro pianeta (384,000 km) che per una fortuita coincidenza si trova ad avere una dimensione apparente che è simile a quella del Sole (che si trova a 150 milioni di km) e ciò determina la spettacolare sovrapposizione che produce l'eclisse.

Ma poiché la Luna ruota con regolarità attorno alla Terra ci si potrebbe chiedere come mai non avviene un'eclissi ogni mese. "Perché le eclissi si verificano quando la Luna si trova in prossimità di uno dei due "nodi" (i nodi sono i punti dove il piano di rotazione della Terra e quello della Luna si incontrano) della sua orbita e poiché l'orbita lunare è inclinata di circa 5° rispetto a quella terrestre, il nostro satellite incrocia il percorso dell'eclittica solamente in due periodi contrapposti di circa 6 mesi l'uno dall'altro. Ma le eclissi non si verificano neppure ogni 6 mesi perché la posizione dei nodi non è costante, essa infatti, tende a "precedere" ossia tende a spostarsi progressivamente nel tempo e di conseguenza si sposta anche il periodo delle eclissi nel corso degli anni", spiega Fabio Peri, Direttore del Planetario di Milano.

L'eclisse del 22 luglio inizierà lungo le coste dell'India a nord i Mumbai, dove i 14 milioni di abitanti della seconda città più popola al mondo potranno godersi lo spettacolo per circa 4 minuti, anche se sarà parziale. Poi l'ombra si sposterà in Tibet, in Nepal, in Bhutan e in Bangladesh per arrivare lungo le pendici dell'Himalaya. Quindi raggiungerà la Cina, interessando altre città molto popolose, come Shangai, ad esempio, che con i suoi 19 milioni di abitanti è la città record in tal senso. Poi l'ombra si sposterà sull'Oceano Pacifico dove coprirà varie isolette tra cui l'isola giapponese di Iwo Jima, dove si avrà la durata massima di copertura solare. Quindi dopo altri 7.600 km, durante i quali l'eclisse sfiorerà le isole Marshall e Kiribati l'ombra lunare abbandonerà il nostro pianeta.

Unico problema per i milioni di persone che si accingono a vivere l'evento risulta il tempo, in quanto questo evento cade in un periodo poco stabile dal punto di vista meteorologico.

Per chi volesse seguire l'eclisse dalla poltrona lo potrà fare collegandosi a questo sito.

(21 luglio 2009)

La stampa estera a Berlusconi "Patrizia dice la verità"




















di PIETRO DEL RE e MATTEO TONELLI

ROMA - I nastri degli incontri tra Patrizia Daddario e Silvio Berlusconi trovano ampio spazio sulla stampa estera. Così come in passato, le vicende del premier, vengono passate al setaccio dai quotidiani stranieri. Che raccontano la nuova puntata di quella che viene definita "la disinvolta vita del premier italiano".

Gran Bretagna.
"The transciptions from the palazzo", le trascrizioni dal palazzo, dove "palazzo" sta ovviamente per Palazzo Grazioli, residenza romana del nostro presidente del Consiglio. E' questo il titolo in terza pagina che fa il Guardian alla traduzione in inglese della trascrizione degli audio degli incontri tra Silvio Berlusconi e la escort Patrizia D'Addario. Sul Guardian c'è anche un articolo in cui il corrispondente da Roma, John Hooper, immagina la brutta sorpresa del premier, ieri mattina, scoprendo che il G8 de L'Aquila non è servito a scrollargli di dosso le accuse sul suo comportamento. In un sommario si mette anche in evidenza "il desiderio di ménage a' trois di Berlusconi". Un articolo simile, anche questo affiancato dalla trascrizione dei dialoghi tra Berlusconi e la D'Addario "sul letto di Putin", e anche questo nella prestigiosa pagina 3 del giornale, è pubblicato sull'Independent. Il quotidiano di Londra sottolinea come la pubblicazione di queste conversazioni creino nuovo imbarazzo al premier. Stesso pezzo, infine, appare anche sul Times, con un titolo eloquente: "La mia notte con Berlusconi". Stavolta, però, per il quotidiano inglese che in questi mesi ha seguito forse più da vicino le vicende di Berlusconi e le donne, pubblica la notizia solo in pagina 31, ma con una foto della D'Addario che dice: "Non abbiamo chiuso occhio per tutta la notte".

Spagna.
El Pais titola "Patrizia D'Addario dice la sua verità sulle feste di Berlusconi". L'articolo racconta dell'incontro tra il premier e la 42enne escort barese compreso l'ormai nota frase pronunciata da Berlusconi ("ci vediamo nel lettone di Putin"). Parole che si ritrovano sulle pagine de El Mundo che dedica un articolo allo scoop dell'Espresso. "Se Berlusconi credeva che gli scandali sessuali che da settimane lo inseguono fossero finiti si sbagliava" si legge sul quotidiano spagnolo. E via con il dialogo del "lettone", l'ormai nota festa di Noemi Letizia a Casoria e la lettera con cui Veronica Lario diede l'addio al marito. Il quotidiano ABC in un articolo di commento dai toni ironici, intitolato "Su Berlusconi scorre il rimmel" - scrive che il premier "è il Benny Hill italiano. Ma in fatto di segreti di bellezza ha molto da imparare da Joan Crawford". Poi, riprendendo la frase del titolo, il giornale scrive: "Berlusconi, con il sudore sulla fronte, si passa per il volto fazzoletti bianchi impregnati di maquillage. O cerca fazzoletti coloranti, o chiama Jimmy Coco, grazie a cui si abbronza Victoria Beckam".

Francia. Dalla Spagna alla Francia i toni non cambiano. Liberation evoca il talamo di Putin ("Berlusconi: aspettami nel lettone di putin"), mentre Le Monde parla di un nuovo video che "travolge" Berlusconi. "La ragione di Stato per il G8 aveva fatto scattare una tregua politica in Italia. Ma adesso è finita" scrive il quotidiano francese. Che, riferito ai nastri della Daddario chiosa: "Con il suo accento milanese, la voce del Cavaliere è perfettamente riconoscibile...Il nastro conferma indiscutibilmente la relazione tra Berlusconi e Patrizia".

Usa.
Scarsa eco della vicenda invece sulla stampa statunitense. Qualcosa si trova sul Los Angeles Times. Mentre la stampa canadese si dimostra più interessata all'argomento. Due articoli campeggiano sia sul Toronto Star che sul Canadian Press. Sul primo giornale si parla del nastro, del suo contenuto e si ripercorre l'intera vicenda. Compreso l'affermazione di Berlusconi che nega di conoscere la Daddario. Toni più o meno simili sul Canadian Press che riporta la difesa del premier fatta dall'avvocato Niccolò Ghedini ("invenzioni"). Cauta la Cnn: "Diffusi i presunti nastri di Berlusconi". Infine l'argentino Clarin che titola secco: "Berlusconi a una prostituta vip: aspettami nel letto grande". Ed ancora: "La telenovela della via disinvolta del premier con giovani ragazze e prostitute di lusso ha fatto registrare ieri un nuovo capitolo". Poi il racconto del nastro e la conclusione che le accuse di Veronica Lario al marito "sono vere".

Germania.
Per la Sueddeutsche Zeitung "i sussurri a letto mettono sotto accusa Berlusconi" che però annuncia di voler cambiare vita. E proprio questa intenzione del premier italiano viene sottolineata dal titolo dello Spiegel online: "Berlusconi vuole cambiare vita". La Welt: "diffuse le registrazioni della 'callgirl' con Berlusconi".

(21 luglio 2009)

Democrazia, sopratutto per i diritti dei figli di un dio minore













Stefano Olivieri*, 20 luglio 2009

L'appello Pubblica Amministrazione: oggi è lecito far cassa con i disabili e le loro famiglie, è legittimo penalizzare il genitore di un disabile totale con una circolare interna, pur in presenza di una legge specifica che prescrive la piena tutela. La destra al governo del paese ha messo in sicurezza la sua gente, i suoi interessi, le sue proprietà e adesso tace, gli argini alla prossima onda dovremo costruirceli da soli, unendo granello a granello, stringendoci a coorte come dice quell'inno che stupidamente cantiamo soltanto allo stadio. Perché l'unità è della povera gente


Ciascuno si prenda il suo granello di democrazia, lo lucidi e cominci a spingerlo in avanti. Lo difenda dagli attacchi miserabili e ignoranti, lo protegga dall'invidia e dal rancore di chi ha venduto il suo granello al re, in cambio di trenta denari. Ognuno di noi è indispensabile, necessario, perché la lottà è unità, prima di tutto.

Il nostro paese diventa un deserto spazzato dall'aria gelida di chi vuole nascondere le sue mani avide. La tv diffonde la matrix del mulino bianco, tutti felici e sorridenti, ricchi e benvestiti. Ma se la spegni e scendi per strada trovi i colori della crisi, le lacrime della gente che non riesce a farcela più, i sinistri bagliori del prossimo tsunami economico che colpirà sempre dalla stessa parte. La destra al governo del paese ha messo in sicurezza la sua gente, i suoi interessi, le sue proprietà e adesso tace, gli argini alla prossima onda dovremo costruirceli da soli, unendo granello a granello, stringendoci a coorte come dice quell'inno che stupidamente cantiamo soltanto allo stadio. L'unità è della povera gente, i ricchi circondano di steccati le loro case. C'è da difendere un paese intero e i suoi valori fondanti. C'è una giustizia da difendere e da proteggere, insieme ai giudici che si battono per l'indipendenza della magistratura, insieme a quei cittadini che sfilano per le strade di Palermo con l'agenda rossa di Borsellino in mano. Vigiliamo perché c'è un golpe in atto, deodorato e asettico, frullato dai media asserviti e polverizzato su di noi come una neve impalpabile a cui possiamo abituarci giorno dopo giorno, senza percepirne la tossicità micidiale.

Toccheranno le pensioni, taglieranno salari e stipendi, lo stanno già facendo. Frantumeranno diritti e tutele, cominciando da quelli dei più deboli, perché i più deboli sono invisibili. Distruggeranno le leggi conquistate con la lotta, interpretandole a modo loro e distorcendole poco alla volta grazie a burocrati compiacenti. Lo stanno già facendo.

Voglio raccontarvi il mio granello di democrazia. Si chiama decreto legislativo 151 del 2001, e ne parlo perché sono padre di un disabile dalla nascita. Il decreto si occupa della tutela e del sostegno della maternità e della paternità, una vero e proprio salvagente legislativo ideato da Livia Turco per tutti quei casi in cui un figlio può comportare dei problemi per i genitori lavoratori, dal suo concepimento alla sua nascita e anche ben oltre, se la sorte lo fa nascere portatore di handicap. Mio figlio nel 2001 aveva poco più di vent'anni, l'età in cui in genere si vive con il vento in faccia. Ma Francesco, un vulcano di idee e una intelligenza fuori dal comune, non ha buone gambe per inseguire la spensieratezza dei suoi coetanei e a vent'anni cominciano a frullargli in testa strani pensieri, per la solitudine. Approfittai così della legge per stargli accanto 24 ore su 24 in un momento così delicato per lui, anche se ciò significava per me una perdita di opportunità perché ero da poco diventato responsabile della comunicazione regionale dell'Inps. Ma proprio l'Inps mi sbarrò il passo con due circolari applicative - la 133 del 2000 e la 64 del 2001 - che introducevano speciosi e illegali vincoli per l'esercizio di quel diritto. Non mi persi d'animo e informai immediatamente di ciò il gabinetto della ministro Turco, che intervenne subito con una precisa direttiva all'Inps : le due circolari erano irregolari, andavano modificate.

Entrai così in aspettativa, facendo da apripista a tanti altri sventurati che avevano fatto la mia stessa richiesta. Per due anni avrei ricevuto lo stipendio e la relativa contribuzione come imponeva la legge, e avrei potuto dedicarmi completamente a mio figlio. Ma non fu così: a distanza di pochi mesi dal mio ingresso in aspettativa l'Inps intervenne nuovamente, taglieggiandomi in modo consistente l'indennità con un nuovo pretesto normativo. Così per quei due anni io e la mia famiglia vivemmo con uno stipendio ridotto, e al mio rientro subii anche una trattenuta sullo stipendio per il periodo iniziale in cui avevo goduto della indennità al 100%. Ingaggiai una nuova battaglia e vinsi con grande fatica ancora una volta, perché la legge parla chiaro, il periodo di astensione dal lavoro va indennizzato completamente. L'Inps fu costretto a ritornare sui suoi passi, i soldi mi furono restituiti dopo qualche mese dal mio rientro al lavoro, senza nemmeno una lettera di scuse ma anche senza gli interessi legali e gli altri interessi di rito. E al mio rientro, naturalmente, avevo trovato il posto di responsabile della comunicazione occupato da altri.

E veniamo ai giorni nostri. Nel gennaio di quest'anno, in una selezione interna per il passaggio alla categoria superiore ( C4), risposi esattamente a 100 domande su 100 e conquistai uno dei due posti disponibili. Il passaggio di qualifica, in se non particolarmente apprezzabile dal punto di vista retributivo, mi dava però la possibilità di aspirare a una posizione organizzativa per la quale è prevista una indennità economica, aggiuntiva allo stipendio. Sarebbe stata una boccata di ossigeno per la mia famiglia monoreddito, anche perché in questi ultimi sei anni mia moglie ha dovuto subire tre delicate operazioni ( 2 al seno e una alla tiroide). Ero fiducioso in attesa della uscita delle graduatorie finali, mi dicevo che finalmente il vento stava cambiando e invece no: ancora una volta è una circolare Inps, la 139 del 2002, a sbarrarmi la strada. Stavolta il trabocchetto è nella commutabilità del periodo di aspettativa ex art. 42 c.5 della legge 151/2001 nella cosiddetta "anzianità di servizio", parametro utilizzato nei titoli del concorso interno. Malgrado la legge prescriva chiaramente la computabilità del congedo nella anzianità di servizio ( art. 34 c. 5 del dlgs 151/2001), L'Inps sostiene il contrario.

Non mi sono perso d'animo neanche questa volta e ho ripreso a lucidare il mio piccolo granello di democrazia, contando nell'aiuto di chi fra i parlamentari, a cominciare da Livia Turco, lavorò a suo tempo per la stesura e la piena applicazione di questa legge.

Ho spedito subito una diffida al presidente dell'Inps e al direttore generale, invitandoli a rimuovere l'ulteriore difformità interpretativa così da non retrocedermi, benché vincitore di concorso, nella graduatoria, negandomi così il passaggio di livello e la possibilità di gareggiare per l'assegnazione di un team. Li ho diffidati minacciando di scrivere ai giornali, di andare in tv a chiedere un contraddittorio con loro due, perché voglio guardarli negli occhi mentre spiegano ai cittadini che oggi è lecito far cassa con i disabili e le loro famiglie, è legittimo penalizzare il genitore di un disabile totale con una circolare interna, pur in presenza di una legge specifica che prescrive la piena tutela. Anche questa è lotta democratica, una lotta dal basso, dal fondo del pozzo.

Un pozzo buio e malsano, perché la disabilità è una malattia sociale profondamente contagiosa all'interno del nucleo familiare. Dal figlio passa ai genitori, li logora e li asciuga, appanna il loro entusiasmo, spenna le loro ambizioni fino a ridurle ad un esile lancia, l'autonomia del figlio prima che sia troppo tardi, prima che a loro manchino del tutto le forze.

Una esile lancia ma indurita dalla mia determinazione fino a diventare un micidiale bisturi, perché dalla mia parte ho la forza della legalità, il potere dei senza potere, come diceva Galante Garrone. Ancora una volta il piccolo Davide lancerà il suo sasso verso Golia, ancora una volta cercherò di batterlo pensando a mio figlio e ai suoi diritti negati, anche se sto perdendo le forze, perché se la sua rabbia di vivere e di emanciparsi è come una droga e mi fa stare in piedi, è il resto dell'organismo che ormai cede, per i bocconi amari che devi ingoiare sulla tua carriera negata, per la cattiveria e il cinismo della gente intorno, per la solidarietà pelosa di uno Stato che vorrebbe tapparti la bocca con qualche soldo in più purchè ci pensi tu a tuo figlio, a curare la sua pulizia personale ogni mattina, a tentare di aiutarlo quando non trova nessun amico al telefono, a esortarlo ad avere speranza perché prima o poi arriverà il momento in cui potrà far valere il suo sapere e nessuno gli sbatterà più la porta in faccia.

Vorrei che fosse domani, che lui potesse venire a dirmi che ha trovato un lavoro ben remunerato e non precario nell'ambiente del cinema che lui tanto ama, e che ha deciso di provare a vivere da solo e prendersi una badante. Vorrei vedere il suo futuro finalmente fuori dal tunnel e il giorno dopo farei domanda di pensione, anche se ho solo 58 anni, perché addosso me ne sento 70 e mi piacerebbe passare anche un solo week end al mare con mia moglie come due fidanzati, sapendo che Francesco è contento e lontano da noi. Ma forse una vita sola non basta per raggiungere tanta felicità.

P.S. Una preghiera a Franceschini, Bersani, Marino, alla Turco, a Donata Gottardi ora eurodeputato che tanto mi aiutò in passato: questa piccola battaglia, questo granello di democrazia l'ho spinto fin qui da solo, ma adesso ho ancora una volta, abbiamo ancora una volta perché con me c'è tutta l'Italia della disabilità, bisogno del vostro aiuto. A tanta persecuzione e accanimento in genere si risponde con una causa per mobbing, ma io ho a malapena i soldi per la sopravvivenza quotidiana, perciò chiedo soltanto che i miei diritti vengano rispettati. Se volete aiutarmi la redazione ha tutti i miei contatti. Grazie.

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Ritorno al nucleare: quelle strane zone oscure














di Virginia Greco

Ritorno al nucleare: la popolazione non potrà neppure esprimersi riguardo all’allocazione delle nuove centrali. Il parere degli enti locali, infatti, non sarà vincolante. In questo panorama, si torna a parlare di una serie di vicende politiche ed economiche che ruotano intorno alle vecchie centrali, il loro smantellamento, i depositi delle scorie. Nessuno dimentica Scanzano Jonico, ma forse non tutti sono al corrente di quanto sta avvenendo a Borgo Sabotino.

La ratifica da parte del Parlamento italiano del ritorno all’energia di origine nucleare ha giustamente riacceso polemiche, discussioni e contestazioni, che il Governo cerca di mettere a tacere e di contrastare con dichiarazioni e gesti non sempre coerenti.

Il 6 luglio scorso la Camera ha bocciato una proposta dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) nella quale si chiedeva che i Comuni e le Regioni avessero maggior voce in capitolo sulla scelta dei siti per le nuove centrali. Essi non potranno quindi esprimere alcun parere vincolante rispetto alla decisione di costruire impianti nucleari nel territorio di propria pertinenza. In pratica, il Governo stabilirà in autonomia i siti e qualcuno si sveglierà una mattina al rumore delle escavatrici, scoprendo di risiedere in una delle zone fortunate vincitrici di una centrale.

D’altro canto, il 9 luglio il nostro Ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, in una conferenza stampa ha dichiarato che “molti Comuni italiani hanno già manifestato la loro disponibilità ad accogliere le nuove centrali nucleari”. Fantastico! Allora che bisogno c’era di esautorare i governi locali dall’autorità di accettare o meno la localizzazione di un impianto nucleare nel proprio territorio, se ci sono così tanti Comuni che non vedono l’ora di accoglierli?

L’impressione è che il Governo sappia benissimo che sarà osteggiato in tutti i modi, in primis dalle associazioni ambientaliste, ma anche da tanti “semplici cittadini” preoccupati della propria salute e della qualità della vita nel territorio in cui risiedono. La faccenda della scelta dei siti è tutt’altro che semplice e richiede un esame attento e approfondito, nonché una consulta con le autorità locali. Cose che non avvennero nella ben nota vicenda di Scanzano Jonico.

Era il 2003 e il nostro Governo dichiarò le quattro centrali nucleari italiane dismesse “obiettivi sensibili per la sicurezza nazionale”, a causa delle problematiche di terrorismo di quegli anni, pertanto ritenne urgente dare il via a procedimenti di messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi presenti sul nostro territorio. Si tratta delle scorie prodotte durante l’attività degli impianti, come anche i materiali contaminati provenienti dalla passivazione delle stesse, in seguito alla cessazione della produzione di energia. Fu così che nel giro di due mesi venne individuato il sito di Scanzano Jonico, in Basilicata. La prorompente sollevazione popolare riuscì a far sì che il Governo facesse dietro-front in quindici giorni.

Da allora la questione non ha trovato ancora una soluzione. Fondamentalmente perché fino ad oggi non è ancora stata definita scientificamente una procedura capace di assicurare uno stoccaggio ed una messa in sicurezza dei rifiuti nucleari veramente affidabile. Ne consegue che nessuno abbia voglia di accettare il rischio di qualcosa di non ben noto, soprattutto dato che gli interessi economico-politici che vi ruotano intorno lasciano adito al dubbio che nozioni importanti vengano taciute alla popolazione.

Negli Stati Uniti l’identificazione di un sito geologico per stoccare le scorie nucleari (che portò all’individuazione del deposito di Yucca Mountain, scelta comunque poi abbandonata) richiese un’istruttoria condotta per ben 20 anni. Nel caso di Scanzano Jonico, invece, due mesi senza alcuna consulta formale, né indagine scientifica indipendente: l’unica presentata fu infatti quella condotta della Sogin, SOcietà Gestione Impianti Nucleari, la stessa azienda che si sarebbe occupata della messa in opera del sito e già responsabile dello smantellamento delle centrali dismesse.

Se dopo anni non si è ancora giunti ad un accordo per la definizione del luogo in cui deporre tutte le scorie e i materiali radioattivi, conservati attualmente in depositi temporanei, come si pensa di arrivare in tempi utili all’individuazione dei siti per nuove centrali nucleari? Evidentemente l’unica strada possibile è quella dell’imposizione da parte del governo centrale in barba all’opinione popolare.

Per altro anche chi si dichiara oggi favorevole al ritorno del nucleare in Italia, spesso non è altrettanto entusiasta se gli si prospetta l’ipotesi che una centrale venga costruita nell’orto di casa sua. Ma del resto l’Italia ha un territorio limitato e molto densamente popolato e la maggior parte delle regioni sono dichiarate territorio sismico. Siamo geologicamente inadatti ad ospitare impianti nucleari. Ma anche depositi di scorie.

In relazione a ciò una forte inquietudine anima la popolazione di Borgo Sabotino, frazione di Latina, dove è localizzata la prima centrale nucleare entrata in funzione in Italia. I siti che ospitano le centrali dismesse sono inevitabilmente, infatti, i primi ai quali si rivolge l’attenzione. Non perché gli impianti in disuso possano essere ripristinati (la tecnologia è assolutamente obsoleta e anche lo smantellamento è ad uno stato già piuttosto avanzato), bensì in quanto le considerazioni che indussero alla scelta di tali luoghi potrebbero essere ancora valide e poiché si pensa che sia più facile far accettare la messa in attività di una centrale a popolazioni che hanno imparato a conviverci in almeno quarant’anni di storia.

Durante la prima era del nucleare in Italia, Borgo Sabotino fu scelta in quanto vicina al mare e situata sulle sponde di un canale (le centrali necessitano di ingenti quantità d’acqua per il raffreddamento), perché l’area era poco abitata e in quanto zona non sismica. Ad oggi la situazione è ben diversa: gli insediamenti umani nella zona sono molto aumentati e Borgo Sabotino è stata inserita di recente nella mappa delle aree soggette a fenomeni sismici.

Ciò indurrebbe a concludere che allora la cittadina latina è salva, ma non è così. Prima di tutto il CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, non ha a disposizione un documento aggiornato da sostituire all’indagine e mappatura che furono realizzate negli anni Settanta, ossia nel momento in cui si decisero le localizzazioni delle prime quattro centrali. In secondo luogo, le articolate vicende legate allo smantellamento della centrale e, soprattutto, allo stoccaggio dei materiali radioattivi di scarto lasciano pensare che a Borgo Sabotino si stia cercando di realizzare tacitamente ciò che non è riuscito dichiaratamente a Scanzano Jonico.

Legambiente Lazio da sempre si batte per la difesa e la riqualifica dell’area occupata dall’impianto e tiene d’occhio i movimenti politico-economici in atto, senza però poter far molto di più che richiamare l’attenzione sul problema. Un ottimo dossier prodotto dall’associazione riassume la storia della centrale dalla sua nascita ad oggi e mette in luce come molte azioni siano state fatte non in trasparenza e in condizioni di conflitto di interessi. Inoltre la popolazione è oramai da tempo esclusa da qualunque consultazione.

Rimasta attiva tra il gennaio 1964 e il novembre 1986, la centrale di Borgo Sabotino (la prima messa in opera in Italia) fu chiusa definitivamente nel dicembre ‘87, in seguito al referendum popolare che decretò la fine dell’approvvigionamento da energia nucleare nel nostro Paese. Nel 1991 la licenza di esercizio dell’impianto fu modificata in modo da poter dare inizio ai procedimenti per la sua messa in custodia passiva. Di fatto, però, la centrale entrò ufficialmente in fase di “decommissioning”, ossia di dismissione, solo alla fine del 2003.

Proprio in quell’anno, infatti, il Governo decise che - a causa dell’urgenza di mettersi a riparo da rischi terroristici in relazione alle centrali nucleari - la messa in sicurezza delle centrali sarebbe stata affidata ad un Commissario, il quale avrebbe potuto agire in via straordinaria. In pratica, come chiarisce il su citato documento di Legambiente Lazio, le opere potevano essere realizzate in deroga alle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), alle concessioni urbanistico-edilizie, a quelle per le deviazioni di corsi d’acqua ad uso industriale, per il trasporto di merci pericolose e in materia di appalti. Ventidue leggi e decreti (inclusi quelli regionali) vennero sospesi per questo tipo di materia e i pareri delle istituzioni locali del tutto ignorati. Il ruolo di Commissario Straordinario – guarda caso – fu affidato al generale Carlo Jean, già Presidente della Sogin: un conflitto di interessi di nulla!

Fu così che si generò la vicenda di Scanzano e fu così che due anni più tardi a Borgo Sabotino venne attuato un piano di messa in sicurezza della centrale che prevedeva una procedura accelerata, ossia ancora una volta in deroga alle leggi ordinarie. Non esistendo ancora un deposito nazionale, ovviamente era necessario realizzarne sul luogo uno temporaneo, in cui depositare tutti i materiali, fanghi e rifiuti radioattivi conseguenti allo smantellamento. Nel 2006 venne così autorizzata la costruzione, presso la centrale in questione, delle infrastrutture per l’estrazione e il condizionamento dei fanghi radioattivi, di altri edifici di supporto alle operazioni, nonché di un deposito temporaneo per i rifiuti.

Le dimensioni del deposito in costruzione, secondo quanto valutato da Legambiente Lazio, appaiono eccessive per il contenimento esclusivo dei materiali provenienti dalla dismissione della centrale di Borgo Sabotino. In più, nel frattempo il problema dell’individuazione del sito definitivo per lo stoccaggio delle scorie e dei materiali di scarto appare non risolto (nonostante l’urgenza dichiarata negli scorsi anni, con cui sono state giustificate le azioni straordinarie che hanno ignorato le leggi vigenti). Per giunta, alcune scorie che anni or sono vennero inviate all’estero per subire processi di condizionamento, presto dovranno rientrare nel territorio nazionale.

Tutto questo fa pensare alle associazioni ambientaliste, ma anche a parte delle istituzioni locali, che il deposito nazionale definitivo di cui tanto si parla (o non si parla) sia destinato ad essere collocato proprio a Borgo Sabotino, passando per sotterfugi e sotto la cortina di provvedimenti speciali e temporanei.

Torniamo dunque al quesito di partenza: se, a detta di Scajola, c’è un grande entusiasmo della popolazione all’idea del ritorno al nucleare, come mai si deve ricorrere a procedimenti speciali, segreti di Stato e colpi di mano?

Coloro invece che sono eventualmente davvero favorevoli al rifiorire delle centrali in Italia, sono realmente a conoscenza di tutti i retroscena e delle conseguenza? E alla luce di ciò, accetterebbero una centrale e un deposito di scorie e rifiuti vicino alla loro abitazione?

Con i soldi di qualcun altro, son tutti bravi ad offrir cena.

Per approfondimenti:

“Nucleare, strada obbligata?”, servizio di Giovanni Valentini e Fabio Tonacci – La Repubblica Radio TV

“Goletta verde a Borgo Sabotino (LT) – Dossier No Nucleare”, a cura di Legambiente Lazio

Cellulari: la guerra dei cellulari sulla pelle dei congolesi














di Andrea Bertaglio

I telefoni cellulari possono avere rivoluzionato il modo in cui comunichiamo, ma abbiamo mai pensato a cosa comporta la produzione (e lo smaltimento) di tali aggeggi? Per l’accaparramento di risorse quali il coltan sono in corso da anni guerre che hanno portato all’uccisione di oltre tre milioni di persone. E un italiano, in media, possiede due cellulari, più qualche vecchio modello (funzionante) nel cassetto…

Nell’Africa centrale, e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, da diversi anni sono in corso dei combattimenti dovuti all’accaparramento di risorse quali il coltan, un minerale metallico termoresistente di fondamentale importanza nella produzione di telefoni cellulari, ma anche di computer portatili (come quello da cui sta scrivendo il sottoscritto!), e consolle quali la PlayStation.

L’ottanta percento delle riserve di coltan del mondo sono nella Repubblica Democratica del Congo. L'area di giungla montuosa dove il coltan è estratto è il campo di battaglia di quella che è stata nominata cupamente la “prima guerra mondiale africana”, che ha portato forze congolesi a combattere contro quelle di sei paesi confinanti e numerose fazioni armate.

Le vittime, neanche a dirlo, sono soprattutto civili. Fame e malattie conseguenti a queste lotte hanno ucciso centinaia di migliaia di persone, ed il combattimento ha portato 2 milioni di persone a lasciare le loro case.

Spesso fatta passare dai media ufficiali come una guerra etnica, il conflitto è in realtà dovuto alle risorse naturali, ambite da Società Per Azioni straniere decisamente “ghiotte” di diamanti, rame, oro, ma soprattutto di coltan.

La rapida espansione di questo tipo di tecnologia negli anni novanta portò il prezzo del coltan a salire alle stelle, fino a raggiungere i 400 dollari al chilo. La columbite-tantalite o columbo-tantalite (per contrazione linguistica congolese coltan) è una miscela complessa di columbite (Fe,Mn)Nb2O6 e tantalite (Fe,Mn)Ta2O6, due minerali della classe degli ossidi che si trovano molto raramente come termini puri, una sorte di "polvere magica" ormai essenziale per molte apparecchiature elettroniche, e soprattutto per la produzione di telefoni cellulari.

La guerra cominciò nel 1998 quando forze di ribelli congolesi, appoggiate da Ruanda ed Uganda, attaccarono il Congo orientale e si trasferirono in aree di estrazione strategiche, attaccando numerosi villaggi lungo la strada.

L'esercito ruandese calcolò in quel periodo che si potevano guadagnare 20 milioni di dollari al mese con l’estrazione di columbite-tantalite, e nonostante un rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del maggio 2002 dichiarò che gli enormi profitti da coltan alimentavano la guerra e permettevano a un grande numero di funzionari statali, ribelli e società straniere di ammassare ingenti ricchezze in modi spesso non leciti o facenti uso eccessivo della forza, i combattimenti raggiunsero il loro picco proprio nel 2002, nonostante i trattati di pace firmati quella stessa estate.

L’aumento di telefoni cellulari che ci circondano (ed in Italia ciò avviene a ritmi anche più elevati di quanto non accada nel resto del mondo industrializzato) dovrebbe portarci a riflettere. Le guerre congolesi, tuttora in corso, sono di per sé un motivo già abbastanza valido per non sentire più l’insensato desiderio di cambiare telefono troppo frequentemente.

Se ciò non bastasse, però, e se non vogliamo nemmeno parlare in questa sede di ciò che concerne il loro smaltimento, potremmo anche iniziare a pensare agli effetti sulla nostra stessa salute. Non solo per quel che riguarda la controversa questione delle loro “radiazioni”, ma per lo stress che può derivare dal costante aumento di spam che ci raggiunge ormai anche via sms, dal pericolo che arreca alla nostra sicurezza chi continua a guidare parlando al telefono, dalla dipendenza che hanno creato ad ogni fascia di età, dalla cafonaggine di chi ci parla affianco a voce alta (da qualche tempo a Milano anche in metropolitana!) e perché no, dal fatto che un cellulare acceso dà modo a terzi, durante una conversazione, di poterci ascoltare, di poterci sorvegliare.

Pensiamoci un po’, alla prossima offerta al centro commerciale. Per una mera questione di rispetto nei confronti di noi stessi, e di milioni di persone uccise o costrette ad emigrare per quelli che da nostre comodità, si stanno addirittura trasformando in capricci.

2012 scienza o superstizione ?



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L'autodistruzione del PD - Marco Travaglio