venerdì 24 luglio 2009

Buzz Aldrin. Eroe o grande bugiardo?



Mentre Neil Armstrong continua inspiegabilmente a tacere, Buzz Aldrin, il “secondo” uomo che sarebbe stato sulla Luna, sta facendo il giro del mondo, per pubblicizzare il suo nuovo libro sulle avventure spaziali. Ecco cosa gli è accaduto qualche anno fa, quando fu intervistato da Bart Sibrel, uno dei più accaniti contestatori della questione dei viaggi lunari.

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Dacci oggi il nostro abuso quotidiano















di Vania Lucia Gaito, da viaggionelsilenzio

Vista così, questa scuola sembra solo una graziosa scuola elementare: un bel prato verde, così tipico dell'Irlanda, graziose finestre dai profili rossi, insomma, quasi un disegno come quelli che si fanno da bambini.
Eppure quello che è accaduto per anni, per decenni, in questa e in altre scuole come questa, è l'incubo ricorrente di migliaia di bambini oggi adulti: abusi, violenze, umiliazione, stupri. E, come sempre, un muro di omertà e di silenzio assolutamente invalicabile, e di fatto invalicato, fino al 1998, anno in cui furono trasmesse due serie di documentari: Cara figliola e Stati di paura. Documentari sconvolgenti, che raccontavano gli abusi subiti dai bambini nelle Scuole Industriali rette dalle Suore della Misericordia e dai Fratelli Cristiani.

La cattolicissima Irlanda ne fu sconvolta, e si decise di istituire una Commissione governativa che indagasse l'operato delle Scuole Industriali. Si trattava di istituzioni pensate, all'inizio del XX secolo, per accogliere i bambini "reietti": orfani, figli illegittimi, piccoli abbandonati o colpevoli di piccoli reati spesso commessi per fame. Caritatevoli nelle intenzioni, di fatto furono piccoli campi di concentramento, dove i bambini e i ragazzi furono sfruttati, "pagandosi" la permanenza all'interno delle strutture con l'obbligo a lavori durissimi. Celebri divennero le Lavanderie della Maddalena, l'ultima delle quali fu chiusa nel 1996, gestite dalle Suore della Misericordia. La celebrità venne solo nel 2002, con il film di Peter Mullan, vincitore del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, The Magdalene sister, mai trasmesso dalla televisione italiana e programmato in pochissime sale cinematografiche e per brevissimo tempo.
Dentro le mura di quei conventi passarono circa 30.000 ragazze, molte vi sono rimaste fino alla morte. Trattate come prigioniere, senza poter mai uscire, seviziate e umiliate nel corpo e nell'anima, mai pagate per un lavoro massacrante, fonte invece di buoni incassi per le religiose. A determinare la fine delle Magdalene, più che una presa di coscienza, fu l'invenzione e la diffusione della lavatrice.

"Esistiamo davvero, noi Maddalene, ci hanno cambiato nome, ma io sono Mary. Ho 70 anni e sono stata la prima a parlare nell'85, chiamavo i giornali, le radio, nessuno mi credeva. Dire male delle suore? Non si poteva, non nella cattolica Irlanda". Mary Norris è nata nel 1932 a Sneem nella contea di Kerry, da Daniel e Brigid Cronin che avevano una piccola fattoria e otto figli. Mary era la figlia più grande. Suo padre morì di cancro che lei aveva undici anni, l'ultima sorellina appena sei mesi. "A 16 anni per 12 centesimi mungevo le mucche, cucinavo, lavavo e pulivo. Una volta a settimana andavo al cinema, era la mia unica passione. Chiesi il permesso per andarci un'altra volta, ma la padrona disse no. Ci andai lo stesso." Mary nel 1950 smise di esistere. "Venni trasferita al Good Shepard a Cork. Lì dentro persi tutto: dignità, identità, nome. Non potevi parlare, dovevi solo pregare ad alta voce, lavorare e baciare i piedi della statua di Santa Maria Goretti. Il lavoro era duro: era una vera lavanderia. I panni venivano dagli ospedali, sporchi di sangue e noi non avevamo guanti. Le suore facevano una fortuna, noi neanche una lira. Sono stata lì per due anni, senza paga. Mi sono salvata grazie ad una zia che avevo in America e che continuava a chiedere mie notizie. Non vado più a messa e nemmeno le mie sorelle. Continuo a credere in Dio, ma non nella chiesa. Non voglio una cerimonia religiosa quando muoio, non l'ho voluta nemmeno quando mi sono sposata. Mi definisco cristiana, non cattolica. Devo credere. Perché chi ci ha rubato la vita non deve trovare il paradiso".

Ma le violenze sui minori nelle scuole irlandesi rette dai religiosi erano una prassi diffusa e consolidata. Non esistevano solo "le maddalene". Il rapporto della Commissione per gli Abusi sui Bambini, noto come Rapporto Ryan, in tutto cinque volumi redatti dopo nove anni di inchieste, ha accertato che i ministri della Chiesa incoraggiarono le violenze fisiche rituali e coprirono costantemente i religiosi pedofili appartenenti al loro ordine, mettendo in pratica la cultura della segretezza. La Commissione ha appurato che gli abusi sessuali erano un fatto endemico, negli istituti maschili, e che i vertici della Chiesa sapevano perfettamente quello che accadeva. Nelle scuole vigeva un regime severissimo, che imponeva una disciplina irragionevole ed oppressiva sia ai bambini che al personale.
Fu accertato, inoltre, che il Dipartimento governativo per l'Istruzione aveva ignorato o archiviato le denunce per abusi sessuali ed era stato assolutamente inadeguato nel rapportarsi coi bambini. Già negli anni '40 gli ispettori avevano fatto rapporto descivendo situazioni di bambini malnutriti o picchiati fino alla rottura delle ossa, ma non fu mai preso alcun provvedimento.

Ossa rotte, ferite sanguinanti, ustioni, occhi e orecchie menomati, erano comuni risultati dei metodi educativi messi in atto dai religiosi che avrebbero dovuto prendersi cura dei bambini.
"Due monache mi picchiarono ferocemente" si legge in una testimonianza contenuta nel Rapporto Ryan. "Gesù, fu terribile. Dopo, mi lasciarono tutta la notte nello stanzino delle scarpe, al freddo. Mi presero al mattino dopo e mi portarono in infermeria. Ero a pezzi e coperta di ematomi. La suora in infermeria esclamò "Mio Dio, dobbiamo portarla in ospedale!" Ma loro risposero "Assolutamente no!" E mi lasciarono lì."

"La suora mi prese per l'uniforme e mi tirò nella cucina", si legge in un'altra testimonianza. " Prese il matterello e mi colpì sedici volte sulle nocche delle mani. All'inizio non sentivo il dolore, perchè avevo le mani gelate. Allora lei disse: "Altri sedici sulla schiena". Poi sedici sulle gambe, e quando finì era tutta sudata. Quando provai a muovermi, collassai. Il dolore era così forte da piegarmi le ginocchia. Così la suora chiamò tre ragazze perchè mi portassero a letto. E lì rimasi per circa tre mesi. Avevo mani e gambe distrutte, ma neppure mi ingessarono. L'unica cosa che la suora mi disse fu di non aprir bocca, o avrei avuto di peggio. Così dovetti dire di aver avuto un incidente."

I racconti degli abusi sessuali, ad opera delle stesse suore, dei sacerdoti e del personale, sono raccapriccianti: cronache di un inferno che non si riesce a mettere in parole.
E ai ragazzi non andava certo meglio, anzi. Le punizioni e le violenze non erano solo tese all'umiliazione e all'annichilimento ma spesso erano inferte in pubblico, con azioni dimostrative che avevano lo scopo di terrorizzare chi vi assisteva. Gli abusi sessuali erano pratica quotidiana.

Shane Harrison, corrispondente a Dublino della BBC ha intervistato Thomas Wall, un orfano di Limerick, inviato in una scuola gestita dalla Congregazione dei Fratelli Cristiani quando aveva appena tre anni. "Da quando avevo otto anni fui abusato da un Fratello Cristiano, nell'istituto di Glin" ricorda. "Era pericoloso essere simpatico a qualcuno di loro, perchè si diventava un obiettivo. Non c'era modo di evitarlo, di sottrarsi... ci tenevano a propria disposizione 24 ore al giorno."

Tom Hayes, un altro ragazzo di Limerick spedito nello stesso istituto, racconta di essere stato abusato sessualmente non dai Fratelli Cristiani ma dai ragazzi più grandi che supervisionavano i dormitori tutte le notti. "Era comune essere svegliato di notte da persone che abusavano di noi. Se si cercava di informare i Fratelli Cristiani degli abusi subiti si veniva prima picchiati dai Fratelli stessi, poi minacciati dai ragazzi che fungevano da supervisori."

Thomas Wall deve solo guardarsi allo specchio per vedere le prove delle violenze subite dai Fratelli Cristiani.

"Ho una cicatrice in fronte, me la fece in classe uno dei Fratelli Cristiani. Il sangue schizzava, così dovetti andare in infermeria. Incontrai il Superiore, anche lui un Fratello Cristiano, che mi interrogò su quello che era accaduto per far uscire fuori dai gangheri così il suo collega. Gli dissi che non avevo fatto assolutamente nulla. E lui fece altrettanto: non fece assolutamente nulla."

Le ferite di Thomas non sono solo fisiche ma anche psicologiche. "Per me è impossibile stabilire rapporti con altre persone, fidarmi di loro, persino stabilire relazioni sentimentali. Mi hanno danneggiato in maniera irreparabile, per la vita."

Molte delle vittime degli abusi hanno perso la fede nella Chiesa cattolica. "Io sono cristiano ma non cattolico" afferma Tom Hayes. "Ho lasciato la fede nella Chiesa cattolica ai cancelli della scuola."

Fortemente criticati dal Vaticano, tanto The Magdalene Sister quanto Cara figliola e Stati di paura trovano oggi conferma nel Rapporto Ryan. La Commissione ha raccolto per nove anni le testimonianze angoscianti di uomini e donne ancora traumatizzati che hanno dimostrato oltre ogni dubbio che l'intero sistema istituzionale trattava i bambini più come detenuti e schiavi che non come persone con i propri diritti e il proprio potenziale umano.

"Le scuole erano improntate al rigido controllo e la disciplina era basata sulle punizioni fisiche e sulla paura di tali punizioni" affermano i testimoni. "La durezza del regime si tramandava, nella cultura delle scuole, tra le generazioni di frati, preti e monache che si susseguivano. Era un metodo sistematico, non messo in atto da individui isolati che abusavano del proprio potere oltre i confini legali e accettabili. Gli eccessi di punizioni generavano la paura, e le autorità scolastiche ritenevano che la paura fosse essenziale per il mantenimento dell'ordine."

Il Rapporto Ryan svela come neppure gli ispettori statali furono in grado di fermare gli abusi, le violenze, gli stupri e le umiliazioni. Tuttavia, le scoperte della Commissione per gli Abusi sui Bambini non porteranno a denunce formali, poichè la Congregazione dei Fratelli Cristiani nel 2004 chiamò in giudizio la Commissione stessa affinché nessuno dei nomi dei suoi membri, vivo o morto, fosse svelato nel rapporto.

Jhon Walsh, dell'Associazione dei Sopravvissuti agli Abusi, ha dichiarato di sentirsi tradito ed ingannato dalla mancanza di accuse formali. Nel documento finale non appaiono i veri nomi, né delle vittime né degli abusatori. "Se avessi saputo che questo sarebbe stato il risultato, non avrei mai riaperto le mie vecchie ferite" ha dichiarato Walsh. "Il fatto che non ci saranno procedimenti penali né accertamenti di responsabilità mi ha devastato e devasterà la maggior parte delle vittime."

Fino ai primi anni 90, furono 35.000 i bambini inseriti in una rete di riformatori, scuole industriali e case di lavoro. Più di 2500 di essi denunciarono alla Commissione gli abusi fisici e sessuali subiti.

(24 luglio 2009)

Influenza e vaccinazioni obbligatorie. Etica suina?
















di Valerio Pignatta

Il mondo si prepara a vaccinare milioni di individui. Si parla di vaccinazione consigliata, ma anche di vaccinazione obbligatoria. Informazioni contraddittorie si susseguono quotidianamente nei vari media. Ma nessuno sembra porsi una domanda elementare: chi ha il potere di decidere sul nostro corpo?

La campagna mediatica terroristica inscenata in queste settimane sull'influenza AH1N1 è sconcertante sotto molti punti di vista.

Obiettivamente, se si è curiosi e si vanno a cercare le notizie per provare a mettere insieme un quadro ragionevole della situazione si trova subito una mole di dati notevolmente contraddittori tra loro.

Se alcune fonti parlano di difficoltà di infezione e trasmissione del virus (per le sue caratteristiche biologiche) altre invece puntano il dito proprio sulla estrema facilità di contagio che provocherebbe “danni” quindi sulla quantità di popolazione infettata. Se leggiamo che la mortalità è bassa e simile o addirittura inferiore a quella di un'influenza stagionale altri però sottolineano che potendosi verificare un contagio più esteso di conseguenza ci sarà un numero di vittime superiore al solito.

Se alcuni ci parlano di un vaccino che risolverà la questione, altri ci dicono pure che questo vaccino è sviluppato basandosi su ceppi influenzali identificati nel maggio scorso. E, come ci dicono altre fonti istituzionali autorevoli, il pericolo del virus sta nel suo cambiamento.

Se ora è più o meno inoffensivo, la mutazione naturale che ogni virus compie nel suo ciclo biologico potrebbe renderlo molto più aggressivo e mortale. Sorge quindi la domanda sull'utilità del vaccino basato sul virus precedente. Che ce ne facciamo poi? Senza contare che ci sono anche altri medici che sostengono che vaccinare senza aver sottoposto il vaccino stesso a un periodo di controllo e farmacovigilanza (sugli effetti collaterali), così come dovrebbe essere per legge, può essere anche più rischioso del contrarre la malattia influenzale.

E mi fermo qui senza approfondire le analisi di cospirazionisti vari che parlano di terrorismo indotto finalizzato al business delle cause farmaceutiche o addirittura di tentativo di riduzione della popolazione mondiale per motivazioni più o meno eugenetiche o ecologiche da parte di gruppi di potere planetari...

Ovviamente la creatività umana ferve sempre. E attualmente non è dato di sapere da che parte stia la verità. Le multinazionali e i poteri forti dello Stato sono diventati davvero molto bravi nei depistaggi delle reali motivazioni che muovono rappresentazioni teatrali di portata planetaria come questa.

Oppure, se vogliamo essere più buoni, altra ipotesi, la diffusa psicolabilità e fragilità individuale è diventata paranoia e disturbo maniacale di un'intera società e i meccanismi che essi sono in grado di scatenare sfuggono anche al controllo dei media e delle istituzioni stesse. La gente vuole il vaccino, vuole salvarsi dall'angelo sterminatore che viene. E allora diamoglielo.

Tutto nel frattempo, infatti, procede a spron battuto verso la vaccinazione obbligatoria o quasi. E milioni di dosi del farmaco vengono prenotate dai governi presso le case farmaceutiche per garantire protezione alla propria popolazione.

Ci sono però alcune riflessioni di fondo che mi pare nessuno faccia. Sono molto semplici e sembrano tuttavia rimosse dal contemplare umano occidentale.

Una è di chi è il corpo che portiamo in giro. Ossia nessuno si pone la domanda se sia lecito o meno che uno Stato o un'organizzazione internazionale abbiano il potere di decidere sul nostro organismo al di sopra della volontà di chi lo incarna, in tutti i sensi che gli vogliamo attribuire a seconda delle nostre credenze filosofiche e/o religiose.

La cosiddetta questione etica, tanto dibattuta in altri ambiti scientifico-sanitari, di fronte al terrore abilmente indotto svanisce. Virale o no, mortale o no, quello su cui tutti sorvolano è perché mai qualcuno dovrebbe decidere per noi. Al giorno d'oggi può sembrare addirittura un'affermazione eretica, ma la libertà di decidere come morire o guarire (e cosa rischiare o meno) credo dovrebbe essere solo nostra e di nessun altro. Ci sono dei padroni anche della nostra vita? A chi la diamo in mano? A qualche ministro o sottosegretario di turno? Li conosciamo? Sono affidabili? (si prega di trattenere le risate sguaiate).

La libertà di scelta terapeutica sarebbe un paletto imprescindibile di una società veramente democratica. E questa libertà dovrebbe essere esercitata sulla base di un'informazione veramente libera e indipendente che offra, attraverso sue istituzioni sganciate da qualsiasi potere di controllo politico od economico, una notevole quantità di dati coi quali ognuno si possa costruire le proprie opinioni personali e compiere le proprie scelte nel rispetto degli altri.

E qui non si dica che tali responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri sono le medesime che indurrebbero alla vaccinazione coatta. È un ragionamento di dubbia onestà. Questa motivazione viene solitamente finalizzata a coprire solo determinate categorie di situazioni normali dell'esistenza.

Solo per fare un esempio, quando saliamo in macchina e partiamo baldanzosi in autostrada per il fine settimana abbiamo molte più possibilità di uccidere o ferire qualcuno (o noi stessi e i nostri cari) che non contagiandoli con un'influenza. Però nessuno penserebbe mai di impedirci di usare le nostre amate auto, strumenti di guerra e di morte come non pochi.

Nel nostro paese ci sono tra i 5000 e i 7000 morti l'anno per incidente stradale, senza calcolare chi rimane rovinato per la vita e senza contare chi svilupperà un cancro dall'inalazione di particolato e sostanze chimiche emessi dai tubi di scappamento delle nostre auto. Eppure questo è assolutamente funzionale al sistema e non viene messo certo in discussione. Circolate, circolate che il PIL sale... Ed è solo un esempio.

Ovviamente questo è un terreno difficoltoso su cui muoversi. È il terreno della riappropriazione della propria dignità e autopadronanza in quanto esseri umani liberi.

E non è una libertà che nuoce alla collettività. Le soluzioni per evitare di nuocere agli altri con i nostri comportamenti “individualistici” possono essere veramente moltissime e più lungimiranti di quelle attuali utilizzate per coartare. Dall'allevamento di animali in condizioni di salute e igiene superiori (evitando di originare virus) al declassamento del denaro nella classifica di importanza dell'esistenza umana (fine del business per il business), dalla solidarietà inter- e intra-specie (vegetarianesimo, accudimento ecc.) alla creazione di un vero sistema sanitario preventivo sia dietetico che medico (rafforzamento del sistema immunitario ecc.).

Se è vero che la questione è senz'altro spinosa e di non facile attuazione è però altrettanto vero che in questa posizione di bisogno di indipendenza si intravede (e si sente a livello di consapevolezza interiore) un barlume di verità. Il significato di salute andrebbe ripensato sin dalle sue fondamenta, approdando a un concetto di tipo positivo in cui la malattia è vista come sofferenza umana in tutti i sensi e in tutti gli ambiti.

Questo potrebbe aiutare nella direzione di un ridimensionamento dell'ingerenza di classi di terapeuti nella vita biologica e psicologica delle persone e di una delegittimazione della professione medica e terapeutica in generale e della sua disgregazione. Solo allora sarà possibile reinventare modalità autogestite e condivise di cura tra consulenti della salute e cittadini-pazienti protagonisti e non cavie a disposizione degli interessi più vari. La farmacrazia è un'invenzione recente ma non obbligatoria. Possiamo scegliere altre strade. Da un'etica suina a degli allevamenti di suini etici.

Ddl Alfano, il no del Csm




















Andrea Scarchilli , 23 luglio 2009

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura conferma l'impianto fornito dalla settima commissione e dà un parere negativo sulle norme chiave del ddl di riforma del processo penale. Votano contro solo i membri "laici" di centrodestra, preoccupano l'accresciuto potere della polizia giudiziaria rispetto ai pm, l'estensione delle ricusazioni e la norma fatta su misura per il processo Mills. Il Pd chiede che si tenga conto del giudizio, ma la maggioranza attacca: "Giudizio fuori luogo". Il vicepresidente Mancino: "Il Csm non approva e non boccia, è un parere articolato"


Il Consiglio superiore della magistratura boccia il ddl Alfano e approva con qualche piccola modifica il parere della VII commissione che respingeva le norme chiave del provvedimento. A favore hanno votato tutti i "togati" (i consiglieri magistrati), i "laici" (i membri nominati dal Parlamento) del centrosinistra, il vicepresidente Nicola Mancino. Contrari i laici di centrodestra; astenuto il laico dell' Udc Ugo Bergamo. Mancino ha comunque chiarito che non di "bocciatura" si tratta, in quanto "il Csm non approva e non boccia" ma può dare, come in questo caso, un "parere articolato". Tra gli aspetti del ddl messi sotto accusa da Palazzo dei Marescialli, il cuore del provvedimento: l'accentuata centralità della polizia giudiziaria rispetto ai pubblici ministeri.

In questo modo, sottolinea l'organo di autocontrollo della magistratura, "viene meno l'obbligatorietà dell'azione penale, ma anche la separazione dei poteri". "Con queste norme non sarebbero state possibili le indagini sulla strage di Bologna, sulla P2 e sui Nar", ha spiegato Betta Cesqui, di Magistratura democratica. In generale quelle "sui poteri forti", come ha fatto notare Fabio Roia (Unicost), secondo cui il ddl Alfano contiene quattro violazioni della Costituzione e due norme dettate "dall'attualità giudiziaria" che avranno effetti negativi sulla ragionevole durata dei processi. Un chiaro riferimento alla norma che impedisce di acquisire le sentenze irrevocabili per i reati meno gravi, fatta su misura - secondo l'opposizione parlamentare - per il processo Mills.

Preoccupa la maggioranza dei consiglieri anche la norma che ha esteso i casi di astensione e di ricusazione dei giudici ai giudizi espressi fuori dall'esercizio delle funzioni nei confronti delle parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all'imparzialità del giudice. Una formula così generica - come ha sottolineato uno dei relatori, il togato di Md, Livio Pepino - che provocherà ricusazioni a catena.

Polemica nei confronti del governo l'opposizione: "Ci auguriamo che questa volta il governo tenga conto dei numerosi rilievi al ddl Alfano contenuti nel parere del Csm. Sarebbe l'unico modo per evitare pasticci legislativi e passi indietro durante l'iter parlamentare", ha detto Donatella Ferranti, capogruppo Pd in commissione giustizia alla Camera. "Dopo la bocciatura del Csm il governo ritiri immediatamente il ddl del ministro Alfano sulla riforma del processo penale", le fa eco Alessandro Pignatiello (Pdci), che aggiunge: "La giustizia ad personam e ad orologeria del governo è inaccettabile per la civiltà giuridica del nostro Paese".

Di parere opposto gli esponenti della maggioranza: "Il Csm continua ad ergersi a terza Camera dello Stato o a istituzione gemella della Corte Costituzionale. Nel contempo non si occupa del governo di una magistratura sempre più politicizzata e malfunzionante. Anziché criticare l'ottima riforma del ministro Alfano, il Csm farebbe bene ad occuparsi dei troppi giudici più attenti alla loro visibilità giornalistica che al funzionamento della giustizia", ha dichiarato Italo Bocchino, vicecapogruppo del Popolo della libertà alla Camera. "Ci auguriamo che non corrispondano al vero - ha detto Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato - le anticipazioni delle agenzie di stampa secondo le quali, nell'approvare in sede di plenum il parere sul ddl di riforma del processo penale, il Csm si sarebbe limitato a sostituire l'affermazione di incostituzionalità con un giudizio di censurabilità con esplicito riguardo a determinati articoli della Costituzione. Della serie, se non è zuppa è pan bagnato".

Non arretra l'artefice del provvedimento, il ministro della Giustizia Angelino Alfano: "Non vi è nessuna bocciatura, si tratta solo di un parere. E' il Parlamento che promuove o boccia i disegni di legge, noi riteniamo che attraverso il nostro progetto di riforma del processo penale assicureremo piena parità tra accusa e difesa. Renderemo più efficienti le difese in giudizio dei cittadini sottoposti a processo penale, faremo sì che i pm possano svolgere pienamente il loro lavoro e che l'accertamento della verità dibattimentale possa essere più efficace e certo".

La revisione del processo penale è uno dei tasselli della rivoluzione della giustizia messa in cantiere dal governo Berlusconi. Gli altri provvedimenti sono il ddl sulle intercettazioni (già approvato dalla Camera) e la riforma del Csm (progettata rivoluzionando il sistema di elezione per creare, dal principio, una separazione di fatto tra giudici e pm). Collegato e pericoloso per l'esecutivo pende il giudizio della Corte costituzionale del lodo Alfano, atteso per dopo la pausa estiva. Se i giudici della Consulta cancelleranno l'immunità per il premier, questi dovrebbe essere chiamato a giudizio nell'ambito del processo Mills per corruzione in atti giudiziari.

Rai: altro che nomine, qui quello che si sta attuando è il piano di Licio Gelli...















di Giuseppe Giulietti

E' inutile far finta di non sapere che anche le ultimissime nomine Rai stavano nelle discussioni di Palazzo Grazioli. Quello che sta accadendo è il prendere forma, in modi sempre più evidenti, di un polo Raiset nel quale l'elemento dominante è costituito dalle proprietà del premier. Non basta più essere ottimi professionisti di destra per entrare nella rosa dei candidati alle direzioni; quello che serve ora è godere della fiducia dei pasdaran della parte più estrema del partito del conflitto di interessi, a tal punto che non pochi esponenti del centro destra, e non di secondo piano, nei corridoi della Camera parlavano e parlano, a mezzabocca, delle nomine Rai come di un completo trionfo del partito Mediaset. A tal punto che donne e uomini dichiaramente di destra, lontanissimi da questa associaizone, e con la quale abbiamo avuto perfino fieri contrasti nelle aule dei tribunali, sono stati letteralmente cancellati perchè ritenuti poco affidabili, non tanto dal punto di vista politico, ma da quello degli interessi dell'azienda concorrente.
Quello che è accaduto va letto contestulamente alla nomina della piattaforma unica con l'obiettivo di attrarre strutturalmente la Rai nell'orbita di Mediaset in una guerra contro Sky divenuto elemento ostile perchè danneggia il patrimonio del Presidente in carica. A noi non stanno simpatici nè Berlusconi nè Murdoch e quelli che si definiscono "liberali" non possono stare a guardare quando si profilano nuove pericolose forme di concentrazione. Vale per Rupert e per Silvio. Vale per la Rai e per Tronchetti Provera.
Per il futuro sarà bene non cadere nella trappola di fermarsi a difendere solo e soltanto le "isole" di Raitre e del Tg3 perchè questi signori useranno il lanciafiamme per azzerare non solo Raitre e il Tg3 ma anche l'esperienza di Rainews24, Rai International e anche le ultime diversità sopravvissute nelle altre reti e testate; ma soprattutto punteranno a mettere le mani in maniera definitiva sui new media, sulla Sipra, sul marketing strategico, sulla fiction e sul cinema, affinchè tutti i centri di comando e di spesa siano unificati in pochissime mani.
Non si illudano le opposizioni. In questo quadro ci potrà essere anche qualcuno che vota centro sinistra ma sempre e solo se sarà un esponente gradito al premier editore.
In ogni caso tutto ciò che sta avvenendo ricorda singolarmente un certo Piano di Rinascita Democratica che si poneva come obiettivo la dissoluzione della Rai e la realizzazione di un'unica centralizzata agenzia dell'informazione. Sarà una casualità ma a quella prospettiva ci siamo sempre più vicini. E proprio perchè Articolo21 rispetta le Autorità istituzionali ci permettiamo di segnalare con grande rispetto e passione civile che nel settore della comunicazione stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento dei principi contenuti nell'articolo21 della Costituzione e la conseguente trasformazione della nostra repubblica da quella parlamentare a quella presidenziale a reti unificate. E' questo il vero problema, altro che le nomine. In discussione c'è qualcosa di un pò più delicato che il profilo biografico di qualche direttore o vicedirettore. Per queste ragioni Articolo21 chiederà a tutte forze politiche di mettere in cantiere per il mese di settembre una grande manifestazione unitaria in sede internazionale e nazionale e una grande campagna contro ogni forma di bavagli, bavaglini, grembiulini...

TEAM AMERICA WORLD POLICE



Trey Parker e Matt Stone sono tra i più perfidi ed irriverenti creativi sulla scena degli ultimi anni, autori della terribile serie animata South Park, dellomonimo lungometraggio e del discusso Thats My Bush!; anche qui esprimono, con il loro solito stile, unaspra critica della società americana ed occidentale in generale, ma i protagonisti non sono più cartoni animati bensì sofisticatissime marionette animate dalle mani dei migliori maestri del settore.
I protagonisti sono i membri del Team America, una forza di polizia internazionale il cui compito è quello di riportare la pace nel mondo; la sua missione è attualmente diretta contro un perfido dittatore nordcoreano che procura armi di distruzione di massa ad un gruppo di terroristi fondamentalisti. Per infiltrarsi nella rete criminale, il Team recluta Gary Johnston, giovane e talentuoso attore di di Broadway che viene trasformato nella spia più ingannevole di tutti i tempi. Inizialmente molto dubbioso, Gary si piega alle necessità dellintero pianeta che reclama la sua presenza e con laiuto del leader Spottswoode e degli altri membri del Team - Chris, Sarah, Lisa e Joe - riesce a entrare nel covo di un trafficante darmi e scopre che il piano dei terroristi è già in atto. Dalle piramidi del Cairo al Canale di Panama, fino al palazzo del folle dittatore Kim Jong II, i nostri eroi attraversano lintero globo terrestre nel disperato tentativo di impedire la distruzione del mondo.
Peccato però che i nostri amici, oltre ad essere volgari ed egocentrici, siano essenzialmente incapaci, e nel corso della ricerca delle armi di distruzione di massa (sigla che diventa il ritornello del film, anche nei momenti più scabrosi) riescano a far esplodere uno dopo laltro la Tour Eiffel, il Louvre, la Sfinge e le Piramidi dEgitto.

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