giovedì 30 luglio 2009
Intervista a John Vega Flores - Parte 1 di 3 - Iquitos - Luglio 2009 - vaccamagra.blogspot.com
Intervista a John Vega Flores nativo Quichwa di Andoas.
Attualmente sotto processo per i fatti accaduti il 20, 21 e 22 Marzo 2008 ad Andoas.
http://www.youtube.com/user/jekoni23
VERSO LA FINE DELLO STATO DI DIRITTO

DI LUIGI DE MAGISTRIS
ilmanifesto.it
Credo sia un grave errore pensare che il governo Berlusconi, la maggioranza berlusconiana, non persegua una ben precisa strategia che mira a modificare in modo radicalmente autoritario ed illiberale il nostro paese.
Il disegno, di chiara matrice piduista, impone sia ampie revisioni costituzionali che svuotamenti della Carta attraverso la legislazione ordinaria: matrice di fondo è la soppressione di quella che gli anglosassoni chiamano balance of powers, il bilanciamento dei poteri.
La Costituzione deve subire – in tale progetto strategico - una svolta presidenziale, con la concentrazione dei poteri di governo nelle mani di un’unica persona: il parlamento ridotto a mero organo di ratifica dei voleri della maggioranza, Corte costituzionale e Consiglio superiore della magistratura modificati nella loro composizione attraverso l’aumento dei membri di nomina politica. Il presidente della repubblica sarà quindi capo del governo, capo delle forze armate, capo del csm e magari, se lo scenario di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico e politico-istituzionale del nostro paese rimarrà quello attuale, anche capo dei capi.
Dal momento che anche una maggioranza di chiara ispirazione autoritaria ed illiberale non potrà mai abolire formalmente l’art. 3 della Costituzione (l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge) e l’art. 21 della Costituzione (libera manifestazione del pensiero e diritto di cronaca) ecco che si colpiscono – attraverso lo strumento della legge ordinaria – quelli che sono due baluardi di ogni stato di diritto che consentono l’effettiva attuazione di tali principi: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e dell’informazione. In questi ultimi mesi la maggioranza sta portando avanti un disegno di complessivo annichilimento dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza, libertà e pluralismo dell’informazione.
Corollari di un disegno autoritario di questo tipo sono anche taluni censurabili provvedimenti normativi adottati negli ultimi mesi e che offrono una chiara cornice dell’avanzare del fascismo del terzo millennio: 1) le ronde che – mortificando le forze dell’ordine - introducono la privatizzazione della sicurezza pubblica e l’istituzionalizzazione in alcune aree del controllo del territorio da parte della criminalità organizzata (tipico strumento utilizzato nel ventennio del secolo scorso e nel periodo iniziale dei paramilitari colombiani); 2) il ricorso sempre maggiore ai militari per compiti di ordine pubblico che – soprattutto in un’ottica di presidenzialismo di chiara ispirazione piduista – potranno essere utilizzati per affrontare conflitti sociali e reprimere il dissenso che viene sempre più criminalizzato nel nostro paese attraverso pratiche liberticide tipiche della tolleranza zero; 3) la criminalizzazione dell’immigrato in quanto tale e non perché ha commesso un reato, ossia l’introduzione della colpa d’autore tanto cara al regime nazi-fascista, con tratti xenofobi indegni di un paese democratico.
Un disegno autoritario di tale portata nasce e si consolida attraverso un ricercato crollo etico anche grazie all’imperversare della pubblicità commerciale, del consolidamento della teoria del consumatore universale, del radicamento del pensiero unico, del rovesciamento dei valori: non conta chi sei, qual è la tua storia, ma quanto appari; il culto del profitto, dell’avere al posto dell’essere, del dio denaro. Un revisionismo culturale realizzato in anni di bombardamento mediatico, in un conflitto di interessi mai affrontato da un opaco centro-sinistra intriso da tanti conflitti d’interessi. Un definitivo controllo delle coscienze e la narcotizzazione delle menti e finanche dei cuori deve passare attraverso la mortificazione della scuola pubblica, dell’università e della ricerca: deve apparire che siamo un paese normale (quanto bello ed attuale quell’articolo di Domenico Starnone che parlava di normale devianza).
Di fronte ad un disegno che appare a tratti anche eversivo dell’ordine costituzionale; di fronte ad un paese dove le mafie condizionano in modo devastante parte significativa del pil e riciclano immani somme di denaro in ogni settore suscettibile di valutazione economica ed in ogni parte del territorio nazionale; di fronte ad una capillare penetrazione della criminalità organizzata in vasti settori della politica e delle istituzioni, attraverso soprattutto il controllo della spesa pubblica; di fronte ad un collante sempre più evidente tra sistema politico castale e criminalità organizzata; di fronte a tutto questo, le forze democratiche – in qualunque articolazione della società civile siano presenti - debbono impegnarsi tanto e concretamente per impedire la realizzazione di un tale progetto politico che condurrà inesorabilmente alla fine dello stato di diritto.
Così come chi è investito di ruoli istituzionali e non è ancora totalmente assuefatto a tale sistema di potere deve battere un colpo per difendere la Costituzione nata dalla Resistenza e per far sì che venga attuata giorno per giorno.
Luigi De Magistris (Eurodeputato Italia dei Valori)
Schmeiser-Monsanto: chi è il vero vincitore?

di Salvina Elisa Cutuli
Lo scorso inverno i coniugi canadesi Schmeiser sono venuti in Italia per promuovere una riflessione sull'utilizzo dei prodotti Ogm dopo essere stati vittime di una condanna da parte della Monsanto che ha ritrovato il loro orto contaminato da polline di piante modificate geneticamente brevettate proprio dalla stessa multinazionale. Adesso la coppia gira di paese in paese per raccontare al mondo la propria esperienza che, per tutti noi, può essere un modo per riflettere sul variegato mondo degli ogm e sulle conseguenze derivate dal loro uso.
Tutti conoscono, almeno per sentito dire, il famoso episodio biblico del gigante Golia che terrorizzava e insolentiva gli ebrei sfidandoli a duello. Dopo quaranta giorni il pastore Davide, non potendo sopportare le offese rivolte al suo Dio dal filisteo Golia, accettò la sfida del gigante. Riuscì a sconfiggerlo con un sasso lanciato da una fionda e a decapitarlo con la spada che prima apparteneva allo stesso Golia.Capita spesso di utilizzare questo episodio per far riferimento a situazioni paradossali che, alla fine, si risolvono positivamente o almeno in parte, per i "perdenti", o meglio coloro che, dal principio, partono da una posizione più svantaggiata.
E' questo è proprio il nostro caso, o meglio, il caso di Percy e Louise Schmeiser, una coppia di anziani agricoltori canadesi.
I coniugi lo scorso inverno hanno visitato alcune delle più importanti città italiane. Naturalmente non si è trattato di una visita di piacere. L'obiettivo del viaggio era un altro: promuovere una riflessione sulla questione Ogm.
E chi meglio di loro può promuovere una riflessione sul'argomento?
I due coniugi canadesi, infatti, sono conosciuti perché, dopo 60 anni di attività come coltivatori, nel 1998 si sono ritrovati i campi contaminati da polline di piante Ogm brevettate da Monsanto - si trattava di piante di canola (la colza da olio canadese) geneticamente modificata per la resistenza all'erbicida Round Up - e una citazione in giudizio della multinazionale con la richiesta di 120.000 dollari per violazione di brevetto. La coppia sperava in scuse e qualche forma di indenizzo che, invece, non è mai arrivata. Al contrario, una causa lunga sei anni con pesanti spese legali e una condanna è stato il risultato di questa "caccia al tesoro" ritrovata nel loro orto. Infatti, "la Corte suprema canadese ha sentenziato che non importava che la violazione di brevetto (o contaminazione, a seconda dei punti di vista) fosse non solo non voluta dagli Schmeiser, ma addirittura sgradita, e che non aveva assolutamente rilievo il modo in cui fosse accaduta. Il solo fatto che sui loro campi si trovasse DNA sotto brevetto era sufficiente a imporre il pagamento dei diritti di proprietà intellettuale a favore di Monsanto".
Da allora i due coltivatori sono diventati portavoce della esperienza vissuta che ha permesso loro il conferimento del Right Livelihood Award (il premio Nobel altrnativo) nel 2007 e appena possibile raccontano la loro storia, in giro per il mondo, per cercare di far conoscere realmente la natura degli Ogm. Una congiura di questo tipo potrebbe colpire qualsiasi contadino che per caso può ritrovare tra le erbe del proprio orto del polline Ogm. In questo caso sarebbe costretto al pagamento di royalties. Ma al di là di questo aspetto alquanto fastidioso e poco corretto, ci sono altre problematiche che non andrebbero sottovalutate.
Come sostengono gli stessi Schmeiser, gli ogm non possono essere trattenuti una volta messi in circolazione. Non si può fermare nè il vento, nè un uccello, nè qualsiasi altro animale impegnato nel trasportare il polline da una parte all'altra di un campo o di una distesa agricola.
Questo è un tema spinoso su cui si discute da tempo. Gli ogm, infatti, come nel caso dell'orto degli Schmeiser, riescono a contaminare facilmente i campi in cui si posano, minando fortemente le colture tipiche di una zona. Così, la biodiversità locale è fortemente a rischio.
Come si chiedono Percey e Louise Schmeiser, che tipo di eredità vogliamo lasciare alle generazioni future? "Siamo disposti a rendere il tesoro più grande che abbaimo saturo di veleni?"
E sì, perchè questo sarebbe l'altro grande dilemma che divide gli studiosi a proposito della salubrità dei prodotti ogm.Gli studi e le ricerche su tale aspetto non mancano di certo, e per fortuna la popolazione di molti paesi sta, a poco a poco, acquisendo maggiore consapevoleza sull'argomento, assumendo una personale posizione nei diversi dibattitti che da un lato vedono l'Efsa comportarsi in modo sempre più ambiguo (una delle ultime notizie,a tal proposito, è davvero significativa; l'Efsa, infatti, pare avrebbe violato nuovamente il proprio mandato, perchè l’autorizzazione decennale del mais transgenico MON810 è scaduta, e l’Ue sta valutando se rinnovarla o meno. In tale contesto, l’Efsa ha emesso il proprio parere alla fine dello scorso giugno, affermando che il MON810 è sicuro.) per l'appoggio che continua a dare alle diverse multinazionali del settore, e dall'altro le diverse associazioni contrarie che gridano a gran voce un no secco all'utilizzo di queste sostanze.
L'argomento è comunque molto vasto e potremmo stare qui giornate intere a trattarne i diversi aspetti, motivo di non unanimità verso gli ogm, ma la vita è breve e va vissuta intensamente.
Diverse soluzioni possono essere adottate. Riscoprire i sapori e i gusti locali può essere una delle tante alternative, in opposizione ai vari alimenti, che ogni giorno ci vengono propinati, contenenti sempre meno il prodotto originale .
Un ulteriore soluzione sarebbe quella di coltivare - ove possibile - personalmente il proprio orto; ma anche qui bisogna stare attenti. I semi ogm sono sempre in agguato.
Sei Boscimani del Kalahari arrestati per aver cacciato

30 Luglio 2009
È attesa per lunedì prossimo, 3 agosto, la sentenza sui sei Boscimani arrestati e incarcerati con l’accusa di aver cacciato all’interno della Central Kalahari Game Reserve del Botswana.
Il caso giudiziario, assegnato alla corte di Molepolole, è relativo a due episodi verificatisi uno agli inizi di quest’anno e l’altro nel 2007.
Nel 2006, il giudice dell’Alta Corte del Botswana, Justice Phumaphi, aveva decretato che proibire la caccia di sussistenza ai Boscimani fosse “equivalente a condannarli a morte”. Con una sentenza storica, il tribunale aveva riconosciuto ai Boscimani il diritto di vivere nelle loro terre ancestrali, e aveva condannato i ripetuti sfratti forzati operati dal governo nonché la distruzione delle loro fonti dell’acqua e il divieto imposto sulla caccia.
Dal 2001, il governo non ha più rilasciato nemmeno una singola licenza di caccia nonostante la Corte abbia giudicato il suo divieto come illegale e incostituzionale. I Boscimani che ne hanno fatto richiesta sono almeno 75.
Dal dicembre 2006, cioè dalla felice conclusione del processo, alcuni Boscimani sono tornati a casa ma molti restano ancora intrappolati nei campi di reinsediamento, da loro definite come “campi di morte”. Rifiutandosi di permettere loro di cacciare e di accedere ai pozzi dell’acqua, di fatto, le autorità continuano a ignorare le decisioni del tribunale.
Stephen Corry, direttore generale di Survival ha commentato: “Mandare in prigione sei Boscimani per aver cacciato è un oltraggioso atto di ipocrisia. Negando ai Boscimani l’accesso all’acqua e il permesso di cacciare, il governo persevera nel rifiutarsi di rispettare una sentenza emessa dal suo stesso tribunale. Proibire loro di cacciare per sopravvivere, è un atto illegale”.
Nel marzo scorso, il relatore speciale delle Nazioni Unite ha compiuto una missione sul campo costatando personalmente il divieto di accedere all'acqua posto ai Boscimani.
Articolo tratto da Survival