venerdì 31 luglio 2009
THE GUESTS
"The guests" - Leonard Cohen
Foto di Henri Cartier Bresson
Bresson nacque a Chanteloup il 22 Agosto 1908
e morì a L'Isle sur la Sorgue il 3 Agosto 2004.
Tranne brevi parentesi dedicate alla pittura e
alla regia cinematografica,trascorse il resto
della propria vita in giro per il mondo
con l'inseparabile Leica a tracolla.
Mai vagabondare fu più proficuo visto
che oggi viene giustamente ritenuto
il padre della fotografia moderna.
http://www.youtube.com/user/FreeNeverSaid
Le attività di aerosol vengono previste dai servizi meteo
Le attività di aerosol vengono puntualmente previste dai servizi meteo nazionali gestiti dai militari
Il maggiore Guido Guidi ed il colonnello Costante de Simone prevedono spesso, nell'ambito delle previsioni meteo, "innocue velature" e "nubi di passaggio": in realtà essi preannunciano le operazioni chimiche attuate per mezzo di aerei che, il 30 luglio 2009, nell'arco di una mezz'ora, hanno oscurato il cielo. Nonostante le alte temperature ed i bassi valori di umidità relativa, i velivoli hanno rilasciato spesse e persistenti scie tossiche che si sono poi espanse nel cielo sopra Sanremo, creando uno strato che filtra la luce solare. Come spiegano i due meteorologi con le stellette queste scie, in concomitanza con valori inidonei alla loro formazione e per di più persistenza? E' evidente che essi mentono in modo spudorato: con le loro menzognere previsioni meteorologiche, cooperano con gli avvelenatori di cui coprono le criminali attività di avvelenamento della biosfera.
Bambini morti in Nigeria: la Pfizer pagherà 75 milioni

Il gigante farmaceutico Pfizer e lo stato nigeriano del Kano settentrionale hanno siglato un accordo extragiudiziale per porre fine alla vertenza che vedeva la società Usa accusata di aver causato la morte di 11 bambini nel 1996 con un farmaco sperimentale, il Trovan. Pfizer ha accettato di pagare 75 milioni alle autorità locali. Ne dà notizia un comunicato congiunto dell'azienda e dello Stato di Kano Nord.
Il Trovan (trovafloxacina) era un antibiotico che secondo la Food And Drug Administration (Fda) Usa presentava rischi per il fegato. La Pfizer, secondo Abuja, intervenne durante un'epidemia di meningite e sperimentò il farmaco senza autorizzazione. La storia aveva ispirato il romanzo di John Le Carrè da cui venne tratto il film 'The constant gardner', "Il giardiniere tenace".
Greenpeace, l'ambiguità di una ONG

Con quasi quaranta anni di esperienza e con sedi fisse in quaranta paesi nel mondo, Greenpeace si dimostra la multinazionale eco-pacifista più famosa del pianeta. In una prospettiva di liberazione socio-ambientale, alcune riflessioni critiche sulle pratiche e sulle modalità d'azione di questo gigante dell'ambientalismo.
Con 2,8 milioni di donatori, tra comuni cittadini e enti no-profit, l'associazione non accetta fondi né da governi, né da grandi aziende per mantenere la sua indipendenza e imparzialità. E' tuttavia inserita agiatamente nel mercato mondiale e ne è soggetta alle leggi e alle logiche di vendita. Questa sua caratteristica di rimanere con un piede nelle lotte ambientaliste, con azioni e quant'altro, e l'altro nei salotti di contrattazione dei governi e delle grandi aziende, seppur per lo sviluppo delle tecnologie verdi e per la salvaguardia dell'ambiente, la legano senza condizioni a quel sistema capitalistico generante di tutte le problematiche contro le quali essa stessa si batte.
L'azione di Greenpeace si basa su poche, ma fondamentali tematiche tra cui la lotta contro il nucleare, il carbone, l'uso di ogm, la deforestazione e altre ancora. E' ormai noto che la politica del gruppo è incentrata sulla messa in scena di grandi azioni spettacolari con lo scopo di attrarre il più possibile l'attenzione dei media su particolari tematiche mettendo di fronte ai cittadini l'evidenza della scelleratezza di determinate scelte politico/ambientali. Queste azioni possono essere complesse e pericolose e ogni attivista viene rifornito di tutto il materiale e la preparazione tecnica necessaria alla sua buona riuscita. Dai costumi alle attrezzature da scalata, ogni dettaglio viene organizzato e finanziato in modo da non lasciare nulla al caso e riducendo al minimo i rischi.
Vista dall'esterno Greenpeace può sembrare il non plus ultra della lotta ambientalista e pacifista e destare fremiti di protagonismo nel comune attivista che vorrebbe andare alla riscossa a bordo di un gommone, all'assalto delle malefiche multinazionali, imbrattando di vernice le petroliere, solcando gli oceani o incatenandosi con i compagni ad una centrale nucleare. Ma al di là del desiderio eroico di lottare in prima persona, ai risalti della cronaca, c'è una realtà estremamente verticalizzata che costringe il campo d'azione ad una cerchia di tematiche molto ristretta, minimizzando l'iniziativa locale e rapportandosi con i singoli attivisti con criteri non diversi da quelli che possiamo trovare tra un operaio e un buon datore di lavoro.
Dalla sede centrale di Amsterdam partono le decisioni dei vertici su ogni argomento, dalle campagne da seguire ai metodi d'azione, e arrivano fino ai gruppi locali, dislocati un po' in tutto il mondo, che rendono pratiche, nei territori, le decisioni prese dall'alto. Ogni gruppo locale lavora all'incirca sulle stesse tematiche e il metodo è "l'unione fa la forza" e potrebbe essere buono se non per alcuni essenziali difetti che ne depotenziano l'effetto.
Greenpeace, ad esempio, non tiene minimamente conto dei problemi delle realtà locali, delle piccole e grandi disgrazie politico/ambientali delle singole comunità nelle quali è insediata. In questi tempi assurdi in cui già è difficile travalicare le aree estremiste con temi come l'ecologia e l'ambiente, Greenpeace evita di combattere le battaglie delle singole comunità, che sono quelle che più ci stanno a cuore, che ci toccano da vicino, che ci fanno sentire parte della lotta. Da qui, è facile capire come una realtà così eco-pacifista non si sia radicata nelle miriadi di comunità in lotta in giro per il mondo. È chiaro infatti che difficilmente Greenpeace avrà grande agibilità nel proporre le sue tematiche ai cittadini di Napoli che sopporteranno l'ennesima megadiscarica tra scandali di amianto e regime militare. Allo stesso modo sarà difficile consolidare a Vicenza un gruppo locale di fronte al silenzio di Greenpeace sulla devastazione ambientale (…per non parlare dei risvolti politici) che avverrà al Dal Molin. Lo stesso per i milanesi che avranno il loro bel da fare per riuscire a cementificarsi completamente entro l'inaugurazione dell'Expo 2015. E gli esempi si sprecano sulle molteplici sciagure ambientali che devastano territori finora snobbati da Greenpeace.
E' chiaro come un'organizzazione di tale portata economica potrebbe facilmente collegarsi con tutte le comunità in lotta nel mondo creando un sistema di contestazione e di mutuo appoggio molte volte superiore alle sue attuali forze. Purtroppo però la politica del gruppo non prevede il richiamo all'azione cittadina, alla sensibilizzazione delle masse, alla collaborazione con il resto del mondo dell'associazionismo. Manca un chiaro riferimento alla partecipazione popolare per la risoluzione dei problemi ambientali e di conseguenza, di fronte all'impossibilità pratica di bloccare cantieri con gesti eclatanti e risalti di cronaca, manca quel background cittadino che con l'azione diretta può continuare le mobilitazioni e le azioni. Manca una chiara correlazione tra le cause e le conseguenze dei problemi che si vogliono affrontare. E' infatti palese come siano sempre i soldi ed il potere a giustificare le scelte politiche più scellerate come l'uso del nucleare e del carbone. E dietro certe scelte ci sono nomi e cognomi che agiscono sempre e solo per potere e profitto. Nomi e governi contro i quali difficilmente si scaglierà la multinazionale verde. Attraverso l'uso di un mero ecologismo, sempre eclatante e mai approfondito, si crea una sensazione di distacco tra il problema affrontato e le persone che lo hanno creato. Problema, quest'ultimo, generante di risvolti psicologici non trascurabili come il profondo senso di impotenza e di distanza nei confronti delle tematiche affrontate. Non possiamo giudicare in un contesto separato la lotta ecologista dalle altre lotte perché ognuna fa parte di un grande percorso di liberazione che, se incompleto, tenderà a ricreare i medesimi conflitti.
Testo tratto da www.ecn.org/uenne
La strategia delle basi USA secondo Fabio Mini

di byebyeunclesam.wordpress.com
La sua analisi la permanenza delle basi militari USA come questa di Vicenza, oltre che rappresentare il passato, sono funzionali soltanto alla manutenzione della paura? O considera vi siano sintomi di cambio nella politica di Washington adesso Obama è presidente?
Più che sintomi ci sono per ora delle intenzioni dichiarate che vanno verso il superamento del paradigma paura=potere. Il presidente Obama ha annunciato che a causa della crisi dovrà tagliare i fondi alla difesa. Inoltre ha assunto toni distensivi con l’Iran. Tuttavia ha confermato l’invio di altre truppe in Afghanistan e i suoi consiglieri si stanno preparando ad un approccio più aggressivo con il Pakistan. Anche la questione Iraq è ancora aperta. Ci sarà senz’altro una riduzione di truppe, ma non è detto che questo coincida con la chiusura di alcune basi. Anzi, io credo che proprio il ritiro di truppe costituirà il movente per trasformare alcune basi transitorie in basi permanenti, in pratica da semplici “camps” a vere e proprie Basi. La questione con la Corea del Nord si fa ancora una volta complessa e i rapporti con la Cina, ancorchè utili dal punto di vista economico in questa particolare congiuntura, non sono ancora strategicamente stabilizzati. Forse la molla della paura potrà essere superata, ma non credo che il presidente riesca a moderare i desideri di potenza (con relativi interessi) che lo schieramento delle basi soddisfa. Un altro elemento riguarda le persone. Con questa amministrazione godono di largo credito dei personaggi non proprio restii all’esercizio del potere militare nel mondo. I Clinton, Albright, Holbrook, Hill sono gli stessi che hanno fatto le guerre e stabilito il principio della formazione di nuovi Stati su base etnica. Ora s’interessano di questioni mondiali e Holbrook è responsabile addirittura per Afghanistan e Pakistan mentre Hill sarà ambasciatore in Iraq. Se applicano gli stessi principi applicati ai Balcani e al Caucaso saremo costretti ad affrontare nuove crisi.
Quali sono stati finora i fondamenti della strategia delle basi statunitensi in Europa? Sono ancora validi attualmente (progressivo ritiro dall’Irak, Afghanistan, apertura all’Iran, ridiscusso lo scudo USA in Polonia, timido disgelo con Putin su Cecenia-Georgia)?
Ho indicato i fondamenti della strategia delle basi in 1) presenza sul territorio, 2) pressione politica, 3) penetrazione economica 4) schieramento avanzato per successive proiezioni di forza. Secondo me tutti questi elementi (ed altri) non hanno più senso in Europa, ma sono fondamentali nella mentalità americana in altre parti del mondo. Tra scegliere di chiudere basi sicure e aprirne di insicure io penso che purtroppo la soluzione sarà quella di mescolare le due cose. Le basi sicure in Europa non saranno chiuse mentre quelle in Africa, Caucaso, Asia ecc. saranno aperte contando sul sostegno delle prime.
Con Obama si avvertono o si prospettano variazioni sul numero e la dislocazione delle basi militari statunitensi nel mondo?
Non credo e comunque piccoli aggiustamenti non significativi ai fini della politica generale che rimane quella di presenza attiva americana nel mondo. Semmai cambierà l’atteggiamento verso i partners. Saranno chiamati a dare maggiore sostegno proprio perchè gli USA non sono in grado e non vogliono più fare tutto da soli.
Da Obama confermerà le basi militari in Italia e in Europa, di Azzurra Carpo.
Testo tratto da byebyeunclesam.wordpress.com
Il Senato spegne il sole

29 Luglio 2009
Articolo di Simonetta Lombardo tratto da www.terranews.it
E proprio nel giorno in cui l’Enea presenta un piano per il taglio delle emissioni dei gas serra e della dipendenza energetica basato anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, il governo fa a se stesso la sorpresa di cancellare o almeno di offuscare il solare termodinamico. In altre parole, la più italiana delle scelte nel campo delle energie alternative: idee, ricerca, addirittura industrie sono di marca nostrana, visto che è stato il Nobel Carlo Rubbia a rimettere in pista una tecnologia basata sull’antica idea degli specchi di Archimede.
Ieri il Senato ha infatti approvato la mozione proposta dal Pdl e firmata tra gli altri da D’Alì, Gasparri, Dell’Utri, Nania e Orsi che condanna senza mezzi termini il solare termodinamico o a concentrazione, bollandolo come tecnologia costosa, poco utile e addirittura non «compiutamente ecologica » e mettendo a rischio i finanziamenti al suo sviluppo. Una bella compagnia dell’ombrello, quella che individua nel sole un nemico da combattere.
Il senatore siciliano D’Alì (Pdl) è stato l’interprete massimo della teoria negazionista in campo climatico, con la mozione che escludeva - di fronte al giudizio del mondo della scienza pressoché compatto e quasi in concomitanza con lo svolgimento del G8 Ambiente a Siracusa - la realtà del cambiamento climatico e del contributo dell’attività umana. Il senatore Orsi è l’autore della proposta di legge che consente la caccia ai minorenni e ne amplia i limiti di tempo e di carniere. La presenza di Maurizio Gasparri e Domenico Quagliariello, presidente e vicepresidente del gruppo Pdl, assicura l’imprimatur del governo a un’iniziativa che al di là delle formule ecologiste taglia le gambe al solare a concentrazione.
Così, scorrendo la mozione votata a maggioranza dall’aula di Palazzo Madama, si scopre che il problema del termodinamico è legato al siting: occorrono 120 ettari per una produzione assimilabile a quella di due reattori nucleari che però occuperebbero - secondo i senatori Pdl - 65-70 ettari. Spazio, si potrebbe dire, sottratto alla costruzione di ville e villette, visto che - come ricorda la mozione - occorrono zone soleggiate e vicine a sorgenti d’acqua, ideali per un villaggio vacanze.
Inoltre, la tecnologia non sarebbe «compiutamente ecologica» perché presupporrebbe la copresenza di un generatore di energia tradizionale, visto che durante le ore di buio la centrale non andrebbe. Ma il solare a concentrazione dovrebbe evitare proprio questo, attraverso il riscaldamento ad altissime temperature del fluido con il sistema degli specchi che appunto “concentrano” la radiazione solare.
In altre parole, non c’è nessun bisogno di affrancare una centrale a combustibile fossile a quella termodinamica: un’informazione che manca ai senatori della maggioranza. E poi, ammoniscono i presentatori della mozione, la tecnologia trent’anni fa non ha funzionato ma anche qui pare che ci siano carenze informative. «Non si tratta della stessa tecnologia », ricorda Vincenzo Ferrara, dell’Enea. «In realtà il solare a concentrazione è uno dei pochi settori in cui abbiamo un vantaggio comparativo, nella ricerca e nella diffusione: a imporla all’attenzione del mondo è stato Rubbia all’epoca in cui era presidente dell’Enea».
L’attuale presidente dell’Enea, Luigi Paganetto ritiene «singolare» che si riducano gli incentivi al termodinamico, su cui «siamo leader nel mondo». E singolare è anche il fatto che nella mozione si ricordi che «nonostante l’incentivazione introdotta dal governo italiano 15 mesi fa (ministro Pecoraro Scanio, ndr) non risulta che a oggi ci siano domande di erogazione dell’incentivo». Forse i senatori non sanno che quei fondi, circa 90 milioni, sono in attesa di determinazioni che dovrebbero provenire dalla direzione Ricerca e sviluppo del ministero dell’Ambiente. Sarebbe meglio informarsi prima di tagliare via il solare.
Bush censurava i ghiacciai Ecco le foto tenute segrete

di ANGELO AQUARO
NEW YORK - Le foto c'erano, chiare e dettagliate. "Un metro ogni pixel", gongola Thorsten Markus, il ricercatore tedesco volato da Brema alla Nasa per combattere la battaglia dell'ambiente: "Una risoluzione così non s'era mai vista, trenta volte superiore a quelle che avevamo a disposizione: qui si vede tutto". Cioè non si vede più nulla, perché il ghiaccio di Barrow, Alaska, non c'è più, sparito, inghiottito da quel mare Artico che è sempre meno Glaciale per il surriscaldamento. Sì, le foto c'erano: mille immagini scattate dal supersatellite intorno a sei siti a rischio sull'Oceano. Peccato che quegli scatti praticamente storici, prova visibile del global warming, fossero stati nascosti, proibiti, censurati: proprio da quel George Bush che già aveva classificato come segretissimi altri studi sull'effetto serra, compreso quello firmato, anno 2004, dal suo stesso Pentagono.Prendete Barrow: è il villaggio più a nord del mondo, nell'Alaska fino all'altro ieri governata da Sarah Palin, con un occhio più alle trivelle petrolifere che ai ghiacci. Quattromila anime affacciate sul nulla eterno, una stazione del servizio meteorologico nazionale che si arrampicò già alla fine dell'Ottocento, e soprattutto la base del Noaa, il National Oceanic and Atmosphere Administration. Ecco, adesso nelle foto desecretate il disastro si vede a occhio nudo: questo, luglio 2006, è l'Oceano davanti a Barrow come è apparso da che mondo e mondo, con la linea dei ghiacci all'orizzonte, e questa è la stessa foto scattata nel luglio 2007, nulla di nulla: la striscia bianca non c'è più.
Le foto, straordinarie davvero, sono state fatte spuntare dal cassetto da un'agenzia governativa, l'Osservatorio geologico degli Stati Uniti, a poche ore dall'allarme lanciato sul clima dall'Accademia nazionale delle scienze, in una mossa che si presume concordata con lo staff dell'amministrazione Obama. L'ambiente è uno dei punti forti del programma di Barack, che appena un mese fa ha sbandierato come una grande vittoria l'approvazione alla Camera del pacchetto clima, malgrado le critiche dei verdi più radical delusi dal Cap and Trade, il meccanismo di compravendita dei "diritti" (ovviamente costosi) di inquinamento. Ora per il piano si prevede però una dura battaglia al Senato, dove già il presidente ha il suo bel da fare con la riforma sanitaria.
Ma le foto nascoste e riapparse aprono anche un altro fronte di lotta: quello per la sopravvivenza della ricerca scientifica. Dice Jane Lubchenco del Noaa: "Immagini come queste ormai sono la prova che cerchiamo, ma la flotta dei satelliti spia non è stata rimpiazzata e ora rischiamo il collasso. Lottiamo in un campo di battaglia in cui l'America si presenta cieca". In febbraio, scrive Suzanne Goldeberg, esperta di ambiente dell'inglese Guardian, un satellite della Nasa che trasportava strumenti per produrre la prima mappa dell'emissione di carbone intorno alla Terra è caduto nell'Antartico appena tre minuti dal decollo.
Non è un segnale incoraggiante. Ora nel piano di Obama ci sono 170 milioni per recuperare il gap. Per l'istituto di ricerca che lotta nei posti più impervi, come sulla trincea del nulla di Barrow, ne servono altri 390. Bush e Cheney facevano presto a risolvere il problema: bastava nasconderlo nel cassetto. Ma oggi il clima è cambiato, anche alla Casa Bianca. Peccato che insieme ai ghiacci siano spariti anche i fondi.
(28 luglio 2009)
IL PIANETA SELVAGGIO
Raffinato film danimazione su disegni di Roland Topor, sceneggiato da Laloux e Topor da un romanzo di fantascienza di Stefan Wul. La politica è aberrante, la tecnologia provoca angoscia e la natura appare crudele: un incubo apocalittico, visivamente suggestivo ed emozionante. Terr è un Om domestico, adottato da Tiwa, una Draag, dopo che dei piccoli Draag per giocare hanno ucciso sua madre. I Draag sono alieni dalla pelle blu e alti più di cinque metri che abitano un pianeta di nome Ygam che ha, come unico satellite quello che viene chiamato il pianeta selvaggio. I Draag trattano gli Oms come animali domestici e li donano ai loro bambini per giocarci. Ma Terr un giorno scopre di riuscire ad imparare attraverso il macchinario che fornisce una istruzione alla sua padrona. Decide quindi di scappare durante una sessione di "meditazione" (in cui le menti dei Draag si staccano dal loro corpo) e si unisce ad un gruppo di Oms selvatici. Odiato per la sua istruzione, presto le sue conoscenze si rivelano essenziali alla sopravvivenza della sua razza. Infatti viene deciso dai Draag di fare piazza pulita degli Oms selvaggi che rovinano i campi e rubano le merci, ma soprattutto si riproducono molto velocemente rispetto agli alieni. Terr riesce a fuggire con un gruppo di Oms selvatici e si rifugia in un cimitero di razzi dei Draag. Qui passano gli anni e gli Oms, grazie al macchinario per l'istruzione, diventano istruiti e particolarmente intelligenti. Costruiscono così due missili per migrare sul Pianeta proibito, proprio prima che una nuova campagna di sterminio potesse annientarli del tutto. Ma una volta sul Pianeta proibito scoprono che li le menti dei Draag in meditazione in realtà si agganciano su questo pianeta a corpi senza testa che, unendosi, provvedono alla generazione della prole Draag. Sconfortati da questa visione e impauriti sparano con le navi e con grande sorpresa scoprono che questi corpi alieni sono fragili come il cristallo e riescono così a distruggere la minaccia. Molti Draag rimangono così senza mente (che era appunto fissata ai corpi ora distrutti del pianeta proibito) e i pochi rimasti si vedono costretti a firmare la pace con gli Oms. In questo modo viene costruito un satellite artificiale dagli Oms, che chiamano Terra, su cui questi si trasferiscono per vivere in pace. Nel film The Cell - La cellula vengono mostrate diverse immagini tratte da questo film. Il tema della razza umana soggiogata da un popolo alieno e poi capace di riguadagnare con intelligenza e coraggio la propria libertà è stato riproposto in tempi recenti... QUì ERA IL 1973
http://www.youtube.com/user/kanalekappaorg