sabato 8 agosto 2009

La chiesa, una macchina lucente che va a sangue umano



















by Edoardo Capuano @ 03.08.2009 15:44 CEST

Nel maggio del 2001, il Cardinal Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI, inviò una lettera confidenziale a tutti i vescovi cattolici per proteggere la Chiesa nascondendo gli abusi sessuali sui bambini. Tali abusi dovevano rimanere segreti fino a 10 anni dopo che le vittime avessero raggiunto l’età adulta. Chi avesse violato il segreto sarebbe stato punito anche con la scomunica.

Ecco l’articolo del Guardian:

Pope “obstructed” sex abuse inquiry. Confidential letter reveals Ratzinger ordered bishops to keep allegations secret.

Jamie Doward, religious affairs correspondent - Sunday April 24, 2005 - The Observer

Traduzione in italiano

Il papa ha ‘occultato’ l’inchiesta sugli abusi sessuali di Jamie Doward

Una lettera confidenziale rivela che Joseph Ratzinger ordinò ai vescovi di non svelare gli abusi sessuali su minori perpetrati da ecclesiastici.

Papa Benedetto XVI ha dovuto recentemente far fronte alle dichiarazioni che lo accusano di aver “ostacolato la giustizia”, in riferimento alla sua volontà di mantenere segreta l’inchiesta interna della Chiesa cattolica sullo scandalo degli abusi sessuali su minori.

L’ordine venne impartito tramite l’invio di una lettera segreta - di cui l’Observer è entrato in possesso - inviata nel maggio del 2001 ad ogni vescovo della Chiesa cattolica.

Nella lettera si affermava come la Chiesa dovesse riservarsi il diritto di non rendere pubbliche le proprie indagini per fino a 10 anni dal momento in cui le vittime degli abusi avessero raggiunto l’età adulta. La lettera portava la firma del cardinale Joseph Ratzinger, il successore di Giovanni Paolo II.

I legali delle vittime hanno dichiarato che questa iniziativa aveva un duplice obiettivo: evitare che le ipotesi di reato diventassero di pubblico dominio e impedire che gli organi di polizia ne venissero a conoscenza. Gli avvocati accusano Ratzinger di aver commesso una chiara azione di ostacolo al normale corso della giustizia.

La lettera, che menzionava il compimento di ‘peccati molto gravi’, fu inviata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio vaticano di fatto erede della Santa Inquisizione, per lungo tempo diretto da Ratzinger. Veniva chiaramente illustrata la posizione della Chiesa in merito a diverse questioni, dalla celebrazione del sacramento dell’eucarestia non da parte di cattolici alle molestie sessuali perpetrate da clericali nei confronti di minorenni.

La lettera di Ratzinger affermava che in questi casi la Chiesa poteva legittimamente rivendicare una propria autonoma giurisdizione.

La lettera affermava che la ‘giurisdizione’ della Chiesa doveva avere inizio dal giorno in cui il minore avesse compiuto i 18 anni d’età e, inoltre, per i successivi 10 anni.

Essa prevedeva come i resoconti delle ‘indagini preliminari’ su ogni singolo caso di abuso dovessero essere inviate all’ufficio di cui Ratzinger era a capo, il quale si riservava l’opzione di riferirne a speciali tribunali privati, al cui interno le cariche di giudice, pubblico ministero, notaio e rappresentante legale venivano ricoperte esclusivamente da ecclesiastici.

‘Situazioni di questo tipo sono coperte dal segreto pontificio’, concludeva la lettera di Ratzinger. L’infrazione del segreto pontificio in qualsiasi momento del periodo dei dieci anni di giurisdizione della Chiesa veniva intesa come una grave azione, perseguibile anche attraverso la minaccia di scomunica.

Della lettera di Ratzinger si è fatto riferimento in una causa avviata contro una chiesa del Texas all’inizio di quest’anno, a difesa di due giovani vittime di abusi. I legali hanno accusato Ratzinger di aver cospirato per ostacolare il corso della giustizia.

Daniel Shea, il legale delle due vittime che ha divulgato la lettera, ha affermato: “La lettera si commenta da sola. Bisognerebbe chiedersi: perché mai il segreto sulle indagini deve rimanere così a lungo? È un’ostruzione al normale corso della giustizia”.

Padre John Beal, professore di diritto canonico all’Università Cattolica degli Usa, nel corso della propria deposizione l’otto aprile dell’anno scorso, ha riferito sotto giuramento all’avvocato Shea come la lettera ampliasse i poteri di giurisdizione e di controllo della Chiesa sui crimini sessuali perpetrati da ecclesiastici.

La lettera di Ratzinger era stata co-firmata dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, il quale due anni fa rilasciò un’intervista nella quale accennava alla contrarietà della Chiesa nel consentire a soggetti esterni di indagare sui presunti abusi sessuali perpetrati. “Secondo il mio punto di vista, la richiesta secondo cui un vescovo debba essere obbligato a denunciare agli organi di polizia gli atti di pedofilia commessi da un prete è completamente infondata” disse Bertone.

L’avvocato Shea ha contestato l’ordine secondo il quale i presunti casi di pedofilia debbano essere giudicati solo da tribunali segreti. “Essi impongono procedure di riservatezza. Se le agenzie di investigazione scoprono il caso, possono occuparsene. Ma non si può indagare su un caso se non lo si scopre mai. Se si impone di mantenere il riserbo prima per diciotto anni e poi per altri dieci, i responsabili la faranno franca”, ha aggiunto.

Un portavoce dell’ufficio stampa del Vaticano ha rifiutato di commentare ciò che è stato detto sul contenuto della lettera. “Non trattandosi di un documento pubblico, non è possibile parlarne” ha detto.

A cura di: www.ilritornodegliantichi.com

Cosa c'è nei vaccini?

















by Edoardo Capuano @ 08.08.2009 15:47 CEST

A cura: Dr. Stephen Sherry's Vaccine Presentation to the SPD Bay Area Resource Group, San Jose, CA, Febbraio 2005.

Una interessante informazione storica: la maggiore causa del declino dell'Impero Romano, dopo seicento anni di dominio mondiale, fu la sostituzione delle pietre usate per fabbricare gli acquedotti con tubi di piombo per il trasporto e il rifornimento di acqua potabile. Gli ingegneri romani, considerati i migliori nel mondo, trasformarono così i loro concittadini in storpi neurologici.

NEI VACCINI SONO STATI SCOPERTI:

Mercurio (thimerosal): una delle sostanze più velenose conosciute dalla scienza. Il mercurio causa gravi patologie al cervello, intestino, fegato, midollo e reni. Anche piccolissime quantità possono causare danni ai nervi. I sintomi della tossicità da mercurio sono simili a quelli dell'autismo.

Solfato ammonico (sale): agente velenoso sospettato di causare danni all'apparato gastrointestinale, al fegato, al sistema nervoso e al sistema respiratorio.

Beta-propiolactone: può causare cancro. Sostanza velenosa sospettata di provocare danni all'apparato gastrointestinale, al fegato, al sistema respiratorio, alla pelle e agli organi sensoriali.

Lieviti modificati geneticamente di animali, batteri e DNA virale, possono essere incorporati nel DNA di colui che viene vaccinato e causare sconosciuti mutamenti genetici.

Gomma lattice: può causare reazioni allergiche mortali.

MSG, monosodio glutammato: è in fase di studio in quanto sospettato di causare gravissimi gruppi mutageni e teratogeni che possono causano malformazioni in quanto interagiscono sui meccanismi riproduttivi e di sviluppo embrionale. È una neurotossina che può provocare reazioni allergiche sconosciute che non vanno certo trascurate.

Alluminio: provoca danni al cervello; fattore sospetto nell'Alzheimer, demenza convulsioni e stati comatosi. può provocare reazioni allergiche sulla pelle.

Formaldeide (formalina): elemento componente del fluido per imbalsamare. È velenoso se ingerito. Questa sostanza è una probabile causa del cancro. È estremamente tossico per l'apparato gastrointestinale, per il fegato, per il sistema immunitario, per il sistema nervoso, per l'apparato riproduttivo e respiratorio. È collegato alla leucemia, al cancro al cervello, al cancro del colon e al cancro linfatico.

Microrganismi: composto di agenti virali vivi o morti oppure da batteri o loro tossine. Il vaccino contro la polio, contaminato con un virus di scimmia, ora si è propagato nelle ossa umane, nelle sacche dei polmoni (Mesotelioma). Causa Tumori del cervello e linfoma.

Polisorbato 80: è conosciuto come causa di cancro negli animali.

Tri(n)butylphosphate: sospettato di essere velenoso per reni e nervi.

Glutaraldehyde: velenoso se ingerito. Causa difetti nelle nascite degli animali sperimentali.

Gelatina: prodotta da pezzi scelti di pelle di vitelli e vacche; ossa di vacche e pelle di maiale demineralizzati. Si sono registrate reazioni allergiche.

Gentamicin Sulfate and Polymyxin B (antibiotico): reazioni allergiche che vanno da leggere a mortali.

Neomycin Sulfate (antibiotico): interferisce con l'assorbimento della vitamina B6. Un errore nell'uso di B6 può causare una rara forma di epilessia e rallentamento mentale. Reazioni allergiche che vanno da leggere a mortali.

Phenol/phenoxyethanol (2-PE): è utilizzato come anticongelante. È un agente tossico per tutte le cellule e capace di bloccare i meccanismi che governano il sistema immunitario.

Cellule umane e animali: cellule umane assorbite dal tessuto di un feto, da albumina umana, sangue di maiale, di cavallo, cervello di coniglio, porcellini sperimentali, reni di cane, cuore di vacca, reni di scimmia, uova di gallina, di papera, sangue di pecora ed altro.

Traduzione e adattamento linguistico a cura di Ester Capone

VIA LIBERA DI USA E CANADA AI NUOVI OGM DELLA MONSANTO



















Sabato, 08 Agosto 2009

di Michele Paris Qualche giorno fa i giganti delle biotecnologie Monsanto e Dow AgroSciences hanno annunciato l’immissione sul mercato a partire dal 2010 di un nuovo seme di mais geneticamente modificato. Il prodotto si chiamerà “SmartStax” e per la prima volta nella breve storia dell’ingegneria genetica il suo DNA conterrà ben otto geni modificati, così da opporre una maggiore resistenza a insetti e piante infestanti. L’approvazione, per così dire, del nuovo seme è arrivata frettolosamente dagli enti preposti dei governi canadesi e americano, entrambi sprovvisti dei mezzi necessari per valutare più a fondo i possibili rischi degli OGM per l’ambiente e la salute umana. Il tutto a poche settimane dall’appello lanciato da un’autorevole associazione di medici americani per una moratoria planetaria degli OGM.

A denunciare i metodi di verifica a dir poco approssimativi delle autorità sanitarie di Canada e Stati Unti è stata in particolare l’organizzazione no-profit di Ottawa CBAN (Canadian Biotechnology Action Network), la quale ha rivelato come non sia stato effettuato alcun controllo sugli effetti degli otto nuovi geni combinati tra di loro nel DNA del mais. Dal momento che questi geni erano stati approvati singolarmente dal Ministero della Salute canadese, praticamente nessuna valutazione dei rischi è stata fatta sul prodotto nato dalla collaborazione di Monsanto e Dow. Attualmente, sono in genere al massimo due i geni che vengono artificialmente immessi nel DNA di una singola pianta.

Lo SmartStax unisce le caratteristiche dei geni precedentemente approvati e resistenti all’erbicida Roundup - altro discusso prodotto di punta della Monsanto - con altri che permetteranno al mais di resistere agli insetticidi. Secondo la multinazionale del Missouri, il nuovo seme consentirà il raddoppiamento dei raccolti entro il 2030, dando la possibilità all’agricoltura di “rispondere alla crescente domanda mondiale di cibo ed energia”. Sempre secondo i dati forniti dalla corporation americana, a partire dal prossimo anno saranno 1,6 i milioni di ettari coltivati negli Stati Uniti e in Canada con il mais SmartStax.

Proprio negli USA intanto, l’Unione dei Consumatori ha chiesto ai governi dei due paesi nordamericani di ritirare immediatamente l’autorizzazione alla vendita del nuovo seme di mais. Lo SmartStax, infatti, con la combinazione di un tale numero di geni, violerebbe lo stesso Codex Alimentarius delle Nazioni Unite, producendo potenzialmente effetti indesiderati sulla salute dell’uomo, come l’insorgere di nuove allergie e tossine. Per questo motivo, andrebbero disposti immediatamente studi più approfonditi.

Nel 2001 una commissione indipendente di scienziati canadesi, incaricata di valutare una serie di possibili regolamentazioni per gli OGM nel proprio paese, aveva criticato aspramente il governo e la Canadian Food Inspection Agency (CFIA) per aver dato il via libera alle coltivazioni con semi geneticamente modificati senza indagare a sufficienza il loro impatto sulla salute e sull’ambiente. Da allora ben poco è cambiato in Canada, e non solo. Come se non bastasse, la CFIA ha anche ridotto le dimensioni dell’area cuscinetto normalmente richiesta attorno ai campi coltivati con semi geneticamente modificati e non ha finora fornito alcuna spiegazione per la decisione di approvare lo SmartStax senza richiedere ulteriori studi sui possibili effetti negativi.

Forse ancora più paradossale è addirittura la situazione negli Stati Uniti, dove l’intero processo di approvazione degli OGM è fortemente condizionato dalla decisione presa nel 1992 dall’amministrazione di George H.W. Bush, su richiesta della Monsanto, di considerare i semi modificati “sostanzialmente equivalenti” a quelli tradizionali. Una conclusione che ha determinato la pressoché totale assenza di controlli o studi sugli OGM immessi sul mercato da parte delle due agenzie responsabili (EPA e FDA), entrambe affollate in questi anni da ex avvocati e dirigenti della stessa Monsanto.

D’altra parte, va sottolineata anche l’assenza di studi scientifici indipendenti sui prodotti geneticamente modificati, dal momento che - come ha rivelato un’indagine della rivista Scientific American - aziende come Monsanto, BASF, Pioneer o Syngenta richiedono esplicitamente agli acquirenti dei loro prodotti di firmare un accordo che vieta di cedere i semi ad organismi di ricerca indipendenti. Di conseguenza, non è possibile verificare eventuali effetti collaterali dei semi modificati sull’uomo, gli animali o l’ambiente, né confrontarli con quelli tradizionali. Gli unici studi che le multinazionali delle biotecnologie consentono di essere pubblicati sono così quelli da loro preventivamente approvati, se non addirittura da loro stesse realizzati.

Alle crescenti proteste di agricoltori e organizzazioni a difesa dell’ambiente, si è aggiunto recentemente un appello della American Academy of Environmental Medicine (AAEM), associazione che riunisce medici e scienziati impegnati nello studio delle interazioni tra ambiente e salute umana. Dal proprio sito ufficiale, la AAEM ha affermato che il cibo proveniente da OGM “pone seri rischi per la salute” e per questo ne chiede l’immediata moratoria. Citando un numero sempre maggiore di studi condotti sugli animali, la stessa organizzazione indipendente conclude che vi sia “più di una associazione casuale tra cibo geneticamente modificato ed effetti dannosi sulla salute”, tra l’altro, in ambito tossicologico e allergologico, nonché delle funzioni immunitarie, riproduttive e metaboliche.

Oltre alla moratoria sugli OGM, la AAEM chiede l’implementazione di test sulla loro sicurezza, ai medici di educare i loro pazienti sui pericoli degli OGM per la salute, di considerare il ruolo del cibo prodotto con organismi geneticamente modificati nelle malattie diagnosticate e studi scientifici indipendenti sui loro effetti. Ben lontani dal rispondere in maniera sicura alla crescente domanda di cibo del pianeta, come sostengono le multinazionali dell’agrobusiness e delle biotecnologie, gli OGM rappresentano potenzialmente una seria minaccia per la salute umana e per l’ambiente in cui vengono piantati.

Tanto da richiedere da più parti in questo ambito l’applicazione del “principio di precauzione”, strumento di regolamentazione adottato dall’Unione Europea e concetto fondante di numerosi accordi internazionali. Stabilito nel corso della Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo del 1992 a Rio de Janeiro, questo principio che, “per proteggere l’ambiente”, dovrebbe “essere ampiamente applicato dagli Stati”, dispone come “qualora sussistano minacce di danni seri o irreversibili, l’assenza di certezza scientifica” non possa “essere usata per ritardare l’applicazione di misure vantaggiose in termini di costo volte a prevenire il degrado ambientale”.

Fioravanti e l’Italia smemorata

















di Carmine Fotia

Due notizie apparentemente distanti, in realtà legate da un filo comune.
La prima, il ritorno in libertà di Valerio Fioravanti, il killer nero condannato insieme alla moglie Francesca Mambro e a Luigi Ciavardini (anch’essi saranno liberi tra poco) per la strage della stazione di Bologna nella quale perirono 85 persone e per altre decine di omicidi.
La seconda, il maldestro tentativo di Gaetano Pecorella _un parlamentare del Pdl che presiede la commissione che dovrebbe indagare sulle cosiddette ecomafie (ovvero sulle infiltrazioni mafiose, soprattutto camorriste, nel ciclo dei rifiuti) _ di gettare ombre sinistre sulla figura di Don Peppe Diana il coraggioso sacerdote assassinato dalla camorra.
Che cosa le accomuna, dunque?
La perdita di una memoria condivisa di cosa è stato questo paese, delle sue tragedie e delle sue malattie, dei suoi buchi neri, dei suoi carnefici e dei suoi eroi. Tutto ciò porta a una grottesca inversione delle parti, talchè i carnefici diventano vittime e gli eroi sono trasformati in falsi miti.
Nel caso di Fioravanti, la politica e l’opinione pubblica hanno semplicemente ignorato la denuncia fatta dall’Associazione dei familiari delle vittime di Bologna, allorché gli fu concessa la libertà provvisoria, cinque anni fa: “Guardate che questo è il primo passo per la libertà completa”, dissero i familiari. Ma nessuno li ascoltò.
In Italia, una legge assai civile prevede che anche per gli ergastolani siano previsti benefici e sconti di pena, qualora il condannato osservi una buona condotta in carcere, risarcisca le vittime e mostri chiari segni di ravvedimento. Non abbiamo motivo di dubitare della prima, la seconda può essere elusa qualora il condannato dimostri di non avere i mezzi. La terza è affidata alla discrezionalità del giudice. E la domanda è questa: in che cosa hanno mostrato Fioravanti, Mambro e Ciavardini il loro ravvedimento? Essi, com’è nel loro diritto, negano di essere i responsabili di quell’orrenda strage e quindi non possono essersi pentiti di una colpa che non hanno mai ammesso ma per la quale sono stati condannati in via definitiva.
Si dice, ma perché avrebbero dovuto negare la loro responsabilità nella strage quando si sono assunti la paternità di decine di omicidi? Come dire che quando Totò Riina dice che lui non c’entra con la strage di via D’Amelio dovremmo credergli sulla parola!
La verità giudiziaria (l’unica finora ottenuta per una strage terroristica) è stata questa: gli autori materiali sono stati i tre terroristi neri, nessuna condanna per i mandanti, condanne invece per Licio Gelli e esponenti dei servizi segreti per aver deviato le indagini. Dunque, è una strage fascista _ come scritto sulla lapide _ con responsabilità dei servizi segreti e nella P2 nel depistaggio delle indagini.
In un paese dove la democrazia fosse presa sul serio, si rispetterebbe una verità giudiziaria che viene appurata nei diversi gradi di giudizio, e i condannati per la più grave strage della storia repubblicana resterebbero in galera e non tornerebbero liberi come l’aria dopo poco più di vent’anni. Esistono altre piste, “dossier” _ come quello annunciato dal sottosegretario Mantovano _ che portano ad altre responsabilità, riconducibili al terrorismo filopalestinese? Se ci sono elementi nuovi si chieda _ come prevede la legge _ la riapertura del processo. Altrimenti si taccia.
Ma il punto non è questo. Il fatto è che l’occasione della liberazione di Fioravanti è stata l’occasione per dire basta a quello che il terrorista ha definito “un rito vendicatorio e purificatorio”. Cioè al ricordo della matrice fascista (e non solo) della strage, che non è un reminiscenza del passato ma ci indica come questo paese sia stato per un decennio sottoposto a una terrificante strategia di demolizione della democrazia della quale lo stragismo nero fu parte integrante e nel quale ebbero parte pezzi dei servizi segreti e delle istituzioni che s’incontravano in quel crocevia che fu la P2 di Licio Gelli (come ha di recente ricordato il presidente emerito della repubblica Carlo Azelio Ciampi).
.Ecco che il cerchio si chiude: la cancellazione della memoria deve prima eliminare quel grumo di verità dolorosa rappresentato da chi per i suoi morti chiede solo e semplicemente giustizia. Così Fioravanti diventa una specie di pio uomo ravveduto e i familiari delle vittime gli irriducibili, gli estremisti che non vogliono la pacificazione.
Quanto a Don Diana, l’onorevole Pecorella, che è presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie, ma anche difensore di uno degli imputati per l’assassinio del sacerdote, ha invitato a “cercare altri moventi” che non quello camorrista, citando presunti rapporti poco chiari di don Diana con alcune donne (calunnia già smentita nel processo). Poi, dopo la puntuale scesa in campo di Roberto Saviano in difesa della memoria di Don Diana, dell’intervento di Don Luigi Ciotti, di Beppe Giulietti, Roberto Morrione e Lorenzo Diana, Pecorella ha fatto marcia indietro: “Mi scuso, non volevo offendere nessuno”.
In realtà, nella sua lettera aperta, torna a chiedersi :”c’è il diritto di mettere in discussione tutto, anche i miti, anche gli eroi?”. Chi di voi non risponderebbe di sì a questa domanda? Peccato che in Italia, per i caduti per mano delle mafie, per i loro familiari, occorre rovesciare la domanda: “E’ possibile non mettere in discussione coloro che sono stati costretti a diventare eroi per poter fare semplicemente il loro dovere?”. Non pare all’onorevole Pecorella che questa messa in discussione sia stata già praticata da un bel pezzo? Posso ricordargli le manifestazione andate deserte per l’anniversario di via D’Amelio? La richiesta del pagamento di debiti per centomila euro da parte dello stato agli eredi dei Siciliani di Pippo Fava? Le accusa a Roberto Saviano di usare la lotta alla camorra per vendere più copie dei suoi libri?
Sommessamente faccio osservare che la demolizione della figura delle vittime è stata da sempre _ come ci ricordava Giovanni Falcone _ una delle principali strategie comunicative della mafia. Io non dubito delle buone intenzioni dell’on Pecorella ma sarebbe il caso di evitare di farvi ricorso, sia pure inconsapevolmente.
L’on. Pecorella accusa Saviano di essere un giustizialista perché accusa gli avvocati di mafia e di camorra di essere complici dei boss, mettendo così in discussione una funzione essenziale in una democrazia moderna. Certo, se facesse questo Saviano avrebbe tutta la mia riprovazione. Ma è forse lesa maestà ricordare, come fa Saviano, che, accanto a tanti ottimi avvocati che difendono i loro clienti, ci sono professionisti che sono diventati veri e propri consigliori dei boss?
Infine, io non dubito della specchiata onestà e della correttezza professionale dell’on. Pecorella. Però mi domando e gli domando: è opportuno che il presidente di una commissione che deve indagare sui rapporti tra camorra e business dei rifiuti difenda imputati di camorra?
Sono forse anch’io un perfido giustizialista?

Nuovo editto. Il bersaglio è il Tg3 ma non solo. Lui non vuole i fatti, i temi sociali..

























di Redazione

Il filmato in cui Berlusconi oggi inveisce contro il tg3 parla da solo. Non sono solo le parole a lasciare attoniti, ("Ha fatto 4 titoli tutti negativi contro il Governo"), ma la durezza del viso e l'astiosa gestualità verso il tg3. La risposta del Cdr è da sottoscrivere in pieno: "Le affermazioni del presidente del Consiglio relative al Tg3 lasciano pochi dubbi sulla percezione della libertà di stampa da parte di una delle più alte cariche dello Stato. Mette tristezza, poi, l'interpretazione del 'servizio pubblico' come docile strumento di propaganda". "Il nostro giornale di ieri - spiega la rappresentanza sindacale della redazione guidata da Antonio Di Bella - era centrato sulla tragedia della disoccupazione: noi del Tg3 pensiamo che parlare dei drammi sociali e di quanto accade nel Paese vada al di là delle logiche di appartenenza a cui sembrano affezionati alcuni schieramenti politici. Il giornalismo non può diventare strumento di marketing pubblicitario: dire le cose come stanno è il nostro impegno con gli italiani ed è l'unico modo che conosciamo per fare servizio pubblico".

"Sembrava una stanca e patetica replica di una commedia di avanspettacolo" - ha affermato a caldo Anna Finocchiaro. "Un disco rotto sentito tante volte. Berlusconi è venuto a raccontarci nuovamente - prosegue la Finocchiaro - che il suo governo è il migliore, che va tutto bene, che ha garantito la pace sociale, che il suo esecutivo è apprezzato in tutto il mondo. Il tutto condito dai soliti attacchi all'informazione e dalla negazione di ogni responsabilità personale. Certo l'immagine dell'Italia e del governo che Berlusconi ci rimanda è la medesima che emerge dai telegiornali del monopolio Rai/Mediaset ma non è certo un'immagine reale. Anche oggi i media e i giornali, che saranno tutti comunisti, ci dicono che il Pil crolla, che le fabbriche sono occupate, che la gente non va in vacanza".

L’Usigrai è intervenuta in difesa del tg3 chiedendo ai cittadini italiani un risveglio, una forte presa di coscienza: “Di fronte ad attacchi in stile editto bulgaro come quello di Berlusconi al Tg3, oltre ad esprimere ai colleghi solidarietà, possiamo solo mettere in campo una speranza: quella di un risveglio civile delle coscienze dei cittadini italiani. La libertà di informazione è già oltre il mite del rischio . Quella di Berlusconi è una vera e propria minaccia all'indomani di nomine che cancellano il pluralismo nel servizio pubblico radio televisivo. Siamo di fronte ad un premier che non ha il senso della misura e la percezione del termine pudore".

IL consigliere Rai Rizzo Nervo, invece, ha ringraziato il tg3 per la sua opera d’informazione : "Meno male che c'è il Tg3. Ieri sera ho visto alcuni cinegiornali e un vero Tg che parlava dei problemi del lavoro e della crisi della produzione industriale. Il pubblico vuole notizie e il Tg3 fa bene a non nasconderle".

Siccome non possiamo pensare che il presidente del consiglio sia turbato dall'attenzione che il Tg3 presta ai temi del lavoro che hanno aperto il tg non ci resta che pensare che il turbamento sia stato causato dal titolo sulla Carra'. Scherziamo. In verita' dal momento che questi sono stati i titoli del Tg3 con chi ce l'ha Berlusconi?

E' del tutto evidente che non accetta piu' l'esistenza di un TG che osi parlare ancora di operai, di crisi sociale ed economica , di poverta' , di tutti quei temi che Berlusconi ed il suo servizio d'ordine vorrebbero letteralmente espellere dal video. Adesso e' davvero giunto il momento per tutte le istituzioni di garanzia di far sentire la loro voce e di impedire che siano letteralmente cancellati i fatti ed anche le opinioni almeno di quella meta' degli italiani che, nonostante tutto continua a non votare per Berlusconi . Infine, ai colleghi del Tg3 , ai colleghi tutti del servizio pubblico e a quelli della carta stampata l'invito a proseguire il difficile racconto di un'Italia del lavoro preoccupata e fortemente determinata a difendere la propria esistenza e il futuro delle nuove generazioni.


AC/DC Rock n Roll Fannation



Il tour 2008 negli USA degli AC/DC visto dalla parte dei fans . Angus forever !
Buon weekend a tutti.

L'universo elegante - e la ricerca della teoria ultima



Oggi fisici e matematici lavorano a una delle più ambiziose teorie mai proposte: la teoria delle stringhe. Grazie a essa, lo scontro secolare tra le leggi del grande (la relatività generale) e le leggi del piccolo (la meccanica dei quanti) viene superato a vantaggio di una superiore unità, basata sull'affermazione che tutti gli eventi dell'universo nascono da un'unica entità: microscopici cicli di energia nascosti nel cuore della materia. Per questa capacità di unificare tutte le forze della natura, la teoria delle stringhe è stata definita "la teoria di ogni cosa".

http://www.youtube.com/user/gius96

They Live

Roberto Castelli, torna "uomo"!



Signor Ministro, che paura ti faccio? In questa povera Italia distruttta dal Demente, tuo compagno di merenda, una voce fuori dal coro che cosa può fare?

http://www.youtube.com/user/dongiorgiodecapitani