martedì 11 agosto 2009

Il punto di non ritorno


















Quasi ogni giorno gli aerei chimici riversano tonnellate di veleni in tutta la biosfera. Ciò avviene da alcuni decenni. Quali sono le ripercussioni di questa "metodica distruzione della Terra"? Le conseguenze sono evidenti: moria delle api, di molte specie dell'avifauna, degli anfibi, danni alla vegetazione, alle colture, inquinamento delle falde acquifere e delle sorgenti, dei suoli agricoli, dell'aria. Respiriamo veleni, beviamo veleni, ingeriamo veleni con gli alimenti, quotidianamente.

Molti si sono accorti che le mosche che ronzavano nelle afose giornate estive sono scomparse: anche le rondini, i balestrucci, i rondoni e tutti gli altri volatili che si nutrono di insetti e che con gli insetti nutrono i nidiacei, si stanno estinguendo. Gli stessi passeri, un tempo numerosi in città, sono diminuiti in modo drastico. Uccisi zanzare e mosche con l'etilene dibromuro (o dibromide), l'intera catena ecologica ne ha risentito: i pipistrelli, le rane, le vespe, i grilli, le cicale, le lucciole, le falene sono ormai sull'orlo dell'estinzione. Se ci si reca in campagna in una notte estiva, si resta raggelati dal silenzio spettrale che regna, appena spezzato da qualche lontano frinire.

Intanto tra la popolazione la percentuale dei tumori, dei linfomi non Hodgkin, delle leucemie... è in aumento. Le malattie neurodegenerative sono sempre più diffuse e l'età di insorgenza si abbassa. Spore fungine, virus e batteri, sparsi con gli aerei della morte, stanno determinando un incremento di patologie di ogni tipo nelle varie fasce d’età.

E' una galleria degli orrori: l'ozonosfera è stata strappata, la magnetosfera danneggiata, gli ambienti tutti sono contaminati. Se alle scie tossiche, aggiungiamo le scorie delle centrali nucleari, le nanoparticelle degli inceneritori, i composti inquinanti che provengono dalle discariche, dalle attività industriali e dal traffico veicolare (vedi il cancerogeno benzene, usato come additivo nella benzina "verde") etc., ci accorgiamo che siamo vicini ormai al collasso.

Varie attività di geo-ingegneria oceanica, pur essendosi rivelate fallimentari (in teoria, avrebbero dovuto diminuire la quantità di biossido di carbonio, favorendo la proliferazione di alghe, attraverso lo spargimento di ferro nell'idrosfera), continuano. Ormai sono pochissime e dall'estensione limitata le aree del pianeta quasi incontaminate: a ritmi incalzanti, le foreste pluviali ed altri biomi sono aggrediti, incendiati, inquinati.

Le piogge che cadono sono piene di elementi e composti nocivi e trasformano la terra in una landa sterile. Sovente sono precipitazioni acide contenenti biossido di zolfo: danneggiano l’agricoltura e corrodono i monumenti. Altre zone sono state desertificate, impedendo le precipitazioni. Le temperature salgono, a causa delle manipolazioni climatiche. Le correnti atmosferiche portano i veleni in ogni dove: non esistono confini. Micidiali onde elettromagnetiche, sormontando ogni barriera, sommergono anche gli angoli più sperduti.

Il settore primario, quello da cui dipende il sostentamento, presto cederà con un calo sia nella produzione sia nella produttività. Si creerà un effetto domino che porterà ad una crisi alimentare senza precedenti ed al dissesto nell'erogazione dei servizi.

Qualsiasi intervento per tentare di ripristinare i fragili equilibri ambientali, di fronte a questo pesante attacco alla flora, alla fauna ed all'umanità, è votato al fallimento: è come togliere, con un bicchiere, l'acqua da un'imbarcazione che sta rapidamente affondando. Né la marginale agricoltura biologica né la ridicola produzione di energie rinnovabili né qualche movimento per la protezione degli ecosistemi potranno invertire o solo correggere la rotta. Questo accade perché le istituzioni sono corrotte ed a causa della massa decerebrata che, con le sue scelte eterodirette, imprime il moto all’infernale macchina degli eventi, destinati a precipitare in una serie di catastrofi di proporzioni planetarie. Naturalmente i primi a subire le conseguenze deleterie del crollo saranno i sostenitori del sistema, sia quelli consapevoli sia gli ignari.

La crisi, benché abbia origini artificiali, essendo stata orchestrata dalle élites, ha effetti molto reali, tangibili e, con il passare del tempo, le sue manifestazioni sociali, economiche e politiche si aggraveranno fino a deflagrare in modo distruttivo.

Il pericolo di pandemie, i cui virus possono esseri diffusi con gli aerei, la militarizzazione della società, la distruzione delle residue libertà, sostituite dalla licenza, completano il quadro sin qui tratteggiato sicché è comprensibile, se non si riesce a presagire nulla di buono per l'immediato futuro.

Dopo, forse...

Grillo168 - Lo Scudo della Rete

Mafia del nord nella tana di Dio



http://www.youtube.com/user/dongiorgiodecapitani

Condannata San Suu Kyi. Altri 18 mesi agli arresti. Tg aprano a reti unificate




















di Redazione

“La nuova condanna inflitta dalla giunta militare birmana sostenuta dal governo cinese, al premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi, e al pacifista Usa, rappresentano una grave ferita al diritto internazionale e a quanti ancora credono nella inviolabilità dei diritti umani e civili. Ci auguriamo che questa indignazione vada oltre lo sdegno verbale e si trasformi in una pressione reale e asfissiante nei confronti della Birmania e dei suoi alleati”. Lo afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. “Per una volta ci piacerebbe davvero che tutti i tg, a reti unificate, dedicassero oggi la loro apertura a questa vergognosa condanna ridando memoria degli avvenimenti e restituendo la parola a quegli oppositori che, in patria e soprattutto in esilio, stanno tentando di contrastare un regime barbaro e sanguinario”.

“Dagli oppositori – spiega Giulietti - attraverso Cecilia Brighi, la coraggiosa sindacalista del sindacato internazionale, è arrivata anche la richiesta ad organizzare una catena di aiuti per far funzionare tre emittenti capaci di trasmettere nel territorio birmano; l’Italia potrebbe accogliere questa richiesta coinvolgendo le principali aziende del settore, la federazione e degli editori e quella dei giornalisti”. “Tra le varie iniziative che cu vedranno impegnati su questi temi – conclude il portavoce di Articolo21 – vogliamo ricordare quella dell’11 settembre prossimo nell’ambito della Biennale del Cinema in collaborazione Cinecittà Luce per una sezione dedicata al tema dei diritti umani negati, dalla Russia, alla Cina, dall’Iran alla Birmania di Aung San Suu Kyi”.

Omicidio Politkovskaya, un processo per impuniti

















10/08/2009

La Russia è il terzo Paese al mondo per omicidi di giornalisti

Un nuovo processo senza nuove indagini. Si è aperto lo scorso mercoledì il processo per l'omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaya. Il procedimento riparte dopo la sentenza della Corte Suprema russa che ha annullato la pronuncia di di assoluzione degli unici tre imputati per l'omicidio della giornalista: Serghei Khadzhikurbanov, ex funzionario di polizia, accusato di aver contribuito all'organizzazione dell'omicidio su commissione, e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov che avrebbero seguito la vittima studiando i suoi movimenti nei giorni precedenti l'omicidio.
Prosciolto, in un processo a parte, anche il quarto imputato, Pavel Ryaguzov, agente dell'Fsb (il servizio segreto russo erede del Kgb) accusato di aver fornito al killer l'indirizzo della Politkovskaya. Khadzhikurbanov, il funzionario di polizia, sarebbe implicato anche in questo caso. Secondo il quotidiano russo "Moskovskiy Komsomolets", l'unica speranza che emergano nuovi elementi dal processo è incentrata sui rapporti tra un testimone del primo processo, detto Pavlyuchenko, che lavorerebbe per i servizi segreti, e Khadzhikurbanov. Pavlyuchenko aveva dichiarato che, poco prima dell'omicidio della Politkovskaya, Khadzhikurbanov gli avrebbe detto di "essere alle prese col mondo della stampa". Khadzhikurbanov smentisce che ci fosse qualsiasi riferimento ad Anna Politkovskaya, ma potrebbe essere importante chiarire il legame tra queste dichiarazioni ed i fatti del separato processo dell'agente dell'Fsb, Pavel Ryaguzov.

Un nuovo processo che scontenta tutti. Non ci sarà una effettiva riapertura del caso, non ci saranno nuove indagini, non verranno raccolte nuove prove. Gli unici imputati saranno nuovamente gli stessi già assolti nel primo processo, cioè i presunti complici dell'assassinio. A quasi tre anni dal brutale omicidio di Anna Politkovskaya, uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006 a colpi di pistola nell'ascensore di casa sua, ancora non sono stati scoperti ne' il mandante, ne' il movente dell'omicidio, né l'esecutore materiale, che potrebbe essere il terzo fratello Makhkudov. Ecco perché, già durante il primo processo, alcuni giornali scrivevano chiaramente che dal momento in cui è stato evidente che fosse implicati l'Fsb le reali indagini sull'omicidio di Anna si sono interrotte ed è sceso un velo di omertà.
La Cpj , Commitee to Protect Jounalists, alla notizia della richiesta di nuove indagini sull'omicidio della Politkovskaya ha dichiarato: "Sosteniamo l'appello della famiglia della Politkovskaya perché ci sia una rinnovata ed approfondita fase di indagine. E' necessario che la procura fortifichi l'impianto probatorio prima che vengano nuovamente processati gli imputati. Le autorità devono concentrare le proprie risorse nell'identificare, arrestare e condannare tutti gli assassini di Anna - compreso l'esecutore materiale, l'intermediario ed i mandanti del suo omicidio".

Anna Politkovskaya era corrispondente della Novaya Gazeta, quotidiano dell'opposizione.
I suoi articoli sulla seconda guerra in Cecenia, le torture, esecuzioni di massa, rapimenti ed abusi dei militari russi sui civili ceceni l'avevano resa una delle figure di maggior rilievo nella denuncia delle violazione dei diritti umani nel Paese, tanto che nel 2002 fu la stessa Politkovskaya a trattare la liberazione di alcuni ostaggi con i terroristi ceceni che avevano preso d'assalto il teatro della Dubrovka, a Mosca. La giornalista era stata più volte minacciata di morte ed aveva subito un tentativo di avvelenamento nel 2004. Nel novembre 2006 moriva a Londra Alexander Litvinenko, ex colonnello del Kgb ed oppositore di Putin, rifugiatosi in Gran Bretagna e avvelenato mentre indagava sull'omicidio di Anna Politkovskaya.

In Russia gli omicidi dei giornalisti restano impuniti. I dati della Cpj mostrano che la Russia è al terzo posto per le morti di giornalisti legate al loro lavoro, preceduta solo dall'Iraq e dall'Algeria. L'ultimo omicidio risale a meno di un mese fa, il 15 luglio, con l'assassinio di Natalya Estemirova che, come la Politskovskaya, aveva denunciato i crimini russi compiuti contro i civili in Cecenia. Solo qualche mese prima, il 19 gennaio, veniva uccisa a colpi di pistola Anastasiya Baburova, 25 anni, corrispondente freelance della Novaya Gazeta, mentre camminava per le strade di Mosca con l'avvocato per i diritti umani Stanislav Markelov, assassinato anch'egli in quel momento. La Baburova è la quarta giornalista della Novaya Gazeta uccisa dal 2000.

Segnali in controtendenza?
. Nonostante i recenti omicidi rendano evidente la condizione della libertà di stampa in Russia, dal mondo politico arrivano segnali che appaiono in controtendenza. In aprile Dmitry Medvedev è stato il primo Capo di Stato russo a rilasciare un'intervista alla Novaya Gazeta, ne ha visitato gli uffici ed ha promesso una riforma del sistema giuridico che tuteli i giornalisti. All'interno di un più ampio piano legislativo contro la corruzione, le nuove norme dovrebbero garantire ai giornalisti che indagano su fatti di corruzione di ottenere la protezione speciale che viene accordata ai testimoni in pericolo durante i processi.Interessi politici e libertà. In occasione della morte di Anna Politkovskaya, Joan Smith, giornalista dell'Independent, scriveva che "l'impegno di Putin nella cosiddetta guerra al terrorismo e la dipendenza dei paesi occidentali dalle risorse energetiche russe frenano i governi occidentali da una netta condanna del governo russo". Erano gli anni dell'amministrazione Bush. Il mese scorso in un'intervista alla Novaya Gazeta, il nuovo Presidente statunitense Barack Obama aveva risposto con estrema cautela alla domanda di un giornalista su quale sarà l'attenzione della nuova amministrazione degli Stati Uniti sul rispetto dei diritti umani in Russia, sottolineando gli interessi comuni dei due Paesi nella lotta agli estremisti in Afghanistan e Pakistan e il comune interesse nel rispetto dello stato di diritto. La linea politica sulla libertà d'espressione in Russia non pare mutata.

In Russia gli omicidi dei giornalisti restano impuniti. I dati della Cpj mostrano che la Russia è al terzo posto per le morti di giornalisti legate al loro lavoro, preceduta solo dall'Iraq e dall'Algeria. L'ultimo omicidio risale a meno di un mese fa, il 15 luglio, con l'assassinio di Natalya Estemirova che, come la Politskovskaya, aveva denunciato i crimini russi compiuti contro i civili in Cecenia. Solo qualche mese prima, il 19 gennaio, veniva uccisa a colpi di pistola Anastasiya Baburova, 25 anni, corrispondente freelance della Novaya Gazeta, mentre camminava per le strade di Mosca con l'avvocato per i diritti umani Stanislav Markelov, assassinato anch'egli in quel momento. La Baburova è la quarta giornalista della Novaya Gazeta uccisa dal 2000.

Segnali in controtendenza?. Nonostante i recenti omicidi rendano evidente la condizione della libertà di stampa in Russia, dal mondo politico arrivano segnali che appaiono in controtendenza. In aprile Dmitry Medvedev è stato il primo Capo di Stato russo a rilasciare un'intervista alla Novaya Gazeta, ne ha visitato gli uffici ed ha promesso una riforma del sistema giuridico che tuteli i giornalisti. All'interno di un più ampio piano legislativo contro la corruzione, le nuove norme dovrebbero garantire ai giornalisti che indagano su fatti di corruzione di ottenere la protezione speciale che viene accordata ai testimoni in pericolo durante i processi.

Interessi politici e libertà. In occasione della morte di Anna Politkovskaya, Joan Smith, giornalista dell'Independent, scriveva che "l'impegno di Putin nella cosiddetta guerra al terrorismo e la dipendenza dei paesi occidentali dalle risorse energetiche russe frenano i governi occidentali da una netta condanna del governo russo". Erano gli anni dell'amministrazione Bush. Il mese scorso in un'intervista alla Novaya Gazeta, il nuovo Presidente statunitense Barack Obama aveva risposto con estrema cautela alla domanda di un giornalista su quale sarà l'attenzione della nuova amministrazione degli Stati Uniti sul rispetto dei diritti umani in Russia, sottolineando gli interessi comuni dei due Paesi nella lotta agli estremisti in Afghanistan e Pakistan e il comune interesse nel rispetto dello stato di diritto. La linea politica sulla libertà d'espressione in Russia non pare mutata.

Chiara Avesani

GABBIE SALARIALI
















DI MARIO GROSSI
mirorenzaglia.org

L’ha scritto Giovannino Guareschi che il sole d’estate, nella Bassa, picchia forte e la canicola si abbatte sulle nuche dei Padani come un maglio stordente. Per questo mi sono abituato alle solite esternazioni agostane di Calderoli. Semplicemente le considero figlie di quei bollenti demoni meridiani che in lui evidentemente si affollano al punto tale da tracimare incontinenti. Badate bene, spesso i suoi ragionamenti sembrano sensati, ma a guardarli bene si mostrano per quello che sono. Escrementi.

Quest’estate è la volta delle gabbie salariali. La scenetta si replica simile ad altri passati siparietti. La dichiarazione provocatoria del leghista duro e puro, il codazzo dei Sacconi che plaudono all’ideona, la CGIL che insorge per bocca dell’Harrison Ford dei rossi, la parziale retromarcia di Calderoli frenato dal PDL.Tutto già visto.



A condire di pepe la sceneggiata di quest’anno ci si è messa una ricerca della Banca d’Italia che ha sentenziato (e se lo dice la Banca d’Italia!) che al Sud il costo della vita è mediamente inferiore del 17% rispetto al Nord. Da qui la dichiarazione di Calderoli che gli stipendi dei salariati nordici dovrebbero essere più alti e da qui la ripresa di Sacconi che si dice favorevole a contrattazioni territoriali, deprecando solo la terminologia. Gabbie salariali è reputato inelegante, antiestetico. Che magnifico snob questo Sacconi, arriccia il naso disgustato da simile volgarità linguistica.

Andrà a finire che, invece di aumentare i salari ai lavoratori del Nord, diminuiranno prima quelli dei meridionali e poi quelli di tutti. Lo spirito della gabbia sarà rispettato, le differenze salariali tra Nord e Sud ci saranno lo stesso, i soliti noti ci faranno su i loro soldi, il lavoratore terrone se la prenderà in quel posto ancora una volta, trascinandosi dietro tutti gli altri. Se così fosse, se si spargesse la voce che al Sud i dipendenti si possono pagare meno, ci sarebbe il solito assalto alla diligenza, tanto noto in Italia, per definire da dove comincia il Sud.

Anch’io se fossi un imprenditore darei battaglia formidabile su questo punto. Il vantaggio economico sarebbe enorme. Se potessi dimostrare che la mia fabbrichetta è ubicata al Sud, immediatamente intascherei cospicui utili aggiuntivi sulla pelle dei lavoratori. Un tempo la CasMez, la famigerata Cassa del Mezzogiorno, finanziava iniziative industriali anche a Pomezia, a Velletri. Venafro è diventata terra di conquista, come Lanciano, per nuove speculazioni industriali spesso abortite.

Naturalmente c’è chi lotterebbe per dimostrare, come dicono da anni, che il Sud comincia al di là del Po, così tutti gli industriali emiliani ne usufruirebbero. Tutto il polo ceramico tra Sassuolo, Fiorano, Modena ne sarebbe avvantaggiato. Lo stesso Luca Cordero di Montezemolo potrebbe strizzare un po’ le palle ai suoi. La Marcegaglia, già agevolata per gli stabilimenti di Forlì e Ravenna, dal canto suo, condurrebbe una spietata battaglia per dimostrare che anche lo stabilimento di San Giorgio Nogaro in provincia di Udine deve rientrare nella fascia meridionale, essendo ubicato nella propaggine meridionale, ora italica, della Slovenia, nota regione del Sud dell’Impero Austroungarico. Subito affiancata dalle rivendicazioni degli imprenditori altoatesini che, con nome cambiato in imprenditori sudtirolesi, rivendicherebbero la loro meridionalità nei confronti del Tirolo del Nord e dell’Austria.

Tutto il Piemonte industriale insorgerebbe se fosse escluso dalle agevolazioni. Non sono forse i Piemontesi, i cugini meridionali cisalpini di quei cittadini transalpini che popolano quella terra di Savoia che è meridione francese? E che dire della Valle d’Aosta e di tutte le altre valli. Sono anch’esse adagiate sul versante meridionale delle Alpi e avrebbero diritto allo sconto. Come vedete, alla fine (e non dite che sto sragionando, gli esempi in Italia di questo tipo si sprecano), i salari diminuiranno per tutti.

Ma che cosa poi è più caro al Nord? Spulcio dai giornali e scopro intanto che cosa costa uguale. La benzina aumenta per tutti e costa in tutta Italia lo stesso. I treni, gli aerei, i traghetti (a parte qualche agevolazione per i residenti) non sono dissimili. Per equità, se passassero le gabbie salariali, i costi dei trasporti, dovrebbero calare al Sud. Ci si troverebbe in un guazzabuglio incredibile. Perché un salariato del Nord acquisterebbe un biglietto Milano - Reggio Calabria ad una cifra maggiore rispetto ad un salariato del Sud. Ma che cosa succederebbe per il biglietto di ritorno Reggio Calabria - MiIano? Teoricamente il salariato nordico dovrebbe pagare sempre di più il biglietto. Allora dovrebbe esibire la sua busta paga al bigliettaio. Qui sorge un altro problema. Nel caso l’azienda, sua datrice di lavoro, avesse varie fabbriche disseminate in tutta Italia che cosa conta l’indirizzo legale o la sede di lavoro? La sede di lavoro, direi io. E allora il lavoratore dovrebbe esibire un documento o un certificato di residenza. Ma l’affare si complica ancora. Perché un lavoratore potrebbe lavorare in una fabbrica avendo la sua residenza in un altro luogo d’Italia. E allora il datore di lavoro dovrebbe rilasciargli una lettera (autenticata, naturalmente da un notaio) in cui dichiara, sotto la sua responsabilità, che il lavoratore presta servizio presso quello stabilimento. Davvero complicato. Forse sarebbe meglio, allora, istituire dei biglietti razziali. Tutti i terroni avranno un biglietto giallo con una tariffa e tutti i polentoni avranno un biglietto blu con un’altra tariffa.

Anche questo non funziona. Penso al mio caso. Nato a Pisa, da padre romano e madre siracusana, con nonno materno greco e bisnonna paterna inglese. Ho vissuto a Pisa, Lodi, Napoli, Grottaferrata, Frascati, Cagliari, Jejel (Algeria). Io chi sono? Biglietto giallo o blu? Per facilitare le cose si potrebbe cucire sui vestiti dei meridionali un simbolo giallo. Forse è la cosa più semplice. Ma conoscendo le abitudini levantine dei sudisti non si avrebbe mai la certezza che tutti se lo sono cucito addosso. Anche l’energia elettrica, il gas, il metano hanno tariffe praticamente unificate.

Qui è il Nord che insorgerebbe, sostenendo che è ingiusto avere tariffe uguali. Il clima al Nord impone di riscaldare di più le case e quindi il metano per equità dovrebbe costare meno al Nord che ne consuma di più. Si accoderebbero gli abitanti del comprensorio del Pollino, sostenendo, a ragione, che la Sila pur essendo profondo Sud è fredda più delle Alpi, spalleggiati dagli abitanti di Enna provincia più alta d’Italia e fredda anche se in Sicilia.

Ma nel differenziare i salari con le gabbie ci sarebbero altri problemi gravi da risolvere. Rispondete voi se vi riesce. La escort più famosa d’Italia, la D’Addario, quando la dà a Berlusconi a Bari dovrebbe essere pagata meno di quando gliela dà ad Arcore? Un bel problema davvero, che rende intricatissima una vicenda già intricata.

Tra le tante poi si scopre che gli hotel sono più economici al Sud che al Nord. Qui la richiesta di Calderoli diventa inaccettabile. Per un milanese non incide certo il costo di un albergo a Milano. Lui a Milano ha casa, mica va in albergo. E così il fatto che gli hotel sono meno cari al Sud costituisce un vantaggio per il Nord non uno svantaggio.

Poi c’è il capitolo ristorazione. Al Nord i ristoranti sono più cari anche del 30% rispetto al Sud. E anche qui avrei qualcosa da dire. Se a Milano si pretende di mangiare una cassata siciliana fresca di giornata non si può pretendere che costi come a Palermo. Lo stesso dicasi per il pesce. A Bari si può avere a prezzo contenuto perché pescato lì fuori. A Milano il problema potrebbe risolversi se si costruissero degli allevamenti di spigole e orate all’Idroscalo. È come ordinare polenta taragna a Catania o stufato d’alce ad Agrigento. Se li trovate avete idea di quanto possono costarvi?

Quello che in realtà costa in modo diverso e che fa la vera differenza, sono le case, gli affitti e i servizi privati come le visite mediche specialistiche. Anche qui non è semplice districarsi. Non è che in tutto il Nord le case e gli affitti costano di più. Ci sono casi e casi. Un mio collega veneto ha acquistato un casale con terreno a Maserà di Padova per una cifra che era esattamente la metà di quella che ho dovuto sborsare io per un appartamento a Frascati. E così per gli affitti: un attico a Piazza di Spagna e un appartamento alla Sgurgola hanno quotazioni diverse pur essendo tutti e due al Sud (Centro Sud diciamo).

Poi ci sono le visite specialistiche e qui non si capisce perché un oculista nordico debba rendere le sue prestazioni a un prezzo maggiore del 35% o giù di lì rispetto a uno del Sud. E qui subito insorgerebbero i professionisti nordici. Gli affitti sono più alti, le assistenti costano di più (anche quelle in nero), tutto è più caro e quindi anche le prestazioni nostre devono essere più care.

Alla fine comunque la vera differenza sta negli affitti e nel costo delle case. Allora invece di differenziare i salari tra Nord e Sud, idea che trovo bizzarra, si potrebbe proporre un’altra idea bizzarra. Un patto corporativo tra categorie. I proprietari dei terreni edificabili del Nord vendono i loro lotti al prezzo di quelli del Sud. I costruttori del Nord vendono le loro case al prezzo di quelle del Sud, visto che non devono ribaltare sull’acquirente un sovrapprezzo per il terreno. I proprietari d’immobili del Nord stipulano nuovi contratti con i loro inquilini per portarli al livello di quelli del Sud. I professionisti applicano tariffe calmierate visto che non hanno più bisogno di prezzi aggiuntivi sulle loro parcelle, da girare ai proprietari sotto forma di canoni di locazione alti.

Per i servizi pubblici ognuno si tiene quelli che ha. E qui il meridione dovrebbe insorgere visto lo schifo in cui versa la sanità e la pubblica amministrazione da quelle parti.

Un colpo di sole anche per me? Quando mai le corporazioni e le lobby accetterebbero minori guadagni in nome della giustizia sociale? E se ci pensasse lo Stato, costringendoli? Tra le gabbie salariali “liberamente” contrattate e il patto corporativo imposto quale sponsorizzereste ?

Mario Grossi
Fonte: www.mirorenzaglia.org
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=8760

Innse: mancano solo i cappucci e siamo a Guantanamo













di Redazione

Stamattina una rappresentanza di Articolo21 ha portato la solidarietà della nostra Asso-ciazione ai quarantanove lavoratori della INNSE di Lambrate a Milano che da un anno e mezzo lottano per mantenere attiva la loro azienda. I quattro operai e il delegato sindacale che da quattro giorni stanno sospesi su un carro ponte per impedire lo smantella-mento dei macchinari ha trascorso una nuova notte in totale isolamento, al limite delle condizioni di sopravvivenza.

Stupisce vedere tanti poliziotti impegnati a impedire che i miti e pacifici colleghi di lavoro possano entrare nel capannone per comunicare con i compagni che hanno il merito di aver richiamato l’attenzione della stampa e della tv su questa vicenda incredibile ma reale di una fabbrica che va bene ma che la proprietà vuole chiudere per cedere l’area alla speculazione edilizia. Nessuno può raggiungerli tranne, una volta al giorno e previa ispezione del personale della questura, un medico e una persona incaricata di portare loro “per motivi umanitari” un po’ d’acqua e un po’ di viveri. “Non possono lavarsi, su-biscono da più di cento ore un temperatura infernale, per fare i loro bisogni devono comportarsi come i cani, è loro impedito di vedere i familiari. Manca solo il cappuccio e siamo a Gantanamo” dice Gino, uno dei tanti operai di altre fabbriche sono qui a presidiare la INNSE e a tenere i contatti con la stampa.
“In Cina, in Iran, in Venezuela oscurano Internet per mettere a tacere le voci libere. Qui semplicemente è bastato tagliare l’energia elettrica ai cinque operai che stanno sul carro ponte per impedire loro di ricaricare le batterie dei cellulari e comunicare con il resto del mondo, a cominciare dai figli, dalle moglie, dagli amici che stanno ai cancelli della fabbrica” spiega Giovanna, “la censura è la stessa; così si vuole oscurare la libertà pri-maria di comunicare e informare” .
Poi Gino si rivolge a tutti giornalisti presenti :”L’appello dei cinque colleghi che a nome di tutti noi stanno conducendo questa pacifica lotta perché la INNSE continui a vivere è rivolto a tutti i media, perché continuino a informare, a teneri accesi microfoni e teleca-mere su questa vicenda, a dispetto di chi, molto in alto, vorrebbe che cadesse il black out sulle lotte dalla INNSE, anzitutto oscurando i TG e i GR del servizio pubblico.”

NIBIRU e le conseguenze del suo imminente passaggioda immagini di Crop Circle

IL BUNKER IN NORVEGIA ESISTE - SERVIZIO DELLA CNN - NIBIRU - PIANETA X 2012