lunedì 17 agosto 2009
LA GUERRA AL TERRORISMO E' UN MITO

Giovedì, 13 agosto
Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel
Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.
“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell'11 settembre. Gli attentati dell'11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L'apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo".
Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito GeoPolIntel che ha realizzato un'analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).
Prima di affrontare l'intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l'intervista con il paragrafo seguente.
“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l'Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l'esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.
Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell'Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l'Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l'esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest'ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l'alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l'intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO".
ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l'abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?
Webster G. Tarpley: Come ho scritto in Obama, The Postmodern Coup, la politica generale dell'amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l'Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l'Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l'Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.
Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l'approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient'altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.
Anche l'India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l'Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l'Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l'opera del gruppo “soft power" (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità") ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l'International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell'uomo.
Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell'ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure". Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall'industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l'analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un'esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l'umanità deve affrontare.
ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l'Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l'Iran con l'arma atomica, come diceva Schneider JR?
Webster G. Tarpley: Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l'uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l'Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.
ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all'Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l'Iraq di Saddam Hussein?
Webster G. Tarpley: In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l'Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro Obama: The Unauthorized Biography. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l'Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l'idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell'Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com'era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c'era nessun programma d'armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d'Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu & co.
ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l'Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?
Webster G. Tarpley: Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest'argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all'industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d'oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell'energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l'iniziativa “Atomi per la pace" di Eisenhower.
Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l'esame di un'applicazione importante dell'energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l'India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.
ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l'allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?
Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l'allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest'ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l'attacco kamikaze contro la Russia nell'agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell'ultima avventura di questi cleptocrati dell'FMI a Kiev? Quando la Germania dell'Est è stata reintegrata nella Germania dell'Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell'ex Germania dell'Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l'idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.
Tenendo conto dell'impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l'interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell'Ovest quasi ogni inverno.
ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell'impianto dello scudo spaziale in paesi dell'Europa dell'Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html
Webster G. Tarpley: Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l'angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà". L'altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all'allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l'estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.
ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell'integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?
Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell'organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell'operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l'opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand'era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un'eventuale invasione sovietica dell'Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l'Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l'attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.
ReOpen911 : Riguardo all'11 settembre, pensa che possa nascere un'inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un'azione internazionale come i "Politics for 9/11 Truth" (NdT: Dirigenti politici per la verità sull'11 settembre)
Webster G. Tarpley: L'importanza del movimento per la verità sull'11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell'11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull'11/9, così come sull'affaire del B-52 “canaglia" (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l'agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l'avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l'Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell' 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell'11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l'avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell'11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell'11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all'attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.
Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l'11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell'Establishment di Wall Street contro l'agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l'implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l'indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull'11/9.
ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell'11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?
Webster G. Tarpley: Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all'interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l'insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l'amministrazione di F.D. Roosevelt.
Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un'epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l'attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all'apatia, a un'alienazione attraverso la cultura popolare.
ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un' “educazione delle masse"; secondo lei, un'azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all'ordine del giorno?
Webster G. Tarpley: Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d'espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d'espressione. Vorrebbero ridurre l'ambito della libertà d'espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un'idea alquanto strana in giurisprudenza.
Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l'ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d'obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest'ultimo è tentato di offrire un'ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.
ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?
Webster G. Terpley: Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d'azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l'accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.
Le persone devono capire che l'azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.
ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?
Webster G. Tarpley: Non c'è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.
Innanzitutto, le leggi dell'economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro Surviving the Cataclysm (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell'economia mondiale.
Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura" altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell'1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.
Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell'esistenza umana.
Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l'economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d'acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell'energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l'umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.
Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell'Africa, dell'Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell'America Latina, dell'Europa dell'Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.
Bisogna interessarsi ai grandi progetti d'infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l'istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority" per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l'Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l'alto Nilo e l'alto Congo.
Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli". Quest'alternativa non è cambiata molto. La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive.
ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley
Fonte: http://www.reopen911.info
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/
13.07.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI
La Innse, il lavoro e la banda del cemento

di Stefano Zoja 14 Agosto 2009
Per otto giorni quattro operai e un sindacalista si sono barricati su una gru, a 17 metri d’altezza. Lottavano per tenere aperta la fabbrica metallurgica milanese Innse, e hanno spiazzato tutti in questo inizio di agosto. La condizione operaia è tornata a esistere, ora che i media l’hanno lasciata vedere. Ma i significati di questa storia, che dura in realtà da oltre un anno, non finiscono qui.
“Innsegnano” titolava il Manifesto. Era il secondo giorno della protesta della gru: quattro operai più un delegato sindacale erano saliti su un carroponte della fabbrica milanese di via Rubattino, a 17 metri d’altezza. Sì, c’è da imparare dalla visionarietà e dalla grinta della protesta della gru. Mentre una solidarietà quasi antica cresceva intorno ai capannoni. E non solo il Manifesto ma, per una volta, tutti i principali telegiornali e quotidiani nazionali hanno illuminato la scena della protesta.Ma insegnano, gli operai della Innse, soprattutto quando i riflettori sono spenti. Lo hanno fatto prima del circo del carroponte, quando per 14 mesi, nell’anonimato, hanno presidiato la loro fabbrica, notte e giorno. Hanno fatto la guardia ai capannoni e ai macchinari che Silvano Genta, improvvisato padrone di fabbrica e sicario della speculazione edilizia, avrebbe voluto svendere, sfilando il lavoro – che c’era – a 49 operai. E insegnano ora che il gruppo Camozzi di Brescia ha rilevato la fabbrica, garantendo l’occupazione e il rilancio. Ora le telecamere se ne vanno, il nemico pure, ma loro, gli operai, la fabbrica non la mollano più, anche se il pericolo è passato, anche se l’azienda è salva e i macchinari non li porterà via nessuno. Fino a ottobre, quando la produzione riprenderà, loro staranno lì. Perché, come certa saggezza vuole, “non fidarsi è meglio”.
Ci sono tutti gli anacronismi del caso in questa storia, e forse è per questo che colpisce così. Distanza dal passato, innanzitutto. Il movimentismo operaio è scomparso da tempo, e persino gli operai ci si poteva chiedere se esistessero ancora. Sepolti come soggetto politico e non più pervenuti come corpo sociale. Oggi nella percezione collettiva il lavoro, quando c’è, è precario e immateriale, altro che presse e ruote dentate.
Così, ritrovare delle tute blu e il loro orgoglio, improvvisamente, un giorno d’agosto fuori da una fabbrica metallurgica è stato uno shock per tutti. Quasi fosse una pittoresca improvvisazione teatrale, folklore che ha richiamato anche i media mainstream. Che forse, anche loro disorientati, non hanno avuto i riflessi per capire davvero a chi stavano offrendo il megafono. Vedremo nei prossimi mesi, quando l’autunno della crisi potrebbe ispirare la protesta latente. L’effetto emulazione già s’intravede, come succede per i quattro operai ora sulla torre della “Calci idrate Marcellina” nel Lazio, in esplicita imitazione dei gruisti della Innse.
Comunque sia, per molti giorni di seguito gli italiani, stupiti nelle loro case di vacanza, hanno rivisto montare la protesta operaia. Una protesta radicale ma corretta, assai poco aggreessiva se la si confronta con i rapimenti di manager che hanno corso oggi in Francia. Eppure incisiva come in Italia non accadeva da anni.Ma un altro forte anacronismo di questa lotta è rivolto al futuro. Riguarda la speculazione edilizia e la salvaguardia del territorio. C’è una saldatura fra la lotta contro la giustizia sociale e quella per la sostenibilità. Il meccanismo a orologeria che stava per stritolare la Innse aveva origine dalla speculazione edilizia. I terreni su cui l’azienda sorge varrebbero parecchio di più se riconvertiti all’edilizia residenziale e per uffici. Un valore che sarebbe rimasto per intero nelle tasche del rottamatore Genta, della Aedes, l’immobiliare che possiede l’area, e dei futuri costruttori. Oltre che, sotto forma di tasse, nei bilanci del Comune.
Senza voler credere a una rete di interessi tra affaristi e amministratori pubblici, che fin dall’inizio hanno dimostrato un’insolita pigrizia nella difesa di un’azienda di prestigio. Di fatto, Genta aveva il compito di liquidare un’azienda in salute, facendola passare per decotta, in modo da liberare i terreni per l’edificazione. Con l’acquiescienza delle istituzioni.
Il fatto è che speculare sul mattone è oggi molto più redditizio e meno rischioso che gestire un’azienda vera. Nonostante la popolazione italiana sia in calo e le fasce svantaggiate continuino ad avere problemi abitativi, nel nostro paese si costruisce come matti, ben più che all’estero. Soprattutto seconde case e immobili di pregio. I recenti dati di Legambiente sulla cementificazione del suolo italiano (un’area delle dimensioni di Lazio e Abruzzo messe insieme se n’è andata fra il 1990 e il 2005) la dicono lunga sulla lobby degli affaristi a rischio zero. O a rischio ritardato, poiché sempre di speculazione si tratta. Dunque si ottiene un prestito in banca, si rileva un’area più o meno edificabile, vi si costruisce sopra qualcosa e lo si rivende a una cifra molto più alta dei costi. L’eventuale scoppio di bolle immobiliari è un rischio trascurato o comunque distante. Sempre meglio che fare gli imprenditori, comunque, e gestire un’azienda vera, con i mercati così imprevedibili e affollati, e i lavoratori che possono inventarsi proteste strane.
La speculazione edilizia, un po’ come quella finanziaria, è la scorciatoia di oggi e di domani per l’arricchimento facile. E’ il sacrificio di diritti, saperi e opportunità di tanti in nome del vantaggio di pochi. E’ il vassallaggio del pubblico nei confronti del privato. E’ il disprezzo dei lavoratori e del lavoro in sé, quando i soldi si possono fare con i soldi, o attraverso i mattoni e la calce. Il che significa non solo meno natura e territorio. Ma anche meno lavoro, come tutte le volte che un palazzo inutile sostituisce un campo agricolo, oppure una fabbrica.
Era proprio questo il caso della Innse, una battaglia per il lavoro combattuta non contro un padrone tradizionale, un imprenditore magari sfruttatore, ma contri i cementificatori e la rete di poteri che li agevola. Il tutto nella progredita Lombardia, talmente risucchiata dal vortice delle speculazioni (e ora arriva l’Expo), da non sapere più tutelare nemmeno le piccole e medie imprese che l’hanno resa grande in Europa.
Ora che questi operai hanno reinventato la lotta, anche ambientalisti e altermondialisti del terzo millennio dovrebbero fare fronte comune. Tanti sarebbero gli interessi condivisi. Non è solo questione di verde e ambiente. Ma anche e soprattutto di quali forme di sviluppo scegliamo. Se crediamo di dover confermare al lavoro un valore nell’emancipazione degli individui, quali mezzi vogliamo rendere ammissibili per il puro fine di fare soldi, e se questo fine possa mai stare da solo. E’ qui che la Innse insegna. Loro, gli operai, si sono garantiti un futuro. Ma anche noi possiamo sperare che la creativa tenacia dell’Innse ci lasci un’ispirazione nuova.
Appello per il risarcimento del debito climatico

Sabato 15 Agosto 2009 Ecoportal
Diverse organizzazioni sociali, ambientaliste, contadine, di donne, religiose hanno firmato e diffuso nei giorni scorsi un appello per chiedere il risarcimento del debito climatico del nord del mondo nei confronti del sud del mondo. I popoli del sud del mondo chiedono al mondo ricco e industrializzato di riconoscere le proprie responsabilità passate e presenti rispetto alle cause e alle conseguenze del cambiamento climatico e di pagare immediatamente e completamente il debito climatico che hanno verso i paesi, la gente e le comunità povere. Ne alleghiamo il testo.
Appello per il risarcimento del debito climatico
Noi, i gruppi e le organizzazioni che promuovono questo appello, includendo le organizzazioni per lo sviluppo, l'ambiente, il genere e i giovani, le comunità religiose, i popoli indigeni e i movimenti per la giustizia sociale e economica in Africa, Asia, America Latina e Caraibi, Europa e America del Nord, chiediamo al mondo ricco e industrializzato di riconoscere le proprie responsabilità passate e presenti rispetto alle cause e alle conseguenze del cambiamento climatico e di pagare immediatamente e completamente il debito climatico che hanno verso i paesi, la gente e le comunità povere.
Il cambiamento climatico minaccia l'equilibrio della vita sulla Terra. Il livello degli oceani sta crescendo e le loro acque si stanno acidificando; le calotte glaciali e i ghiacciai si stanno ritirando; i boschi, le barriere coralline e altri ecosistemi si stanno rovinando o stanno collassando. Anche l'esistenza di di alcune comunità è in pericolo, mentre tante altre affrontano ostacoli sempre maggiori al loro sviluppo. È reale la minaccia di una catastrofe climatica, situazione che se non riusciamo a modificare, porta al rischio sempre maggiore di fenomeni atmosferici sempre più violenti, al collasso del sistema alimentare, alle migrazioni di massa, a conflitti umani senza precedenti.
I popoli, le comunità e i paesi poveri sono coloro che meno hanno contribuito al cambiamento climatico, però sono le principali vittime e coloro che subiscono i danni maggiori. Coloro che vivono una situazione di maggior rischio sono le donne, i popoli indigeni, i poveri, i piccoli agricoltori e contadini, i pescatori tradizionali e le comunità delle foreste, i popoli che hanno scarse risorse d'acqua, i giovani e altri gruppi vulnerabili ai danni e agli impatti alla salute generati dai cambiamenti climatici.
Al contrario, la responsabile del cambiamento climatico è una minoranza ricca di paesi, imprese e persone. I paesi sviluppati rappresentano meno di un quinto della popolazione mondiale, ma hanno emesso quasi tre quarti di tutte le emissioni inquinanti. Le emissioni di questi paesi, tanto del passato quanto attuali, persistono in atmosfera e sono la causa principale del riscaldamento attuale e di quello che già sta compromettendo il futuro.
I paesi sviluppati hanno utilizzato più della quota che corrisponde loro dello spazio atmosferico. Utilizzando come misura base la popolazione, nel passato sono stati responsabili di una quota di emissioni dieci volte superiore a quella dei paesi in via di sviluppo. Oggi, le loro emissioni per persona sono quattro volte quelle dei paesi in via di sviluppo.
Per il loro sproporzionato contributo alle cause e agli impatti del cambiamento climatico, i paesi sviluppati hanno un doppio debito climatico con la maggioranza povera:
- per le loro eccessive emissioni del passato e attuali – negando ai paesi in via di sviluppo la corretta quota di spazio atmosferico – hanno contratto un “debito di emissioni” con i paesi in via di sviluppo;
- per il loro contributo sproporzionato agli impatti del cambiamento climatico – che obbliga i paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai sempre maggiori impatti e danni per il cambiamento climatico – hanno contratto un “debito di adattamento” con i paesi in via di sviluppo.
L'insieme di questi debiti – debito di emissioni più debito di adattamento – costituisce il debito climatico, che è parte di un debito economico, sociale e ecologico più grande che il mondo ricco e industrializzato ha verso la maggioranza povera del paese.
Adempiere a questi obblighi, non solo sarebbe corretto, ma sarebbe anche la giusta base sulla quale pianificare una soluzione al cambiamento climatico. Coloro che più sono stati beneficiati da ciò che ha dato origine al cambiamento climatico devono indennizzare coloro che meno hanno contribuito al problema, me che però soffrono i peggiori effetti. È obbligo dei paesi ricchi compensare i paesi in via di sviluppo per il doppio ostacolo allo sviluppo che è stato loro imposto: la mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico, che non sono stati un problema per i paesi industrializzati nel loro processo di sviluppo, ma dei quali sono responsabili.
Ciononostante, i paesi sviluppati pretendono che venga loro condonato questo debito invece che pagarlo.
Nelle negoziazioni sul clima cercano di evitare i costi di adattamento ai paesi in via di sviluppo, evadendo il loro debito di adattamento. E cercano di continuare con un alto livello di emissioni per persona, acutizzando il loro debito di emissioni, invece che pagarlo, consumando nuovo spazio atmosferico e lasciando alla maggioranza povera del mondo il già piccolo e sempre più ridotto spazio restante.
Siamo preoccupati perché il consumo eccessivo di spazio atmosferico che i paesi ricchi del mondo continuano a mantenere a spese dei paesi poveri - che necessitano di energia e risorse per la costruzione di scuole, abitazioni e infrastrutture che i paesi ricchi già possiedono – rende difficile qualsiasi prospettiva di soluzione per il cambiamento climatico e in questo modo mette in pericolo tutti gli abitanti del pianeta.
Affinché il risultato delle negoziazioni sul clima sia giusto ed efficace, è fondamentale, e per questo lo richiediamo – che i paesi sviluppati riconoscano e paghino tutto il debito climatico che hanno nei confronti dei paesi in via di sviluppo, iniziando da Copenhagen. Chiediamo ai paesi ricchi che:
- paghino il debito di adattamento che hanno nei confronti dei paesi in via di sviluppo, impegnandosi a compensare interamente gli impatti negativi del cambiamento climatico a tutte le persone, le comunità e i paesi danneggiati;
- paghino il debito di emissioni con i paesi in via di sviluppo, impegnandosi a ridurre il più possibile le loro emissioni nazionali e stabilendo una quantità di emissioni pari alle emissioni in eccesso passate e presenti;
mettano a disposizione dei paesi in via di sviluppo le risorse economiche e tecnologiche necessarie per coprire i costi addizionali della mitigazione e dell'adattamento al cambiamento climatico, come previsto dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico.
Soddisfare queste richieste è un prerequisito basilare affinché la Conferenza di Copenhagen a dicembre 2009, sia un successo. Questa conferenza deve essere un momento importante per la giustizia climatica – un pilastro fondamentale nel percorso verso la salvaguardia del sistema climatico del pianeta e per garantire un futuro nel quale i diritti e le aspirazioni de tutti i popoli possano realizzarsi.
www.ecoportal.net
Traduzione di Maddalena Natalicchio
Don Giorgio de Capitani, sinistra evangelica dalla Brianza

di Mauro Mauri
A leggere cosa scrive sul suo blog, un giorno sì e l’altro pure, bordate contro Berlusconi, la Lega, Comunione e Liberazione ed il capitalismo, chiunque potrebbe immaginare che Don Giorgio De Capitani, nato nel 1938 a Santa Maria, nella Brianza lecchese, sia un prete no global dall’aspetto tipo Don Vitaliano Della Scala, un prete-compagno dal look più da compagno che da prete, con tanto di barbetta ed occhialini tondi d’ordinanza: invece non è così.
Don Giorgio ha un sobrio aspetto da prete-prete, rigorosamente vestito come tale, indossa abiti neri o grigio scuro, colori che s’addicono alla chioma, tutta grigia e lievemente arricciata.
Da tredici anni –precisa l’interessato- non è Parroco, come impropriamente definito dai media, bensì sacerdote con incarico pastorale presso la Parrocchia di Sant’Ambrogio di Monte, un centinaio di case ubicate in cima ad una collina che costituiscono una microscopica frazione del Comune di Rovagnate, nemmeno tremila anime in provincia di Lecco.
Chiesa e Casa Parrocchiale, costruita con sassi a vista negli anni trenta in stile vagamente romanico, sono in una posizione davvero gradevole, un contesto da cartolina all’interno del Parco del Curone.
Sotto ai verdi campi ci sono grossi giacimenti petroliferi che una multinazionale australiana voleva estrarre, progetto abbandonato dopo una vigorosa sollevazione popolare.
Dunque Don Giorgio ha un aspetto da prete ordinario così come la sua Parrocchia e Casa Parrocchiale: alle mura ritratti di Gesù Cristo, niente foto del Che Guevara, immagini della Madonna, niente bandiere con falce e martello, fotogruppo di neo cresimati, niente “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo.
Nel piccolo studio-cucina-locale internet della Casa Parrocchiale troneggia una foto del Cardinal Carlo Maria Martini suo mentore e punto di riferimento religioso.
Alle Messe domenicali di Don Giorgio partecipano persone provenienti dalle provincie circostanti, attratte da sermoni con attacchi ai potenti della terra, a sostegno dei più deboli, dei lavoratori e dell’ambiente, argomenti affrontati con una visuale solidamente vincolata al Cristianesimo.
Le prediche riflettono il suo modo radicale di interpretare il Vangelo, pertanto è forte, molto forte il messaggio lanciato ai fedeli. Superfluo osservarlo, quelli che preferiscono partecipare ad una Messa con predica tradizionale si indirizzino verso altre chiese.
: "Don Giorgio non fa sconti a nessuno, nemmeno a me" se la ridacchia Marco Panzeri, cattolico del PD, giovane Sindaco di Rovagnate, qualche volta finito nel mirino del pulpito di Don Giorgio a causa di visioni contrastanti su problematiche locali "Ed è giusto così. Prenderlo o lasciarlo, è amato od odiato. Però a Monte tutti, incluso leghisti e gente di centrodestra, riconoscono che è davvero bravo a gestire Parrocchia ed oratorio, infatti sempre pieno di bambini" ed aggiunge "Anche il titolare della trattoria sita di fronte alla Chiesa - un Leghista DOC che spesso ha come soddisfatti clienti i “milanesi“ che la Domenica usciti da Messa prima mangiano e poi fanno una passeggiata in prati e boschi circostanti- lo riconosce, osservando però come molti concetti possano anche essere condivisi ma che non dovrebbero esser espressi dal pulpito".
Le parolacce durante la Messa non vanno proprio giù a Panzeri che rintuzza Don Giorgio "Giusto oggi l’ho incontrato ribadendogli il mio pensiero. In ogni caso ad averne di preti come lui…"
INTERVISTA A DON GIORGIO:
I suoi detrattori sostengono che il contenuto delle sue prediche le abbia causato contrasti con le istituzioni ecclesiastiche…"Non è affatto vero, Monsignor Bruno Molinari, Vicario Episcopale della diocesi, disse pubblicamente che, pur non approvando l’uso delle parolacce, condivideva i concetti espressi. Da quando sono a Monte i miei rapporti con lui ed il Cardinale Tettamanzi, già mio professore di morale in seminario, sono su un piano di grande correttezza e sincerità. Mai avuto dissidi, checché abbiano sostenuto alcuni media legati a Berlusconi"
In un comunicato aveva sostenuto che spesso i giovani vivono e muoiono da coglioni…
"Qualcuno mi rimprovera un linguaggio poco adatto ad un prete: se una parola forte serve a scuotere le coscienze, inducendo a riflettere, la uso senza pormi alcun problema"
Prete di sinistra o compagno prete?
"Non ci si deve scandalizzare se un prete è un compagno, già nel lontano 1945 don Primo Mazzolari aveva scritto un libro titolato “Il compagno Cristo”. La mia scelta è la sinistra evangelica, concetto espresso dall’ “I care” di Don Milani. E non dovrebbe essere differente per un ministro di Cristo ed i cristiani che professano autenticamente la propria fede. Vorrei essere compagno di tutti e distribuire il pane necessario alla nostra società che ha bisogno di alimentarsi con la cultura dell’essere e non dell’avere"
Dal pulpito, sermoni o comizi?
"Quando nelle prediche il prete và giù duro, anche il padrone -se è del posto- sta attento nel trattare i lavoratori in quanto sa che avere il parroco contro significa avere contro la popolazione. Incarnare il Cristianesimo significa affrontare anche tutte le problematiche che vivono gli uomini: lavoro, casa, tutela dell’ambiente"
Quante persone partecipano alla Messa domenicale?
"Alle tre messe in totale partecipano circa 500 persone, ma dopo i recenti fatti la chiesa, che può ospitare al massimo 250 fedeli, era piena ed alcuni hanno dovuto restare in piedi"
Chi sono i Giuda odierni?
"Quelli che vendono Gesù Cristo indossando i guanti bianchi, con la faccia pulita, tramite la legge del mercato. Per loro tutto è lecito pur di far soldi"
Perché tanto astio nei confronti di Berlusconi?
"Non ce l’ho con Berlusconi persona ma con la sua cultura, il Berlusconismo, la cultura dell’avere, perché conosco il male che provoca all’umanità. Berlusconi l’ha inculcata nella testa di milioni di italiani tramite TV e giornali, forse perché a lui non interessa comunicare idee che comunque non credo abbia. Ha cavalcato astutamente un momento di grande vuoto politico riempiendolo con la sua cultura. Mi preoccupa il fatto che il virus della berlusconite ha contaminato ormai tutto, anche la sinistra"
Come debellare il virus del Berlusconismo?
"Immettendo energie nuove di giovani senza paraocchi, credenti e non credenti"
Pochi giorni addietro Avvenire ha attaccato la condotta di vita del Premier…
"Ritardatari ed ipocriti: dopo averlo sostenuto, ignorando il suo stile di vita, antitesi del cristianesimo, davanti all’evidenza dei fatti incluso il frequentare le escort, il quotidiano della CEI non poteva che agire così"
Nell’ultimo discorso su Youtube ha martellato pesantemente CL: già il titolo: “La mafia nella tana di Dio”… In sintesi paragona la modalità con cui agisce CL a quella della mafia..
"Ho semplicemente detto la verità: CL –seppur in modo lecito- agisce per brama di potere, nella loro azione non c’è la minima applicazione del messaggio evangelico, il loro obiettivo è il potere. Così c’è gente –vedi il Dott. Alberto Zangrillo, medico di Berlusconi, ma ce ne sono tanti altri- improvvisatasi ciellina al fine di star vicino a chi c’è nella stanza dei bottoni.
Una volta nella sanità lombarda se non eri un uomo di Craxi non facevi carriera, ora devi essere di CL, che inoltre si muove -fortunatamente non sempre con successo- anche all’ interno della Chiesa, tentando di piazzare i suoi sacerdoti nelle Parrocchie più importanti"
In Lombardia CL è Formigoni…
"Con il passaggio del testimone a Formigoni cadremo dalla padella alla brace. Se è facile capire che tipo è l’uomo di Arcore, Formigoni e CL agiscono in modo più subdola in quanto la religione viene utilizzata per fini di potere, diffondendo così la berlusconite. CL –ribadisco- è una setta ramificata che ha puntato alla conquista della cultura, di scuole ed università, dei mass media, di ospedali, chiese ed oratori"
Chi salva a destra?
"Cristo ha detto “maledetti voi ricchi”. Di questa destra politica intesa come ideologia capitalistica salvo nulla. Sugli uomini di destra non esprimo giudizi, vorrei solo che aprissero gli occhi"
E la sinistra?
"Ho forti riserve, non abbiamo politici con gli ideali, gente che un tempo aveva smosso milioni di lavoratori. Oggi i politici di sinistra sono litigiosi per brama di potere, preoccupati di salvare il proprio cadreghino, vendono il povero per un pezzo di sedia. Comunque voterò sempre a sinistra, senza preferenze di partito. La mia scelta -ribadisco- è la sinistra evangelica"
La Chiesa oggi…
"Amo i preti d’avanguardia, i teologi sudamericani della liberazione, i dissidenti, i teologi protestanti fuori dalle righe. Sono allergico alle parole ufficialità, gerarchia e dogma. Interessante il rapporto tra cristianesimo e religione. Vorrei che la Chiesa di oggi fosse più “politica”, che incarnasse i valori di Cristo affrontando i problemi sociali dell’Uomo"
Il Cardinal Martini…
"Alla fine degli anni settanta, quando ero a Sesto, per tre anni fù il mio Cardinale, un punto di riferimento importante, persona corretta e sincera che si prendeva a cuore i casi particolari di preti poco amanti delle strutture, innovatori e perciò emarginati. Anch’io sono stato un caso particolare per lui, e lo ringrazio. Ora è a Gerusalemme ma il rapporto epistolare, via mail, è rimasto".
Viaggi Astrali - Robert Monroe ed il Programma Hemi-Sync - Sub ITA
Robert Allan Monroe (30 Ottobre 1915 - 17 Marzo 1995) era un esecutivo pubblicitario della Virginia che divenne noto per le sue ricerche sugli stati alterati di coscienza. Il suo libro 'Journeys out of the body', del 1971, è popolare per aver coniato il termine 'viaggio-fuori-dal-corpo'. Nel 1978 Monroe fondò il 'Monroe Institue', che continuò il suo lavoro dopo la sua morte. E' anche noto come uno dei fondatori del 'Jefferson Cable Corporation', la prima azienda ad aver coperto la Virginia centrale via cavo. Secondo il suo racconto, sperimentando con l'apprendimento nel sonno, nel 1958 visse un fenomeno insolito, che descrisse come sensazioni di paralisi e vibrazioni accompagnate da una forte luce che pare abbia brillato su di lui, proveniente da un angolo della sua stanza. Monroe racconta di averlo vissuto altre 9 volte prima che sfociasse in un'esperienza fuori dal corpo. Nel 1975 Monroe registrò un brevetto per un dispositivo audio-visivo creato per stimolare le funzioni cerebrali fino a sincronizzare i 2 emisferi del cervello. Affermò che questo programma poteva essere utilizzato per promuovere il benessere mentale o per far scaturire uno stato alterato di coscienza. Il concetto di Monroe fu basato su una precedente ipotesi nota come 'binaural beats' che si è diffusa, da allora, a livello commerciale nell'industria dell'auto-aiuto. Durante il periodo di studi del 'Progetto Stargate' in ciò che è chiamato 'Visualizzazione Remota', le ricerche e gli interessi di Monroe sulle OBE si estesero all'accettato ambito scientifico della visualizzazione remota. La sua amicizia personale con l'ufficiale dell'esercito Joseph McMoneagle da Fort Meade, estese la visualizzazione remota nel passato e nel futuro. McMoneagle sarebbe in seguito divenuto associato agli studi e alle ricerche del Monroe Institute. Il Consulente Media americano e lo scrittore/oratore della Casa Bianca, Donald A. Stewart, furono entrambi influenzati ed ispirati da Monroe nei loro rispettivi interessi per la parapsicologia e la ricerca psichica. Monroe è autore di altri 2 libri: 'Far Journeys' (1985) e 'Ultimate Journey' (1994). Link: http://www.monroeinstitute.org
http://www.youtube.com/user/moksha75ar