giovedì 27 agosto 2009
La Gabbia - Dossier sul muro israelano in Palestina
Dossier sul lunghissimo muro di separazione costruito dagli ebrei nei territori occupati in palestina. Vengono raccontate le espropriazioni, le distruzioni e le umiliazioni fisiche e morali a cui sono sottoposti ogni giorno i palestinesi.
http://www.youtube.com/user/NoOneWorldGovernment
Grandi Opere, Le infrastrutture dell’Assurdo

di Daniel Tarozzi
Megainceneritori, TAV, Ponte sullo Stretto di Messina: ecco alcune delle infrastrutture dell’assurdo che i governi, di Italia e del mondo, hanno costruito o si apprestano a realizzare. Nel suo libro, Marco Cedolin mette in luce l’utilità o inutilità, i costi sociali e ambientali nonché la reale natura delle grandi opere.
Marco Cedolin, lo scorso anno hai pubblicato un libro intitolato Grandi Opere, Le infrastrutture dell’Assurdo. Un titolo che non lascia molti dubbi sull’approccio all’argomento. Da cosa nasce? Come mai definisci le “grandi opere” in questo modo?Grandi Opere nasce dalla volontà di fare una riflessione a 360 gradi sul mondo delle grandi infrastrutture. Una riflessione volta a mettere in luce la loro reale natura, i loro costi, l’effettiva utilità e gli impatti ambientali e sociali determinati dalla loro costruzione. Tentando di approfondire le eventuali alternative alla realizzazione delle grandi opere ed individuare quali sono i soggetti costretti a pagarne il conto e quali i soggetti che attraverso la loro costruzione accumulano profitti miliardari.
Ho definito le grandi opere “infrastrutture dell’assurdo” poiché molto spesso la loro costruzione non è motivata da necessità oggettive, ma semplicemente dalla volontà di costruire “profitto facile” attraverso la cementificazione del territorio.
Perché qualcuno dovrebbe comprarlo?
La lettura di Grandi Opere è utile per comprendere nel finanziamento di quali progetti viene speso il denaro del contribuente. Inoltre permette al lettore di maturare una visione a tutto tondo di un tema come quello delle grandi infrastrutture, riguardo al quale giornali, TV, politica e mondo sindacale offrono una visione parcellare, il più delle volte condizionata dagli interessi economici delle lobby che li sostengono.
È passato poco più di un anno dall’uscita del libro. Quale argomento tra quelli trattati resta per te più drammaticamente attuale e quale non avevi trattato, ma adesso aggiungeresti?In linea di massima nell’anno trascorso tutti gli argomenti trattati nel libro sono rimasti drammaticamente attuali. La guerra fra Georgia ed Ossezia ha dimostrato ancora una volta quanto sia a rischio un’infrastruttura fragile come l’oleodotto BTC. In Italia è continuata la costruzione dei megainceneritori, ultimo in ordine di tempo quello di Acerra. Il processo di Firenze contro il consorzio CAVET ha messo in luce parte della profonda devastazione del territorio del Mugello determinata dalla costruzione delle gallerie del TAV Bologna – Firenze. Il governo italiano ha finanziato con 16 miliardi di euro la costruzione di nuove grandi opere, fra le quali alcune nuove tratte ferroviarie ad alta velocità ed il Ponte sullo stretto di Messina. Si ventila il ritorno in Italia delle centrali nucleari, nonostante come ampiamente documentato nel libro, sia nel nostro paese che nel resto del mondo nessuno abbia ancora individuato un qualche sistema efficace attraverso il quale stoccare in sicurezza le scorie radioattive.
Se a distanza di un anno dovessi aggiungere qualcosa, approfondirei sicuramente l’argomento centrali nucleari e parlerei del Ponte sullo Stretto di Messina. Inserirei anche il tema delle centrali a carbone “pulito” che in Italia stanno prolificando, nonostante quello del carbone “pulito” sia un ossimoro che non esiste e farei un’analisi dei progetti che riguardano i nuovi rigassificatori.
Berlusconi e il suo governo ancora una volta tentano di rilanciare le grandi opere. TAV, ponte sullo stretto, nucleare, rigassificatori, inceneritori. Siamo davvero destinati a vedere realizzate queste opere? E c’è qualche grande opera che tu ritieni necessaria?In realtà il governo Berlusconi non sta facendo nulla di differente da quello che hanno fatto i governi precedenti (se si eccettua il tema del nucleare riguardo al quale il centrosinistra era più scettico) in tema di grandi opere. L’imperativo di costruire e cementificare accomuna tutte le forze politiche in maniera assolutamente trasversale ed è stato finora portato avanti senza esitazione a prescindere dal colore della maggioranza al governo. Alcune opere hanno maggiori possibilità di venire portate a termine, altre meno, tutto dipenderà probabilmente dalle disponibilità di denaro e dalla forza di pressione determinata dai singoli gruppi d’interesse. Sicuramente è più facile scommettere sulla costruzione di decine di nuovi forni inceneritori che non sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto.
Ci sono molte grandi opere (pur non nel senso canonico del termine) di cui l’Italia avrebbe estremo bisogno. Penso alla ristrutturazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, finalizzata a diminuire il consumo energetico degli edifici. Penso alla ristrutturazione di migliaia di edifici scolastici che contengono amianto o i cui soffitti rischiano di cadere sulla testa degli studenti. Penso ad un progetto che riorganizzi il sistema di distribuzione dell’energia, in funzione del contenimento delle perdite e della valorizzazione dell’autoproduzione energetica individuale. Penso ad una grande opera di bonifica delle zone inquinate e di riqualificazione dei territori, che ogni qualvolta arriva una perturbazione sono soggetti a movimenti franosi e fenomeni alluvionali devastanti. Purtroppo si tratta di grandi opere che pur alimentando l’occupazione non farebbero salire a sufficienza il PIL e distribuirebbero il profitto su un vasto numero di piccole imprese, anziché indirizzarlo nelle mani dei “soliti noti” e forse proprio per questo non vengono prese in considerazione.
In genere chi si oppone alle grandi infrastrutture è accusato di portare avanti una sterile politica del no o di sindrome di nimby. Tu nel tuo libro, però, in ogni capitolo proponi soluzioni alternative alle opere “denunciate”. Sono alternative concrete? Credi che verranno realizzate?Il ritornello della sindrome nimby (non nel mio cortile) è stato usato a lungo per screditare chiunque si opponesse alle grandi opere, anche se in realtà la maggior parte di coloro che contestano infrastrutture e nocività sono persone in possesso di conoscenze e consapevolezze estremamente elevate che li portano a spaziare ben oltre il proprio orticello.
Effettivamente molte volte nel libro ho proposto soluzioni alternative alle opere progettate o realizzate. Soluzioni che sarebbero più efficaci ed estremamente meno costose. Le alternative sono concrete ma non penso verranno mai realizzate, proprio perché il loro minore costo le rende scarsamente appetibili per i gruppi di potere che attraverso le grandi opere costruiscono i propri immensi profitti. Altre volte non mi è stato possibile suggerire delle alternative, poiché il problema che la grande opera presa in considerazione si proponeva di risolvere in realtà non esisteva. Non si può proporre un’alternativa al TAV Torino – Lione che i promotori dell’opera sponsorizzano come un’infrastruttura finalizzata a facilitare lo spostamento di viaggiatori e merci che nella realtà non esistono, oltretutto su una direttrice all’interno della quale il già scarso traffico merci e passeggeri esistente sta continuando a calare da oltre 8 anni. Così come non si può proporre un’alternativa che non sia la ristrutturazione del sistema di distribuzione dell’energia, ad una diga come quella di Sardar Savor, in India, che produce una quantità di energia annua inferiore di tre volte a quella che annualmente viene persa in fughe di distribuzione e trasmissione all’interno della regione.
Le grandi opere, quindi, non sembrano essere solo una caratteristica italiana. Ci vuoi fare qualche altro esempio straniero?Gli investimenti di cifre colossali nelle grandi opere non sono affatto elusivo appannaggio dell’Italia. Nel libro ho preso in considerazione molte infrastrutture ciclopiche realizzate o progettate in svariati paesi del mondo. Dall’Eurotunnel che corre sotto la Manica alle dighe che devasteranno l’Islanda, dalle grandi dighe cinesi a quelle costruite in Guatemala, in Argentina, in Turchia, in Africa e in India. Ho dedicato grande attenzione al deposito per scorie nucleari di Yucca Mountain nel Nevada, all’oleodotto BTC, alla Stazione Spaziale Internazionale e alle grandi infrastrutture di Dubai.
Verso la fine troviamo un capitolo intitolato “psicologia delle grandi opere”. Che significa?
E’ un capitolo molto interessante, perché al suo interno ci si domanda come sia possibile che i cittadini continuino a finanziare gioiosamente le grandi opere, pur ricevendo dalla loro costruzione unicamente conseguenze negative, sotto il profilo economico, ambientale e sociale. In realtà si tratta di un vero e proprio fenomeno di plagio, messo in atto dall’informazione e dalle classi politiche, che induce la pubblica opinione ad accettare l’assioma in virtù del quale le grandi opere producono progresso e ricchezza. Un assioma mai dimostrato, sostenuto attraverso slogan e frasi fatte contro l’evidenza determinata da migliaia di studi economici e scientifici, ma preso per buono dalla maggior parte della popolazione abituata ad informarsi solamente attraverso la TV ed i quotidiani.
Ti faccio una proposta: visto che i temi trattati nel libro sono molti ed è impossibile riassumerli qui, che ne dici di farne una serie di articoli (uno per capitolo) nelle prossime settimana per la rubrica che curi in questo stesso giornale?
L’idea di un articolo per capitolo mi sembra ottima, certamente in questo modo sarebbe possibile rendere maggiormente il senso del mio lavoro ed entrare nel merito delle singole questioni. Cosa che ovviamente non si è potuto fare all’interno di questa intervista.
Scie chimiche e cambiamenti genetici (seconda parte)
Altri due scienziati statunitensi, C. Brooke e R.K. Enders, nell'opera The nature of living things, credono di poter dimostrare che il raggruppamento dei geni è oggi alterato e che, per effetto di influssi la cui natura non è chiara, sta apparendo una nuova specie di uomini dotati di poteri intellettualmente superiori. E' tesi che non ha ad oggi trovato conferme credibili.
Che cosa può determinare una mutazione? I raggi X, le radiazioni nucleari e certi veleni come la colchicina possono attaccare i cromosomi e provocare un raddoppiamento del loro numero. Si è osservato che la frequenza dei mutamenti è proporzionale all'intensità della radioattività. Ora la radioattività è oggi quaranta volte superiore a quella rilevabile all'inizio del XX secolo. Sono, però, tutte alterazioni negative.
Il dottor Louis Wolf studiò casi di bambini che non sono in grado di dissociare la fenilalanina.[1] Questi bambini possiedono geni che non producono nel sangue certi fermenti attivi nel sangue normale. Un bambino fenil-chetonico è incapace di dissociare la fenilalanina. Questa incapacità rende il soggetto attaccabile dall'epilessia e dall'eczema, provoca in lui colorazione grigio-cenere dei capelli e rende l'adulto esposto a malattie mentali.
Come si è visto, le mutazioni genetiche sono quasi sempre degenerative: su che cosa possa determinare, invece, un eventuale miglioramento il dibattito è aperto, poiché il caso darwiniano non spiega alcunché, ma nessun modello interpretativo pare essere convincente, se si esclude l'intervento esterno, rigettato dalla scienza accademica. Rimanendo in campo biologico, non si comprende neppure come i raggi cosmici possano favorire un salto evolutivo o attivare il D.N.A. silente.[2] Eldredge e Gould non si pronunciano sull’elemento che innesca la speciazione. La mutazione genetica è, di norma, sfavorevole: la radioattività determina forse la nascita di una stirpe superiore, più forte e più intelligente?
Allora scie chimiche ed onde elettromagnetiche potrebbero essere finalizzate alla degenerazione cromosomica, alla lenta, ma irreversibile creazione di una specie subumana. Le modificazioni possono essere indotte in laboratorio, con interventi ad hoc, ma resta difficile comprendere quale fattore esterno sia in grado di favorirle. Citare una non meglio precisata energia cosmica non contribuisce a chiarire la questione. E' poi diffusa la credenza che l'evoluzione genetica si agganci al progresso spirituale: è una trasposizione del darwinismo nel dominio spirituale e che trova uno dei suoi maggiori sostenitori in Teillard De Chardin. Chi vede, nonostante un possibile collegamento, una separazione tra l'ambito fisico e quella metafisico, può solo ritenere che il pregiudizio darwiniano abbia invaso un campo estraneo alla biologia.
Tralasciando questo aspetto, non sembra impossibile che dai raggi cosmici, considerata la loro elevata energia, possano scaturire cambiamenti cromosomici: resta da stabilire se essi siano favorevoli o meno. La magnetosfera protegge dal vento solare e dai raggi cosmici: la sua attuale degradazione può essere considerata un fenomeno che potrebbe preludere alla comparsa di nuove specie, ma non più forti delle precedenti.
[1] La fenilalanina è un amminoacido che partecipa alla costituzione delle più comuni proteine alimentari. Nei tessuti animali si trasforma per ossidazione in tirosina.
[2] I raggi cosmici sono particelle provenienti dallo spazio, quasi tutte dotate di carica elettrica, che colpiscono l’atmosfera ad alte energie. Questa energia è molto superiore a quella ottenuta negli acceleratori di particelle sulla Terra. I raggi cosmici di maggiore energia hanno origine nel Sole, quelli con energie ancora superiori provengono da sorgenti nella nostra galassia, come le supernovae e da oggetti esterni alla Via Lattea. La maggior parte dei raggi cosmici che arriva sulla Terra viene intercettata dall'atmosfera, con interazioni che producono una cascata di particelle secondarie a partire da una singola particella energetica. Tali particelle possono arrivare fino alla superficie terrestre ed essere osservate con speciali apparecchiature.
http://www.tankerenemy.com/
Un nuovo Rinascimento per il terzo millennio

di Giorgio Cattaneo
Come disse Bob Kennedy nel 1968 «il Pil misura di tutto, tranne quello che ci serve per essere felici». Proprio qui, alla parola “felice”, si inserisce la peculiarità italiana della Decrescita: non una nuova tendenza settaria, magari di sapore new age, ma una vera e propria ridefinizione antropologica di priorità. Una rivoluzione culturale, ispirata dal bisogno di un nuovo umanesimo.
«La vita è bella, anche senza sviluppo. Anzi: solo rinunciando all’idea di sviluppo illimitato, la vita può essere addirittura felice». È questo l’orizzonte culturale della Decrescita, l’ultima risposta alla degenerazione suicida del recente capitalismo consumistico, sempre più fondato sull’ideologia del Pil, dottrina «economica e mitologica» divenuta ormai «una sorta di teologia», da cui deriva la catastrofe planetaria alle porte. L’antidoto? È la Decrescita: un nuovo Rinascimento, che liberi gli individui dalla schiavitù dei consumi e dalle loro nefaste conseguenze in ogni campo: ambiente, salute, qualità della vita e dei rapporti umani.Primo obiettivo: smascherare il falso mito dello sviluppo illimitato, fonte di tutti i nostri guai. Ma è possibile concepire un futuro senza sviluppo? «Certo. Perché non c’è alcun progresso, nello sviluppo», afferma Maurizio Pallante, ideologo italiano della Decrescita. «Il concetto di sviluppo illimitato è una mistificazione. In realtà, non può esistere nessuno sviluppo sostenibile: perché lo sviluppo è di per sé il problema, non la soluzione».
Saggista e scrittore, ecologista della prima ora, allievo dell’economista Claudio Napoleoni e fondatore con Tullio Regge del Cure, comitato per l’uso razionale dell’energia, Pallante è ora l’ispiratore in Italia del Movimento per la Decrescita Felice, proposta culturale e sociale che punta a creare riflessione, networking, comunicazione, solidarietà informata e consapevole. Una specie di rivoluzione culturale. «La Decrescita – sostiene Pallante – è davvero l’unica soluzione per guarire i mali del nostro sistema, basato sul culto del prodotto interno lordo». E spiega: «La salute dell’economia viene ancora misurata in base all’andamento del Pil, che in realtà è soltanto un indicatore del valore monetario delle merci commercializzate».
Proprio qui, alla parola “felice”, si inserisce la peculiarità italiana della Decrescita: non una nuova tendenza settaria, magari di sapore new age, ma una vera e propria ridefinizione antropologica di priorità. “A una vita fondata sul mercato dei beni di consumo e su un “fare” di origine industriale, finalizzato a “fare sempre di più” – afferma Pallante – dobbiamo prepararci a sostituire un’esistenza fondata su valori autentici, e cioè sullo scambio genuino di beni d’uso; su un “fare bene”, che innanzitutto ci dia soddisfazione e ci renda, appunto, felici”.
Sembra una sottigliezza, ma non lo è. Togliendo al mercato il suo potere mitologico, ora peraltro messo in crisi dal terremoto finanziario mondiale, e restituendo capacità e responsabilità dirette agli individui, certamente si ridurranno gli sprechi, i consumi energetici, il business del trading e i trasporti delle merci: fatalmente, si comprimerà il Pil.
Malgrado ciò – anzi, proprio per questo – si costruirà «un orizzonte pulito, abitabile, alternativo allo scempio speculativo: l’unico possibile orizzonte, ormai, nel quale sia ancora pensabile la sopravvivenza di questo pianeta».
Il nuovo movimento italiano guidato da Maurizio Pallante si collega per alcuni aspetti ad altre tendenze europee, come quella rappresentata dall’economista francese Serge Latouche, autore di analisi che negli ultimi anni hanno elaborato una severa critica nei confronti del modello occidentale basato sull’ideologia di uno sviluppo potenzialmente illimitato:
«In natura, lo sviluppo illimitato non esiste. Negli ultimi tre secoli, il mito dello sviluppo inarrestabile ha minato le risorse del pianeta. E la situazione è ulteriormente peggiorata negli ultimi quarant’anni, con l’avvento dei prodotti “usa e getta”, concepiti per durare il meno possibile e pronti per essere trasformati in rifiuti che è sempre più costoso, difficile e pericoloso smaltire: pensiamo alle discariche-colabrodo o agli inceneritori, che sono fabbriche di tumori».
Ora, la crisi climatica e l’implosione economica planetaria non fanno che confermare questa diagnosi: è necessario invertire la rotta, o la Terra non reggerà al collasso che si profila all’orizzonte. E dunque: via libera a fonti rinnovabili, riduzione e riciclaggio dei rifiuti, contenimento dei consumi, ritorno all’agricoltura tradizionale e promozione delle filiere corte. «Non solo: è fondamentale anche il recupero di capacità perdute, quelle che servono ad auto-produrre beni d’uso fondamentali». Per questo, il Mdf ha aperto l’Università del Saper Fare, network formativo che coordina corsi di auto-produzione che in tutta Italia radunano migliaia di neo-autoproduttori. «Ognuno, nel suo piccolo, può fare molto per ridurre costi, sprechi e inquinamento, imparando a risparmiare e condividere: fare il pane in casa può diventare innanzitutto un piacere».La Decrescita Felice “fai da te” è il primo passo verso un network evoluto, una società più solidale e consapevole. Come quella che lascia intravedere l’associazione dei Comuni Virtuosi, che promuove progetti esemplari: grazie ai quali si migliora la qualità dei servizi in tutti i campi (energia, rifiuti) salvaguardando l’ambiente e pesando meno sul bilancio economico delle comunità. «E’ un processo complesso, una riconversione globale che richiede tempo – aggiunge Pallante – ma, proprio per questo, l’azione dei singoli può contribuire moltissimo ad accelerare i tempi, inducendo la politica a compiere finalmente le scelte giuste».
Da sempre sostenitore delle “tecnologie di armonia” al servizio dell’ambiente e grande fautore di ogni forma di prevenzione (il risparmio su tutto: meno costi, meno rifiuti, meno dispendio energetico, meno inquinamento), Pallante sintetizza in modo poetico il suo ideale di Decrescita Felice: «In fondo, si tratta si recuperare l’antico sapere dei nonni: il falso progresso l’ha scartato come obsoleto, ora invece ne sentiamo la mancanza».
Decrescita Felice, dunque. «Per ricreare socialità, riscoprire valori essenziali, ridurre le dipendenze, gli sprechi e i costi ambientali. E migliorare la qualità della vita». Una rivoluzione culturale, ispirata dal bisogno di un nuovo umanesimo.
«Dobbiamo riappropriarci della nostra esistenza, dei nostri ritmi vitali e del destino della Terra. Ci servono nuovi strumenti pratici, nuove consapevolezze, nuovi saperi». L’obiettivo? «Essere felici, partecipi. Aderendo alla Decrescita, ognuno sa di poter cominciare a fare finalmente qualcosa di concreto, da subito, senza attendere i tempi eterni delle strategie globali».
Non è poco, in un mondo che si pretende costituito di soli numeri, di masse inerti e rassegnate di tele-consumatori dove gli individui non contano niente. Maurizio Pallante e la sua Decrescita Felice fanno mostra di ottimismo: «E’ ormai evidente a tutti che un’epoca di errori disastrosi si è conclusa. Ora è tempo di riprendere per mano il nostro futuro, con fiducia: insieme, malgrado tutto, possiamo farcela».
Articolo tratto da www.libreidee.org
Videocracy, il trailer censurato dalla Rai
di Giuseppe Giuelietti e Vincenzo Vita
Se ancora qualcuno coltivasse delle illusioni sulle reali intenzioni della destra a proposito della Rai, la censura imposta al trailer del film Videocracy è arrivata puntualmente a svelare il piano di normalizzazione in atto. Tutto quello che non piace a questo governo deve essere espulso dalle reti MediaRai,s i tratti di un autore, di un soggetto sociale, di un trailer per un film che osa affrontare il tema della tv in Italia. Non sorprende che il rifiuto sia venuto da Mediaset che almeno risulta essere di diretta proprietà di Berlusconi, sorprende invece che la Rai per rifiutare il trailer abbia esplicitamente parlato di un messaggio politico contro il governo in carica.
In questi giorni il direttore Masi si è molto preoccupato di far sapere che non guarderà in faccia a nessuno e provvederà alle nomine di Rai3 e del Tg3,adesso è il momento che la Rai cominci a rassicurare i cittadini che non intendono essere oscurati o imbavagliati.
L’associazione Articolo21 non intende accettare il regime della oscurità e dell’oscuramento e per queste ragioni ha deciso di dedicare l’apertura del sito al trailer cancellato. E ovviamente, è fondamentale che in questa sacrosanta battaglia di libertà si trovino insieme tutte le opposizioni .
La Rivoluzione della Canapa
La Rivoluzione della Canapa - The Hemp Revolution - In questo documentario viene narrata la storia della canapa, delle sue proprietà, e dei suoi molteplici usi in miriadi di campi applicativi differenti. Il suo incredibile tenore di crescita (nell'arco di 5 mesi, 4-5 metri), e le sue infinite e meravigliose proprietà, l'hanno resa da sempre una delle più usate e prolifiche piante nella storia del genere umano. Si parte dalla canapa da fibra: Si possono ottenere tessuti e cordame trattati di migliore qualità rispetto a quelli sintentici petrol/chimici; Le sue fibre sono cmq utilizzabili in qualsiasi contesto e sono tra le più resistenti che si trovano in natura... Con dovuti trattamenti, da questa magica pianta si possono anche ottenere: Carta, cartoni, e cartoncini di qualsiasi genere, tipo e/o densità; Combustibile (BioEtanolo) "pulito"; Vernici non-tossiche; Oli di diverso tipo ed utilizzo, dalla cucina alla pittura; Cibo ad alto contenuto proteico ed anti-ossidante (I semi); Colle naturali estremamente forti attraverso la resina; e molto altro ancora: dalla dinamite, fino ad uno strumento naturale ma efficace per l'arresto della desertificazione (o della deforestazione). La canapa psicoattiva (chiamata Marijuana per la prima volta dai messicani) ha inoltre numerose proprietà medico/terapeutiche, tra cui: Analgesico-Ipnotico; Stimolante dell'appetito; Antiepilettico-Antispasmodico; Profilassi e cura delle Nevralgie, compresa emicrania; Antidepressivo(forse) e Tranquillante; Antiasmatico; Oxitocico (accellera il parto) Anestetico topico; Aiuto nella crisi di astensione da Oppiacei e Alcool; Antidolorifico nel parto; Antibiotico; Ipotensivo Intraoculare (l'unica alternativa alla cecità per i malati di glaucoma); Ipotermogenico; Antiasmatico (Dilata i bronchi, l'erba ha proprietà vaso dilatatorie); Coadiuvante nella psicoterapia; e molte altre caratteristiche che sono in fase di studio e/o che ancora non si conoscono. La molecola psicoattiva nell'erba e' il THC (TetraHydroCannabinolo), ma nelle foglie si arriva fino a più di 50 cannabinoidi diversi, di cui ancora si sa molto poco. Il THC non e' a base azotata, non e' un alcaloide quindi, al contrario della morfina, eroina, cocaina, ed altre sostanze sintetiche e derivate. E non causa dipendenza, se escludiamo quella psicologica, che e' cmq totalmente controllabile, ne causa danni a lungo termine (fa più danni il caffè). In questi video conoscerete la canapa, e vi verrà spiegato come lo spionaggio industriale (e il potere in genere) abbia volutamente buttato nel dimenticatoio e, anzi, dichiarato una vera e propria guerra senza quartiere a questa innocente pianta, il cui unico crimine e' semplicemente quello di esistere, e di essere una potenziale concorrente di industrie sintentiche (petrol-chimiche) e farmaceutiche.
http://www.youtube.com/user/EchoFledo
09 Ottobre 2009 La Nasa bombarderà la Luna

| Scritto da Annunaki2012 | |
| notizia segnalata da Fabrizio. |
Tutti abbiamo sognato quando la sonda LRO ha inviato le prime immagini del suolo lunare ad una definizione mai vista prima. Non tutti sanno, però, che LRO (Lunar Reconnaissance Orbit) fa parte di una missione della NASA più ampia, denominata LCROSS (Lunar CRater Observation and Sensing Satellite), che ha come obiettivo la ricerca di acqua ghiacciata sul nostro satellite. La missione prevede il lancio di un missile con una bomba di 2 tonnellate da far esplodere sulla superficie della Luna e creare un cratere largo circa 7 chilometri che verrà successivamente analizzato dalla sonda LRO in cerca di cristalli di ghiaccio d'acqua. Sul sito ufficiale della missione è possibile visionare il materiale tecnico trionfalmente mostrato dalla NASA. L'esplosione avverrà il 9 ottobre è sarà visibile dalla Terra!

Preoccupazione
Circola però qualche preoccupazione sulla rete. Secondo alcuni noti dietrologi, l'esplosione della bomba sulla Luna, oltre a sembrare esagerata per una ricerca del genere, violerebbe la legge sul volo spaziale che vieta la modifica dei corpi celesti. Un'esplosione del genere potrebbe modificare drammaticamente l'orbita della Luna oppure causare una pioggia di detriti che potrebbe investire la superficie terrestre.
Guerra Interplanetaria
Esiste una base aliena sul lato scuro della Luna? La circostanza sarebbe confermata dalle dichiarazioni degli astronauti americani che si sono recati sulla Luna, dal personale della NASA, dagli scienziati russi e da alcuni rapporti del NSA (National Security Agency) che si occuperebbero proprio di questa base lunare aliena. [Vedi: Strani oggetti su Google Moon]
In una trasmissione televisiva del 2006 (Apollo 11: la storia non raccontata), Buzz Aldrin ammise per la prima volta in pubblico che gli astronauti sulla Luna avvistarono un UFO, ma che non erano autorizzati a parlarne nelle comunicazioni tra Apollo e la Terra. Aldrin racconta che quelli furono attimi di panico. In una comunicazione segretata fino a poco tempo fa, si sentono le parole di Armstrong: "Queste cose sono davvero grandi, Signore! Enormi! OH MIO DIO! Non potreste crederci! Vi sto dicendo che ci sono altre navi spaziali qui fuori, allineate sulla sponda lontana del cratere. Sono qui sulla Luna e ci stanno guardando!"
Anche gli scienziati russi intercettarono le comunicazioni e furono tra i primi a confermare l'accaduto. "Secondo le nostre informazioni, l'incontro è stato riportato subito dopo l'atterraggio del modulo", dice il Dott. Vladimir Azhazha, fisico e docente di matematica all'Università di Mosca ed ex militare della Marina Militare Sovietica. "Neil Armstrong ha trasmesso un messaggio nel quale affermava la presenza di due grossi oggetti misteriosi che li guardavano. Il messaggio non è mai stato trasmesso in pubblico perchè la NASA lo censurò".
Il Trattato Terrestre sullo Spazio
Se fosse confermata una presenza aliena sulla Luna, allora la preoccupazione è che il vero intento della missione LCROSS sia un deliberato atto ostile nei confronti delle colonie extraterrestri sulla Luna. In questo caso, la NASA e il Governo Americano sarebbero colpevoli di una guerra di aggressione, che è il più grave dei crimini di guerra contemplati dal Trattato delle Nazioni Unite e dalla Convenzione di Ginevra, ai quali gli Stati Uniti sono soggetti. Il Trattato delle Nazioni Unite sullo Spazio Esterno, che gli Stati Uniti hanno ratificato, afferma: "La Luna e gli altri corpi celesti siano usati da tutti gli Stati aderenti al trattato esclusivamente per scopi di pace. L'installazione di basi militari, fortificazioni e armamenti, il collaudo di qualsiasi tipo di arma e la conduzione di manovre militari sui corpi celesti è proibita". 98 Stati hanno ratificato il trattato e 125 hanno aderito al trattato.
L'idea del trattato è quella di rendere lo Spazio la nuova frontiera della pace e non un nuovo campo di battaglia per generali che giocano alle guerre stellari. Questo esperimento della NASA presenta comunque dei rischi elevati, base o non base. Ammesso che l'intento sia puramente scientifico, ci chiediamo come si possa far esplodere un ordigno di due tonnellate su un satellite così vicino alla Terra, senza valutare le conseguenze di quello che si sta facendo. Vedendo i dati sul sito della missione LCROSS pare che l'esplosione sarà bella potente.
Tornano alla mente tante immagini tratte dalle pellicole di fantascienza. In Spazio 1999, una serie televisiva britannica degli anni 70, a causa di una immensa esplosione sul lato oscuro del satellite, la Luna viene spinta fuori dalla sua orbita per vagare senza meta nell'universo. Invece nel recente film di fantascienza , "The Time Machine", tratto dal romanzo di Herbert G. Wells "L'Uomo che visse nel Futuro", la nostra cara Luna viene frantumanta in due parti a causa dello sfruttamento minerario del satellite. La distruzione della Luna porta enormi cataclismi sulla Terra, colpendo gravemente la civiltà terrestre.
Speriamo che questi scenari, non proprio augurabili, rimangano ben stipati nelle pellicole e nelle pagine impolverate dei romanzi di fantascienza. Ma è possibile che dobbiamo spingerci sempre fino al baratro?