venerdì 11 settembre 2009

Il governo vuol garantire gli impianti nucleari (terminati o no) a spese dei cittadini



GROSSETO. La prima fase del governo per il ritorno al nucleare è già chiusa e adesso si prepara il secondo round. Portato a termine il decreto che pone la cornice alle regole necessarie al rilancio dell'energia atomica, i tecnici e i consulenti governativi stanno adesso lavorando ai decreti operativi. Il primo di questi dovrebbe essere pronto entro il prossimo 15 febbraio. Questo indicherà i criteri per definire le caratteristiche dei siti idonei alla costruzione e, una volta individuati, i criteri per favorire un accordo tra i gestori elettrici e le popolazioni locali destinatarie dei reattori, cui dovranno essere garantite laute compensazioni.

Sempre in quel decreto dovranno essere scritte le modalità previste dal ddl sviluppo, attraverso le quali le società interessate alla realizzazione, e poi gestione delle centrali nucleari, dovranno accollarsi gli oneri del governo delle scorie, dallo stoccaggio al trattamento provvisorio, sino alla loro definitiva collocazione. Misure che dovranno essere previste, al pari dei piani di decommissioning -comprensivi di copertura economica- delle centrali giunte a fine vita, già nell'ambito delle procedure di autorizzazione.

Tutte misure (doverose) che contribuiranno a far salire i già prevedibili alti costi delle centrali e che ricadranno presumibilmente sul costo finale del chilowattora atomico e quindi sugli utenti.
«Costruire i reattori non ha molto senso a meno che non sia qualcun altro a pagare.- scriveva dalle colonne del Sole24Ore di domenica scorsa Michael Grumwald, del Washington Post -. Ecco perché la spinta più forte per il nucleare viene da paesi dove l'energia gode di finanziamenti pubblici».

Su questo punto, ovvero i finanziamenti pubblici, si sono spesi fiumi di parole da parte del governo per dare la garanzia che non ci saranno; così come da parte delle aziende che si candidano a far parte della partita c'è sempre stata la rassicurazione che gli investimenti saranno solo privati. Salvo poi chiedere -come ha proposto l'Enel- di alzare la bolletta in maniera preventiva. La dimostrazione che quanto sostiene Grunwald è vero l'abbiamo dagli esempi delle centrali in costruzione, in cui in qualche modo i fondi pubblici ci sono, ma a dare tranquillità agli investitori italiani dell'atomo c'è anche un altro elemento che si sta delineando proprio a quanto sembra nel decreto in corso di scrittura.

Ovvero il fatto che se anche la partita nucleare, per qualche ragione, vuoi le difficoltà di accettazioni locale non placabili neanche con il ricorso all'esercito (come già previsto), vuoi per un mutamento dell'orientamento politico diverso da quello attuale per un futuro (e auspicabile) cambio di governo, vuoi per qualsiasi altra ragione, le società che vi hanno investito- anche solo in via progettuale- si troveranno con le spalle coperte perché saranno interamente rimborsate a carico dello Stato.

«Con un indennizzo- scrive Federico Rendina sul quotidiano economico-definito caso per caso con decreto del governo sentita l'Autorithy per l'energia, da considerare "onere generale di sistema", che dunque potrebbe scaricarsi sui cittadini con una voce aggiuntiva nelle bollette elettriche».

Alla faccia dei rischi d'impresa. Una prospettiva da botte di ferro che la dice lunga sugli appetiti che su tale attività si stanno coagulando e che vedono in primo piano Ansaldo energia, la società del gruppo Finmeccanica, che sta recuperando terreno su un settore - quello dell'energia nucleare - su cui aveva sino ad ora sofferto l'impossibilità di lavorare in patria.

E che adesso, non fosse altro per un doveroso obbligo di par condicio commerciale, il governo dopo l'accordo tra Enel e Edf, quindi Areva, sta preparando la strada per un accordo con l'americana Wetsinghouse, controllata da Toshiba. Dopo la stretta di mano tra il premier Silvio Berlusconi e Nichola Sarkozy, per la realizzazione delle quattro centrali con tecnologia francese, il ministro Claudio Scajola ha infatti (come annunciato) in programma la firma per un memorandum analogo con il collega statunitense Steven Chu, che darà la possibilità ad Ansaldo Energia di rispolverare le proprie competenze e appetiti nucleari.

Quindi compensazioni per i territori che dovranno accollarsi l'onere di veder sorgere reattori a casa propria ma ben più laute compensazioni per chi da tempo sta arrotando le lame per tornare a fare investimenti atomici. E come sempre a spese dei cittadini.

Lucia Venturi

L'Urlo Sintetizzati dalla televisione















di Valerio Pignatta

11 Settembre 2009

“La vera cultura non è accumulo di informazioni dalla tv, nei nostri pc o in Internet. La vera cultura esiste solo alla condizione di interrogarsi sul senso dell'esistenza e di mettersi al servizio e alla ricerca dei valori che costituiscono il significato della vita umana sul pianeta e nella società.” 

Le statistiche ci dicono che in media passiamo davanti alla tv dagli 11 ai 14 anni della nostra vita, complici i divani corruttori che il “vivere civile” ha posto in ogni casa. Ma grazie al cielo in quei 14 anni c'è chi fa tantissime altre cose. Pensate... 14 anni... E poi dicono che la tv fa comunque conoscere il mondo... In 14 anni uno se lo può conoscere “dal vero” il mondo, viaggiando, parlando, toccando, annusando... che è tutt'altro, direi, che 14 anni di segregazione nella cella-salotto di famiglia a “voyeurizzare” la realtà degli altri con la scusa di farsi una cultura. Ma purtroppo siamo arrivati al punto per cui confondiamo cultura e informazione spazzatura.
La vera cultura non è accumulo di informazioni dalla tv, nei nostri pc o in Internet. La vera cultura esiste solo alla condizione di interrogarsi sul senso dell'esistenza e di mettersi al servizio e alla ricerca dei valori che costituiscono il significato della vita umana sul pianeta e nella società.
Ecco alcune riflessioni di noti intellettuali che si sono interrogati sulla televisione ed il suo rapporto con la società umana:
Omologazione
«La televisione [...] è un sistema di trasmissione che si fonda sull'idea che tutti gli esseri umani siano essenzialmente simili [...]. La tv non vuole riconoscere la rigogliosa diversità dei suoi utenti. La gente fa migliaia di lavori differenti, ha hobby variegati, legge centinaia di migliaia di differenti pubblicazioni. La tv ignora la realtà che gli esseri umani non sono patate lesse, ma reagiscono ai messaggi e interagiscono.
La gente ha poco in comune, se non i suoi interessi pruriginosi e le paure e ansietà morbose. Naturalmente la televisione, puntando a raggiungere il bersaglio al suo più basso denominatore comune, peggiora sempre di più ogni anno. [...] La tv morirà perché offende la vera natura umana: la tendenza verso l'automiglioramento e l'autonomia» (Gilder, George, La vita dopo la televisione. Il Grande Fratello farà la fine dei dinosauri?, Castelvecchi, Roma, 1995, p. 9)
«Fondamentalmente, il mestiere di TF1 [TeleFrance 1] è, ad esempio, aiutare la Coca-Cola a vendere il suo prodotto. Per far sì che un messaggio pubblicitario sia percepito, è necessario che il cervello del telespettatore sia disponibile. La vocazione delle nostre trasmissioni è proprio quello di creare tale disponibilità: facendo divertire il telespettatore, rilassandolo e preparandolo nello spazio tra due messaggi.
Ciò che vendiamo alla Coca-Cola è tempo di cervello umano disponibile» (così il direttore di TF1, il più importante canale televisivo francese, in Le Lay, Patrick, Les Dirigeants face au changement, Les Editions du Huitième Jour, 2004, citato in Gruppo MARCUSE, Miseria umana della pubblicità, Elèuthera, Milano, 2006, p. 35)

«“Il mondo visto lascia dei vuoti”, il cittadino si annoia spaventosamente in campagna, mentre gli spettacoli sul mare e la montagna gli riempiono gli occhi! La televisione così, ritagliando e ricostruendo il reale, finisce per creare uno schermo tra il reale e noi: “Vedo, ma poiché c'è lo schermo, resto lontano. Questa diventa un'attitudine costruita: ciò che vedo per la strada è reale come ciò che ho visto sullo schermo. Quando incontro un mendicante o un disoccupato, gli rivolgo lo stesso sguardo superficiale e disincarnato che rivolgo agli scheletri viventi del Terzo Mondo che la televisione periodicamente mostra. È esattamente l'estremo della derealizzazione: la confusione tra il mondo reale e quello mostrato”. Un altro aspetto della televisione: non solo spinge verso il conformismo e costruisce un implacabile mezzo di uniformazione, ma crea un clima mentale generale. “Quando migliaia di immagini si imprimono nel nostro profondo, nel nostro 'inconscio', e tutte portano lo stesso messaggio fondamentale, questo finisce per essere una componente determinante del nostro comportamento e delle nostre opinioni”. I messaggi fondamentali sono violenza e sesso. [...] Ma il pubblico vuole veramente queste immagini? Quando glielo si chiede, i telespettatori rispondono che la televisione è “una comodità, un sogno, e che non ha alcuna importanza”, pur ammettendo che non possono più farne a meno. [...] Ecco il principale effetto della televisione: uccide il vuoto imbottendo i cervelli» (Porquet, Jean-Luc, Jacques Ellul, l'uomo che aveva previsto (quasi) tutto, Jaca Book, Milano, 2008, pp. 168-170)
Dominio
«La natura del tubo catodico e dello spettro di radiofrequenze ha modellato il potere e le limitazioni della televisione come medium informativo e come forza culturale. Queste tecnologie hanno imposto che la televisione fosse un sistema top-down (alto-basso), in termini elettronici un'architettura master-slave (padrone-schiavo): pochi centri di trasmissione generano programmi per milioni di ricevitori passivi, o terminali stupidi. La scarsità dello spettro costringe la televisione ad adottare un sistema centralizzato, limitato a relativamente pochi canali, con nessuna comunicazione bidirezionale» (Gilder, George, La vita dopo la televisione. Il Grande Fratello farà la fine dei dinosauri?, Castelvecchi, Roma, 1995, pp. 27-28)
«La maggior parte dei problemi di fronte ai quali si trovano i genitori non hanno a che fare direttamente con la tv stessa, ma col controllo esercitato sui di essa. [...] Una soluzione immediata e a portata di mano ci sarebbe, ma sembra che molti non ci hanno mai pensato: spegnere il televisore. [...] Essi in realtà non vogliono risolvere il problema. [...] Permettete alla vostra bambina di tre anni di andare in giro con un coltello affilato? Le permettete di attraversare la strada da sola? [...] evidentemente il bambino capisce quando dite fermamente una cosa» (Winn, Marie, La droga televisiva, Armando, Roma, 1978, pp. 177-178)

Realtà«Nulla sfugge. C'è sempre una cinepresa nascosta da qualche parte. Si può essere filmati senza saperlo. Si può essere chiamati a rieseguire tutto davanti a qualsiasi canale televisivo. Si crede di esistere in versione originale, senza sapere che questa non è nient'altro che un caso particolare di doppiaggio, una versione eccezionale per gli happy few. Si è in balia di una ritrasmissione istantanea di tutti i fatti e di tutti i gesti su qualsiasi canale. Un tempo avremmo vissuto ciò come un controllo poliziesco. Oggi lo viviamo come una promozione pubblicitaria» (Baudrillard, Jean, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996, p. 32)
«“In diretta dalla realtà! Visitate questo strano mondo! Concedetevi il brivido del mondo reale!”. [...] L'oggetto di antiquariato sembra già un oggetto reale per contrasto con gli oggetti industriali, ma non è che una prefigurazione del tempo in cui il minimo oggetto percepibile sarà prezioso quanto una reliquia egiziana» (Baudrillard, Jean, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996, p. 49)
«Inizialmente [le immagini] costruiscono intorno a noi una finzione: quando sempre più ci allontaniamo dall'ambiente naturale, quando abbiamo perso il contatto con la realtà “che fu la realtà sostanziale della nostra vita”, il mondo delle immagini ci fa credere di vivere ancora “in un mondo d'acqua, di vento, di alberi e di animali”. Il numero di trasmissioni televisive su animali esotici e grandi spazi incontaminati cresce di pari passo al crollo della biodiversità e alla sparizione di spazi vergini» (Porquet, Jean-Luc, Jacques Ellul, l'uomo che aveva previsto (quasi) tutto, Jaca Book, Milano, 2008, p. 167)
Cultura
«È vero che un'immagine può valere più di mille parole. Ma è ancora più vero che un milione di immagini non danno un solo concetto. Riassumo in tre punti. Primo: il vedere non è conoscere. Secondo: il conoscere può essere aiutato dal vedere. Terzo: il che non toglie che conoscere per concetti (il conoscere in senso forte) si dispiega tutto quanto oltre il visibile. Mi dispiace per il tele-vedere ma è così» (Sartori, Giovanni, Homo videns, Laterza, Roma-Bari, 1999, p. 149)

Impastato, il sindaco leghista cancella la targa



11 settembre 2009
Nello Trocchia è un giornalista rigoroso e coraggioso, da sempre impegnato sul fronte del contrasto delle tante mafie che prosperano nel silenzio e nelle oscurità; ad accrescere il buio ha contribuito e contribuisce la mala informazione, quella che cancella i fatti, non fa mai domande, si genuflette di fronte ai poteri, anche a quelli criminali. Fu proprio Nello, questa estate, a registrare lo sfogo dell’onorevole Pecorella contro don Peppe Diana, ammazzato prima dalla camorra e poi dalle diffamazioni.

Sempre a Trocchia si deve ora la denuncia di quanto è accaduto in un comune leghista del bergamasco dove un signore che dovrebbe essere il sindaco a difendere la Costituzione e la memoria dei suoi figli migliori ha pensato di cancellare il nome di Peppino Impastato da una delle vie del paese. Così si è ormai ridotta la Lega che un tempo urlava contro le mafie e le camorre ed ora è in ginocchio di fronte ai peggiori riti di una destra berlusconiana che tra Mangano e Borsellino si sente più affine allo stalliere di Arcore, ma lasciamo il racconto a Nello Trocchia:


Il sindaco leghista cancella la targa di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia. "Scelta indegna"

di Nello Trocchia


A volte salta la penna dal foglio e con lei anche la calma. La notizia arriva alle 13 in redazione. Il sindaco leghista della nuova amministrazione del Comune di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha rimosso dalla biblioteca la targa dedicata alla memoria di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, che era stata messa solo lo scorso anno.

Per arrivare alla verità sull'omicidio di Impastato ci sono voluti anni dopo il depistaggio e le manovre per farlo morire da suicida pazzo. Invece, Peppino fu ucciso dalla mafia per la sua attività, il suo impegno quotidiano. Giornalista, militante di democrazia proletaria, capace negli anni '70 di irridere il potere mafioso che albergava nella sua casa, di condannare la guerra, di denunciare comitati di affare, abusivismo edilizio e il rapporto tra politica e cosa nostra.

Ora arriva il sindaco Cristiano Aldegani (che aveva anche tentato di agire con procedura d'urgenza ma era stato stoppato dalla prefettura) che elimina la dedica al giovane siciliano per sostituirla, nel frattempo, con la semplice scritta 'Biblioteca comunale di Ponteranica'. Nei giorni scorsi la notizia era arrivata all'associazione Libera e all'associazione 'Peppino Impastato' che con l'Arci di Bergamo si erano appellate ad Aldegani mandandogli una lettera per chiedergli un incontro al quale avrebbe partecipato il fratello di Peppino Impastato per cercare di fargli cambiare idea, informandolo anche della loro 'ferma determinazione a porre in campo tutte le iniziative di tutela della memoria di Peppino'.
Ma il sindaco è andato avanti per la sua strada. Una iniziativa motivata dal desiderio di onorare personalità locali
Questo è il paese Italia dove la memoria diventa mercinomio, dove la lotta alla mafia si fa a parole, dove i martiri vengono dileggiati, cancellandoli. Questa è la cultura politica della Lega e della classe di governo. Dopo la battaglia sull'areoporto di Comiso, dedicato a Pio La Torre, si apre un nuovo fronte. Per la verità, per la memoria.

Giovanni Impastato, fratello di Peppino, commenta: "Una scelta indegna". E lancia una provocazione: "Noi siamo pronti a fare una battaglia per dedicare una strada di Cinisi, il nostro comune, al prete indicato dal sindaco leghista. Ci mandi il curriculum. Cancellare non è la nostra cultura".

Una storia simile era già accaduta a Comiso dove il sindaco di destra aveva deciso di levare dall’aeroporto di Comiso i nomi di Pio La Torre e Rosario di Salvo, morti ammazzati per mano mafiosa. In quella occasione migliaia e migliaia di persone aveva fatto sentite la loro indignazione, riuscendo a richiamare l’attenzione dei media e delle istituzioni.

Il prossimo 19 settembre a Roma si svolgerà la manifestazione nazionale per la libertà di informazione, sarà quella una occasione per lanciare una grande raccolta di firme contro questa decisione scellerata che colpisce la memoria di un giornalista che è stato ammazzato perché le domande le faceva, le verità le urlava, i fatti li descriveva, i mafiosi li contrastava invece di baciarli e onorarli per la loro attitudine al crimine e al silenzio.

C’erano tanti motivi per andare in piazza e difendere l’articolo 21 della Costituzione, da oggi ne abbiamo uno in più..


Giuseppe Giulietti

Best italian president of all time



http://www.youtube.com/user/lucakiri

Loose Change (ITA)



Il filmato con doppiaggio in italiano da arcoiris.tv Loose Change è sicuramente il film più completo ed interessante uscito fino ad oggi sull'undici settembre. L'autore è Dylan Avery, un ragazzo poco più che ventenne, che due anni fa si è messo a raccogliere e studiare l'immensa mole di materiale esistente in rete, e ne ha fatto, insieme al suo amico Korey Rowe - fresco reduce delle guerre in Afghanistan e Iraq - un lavoro che è stato già visto, tramite Google Video, da oltre due milioni di persone nel mondo. Oggi Loose Change arriva anche in Italia con sottotitoli in italiano e grazie a un gruppo di volontari è stato realizzato successivamente il doppiaggio in italiano. Per chiunque si interessi alla questione dell'undici settembre, e al suo dibattito che non accenna a placarsi, questo è un film assolutamente indispensabile da conoscere.

http://www.youtube.com/user/forestudio

Leo Zagami Intervista Project Camelot SUB ITA -3-



Terza e ultima parte.

http://www.youtube.com/user/Sydonya1