giovedì 24 settembre 2009
Il Governo cancella gli eco incentivi per il solare e l’efficienza energetica
http://www.youtube.com/user/kudablog
“Un anno dopo il Governo ci riprova. E come allora daremo dura battaglia per contrastare questa scelta insensata”.Così Legambiente commenta la notizia della decisione del Governo di cancellare il bonus fiscale del 55% per il solare termico e l’efficienza energetica, che consente alle famiglie e alle imprese di installare impianti per l’energia solare termica e l’efficienza energetica con sostanziosi vantaggi per l’ambiente e per le tasche dei contribuenti.
“Cancellando il bonus che ha consentito la riduzione dei costi delle bollette e le emissioni di Co2 – ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia dell’associazione – si colpisce concretamente tutto quel settore dell’industria più innovativa condannando il Paese ad un pericoloso passo indietro che ci indebolisce ancora di più di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici. Tutto questo è inaccettabile: invitiamo cittadini e associazioni, consumatori e imprese a battersi affinché, come lo scorso anno, il Governo sia costretto a ritirare questa proposta scellerata”.
Intrigo internazionale e funghi atomici su Teheran. Alta tensione - di Giulietto Chiesa
http://www.youtube.com/user/feoizquierdo
24/09/2009
E’ possibile che qualche cosa di molto importante sia accaduto e stia accadendo, “sotto il tappeto”, in preparazione e in connessione (forse per anticiparla e impedirla) con la clamorosa decisione di Obama di rinunciare al sistema missilistico in Europa (con radar nella Repubblica Ceca). Non solo decisione cruciale, ma soprattutto devastante per i piani israeliani.
La motivazione usata da Obama, infatti, si basa sulla valutazione congiunta delle agenzie americane, dei servizi segreti, che l’Iran non possiede, né potrà possedere in un futuro prevedibile, né l’arma atomica, né la capacità di costruire vettori capaci di portarla a destinazione negli Stati Uniti.
E’ noto che, al contrario, Israele considera questa eventualità non solo possibile ma ravvicinata e che è intenzionata a stroncarla, a qualunque costo, e in qualunque modo.
La scelta di Obama è dunque, al tempo stesso, una dura presa di distanza dalla leadership di Israele. Una svolta senza precedenti per gli Stati Uniti d’America. Questa è la premessa per inquadrare quanto qui racconterò sulla base delle informazioni disponibili e cercando di ripulirle dagl’inquinamenti di cui sono striate.
E non c’è da stupirsene perché la materia scotta, in tutti i sensi.
Forse c’entra anche, in tutto questo, la misteriosa storia della Arctic Sea, la nave battente bandiera maltese ma con equipaggio russo di 13 persone, sparita il 28 luglio scorso, assaltata da strani “pirati” al largo delle coste portoghesi, nell’Atlantico.
Ma partiamo dagli ultimi avvenimenti e cerchiamo di mettere a posto un difficile mosaico.
Il 14 settembre scorso tutti i media russi e il New York Times danno notizia di un gravissimo incidente nella base militare di Tambov, circa 400 chilometri a sud-est di Mosca. Citando la Reuters, che a sua volta citava l’agenzia Ria-Novosti, che a sua volta citava una fonte di alto livello dei servizi segreti russi, il New York Times informa che “cruciali documenti segreti possono essere stati distrutti dal fuoco” in un incidente in cui hanno perso la vita ben cinque ufficiali di guardia. L’edificio appartiene “ai servizi segreti” e ospitava “documenti segreti di speciale importanza” per la sicurezza nazionale della Russia. “L’incendio – proseguiva il dispaccio della Reuters – ha seriamente colpito la zona segreta dell’edificio”, investendo “circa 400 metri quadri”. Il vice ministro della difesa, colonnello-generale Aleksander Kolmakov, accorre sul posto insieme ad alti ufficiali dei servizi segreti. Il tutto sarebbe accaduto alle 10 del mattino del giorno precedente, domenica 13 settembre.
Qui finiscono le notizie ufficiali e cominciano quelle ufficiose. Ma interessanti anche dopo essere state depurate. C’è un sito sul web , abbastanza noto, che dispone di discreti e provati contatti con fonti russe che vogliono far sapere “altro”. Si chiama
http://www.whatdoesitmean.com/index1275.htm e ospita spesso analisi firmate con nome femminile, Sorcha Faal. Non so chi sia, ma dal contesto e dal contenuto si possono dire due cose: c’è del vero in quello che dice, anche se l’insieme va preso con cautela.
Da questa analisi emergono cose sconcertanti. L’incendio non sarebbe stato un incidente. Si sarebbe trattato di un attacco di commandos contro “i bunker che ospitano la Direzione Generale dell’Intelligence russa”. Quali commandos? Non viene detto, ma si capisce che si tratta di un lavoro di alta specializzazione. Uno o più gruppi armati che , “in meno di 15 minuti” sarebbero stati in grado di “ penetrare nel perimetro di sicurezza, disattivare i sistemi antincendio e attaccare il bunker dei documenti con armi incendiarie”.
Sorgono molte domande. Chi ha inviato i commandos? Erano russi? E, se non erano russi, come potevano essere arrivati nel cuore della Russia, percorrendo – si presume in volo – diverse centinaia di chilometri senza essere rilevati e contrastati? In Russia tutto è possibile, ma neanche in Russia si fanno miracoli.
Esiste un nesso tra questo episodio e altri eventi occorsi nelle ultime settimane? Forse si può tentare di collegarne alcuni. Facciamo un salto indietro di qualche giorno. L’8 settembre il Jerusalem Post scrive che il premier Netanyahu è sparito verso destinazione ignota. Il 9 un altro giornale israeliano precisa una notizia sensazionale: Netanyahu è volato segretamente a Mosca a bordo di un aereo privato. Perché? Come? Il sito sopra citato fornisce importanti dettagli che sembrano derivare da una fonte dei servizi segreti russi. Seguiamo il racconto di Sorcha Faal.
Netanyahu si sarebbe precipitato a Mosca, senza neppure preavvertire il governo russo, per chiedere “l’immediata restituzione” di “tutti i documenti, dell’equipaggiamento e degli agenti del Mossad catturati dai commando russi e americani” che avevano ripreso il controllo della Arctic Sea dopo che un commando composto da israeliani e agenti fuori controllo (“rogue agents”, dice Sorcha Faal) della CIA aveva assaltato la nave, impadronendosene per diverse ore, forse giorni. Qui le domande si affollano. E anche i dubbi.
Ma non è, assai probabilmente, un’invenzione peregrina. La fonte dell’FSB che racconta la vicenda aggiunge particolari straordinariamente interessanti e anche molto precisi. Nella Direzione Generale dell’FSB di Tambov vi sarebbero stati “tutti i files operativi” compilati dall’FSB, il servizio segreto russo, concernenti la famosa Blackwater, la corporation privata cui Bush e Cheney affidarono importanti incarichi di sicurezza in Irak e non soltanto, e cui la Cia (come risulta ora dall’inchiesta aperta negli Stati Uniti), commissionò l’incarico degli assassini mirati per liquidare i leader e i militanti di rilievo di Al Qaeda. Che i servizi segreti russi tenessero e tengano sotto osservazione questa attività è del tutto logico. Sarebbe illogico pensare il contrario. Resta da capire cosa e come possano avere scoperto. Ma cosa c’entra Netanyahu?
Torniamo dunque al suo viaggio segreto a Mosca. Il 10 settembre, nel pomeriggio, insieme agli altri membri del club di discussione Valdai, di cui faccio parte, incontro il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov. Mosca è piena di voci su quel viaggio e la domanda è inevitabile. Lavrov non conferma ma nemmeno smentisce. E ovviamente non dice chi ha incontrato Netanyahu e perché. Ma dichiara che Mosca non ha violato nessuna delle regole internazionali del commercio di armi e che ha fornito all’Iran, in passato, solo “armi rigorosamente difensive”. Nel frattempo fonti israeliane, subito riprese da diversi giornali occidentali e anche russi, diffondono l’informazione secondo cui, a bordo della Arctic Sea ci sarebbe stato non un carico di legnami preziosi, ma un carico di missili S-300 destinati all’Iran. Gli S-300 sono missili anti-missile, cioè arma difensiva.
Notizia strana. La Russia avrebbe mandato in giro, lungo una rotta lunghissima (dall’Oceano Artico, nell’Atlantico, via la Manica, fino alle Canarie, ma per andare dove?), un carico delicatissimo, esponendo la sua merce a ogni rischio (come poi sarebbe avvenuto), senza poterla tenere sotto controllo. Basta guardare le carte geografiche per capire che Mosca può inviare in Iran ciò che vuole attraverso il Mar Caspio, su cui si affacciano i suoi porti e quelli iraniani. Dunque notizia improbabile. Sicuramente il carico della Arctic Sea era molto importante, ma non era quello che dicono gli israeliani. E non era diretto all’Iran ma – ecco la novità di Sorcha Faal -“agli Stati Uniti”.
Ecco perché all’operazione di ricupero della Arctic Sea avrebbero preso parte anche gli Stati Uniti, con uomini e, soprattutto, informazioni sulla localizzazione della nave.
Secondo la ricostruzione citata la Marina Militare russa, con il concorso di unità della marina finlandese e dei servizi americani, avrebbe prelevato tre missili, dotati di testata nucleare, dopo averli recuperati dal relitto del Kursk, il sommergibile nucleare affondato nel 2001 in circostanze misteriose nell’Artico. Tragedia nella quale persero la vita 118 marinai e ufficiali russi. All’epoca i russi avevano incaricato del recupero dei cadaveri del Kursk due compagnie danesi, la Mammoet e la Smit International, ma senza il permesso di toccare i missili. Si trattava di missili nucleari tattici P-700 Granit, in grado di affondare navi di grandi dimensioni, per esempio portaerei.
Secondo fonti della intelligence militare russa, il GRU, i missili sarebbero stati caricati sulla Arctic Sea, e diretti verso gli Stati Uniti per essere affidati alla US Nuclear Security Administration che ne doveva curare lo smantellamento nell’impianto Pantex, in Texas. Il tutto in base agli accordi di disarmo dello START 2.
La Arctic Sea, con un carico ben più importante del legname, viene attaccata da “commandos non identificati” . Ovvio che non si tratta di comuni pirati. Qui ci sono in campo servizi segreti potenti, in grado di mettersi di traverso niente meno che a un’operazione congiunta russo-americana. Mosca reagisce con veemenza inusitata. Il comandante in capo della Marina, Vladimirr Visotskij dichiara pubblicamente che “tutte le navi e i natanti della marina russa nell’Atlantico sono stati inviati alla ricerca della nave sparita”. Il 18 agosto il ministro della difesa russo, Anatolij Serdiukov annuncia che le forze navali russe, “in cooperazione con il Comando Spaziale della Marina USA” hanno “ripreso possesso” della Arctic Sea. Fonti anonime dei servizi russi parlano di “terroristi della CIA con falsi passaporti estoni, lettoni, e russi. C’è un’altra fonte, non anonima, russa, che racconta altre cose. Si tratta di Mikhail Voitenko, direttore di una rivista specializzata in incidenti marittimi, la Sovfracht, il quale fa sapere che la Arctic Sea non era una qualunque nave da trasporto, ma era dotata dei più moderni mezzi di localizzazione e di comunicazione. Per giunta, al momento dell’assalto dei “pirati”, la nave si sarebbe trovata in acque dove “perfino i cellulari funzionavano”. Perché non ci fu allarme subito? Il mistero s’infittisce. Mikhail Voitenko, dopo avere troppo parlato, scappa in Turchia e dichiara di essere sotto grave minaccia di vita.
Qui dobbiamo tornare a Netanyahu perché il sito sopra citato mette direttamente in relazione i servizi segreti israeliani con la vicenda della Arctic Sea. Vediamo come. Fonti questa volta del ministero degli esteri russo rivelano che l’aereo privato su cui viaggiava Netanyahu aveva un piano di volo che prevedeva l’atterraggio a Tbilisi, Georgia ma che (l’episodio deve essere avvenuto tra l’8 e il 9 settembre) all’improvviso, in vicinanza dello spazio aereo russo, il pilota chiede “urgentemente” di poter atterrare a Mosca, specificando che ha a bordo il primo ministro israeliano Netanyahu. Il permesso è accordato e l’aereo atterra nella base militare di Kubinka, non lontano dalla capitale.
Sempre stando al racconto di Sorcha Faal, all’aeroporto di Kubinka arriva in tutta fretta il presidente russo Dmitrij Medvedev, che incontra non solo un Netanyahu furibondo ma un’intera delegazione israeliana, composta dal generale Meir Kalifi, ministro per gli Affari Militari e Uzi Arad, consigliere per la Sicurezza Nazionale d’Israele. La richiesta, perentoria, a Medvedev è “un’immediata restituzione di tutti i documenti, dell’equipaggiamento e degli agenti del Mossad” catturati dai russi e dagli americani a bordo della Arctic Sea. A quanto pare Medvedev, già irritato per il mancato preavviso, per la insolita procedura, e per i toni degli ospiti, replica che “l’investigazione è in corso” e che “la Russia non è pronta a dare alcuna prova a nessuno”. Con ogni probabilità si è parlato anche d’altro e qui il racconto diventa del tutto inverificabile. Uno degli argomenti in questione, per altro probabilmente, sarebbe stata una richiesta di chiarimento circa le armi che la Russia starebbe fornendo all’Iran. Il tutto in connessione con un possibile attacco israeliano sulle installazioni nucleari iraniane. Sorcha Faal mette tra virgolette frasi di Netanyahu di incredibile gravità, del tipo che “la Russia dovrebbe pararsi il sedere” e non essere sorpresa quando “nubi a forma di fungo cominceranno ad apparire sopra Teheran”.
La reazione di Medvedev non viene riferita. Ma sia Medvedev che Putin in quei giorni, anche negl’incontri con i membri del Club Valdai, hanno ripetutamente ribadito l’inaccettabilità di ogni azione di forza contro l’Iran e la necessità di uno sviluppo della via negoziale.
Non sarà inutile qui ricordare chi era uno dei due accompagnatori di Netanyahu a Mosca, Uri Arad. L’attuale Segretario alla Sicurezza Nazionale di Israele è persona non grata negli Stati Uniti. Lo è da quando risultò, nel 2006, che era direttamente implicato nel cosiddetto AIPAC Espionage Scandal (AIPAC sta per American Israeli Public Affair Committee). In quel processo, largamente coperto dalla stampa americana, emerse che importanti documenti della politica americana verso l’Iran venivano passati a Israele, attraverso l’AIPAC e personalmente Uri Arad, da un funzionario del Dipartimento della Difesa, Lawrence Franklin. Questi fu condannato a 13 anni per spionaggio a favore di uno stato straniero; condanna poi tramutata in 10 mesi di arresti domiciliari. Ebbene, viene riferito che Uri Arad fu protagonista di uno scandalo aggiuntivo quando Hillary Clinton incontrò Netanyahu a Gerusalemme. Hillary e i suoi consiglieri furono sconcertati di vedere Arad al fianco di Netanyahu e, per evitare un incidente diplomatico, proposero che all’incontro assistessero solo tre persone per parte. Netanyahu non fece una piega e chiese all’ambasciatore israeliano a Washington, Sallai Meridor, di allontanarsi, e tenne con sé Uri Arad. Meridor si dimise qualche giorno dopo e un portavoce di Netanyahu spiegò in seguito che la presenza di Arad era “indispensabile per la questione iraniana”. Quanto fosse indispensabile lo dimostra la posizione di Arad in materia: “massima deterrenza”, nel senso che Israele “deve minacciare e colpire ogni e qualsiasi cosa abbia importanza in merito”, a cominciare “dai leader” per finire “ai luoghi sacri”.
(Editoriale di Paul Woodward, 18 marzo 2009. http://warincontext.org/2009/03/18/editorial-we-want-the-land-not-the-people).
Cosa ci sia di vero nelle rivelazioni (guidate dai servizi segreti militari russi) secondo cui tra i files distrutti a Tambov c’erano anche quelli che “confermavano” le accuse contro i servizi segreti USA e israeliani, formulate dal generale Mirza Aslam Beg, ex capo di stato maggiore dell’esercito pakistano, secondo cui “mercenari privati” della Blackwater (ora rinominata Xe) sarebbero stati “gli organizzatori degli attentati contro l’ex primo ministro libanese Rafik Hariri e contro Benazir Bhutto”.
In ogni caso, concludendo, si può dire con certezza che il viaggio di Netanyahu a Mosca c’è stato. E che una cosa del genere si fa soltanto se sono in gioco eventi drammatici.
Si capisce che Netanyhau aveva una gran fretta, una settimana prima che Obama annunciasse che l’Iran non costituisce, al momento, una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Resta da capire qual’era lo scopo dell’assalto alla Arctic Sea e come mai i servizi segreti israeliani si sono esposti così apertamente in una operazione ostile nei confronti di Stati Uniti e Russia. E resta, ovviamente, da investigare l’assalto (se di assalto si è trattato) alla base segreta russa di Tambov, solo cinque giorni dopo il burrascoso incontro di Kubinka.
Sospendere i negoziati UE-CAN: un freno all'ingiustizia e alla diseguaglianza
Giovedì 24 Settembre 2009 A Sud
Si stanno svolgendo in questi giorni a Bruxelles - dal 21 al 25 settembre - i negoziati tra Peru', Colombia e Unione Europea, nonostante il rifiuto di Bolivia e Ecuador - questi ultimi, insieme a Colombia e Perù, membri della Comunità delle Nazioni Andine (CAN) di firmare un accordo commerciale giudicato iniquo e contrario ai diritti umani. Questa divisione in seno alla CAN rappresenta un ulteriore ostacolo al processo di integrazione della regione andina e pone un freno all'avvio di uno sviluppo sostenibile per le popolazioni dell'area.
Il governo peruviano ha fatto sapere che le negoziazioni verranno chiuse a breve ma, ha dichiarato il viceministro peruviano per il Commercio Estero, Eduardo Ferreyros, la VI ronda di trattative non sarà l'ultima. Il rappresentante peruviano ha però sottolineato che le possibilità di raggiungere accordi - entro la fine dell'anno - in merito agli aspetti tecnici del trattato commerciale sono buone, sebbene al momento ci siano importanti questioni ancora in sospeso, come quella dell'accesso ai mercati europei: il problema, attualmente, sembra essere quello del dazio sulle esportazioni peruviane di banane, prodotto particolarmente sensibile alle fluttuazioni del mercato.
I paesi maggiormente interessati a raggiungere un accordo su questo punto sono Colombia e Ecuador, in quanto grandi esportatori di frutta tropicale. La Colombia accompagnerà il Perù in questa nuova ronda di negoziazioni, mentre l'Ecuador ha fatto sapere che non parteciperà alla sessione di lavoro (il rappresentante ecuadoriano non era presente neanche alla V ronda di negoziazioni, tenutasi a Lima lo scorso luglio).
La posizione del governo dell'Ecuador è chiara: l'accordo commerciale che si sta costruendo tra Europa e CAN non risponde ai criteri dello sviluppo dell'area andina e di un equilibrio nelle relazioni commerciali.
Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Durao Barroso, si incontrerà nei prossimi giorni con il presidente della Colombia Alvaro Uribe - l'incontro avverrà in seno all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite - allo scopo di discutere con il suo omologo colombiano dell'accordo commerciale.
Il governo boliviano (la Bolivia è il quarto paese membro della CAN) si mantiene ai margini delle negoziazioni, in quanto ritiene che l'accordo con l'Unione Europea, oltre al trattato di libero commercio, dovrebbe includere anche un accordo in materia di cooperazione e dialogo politico.
In questo contesto, organizzazioni della società civile andina e europea esprimono pesanti preoccupazioni in relazione alle possibili conseguenze della questione sugli equilibri della regione andina e, in generale, sugli impatti in tema di diritti umani e giustizia economica:
1. La crisi economica mondiale ha messo in dubbio la validità del paradigma del "libero commercio" e, più in generale, di tutto il sistema economico mondiale fondato sul predominio del capitale finanziario e gli interessi delle multinazionali, che ha condotto l'umanità a una catastrofe energetica, alimentare e climatica senza precedenti. I trattati di libero commercio (TLC), voluti fortemente dalla UE e dai governi peruviano e colombiano rappresentano un ostacolo alla capacità dei paesi andini di promuovere politiche di sviluppo a beneficio della maggioranza degli abitanti dell'area.
2. Da un accordo di Associazione a un TLC. Nel processo di negoziazione, la Commissione Europea, il Peru' e la Colombia hanno abbandonato la discussione sui due "pilastri" del dialogo politico e della cooperazione per favorire trattative squisitamente economico-finanziarie. Lo scopo ultimo delle trattative è quello di promuovere la sigla di un TLC basato sui cosiddetti principi di Singapore, ossia liberalizzazione degli scambi commerciali e dei servizi, oltre al raggiungimento di posizioni comuni in materia di investimenti, proprietà intellettuale e politiche economiche. Le proposte di Ecuador e Bolivia, in favore di un "commercio giusto" e di "accordi commerciali che promuovano lo sviluppo della regione andina", superando gli squilibri e le asimmetrie con l'Europa, sono state sistematicamente ignorate dai governi colombiano e peruviano, strenui difensori del dogma del libero commercio.
Il governo boliviano (la Bolivia è il quarto paese membro della CAN) si mantiene ai margini delle negoziazioni, in quanto ritiene che l'accordo con l'Unione Europea, oltre al trattato di libero commercio, dovrebbe includere anche un accordo in materia di cooperazione e dialogo politico.
In questo contesto, organizzazioni della società civile andina e europea esprimono pesanti preoccupazioni in relazione alle possibili conseguenze della questione sugli equilibri della regione andina e, in generale, sugli impatti in tema di diritti umani e giustizia economica:
1. La crisi economica mondiale ha messo in dubbio la validità del paradigma del "libero commercio" e, più in generale, di tutto il sistema economico mondiale fondato sul predominio del capitale finanziario e gli interessi delle multinazionali, che ha condotto l'umanità a una catastrofe energetica, alimentare e climatica senza precedenti. I trattati di libero commercio (TLC), voluti fortemente dalla UE e dai governi peruviano e colombiano rappresentano un ostacolo alla capacità dei paesi andini di promuovere politiche di sviluppo a beneficio della maggioranza degli abitanti dell'area.
2. Da un accordo di Associazione a un TLC. Nel processo di negoziazione, la Commissione Europea, il Peru' e la Colombia hanno abbandonato la discussione sui due "pilastri" del dialogo politico e della cooperazione per favorire trattative squisitamente economico-finanziarie. Lo scopo ultimo delle trattative è quello di promuovere la sigla di un TLC basato sui cosiddetti principi di Singapore, ossia liberalizzazione degli scambi commerciali e dei servizi, oltre al raggiungimento di posizioni comuni in materia di investimenti, proprietà intellettuale e politiche economiche. Le proposte di Ecuador e Bolivia, in favore di un "commercio giusto" e di "accordi commerciali che promuovano lo sviluppo della regione andina", superando gli squilibri e le asimmetrie con l'Europa, sono state sistematicamente ignorate dai governi colombiano e peruviano, strenui difensori del dogma del libero commercio.
3. Le negoziazioni bilaterali tra Peru', Colombia e UE aggravano le tensioni già esistenti in seno alla CAN, compromettendo il processo di integrazione regionale andino. Questo dimostra la scarsa coerenza dell'Unione Europea che, nei discorsi ufficiali, dichiara di sostenere il processo di integrazione e lo sviluppo dell'area andina. Tutto questo aumenta il rischio di una frattura insanabile tra i paesi membri della CAN.
4. Liberalizzare l'accesso alle risorse naturali e ai settori strategici limita le possibilità di sviluppo e castra la sovranità degli stati. Le risorse naturali, la biodiversità, gli insegnamenti ancestrali, i servizi pubblici, l'accesso all'acqua potabile, alle risorse minerarie o energetiche: tutto è stato fagogitato dall'avidità delle imprese transnazionali europee e nordamericane, le prime ad essere beneficiate dagli accordi di libero commercio. Mettere questi settori strategici per lo sviluppo e la crescita economica della regione andina al servizio di queste corporazioni significa violare gli interessi degli stati e rafforzare il predominio delle politiche neoliberali.
5. Il TLC con la UE acutizza l'esclusione sociale e i conflitti interni nella regione andina. Gli accadimenti recenti hanno dimostrato il carattere perverso di questi accordi commerciali e giustificato le lotte sociali contro la commercializzazione dei beni naturali, ponendo al centro del dibattito la protesta contro il saccheggio delle risorse naturali e le violazioni dei diritti umani. Le analisi condotte finora hanno dimostrato come i TLC siano i principali responsabili della dipendenza dall'esportazione di prodotti di base - con gravi conseguenze in termini di sovranità alimentare - , dell'aumento dei prezzi dei farmaci e dello sfruttamento della manodopera locale, in particolare femminile.
6. Che fine hanno fatto i diritti umani? Nonostante le dichiarazioni ufficiali dei funzionari della UE in favore dei diritti umani e nonostante l'Europa si dichiari promotrice della "clausola democratica" nelle sue trattative commerciali, le continue denunce di abusi e sistematiche violazioni del diritto umanitario tanto in Colombia come in Perù non sono state mai state prese in considerazione durante la conduzione dei negoziati. Temi di enorme rilevanza, come ad esempio il riconoscimento dei diritti dei lavoratori migranti nei paesi della UE, sono rimasti fuori da qualunque discorso politico o trattativa commerciale, nonostante siano numerosissimi gli abitanti dell'area andina che decidono di emigrare in Europa in cerca di lavoro.
7. Non esistono meccanismi effettivi di partecipazione della società civile. Dall'inizio delle negoziazioni, movimenti e organizzazioni sociali andini e europei hanno denunciato la maniera perversa in cui le trattative per la sigla del TLC sono state pianificate e condotte: in particolare il non rispetto della "clausola democratica" e la disattenzione nei confronti delle pur costanti violazioni dei diritti umani delle popolazioni andine. Un'enfasi particolare è stata data alla necessità di creare meccanismi di partecipazione della società civile nei processi decisionali.
8. I risultati dello Studio di Impatto vengono sistematicamente ignorati. I meccanismi di disegno, elaborazione e socializzazione dello Studio di Impatto e Sostenibilità dell'accordo commerciale UE-CAN - voluto dalla stessa Commissione Europea - sono stati deboli e privi di effettiva utilità perchè non tenuti in considerazione. I risultati delle analisi condotte finora dimostrano chiaramente, in realtà, che i benefici economici derivanti dalla stipula del TLC non saranno gli stessi per l'Europa e per la regione andina.
Pertanto, nel contesto della crisi economica internazionale e tenuto conto dell'impatto già visibile delle negoziazioni tra UE, Colombia e Peru' sul processo andino di integrazione, le organizzazioni firmatarie della presente dichiarazione chiediamo che:
- Date le attuali condizioni di ripensamento globale delle regole economiche, del commercio e della finanza; tenuto conto della crisi che sta vivendo il processo di integrazione andina; alla luce delle denunce sulle sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate impunemente nei nostri paesi e di fronte all'esclusione delle proposte alternative: denunciamo come i nostri paesi siano gravemente minacciati nella loro capacità di promuovere sviluppo e pertanto chiediamo l'immediata sospensione delle trattative per il TLC.
- E' necessario rivedere le relazioni economiche e politiche tra UE e paesi andini, alla ricerca di un accordo economico che vada a vantaggio dei popoli tanto europei che sudamericani. Tutto questo non si realizza promuovendo la deregolamentazione negli scambi commerciali ma, piuttosto, in una reale ed effettiva attività di promozione e tutela dei diritti umani, dei diritti dei popoli e di quelli della madre terra.
4. Liberalizzare l'accesso alle risorse naturali e ai settori strategici limita le possibilità di sviluppo e castra la sovranità degli stati. Le risorse naturali, la biodiversità, gli insegnamenti ancestrali, i servizi pubblici, l'accesso all'acqua potabile, alle risorse minerarie o energetiche: tutto è stato fagogitato dall'avidità delle imprese transnazionali europee e nordamericane, le prime ad essere beneficiate dagli accordi di libero commercio. Mettere questi settori strategici per lo sviluppo e la crescita economica della regione andina al servizio di queste corporazioni significa violare gli interessi degli stati e rafforzare il predominio delle politiche neoliberali.
5. Il TLC con la UE acutizza l'esclusione sociale e i conflitti interni nella regione andina. Gli accadimenti recenti hanno dimostrato il carattere perverso di questi accordi commerciali e giustificato le lotte sociali contro la commercializzazione dei beni naturali, ponendo al centro del dibattito la protesta contro il saccheggio delle risorse naturali e le violazioni dei diritti umani. Le analisi condotte finora hanno dimostrato come i TLC siano i principali responsabili della dipendenza dall'esportazione di prodotti di base - con gravi conseguenze in termini di sovranità alimentare - , dell'aumento dei prezzi dei farmaci e dello sfruttamento della manodopera locale, in particolare femminile.
6. Che fine hanno fatto i diritti umani? Nonostante le dichiarazioni ufficiali dei funzionari della UE in favore dei diritti umani e nonostante l'Europa si dichiari promotrice della "clausola democratica" nelle sue trattative commerciali, le continue denunce di abusi e sistematiche violazioni del diritto umanitario tanto in Colombia come in Perù non sono state mai state prese in considerazione durante la conduzione dei negoziati. Temi di enorme rilevanza, come ad esempio il riconoscimento dei diritti dei lavoratori migranti nei paesi della UE, sono rimasti fuori da qualunque discorso politico o trattativa commerciale, nonostante siano numerosissimi gli abitanti dell'area andina che decidono di emigrare in Europa in cerca di lavoro.
7. Non esistono meccanismi effettivi di partecipazione della società civile. Dall'inizio delle negoziazioni, movimenti e organizzazioni sociali andini e europei hanno denunciato la maniera perversa in cui le trattative per la sigla del TLC sono state pianificate e condotte: in particolare il non rispetto della "clausola democratica" e la disattenzione nei confronti delle pur costanti violazioni dei diritti umani delle popolazioni andine. Un'enfasi particolare è stata data alla necessità di creare meccanismi di partecipazione della società civile nei processi decisionali.
8. I risultati dello Studio di Impatto vengono sistematicamente ignorati. I meccanismi di disegno, elaborazione e socializzazione dello Studio di Impatto e Sostenibilità dell'accordo commerciale UE-CAN - voluto dalla stessa Commissione Europea - sono stati deboli e privi di effettiva utilità perchè non tenuti in considerazione. I risultati delle analisi condotte finora dimostrano chiaramente, in realtà, che i benefici economici derivanti dalla stipula del TLC non saranno gli stessi per l'Europa e per la regione andina.
Pertanto, nel contesto della crisi economica internazionale e tenuto conto dell'impatto già visibile delle negoziazioni tra UE, Colombia e Peru' sul processo andino di integrazione, le organizzazioni firmatarie della presente dichiarazione chiediamo che:
- Date le attuali condizioni di ripensamento globale delle regole economiche, del commercio e della finanza; tenuto conto della crisi che sta vivendo il processo di integrazione andina; alla luce delle denunce sulle sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate impunemente nei nostri paesi e di fronte all'esclusione delle proposte alternative: denunciamo come i nostri paesi siano gravemente minacciati nella loro capacità di promuovere sviluppo e pertanto chiediamo l'immediata sospensione delle trattative per il TLC.
- E' necessario rivedere le relazioni economiche e politiche tra UE e paesi andini, alla ricerca di un accordo economico che vada a vantaggio dei popoli tanto europei che sudamericani. Tutto questo non si realizza promuovendo la deregolamentazione negli scambi commerciali ma, piuttosto, in una reale ed effettiva attività di promozione e tutela dei diritti umani, dei diritti dei popoli e di quelli della madre terra.
Lima, 15 settembre 2009
Il testo è stato firmato da decine di organizzazioni sociali di America Latina e Europa
Primo sì all'impunità fiscale
Andrea Scarchilli , 23 settembre 2009
Passa in prima lettura, al Senato, la maxisanatoria per chi ha esportato illegalmente capitali all'estero. Aliquota al cinque per cento (invece del 43) e super - protezione per una serie di reati societari e tributari, tra cui il falso in bilancio. Protesta compatta delle opposizioni, con il Pd che abbandona l'Aula. La Finocchiaro attacca: "Era meglio il cartello di Medellin". Si schierano contro anche la Cgil e l'Associazione nazionale magistrati. Lo scudo è il terzo, del genere, varato dai governi Berlusconi, a cui si aggiunge un condono edilizio. Il ricavato sarà il pilastro della politica economica di Tremonti nel 2010.
Pare che l'ultima, definitiva versione dello scudo fiscale - approvato in mattinata dal Senato e in attesa del sì definitivo della Camera - possa arrivare a fruttare alle casse dello Stato 4 miliardi e mezzo di euro. C'è chi sostiene la stima è pessimistica. In ogni caso, un bel gruzzolo: tanto da permettere al ministro dell'Economia Giulio Tremonti di presentare una Finanziaria vuota, e riservarsi di stabilire le risorse per i tagli alle tasse ai lavoratori dipendenti, la ricerca, l'università, il cinque per mille e le missioni militari all'estero in base ai proventi che arriveranno dalla maxisanatoria. Le casse dello Stato e le politiche economiche del governo, insomma, saranno sorrette per un anno intero dai soldi racimolati dai pentiti "evasori - esportatori" di capitali.
A che prezzo? Niente che non sia già stato pagato con il precedente governo Berlusconi, che di scudi fiscali ne varò due a cui aggiunse anche un condono edilizio. Il costo si può definire con una parola: legalità. Lo scudo fiscale la calpesta, e permette a chi evaso il fisco ed esportato soldi all'estero di farli rientrare a prezzi stracciatissimi, un'imposta con aliquota al cinque per cento. Si noti che, in condizioni normali, su quei soldi gli evasori - qualora non avessero, appunto, evaso il fisco - avrebbero dovuto pagare quasi nove volte tanto: il 43 per cento. All'evidente convenienza economica si aggiunge quella giuridica. Chi vuole far rientrare i capitali dall'estero avrà garantito l'anonimato e sarà coperto da una serie di reati tributari e di violazioni contabili, come la dichiarazione fraudolenta, l'infedele dichiarazione, l'omessa dichiarazione, l'occultamento o la distruzione di documenti contabili. Impunità garantita anche dal falso in bilancio. La norma è valida dal 15 settembre al 15 dicembre 2009, i procedimenti avviati prima non verranno interrotti.
Il Senato ha approvato tutto questo con 140 voti favorevoli, 21 contrari e un astenuto. Al computo finale mancano i senatori del Partito democratico, che hanno deciso di abbandonare l'Aula, per protesta, al momento del voto. La scelta è stata motivata con durezza dalla capogruppo Anna Finocchiaro: "Era più onesto il cartello di Medellin. Si è presentato con i suoi capi, con nome e cognome, al governo colombiano per offrirgli di far rientrare i capitali all'estero e aiutare così il bilancio pubblico. Il governo colombiano non accettò, ma - ha proseguito la Finocchiaro - da noi, no: in violazione di tutte le norme, si fanno rientrare capitali sulla cui costituzione nessuno indagherà mai e a cui si garantisce l'anonimato, in spregio a qualsiasi norma di civiltà giuridica". La Finocchiaro aveva richiesto, a nome del gruppo, la presenza dei ministri interessati, quelli della Giustizia e dell'Economia, Angelino Alfano e Tremonti, per una pubblica assunzione di responsabilità. Non l'ha ottenuta, e ha attaccato: "Loro non vengono e noi usciamo dall'aula anche in nome di tutti quelli che pagano tasse salate: dagli imprenditori agli operai metalmeccanici".
La linea del Pd è condivisa anche dalle altre opposizioni. Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha detto: "Chi ha truffato lo Stato o i risparmiatori deve pagare. Questa sanatoria del falso in bilancio è inaccettabile e getta un'ombra nera su tutta l'operazione scudo fiscale. Chiediamo al ministro Tremonti di esprimersi: non può far finta di non vedere quello che ha fatto la sua maggioranza al Senato". Ma quanto fatto dalla maggioranza è sicura esecuzione dei desiderata di Tremonti, che vuole i soldi per una Finanziaria senza tasse.
Il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro, come di consueto, non c'è andato giù tenero: "Noi dell'Idv crediamo che lo scudo fiscale sia una legge 'criminogena' che favorisce i criminali e mette nella disperazione chi rispetta la legge e paga le tasse, crediamo che in questo modo si incentivi l'evasore fiscale a continuare ad evadere". Secondo Di Pietro dello scudo beneficerà anche il premier: "Solo la certezza del diritto e della pena può garantire il rispetto della legge. Crediamo che ancora una volta Berlusconi abbia voluto una legge per se stesso ed i suoi amici giacché come si legge dall'inchiesta giudiziaria in corso ha da sistemare sue pendenze personali che riguardano soldi depositati e investiti all'estero".
Schierata contro anche la Cgil, con il segretario confederale Agostino Megale: "La politica dei condoni continua a rappresentare uno schiaffo a tutti i contribuenti onesti che pagano le tasse e rispettano la legge", e l'Associazione nazionale magistrati. In una nota il sindacato delle toghe ha segnalato che il provvedimento votato dall'Aula del Senato "esclude la punibilità per tutti i reati fiscali e societari commessi al fine di evadere il fisco e trasferire il denaro all'estero. Anche i delitti di frode fiscale, emissione e utilizzazione di false fatture, falso in bilancio e persino le cosiddette frodi carosello, che tanto allarme suscitano in ambito europeo, potranno dunque essere sanati con il pagamento di una somma pari al 5% dell'imposta evasa". Tutti reati economici e fiscali sanabili in un settore che, l'Associazione giudica "delicatissimo, nel quale già si sconta una situazione di illegalità diffusa e di difficoltà di accertamento". Si garantisce così "l'impunita' a chi ha realizzato profitti violando la legge".
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha preferito non commentare, aspetta - come vuole la prassi - che arrivi sul suo tavolo il testo per la promulgazione, quindi il secondo passaggio a Montecitorio. Certo è che il Capo dello Stato studierà con particolare attenzione il provvedimento, di cui si è già interessato personalmente prima del percorso parlamentare. Grazie a lui, infatti, dalla protezione sono stati esclusi coloro che hanno procedimenti penali in corso.
Marino contro la Rai: Troppo Franceschini nei tg
Monica Maro, 23 settembre 2009
Politica Democrazia interna e par condicio sono i due nodi che surriscaldano il congresso del Pd. Il medico-senatore democratico scrive al presidente della Vigilanza Zavoli per ottenere una "par condicio" nell'accesso alle reti televisive tra i candidati alla segreteria e innesca le ironie del franceschiniano vicepresidente della Vigilanza Giorgio Merlo. Eppure, i dati del centro di ascolto parlano chiaro.
Non c'è solo il problema degli equilibri fra maggioranza e opposizione nell'informazione televisiva.Ignazio Marino, "terzo incomodo" nella corsa alla segreteria del Partito democratico, denuncia di essere discriminato dai Tg e dai programmi televisivi di approfondimento.
In una conferenza stampa, il medico-senatore democratico diffonde i dati di una rilevazione del Centro d'ascolto dei radicali, fatta su 71 giorni e 994 edizioni dei telegiornali. Dalle tabelle distribuite ai giornalisti, risulta che il segretario in carica Dario Franceschini ha il 58% del tempo di parola nei Tg e il 56% del tempo d'antenna (quello nel quale si parla di lui e delle sue posizioni). Il suo rivale principale, Pier Luigi Bersani, si aggiudica il 31,1% del tempo di parola e il 27,9% del tempo d'antenna. A Marino rimane il 10,8% del tempo di parola, il 15,6% del tempo d'antenna.
Se si restringe il campo d'osservazione alle testate della Rai, la percentuale si rafforza, diventa il 60,7% per Franceschini, il 31,1 per Bersani, l'8,2% per Marino. Che si appella a Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai e gli chiede di richiamare l'azienda: "Il nostro è il più grande esperimento di democrazia partecipata, riguarda tutti i cittadini italiani dai 16 anni in su, che potranno partecipare alle primarie, non è un fatto interno al Pd. Per questo ci deve essere equilibrio e pluralismo. Se non c'è, l'informazione è falsata e anche i cittadini si formano un giudizio falsato".
Ma la denuncia di Ignazio Marino scatena l'ilarità del franceschiniano Giorgio Merlo, vicepresidente della Commissione parlamentare di Vigilanza: "La par condicio è un piccolo baluardo contro lo strapotere mediatico del Premier che non può e non dev'essere smantellata. Ma che la Rai debba applicare - pare di capire per legge - anche la par condicio per il dibattito congressuale del Pd più che una proposta seria è una richiesta comica". Secondo Merlo, infatti, "se dovesse valere il 'lodo' del sen. Marino, si dovrebbe fare uno studio sul peso delle varie correnti nei partiti italiani per conoscere il criterio esatto per poter dare voce alla maggioranza e alla minoranza delle formazioni politiche". Insomma, riguardo alla proposta del candidato alla segreteria nazionale, Giorgio Merlo non usa certamente giri di parole: "E' stata inviata ad un indirizzo sbagliato: più che alla Commissione di Vigilanza Rai -spiega- dovrebbe essere indirizzata a Striscia la notizia o a Blob".
Ma non la pensa così il coordinatore organizzativo della mozione Bersani: "Meraviglia che un politico ben consapevole del peso informativo della televisione e generalmente attento difensore del pluralismo come Giorgio Merlo possa definire 'comica' la giusta richiesta rivolta al servizio pubblico dal candidato alla segreteria del Pd, Ignazio Marino, di una maggiore attenzione e di un maggior equilibrio nel presentare temi e protagonisti del dibattito congressuale", sottolinea Gianni Pittella. "Qui non si tratta di applicare la par condicio alle correnti di un partito, il congresso del Pd culminerà in un grande appuntamento di esercizio democratico il 25 ottobre in cui, si spera milioni di cittadini come in passato, sceglieranno il leader del secondo partito italiano - prosegue Pittella - credo che questo di per sé sia già un avvenimento giornalisticamente rilevante, come dimostra l'attenzione dei media nazionali e locali sullo svolgimento dei lavori, ma per la Rai si aggiunge il dovere in più, che dovrebbe valere in qualsiasi circostanza e nei riguardi di qualsiasi formazione politica, di informare gli elettori in modo compiuto ed equidistante".
Nel Pd si alza anche lo scontro congressuale. Dopo l'accusa da parte di Ignazio Marino di brogli nei congressi in Calabria, oggi il segetario regionale dei Giovani Pd, Luigi Guglielmelli, pretende le scuse del senatore dal momento che la Commissione regionale per il congresso ha stabilito la regolarità del voto.
Dario Franceschini - preso di mira da Marino per il netto vantaggio concessogli dalle reti televisive rispetto agli altri candidati - accende i fari sulle spese elettorali di Pier Luigi Bersani (ma nei giorni scorsi anche Marino era finito nel mirino per lo steso motivo), che ha tappezzato l'Italia con i suoi manifesti. Per Franceschini, "in tempi di ristrettezze è necessario dare il buon esempio e limitare le spese". Secca la replica del comitato Bersani : Franceschini la vuole "buttare in caciara", nervoso per i primi risultati dei congressi dei circoli.
Infine, ultimo tema sul tappeto, un eventuale confronto pubblico tra i tre candidati: Franceschini apre alla proposta - che Marino ha inoltrato ai rivali più volte, ma finora senza successo - di un dibattito tra i candidati prima del confronto alla Convenzione dell'11 ottobre e delle primarie del 25 ottobre.
Nessuna risposta, invece, da Bersani.
Le polemiche risentono del clima sovreccitato da vigilia congressuale. Ma - fatta la tara alle accentuazioni propagandistiche tra competitor - resta sullo sfondo una questione complessiva più volte evocata nel dibattito parlamentare e politico sin dai tempi della Costituente: l'esigenza di garantire la democrazia nei partiti e di dare loro quello status giuridico che la Carta fondamentale non prevede.
VERGOGNOSO BRUNETTA!! in italia non esiste la povertà!
le incredibili dichiarazioni del ministro brunetta ad un convegno di confindustria. facendo fede a fantomatiche statistiche il nano2 fa un'analisi pazzesca della situazione economica e del potere d'acquisto degli italiani e pensionati. una visione degna di un candidato al manicomio.
http://www.youtube.com/user/884C25
La legge del Karma
da Guido da Todi
La legge del Karma, infonde speranza per il futuro e rassegnazione per il passato. Fa comprendere agli uomini che le cose del mondo, le sue sfortune ed i suoi insuccessi, non intaccano la dignità dell’ anima.
(Mario Ingaramo)
(Mario Ingaramo)
Tutti i disordini che affliggono l’uomo sono dovuti all’azione della “legge di causa ed effetto” detta anche “legge del Karma”. Questa legge è la stessa che noi conosciamo con il nome “legge di gravità” e supera il campo fisico per applicarsi a quello del comportamento.
“Così come tu semini raccoglierai; così come tu misuri agli altri sarà misurato a te, disse Gesù di Nazareth, e la tua misura sarà piena, scossa e traboccante”.
Quanto esposto chiarisce la famosa massima: “Le macine del Signore macinano lente… ma fino all’ultimo granello”. La legge di causa ed effetto opera infatti affinché ognuno di noi abbia a raccogliere, vita dopo vita, ciò che ha seminato.
Dio è legge e non punirà mai coloro a cui ha donato la vita. Sono le trasgressioni alla legge che hanno creato la situazione attuale, in cui esistono la sofferenza, la miseria e malattie.
Noi tutti, durante la nostra vita, abbiamo il libero arbitrio di accettare le cose brutte, come se fossero di “nostra competenza”, oppure imprecando contro un Dio ingiusto e vendicativo.
Difficoltà, miserie e problemi sono infatti nostri e ci competono come risultato delle azioni compiute durante le nostre passate esistenze. Nella cultura orientale l’insieme di tali azioni, buone o cattive che siano, viene chiamato “karma individuale”.
Ogni conoscenza ed ogni esperienza rimangono per sempre, vita dopo vita, come possessi acquisiti, comprati e pagati. Questi possessi diciamo che sono acquisiti per “diritto di coscienza” e non possono né perdersi e tantomeno venire rubati. Nessuno, infatti, può togliere a qualcuno l’intelligenza, il talento, le facoltà e le conoscenze.
Nel nostro essere vi è una specie di registrazione dove, in essenza, vengono segnate tutte le cose acquisite. Il fatto ancor più straordinario è che tutto le cose che le esperienze ci hanno insegnato ad usare, sia esso un tavolo, le stoviglie, gli indumenti, i gioielli, il denaro, le coperte e perfino una scatola di fiammiferi, rimangono anch’esse registrate. Questa registrazione ci serve per portarle con noi vita dopo vita.
Questi oggetti, o strumenti come li potremmo chiamare, appaiono nelle nostre vite, sia che noi li desideriamo oppure no, ed è questo il motivo per cui alcune persone nascono nell’opulenza e altre nella miseria.
Ognuno, infatti, nasce nella condizione in cui ha meritato di nascere per diritto di coscienza. La legge di causa ed effetto si incarica di attrarre ad ognuno ciò che gli compete ed il posto più opportuno. Non c’è ingiustizia nel piano della Verità.
A questa legge si riferì il maestro Gesù quando disse: “Non accumulate tesori sulla terra, dove la polvere li corrompe e dove i ladri minano e rubano, ma accumulate tesori nel cielo dove né la polvere danneggia, né la ruggine corrompe e neppure i ladri rubano e rovinano; perché dove sarà il vostro tesoro lì sarà pure il vostro cuore” (Mt. 6,19-21).
- Come funziona la legge del Karma -
La filosofia esoterica insegna che esiste una specie di archivio dove sono contenuti i progetti di tutte le cose. Tale archivio viene chiamato “Mondo degli archetipi” e non è tangibile ai sensi in quanto è costituito della stessa sostanza di cui sono composti i nostri pensieri.
L’uomo, a sua insaputa, lavora nel mondo degli archetipi mediante i suoi pensieri abituali e le sue modalità di vita. In tal modo egli getta i semi per un roseo futuro o un raccolto di tribolazioni. Tale fatto non gli è però facilmente comprensibile in quanto “getta i semi” in modo inconsapevole, così come un sonnambulo può causare dei danni di cui, al risveglio, non riuscirà a capacitarsi.
Si comprende allora l’avvertimento di san Giovanni Crisostomo quando dice: “Il primo convincimento da suscitare in noi è il concetto che nessuno si danneggia se non da se stesso” (”Quod nemo laeditur nisi a seipeo”, pag. 52/3).
Anche Giobbe, nella Bibbia, afferma: “Ciò di cui temo mi piomba addosso” (Gb, 3,25); altra indicazione di come le emozioni negative (in questo caso la paura) possono causare la realizzazione della situazione tanto temuta.
Troviamo in quanto esposto la legge di causa ed effetto in azione; essa è tanto dura da essere stata definita “la legge del taglione” e, qualora male interpretata, porta a concludere che Dio è tutt’altro che infinitamente buono, anzi, lo si suppone crudele al punto di chiedere di tagliarsi una mano a chi l’ha utilizzata per danneggiare il suo prossimo.
E’ infatti difficile, per l’uomo, comprendere che il supremo Creatore ha utilizzato delle leggi ben determinate con cui ha creato l’ Universo e che Egli stesso ha estremo rispetto per le leggi che ha promulgate; l’ordine millenario con cui si muovono gli astri e vengono amministrati gli eventi della natura sono un chiaro esempio di tale immutabilità.
Tra le leggi esistenti quella di gravità è di certo una delle più importanti, ed è un vero peccato che l’uomo la consideri solo in relazione ai fenomeni fisici. Se la considerasse attentamente potrebbe scoprire che essa è legata alla sua esistenza più di quanto possa immaginare.
La legge di gravità, nella fisica, implica che un oggetto lanciato in alto ritorni verso il basso; la stessa legge, nell’esoterismo, implica che ogni nostra azione o pensiero crei delle condizione che torneranno a noi. In questo caso prende il nome di “legge di causa ed effetto” o “legge del Karma”.
L’uomo difficilmente si rende conto di essere l’unico artefice del proprio destino perché le sue azioni non sempre provocano un effetto così immediato da evidenziare il collegamento con la loro causa. Questo fatto porta un individuo a cercare l’origine dei suoi mali all’infuori di sé stesso, ed alla conclusione che gli altri (e talvolta lo stesso Dio) siano l’unica causa delle sue tribolazioni.
- Nessuno può farvi alcun male -
Nessuno può farvi del male se voi stessi, con le vostre azioni o i vostri pensieri, non ne avete creato la causa in questa vita o in quelle passate: è un debito in sospeso che deve essere pagato. Noi stessi siamo la causa dei nostri mali, non altri.
Gli altri sono soltanto strumenti con i quali l’equilibrio naturale, erroneamente chiamato “Giustizia di Dio”, ci chiede di sistemare i conti che abbiamo aperto. Dobbiamo perciò pagare i debiti e nel contempo riscotiamo i crediti per il bene che abbiamo fatto.
Convincetevi che, se non avete debiti da pagare, sarete inattaccabili. Lo sarete anche se emanerete pensieri d’amore verso tutte le persone e tutte le cose. Essi, infatti, formeranno intorno a voi un’aura di luce che vi difenderà da ogni attacco malevolo.
- Karma collettivo e Karma individuale -
Il pensiero è la sola forza che dà vita o distrugge, a seconda che è diretta in bene o in male (Prentice Mulford)
L’umanità, attraverso i propri interessi, le proprie azioni ed i propri sogni di carattere benefico ed altruistico, crea poco a poco, un’entità bianca, mentre, con quelli di carattere egoistico e malevolo, crea un’entità nera, un demone potenziale. Sarà proprio la qualità dell’ energia a far crescere una o l’altra di tali entità.
La creazione di queste due entità fa’ parte delle leggi che governano il nostro Universo. Quando l’umanità compie certe azioni, oppure pensa in un certo modo, contribuisce (nel Mondo astrale) alla formazione di una di queste due grandiose entità: è inevitabile.
Ogni pensiero ed emozione dell’uomo prende vita e forma nel suo universo individuale ma, nel momento in cui vi sono milioni di persone, che pensano e percepiscono come lui, significa che vi sono milioni di persone all’opera per creare nel Mondo astrale la medesima entità.
Quando l’entità nera ha raggiunto un certo grado di sviluppo cerca di scaricare l’ energia accumulata, si creano allora i presupposti per l’inizio di una guerra, un massacro, un gesto fanatico o un cataclisma naturale di cui il terremoto è un classico esempio.
- Non siamo puniti per i nostri peccati ma dai nostri peccati -
I Maestri ci osservano continuamente ma ciò non significa che Essi, vedendo che l’umanità si comporta molto male, emettano un verdetto seguito da una punizione. I Maestri non hanno bisogno di mettere in atto delle punizioni; non esiste nel nostro Universo nessuna punizione se non quella che l’umanità si crea da sola dando vita all’entità nera che abbiamo descritta.
Fintanto che le entità sviluppano la loro forma nel Mondo astrale, non vi è alcun problema per l’umanità o per la vita del pianeta. Rappresentano una situazione che assomiglia a quella del feto nel grembo materno, non crea problemi né per se stesso e neppure per la madre. Il bimbo si trova là, buono buono, non lo si sente piangere né gridare, non pretende nulla, si trova appartato e cresce pian piano.
Dopo la nascita, invece, subito dopo la nascita, il bimbo, che ora esiste nel mondo in modo tangibile, comincia a reclamare il suo diritto a mangiare, respirare, essere amato e riconosciuto; da quel momento diventa esigente.
Allo stesso modo dopo un certo tempo la gestazione astrale dell’entità, nera o bianca che sia, arriverà a termine e si manifesterà nel Mondo fisico. E’ in quel momento che essa pretenderà ciò che gli è dovuto, proprio come un bambino appena nato e, se si trattasse di un’entità maligna, si produrranno grandi catastrofi.
Per provocare questi catastrofi, l’entità nera cercherà chi le assomiglia, esattamente così come fanno i bambini che, una volta grandicelli, cercano tra i loro piccoli amici quelli che sono più portati a fare le birichinate da loro ideate. L’idea distruttiva di questa entità sarà innanzitutto recepita dalle persone che, a loro insaputa, le hanno dato vita e fornito l’ energia necessaria al suo sviluppo.
E’ per questo motivo che si può vedere qualcuno arruolarsi nell’Esercito mentre pensa tra sé: “Non ho più nulla da perdere, allora mi unirò a coloro che cercano di salvare il mio Paese”, oppure “Non ho motivo per vivere, così cercherò di esistere per la mia Patria, per una nobile causa”.
In realtà questa offerta di sé mostra come vi siano delle persone che nello stesso tempo collaborano al piano guerrafondaio di un’entità nera e, con il loro sacrificio, cercano di riscattare la parte di energie negative che hanno offerto all’entità stessa per autogenerarsi.
Quindi, esiste un’attrazione tra questa entità e le persone che l’hanno creata, anche se nel momento in cui esse muoiono sembrano esserne le povere vittime. Ogni volta che vedete accadere delle cose nefaste, orrori dovuti alla guerra o al fanatismo, oppure catastrofi ambientali (terremoti, alluvioni, incendi, ecc.), sappiate che dietro ogni evento vi è stato un accumulo di energia che, scaricandosi, lo l’ha generato.
- Come superare il Karma negativo -
La maniera migliore per non aggravare il vostro Karma è di accettare il destino e lasciare che si compia, senza tentare di sfuggirgli. Penserete che questo è fatalismo. No, i fatalisti accettano gli avvenimenti perché “sta scritto”, e così non reagiscono. Si lasciano coinvolgere da ciò che accade come fanno gli animali, senza cercare di modificare la situazione con la volontà e l’azione.
I veri discepoli non sono fatalisti; essi decidono di assumere delle iniziative e dicono: “Ho commesso degli errori nel passato, devo pagare, va bene. Ma per il fatto di aver sbagliato, devo rimanere inerte a soffrire?
Mi impegnerò piuttosto in una grande e nobile impresa, che non soltanto cancellerà tutto, ma mi porterà anche alla vera liberazione”. A che cosa serve pagare il Karma se è unicamente per soffrire senza evolvere?
- La felicità mediante la Legge di Causa ed Effetto -
La felicità è nobile e nasce dalle cose costruttive. Il piacere, basato sulla vanità e sul desiderio, non dura e si tramuta sempre in pena (Dal “Nakulamata”)
I tipi materialisti ed intellettuali, dovrebbero considerare la Legge di causa e di effetto, così come considerano la Legge di gravità, la Terra attira tutto ciò che si allontana da lei, noi attiriamo tutto ciò che si è allontanato da noi. Tutte le religioni confermano questa grande Legge, ma citerò soltanto quanto ha detto Gesù di Nazareth: “Ciò che l’uomo semina, quello raccoglierà”.
Possiamo aggiungere: “Qualsiasi cosa un uomo raccoglie, quello è ciò che ha seminato nel suo passato”. In Cina questa legge è enunciata in questi termini: “Semina un frutto per raccogliere quel frutto, semina semi di zucca se vuoi raccogliere zucche”.
Lork Kilmur, primo ministro inglese, quando parlò alla Westminster Hall di Londra ad una udienza di magistrati e di avvocati inglesi ed americani, disse che per risolvere i mali che affliggono l’umanità non c’è che un mezzo: insegnare agli uomini come funziona la Legge di causa e di effetto e come creare buone cause al fine di raccogliere degli effetti benefici.
Tutti i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni appartengono ad una di queste due categorie:
1. ciò che determina armonia,
2. ciò che semina disarmonia.
Noi spargiamo i semi dell’armonia o della disarmonia in ogni momento della nostra vita quotidiana e, nella stessa precisa misura, raccogliamo armonia di disarmonia dalle persone che ci circondano e dalle situazioni che incontriamo.
Quando i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni sono incontrollate, generalmente noi reagiamo in sintonia con gli stimoli che ci arrivano. Perciò, se qualcuno ci parla in modo critico di cose o persone noi, generalmente, ci uniamo a lui con il nostro risentimento e le nostre critiche, senza renderci conto che così facendo attiriamo disarmonia su noi stessi.
Poiché questa è la sola Legge che insegna a vivere, basterà controllare le cause per essere sicuri di controllare gli effetti. Supponiamo che il Sig. X provochi disarmonia nel Sig. Y o che manchi ad un dovere verso di lui.
Agendo in questo modo X ha creato una causa. Y, con la sua reazione genererà una nuova causa: se reagisce armonica mente alla provocazione di X egli creerà una causa armonica; se reagisce in malo modo, irritato e offeso, anch’egli seminerà una causa negativa e disarmonica.
Dobbiamo comprendere che questa Legge è tanto perfetta che anche la critica del governo, del tempo atmosferico o dei cosiddetti oggetti inanimati, produce per noi dei semi di disarmonia.
Quantunque la causa e l’effetto siano inseparabili, così come il diritto e il rovescio di una moneta, ciò non significa che si possa constatare un effetto a tempo breve; qualche volta può accadere, ma in altri casi esso potrà realizzarsi molto più tardi, magari in una vita successiva.
In questa Legge possiamo perciò vedere quella che ci viene proposta come Giustizia di Dio. Questa Legge ci porta anche a comprendere che “noi non siamo mai puniti per i nostri peccati ma dai nostri peccati”.
- Quello che conta è il momento presente -
Un sorriso che non dai, è un sorriso che non avrai.
Noi dobbiamo CREARE ARMONIA ORA. Dobbiamo sempre cercare di rispondere in modo positivo a qualsiasi situazione ci si presenti dinanzi. Con il controllo dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti siamo liberi di attirarci cause armoniche o disarmonie in ogni istante della nostra vita.
Se impariamo ad osservare noi stessi e gli altri scopriremo ben presto che ognuno raccoglie ciò che semina. Controllando le nostre reazioni verso il mondo esterno, noi diventiamo padroni completi della nostra vita. Vivendo in armonia QUI e ORA, noi siamo in grado di equilibrare le energie negative che abbiamo creato nel passato e prepararci un futuro di pace e benessere.
Quando comprendiamo cos’è che genera le cause e gli effetti, cambia completamente la nostra attitudine verso coloro che provocano disarmonia in noi. Comprendiamo che essi stanno seminando una causa, mentre noi stiamo soltanto raccogliendo il frutto di ciò che abbiamo seminato nel passato.
Dovremmo sempre ringraziare coloro che ci fanno del male perché in questo modo ci permettono di chiudere un conto che abbiamo aperto tempo fa, magari in una vita passata. Scrisse a tal proposito Richard Bach: “Quando hai davanti un problema, guardagli nelle mani: vedrai che ha un regalo per te”.
- Massime importanti -
- Tutte le libertà scaturiscono dalla libertà mentale.
- Vivi nel presente, per il futuro, guidato dal passato.
- Nessuno è felice se non pensa di esserlo.
- Le responsabilità vengono attirate dalle spalle in grado di sopportarle.
- Il potere dell’amore, non l’amore del potere, può portare la pace.
- Per un uomo saggio, ogni giorno è una nuova vita.
- “Vai… e non peccare più.” – Gesù di Nazareth -
Linus Pauling: l'ultima intervista del doppio premio nobel per la pace e la chimica
Linus Pauling and Ewan Cameron in Pauling's office
at the Linus Pauling Institute 1989
photo © 1989, 1998 by peter barry chowka
Nel 1979 quando la rispettata rivista inglese New scientist incluse Linus Pauling nella sua lista dei 20 piu' importanti scienziati di tutti i tempi, non fu' altro che uno dei tanti traguardi di Pauling che includono due premi nobel non condivisi con altri e alcuni sorprendentemente originali contributi alla biologia, chimica e fisica.
Al tempo della sua scomparsa all'eta' di 93 anni (Agosto 1994), Pauling probabilmente era conosciuto per i suoi piu' recenti lavori nel campo della scienza della nutrizione e della vitamia C. Grazie ai suoi bestsellers sulla vitamia C, raffreddori comuni e cancro, le frequenti apparizioni televisive, il numero di studi pubblicati e presentazioni scientifiche sulla nutrizione curativa battezzata da lui con il nome di "medicina ortomolecolare", Linus Pauling fu l'unico reppresentante "ufficiale" per l'emergente scienza della nutrizione e della salute.
Secondo Pauling, la sua alta militanza nelle controversie politiche durante gli anni '50 e '60 (inclusa l'organizzazione di una vittoriosa campagna internazionale per bandire i test della armi nucleari per la quale gli fu' assegnato il nobel nel 1962), lo prepararono al difficile dibattito degli anni '70 e '80 quando di fatto divento' il leader della medicina nutrizionale in un periodo in cui la medicina ufficiale denigrava questo tipo di interessi. Durante l'ultimo ventennio della sua vita, Pauling focalizzo' il suo interesse sulle basi scientifiche della nutrizione e la sua difesa incondizionata per le megadosi vitaminiche lo pose al centro di questa controversia.
Anche dopo la sua morte la controversia continuo'. Il giornalista Lee Dembart, rivisito' due nuove biografie di Pauling, definendo l'interesse dello scienziato per la vitamina C "imbarazzante" e "eccentrico". La maggior parte degli americani, ad ogni modo, ricordano l'eredita' di Pauling in maniera molto differente: un combattente umanitario che aiuto' il campo della scienza nutrizionale ad avanzare e anche per aver portato alla conoscienza di molti che ne hanno benificiato - l'importanza della vitamina C.
Mentre la fama scientifica di Pauling e' certamente meritata, rimasi profondamente colpito, durante le numerose volte che ho potuto intervistarlo, dalla sua profonda accessibilita', inesauribile energia, dal suo aspetto positivo e il buon umore. Il 9 aprile del 1994, quattro mesi prima che Linus Pauling mori', lo intervistai telefonicamente per conto di una radio privata. Anche se malato e confinato nella sua casa sulla costa pacifica vicino Big Sur (California), Pauling nell'occasione della diretta radiofonica e fu il solito articolato, ottimistico e avvincente uomo che avevo sempre conosciuto. Era la sua ultima intervista.
Peter Barry Chowka
febbraio del 1996
PETER BARRY CHOWKA: Dr. Pauling, potrebbe sintetizzare il ruolo che la vitamina C ha nella salute dell'uomo e la sua importanza nella salute di tutta la nazione?
LINUS PAULING: La vitamina C - acido ascorbico, sodio ascorbato o calcio ascorbato - e' coinvolta in un gran numero di reazioni biochimiche nel corpo umano. Due delle sue maggiori interazioni sono il potenziamento del sistema immunitario e la sintesi del collagene, una sostanza molto importante che tiene unito il corpo umano. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L'uomo non puo' creare collagene senza la vitamina C.
Quello che mi impressiono' 20 anni fa' fu quando Irwine Stone (Ph.D.), indico' che la maggior parte degli animali, escluso l'uomo e le scimmie, producevano vitamina C (2). Non fanno affidamento al cibo o alle pasticche di vitamine, gli animali producono vitamina C nel fegato proporzionata al loro peso corporeo. Per un uomo adulto le proporzioni dovrebbero essere una media di 10-12 gr (12.000 mg) al giorno. Questo valore e' 200 volte superiore all'RDA (Raccomended Dietary Allowance - Dosaggio giornaliero raccomandato) - 200 volte rispetto a quello che la gente assume normalmente dalla sua dieta.
Questo e' il motivo per il quale dovremmo prendere 200 volte il dosaggio di vitamina C che la FNB (Food and Nutrition Board) ci raccomanda. Il dosaggio di 60 mg stabilito dagli RDA e' troppo lontano e sottolinea l'importante necessita' di assumere integratori di Vitamina C.
CHOWKA: Durante gli ultimi 20 anni lei ha studiato i pazienti malati di cancro che sono stati trattati con alti dosaggi di vitamina C. Recentemente ha pubblicato diversi studi insieme con Abram Hoffer (M.D., Ph.D.) riguardante il trattamento del cancro con la vitamina C (3,4). I risultati sembrano essere molto promettenti.
PAULING: Oh, si! Mi sono interessato della vitamina C e cancro nel 1971 e ho cominciato a lavorare con Ewan Cameron (M.B., Ch.B.) chirurgo primario dell'ospedale Vale of Leven in Scozia. Cameron dava 10 gr di vitamina C al giorno a malati con cancro terminale non piu' trattabile (5). Questi pazienti furono poi comparati da Cameron e me con pazienti con lo stesso tipo di cancro alla stessa fase terminale che erano trattati nello stesso ospedale ma da altri medici -- medici che non usavano la vitamina C e che utilizzavano i trattamenti convenzionali.
I malati terminali curati da Cameron vissero molto piu' a lungo paragonandoli a quelli che non assumevano 10 gr di vitamina C al giorno. Gli altri pazienti vissero una media di 6 mesi dopo che furono diagnosticati come terminali, mentre i pazienti di Cameron vissero una media di 6 anni.
Recentemente ho collaborato con Hoffer, un fisico che vive a Victoria (British Columbia, Canada). Hoffer tratto' 300 pazienti malati di cancro (6) e raccomando' a tutti loro essenzialmente lo stesso trattamento di Cameron. Ma circa un quarto o un terzo dei pazienti non seguirono il trattamento per una ragione o per un'altra: il medico di famiglia potrebbe aver detto loro che alte dosi di vitamina C li avrebbe uccisi o i pazienti potrebbero aver avuto dei problemi di stomaco e non hanno voluto continuare a prendere le vitamine.
I pazienti malati terminali di cancro che non seguirono il regime di Hoffer ebbero un tempo di sopravvivenza di circa 6 mesi. Quelli che seguirono la terapia di Hoffer ottennero risultati ancora migliori di quelli di Cameron. In media sopravvissero circa 12 anni dopo che furono diagniosticati come malati terminali non trattabili.
La terapia di Hoffer includeva 12 gr di vitamina C al giorno, circa la stessa quantita' di Cameron, ma includeva anche quantita' significative di altri nutrienti: 800 U.I. di vitamina E, 1000 o 2000 mg di niacina, grosse quantita' di altre vitamine B e la vitamina A sotto forma di betacarotene. Apperentemente le altre vitamine interagiscono con la vitamina C e danno una difesa ancora maggiore contro il cancro.
Per molto tempo Cameron e io sostenevamo che ogni paziente affetto da cancro, cominciando il prima possibile nel corso della malattia, dovrebbe prendere 10 gr di vitamina C in aggiunta alle appropriate terapie convenzionali. Adesso, insieme con Hoffer, sostengo che ogni paziente malato di cancro, cominciando il prima possibile nel corso della malattia, dovrebbe prendere 10-12 e piu' gr di vitamina C, 800 U.I. di vitamina E, alti dosaggi di altre vitamine e 200 mcg di selenio al giorno. Io penso che la terapia di Hoffer e' la terapia che i malati di cancro dovrebbero seguire - sempre in aggiunta ad un'appropriata terapia convenzionale, dove "appropriata" significa una terapia convenzionale che abbia mostrato il suo valore per pazienti con lo stesso tipo di cancro.
CHOWKA: Lei vede progressi nella guerra al cancro?
PAULING: Si, penso di si. Ma sara' grazie alle vitamine e non con i farmaci. Sicuramente.
CHOWKA: Cosi' lei vede progressi nel potenziale delle vitamine e degli antiossidanti e non molti nel trattamento di tipo convenzionale che abbiamo visto fino a questo punto?
PAULING: Di certo non cercando farmaci e trattamenti miracolosi, no. Sento forte che la vitamina C ed altre sostanze ortomolecolari, come la lisina, provvederanno a controllare in maniera efficace le malattie cardiovascolari molto di piu' di quanto sara' possibile sul cancro. Sono molto positivo nella soluzione dei problemi cardiocircolatori.
CHOWKA: Lei ha recentemente pubblicato diversi studi sulla nutrizione e i problemi cardiocircolatori (7-8).
PAULING: Gli studi contengono un argomento molto semplice. Ho avuto molti problemi nel capire perche' le persone che si sono occupate dei problemi cardiocircolatori non hanno pensato a questo quando 20-30 anni fa fu' accettato dai cardiologi che la causa primaria dell'aterosclerosi e delle malattie cardiocircolatorie e' una lesione delle pareti delle arterie in un periodo di forte stress. Cosi' mi sono chiesto due o tre anni fa "perche' le pareti delle arterie subiscono una lesione?". Gli animali non subiscono queste lesioni quando sono stressati. Noi subiamo queste lesione perche' le nostre arterie sono deboli.
Perche' son deboli? Normalmente, le arterie degli animali vengono fortificate dai depositi di collagene. L'uomo non puo' produrre collagene senza la vitamina C. Gli uomini non assumono vitamina C a sufficienza, cosi' le loro arterie sono deboli. Cosi' a seguito delle varie fasi di sviluppo delle malattie cardiovascolari, arrivano le lesioni. Quindi, la carenza di vitamina C e' la causa primaria delle malattie cardiovascolari.
CHOWKA: Possiamo pensare che la diminuzione dell'incidenza delle malattie cardiocircolatorie in questo paese e' dovuta al fatto che gli americani prendono piu' integratori vitaminici e in particolar modo la vitamina C?
PAULING: Oh, si. Nel 1979, Emil Ginter (Ph.D.) pubblico' una lettera dicendo che c'era un parallelismo tra la diminuita mortalita' a causa di malattie cardiocircolatorie e l'aumentata assunzione di vitamina C negli Stati Uniti (9).
CHOWKA: Per molti anni lei e i suoi colleghi avete affrontato una battaglia contro il potere della medicina ufficiale per portare alla conoscienza di tutti le sue idee sulla vitamina C e per la medicina nutrizionale in generale.
PAULING: Io penso che sta' cambiando. Gli scienziati tendono a seguire le mie raccomandazioni ma ho molti piu' problemi con l'establishment medico. Sembrano essere prevenuti, non hanno la mente aperta rispetto all'informazione disponibile a riguardo delle vitamine e altri nutrienti in relazione a malattie come il cancro e molte altre.
Recentemente, durante l'ultimo anno, parte delle mie fatiche sono state dedicate a contrastare questa strana posizione dell'establishment medico: ora hanno accettato il fatto che gli antiossidanti assunti dall'alimentazione diminuiscono l'incidenza del cancro. Ma nei loro libri e articoli continuano a dire "ma non prendete integratori vitaminici". Questo e' completamente fuori da ogni logica secondo il mio punto di vista. Oltretutto non danno nessuna argomentazione valida per supportare queste dichiarazioni. Uno studio di James Enstrom (Ph.D.) e suoi associati mostra quanto possa essere efficace anche una piccola quantita' in piu' di vitamina C assunta in forma di integratori (10).
CHOWKA: Il suo commento sull'establishment medico suggerisce un'altra domanda. Nel 1982 lei disse che, secondo il suo punto di vista, soprattutto il pubblico americano fu responsabile per i cambiamenti nella medicina moderna, specialmente per gli importanti progressi (11). E' ancora il suo punto di vista oggi?
PAULING: Si! Penso che lo steso pubblico rispose meglio a quanto detto da me insieme a Cameron e me e Hoffer che non il mondo medico in generale. Dieci anni fa la gente mi diceva: "Ho detto al mio medico che prendo un grammo di vitamina C al giorno o tre grammi di vitamina C al giorno e lui mi ha risposto: "Non farlo, ti potrebbe uccidere, quelle vitamine sono velenose"". Cinque anni fa la gente ha cominciato a dirmi: "Ho detto al mio medico che prendo diversi grammi di vitamina C al giorno e lui mi ha detto: "Bene, non ti fara' male. Va pure avanti se vuoi. Probabilmente non ne avrai nessun giovamento, ma se vuoi prenderle continua pure".
Oggi mi dicono che i medici sono propensi nel dire: "Va bene, forse ti possono fare bene", specialmente quando i pazieni mostrano un aspetto migliore di quello che il medico si aspetta da loro e dicono: "Penso che la ragione possa essere l'alto dosaggio di vitamina C e vitamina E che sto' prendendo". Adesso i dottori tendono ad essere d'accordo con questo punto di vista. Non so' quanti dottori prendono l'iniziativa di prescrivere vitamine ai loro pazienti seriamente malati, ma penso che molti possano almeno essere aperti a questo.
CHOWKA: Cosa succede al Linus Pauling Institute di Scienze e Medicina in Palo Alto (California) che recentemente ha celebrato il suo 20° anniversario?
PAULING: I ricercatori stanno lavorando a diversi problemi, in particolar modo quelli che riguardano la vitamina C e altre vitamine in relazione alle malattie o, in alcuni casi, semplicemente la chimica di base delle vitamine. Un'osservazione che fecero circa tre anni fa, facendo delle ricerce in vitro e' che l'HIV, il virus implicato nell'AIDS, veniva controllato da concentrazioni moderatamente alte di vitamina C -- concentrazioni che si vedono nel flusso sanguigno prendendo dai 10 ai 20 grammi di vitamina C al giorno. Questa scoperta ha attratto l'attenzione dei ricercatori sull'AIDS del National Institutes of Health (NIH) a hanno preparato un test per determinare l'efficacia degli alti dosaggi di vitamina C nel cotrollare l'AIDS o l'infezione da HIV.
CHOWKA: Dr. Pauling, c'e' un certo numero di altri pionieri della scienza e medicina innovativa di questo secolo come Albert Szent-Gyorgyi (M.D., Ph.D.), che scopri la vitamina C. Sfortunatamente, sembra che molta della gente di oggi non e' cosi' informata circa il contributo di scienziati come lei e Szent-Gyorgyi. Mi piacerebbe chiederle, quindi, come le piacerebbe essere pensato e ricordanto, specialmente dalla gioventu' americana?
PAULING: Questa' e' una domanda complicata e per me e' difficile rispondere. Credo che le future generazioni penseranno a me come "l'uomo della vitamina C". Ma certamente questo non e' quello che io penso di me. Per vent'anni ho solamente ripetuto le cose che diceva Stone, cosi' come Szent-Gyorgyi stesso, circa il grande valore di alti dosaggi di vitamina C e altre vitamine. Ma Szent-Gyorgyi, che scropri e isolo' per primo la Vitamina C nel 1927, non fu' un grosso sostenitore dei megadosaggi vitaminici. Hoffer e Humphrey Osmond (M.D.), divennero molto dopo di lui i rappresentanti di altri dosaggi di vitamina C e niacina per i pazienti schizofrenici -- dosaggi che superavano 500 o 1000 volte gli RDA (12). Io fui molto impressionato da quello che scrissero Hoffer e Humphrey Osmond, cosi' come dalle analisi che fece Stone sulla vitamina C.
CHOWKA: E' ottimista per il futuro?
PAULING: Si, sicuramente! Sono apparentemente ottimista di natura. Sono stato ottimista sul controllo della guerra nucleare, ottimista rispetto ad un miglioramento dei rapporti tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti e ottimista sulla medicina ortomolecolare. Oggi, molte persone sono convinte che la medicina ortomolecolare sia la medicina del futuro. E cosi', si, sono ottimista.
Peter Barry Chowka e' un giornalista, analista medico-politico, relatore e consulente. Per oltre vent'anni ha lavorato per la stampa, trasmissioni radio e ha documentato la promessa per un approccio innovativo e tradizionale alla salute. Chowka e' stato consulente di un canale televisivo e il Congresso degli Stati Uniti e membro dell'Ufficio delle medicine alternative del NIH.
REFERENZE:
1. Dembart, L. Los Angeles Times: E-4, February 2, 1996.
2. Stone, I. Vitamin C: The Healing Factor Against Disease. New York: Grosset and Dunlap, 1972.
3. Hoffer, A., & Pauling, L. Jnl Orthomolecular Med, 5: 143-154, 1990.
4. Hoffer, A., & Pauling, L. Jnl Orthomolecular Med, 8: 157-167, 1993.
5. Cameron, E., & Pauling, L. Op cit.
6. "Since then," Hoffer writes, "my series has expanded to over 700 patients, and the data we first reported shows the same beneficial response," Personal communication, Feb. 7, 1996.
7. Rath, M., & Pauling, L. Jnl Orthomolecular Med, 6: 125-134, 1991.
8. Rath, M., & Pauling, L. Jnl Orthomolecular Med, 7: 5-15, 1992.
9. Ginter, E. Am Jnl Clin Nutr, 32: 511, 1979.
10. Enstrom, J.E., Kanin, L.E., & Klein, M.A. Epidem, 3: 194-202, 1992.
11. Chowka, P.B. New Age , 8: 36-39, December 1982.
12. Osmond, H., & Hoffer, A. Lancet, 1: 316-319, 1962.
Questa intervista e' stata pubblicata per la prima volta nell'Aprile 1996 su Nutrition Science News.
Se volete scrivere una lettera all'editore di Nutrition Science News commentando questa intervista, mandate una emal (in inglese) a Lisa Marshall a:
lmarshall©newhope.com
Per scrivere all'autore dell' intervista, Peter Barry Chowka, madare un0email a: pbc©usa.net
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