venerdì 25 settembre 2009

Appello per la Libertà di Informazione in Rete


















Lo scarso impegno della politica nella diffusione della banda larga sul territorio e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione e l’inarrestabile susseguirsi di iniziative legislative volte a scoraggiare l’utilizzo della Rete come veicolo di diffusione ed accesso all’informazione costituiscono indici sintomatici della ferma volontà di non consentire che la Rete giochi il ruolo che le è proprio: primo vero mezzo di comunicazione di massa ed esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nella storia dell’umanità.

 L’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il DDL Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella – Costa, con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali non possono lasciare indifferenti.
 Esiste il rischio, ed è elevato, che ci si risvegli un giorno non troppo lontano e ci si accorga che la Rete è spenta e che la prima e l’ultima speranza di uno spazio per l’informazione libera è naufragata.

 Muovendo da tali premesse riteniamo importante che la blogosfera e la Rete italiana partecipino alla manifestazione del 3 ottobre per la libertà di informazione, sottolineando che esiste una “questione informazione in Rete” che non può e non deve passare inosservata perché se la libertà della stampa concerne il presente, quella della blogosfera riguarda, oltre il presente, il futuro prossimo di ciascuno di noi.
 L’auspicio è pertanto che quanti hanno a cuore le sorti dell’informazione in Rete, il 3 ottobre aderiscano alla manifestazione chiedendo alla politica che, in futuro, ogni iniziativa governativa o legislativa si ispiri a questi elementari principi di libertà e democrazia che costituiscono la versione moderna dell’art. 11 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino:
 La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi per l'uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, pubblicare in Rete liberamente, salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
 Nessun sito internet può formare oggetto di sequestro o di altro provvedimento che ne limiti o impedisca l’acceso se non in forza di un provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria nell’ambito di un giusto processo.

 L’attività di informazione on-line di tipo non professionistico e non gestita in forma imprenditoriale è libera ed il suo svolgimento non può essere soggetto ad alcun genere di registrazione o altro adempimento burocratico.
 La disciplina sulla stampa e quella sull’editoria non si applicano alle attività di informazione on-line svolte in forma non professionistica ed imprenditoriale.
 Nessuno deve venir molestato per le sue opinioni, fossero anche sediziose, purché la loro manifestazione non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla legge.

Claudio Messora - Byoblu.Com
Guido Scorza – Istituto per le politiche dell’innovazione (guidoscorza.it)
Vittorio ZambardinoScene digitali (La Repubblica)
Alessandro GilioliPiovono rane (L’Espresso)
Enzo Di Frenna - enzodifrennablog.it (giornalista)
Arturo di CorintoFree hardware Foundation
Marco ContiniSocietà Pannunzio per la libertà di informazione
Ernesto BelisarioIstituto per le politiche dell’innovazione
Vincenzo Vita – Senatore della Repubblica
Giuseppe Giulietti – Portavoce Articolo 21

http://www.firmiamo.it/lalibertadiinformazioneinrete

Il premio Paolo Borsellino a don Giorgio













Il premio Paolo Borsellino a don Giorgio
La cerimonia il 29 ottobre al Campidoglio

 Giovedì 29 ottobre alle ore 21 nella promoteca del Campidoglio Don Giorgio De Capitani sarà insignito del premio “Paolo Borsellino”. Il prestigioso riconoscimento, attribuito in passato ad esponenti dell`antimafia, uomini delle forze dell`ordine, magistrati, giornalisti, personaggi impegnati in prima linea contro la malavita sarà consegnato al parroco di Monte di Rovagnate nel corso di una settimana di eventi che si svolgerà dal 29 ottobre al 7 novembre. Al momento la motivazione ufficiale non è ancora stata resa nota ma l`indirizzo nella scelta è chiaro. “Il premio” si legge nella presentazione “intende testimoniare ammirazione, gratitudine ed affetto a quelle personalità italiane che hanno offerto una testimonianza d`impegno, di coerenza e di coraggio particolarmente significativa nella propria azione sociale e politica contro la violenza e l`ingiustizia, ed in modo particolare per l`impegno profuso in difesa e per la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità”. La settimana di memoria del magistrato ucciso dalla mafia avverrà nella Capitale alla presenza delle maggiori cariche dello Stato e con Don Giorgio saranno premiati nella giornata del 29 ottobre il giornalista Marco Lillo e lo scrittore Andrea Leccese. Gli altri riconoscimenti dovranno ancora essere stabiliti. 


Aggiungo di mio pugno che sono contentissimo di questa notizia , un po meno per questa :http://merateonline.it/Finestra_Zoom.asp?ID=68704&Sezione=MAIN

Don Giorgio  ha le spalle larghe resisterà , ma non lasciamolo solo ...posso solo confermare quello scritto nell'articolo linkato , domenica io ero là e ho notato movimenti sospetti .
Oltre chiaramente ad uno stato di preoccupazione comprensibile da parte del don che comunque super-gentilmente mi ha poi rilasciato l'intervista .




Le dichiarazioni di A.C. Griffith sulle scie chimiche















Il nostro amico Mike del blog Dirty Sky Sardinia ha tradotto un'intervista rilasciata da un ex militare statunitense, A.C. Griffith ad una giornalista radiofonica, Joyce Riley. Abbiamo deciso di pubblicare le parti dell'intervista che contengono notizie credibili, soprattutto perché tangenti o coincidenti con le informazioni finora acquisite dai vari ricercatori (ad esempio, sul progetto R.F.M.P. - V.T.R.P.E.). Abbiamo, invece, omesso le affermazioni superflue e quelle depistanti, come le speculazioni sugli uragani Ivan e Kathrina che sarebbero stati scatenati dai Russi. Sappiamo che non è vero: Russi e Statunitensi e, più in generale, le varie superpotenze e potenze sono coalizzate contro le popolazioni, altrimenti non si comprenderebbe perché i Russi abbiano creato delle basi H.A.A.R.P. proprio come i loro "rivali" e per quale motivo usino le scie chimiche a danno dei cittadini inconsapevoli. Non escludiamo che, in qualche occasione, Federazione russa ed U.S.A. siano stati impegnati in scaramucce, ma da decenni i due stati cooperano in piani strategico-militari (almeno sin dal 1963, quando era presidente John Fitzgerald Kennedy: si ricordi il National security action memorandum n. 271) Si tratta della solita disinformazione o, per lo meno, delle distorsioni dovute ad un malinteso senso del patriottismo. Sono le stesse aberrazioni che incrinano le indagini dell'ingegnere Thomas Bearden: anch'egli, infatti, ritiene che i Russi attacchino gli Statunitensi con armi scalari, come se le forze armate a stelle e strisce non fossero in grado di prevenire e neutralizzare qualsiasi aggressione esterna, come se l'arsenale nucleare nord-coreano non fosse stato sviluppato grazie a tecnologie statunitensi. Insomma Mosca e Washington fanno il paio per malvagità e spregiudicatezza.


Intervista rilasciata da A.C. Griffith a Joyce Riley. Griffith è uno dei ricercatori sulle operazioni globali di irrorazione che è venuto allo scoperto.


A.C. Griffith è stato associato al N.S.A. per il quale ha condotto operazioni top secret, è esperto di crittografia e, in tempi più recenti, è stato coinvolto in operazioni della C.I.A. E’ stato sposato con una donna avvocato e giudice, suo suocero è stato Capo della Giustizia della Corte Suprema della Virginia.

Questa è una trascrizione testuale di quello che ha detto durante l'intervista condotta da Joyce Riley.

Griffith

Alcuni anni fa ho ricevuto una chiamata da Mike Blair della testata "Spotlight", giornale di Washington, ora chiamato "The American Free Press”: egli mi ha chiesto di aiutarlo a lavorare con lui a proposito delle scie rilasciate dagli aerei. Il tempo è passato: credo siano passati circa otto o nove anni.

Siamo stati realmente all'interno del programma. Eravamo le uniche persone nel mondo che sono state effettivamente all'interno del programma, il programma di aerosol, il programma “chemtrails”.

Sto parlando, in realtà, dell’operazione gestita nella base area di Wright Patterson. Il programma era codificato con parecchi acronimi e nessuno avrebbe mai infranto il segreto che lo copriva.

Sappiamo che alcune persone sono morte nel corso di tale programma. Alcune persone sono state colpite, affinché fossero convinte a restare “calme”. Sappiamo che altre cose sono successe a persone-chiave di questo programma. Uno dei personaggi-chiave che ha progettato l'aerosol, aerosol di sali di bario, era stato incaricato dall'amministrazione Reagan, ma ora è rinchiuso nel penitenziario federale. Essi vanno da lui per porgli delle domande, ma è ancora in prigione.

Ciò è fonte di preoccupazione, non è vero? L'uomo che ha progettato l'aerosol di sali bario è in prigione!

All'inizio, gli aerei volavano relativamente bassi, 10.000 piedi o meno e, nel frattempo, il programma si stava sviluppando. Erano per la maggior parte aerei della C.I.A. Ora il programma è stato esteso ad aerei commerciali e di linea che sono stati dotati di dispositivi per l’erogazione, dispositivi gestiti da sistemi informatici e satelliti in modo da distribuire le miscele di sali di bario. Il nome in codice del progetto è “Cloverleaf". E' molto riservato: è il più segreto che io abbia mai visto. Delle persone sono morte per averne parlato.

Ho ascoltato la sua trasmissione pochi minuti fa, il generale (che ha parlato, n.d.r.) ha affermato di essere molto patriottico e si sente costretto a parlare ed è esattamente come mi sento io. Sono molto patriottico. Sono nato prima della Seconda guerra mondiale, sono anziano.



Io vengo da quella generazione, con la mente già formata. Questo è il mio paese, lo vedo dissolversi. Il mio paese è stato distrutto, proprio di fronte ai miei occhi e le persone vengono ferite. Questo è il motivo per cui ho accettato di partecipare al programma radiofonico di oggi. Molti di voi mi hanno chiesto tante volte di farlo e sono stato molto riluttante, ma è giunta l'ora, l'ora di parlare e di divulgarlo alla gente.

Riley

Lo fa mettendo a rischio la sua vita, non crede?

Griffith

Sì, è proprio così.

Riley

Quindi ci sono persone che hanno perso la vita, persone che sono ora in carcere a seguito della divulgazione di tali informazioni. Lei dice di essere stato molto patriottico: è ancora molto patriottico e lo sta facendo per patriottismo, per amore per questo paese?

Griffith

Nella stessa misura in cui so che lei lo è (patriottica, n.d.r.).

Riley

Esattamente, esattamente!

Griffith

Veda Joyce, io provengo da Richmond in Virginia, a pochi chilometri dal posto dove ci fu Patrick Henry nel 1775. Egli parlava di Thomas Jefferson, George Washington ed altri nella chiesa di St. John's. Lamentavano l'oppressione proveniente dal Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord in quel periodo. Egli è stato obbligato da loro a non prendere decisioni strategiche in merito e concluse il suo discorso, dicendo loro: "Non so quale altra direzione si possa scegliere, ma datemi la libertà (di decidere, n.d.r.) o la morte". Penso che ci stiamo avvicinando ad un momento come quello. [...]

Continuiamo con lo scandalo Iran Contras. Il computo dei corpi, all'aeroporto militare di Mena, Arkansas, è stato di circa settantacinque persone di cui è stato inscenato il suicidio. La C.I.A. ha gestito tutta la cosa all'aeroporto di Mena. Ci hanno messo in mezzo la società Richmond Aviation (per conto della C.I.A.) e portato gli aerei in tutte le parti del mondo per la rimessa a nuovo. Barry Seals torna alla ribalta: ricordatevi di Barry Seals e dei fatti di J.F.K. e di Carlos Marcello, il trafficante di droga. Barry Seals procurò un KC123 dalla base di Wright-Patterson per l'America del Sud e ricevette la droga in cambio. Ci sono stati affari per centinaia di tonnellate di droga. Era tantissima droga, treni merci carichi di stupefacenti e settantacinque persone che rimasero coinvolte, compreso Vance Pollster, vennero prelevate.

Notare una cosa interessante: l'Ammiraglio Jeremiah Border era a capo di operazioni navali. Era un ebreo. Si era arruolato in Marina, quando aveva diciassette anni. Ci rimase per sei anni e fu in lizza per divenire l'ufficiale numero uno della Marina militare degli Stati Uniti. Be’, inaspettatamente una notte decise di “uccidersi” nella sua casa, sparandosi due volte nel petto con il fucile. Egli si era opposto al progetto chemtrails. Poi il progetto chemtrails cominciò dopo che l'ammiraglio Border fu sostituito. Così, si vede l'immagine di come funziona questa faccenda. La C.I.A. finanzia progetti con fondi acquisiti altrove. Non necessariamente le somme che sono destinate alla C.I.A. provengono dal Congresso. Il Congresso è completamente ignaro del programma di aerosol. Hanno paura di chiedere.

Ebbi un incontro con l'amministratore degli stanziamenti del Congresso. Percorse tutto il tragitto da Richmond a Washington per incontrarmi. Trascorremmo circa un'ora e gli feci una panoramica completa (del programma chemtrails, n. d.. r). Lui mi guardò, si alzò e disse: "Che cosa aspetti che faccia, Griff? Essi mentirebbero anche a me". Gli strinsi la mano, abbracciai la segretaria e me ne andai. [...]

Riley

Parliamo di chemtrails: lei ha fatto ricerche significative: è stato lei stesso nel programma? Che cosa ha appreso?

Griffith

Non è così semplice, Joyce, si tratta di una cosa molto complicata. È necessario conoscere la gente, è basilare sapere che cosa sono in grado di fare, è essenziale conoscere le loro intenzioni, è necessario rendersi conto che si tratta di persone senza volto che non sono state elette. Non si sa chi siano, non si sa che cosa stiano mettendo in quegli aerei. La sicurezza delle sostanze che stanno mettendo in quegli aerei... qualsiasi cosa essi mettano nell'aereo viene poi fuori dal velivolo. Questa è la vera preoccupazione.

All''E.P.A. è stato intimato di tenere il naso fuori dalla faccenda. Qui in Virginia, persone di alto livello del Dipartimento della qualità ambientale, mi hanno detto che vogliono essere lasciati in pace e che non si deve verificare la qualità dell'aria, quando si tratta di aerosol. Dicono che bisogna parlare solo di livelli di ozono.[...]

La D.A.R.P.A. è coinvolta negli aerosol. Li abbiamo beccati, mentre irroravano la città di Ashville nel North Carolina diversi anni fa con la sostanza chiamata B.C.T.P. sviluppata sotto contratto presso l'Università del Michigan.

Il rappresentante del Congresso Dennis Kucinich introdusse l'H.R. 2799. Fu chiamato da parte e gli fu ingiunto di ritirare la proposta di legge. Lui lo fece e calò un velo di silenzio sulla faccenda. [...]

I piloti probabilmente non sanno quello che fanno: gli equipaggi che hanno messo lì non hanno idea del perché siano lì. Riteniamo che sia stato comunicato loro che si tratta di operazioni governative per contrastare il global warming. Credono sia così, ma in realtà lo scopo è ben diverso.

Si tratta di un sottoprogramma della Marina chiamato V.T.R.P.E. Questo è ciò che è veramente. Abbiamo sentito tutti i tipi di spiegazioni per sette, otto anni, ma riguardano il V.T.R.P.E. E' un sistema computerizzato: R.F.M.P. e V.T.R.P.E. comprendono programmi e sottoprogrammi. E’ stato messo a punto per la prima volta per la portaerei “Enterprise” e per altre portaerei per la visualizzazione del campo di battaglia. Il sistema non funzionerebbe adeguatamente oltre il terreno o piuttosto con poca precisione, senza la creazione di un corridoio di onde radio sulla terra per cui è necessario spargere una miscela di sali di bario che consente all'intero sistema di funzionare. E 'il sistema che usano gli Stati Uniti in Afghanistan ed Iraq e probabilmente sarà impiegato in Iran e in alcuni altri teatri di guerra. [...]

Nell'ambito del programma della Marina troviamo la D.A.R.P.A. che è addentro alle biotecnologie: è quello di cui parla Clifford Carnicom. Egli ha individuato molte sostanze biologiche nocive provenienti dagli aerosol. Abbiamo la più grande ammirazione per Carnicom ed abbiamo ammirazione per il meteorologo Scott Stevens. Quindi la D.A.R.P.A. è coinvolta. [...]


Il V.T.R.P.E. è un sotto programma, un programma computerizzato riguardante il sistema di pianificazione delle radio frequenze nelle missioni (di guerra, n.d.r.): è la chiave senza la quale noi (esercito U.S.A., n.d.r.) non possiamo combattere le guerre. Nella seconda guerra mondiale tu prendevi un soldato col fucile e gli dicevi: “Spara”. Oggi le operazioni militari sono guidate dai satelliti e da radar a terra. La D.A.R.P.A. è entrata nel programma; un'altra agenzia è entrata nel programma e non si sa che cosa venga fuori (dall'aerosol, n.d.r.) di quegli aerei [...] Gli Statunitensi sono all'oscuro di tutte queste operazioni, vivono le loro vite senza sapere [...]

Joyce

Parlami dei misteriosi boati.

Griffith

I boati si odono in tutti gli U.S.A. Non sappiamo quale sia la vera causa: probabilmente è l'effetto di un trasmettitore interferometro che scuote la terra, può scatenare terremoti. A volte si possono udire delle deflagrazioni che attraversano le città. È o stesso sistema che sta provocando uragani, aumentandone la potenza. [...]

F.I.L. (FELICITA’ INTERNA LORDA)




















DI MARIO GROSSI
mirorenzaglia.org

I Francesi mi ispirano sentimenti simili a quelli che provo per gli Americani. Li trovo antipatici. Hanno importato dall’altra sponda dell’oceano una concezione della modernità che io giudico distorta, introiettandola a tal punto da essere stati appellati da qualcuno “Yankees d’Europa”. In realtà, mi sembra che si sentano gli inventori della modernità. Forse perché sono i pronipoti della Rivoluzione Francese, forse solo perché hanno sufficiente spocchia per considerarsi sempre e comunque i primi della classe. Qualcuno mi fa notare che questo atteggiamento un po’ supponente, fatto di affettata arroganza, è tipico dei Parigini, mentre la provincia, il profondo nord bretone ed il profondo sud mediterraneo, nulla hanno di arrogante e supponente. È per questo, che, con il mio solito illogico ragionare, mi sono messo in testa di leggere l’opera omnia di Simenon (che francese non era) per trovare spunti che mi convincano di questa diversità della provincia.



Sta di fatto che quando Sarkozy, con il ditino alzato e con a fianco la supponenza fatta persona, l’italianissima Carla, trasformata in Carlà, ha dichiarato che suo prossimo compito presidenziale, lui primo nel mondo, sarà quello di promuovere la sostituzione del PIL, parametro vetusto, con il FIL., ho sobbalzato sulla sedia e la mia antipatia per i Francesi è dilagata a dismisura.

Sarkozy francese, se vogliamo neanche di origini autoctone, si stava comportando da perfetto Parigino: puzza sotto il naso, sopracciglio alzato, supponenza alle stelle, dichiarazioni presuntuose e naturalmente false. Qualche politico gonzo qui da noi ha subito fatto rimbalzare la proposta, descrivendola come un nuovo orizzonte da percorrere sulla scia della modernissima Francia, ammaliato da tanto charme transalpino.

Meno male che c’è il Buthan, ho pensato, e il suo re Jigme Singye Wangchuk che già nel 1972, sbeffeggiato da tutti, ideò il concetto di FIL sostenendo che “la felicità interna lorda è più importante del prodotto interno lordo”. Nel suo bizzarro modo di intendere le cose, il FIL (che gli anglofoni chiamano Gnh, Gross National happiness) rappresenta un indice alternativo al PIL, fin qui da tutti utilizzato, per misurare il grado di benessere di una nazione.

Il FIL, come ormai tutti sanno, visto che quell’idea ritenuta bislacca del re butanese è oggi oggetto di studio accademico meno diffuso di quanto si creda, non si limita a valutare il livello di reddito (e di consumo) di una nazione, ma introduce una serie di parametri che lo affiancano arricchendolo, come il livello d’istruzione, l’accesso all’acqua potabile, la sanità gratuita, la percentuale di persone che usufruiscono del sistema fognario, l’aspettativa di vita, la qualità dell’ambiente, il tasso di criminalità. Tutto questo sembrerebbe ovvio, visto che, non necessariamente, un aumento del reddito costituisce di per sé un miglioramento della qualità della vita.

A me pare evidente che se ottengo un aumento di stipendio anche cospicuo in una nazione ad alto tasso di criminalità e sono costretto, per non essere derubato, a utilizzarlo per acquistare nuovi sistemi di allarme per la mia casa o se devo assoldare dei vigilantes per non essere rapinato, la qualità della mia vita peggiora e non migliora a fronte del suddetto aumento delle mie condizioni economiche.
v Ma non è questo il motivo, pur rilevante, che mi ha trasformato in un silente paladino del FIL e in un acerrimo nemico del PIL. Esiste un motivo fondamentale che mi fa odiare il PIL. La mia avversione per ogni totalitarismo. Il PIL è un parametro di valutazione totalitario, frutto di un’ideologia totalitaria, che ha come obiettivo la riduzione del molteplice a un unico deprimente.

Se il comunismo riduce, in estrema e approssimativa sintesi, tutto il genere umano alla sola dimensione di classe, se il nazismo riduce tutto il genere umano alla sola dimensione di razza, se il capitalismo riduce tutto il genere umano alla sola dimensione del consumatore, se il cattolicesimo (ma anche l’Islam) riduce tutto il genere umano alla sola dimensione del fedele, il PIL riconduce la figura umana a un’unica dimensione, quella economica, che, parte di un tutto, si fa criminalmente il tutto. In questo senso, nella riduzione a un’unica dimensione, tutte queste ideologie o religioni sono forme (diverse e, più o meno, invasive) di totalitarismo. Ad avvalorare questa comunanza è la costatazione che tutte quante utilizzano uno strumento comune di convincimento che si fa coercizione: il proselitismo che spesso diventa adesione coatta. Nel caso specifico del capitalismo e del PIL suo braccio armato con la pubblicità e con la colonizzazione del nostro immaginario.

È per questo che, da tempo, mi sono convinto che lottare per introdurre il FIL sia l’unico modo incruento per opporsi al totalitarismo, nella sua espressione più pericolosa: il pensiero unico. Ma è a questo punto che nascono i problemi. Quali sono i parametri che determinano un paniere che fotografi lo stato di benessere rappresentativo per tutti (o almeno per i più)? Pare che il re del Buthan abbia indetto una sorta di sondaggio tra i suoi sudditi, sottoponendogli un complesso questionario, per capire che cosa fosse veramente importante per loro e componendo poi il paniere in funzione delle risposte.

In Italia, mi sono domandato, se domani fosse indetto un sondaggio ci troveremmo sommersi da parametri che segnerebbero la nostra dannazione. È noto che il nostro immaginario è colmo di una mitologia fatta di auto di grandi cilindrata, di shopping forsennato e compulsivo, di veline, di reality, di seconde case che hanno cementificato i litorali, di un crescente rumore di fondo fatto di schiamazzi fastidiosi, di prestazioni di ogni genere: lavorative, sessuali, sportive esaltate dalla chimica. Non mi stupirei che la fotografia fosse quella di una nazione che si reputa felice solo di fronte ad una crescita di questo tipo.

Mi resi conto di quanto, queste mie opinioni, fossero distanti dal comune sentire e intrise di un moralismo ecologista e snob quando, in vacanza in uno sperduto paesino delle Dolomiti, dialogando con i giovani gestori della pensione in cui albergavo, indicai come una fortuna, il vivere in un luogo così ameno e lontano da tanto clamore cittadino. I due ragazzi, mi impartirono una educata lezione che annichilì il mio snobismo. Mi dissero che loro, immersi in quel bucolico paradiso, preferivano passare le vacanze a Rimini dove potevano finalmente trovare la loro felicità fatta di discoteche, rumore, balli, bevute, notti insonni e trasgressive, bolidi rombanti.

La difficoltà nell’introdurre il FIL credo che stia in parte qui. Definire che cosa sia benessere e qualità della vita. Alcuni di questi parametri sono catalogabili: la sanità gratuita, il livello di scolarizzazione, la qualità dell’ambiente, il livello di traffico, l’inquinamento acustico, il livello di riciclo dei rifiuti possono facilmente essere valutati anche quantitativamente, ma per il mio modo di pensare non bastano. Faccio un esempio che per me complica notevolmente la faccenda. La questione del tempo libero. Un parametro, spesso sbandierato, è quello che misura il benessere di una persona nella quantità di tempo libero disponibile. Giustissimo, ma per farci cosa? Quello che meglio ci aggrada è la risposta.
v Ma, dico io, se la nostra mente è colonizzata interamente dal circolo vizioso del produttore/consumatore, il tempo libero sarà sempre destinato all’acquisto, che comporta coattamente un livello di reddito congruo a supportarlo. E se si rimane avvolti dalle spire della filosofia degli indici produttivi, che devono sempre indefinitamente crescere, bisognerà anche di conseguenza aumentare il livello di consumo, rimanendo incatenati al lavorare di più, per guadagnare di più, per spendere consumando di più. Ecco dunque che l’introduzione del FIL non può essere né automatica, né indolore. Deve essere preceduta da una decolonizzazione delle nostre menti. Bisogna insomma smontare prima o di pari passo il pensiero unico che ci governa, introducendo prospettive diverse. Bisogna pubblicizzare, credendoci, stili e modi di vita diversi che poi si tradurranno in un efficace paniere che misurerà correttamente il livello di benessere.

Non credo che questo sia impossibile. La recente crisi mondiale ci ha costretti a vari ripensamenti ed esempi di riconversione proposti si sono già visti. Un esempio modestissimo può essere rappresentato dall’introduzione di automobili di piccola cilindrata negli USA che dovrebbero sostituire i micidiali SUV, enormi e inutili carrozzoni mangia energia. Bisogna convincerci che è “cool” il veicolo micro. Siamo dei fighi se lo scegliamo, abbandonando la correlazione tutta maschia che le dimensioni della nostra virilità nascosta nei pantaloni siano misurate dalle dimensioni dell’auto che guidiamo. È un processo di riconversione mentale, lento, difficile ma non impossibile che penso sia il caso di intraprendere a sostegno delle campagne che promuovono l’introduzione del FIL.

Sarebbe un bell’esercizio scolastico far compilare agli studenti una lista che descriva quali sono i parametri che misurano il benessere o la felicità e poi discuterla tra professori e alunni. I Comuni potrebbero indire dei concorsi e delle pubbliche assise per trattare il problema. Sempre meglio di un tema sulla Resistenza o un concorso di Miss Italia.

Io nella mia lista di parametri da inserire metterei il livello di accoglienza per il viandante composta da una serie di sottoparametri. Numero di fontanelle che erogano gratuitamente acqua potabile. Numero di posti letto a disposizione. Quantità d’ombra disponibile, misurata come numero d’alberi presenti nella città, dimensione del fogliame e tipo di potatura, ritenendo barbaro e incivile che un nostro fratello vegetale venga insultato con tagli che riducono la chioma ad un pennacchio ridicolo ed inutile.

Poi inserirei la quantità di notte disponibile e il livello di buio notturno, ritenendo un omicidio la scomparsa della notte e del buio. Senza considerare che un aumento del buio, ottenuto grazie ad un minor numero d’insegne luminose e attraverso una minore illuminazione stradale notturna sia anche un risparmio ingente di energia. E sotto questo punto di vista gli Usa si scoprirebbero paese incivilissimo, mentre la Tunisia o la Grecia paesi guida.

Forse sono i pensieri di un bieco moralista, forse quelli di uno snob, forse quelli di un criptoreazionario. Fate voi.

Ma voi che cosa ci mettereste nella lista?

Mario Grossi
Fonte: www.mirorenzaglia.org/
Link: http://www.mirorenzaglia.org/?p=9386
21.09.2009

L’ALBA dell’America Latina: un’altra economia è possibile





















di Romina Arena

Secondo Nestor Kirchner c’è vita oltre il Fondo Monetario Internazionale ed è una bella vita. L’America Latina è il laboratorio dove si stanno sperimentando forme alternative di cooperazione che allontanino dal sub-continente le mani rapaci delle istituzioni di Washington.

Come tenersi fuori dal pantano del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale?

Per i paesi del cosiddetto Terzo mondo questo potrebbe essere un quesito senza risposta.
Le lobbies economiche che stabiliscono i prezzi delle materie prime li condannano su questa strada senza uscita. Quando i soldi finiscono, non c’è altro a cui rivolgersi.
Il tempo e la contestazione partita da Seattle hanno rotto molto di quella incrollabile certezza che i Paesi poveri del mondo non avessero davvero altra scelta; ha squarciato il velo antiproiettile dietro il quale le istituzioni braccio economico di Washington lavoravano alacremente per creare shock economici per poi proporre una terapia con la quale venirne fuori.
Molto è stato svelato ed il re, adesso, è irrimediabilmente nudo. Nudo, ma non ancora vinto, perché le conseguenze degli aggiustamenti strutturali mietono vittime quotidianamente e perché molto delle sorti economiche e commerciali del mondo passa ancora dalle mani degli esperti del Fondo e della Banca mondiale.
I poveri aumentano ed il loro debito anche, in virtù di quella logica spietata secondo la quale chi ha tutto non possiede nulla e chi non ha nulla possiede tutto.
Dall’America Latina, martoriata dalle ricette del FMI, della Banca Mondiale e del WTO, si sta cercando di costruire un progetto diverso che renda il Sub-continente più indipendente dalle istituzioni di Washington. La nuova iniziativa, l’Alleanza boliviana per le Americhe (Alba), vuole essere una risposta alla zona di libero scambio delle Americhe che in sintesi tutela con attenzione gli interessi Usa più di quelli degli altri associati.


I governi che oggi guidano i paesi dell’America Latina (non tutti, per la verità, ma si pensi al Venezuela, a Cuba, all’Argentina, all’Ecuador, alla Bolivia, al Nicaragua), a qualcuno potranno anche non piacere, ma hanno avuto il merito di buttare sul tavolo del confronto la questione che costituisce il vero problema del sub-continente: l’essere ostaggio di meccanismi economici e commerciali al di fuori della loro portata. Perché parlare su Terranauta di un’esperienza che con le tematiche della rivista potrebbe, apparentemente, non avere attinenza?
Perché Alba è l’esempio di come una merce possa diventare, o meglio, ritornare ad essere, un bene, in un contesto più ampio di quello domestico.
La logica che supporta Alba, infatti, è sostanzialmente quella del baratto per cui i Paesi che vi aderiscono forniscono agli altri le merci/beni che sono più capaci a produrre, prendendo in cambio ciò di cui hanno bisogno, indipendentemente dai prezzi del mercato globale. I prezzi, infatti, sono scontati e fissi e vengono autonomamente stabiliti dai Paesi.
Si prenda per esempio il settore agricolo. In termini generali l’agricoltura è uno degli ambiti su cui il neoliberismo si accanisce particolarmente. Tuttavia l’esigenza di ridurre le politiche protezionistiche e pompare valanghe di sussidi nelle tasche dei Paesi industrializzati, non coincide necessariamente con la necessità diffusa di liberalizzare la vendita dei prodotti agricoli.
In altri termini, per molti Paesi latinoamericani e caraibici la vendita di prodotti agricoli costituisce la prima fonte di entrata economica. Sarebbe deleterio per la vita di milioni di contadini dover essere costretti ad importare prodotti agricoli.

L’Alba è molto sensibile a questa questione al punto da affermare che “la produzione agricola è molto più che la produzione di una mercanzia. È molto di più: uno stile di vita. È il fondamento per la preservazione di alternative culturali, una forma di occupazione del territorio, definisce modalità di relazione con la natura, si confronta direttamente con i temi critici della sicurezza e della sovranità alimentare” . In una progressiva escalation storica in cui le multinazionali alimentari hanno eletto l’America Latina loro orto personale, lanciare messaggi come questi è un vero e proprio atto di accusa verso chi ruba quotidianamente le risorse del sub-continente ed al contempo è il paradigma di uno slancio verso la riappropriazione degli spazi territoriali e delle risorse.
Intendiamoci, non è il progetto perfetto che possa incarnare comodamente l’idea di decrescita che ci sta tanto a cuore, perché il tornaconto rimane sempre quello economico. Tantomeno sarà la panacea che curerà i mali che affliggono i paesi latinoamericani. Ma già il fatto che si parli di un’economia in termini quasi domestici (slacciati dalle logiche del commercio internazionale che tutto fagocita e tutto sfilaccia) ed il fatto stesso che riesca a portarsi fuori da una logica di massa che serve i pochi padroni della terra è un atto dimostrativo importante, che fa capire come sia possibile spezzare quel regime economico fatto di banchieri, industriali, business man i cui interessi tentacolari pervadono qualsiasi settore sia in odore di profitto.
La sensazione che si avverte è che sebbene si parli pur sempre di merci, si stia andando verso merci che sono sempre meno merci e sempre più beni da scambiare.

Renzo Bossi, la Lega Nord e i 12.000 Euro al mese all’Expo 2015



















di Gennaro Carotenuto*

Sandra Amurri, una giornalista che conosco come seria, scrive che Renzo Bossi, detto “la trota”, famoso per a) essere il figlio di Umberto Bossi; 2) essere stato bocciato tre volte alla maturità; 3) aver diffuso un videogame dove si divertiva ad affogare immigrati, sia stato nominato consigliere di un organismo legato all’Expo 2015 di Milano per il quale percepisce uno stipendio di 12.000 Euro al mese.
Che la Trota sia stato nominato consigliere (sic) è notizia di gennaio scorso. Del faraonico stipendio parastatale per il figlio del Senatur invece apprendiamo da Sandra Amurri.
La notizia è talmente vergognosa che:
1) potrebbe non essere vera, in tal caso non si capisce perché Renzo Bossi o il suo diletto padre non denunciano la Amurri per diffamazione?
2) se non è falsa la notizia è vera (lapalissiano) ed allora:
    a) In un paese serio ve ne sarebbe abbastanza per smontare tutta la retorica leghista su Roma ladrona, sui raccomandati, sui meridionali fannulloni, i parlamentari siciliani e quant’altro. In un paese serio la carriera di Umberto Bossi sarebbe finita. In un paese serio la carriera di Umberto Bossi non sarebbe neanche iniziata.
    b) In un paese serio la notizia sarebbe in prima pagina su tutti i giornali e i tg, non sul blog di un quotidiano che non è ancora uscito come “Il Fatto”.
    c) In un paese serio l’opposizione avrebbe già fatto non una ma dieci interrogazioni parlamentari e svariati parlamentari della maggioranza avrebbero votato a favore di una mozione di sfiducia del Ministro delle Riforme. In un paese serio Umberto Bossi si sarebbe già dimesso.
In questi giorni ho a che fare con le matricole della mia università. Ragazzi di 18 anni, spesso diplomatisi sudando una maturità col massimo dei voti, che sono attesi da anni di impegno per completare i loro studi, se tutto va bene da una decina di anni di precariato, e che nel 99% dei casi mai potranno aspirare ad uno stipendio come quello della Trota, famoso per giocare ad affogare gli immigrati e per essere stato bocciato tre volte alla maturità.

DALLE PROFEZIE MAYA UN AVVERTIMENTO ALL'UMANITÀ



http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo



L'ERA DEL SESTO SOLE


"... dopo cinquecento anni di oscurità, il sole del Dio azteco Quetzalcóatl ricomincerà a brillare.

La notte finirà, splenderà il giorno e saranno riscoperti i valori positivi...

In preparazione a questo evento è necessario che l'uomo impari ad avere

più cura del pianeta e a dare più allo spirito che al corpo".


L'organo vitale dell'immenso organismo planetario, nel quale orbita anche la nostra terra, è il sole. Sorgente inesauribile di calore e di luce, questo corpo celeste, di incomparabile splendore, ha sempre rivestito un ruolo di primo piano nelle manifestazioni di culto delle antiche civiltà precolombiane. Imponenti costruzioni e raffinate opere d'arte erano dedicate al "prezioso" astro solare, fonte di vita e prosperità. E' per esigenze di ordine religioso, quindi, che gli antichi popoli del Messico seguirono con attenzione il cammino della benefica stella e grazie ad elaborati calcoli astronomici riuscirono a prevedere, con grande accuratezza, il ciclo delle eclissi di sole che, secondo la tradizione precolombiana, segnavano il passaggio tra due ere. Dalla decrittazione del Codice di Dresda, un manoscritto ideografico maya, sappiamo che per l'antica astrologia messicana la terra ha conosciuto cinque soli ciascuno dei quali corrispondente ad un'era. L'oscuramento totale dell'astro solare verificatosi l'11 luglio del 1991 avrebbe dato quindi inizio all'era del Sesto Sole che sarà caratterizzata dal ritorno del "signore delle stelle". "Nell'era del Sesto Sole" - spiega il filosofo e storico Mariano Leyva - "... dopo cinquecento anni di oscurità, il sole del Dio azteco Quetzacoatl ricomincerà a brillare. La notte finirà, splenderà il giorno e saranno riscoperti i valori positivi... In preparazione a questo evento è necessario che l'uomo impari ad avere più cura del pianeta e a dare più allo spirito che al corpo".

La quarta profezia Maya, spiegata dall’ingegner Rodolfo Garrido, intervistato dal giornalista messicano Jaime Maussan , preannuncia che a causa dell’aumento della temperatura planetaria provocata dal comportamento anti-ecologico dell’uomo e della maggiore attività solare avverrà lo scioglimento dei poli. Infatti se il sole aumenta i suoi livelli di attività rispetto alla norma si verifica una maggiore produzione di vento solare, un maggior numero di eruzioni in massa dalla corona del sole, un aumento della radiazione con la conseguente crescita della temperatura del pianeta. Attualmente l’umanità è testimone di un aumento dell’intensità e del numero di uragani che periodicamente lasciano con il loro passaggio distruzione, caos, dolore e desolazione. I Maya predissero che nel periodo dei tredici cieli, che è quello in cui viviamo, sarebbe iniziato un processo di disgelo nel pianeta. Attualmente i satelliti geo-atmosferici della Nasa hanno comprovato la diminuzione dello spessore dei ghiacciai in Antartide. In questa regione è avvenuto il distacco di una massa di ghiaccio di dimensioni colossali paragonata, per estensione di superficie, allo stato del Texas.


I ghiacciai, nei punti più elevati delle cime del mondo, come le Alpi e le Ande, stanno registrando una diminuzione del ghiaccio in maniera continua e irreversibile. Alcuni paesi come Colombia, Perù e Uruguay, che oggi si riforniscono di acqua potabile proprio da questi ghiacciai, hanno rilevato che per l’anno 2020 non avranno fonti naturali di acqua potabile per coprire il fabbisogno delle loro popolazioni. Il cambiamento accelerato del clima planetario sta generando tempeste insolite dove prima quasi non pioveva, inondazioni in alcuni paesi, cosi come gelate altrettanto insolite e di proporzioni quasi apocalittiche. Nei mesi di ottobre e novembre dell’anno 2003 il Centro America, la Spagna, la Cina, il Bangladesh e la zona centrale della Comunità europea sono state vittime di inondazioni che superarono di molto quelle avvenute almeno cent’anni prima. L’aumento della temperatura sta determinando una crescente desertificazione in diverse parti del mondo che, insieme alla deforestazione naturale e a quella provocata dall’uomo, sta accentuando la perdita di terre utili per la semina. Ciò impedisce che il pianeta possa generare i raccolti sufficienti per sconfiggere la fame che ogni giorno diviene uno spettro di morte per milioni di persone. La deforestazione mondiale interrompe i cicli ecologici essenziali per preservare la vita nel nostro mondo.

L’interruzione del suo equilibrio sta creando squilibri spettacolari in tutti i regni provocando sovrappopolazione in alcune specie ed estinzione in altre. La comparsa sempre più frequente di “piaghe” come quella delle locuste avvenuta in Africa lo scorso mese di luglio 2004 è stata di una entità tale da avere precedenti soltanto nei racconti biblici. Questo è un segnale della quarta profezia Maya. Questo squilibrio ecologico è anche all’origine di malattie che si stanno diffondendo tra cui le epidemie di aids, colera, morbillo, febbre gialla, meningite, ebola e antrax che si stanno convertendo in uno dei cavalieri dell’Apocalisse nel nostro mondo. Il Pentagono stesso avrebbe consigliato all’ex presidente George W. Bush di includere nel suo progetto sulla sicurezza nazionale degli Usa i provvedimenti da prendere per combattere il surriscaldamento mondiale perché, secondo i loro studi, sarà il focolaio di conflitti e disordini sociali nel mondo. Per calibrare i loro calcoli e quindi comprendere il comportamento del sole e del nostro pianeta nel futuro, i Maya presero come riferimento il tempo che il pianeta Venere impiega per girare intorno al sole, in media 584 giorni. Venere è facilmente visibile nel cielo dato che la sua orbita si trova tra la terra e il sole. 


Nel codice di Dresda lasciato dai Maya questi scrivono che ogni 117 rotazioni compiute da Venere, osservati con la sua apparizione sempre nel medesimo punto, il sole subisce delle alterazioni, per esempio appaiono enormi macchie o eruzioni di vento solare. Questi antichi scienziati notarono poi che ogni 5125 anni avvengono alterazioni persino maggiori e quando ciò accade l’uomo deve stare attento perché è presagio di cambiamenti e di distruzione. Per questo dobbiamo vivere la vita e prendere le nostre decisioni in maniera cosciente.


Bisogna aprire gli occhi e comprendere dove può portarci un mondo nel quale tutti incolpano gli altri di quello che succede.

Tutte le profezie Maya cercano di spingere la mente dell’uomo verso un cambiamento giacché l’Universo sta generando tutti questi processi affinché l’umanità si espanda per la galassia e comprenda così l’integrità fondamentale con tutto ciò che esiste. Per preparare l’umanità a fare questo passo finale, un passo verso il Sesto Sole”.

fonte: segnidalcielo - nonsiamosoli

Antonio Urzi flottillas in centro a Milano con testimoni del TG3 Lombardia



Antonio Urzi flottillas in centro a Milano con testimoni del TG3 Lombardia

http://www.youtube.com/user/alessandroZ007

Stelle particolari



osservazione della volta stellare nelle ore notturne......
con videocamere e reflex digitali con potenti teleobiettivi.....
ad occhio nudo sembrano stelle......
Dopo Alfa 1 e Beta 1.......Gamma 1

http://www.youtube.com/user/IntelligenceAstro