sabato 26 settembre 2009

Manifestazione Agenda Rossa a Roma -Genchi -Alfano-deMagistris



26 settembre 2009 Roma.

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Il potere della paura




Costruire un mondo migliore. Da sempre la promessa di qualunque politico. Ognuno, naturalmente, seguendo una propria strada, tutti però con la certezza che questa promessa li avrebbe portati ad una certa autorevolezza ed autorità. Nel tempo, tuttavia, quella promessa si è rilevata un'illusione. Oggi la gente, ha smarrito qualunque fede residua nelle ideologie ed i politici vengono considerati come dei semplici amministratori. Ma da qualche tempo a questa parte, la politica sembra aver scoperto un nuovo modo per instaurare di nuovo il potere e l'autorità. Ad aggregare il consenso, oggi, non è più una promessa di prosperità. Oggi ad essere venduta è una promessa dalla protezione dagli incubi
moderni. I politici ci promettono che ci salveranno da pericoli terribili che nemmeno riusciamo a vedere,o a comprendere e tra questi ovviamente nessuno è temibile come il terrorismo. Una rete potente, quanto sinistra con cellule dormienti in molti paesi del mondo. Una minaccia che richiede una sola risposta: la guerra. In realtà questa minaccia è una pura fantasia, una realtà dilatata e distorta ad uso e consumo degli stessi politici, un abbaglio che si è subdolamente diffuso e fatto strada tra i governi, i servizi segreti ed i mezzi di comunicazione di gran parte del mondo. Questo documentario vuole spiegare come e perché tale abbaglio si è diffuso e chi ne trae vantaggio. A l centro di questa storia ci sono due gruppi: i neo-conservatori americani ed i fondamentalisti islamici.
Entrambi questi gruppi sono formati da idealisti delusi dal fallimento del sogno liberale di un mondo migliore. Entrambi inoltre danno una spiegazione molto simile del motivo che ha causato questo fallimento.Questi due gruppi hanno cambiato il mondo, ma in modo assai diverso da quello che essi pensavano. Eppure hanno contribuito alla creazione di un incubo, quello di un organizzazione segreta che minaccia il mondo intero, un mito che i politici hanno immediatamente sfruttato per ritrovare quell'autirità e quel potere che avevano perduto e peggiore è la paura e maggiore è il potere.

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G-20: LA GLOBALIZZAZIONE DICHIARA BANCAROTTA






















DI CHRIS HEDGES
globalresearch.ca

La rabbia dei derelitti sta fratturando il Paese, suddividendolo in accampamenti cui non attracca la politica tradizionale. Alle estremità dello spettro politico si stanno sviluppando movimenti che hanno perduto la fede nei meccanismi del cambiamento democratico. Non li si può biasimare. Ma a meno che noi, a sinistra, non ci muoviamo rapidamente, di questa rabbia si impadronirà una destra virulenta e razzista, una destra alla ricerca di un inquietante proto-fascismo.

Ogni giorno conta. Ogni rinvio della protesta fa danno. Questa settimana dovremmo, se ne abbiamo il tempo e la possibilità, andare a Pittsburgh per l’incontro dei G20, invece di far ciò che l’elite al potere si aspetta da noi, ovvero che ce ne stiamo a casa. La compiacenza ha un prezzo terribile.

“Dopo tutto ciò che è andato storto, i leader del G20 si incontrano per tentare di trarre in salvo il proprio potere e il proprio denaro”, ha detto Benedicto Martinez Orozco, co-presidente del Frente Autentico del Trabajo (FAT) messicano, che è a Pittsburgh per le manifestazioni. “Ecco su cosa verte questo incontro”.

Le misure di sicurezza draconiane adottate per mettere a tacere il dissenso a Pittsburgh sono sproporzionate rispetto a qualsiasi effettiva questione di sicurezza. Non sono la risposta ad una minaccia reale, ma piuttosto alla paura che attanaglia i centri consolidati del potere.

L’elite al potere hanno ben chiari – anche se a noi sfuggono – l’enorme frode e il furto colossale intrapresi per salvare la classe dei criminali a Wall Street e speculatori internazionali di una risma che in altri periodi della storia umana finiva al patibolo. L’elite conosce il tremendo costo che questo saccheggio delle casse statali imporrà ai lavoratori che saranno ridotti ad uno stato di permanente sottoproletariato. E sa anche che quando questo diverrà chiaro a tutti, la ribellione non sarà più un concetto estraneo.

Di conseguenza, i delegati al G20 – il raduno delle nazioni più ricche del mondo – saranno protetti da un battaglione d’assalto della Guardia Nazionale recentemente rientrato dall’Iraq. Il battaglione chiuderà l’area attorno al centro della città, fornirà uomini ai posti di blocco e pattuglierà le strade in tenuta da combattimento. Pittsburgh ha aumentato la propria forza di polizia cittadina, generalmente composta di mille unità, aggiungendo tremila ulteriori agenti. Gli elicotteri hanno cominciato a sorvolare a bassa quota sui raduni nei parchi cittadini, sono stati confiscati alcuni autobus diretti a Pittsburgh per portare cibo ai dimostranti, alcuni attivisti sono in stato di fermo e sono stati negati i permessi per accamparsi nei parchi. Si sono verificati atti di hacking e vandalismo ai danni di siti internet appartenenti ai gruppi di resistenza; molti gruppi sospettano inoltre la presenza di infiltrati e che telefoni e caselle di posta elettronica siano sotto controllo.

Ho incontrato Larry Holmes, un organizzatore proveniente da New York City, fuori da un accampamento di tende montate su un terreno di proprietà della Monumental Baptist Church nel distretto Hill della città. Holmes è uno dei leader del movimento Bail Out the People [N.d.T.: il nome del movimento riprende lo slogan “Bail out the people – not the banks”, ovvero ‘salvate dalla bancarotta la gente comune, non le banche’]. Attivista veterano per i diritti dei lavoratori, domenica ha guidato un corteo di disoccupati diretto al Convention Centre. Nel corso della settimana, coordinerà ulteriori manifestazioni.

“Si tratta di legge marziale de facto”, ha detto, “e i veri sforzi per sovvertire il lavoro di chi protesta devono ancora cominciare. Andare a votare non porta lontano. Spesso alle elezioni non c’è molta scelta. Quando si costruiscono movimenti democratici su temi come la guerra o la disoccupazione si ottiene un’espressione più autentica di democrazia. È più organica. Fa la differenza. Questo è ciò che ci ha insegnato la storia”.

La nostra economia globale e il nostro sistema politico sono stati sequestrati e dirottati da una minuscola oligarchia composta principalmente da uomini bianchi benestanti al servizio delle corporation.

Essi hanno vincolato o raccolto la sbalorditiva cifra di diciottomila miliardi di dollari – in larga misura saccheggiando erari statali – per puntellare banche e altri enti finanziari impegnati in atti speculativi suicidi che hanno rovinato l’economia mondiale.

Hanno elaborato accordi commerciali sulla base dei quali le corporation possono effettuare speculazioni transfrontaliere su valute, cibo e risorse naturali anche quando, secondo la FAO, 1,02 miliardi di persone nel pianeta lottano con la fame. La globalizzazione ha distrutto la capacità di molti Paesi poveri di proteggere, mediante sovvenzioni o tasse sulle merci di importazione, i propri generi alimentari di prima necessità, come mais, riso, fagioli e frumento. L’abolizione di tali misure di salvaguardia ha permesso a gigantesche fattorie meccanizzate di spazzare via decine di milioni di piccoli agricoltori – due milioni nel solo Messico – portando alla bancarotta e scacciando dai propri terreni molta gente. Persone che in passato erano in grado di nutrirsi ora non riescono a trovare cibo a sufficienza, mentre i governi più ricchi usano istituzioni quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio come fossero mastini, per stabilire la propria supremazia economica. Sembra che la maggior parte dei governi sia in grado di fare poco per contrastare tutto questo.

Ma ora la verità è venuta a galla e l’inganno è svelato. I sogni utopici della globalizzazione sono stati smascherati per l’imbroglio che sono. All’elite rimane solo l’uso della forza.

Stiamo vivendo uno dei grandi capovolgimenti sismici della civiltà. L’ideologia della globalizzazione – come ogni utopia spacciata come ineluttabile e irreversibile – si è trasformata in una farsa. L’elite al potere, perplessa e confusa, si aggrappa ai disastrosi principi della globalizzazione e al suo linguaggio obsoleto per mascherare il vuoto politico ed economico che ci si prospetta. La crisi è stata causata dall’assurda idea che il mercato debba, da solo, determinare i costrutti economici e politici. Quest’idea ha portato il G20 a sacrificare sull’altare del libero scambio altre questioni importanti per l’umanità: condizioni di lavoro, tassazione, lavoro minorile, fame, sanità e inquinamento. Ha lasciato i poveri del mondo in condizioni ancora peggiori, e gli Stati Uniti con i più ingenti disavanzi della storia umana. La globalizzazione è divenuta una scusa per ignorare il caos. Ha prodotto un’elite mediocre che cerca disperatamente di salvare un sistema insalvabile e, cosa più importante, salvare se stessa. “La speculazione”, ha una volta detto l’allora Presidente della Francia Jacques Chirac, “è l’AIDS delle nostre economie”. Abbiamo raggiunto lo stadio terminale.

“Tutti i punti di forza della Globalizazzione hanno in qualche modo rivelato un significato opposto”, ha scritto John Ralston Saul nel suo The Collapse of Globalism. “L’attenuazione degli obblighi di residenza in territorio nazionale per le corporation si è trasformato in un imponente strumento di evasione fiscale. L’idea di un sistema economico globale ha misteriosamente fatto sì che la povertà locale sembrasse irreale, persino normale. Il declino della classe media – vera e propria base della democrazia – è sembrato semplicemente una di quelle cose che capitano, incresciosa ma inevitabile. Il fatto che gli appartenenti alla classe lavoratrice e alla classe medio-bassa, persino a porzioni della classe media, potessero sopravvivere solo con più di un lavoro a persona sembrava essere la naturale punizione per non essere riusciti a tenere il passo. In un mondo globalizzato sembrava inevitabile il contrasto tra i bonus senza precedenti assegnati a manager qualsiasi, al vertice, e le famiglie con quattro lavori, in basso. Per due decenni un elitario consenso ha insistito sul fatto che l’insostenibile debito del terzo mondo non potesse essere accantonato in una sorta di ‘riserva svalutazione crediti’ se non al costo di tradire i principi essenziali e gli obblighi morali della Globalizzazione, tra i quali figurava l’irriducibile rispetto della santità dei contratti internazionali. Nel 2009 agli stessi individui sono bastate due settimane per dimenticare detta santità e proporre – quando si è trattato dei propri debiti, di gran lunga più consistenti – banche speciali per la gestione dei crediti inesigibili”.

Le istituzioni che un tempo fornivano una fonte alternativa di potere – la stampa, il governo, le istituzioni religiose, le università e i sindacati – hanno dato prova di essere in bancarotta morale. Non costituiscono più uno spazio per voci di autonomia morale. Nessuno ci salverà ora, a parte noi stessi.

“La cosa migliore capitata all’Establishment è l’elezione di un presidente nero”, ha detto Holmes. “Questo frenerà la gente per un po’, ma il tempo sta per scadere. Supponiamo che succeda qualcos’altro. Supponiamo che si versi un’altra goccia. Cosa succederà quando ci sarà una crisi delle carte di credito o un collasso nel settore degli immobili commerciali? Il sistema finanziario è molto, molto fragile. Gli stanno togliendo la terra da sotto i piedi”.

“Obama è nei guai,” ha continuato Holmes. “Questa crisi economica è una crisi strutturale. La ripresa è ripresa solo per Wall Street. Non è sostenibile, e Obama ne sarà incolpato. Sta facendo tutto ciò che Wall Street esige. Ma non sarà essere un vicolo cieco. È piuttosto una ricetta per il disastro tanto per Obama, quanto per i Democratici. Solo i gruppi come il nostro danno speranza. Se i sindacati muovessero il culo e smettessero di concentrarsi solamente sulle vertenze dei propri iscritti, se tornassero ad essere associazioni sociali che abbracciano cause più ampie, avremmo una possibilità di riuscire produrre un cambiamento. Se questo non avviene, ci sarà un disastro destroide”.

Chris Hedges (www.truthdig.com/)
Fonte: http://globalresearch.ca/
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15327
20.09.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

Il libro più recente di Chris Hedges è Empire of Illusion: The End of Literacy and the Triumph of Spectacle [L’impero dell’illusione: la fine dell’alfabetizzazione e il trionfo dello spettacolo]. La sua rubrica settimanale è pubblicata su Truthdig ogni lunedì.

qui sotto un qualche video sulla situazione pre G20 , libertà e democrazia sulla carta ma non nella realta. Wake up gente e ora...




Catastrofi profetizzate e catastrofi previste: cosa dovrebbe fare più paura?



















Lucia Venturi
LIVORNO. Apocalisse, Armageddon, inizio di una nuova era dopo il buio. Le profezie sulla fine del mondo si concentrano su una data, il 21 dicembre del 2012, che sarà naturalmente un venerdì. C'è già chi si prepara all'appuntamento; per attendere questo evento sono nati e nasceranno associazioni, gruppi d'attesa, verranno realizzati rifugi sicuri (da cosa?), ci sarà purtroppo anche tragicamente chi non resisterà e si toglierà la vita prima che quella data arrivi.
La fine del mondo attesa secondo varie profezie e scritta nel calendario dei Maja, appunto in quella fatidica data, fa tanta presa sull'opinione pubblica che ieri sera è stato anche il tema della prima puntata della ripresa autunnale del programma Vojager, e che già a questo argomento ha dedicato diverse trasmissioni.
Storia e leggende abbinate a interviste ad astronomi e scienziati vari che esprimono il loro parere su quanto potrà avvenire in base alle profezie: tempeste solari? Inversione dei poli magnetici? Arrivo di una nuova popolazione di extraterrestri anticipati da un asteroide?
Tanta preoccupazione sulla base di una profezia che sarebbe stata scritta su un calendario all'epoca della civiltà  precolombiana, quando invece non ci sarebbe bisogno di profezie tanto lontane per capire che è arrivato il tempo di muoverci se vogliamo evitare che i cambiamenti climatici, conseguenza delle emissioni climalteranti del mondo industrializzato. portino davvero ad una trasformazione delle condizioni attuali del pianeta da impedire o rendere assai difficile la vita a chi lo abita e neppure in epoca tanto remota .
«Il clima sta cambiando più velocemente di quanto si prevedesse anche solo due anni fa . Continuare a comportarci come se niente fosse equivale a rendere inevitabile una trasformazione pericolosa, forse catastrofica del clima nel corso di questo secolo». Non sono parole tratte da qualche misterioso documento medioevale ma quelle che ha scritto il neo rieletto presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barrosos, ai leader del mondo che oggi si incontrano in sede Onu, per continuare a portare avanti i negoziati così da raggiungere un accordo a dicembre a Copenhagen.
Mancano 80 giorni a quel vertice ha ricordato Barroso e il testo dell'accordo provvisorio scritto nella riunione di Bonn è ancora troppo lontano dall'obiettivo: «Una pletora di opzioni alternative, una foresta di parentesi quadre».
L'avvertimento di Barroso è allora forte al pari di una profezia: «Se non lo miglioriamo, questo documento rischia di diventare la più lunga e la più globale lettera di suicidio della storia».
Altro che Nostradamus o il calendario Maja. Eppure nell'immaginario collettivo fa più paura l'idea dell'avverarsi di una profezia che non il fatto che gli effetti dei cambiamenti climatici, che sono già tangibili, porteranno a condizioni impossibili per la vista sociale sul pianeta: basterebbe vedere quanto avviene già oggi in popolazioni raggiungibili nello stesso tempo  impiegato con  un aereo per recarsi in qualche luogo esotico di vacanza.
E se magari in televisione si vedessero queste cose e si spiegasse cosa significa in termini concreti l'accordo di Copenhagen (dal momento che gran parte delle persone forse nemmeno sa che ci sarà il prossimo dicembre, nella capitale della Danimarca, un vertice di importanza fondamentale per il futuro) forse ci sarebbe maggiore interesse da parte della popolazione e maggiore propensione a cominciare ad intervenire anche sul proprio stile di vita.
Intervenire sul riscaldamento del pianeta «è la sfida più importante per l'attuale generazione di politici»  dice Barroso. In effetti i politici del pianeta dovranno decidere a Copenhagen quale  ipoteca mettere sul futuro del pianeta e dovranno scegliere i tassi d'interesse che noi tutti dovremmo pagare per scioglierla. Si tratta di stabilire se il tasso di sconto che verrà deciso vorrà tenere conto più dell'oggi che del futuro o il contrario. Ovvero quanto saremo disposti a impegnarci oggi per garantire un pianeta alle future generazioni e per evitare che si trovino a dover gestire una eredità troppo pesante sia in termini ambientali che sociali.
E questa non è una profezia ma scenari condotti da un nutrito gruppo di studiosi, chiamati a far parte dell'Ipcc, sulla base dei quali i politici del pianeta sono chiamati a decidere cosa fare.
Una cosa che non dovrebbe esserci tanto indifferente.

CARO BOLLETTE. I CONTATORI ANOMALI DEL GAS E PERCHE’ PAGHIAMO IL 15% IN PIU’


















L’aumento delle bollette degli ultimi anni non è solo colpa del caro-petrolio, ma anche di qualche “anomalia” dei rilevatori di consumo. Di fronte alle inchieste in corso, che sembrano confermare i sospetti, ecco che arriva il governo con una legge che sospende tutto. A favore delle aziende.

Questa storia è iniziata qualche anno fa. E la storia del caro-bollette del gas per uso domestico, quello che si usa in casa  per il riscaldamento e l’acqua calda. Un aumento in parte dovuto alla corsa al rialzo dei prezzi dei combustibili che ha fatto lievitare le tariffe. Ma anche ad un progressivo incremento dei consumi, non del tutto comprensibile. Le associazioni dei consumatori, protestano e denunciano un cattivo funzionamento dei rilevatori del consumo di gas.


IL CONTATORE E’ VECCHIO – Esistono molti tipi di contatori. Si dividono in due principali “tipologie”: quelli volumetrici e quelli venturimetrici. I primi  misurano il gas attraverso il passaggio del gas all’ interno di una turbina. I secondi, misurano il gas in base alla differenza di pressione tra l’ entrata e l’ uscita di un passaggio di cui sono ben note le grandezze geometriche. Anche tra i contatori volumetrici, quelli utilizzati in Italia, ci sono differenze notevoli. I più vecchi sono a membrana animale, mentre i più recenti a membrana sintetica. Quelli vecchi nel tempo diventano imprecisi, perché le membrane animali perdono di elasticità e misurano male il consumo. Uno studio dell’Università di Napoli, avvalendosi per le verifiche di un laboratorio accreditato dal NMI (Nederland Meetinstituut), l’Istituto di metrologia legale olandese, ha controllato sia i contatori a membrana animale che quelli costruiti con membrana sintetica. I risultati hanno dimostrato, per i contatori a membrana animale, scostamenti rispetto alle quantità tollerate dalla normativa vigente già per i contatori con età superiore ai 20 anni. E in Italia i contatori del gas sono in gran parte vecchi: la loro media di vita è superiore addirittura a 30 anni, ma ci sono anche dei “nonnetti” ultra cinquantenni in giro per le nostre case.
QUANTO GAS CONSUMIAMO? - Le lamentele delle associazioni dei consumatori hanno portato all’apertura di un’inchiesta della Procura di Milano già nel 2007, curata dai pubblici ministeri Sandro Raimondi e Letizia Mannella. All’inizio sembra un’inchiesta “minore”. I due Pm partono dal Comune di Milano e dal suo hinterland, si mettono a verificare il funzionamento dei contatori del gas in diversi condomini. Alcuni sono così vecchi da non poter essere neppure controllati. Tutti quelli a membrana naturale mostrano un malfunzionamento. Il decreto ministeriale pubblicato sul supplemento ordinario n. 97 alla Gazzetta Ufficiale del 15 aprile 2006, che richiama una norma UNI, prevede che i contatori di gas domestici devono avere una tolleranza di lettura variabile dal 4 al 6%, a seconda dei tipi. Mentre quelli controllati dai periti della procura di Milano hanno margini di errore superiori, in media del 10% con punte del 15% di gas non erogato rispetto al pagato. Quindi, a danno degli utenti,  e questo a prescindere dal modello di bruciatore utilizzato.

L’INDAGINE SI ALLARGA - Secondo i due magistrati di Milano questo campione era rappresentativo di una realtà nazionale. E, facendo due conti, dato che i contatori in Italia con le membrane naturali sono circa cinque milioni, le reti di fornitura del gas potrebbero aver somministrato circa 500 milioni di metri cubi di gas in meno all’anno rispetto alle bollette pagate da milioni di famiglie. Forse anche di più, perché in Italia ci sono anche i “nonnetti”, i contatori vecchi anche di 50 anni. I magistrati decidono di allargare l’inchiesta iniziata con l’Aem, la municipalizzata di Milano, coinvolgendo anche alcuni nomi di spicco, come la Snam Rete Gas e Italgas, controllate dall’Eni, quindi proprietà del ministero dell’Economia. Si aprono nuovi filoni d’indagine, il lavoro aumenta. Fioccano anche i rinvii a giudizio, l’ultimo è del luglio 2009. In un decreto di sequestro che coinvolge le società Actaris, Fimigas e cinque funzionari del Ministero dello Sviluppo economico,  i Pm parlano di un sistema illecito da “ricollegare con le imprese che trasportano e misurano il gas, che hanno interesse ad avere misuratori addomesticabili”.
VOLUME O PESO? – Anche l’Unione dei Consumatori aveva spinto a suo tempo su questo punto. Secondo loro, oltre al problema dei contatori vecchi, ci sarebbe anche dell’altro. I contatori del gas infatti misurano il volume, ma non il peso del gas. Un certo volume di gas contiene più o meno molecole (cioè pesa di più o di meno, e quindi rende di più o di  meno) a seconda delle condizioni di temperatura e di pressione. Agendo su di esse, a parità di volume, il “contenuto effettivo” di gas può diminuire. Un tema che comunque è oggetto di ulteriori approfondimenti. In generale, secondo le associazioni dei consumatori, se i processi confermeranno quanto emerge da indagini ed inchieste gli utenti dovrebbero essere risarciti per la differenza almeno a partire dai 5 anni precedenti, oltre i quali scatta la prescrizione, su un consumo di 1400 metri cubi annui la “maggiorazione” indebita sarebbe di circa 150 euro l’anno.

LA LEGGE ITALIANA E LA UE – C’è anche un problema “legislativo”. A parte qualche piccola modifica, la legge italiana in materia è del 1890. Si, del 1890, e in numerose occasioni le aziende del settore se ne sono lamentate. Così, mentre in Italia i vecchi contatori vengono ancora consentiti,  i “misuratori della stessa classe vengono rottamati in Francia dopo 20 anni“. In Germania, Olanda e Regno Unito i distributori sono obbligati a “procedere a prove periodiche a campione su migliaia di pezzi, decidendone poi la sostituzione o la proroga d’installazione sulla base dei risultati”. Da noi nulla. E poi c’è il pasticcio (oggetto di indagini) dei misuratori di tipo venturimetrico, che da noi sono “vietati”. L’Unione Europea, che dopo aver ascoltato i due magistrati e un funzionario dell’ Ufficio metrico di Milano ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia che, secondo Bruxelles, “mantiene ostacoli sproporzionati e ingiustificati alla libera circolazione di contatori del gas di tipo venturimetrico a diaframma”.
ARRIVA LA SANATORIA? – Mentre la magistratura prosegue le sue inchieste, ecco che arriva il recentissimo Decreto Ronchi, la Legge comunitaria che ha il compito da dare attuazione alle direttive Ue all’interno dell’ordinamento italiano. L’Art.7, disposizioni per i sistemi di misura installati nell’ambito delle reti nazionali e regionali di trasporto del gas di cui alla Procedura d’infrazione n. 2007/4915, solleva dall’obbligo di applicazione della normativa di metrologia legale tutti i sistemi di misura ai punti di immissione in Italia, stabilendo che “la materia sarà regolata con un decreto del Ministro dello sviluppo economico sentita l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, da emanare entro 3 mesi”. E, a proposito della tutela dei clienti finali, prevede un altro decreto, sempre fra 3 mesi, in cui verranno stabiliti “i criteri per l’esecuzione dei controlli metrologici legali sui sistemi di misura dei punti di riconsegna del gas, mentre i sistemi di misura in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto devono conformarsi alle disposizioni in materia di metrologia legale entro il termine di un anno da tale data”. Ricapitolando: intanto si rimanda la questione di oltre un anno, sempre ammesso che il decreto ministeriale arrivi davvero in 3 mesi, di fatto “sospendendo” fino a nuovo ordine la normativa attualmente in vigore. Poi si vedrà. Se non è una sanatoria, certo si avvicina molto. Intanto, i consumatori continuano a pagare bollette probabilmente gonfiate. E sentitamente ringraziano.

Link: http://libertadipensiero.netsons.org/?p=4316

 

The Great Gig In The Sky - Pink Floyd (Studio Version)



Ma ogni tanto l'ho guardate il cielo ?

http://www.youtube.com/user/zeppmann93

Nestor Machno e la rivoluzione anarchica in Ucraina



La storia straordinaria di Nestor Machno e della prima applicazione su larga scala dei principi anarchici nella storia moderna. Libertà dell'individuo, eguaglianza, autodeterminazione, iniziativa, creatività e abbondanza.

http://www.youtube.com/user/NoOneWorldGovernment

Solange Manfredi - Tecniche dei poteri occulti



Solange Manfredi - Tecniche dei poteri occulti

Conferenza del 13.9.09 presso Harmonia Mundi Roma
a cura del DAVID ICKE MEETUP di MILANO e ROMA

http://www.youtube.com/user/duffyMM