martedì 29 settembre 2009
Maroni respinto dall' Onda bolognese
http://www.youtube.com/user/InfoautVideo
"Respingiamo Maroni", giornata dell'indignazione: L'Onda torna in piazza e lo fa per respingere da Bologna il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, invitato dall'Alma Mater a partecipare a un convegno organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza nell'aula absidale di Santa Lucia. Da subito l'Onda bolognese ha dichiarato inaccettabile la presenza in università del ministro leghista, ritenendo riprovevole riconoscere status formativo all'ideatore del pacchetto sicurezza.
Le centinaia di studenti e di studentesse che oggi sono scese in piazza si sono indignate contro un'università che ha scelto di attribuire 8 crediti formativi a un seminario presenziato dal ministro razzista, responsabile del delirio securitario delle ronde e dei respingimenti che lasciano morire i migranti in mezzo al mare. La governance universitaria ha cercato in tutti i modi di arginare la nostra protesta, spostando all'ultimo momento il luogo del convegno; ha provato a nascondere il suo volto repressivo e la solita e assurda militarizzazione dei luoghi universitari agli studenti e alle matricole per le quali oggi si apre ufficialmente l'anno accademico. Noi quest'anno universitario l'abbiamo inaugurato con 700 studenti e precari che hanno attraversato le strade della città.
Il corteo, aperto dallo striscione che recitava "Respingiamo Maroni", è partito da piazza Verdi, trasformatasi in una piazza narrativa di rifiuto nei confronti di una politica razzista e legalitaria: foto dei respingimenti, cartelli contro il ministro e il suo pacchetto sicurezza. Il corteo riesce ad arrivare nei pressi dell'aula che ospita Maroni, ma viene bloccato dalla polizia: un'indegno schieramento di forze dell'ordine in assetto anti-sommossa ha caricato brutalmente gli studenti che hanno risposto con lanci di vernice rossa e fumogeni.
Durante il fronteggiamento con la polizia c'è stato un fermo e diversi contusi. Con i gommoni anti-respingimento, i manifestanti hanno cercato di difendersi dalla violenta e caotica carica. Il corteo si è subito ricompattato, chiedendo con forte determinazione la liberazione del manifestante. In seguito al suo rilascio, il corteo è ripartito, attraversando le vie centrali di Bologna e dirigendosi verso l'università nel giorno dell'inizio delle lezioni e della presentazione dei corsi di laurea, per denunciare l'inaccettabile presenza del ministro in università e la pesante militarizzazione degli spazi cittadini. Insomma, un benvenuto speciale agli studenti dell'Alma Mater nel loro primo giorno universitario...
Ancora una volta la polizia usa i manganelli per bloccare un movimento che continua a inondare le strade delle città, che continua determinato ad essere protagonista della scena politica, a costruire un'università autonoma, ad aprire spazi in cui condividere saperi, a reclamare reddito!
L'Onda bolognese ha portato il suo dissenso nelle strade del centro cittadino, dichiarando a chiare lettere che l'università dell'autoriforma e dell'autoformazione rifiuta le politiche razziste e xenofobe: l'università che stiamo costruendo è uno spazio aperto alle differenze e all'incontro. Abbiamo respinto Maroni e continueremo a respingere il razzismo istituzionalizzato del governo Berlusconi: le nostre metropoli hanno bisogno di nuove forme di welfare nella crisi, non della produzione seriale di paure.
Perchè l'unica sicurezza che vogliamo è quella di un reddito garantito!
Onda Anomala Bologna
CAMBIAMO LA DROGA DI BERNANKE
DI GREG PALAST
GregPalast.com
Provo ancora un brivido quando riesco a mettere le mani su un documento confidenziale con la scritta ‘Casa Bianca, Washington’ sull’intestazione. Anche quando – come quello che sto guardando ora – riguarda un argomento noioso : il summit del G-20 di questa settimana.
Ma il contenuto della lettera mi ha svegliato, e potrebbe tenermi sveglio per il resto della notte.
La lettera di 6 pagine dalla Casa Bianca, datata 3 settembre, è stata mandata ai 20 capi di stato che si incontreranno questo giovedì a Pittsburgh. Dopo qualche iniziale diplo-blabla, il nostro ‘sherpa’ del Presidente per il summit, Michael Froman, compie una piccola danza della vittoria, annunciando che la recessione è stata sconfitta. ‘Il mercato globale delle azioni è risalito del 35 % dalla fine di marzo’, scrive Froman. In altre parole, il mercato azionario sta su e tutto va bene.
Sebbene riconosca che quest’anno l’economia sia andata all’inferno, l’assistente e ambasciatore di Obama al G-20 sembra fare il pappagallo all’esuberanza irrazionale del capo della Federal Reserve Ben Bernanke che la settimana scorsa aveva dichiarato che ‘la recessione è molto probabilmente finita’. Tutto ciò che mancava nella dichiarazione di Bernanke era uno striscione, ‘MISSIONE COMPIUTA’.
E i francesi sono furiosi. La lettera della Casa Bianca ai leader del G-20 era una risposta ad una missiva diplomatica confidenziale dal capo dell’Unione Europea Fredrik Reinfeldt scritta un giorno prima a "Monsieur le Président" Obama.
Abbiamo anche la nota confidenziale di Reinfeldt. In essa, il presidente della UE dice che, nonostante il felice discorso di Bernanke, "la crise n'est pas terminée (la crisi non è finita) e che (continuando la traduzione) il mercato del lavoro continuerà a soffrire le conseguenze di una debole capacità di produzione nei mesi a venire’. Questo è gergo diplomatico per dire Cosa diavolo si sta fumando Bernanke ?
Posso ricordarle Monsieur le Président, che il mese scorso 216,000 americani hanno perso il loro lavoro, portando la perdita totale dal momento della sua inaugurazione a circa sette milioni. In crescita.
Il Wall Street Journal ha anch’esso una copia della lettera della Casa Bianca, anche se non l’hanno pubblicata (io l’ho fatto: leggetela qui, con il messaggio della UE e la nostra traduzione). Il Journal la vende come la Casa Bianca avrebbe voluto: ‘Grandi cambiamenti nella politica economica globale’ per produrre ‘una crescita duratura’. Obama prende il controllo! Ciò che manca nel rapporto del Journal è che il piano di Obama strangola in maniera sottile ma sostanziale le richieste europee di far tirare la cinghia all’industria finanziaria e, più importante ancora, rimbalza la preoccupazione della UE sulla lotta alla disoccupazione.
I capi dell’Europa sono spaventati, coscienti del fatto che l’amministrazione Obama fermerà prematuramente lo stimolo fiscale e monetario. L’Europa chiede che gli USA continuino a pompare l’economia, sotto un programma mondiale salva-culi coordinato internazionalmente. Come Reinfeldt dice nel suo appello alla Casa Bianca, ‘è essenziale che i capi di stato e di governo, a questo summit, continuino a implementare le misure di politica economica che hanno adottato’ e non agire unilateralmente. ‘Delle exit strategies (devono) esere implementate in maniera coordinata’. Traducendo dal diplomatique: se voi USA fermate lo stimolo fiscale e monetario ora, l’Europa ed il pianeta vanno a picco. L’America con esso.
L’ambasciatore di Obama dice Non! Invece scrive che ad ogni nazione dovrebbe essere concesso di ‘rilassare’ gli sforzi anti recessione ‘ad un ritmo appropriato alle circostanze di ogni economia’. In altre parole, ‘Europa, sono fatti tuoi!’. Con buona pace di Obama al confronto con Roosevelt.
Tecnicamente il conflitto politico tra Obama e il piano della UE riflette una grande distanza sulla risposta ad una domanda cruciale: di chi è la recessione? Per Obama e Bernanke, questa è una recessione dei banchieri e quindi, essendo ‘le scosse del mercato diminuite significativamente’, per usare le parole dell’epistola della Casa Bianca, allora Happy Days Are Here Again [“I giorni feilici sono tornati”. N.d.r.]. Ma, se questa recessione è dei lavoratori di tutto il mondo che stanno perdendo il loro lavoro e i risparmi di una vita, allora è sempre Buddy, Can You Spare a Dime [“Amico risparmia qualche soldo”, N.d.r.].
Se Bernanke e Obama fossero veramente preoccupati di salvare posti di lavoro, avrebbero chiesto alle banche piene di bottino predato ai contribuenti di prestare questi fondi ai consumatori e al mondo degli affari. La Cina lo ha fatto, ordinando alle sue banche di aumentare il credito. E gente, lo hanno fatto, espandendo il credito di un mastodontico 30%, sparando l’economia cinese fuori dalla recessione in una crescita a due cifre. Ma l’amministrazione Obama ha preso la direzione opposta. La lettera della Casa Bianca al G-20 chiede di aumentare lentamente le riserve bancarie, e questo può solo far si che un mercato del credito già stretto si stringa ancora.
Non è che la Casa Bianca ignori completamente la perdita di posti di lavoro. La lettera degli USA suggerisce che ‘il G-20 dovrebbe impegnarsi per…il supporto ai disoccupati’. Potete immaginarvi gli europei, che già hanno generosi contributi alla disoccupazione – la maggior parte dei quali senza limiti di tempo – diventare viola su questo punto. L’avara estensione del sussidio di disoccupazione compiuta sotto il piano di stimolo è già in scadenza senza nessuna proposta di continuare ad aiutare le vittime senza lavoro della recessione.
Gli europei sono così carini quando sono arrabbiati, quando stringono i loro piccoli pugni. Obama presume di poterli ignorare. la UE, un tempo il pezzo grosso del G-7, ha visto il suo status di membro diluirsi nel G-20, dove le potenze del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) stanno flettendo i loro muscoli. Ma gli europei hanno una cosa o due da insegnare agli americani sull’economia del tramonto di un impero.
Forse le differenze sono culturali, non economiche; agli europei manca l’ottimismo del ‘si può fare’ del Destino Manifesto dell’America.
Così, per dare agli ospiti un assaggio dello spirito del yes-we-can, Obama dovrebbe invitare i 93700 senza lavoro di Pittsburgh all’incontro del G-20 per celebrare la salita del 35% del mercato azionario.
Oppure – mio suggerimento – cambiare i farmaci di Bernanke.
Per tutto lo scambio Casa Bianca-UE, andate su GregPalast.com.
Greg Palast è l’autore di “The Best Democracy Money Can Buy”. Palast ha scritto la rubrica "Inside Corporate America" per la sezione affari del periodico britannico Observer.
Titolo originale: "Change Bernanke's drugs? Secret White House G-20 notes"
Fonte: http://www.gregpalast.com/
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22.09.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di P.P.
800.000 fucili e una passione a mano armata (prima parte)
http://www.youtube.com/user/CRAZYCRASH84
di Fillipo Schillaci
Fucilate tra la gente, fucilate ovunque ci sia occasione di sparare. Un uomo ucciso perché scambiato per un cinghiale? Un’ “incredibile fatalità”. Riportando le testimonianze di cittadini stanchi e spaventati, Filippo Schillaci denuncia le assurdità di una passione a mano armata.
Un paesaggio di campagna in autunno; una strada si snoda fra campi e boschi resi quasi invisibili dalla fitta nebbia. Sulla strada transita a velocità ridotta una pattuglia dei carabinieri. Sembra tutto tranquillo quando da una macchia di alberi a qualche centinaio di metri dalla strada si odono provenire dei colpi d’arma da fuoco. L’auto si ferma, i carabinieri scendono e si avvicinano al punto da cui provengono gli spari. Un po’ per la nebbia un po’ per la fitta vegetazione, solo quando sono ormai a poche decine di metri da lui riescono a scorgere un uomo in una tenuta vagamente paramilitare armato di fucile e intensamente impegnato a farne uso. La nebbia è fitta e l’uomo sta letteralmente sparando alla cieca. I carabinieri lo raggiungono, lo disarmano e gli chiedono i documenti, pronti a condurlo con loro in caserma. L’uomo mostra una tessera, i carabinieri la esaminano, poi gliela restituiscono insieme al fucile e vanno via. L’uomo riprende a sparare alla cieca fra la nebbia e la fitta vegetazione.Possiamo aggiungere un epilogo: il giorno prima ha piovuto e le condizioni nel bosco sono ideali per andare in cerca di funghi. Nonostante la nebbia un’intera famiglia, padre madre e un bambino, ha deciso di farlo. Il sentiero che essi stanno percorrendo passa poco distante dal luogo in cui è appostato l’uomo col fucile; essi sentono gli spari ma stranamente non vi fanno caso. Proprio lì, alla base di un cespuglio, sono nati durante la notte parecchi funghi. I tre si avvicinano, si chinano e cominciano a raccogliere. Nel far ciò smuovono i rami del cespuglio. L’uomo armato coglie quel movimento, vede delle sagome che si muovono nella nebbia dietro al cespuglio. L’uomo punta il fucile e spara.
L’episodio che ho narrato è immaginario ma non lo è la situazione che esso descrive. In modi simili a questo ogni anno muoiono in Italia dalle 40 alle 50 persone. Questi fatti giungono all’opinione pubblica tipicamente solo attraverso brevi resoconti nelle cronache locali dei quotidiani nei quali ricorrono parole come “incidente” e “incredibile fatalità”, e ciò accade solo quando l’esito di questi episodi è mortale o comunque grave. Quando tutto si risolve “soltanto” in momenti di tensione e paura o nell’impossibilità di uscire di casa perché tutto intorno volano i proiettili, il comportamento abituale della stampa è ignorare i fatti come irrilevanti.
Ma di cosa si sta parlando? Per capirlo basterà dire cosa c’era scritto sul documento che l’uomo armato ha mostrato ai carabinieri: “Licenza di caccia”, tre paroline magiche che hanno trasformato in un’azione perfettamente legale un comportamento fino a un attimo prima considerato folle: usare un’arma da fuoco sul territorio aperto al libero transito di chiunque, e per di più fra la nebbia e la fitta vegetazione, ovvero in condizioni di pessima visibilità. Un tiratore che decidesse di allenarsi in questo modo andrebbe incontro a pesanti sanzioni ma questo stesso comportamento diventa improvvisamente legale se viene perpetrato a scopo “venatorio”.Esiste dunque una legge, in Italia e similmente in moltissimi altri Paesi del mondo, che autorizza per quasi 5 mesi all’anno centinaia di migliaia di uomini armati a fare libero uso di armi da fuoco su almeno il 70% del territorio extraurbano, comprese le proprietà private a prescindere dal consenso del proprietario, e lo fa senza imporre al “cacciatore” il rispetto di alcuna norma di sicurezza, a parte il mantenimento di una irrisoria distanza da edifici e strade principali.
Basti dire che, come l’aneddoto di apertura ci mostra, non è previsto alcun obbligo di sospensione dell’attività venatoria nemmeno in caso di nebbia, come invece il più elementare buon senso imporrebbe, né l’obbligo per il cacciatore di indossare calzature antinfortunistica, nonostante numerosi “incidenti” mortali siano avvenuti a causa della perdita di controllo dell’arma in seguito a cadute su terreni scivolosi.
Nessuna norma impone al cacciatore di non portare con sé persone non adeguatamente addestrate ed è anzi abitudine diffusa portare familiari e perfino bambini, i quali in più occasioni sono rimasti a loro volta vittime della “passione” a mano armata del loro congiunto.
Ma i morti sono solo la classica punta dell’iceberg, perché il problema caccia non riguarda solo chi osa avventurarsi nei boschi anche quando le sparatorie hanno inizio, e non è solo in luoghi privi di presenze umane (ammesso che ormai ne esistano) che esse si scatenano bensì anche nelle campagne coltivate (che, non dimentichiamolo, sono luoghi di lavoro) e spesso perfino in zone abitate, letteralmente in mezzo alle case. La sorveglianza è nella maggior parte dei casi nulla, la popolazione è abbandonata a se stessa e spesso vive nei fine settimana ore di autentico incubo. A questo proposito, riporto nel seguito alcune testimonianze risalenti alla scorsa stagione di caccia e giuntemi da varie parti d’Italia.
Così mi scrisse ad esempio una persona che vive a Zagarolo, per di più in una zona in cui il sindaco già dal 2004 ha imposto il divieto di caccia a tutela dell’incolumità pubblica e nella quale tuttavia si continua impunemente a sparare: «sabato ci sono state come al solito numerose fucilate provenienti dal vallone sotto casa mia. Ho chiamato la Polizia Provinciale ma mi hanno detto che di sabato le pattuglie sono poche e mi hanno suggerito di telefonare ai Carabinieri. Siamo alle solite».
Sottolineo due cose: il sottinteso che telefonare ai Carabinieri sia inutile e il fatto che proprio nei fine settimana, ovvero quando con più violenza si scatenano le sparatorie, la Polizia Provinciale riduca le pattuglie.
E ancora, da Gallicano nel Lazio, dove da anni un’analoga ordinanza giace negli archivi comunali senza che nessuno si preoccupi di darle attuazione: «non ho da raccontare storie particolari ma eventi quotidiani. Ieri presso la mia casa stavo scavando per fare una tettoia quando ad un metro dalla mia recinzione sento sparare verso di me. Comincio a gridare contro questi individui ed essi mi rispondono che mi avevano scambiata per un cinghiale (sì, un cinghiale alto 170 cm con una zappa in mano!).
Quando ho provato a rivolgermi alle forze dell'ordine (carabinieri, vigili...) mi sono sentita rispondere: 'Lo so! Ma con tutti i casi che trattiamo quotidianamente questi fatti vengono messi in secondo piano! Provi a trattare e comunicare con questi cacciatori!' ...Certo, dopo che magari hanno impallinato uno dei miei bambini!».
Da San Fior, nel trevigiano: «abbiamo circa 10 ettati prevalentemente coltivati a vigneto dove quasi ogni giorno i cacciatori esercitano la loro "arte" facendone di tutti i colori. (…) Nell'art.7 della legge sulla caccia si dice che la caccia è vietata sui terreni in attualità di coltivazione, compresi i vigneti naturalmente, ma poi? Non sanno che sparando sugli impianti di irrigazione dei filari si causano danni anche se non v'è più uva sulle viti?»
Da Genova: «I miei genitori ieri hanno tentato di andare per funghi, sono dovuti tornare a casa perché pensavano di essere arrivati in Iraq. Anche io sono stufa di sentire spari da casa mia, abito in collina ma in zona molto abitata.»
Da Torvaianica, dove gli abitanti hanno chiesto anche loro nel 2007 un'ordinanza al proprio sindaco ricevendo la beffa di vedersela emanare a stagione di caccia conclusa e revocare poco prima che iniziasse la successiva: «sabato qui a Campo Ascolano i cacciatori hanno ferito un cane al quale hanno dovuto amputare una zampa...i residenti sono senza parole… volantini affissi ovunque ma aleggia la consapevolezza che contro questi delinquenti non si può fare niente... domenica erano fermi sul viottolo all'altezza del ponticello a 20 m dalle case, un passante li ha redarguiti e loro hanno risposto ' fatte i cazzi tua' ed alla minaccia 'chiamo la forestale' la risposta è stata 'chiama chi te pare'.
La cosa più sconvolgente è che sono due cacciatori che abitano nella mia stessa via, li ho visti rientrare sabato dopo che era successo il fatto al povero cane. Hanno sparato dalle 6 di mattina fino alle 13, vicinissimi, con pioggia di pallini sul mio tetto ovviamente. Il tutto condito con la risposta della forestale che dice ‘non abbiamo pattuglie da mandare in zona' chiami i carabinieri, forse loro vengono e poi la solita risposta : 'signora, guardi che possono sparare'.Si traggano le dovute conclusioni... siamo ostaggi dei cacciatori, questa è una realtà che mi sta portando agli attacchi di panico, tachicardia ed ansia... scusate lo sfogo».
Fucilate fra la gente, fucilate ovunque ci sia occasione di sparare. Perfino a ridosso degli aereoporti militari, come segnalò nel dicembre 2004 in una interrogazione parlamentare addirittura un senatore di AN.
Le testimonianze che ho riportato non sono recentissime ma questo è un dettaglio irrilevante: ogni anno si ripetono le stesse situazioni, si recita lo stesso incredibile copione. Un comunicato stampa della LAV veneta del 24 settembre 2009 riporta fatti del tutto analoghi risalenti a pochi giorni prima.
Rimane da capire come sia possibile che una simile situazione di illegalità diffusa si perpetui impunemente e, a monte di ciò, come sia possibile un vuoto legislativo e mediatico di questa portata su un fenomeno che, sia pur in lenta diminuzione, coinvolge un gran numero di persone in maniera spesso drammatica e a volte tragica.
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Honduras: sospesa la costituzione
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Martedì 29 Settembre 2009 A Sud
da Carta.org - Per 45 giorni in Honduras sono sospese la libertà personale, di espressione, di circolazione e di associazione, e anche i diritti dei detenuti. Cacciata la delegazione dell'Osa che domenica si è recata nel paese per tentare una mediazione, minacciato il Brasile. Zelaya chiama la società civile alla mobilitazione, almeno tre i manifestanti uccisi.
Il governo golpista dell’Honduras, fra sabato e domenica, ha mostrato la sua faccia all’opposizione interna e alla comunità internazionale. Per 45 giorni nel paese sono state sospese la libertà personale, di espressione, di circolazione e di associazione, e anche i diritti dei detenuti [alcune centinaia dei quali sono rinchiusi nei due stadi della capitale, Tegucigalpa].
Il governo golpista ha inoltre ordinato lo sgombero di tutte le istituzioni pubbliche occupate dai manifestanti, l’arresto delle persone considerate sospette, il coprifuoco; ha vietato le riunioni pubbliche non autorizzate e ha ordinato ai mezzi d’informazione di non pubblicare articoli che vadano contro «le risoluzioni del governo» o possano alterare «il rispetto della pace e l’ordine pubblico».
Domenica poi è stato impedito l’ingresso in Honduras di quattro funzionari dell’Organizzazione degli stati americani [Osa]. Il ministro degli Esteri golpista, Carlos Lopez, ha spiegato che la crisi in corso «è affare interno dell’Honduras».
Una decisione «incomprensibile» per José Miguel Insulza, segretario generale dell’Osa, che «mette seriamente in difficoltà gli sforzi per promuovere la pace sociale e la ricerca di soluzioni». Le relazioni con Spagna, Messico, Argentina e Venezuela sono interrotte. Micheletti ha anche lanciato un ultimatum di dieci giorni al Brasile, che ospita Zelaya nella sua ambasciata in Honduras da lunedì scorso, affinché definisca entro dieci giorni «lo status» del presidente. Lula ha risposto che il suo paese «non si farà intimidire da un governo di golpisti».
Il decreto, emanato lo scorso 22 settembre nel Consiglio dei ministri e pubblicato sabato nella Gazzetta ufficiale, è stato motivato dagli «atti di violenza» attribuiti ai sostenitori di Zelaya. Nella notte le disposizioni sono state annunciate a tutto il paese tramite radio e televisione. Nel precisare che le forze armate sono autorizzate a sostenere la polizia «per garantire l’ordine», il decreto prevede «l’arresto di chi viene trovato fuori dall’orario previsto per la circolazione, o di chi venga considerato in qualche modo sospettato di poter danneggiare le persone o i beni». Alcune reti radio e tv, prosegue il decreto, «stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato, lanciando appelli all’insurrezione popolare.
La Commissione per le telecomunicazioni è quindi autorizzata, tramite la polizia e le forze armate, a sospendere ogni radio, tv o via cavo che non rispetti i programmi dettati dalle presenti disposizioni». Le prime a «cadere» sono state l’emittente Canal 36 e Radio Globo, più volte in queste ultime settimane oscurate con l’accusa di diffondere le notizie dei sostenitori a favore di Zelaya: ieri sono state chiuse.
Secondo il New York Times si tratta di «mosse disperate». Comunque, sono decisioni che gettano il paese nel terrore e colpiscono i manifestanti a favore del presidente deposto, che dal giorno del golpe hanno organizzato cortei quotidiani in tutto il paese nonostante la repressione e il coprifuoco.
Contattato da Radio Globo prima della chiusura, il presidente deposto Manuel Zelaya ha definito questi provvedimenti «una barbarie che indigna» e ha rivolto un appello al Parlamento perché sospenda il decreto e ai deputati perché tornino «al dialogo». Zelaya ha poi chiamato i suoi sostenitori «alla resistenza civile».
Il Fronte nazionale della resistenza contro il golpe, rete che riunisce diversi movimenti della società civile, ha denunciato la morte di studentessa universitaria, uccisa dai gas lacrimogeni respirati mercoledì scorso proprio davanti all’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, e che erano stati lanciati da polizia ed esercito per disperdere i manifestanti. Salgono così a tre le vittime accertate da quando, la settimana scorsa, il presidente è rientrato a sorpresa nel paese dopo 86 giorni di esilio forzato.
Il Fronte nazionale della resistenza contro il golpe, rete che riunisce diversi movimenti della società civile, ha denunciato la morte di studentessa universitaria, uccisa dai gas lacrimogeni respirati mercoledì scorso proprio davanti all’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, e che erano stati lanciati da polizia ed esercito per disperdere i manifestanti. Salgono così a tre le vittime accertate da quando, la settimana scorsa, il presidente è rientrato a sorpresa nel paese dopo 86 giorni di esilio forzato.
di Linda Panco
Carta.org
Pd ai ferri corti sulla Tav
Mo. Ma., 28 settembre 2009
Il Pd valsusino si allea con i No Tav per le elezioni della comunità montana ed è subito scontro: per il segretario regionale del partito, Gianfranco Morgando, e per quello della provincia di Torino, Caterina Romeo "l'intesa è inaccettabile". Un folto gruppo di parlamentri invoca la scomunica e l'espulsione. Ma non tutti sono per la linea dura: Roberto Della Seta, senatore Pd eletto in Piemonte e capogruppo in commissione Ambiente giudica "desolante che un partito dove ogni giorni tutti invocano più radicamento nel territorio, cacciasse suoi amministratori eletti solo perché su un tema pur importante la pensano diversamente dal 'centro'"
L'accordo tra il centrosinistra valsusino e i no Tav, che alle elezioni della nuova Comunità montana si presenteranno con una lista comune, va contro le disposizioni dei vertici del partito democratico . E, a poche settimane dall'inizio dei carotaggi, torna a mettere in discussione la realizzazione dell'opera. La sfiducia all'Osservatorio - organismo istituito nel 2005, all'indomani degli scontri di Venaus, per favorire il confronto tra i soggetti interessati dall'opera - e il no alla Torino-Lione sono infatti i pilastri dell'accordo in vista delle elezioni del prossimo 7 novembre.Un'intesa "inaccettabile" per il segretario regionale del partito, Gianfranco Morgando, e per quello della provincia di Torino, Caterina Romeo. Che ribadiscono il parere favorevole del partito alla realizzazione della linea ferroviaria, sconfessano gli amministratori "ribelli" e
rimandano ad un summit con i vertici istituzionali, i parlamentari e i consiglieri regionali "la valutazione delle conseguenze di questo accordo e per ribadire, ancora una volta, il nostro sì all'opera". Di fatto, ne chiedono l'espulsione dal partito.
Così, in un partito che fino ad oggi non ha espresso una posizione comune su nulla, dalla bioetica alla collocazione europea e giù fino al tema spinoso dell'immigrazione, si tocca con mano il fastidio verso l'autonomia dei territori, soprattutto se chi la pratica si "ribella".
Certo, a decidere il procedimento di espulsione saranno i probiviri del partito ma è evidente che il rischio esiste perché, a pochi mesi dalle elezioni regionali, è impensabile che i democratici non cerchino di dare un segnale univoco di fermezza sia per la chiarezza che viene richiesta dagli elettori, che per evitare di dare armi al Pdl.
Osvaldo Napoli, vice-capogruppo alla Camera, è implacabile: "I No Tav fanno prigionieri gli esponenti del Pd. Gli organi del partito non hanno influenza nella zona franca della Val di Susa dove gli estremisti di sinistra dettano regole e indirizzi".
Un gruppo di parlamentari - Esposito, Merlo, Vernetti, Marcenaro e altri - decide di scrivere una lettera aperta ai tre candidati alla segreteria nazionale invitandoli a pronunciarsi in tempi brevi in maniera chiara ed inequivocabile perché la scelta degli amministratori valsusini "che li colloca inevitabilmente fuori dal partito", sia sconfessata nel modo più autorevole. Poi la richiesta ai tre leader di venire a Torino per partecipare ad un'iniziativa pro Tav.
Anche l'ex ministro Cesare Damiano chiede "l'immediata convocazione della direzione piemontese per confermare la scelta strategica della Tav e la volontà di un partito autorevole di non andare al traino dei movimenti".
Non tutto il Pd, però, condivide questa chiamata alle armi. Il consigliere regionale Nino Boeti, chiede di rispettare "l'autonomia territoriale fatta da un partito che in questi anni ha guidato il cambiamento della posizione di molte amministrazioni sulla Tav e che spesso è stato lasciato solo". E aggiunge: "Del resto non capisco perché mentre la Lega Nord non caccia i suoi dirigenti valsusini contrari alla Tav il Pd debba farlo".
Contro la "linea dura" anche Roberto Della Seta, senatore Pd eletto in Piemonte e capogruppo in commissione Ambiente: "L'idea di espellere dal Pd i sindaci della Valle di Susa per le loro scelte di alleanze in vista del rinnovo degli organismi della Comunità Montana, è risibile e insensata: con loro si dialoghi e magari si litighi, se necessario si ribadisca la posizione del Pd piemontese sulla Tav, ma sarebbe desolante che un partito dove ogni giorni tutti invocano più radicamento nel territorio, cacciasse suoi amministratori eletti solo perché su un tema pur importante la pensano diversamente dal 'centro'".
"In questi anni - aggiunge Della Seta - anche grazie a molti nostri sindaci della valle, il confronto sulla Tav ha abbandonato i toni ideologici del passato. Decisioni traumatiche da parte dei vertici piemontesi del Pd servirebbero solo a riportare le cose allo scontro tra opposti oltranzismi. In Valle di Susa i nostri avversari non sono Plano e gli altri sindaci, ma è quella destra che prima ha mandato l'esercito contro chi manifestava e oggi nega le risorse necessarie a realizzare le opere su cui si è tutti d'accordo, a cominciare dal nodo di Torino".
Le divergenze in Valsusa non sono facilmente sanabili e, per la prima volta, vengono messe nero su bianco su un documento politico. Claudio Ferrentino e Jacopo Suppo, coordinatori dei circoli di Sant'Antonino e Condove, sottolineano come "questo accordo cancella il lavoro di mediazione svolto negli anni e mette in dubbio la credibilità del Pd valsusino". E si chiedono se per "battere la destra siamo veramente disposti anche ad allearci con coloro i quali fino a ieri ci consideravano "membri della casta", "venduti" o persone inaffidabili per il solo fatto di militare nel Pd?". Dunque non si "possono barattare anni di lavoro per le opportunità politiche del momento".
Chiari gli effetti anche sulle prossime alleanze in vista delle elezioni regionali. Morgando e Romeo mettono in chiaro che "la realizzazione della Tav sarà uno dei punti programmatici intorno ai quali il Pd costruirà la coalizione a sostegno di Mercedes Bresso in vista delle regionali del 2010".
Mercedes Bresso non commenta la prospettiva di espulsione dal Pd di coloro che hanno firmato l'accordo con i No Tav: "non sono il segretario del partito - ha detto - io mi preoccupo per i danni che possono derivarne per la Valle di Susa, la sua popolazione e il suo territorio. Quanto è accaduto è un fatto gravissimo. Proprio ora - ha aggiunto - l'Osservatorio dovrebbe partire con la fase di progettazione che dovrà essere completata entro la Primavera e trasportare in quella sede un dibattito politico rischia di rendere tutto impossibile".
Parole che riaprono un solco profondo con la sinistra extraparlamentare visto che il segretario piemontese del Prc, Armando Petrini ha definito l'intesa tra i sindaci "un messaggio di speranza" perché qualcosa si è "rotto nell'atteggiamento integralista del Pd".
Minori, il Ritalin può far male, ma resta in commercio
http://www.youtube.com/user/chichirivici
Red, 28 settembre 2009,
Salute L'Agenzia Europea del Farmaco (EMEA) termina la revisione sul Ritalin: "Aritmie, possibili arresti cardiaci, ischemie cerebrali, psicosi e forme maniacali, alterazioni del pensiero e paranoie, tossicità per la crescita". Dopo aver trovato conferma a tutti i rischi potenziali di questo psicofarmaco sui bimbi, l'EMEA conclude che comunque va mantenuto in commercio. L'Agenzia del Farmaco non dipende dalla Direzione Sanità dell'U.E., ma dalla Direzione Industria: questo report ne è una prova lampante, invece di difendere gli interessi dei bimbi difendono gli interessi dei produttori
Quelle pillole bianche "calmano" i bambini iperattivi, ma non fanno bene, visto che possono causare aritmie cardiache e ischemie, e che c'è persino "qualche segnalazione di morte improvvisa", ma possono comunque essere venduti. E' la strana sentenza dell'Agenzia europea per il farmaco sui medicinali contenenti metilfenidato, il principio attivo del Ritalin, il contestato psicofarmaco a base di metanfetamina che anche in Italia viene somministrato a bimbi troppo agitati e distratti. A dare notizia del verdetto è 'Giù le mani dai bambini', il più rappresentativo comitato di farmacovigilanza pediatrica in Italia, che riunisce università, Asl, Ordini dei medici e associazioni.Era stata la Commissione europea che aveva chiesto l'avvio di una procedura di deferimento al Comitato per i medicinali ad uso umano dell'Emea, il Chmp, per tutti i medicinali contenenti appunto metilfenidato, il principio attivo del Ritalin. La Commissione aveva ritenuto infatti che andassero valutati alcuni dubbi sulla sicurezza, comprendenti disordini cardiovascolari e cerebrovascolari, potenzialmente associati al trattamento con questi psicofarmaci. Nel suo report finale, l'Agenzia europea per il farmaco ha presentato le sue conclusioni, rese note da Giù le mani dai bambini in una nota. Vi si legge: "L'analisi dei dati (...) mostra effetti del metilfenidato (...) costituiti perlopiù da aritmie cardiache (compresa tachicardia), ipertensione, arresto cardiaco, ischemia, con qualche segnalazione di morte improvvisa (...). E' parere del Chmp-Emea che dal riesame dei dati emergano prove sufficienti per sospettare l'esistenza di una relazione di causa-effetto tra uso di metilfenidato e tali reazioni, e sono emerse prove precliniche di un effetto diretto del metilfenidato sulla struttura dei tessuti cardiaci. Le revisioni condotte sulla letteratura scientifica pubblicata e sui dati epidemiologici sono pervenute alla stessa conclusione (...) ed è stato riconosciuto che esiste un rischio potenziale (...).
E' emerso che le segnalazioni di eventi cerebrovascolari riguardavano principalmente: accidente cerebrovascolare, ictus, infarto cerebrale e ischemia cerebrale (...), occlusione arteriosa cerebrale ed occlusione dell'emisfero cerebrale destro.
I dati presentati suggerivano che gli eventi si fossero verificati entro le dosi raccomandate (normale dosaggio terapeutico, ndr)".
"Gli eventi avversi a livello psichiatrico correlati al metilfenidato e segnalati negli studi clinici- prosegue il report finale dell'Agenzia europea per il farmaco sul principio attivo del Ritalin- comprendevano aggressività, comportamento violento, psicosi, forme maniacali, irritabilità e suicidarietà, quelli emersi più frequentemente nelle segnalazioni spontanee erano comportamento anormale, alterazione del pensiero, rabbia, ostilità, aggressività, agitazione, tic, irritabilità, ansia, pianto, depressione, sonnolenza, Adhd aggravata, iperattività psicomotoria, disordine emotivo, nervosismo, disordine psicotico, variazioni dell'umore, pensieri morbosi, disturbo ossessivo-compulsivo, cambiamento/disturbo della personalità, irrequietezza, stato confusionale, allucinazioni, letargia, paranoia e suicidarietà. Il riesame dei dati pre-clinici indica che il metilfenidato causa mutazioni comportamentali (...) consistenti principalmente in iperattività e comportamento stereotipato. Negli studi pre-clinici sono emerse alcune prove di un effetto del metilfenidato su alcuni parametri della crescita, sulla maturazione sessuale e sugli ormoni collegati (...) nonché potenziale tossicità per lo sviluppo (...)".
Infine, conclude l'Emea, in base ai dati presentati "sono stati individuati i rischi significativi derivanti da un uso off-label, da un uso improprio o dalla diversione del medicinale".
Pur considerando assieme tutti questi elementi, il Chmp/Emea ha comunque concluso che "il rapporto rischi/benefici dei prodotti contenenti metilfenidato per il trattamento dei bambini dai 6 anni di età in su è favorevole", e ha raccomandato "il mantenimento dell'autorizzazione all'immissione in commercio, modificando però il riassunto delle caratteristiche del prodotto e del foglio illustrativo conformemente a quanto emerso dalla rivalutazione".
Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le mani dai bambini, non accoglie certo con favore la decisione dell'Emea: "Delle due l'una: o non riconosceva i rischi del metilfenidato, o se li riconosceva - e li ha riconosciuti chiaramente - avrebbe dovuto bloccarne la commercializzazione o comunque assumere determinazioni ben più drastiche che non delle semplici modifiche al foglio illustrativo. Questa vicenda ci chiarisce una volta di più, se mai fosse necessario, chi mira a tutelare l'Agenzia europea del farmaco, che dipende stranamente dalla Direzione Industria e non dalla Direzione Sanità e che è continuamente bersaglio delle potenti lobby farmaceutiche: in questo caso tutela le aziende ed i loro interessi finanziari, non certamente i piccoli pazienti".
Il Ritalin, sottolinea Giù le mani dai bambini nella sua nota, prodotto dalla multinazionale Novartis, in questi anni è stato un vero e proprio 'blockbuster': un basso costo per confezione ha permesso la sua diffusione massiccia nel mondo, con oltre 20 milioni di prescrizioni all'anno per sedare comportamenti 'difficili' di bambini ed adolescenti e per migliorarne le performance scolastiche.
Paolo Franceschetti - Massoneria e società
Paolo Franceschetti - Massoneria e società
Conferenza del 13.9.09 presso Harmonia Mundi Roma
a cura del DAVID ICKE MEETUP di MILANO e ROMA
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