mercoledì 30 settembre 2009
Spagna, aerei da caccia intercettano un UFO che si inabissa nel mare
Spagna, aerei da caccia intercettano un UFO che si inabissa nel mare
29 Settembre 2009
L'immagine più impressionante del video, non è solo, ovviamente, il presunto UFO che si schianta contro il mare, ma anche l'emergere di 'combattimenti' e i pescatori che rimangono scioccati e stupiti davanti ad una scena come quella che si potrebbe vedere in un film di fantascienza.
Alcuni aerei militari inseguono il corpo estraneo, che con uno "splash down" si immerge nel mare. Un tuffo spettacolare, e l'arrivo di un elicottero nero quindi di provenienza sconosciuta. L'elicottero sorvola la barca e ha ordinato ai pescatori di allontanarsi di fretta dal luogo dove si trovano.
"..Lasciare la zona immediatamente, si prega di contattare il Porto..riceverete tutte le istruzioni ..."
L'elicottero nero ripreso dai pescatori non possiede insegne tranne uno o due triangoli bianchi, quindi senza i numeri di identificazione. Questi sono utilizzati da agenti segreti delle truppe speciali della NRO Delta Force (gruppo d'elite per recupero scafi alieni) del NWO - Nuovo Ordine Mondiale e dagli Uomini in Nero (Man in Black).
La nota che accompagna la registrazione, mostra la paura del mittente in una tale situazione: "invio questo video dopo averci pensato molto, ma dopo lo spavento, penso che sia mio dovere riferire quanto è successo e non credo che ci siano altre spiegazione'. Le immagini parlano da sole.
STIAMO ASSISTENDO AD UNA VERA INVASIONE EXTRATERRESTRE
In effetti qualcosa sta succedendo e anche di grosso. Tra terremoti, maremoti tornado e uragani, gli avvistamenti UFO si susseguono ogni giorno e sempre di più sono le testimonianze di gente comune ma anche di militari e piloti civili. Aumentano gli incontri ravvicinati tra gli ET e gli Umani. Molto probabilmente le profezie del Terzo Segreto di Fatima, le Profezie Hopi e Maya avevano ragione. Stiamo assistendo al Ritorno dei Maestri delle Stelle, dei Figli dell'Universo.
..altri Miei figli venuti dal Cosmo, edificheranno, costruiranno il nuovo mondo, nel quale il male e il peccato mai più esisteranno, perché in perfetta armonia con il Regno dei Cieli. Verranno altri Miei figli dall'Universo, per educare in armonia vibrazionale le vostre menti oggi allucinate.."
Il video che vi mostro di seguito e quello del peschereccio che si e trovato di fronte ad un vero scenario da guerra tra aerei NATO spagnoli e UFO. Non credo sia un falso anche perché lo stesso giorno in cui si sono verificati i fatti, ci sono stati una decina di avvistamenti UFO nella costa della Galizia, corroborati da filmati sensazionali. In ultimo l'avvistamento di un elicottero nero molto simile a quello del video, ripreso mentre trasporta un oggetto sferico misterioso. Il video sarà presto disponibile su Segnidalcielo.
NON SIAMO SOLI
Massimo Fratini
fonte: noticias.terra.es
© segnidalcielo.it
Questa ragazzi è veramente incredibile , ormai ci siamo...
L’UE conduce una campagna di intimidazione (e di corruzione?) in Irlanda
27 settembre 2009 (MoviSol) – In una conferenza stampa a Strasburgo il 16 settembre, il parlamentare irlandese Joe Higgins ha accusato la Commissione Europea di diffondere deliberatamente la paura nel tentativo di imporre un “sì” al referendum del 2 ottobre in Irlanda sul Trattato di Lisbona.
La Commissione, afferma Higgins, ha inviato i propri funzionari in tutte le scuole irlandesi per tessere le lodi il Trattato, il che “è un mezzo cinico per mandare un messaggio ai genitori che dovrebbero votare sì al trattato di Lisbona”. Il governo irlandese e le organizzazioni favorevoli al trattato stanno sfruttando l’ansia della popolazione per la crisi economica attuale affermando che un “no” peggiorerebbe la catastrofe, benché siano proprio le politiche neo-liberiste della Commissione Europea ad aver provocato la crisi. Accusando il Presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso di “interferire” in modo grossolano nel dibattito in Irlanda, Joe Higgins ha spiegato che “la Sinistra in Irlanda è a favore di un ampio dibattito democratico sul Trattato di Lisbona” ma che “è un grossolano abuso dei soldi dei contribuenti e delle procedure democratiche se la Commissione interviene in modo di parte” come ha fatto in Irlanda. Con la rielezione di Barroso ad un secondo mandato di cinque anni come presidente della Commissione, i fautori del “no” al referendum “raddoppieranno” i loro sforzi, ha aggiunto. “L’Europa ne ha abbastanza del programma neo-liberista di Mr. Barroso”. Rispondendo ad una domanda dell’EIR sulla recente sentenza della Corte costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona e i vari appelli a tenere referendum anche in Germania ed altri paesi, Higgins ha detto di essere ben consapevole di questa battaglia, che rende ancora più importante per il resto dell’Europa la campagna per il No in Irlanda.
Il Partito Socialista, insieme ad altre 13 organizzazioni, fa parte del comitato per il No a Lisbona. Disgraziatamente la Conferenza Episcopale irlandese si è schierata per il Trattato, sostenendo che esso non altera la posizione legale sull’aborto in Irlanda. I fautori del sì godono di dieci volte i finanziamenti di quelli del no, stando a Higgins, grazie alla perversa campagna stampa del governo ed al sostegno di grosse imprese e delle banche, che possono elargire prebende solo perché il governo ha assicurato loro un pacchetto di salvataggio di 54 miliardi di Euro (una somma equivalente ad un terzo del PIL irlandese). Tra queste banche vi sono la Bank of Ireland, la Allied Irish Bank, la EBS building society, la Irish Nationwide, la Irish Life e la Anglo-Irish Bank ora nazionalizzata su ordini diretti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea.
http://www.movisol.org/09news180.htm
“Non sarà la Chiesa a farla finita con Berlusconi”. El País intervista Andrea Camilleri
di Miguel Mora, El País, 18 settembre 2009, traduzione di italiadall'estero
Con le sue inseparabili sigarette e con Annalisa, la sua giovane assistente che gli prepara caffè zuccheratissimo, Andrea Camilleri mantiene a 84 anni una brillantezza mentale ed una memoria invidiabili. Ed ecco lì la rabbia, la sua vecchia rabbia comunista, quella che Camilleri considera l’antidoto morale per il suo paese, quest’Italia che nonostante tutto vota e ammira Silvio Berlusconi e che, afferma, “ama il buffone delirante perché riflette il peggio di ciascuno di noi e suscita l’invidia che ogni italiano prova nei confronti delle motociclette che non rispettano nessuna regola del codice della strada”.
In questa intervista, realizzata ieri nella sua abitazione, il maestro del romanzo noir dipinge l’oscurità del panorama politico italiano.
Domanda. Tutta l’Europa parla di Berlusconi, gli italiani tacciono.
Risposta. Questo silenzio è inquietante. E’ da tempo che viviamo una sorta di fase della supplenza. La magistratura ha sostituito la politica e lo stesso accade per l’opposizione: in quanto inesistente, è stata sostituita da due quotidiani (La Repubblica e L’Unità) e da un canale televisivo (RAI3). Tutti gli altri tacciono. E così parla la stampa estera che ha sostituito la nostra in questa fase d’emergenza della nostra democrazia.
D. E’ davvero emergenza?
R. Certamente. Prima l’Italia era considerata un’anomalia, adesso non ci sono pesi e contrappesi, corpi e anticorpi, la malattia Berlusconi si è diffusa e non trova resistenza. Siamo mentalmente, politicamente ed economicamente malati, soprattutto nel nostro costume: predomina l’immoralità.
D. C’è chi dice che si è compiuto il piano della loggia P2…
R. Non si è realizzato del tutto ma in gran parte si. Le idee dei suoi fondatori sopravvivono nell’uomo che ha conquistato il potere. E’ una clonazione ma il DNA è lo stesso. L’organizzazione è stata smantellata, le idee sopravvivono.
D. Crede che il Partito Democratico sia una reale alternativa?
R. Non ho mai voluto aderire, è un mostro a due teste. E’ bene che ci siano più voci all’interno di un partito ma solo quando gli obiettivi sono comuni. Qui ci sono ex comunisti del PCI con l’Opus Dei. Una difficile convivenza. L’incontro di questi giorni tra Rutelli (PD) e Fini (PDL) conferma, a mio parere, la fine del PD. Gli ex democristiani vogliono darsela a gambe. E dall’altra parte Fini vuole abbandonare Berlusconi. Ormai quel che è fatto è fatto.
D. Così l’unica speranza è….in esilio con Obama??
R. La vera tragedia è che è possibile che, appena arrivati, l’abbiano già tolto di mezzo. Ha il grande svantaggio di essere nero: potrebbero assassinarlo in un niente. E non scherzo.
D. Perché si dice che in Italia non c’è libertà di stampa? Secondo Berlusconi, la Rai è l’unica televisione pubblica che critica il Governo.
R. Berlusconi sostiene di non essere un dittatore perché i dittatori censurano e chiudono i giornali. Lui non li chiude perché non può. Però censura. Alcuni anni fa cacciò vari giornalisti RAI, qualche tempo fa affermò che Paolo Mieli (Corriere della Sera) e Giulio Anselmi (La Stampa) avrebbero dovuto cambiare mestiere e nell’arco di una settimana è quello che fecero. E’ poi c’è la peggior censura, l’autocensura, la paura dei giornalisti di farsi del male con le loro stesse mani. C’è così tanta paura che quasi si preferisce leggere Vittorio Feltri (direttore de Il Giornale), perlomeno è chiaro, sai perfettamente chi hai di fronte. Gli altri non li si capisce per niente.
D. Come è iniziato il berlusconismo?
R. Quando nessuno se lo aspettava, dal processo Mani Pulite saltò fuori un politico che incarnava perfettamente la corruzione che si voleva combattere. In questa circostanza si notò la capacità geniale di Berlusconi di mostrarsi per quello che in realtà non è. Adesso si mostra per quello che realmente è: insulta i giornalisti, gli avversari, li chiama farabutti, coglioni…Dove si è mai visto un primo ministro che insulta?
D. Li chiama soprattutto comunisti.
R. Non riuscirà mai a far si che io prenda questa parola come insulto. Questo rivela solo una cosa: è innamorato del fascismo, ma lui è peggio dei fascisti perché alcuni fascisti si sono evoluti. Per questo ha affermato che Mussolini mandava i giornalisti critici nei suoi confronti in vacanza. Non sa che Amendola fu picchiato a morte, che i fratelli Rosselli furono assassinati in esilio, che Gramsci morì dopo anni di carcere? Non sa che i comunisti italiani firmarono i Patti Lateranensi con De Gasperi, che insieme alla Resistenza hanno portato la democrazia, che fermarono le vendette contro i fascisti?
D. Se agita il fantasma del comunismo, sarà perché gli torna utile.
R. Certo che lo è. E gli italiani se la bevono perché non hanno memoria. Gli italiani si ricordano del loro paese perché aveva una squadra che giocava partite contro il paese vicino. Se domandi ad un italiano cosa accadde nel 1928, ti darà la formazione dell’Inter di quell’anno ma non ti dirà certo che quell’anno si impose il fascismo perché questo non lo sa.
D. Crede che il fatto che non ci sia stata una guerra civile abbia dato vita ad un conflitto fermo al suo stato embrionale, irrisolto?
R. Il Movimento Sociale Italiano nacque sei mesi dopo la fine della II Guerra Mondiale. Diciotto mesi più tardi avevano già deputati in Parlamento. Nel ‘45, quando arrivai a Roma, c’erano scritte che dicevano “Ridateci il testone”. Volevano di nuovo Mussolini! Ricordo un articolo favoloso di Herbert Matthews, giornalista del New York Times. Diceva “Non avete ucciso realmente il fascismo, è una malattia di cui soffrirete per decenni e riapparirà in forme che non riconoscerete”. Ed eccoci qui, a domandarci se Berlusconi è o non è fascista.
D. Anche Pasolini profetizzò qualcosa di simile.
R. Pasolini era discutibile nel giudicare se stesso; ma la sua percezione sugli altri era assolutamente acuta. Lui e Sciascia sono le due grandi coscienze civili che ci mancano. Ho tremendamente bisogno di loro.
D. Niente dura per sempre…
R. Lo scarso audience di Porta a Porta dell’altra sera è stato una gioia. Dà qualche speranza. Un imbecille ha scritto su Il Giornale che il mio sogno è quello di vedere Berlusconi impiccato come Mussolini. E’ il contrario, ciò che più temo è che possa morire o che i giudici lo facciano fuori. Quello che voglio invece è che duri, che gli italiani bevano da questo calice fino a vomitare. Così si renderanno conto di ciò che è e poi finirà. Altrimenti, diverrà martire. Spero soprattutto che risusciti la moralità perché adesso ciò che vige è la morale del vespino. Il vespino va controsenso e nessuno dice niente; passa col rosso e nessuno dice niente, sale sul marciapiede e nessuno dice niente. Gli italiani guardano il vespino e pensano: Madonna! Che bello sarebbe essere questo vespino e non rispettare nessuna regola!” E non mi riferisco alle escorts né alle veline, mi riferisco solo alla vita quotidiana.
D. Perché gli italiani amano così tanto Berlusconi?
R. Perché si guardano allo specchio e sono uguali. Impéra una maleducazione insopportabile. L’altro giorno il conducente di un auto ha gridato a mia moglie: “Cretina! E io le ho detto “Segui quella macchina, seguila”. Perché?, mi ha chiesto, mi ha insultato! Sì, ma ti ha chiamato cretina e non puttana, voglio conoscerlo, è un tizio vecchio stampo, seguilo!
D. In questo senso Veronica Lario è un esempio di civismo femminista, anche se è stata catalogata come “velina ingrata” da Feltri.
R. Non è mai stata una velina, era un’attrice di teatro e anche abbastanza dotata. E’ una donna offesa che non ne può più, che non può parlare con suo marito e decide di farlo attraverso i media. Mia moglie, se facessi una cosa simile, mi butterebbe giù dalla finestra. Ciò che risulta davvero offensivo è l’esibizionismo di Papi, così poco serio. Sei un nonno di 72 anni! Se vuoi farlo, fallo con discrezione, cosciente di ciò che sei. E poi, che figuraccia! Se dici di frequentare minorenni è già un orrore, ma le escorts…
D. Dice di non aver mai pagato...
R. Fa pagare gli amici, è ancora peggio. Caligola, Nerone, avevano una loro grandezza. Alla fine bruciarono Roma. Questo è talmente meschino che fa paura. Non accenderebbe nemmeno un fiammifero.
D. Crede che l’Italia possa resistere così ancora quattro anni?
R. Non credo, siamo sul punto di un’implosione. Fini, forse per puro gioco di parole, ha un fine, allontanarsi da lui. Dice cose giuste, laiche, moderne. Una destra finalmente rispettabile. Dall’altro lato della barricata gli auguro sinceramente che ci riesca.
D. Non crede che la Chiesa preferisca Berlusconi?
R. Certamente: “pecunia non olet”, il denaro non puzza. Puoi attaccare la verginità di Maria, negare il santo sepolcro, loro ti mettono all’ Indice e tu vendi più libri. Però se dici loro che tagli i fondi alle scuole si arrabbiano. Il dogma assoluto della Chiesa è il denaro, l’esenzione fiscale. Conosco a Roma un cinema porno intestato al Vaticano….Basta non toccare il denaro del Santo Padre. Il Vaticano detta legge in Italia e non l’hai mai fatto tanto come in questo momento. Ma il Papa dissimula come Zapatero: assistono in diretta al delirio di Berlusconi e dicono: “Non posso parlare perché sono straniero”. E se poi qualche vescovo dice qualcosa, fa come Berlusconi con Feltri: “Mi dissocio, mi dissocio”. No, non sarà la Chiesa a farla finita con Berlusconi. Spero siano i cittadini a farlo.
(26 settembre 2009)
AL SUD COME AL NORD
DI ERIC TOUSSAINT
Réseau Voltaire
Gli eccessi di qualche banchiere senza scrupoli sono responsabili della crisi finanziaria mondiale, come pretende il presidente Obama, oppure l'albero nasconde la foresta? I dati raccolti dall'economista Eric Toussaint mostrano al contrario che la crisi è l'esito di un lungo processo di trasformazione delle regole economiche a partire dagli anni '80. Il capitale è sempre meglio remunerato, il lavoro sempre meno. Dopo aver devastato i paesi del Sud, è la volta che questa logica distrugge i paesi del Nord. La crisi è dunque sistemica. Che lo si voglia o no, essa segna un parossismo nella lotta di classe. A meno di cambiare le regole della ridistribuzione della ricchezza, diventano inevitabili grandi scontri sociali.
Dopo essersi sviluppata nel terzo mondo, la povertà colpisce ormai anche l'Europa.
Dopo la Seconda Guerra mondiale, gli anni 1950-60 sono caratterizzati, al Nord, da un periodo di forte crescita economica (i "Gloriosi trenta") che permettono ai lavoratori di ottenere con le loro lotte importanti conquiste sociali: aumento netto del potere d'acquisto, consolidamento del sistema di previdenza sociale, miglioramento dei servizi pubblici particolarmente nel campo dell'educazione e della salute.... Lo Stato procede anche ad un buon numero di nazionalizzazioni rafforzando il suo potere di intervento economico. La popolazione beneficia maggiormente della ricchezza creata su scala nazionale ed aumenta la parte relativa ai salari nel reddito nazionale.
Nello stesso tempo, al Sud, mentre i paesi latino-americani sono in una fase di rapida industrializzazione, viene proclamata - almeno formalmente - l'indipendenza della maggior parte dei paesi asiatici ed africani. Alcuni di loro abbozzano una vera autonomia politica ed economica: alcuni, come l'India, l'Indonesia, l'Egitto rispettando il sistema capitalista; altri, come la Cina, Cuba e il Vietnam, optano per la rottura con esso. Ma la maggioranza dei paesi di nuova indipendenza sono nei fatti ancora ampiamente sottomessi all'autorità di qualche grande potenza, spesso l'antica potenza coloniale.
Il debito è uno dei più potenti vettori di tale sottomissione: nel momento in cui l'amministrazione e l'esercito dei paesi colonizzatori devono lasciare fisicamente i paesi divenuti indipendenti, i governi di questi ultimi sono fortemente invitati ad indebitarsi massicciamente, con i creditori che ignorano - ossia incoraggiano - il dirottamento di denaro nelle tasche dei dirigenti locali. I paesi del Sud, sempre più indebitati, devono produrre sempre di più per esportare e recuperare i fondi destinati al rimborso del debito. Così facendo, si fanno concorrenza tra loro mettendo sul mercato beni primari (cotone, caffé, cacao, banane, zucchero, arachidi, minerali) di cui necessita l'economia dei paesi del Nord. Questa sovraproduzione si rivelerà drammatica per l'evoluzione delle quotazioni, tanto che i paesi del Nord conoscono a partire dal 1973 la prima grande recessione dopo la Seconda Guerra mondiale.
Gli anni 1980 hanno segnato un rovesciamento nei rapporti di forza, tanto tra paesi più industrializzati e paesi periferici, quanto tra capitalisti e salariati. E' il risultato della combinazione di diversi fattori:
1. la mossa di Paul Volcker, attuale consigliere economico di Barack Obama, che ha brutalmente aumentato i tassi d'interesse a partire dalla fine del 1979 quando era direttore della Federal Reserve degli Stati Uniti;
2. Il contro-choc petrolifero del 1981 che mise fine ad una politica di prezzi elevati delle materie prime favorevole ai paesi della periferia esportatori (tutti i prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli conobbero una durevole tendenza al ribasso dal 1981 fino all'inizio degli anni 2000);
3. l'offensiva generalizzata dei governi di Margaret Thatcher e Ronald Reagan contro i salariati, il tutto in un contesto di crisi economica generalizzata nel 1980-82. I rapporti di forza si sono nettamente deteriorati per i paesi della periferia così come per i salariati.
Obbligato a rimborsare sempre di più nonostante introiti calanti, il Messico, seguito più tardi da altri paesi dell'America latina, deve fermare temporaneamente il pagamento del debito nell'agosto del 1982 [1]: è la cosiddetta "crisi del debito", che nel corso degli anni toccherà tutti i paesi del Sud. Il nodo scorsoio si stringe attorno al collo dei popoli del terzo mondo. In seguito, lo stock del debito pubblico esterno dei paesi in via di sviluppo si accresce rapidamente.
Avvengono massicci trasferimenti dai paesi della periferia verso i paesi più industrializzati, soprattutto attraverso il rimborso del debito. Da positivo, il trasferimento netto del debito diviene negativo alla metà degli anni '80: i poteri pubblici dei Paesi in via di sviluppo (PED) ogni anno dovettero rimborsare molto di più di quanto avevano ricevuto sotto forma di nuovi prestiti da parte dei creditori, senza riuscire pertanto a sdebitarsi. Al contrario, la massa del debito non fece che accrescersi.
E' ciò che mostrano i due grafici qui di seguito per l'insieme dei paesi in via di sviluppo.
Evoluzione dei trasferimenti netti sul debito pubblico esterno dei Paesi in via di sviluppo.
Fonte: Banca Mondiale, Global Development Finance, 2008. Grafico realizzato con l'aiuto di Sébastien Dibling e Damien Millet. Il debito pubblico esterno include il debito pubblico esterno a lungo termine e i crediti del FMI. Il trasferimento netto sul debito è la differenza tra i prestiti accordati e le somme rimborsate durante un dato anno. Se è positivo significa che la somma presa in prestito dalle autorità del paese è stata superiore alla somma totale dei rimborsi. Se è negativo significa che la somma rimborsata è stata superiore alla somma totale ricevuta sotto forma di prestiti Il grafico mostra che tra il 1985 e il 2007, con l'eccezione del 1993 e del 1998, il trasferimento fu negativo: alla fine dei conti, i governi dei paesi in via di sviluppo hanno rimborsato molto di più di quanto abbiano ricevuto senza per questo riuscire a sdebitarsi, al contrario (si veda il seguito).
Evoluzione dello stock totale del debito pubblico esterno dei Paesi in via di sviluppo (1970 - 2008)
Fonte: Banca Mondiale, Global Development Finance, 2008. Grafico realizzato con l'aiuto di Sébastien Dibling e Damien Millet.
I Paesi in via di sviluppo hanno trasferito ai propri creditori l'equivalente di 7,5 volte il piano Marshall (in miliardi di dollari).
Piano Marshall per l'Europa dopo la Seconda Guerra mondiale: 100 miliardi di dollari.
Trasferimento netto sul debito pubblico esterno nel periodo 1985-2007: -759 miliardi di dollari.
L'aumento del volume del debito pubblico e delle somme da rimborsare ha anche colpito durevolmente i paesi più industrializzati il che ha portato, nel Nord, ad un massiccio trasferimento dei redditi dei salariati a favore dei capitalisti. Infatti, i governi rimborsano i debiti che hanno contratto con banche private o altri investitori istituzionali (assicurazioni, fondi pensione privati, "mutual funds") prelevando una parte sempre maggiore dalle imposte che sono pagate principalmente dai lavoratori salariati. Dagli anni '80 ad oggi i governi neo o social-liberisti nell'insieme delle ricette fiscali destinate al pagamento del debito hanno costantemente ridotto le tasse pagate dai capitalisti, aumentando la parte di tasse pagate dai lavoratori.
Nei paesi più industrializzati (ma ciò è ugualmente vero nei paesi del Sud) il padronato ha moltiplicato le aggressioni contro i lavoratori, sostanzialmente allo scopo di far tornare a crescere i propri benefici e, sostenuto dai governi, ha raggiunto il suo obiettivo. E' quello che viene ben mostrato dal grafico seguente. Il tasso di profitto, che aveva visto una tendenza al ribasso nel corso degli anni '60 e '70, ricomincia ad aumentare in maniera continuativa a partire dal 1981-82.
Evoluzione del tasso di profitto negli Stati Uniti e in Europa tra 1960 e 2007.
Il tasso di profitto in Europa è formato dal tasso di profitto medio in Germania, Francia e Gran Bretagna.
Il tasso di profitto è calcolato dal quoziente tra l'eccedenza netta della gestione nazionale e lo stock del capitale netto del paese.
Fonte: elaborazione di Nacho Alvarez e Bibiana Medialde a partire da AMECO Commissione europea. (http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_en.htm )
Da parte sua la quota dei salari nel prodotto interno lordo ha conosciuto una caduta anch'essa accentuatasi a partire dal 1981-82 (la tendenza al ribasso che era iniziata in Europa con la grande recessione del 1974-75 si è approfondita a partire dal 1981). Al contrario, la quota delle rendite intascate dai capitalisti è aumentata.
Evoluzione della parte dei salari in percentuale del PIL negli Stati Uniti e nell'Unione Europea a 15, dal 1960 al 2008.
Fonte: Elaborazione di Michel Husson a partire da AMECO, Commissione europea. (http://ec.europa.eu/economy_finance/indicators/annual_macro_economic_database/ameco_en.htm)
Se agli Stati Uniti e all'Europa occidentale si aggiunge il Giappone e qualche altro paese industrializzato, si può constatare grosso modo lo stesso tipo di evoluzione. La massa dei salari in rapporto al PIL comincia ad abbassarsi a partire dal 1974-75. Il ribasso si accentua brutalmente a partire dal 1982.
Come indica la curva di Saez (si veda il grafico seguente), la quota del reddito nazionale degli Stati Uniti a favore del 10% dei più ricchi è cresciuta in maniera impressionante. La crescita è particolarmente brutale a partire dall'inizio degli anni '80. Mentre nel 1982 il decile più ricco si accaparrava il 35% del reddito nazionale, la sua quota esplode e raggiunge il 50% venticinque anni più tardi, raggiungendo così la situazione precedente al crack della borsa di Wall Street del 1929.
Evoluzione della quota del reddito nazionale destinata al 10% più ricco negli Stati Uniti tra 1917 e 2006.
Fonte: Saez E. (2008), "Striking it Richer: The Evolution of Too Incomes in the United States" (http://elsa.berkeley.edu/%20saez/saez-UStopincomes-2006prel.pdf )
La grande trasformazione degli anni '80 si è analogamente manifestata nella crescente distanza che separa il tasso di profitto (che aumenta) dal tasso di accumulazione (che diminuisce). Detto in maniera semplice: a partire dal 1980, una parte crescente dei profitti non è investita nella produzione, essa viene consumata dai capitalisti o deviata verso la sfera finanziaria trasformandosi in rendita.
Tasso di profitto e tasso di accumulazione, Stati Uniti + Unione europea + Giappone
Tasso di accumulazione=tasso di crescita del volume netto del capitale
Tasso di profitto=profitto/capitale (base 100 nel 2000)
Fonte e dati del grafico: Michel Husson (http://hussonet.free.fr/toxicap.pdf)
Un'altra evoluzione completa la grande trasformazione: negli Stati Uniti, mentre diminuisce la parte dei salari nel prodotto interno lordo, il consumo privato aumenta fortemente a partire dal 1981-82. Ciò significa due cose:
1. I lavoratori finanziano sempre di più i propri consumi indebitandosi. E' il 20% delle famiglie più povere ad aumentare maggiormente il proprio indebitamento (del 90% tra il 2000 e il 2007): è l'anello debole del sistema, il pubblico naturale dei subprimes;
2. I capitalisti consumano sempre di più utilizzando una parte crescente dei loro profitti in spese voluttuarie. Ma si indebitano anch'essi. Infatti, in volume di credito, il 20% più ricco ha contribuito da solo alla metà nell'aumento del debito delle famiglie registrato tra il 2000 e il 2007. I ricchi si sono indebitati per speculare in Borsa o in altri settori come l'immobiliare fintanto che i prezzi sono stati in aumento.
Quota relativa ai salari e al consumo privato nel PIL degli Stati Uniti
Fonte e dati: Michel Husson (http://hussonet.free.fr/toxicap.pdf )
Quota relativa ai salari e al consumo privato nel PIL dell'Unione europea
Fonte e dati: Michel Husson (http://hussonet.free.fr/toxicap.pdf).
Come mostrano i due grafici qui sopra, negli Stati Uniti il consumo è fortemente cresciuto mentre il volume dei salari è diminuito. Nell'Unione europea, la parte dei salari è diminuita in maniera ancora maggiore mentre i consumi si sono mantenuti. La differenza tra Stati Uniti ed Europa per quanto riguarda l'evoluzione dei consumi consiste nel fatto che, con l'eccezione di Gran Bretagna, Spagna e Irlanda, l'indebitamento delle famiglie è rimasto nettamente inferiore a quello degli Stati Uniti (anche se comunque in crescita). Dunque, ha finanziato il consumo in proporzione minore.
Il grafico seguente mostra che negli Stati Uniti sono state le banche, le assicurazioni, e gli altri investitori istituzionali ad aver conosciuto una forte crescita nei rendimenti mentre il tasso di profitto del settore industriale ha progredito in misura minore.
Tasso di profitto delle società finanziarie e non finanziarie negli Stati Uniti
Il tasso di profitto delle società non finanziarie è dato dal rapporto tra i loro guadagni e lo stock netto del capitale fisso di tali società. Il tasso di profitto delle società finanziarie si calcola in modo analogo.
Fonte: elaborazione di Nacho Alvarez e Bibiana Medialde a partire da US Department of Commerce, BEA, National Economic Accounts.
Riassumendo, la grande trasformazione che è iniziata negli anni '80 a seguito dell'offensiva lanciata dal Capitale contro il Lavoro ha presupposto una crescita economica i cui risultati sono stati divisi in maniera sempre più iniqua. La crescita è stata sostenuta da un'accumulazione di debiti nel quadro di una finanziarizzazione dell'economia sempre più spinta. Presto o tardi questo modello di accumulazione doveva entrare in crisi al momento del cedimento dell'anello più debole della catena del debito (il mercato dei subprimes). E' quanto è successo a partire dalla metà del 2007.
Lungi dall'essere un incidente economico o la conseguenza degli errori di qualcuno [2], si tratta dell'esito naturale della logica che prevale nel sistema capitalistico. In più, come dice Michel Husson: "La finanza non è un parassita su un corpo sano. Essa si nutre del profitto non investito ma, col passare del tempo, acquista un grado di autonomia che rinforza questo meccanismo. I capitali liberi circolano alla ricerca del massimo rendimento (la famosa legge del 15%) e riescono almeno temporaneamente ad ottenerlo in certi settori. Le banche stesse captano parte crescente dei profitti. Questa concorrenza per un rendimento massimale innalza la legge del rendimento e rende un po' più rari i settori d'investimento ritenuti redditizi, liberando così nuovi capitali che partono a loro volta alla ricerca del super-rendimento finanziario. Questo circolo vizioso ancora una volta riposa su una ripartizione delle rendite sfavorevole ai lavoratori e al riconoscimento dei loro bisogni sociali." [3]
Per capire la crisi che scoppia nel 2007, conviene non fermarsi al suo detonatore. I fallimenti finanziari a cascata, se ne rappresentano la parte visibile, non costituiscono la causa principale della crisi.
Karl Marx, 160 anni fa, ha messo in guardia contro un'interpretazione superficiale delle crisi del capitalismo: "Gli anni 1843-1845 furono quelli della prosperità industriale e commerciale, conseguenza necessaria della depressione quasi permanente dell'industria nel periodo dal 1837 al 1842. Come sempre, la prosperità scatenò ben presto la speculazione. Essa sorge regolarmente nel periodo in cui la sovraproduzione è già al massimo. Fornisce alla sovraproduzione degli sbocchi momentanei. Nello stesso tempo, affretta l'irrompere della crisi e ne aumenta la violenza. La crisi stessa scoppia in primo luogo là dove imperversa la speculazione e solo più tardi raggiunge la produzione. L'osservatore superficiale non vede la causa della crisi nella sovraproduzione. La conseguente disorganizzazione della produzione non appare come il necessario risultato della sua precedente esuberanza ma come una semplice reazione alla speculazione che si sgonfia." [4].
La conclusione si impone: la crisi in corso trova le sue radici nel sistema capitalistico in quanto tale e non semplicemente nella sua fase neoliberista.
Allora, come uscirne? Vi sono diverse via d'uscita capitalistiche alla crisi perché questo sistema non crollerà da sé. Quella attualmente perseguita dai governi in corso implica un approfondimento dell'offensiva del capitale contro il lavoro: austerità o diminuzione dei salari, aumento del tasso di sfruttamento dei lavoratori e dei piccoli produttori, utilizzo di un maggiore ventaglio di ricette fiscali per il salvataggio dei capitalisti e per il rimborso di un debito pubblico che è esploso dopo il 2007-2008. Parallelamente a questa offensiva in corso, sono in via d'adozione alcuni meccanismi leggeri di regolamentazione dei mercati finanziari e qualche impresa finanziaria è stata posta sotto controllo pubblico (principalmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna).
Massicce mobilitazioni popolari potrebbero fare inclinare la politica governativa in maniera più o meno simile alla politica del New Deal iniziata da Franklin Roosevelt a partire dal 1933, quattro anni dopo il crack di Wall Street e seguita da diversi governi in Europa occidentale (Gran Bretagna, Francia) [5]. Accadrà lo stesso questa volta? Niente lo garantisce. Tutto dipenderà dalla forza della resistenza delle donne e degli uomini vittime della crisi. E' la lotta di classe, questa realtà che il pensiero unico vuol fare scomparire, che deciderà la via d'uscita.
Da parte loro, i popoli dei Paesi in via di sviluppo sono direttamente alle prese con una ripresa in forze dell'offensiva del capitale contro il lavoro. Infatti, gli anni 2004-2007 avevano significato per numerosi paesi, soprattutto paesi emergenti, un leggero miglioramento delle condizioni di vita dovuto principalmente all'elevato prezzo delle materie prime (compreso il petrolio) che generano importanti rendite per i paesi esportatori. Nel caso della Cina, la causa era da ricercarsi nel continuo aumento delle esportazioni di prodotti lavorati verso i mercati internazionali. I lavoratori cinesi e russi avevano ottenuto aumenti dei salari. I governi di paesi come il Venezuela, l'Equador, la Bolivia, l'Algeria, l'Argentina, il Brasile, l'India avevano aumentato la spesa sociale. Le imprese assumevano e concedevano aumenti di salario.
La crisi alimentare del primo semestre del 2008, seguita dalle ricadute della crisi finanziaria ed economica, ha radicalmente modificato la situazione, anche se non tutti i paesi ne sono colpiti allo stesso modo. Nell'insieme dei paesi colpiti, le lotte popolari saranno determinanti. Perché senza aspettare le vie d'uscita che i capitalisti e i governi al loro servizio vogliono imporre, è necessario anticipare una via d'uscita anti-capitalista a questa crisi e lottare più rapidamente possibile per avere una possibilità di realizzarla.
Eric Toussaint
Presidente del CADTM Belgio (Comitato per l'annullamento del debito del Terzo mondo). Ultimo libro pubblicato: Banque du Sud et nouvelle crise internationale, CADTM/Syllepse, 2008.
NOTE
[1] Eric Toussaint, Banque mondiale, le Coup d'Etat permanent, co-edizione CADTM-Syllepse-Cétim, 2006, capitolo 14, "La crise de la dette mexicaine et la Banque mondiale".
[2] Barack Obama ha dichiarato in occasione del G8 in Italia nel luglio 2009: "Le azioni irresponsabili di qualcuno hanno generato una recessione che ha spazzato il globo" (si veda Le Monde dell'11 luglio 2009). Come se non fosse stato il sistema capitalista e la deregulation finanziaria decisa dal governo USA e dagli altri membri del G7 ad essere responsabile dello sfacelo attuale.
[3] "Le capitalime toxique", Inprecor n° 541-542, settembre-ottobre 2008
[4] "Crise, prospérité et révolutions" Marx-Engels, Rassegna maggio-ottobre 1850 in Marx-Engels, La crise, 10-18, 1978, p. 94.
[5] Eric Toussaint, « Un coup d’œil dans le rétroviseur pour comprendre le présent » (3/6) « L’éclipse libérale des années 1930 aux années 1970 », 9 giugno 2009 e «Révolution keynésienne et contre-révolution néo-libérale », 11 giugno 2009.
Titolo originale: “ Au Sud comme au Nord, de la grande transformation des années 1980 à la crise actuelle ”
Fonte : www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article162008.html
09.09.2009
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS
Scudo fiscale, la 25esima fiducia
Ida Rotano, 29 settembre 2009
La consistenza dei patrimoni degli italiani detenuti all'estero "che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale è di quasi 300 miliardi di euro". Lo rilevano, citando dati Ocse, la Guardia di finanza e l'Agenzia delle entrate in un convegno sui paradisi fiscali. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Tremonti non crede che la criminalità si servirà di questo provvedimento. Intanto il sottosegretario al Tesoro Alberto Giorgetti ha spiegato che la cancellazione dell'obbligo di segnalazione da parte degli intermediari delle operazioni sospette non si estende alle operazioni legate al finanziamento del terrorismo. Dure critiche da sindacati, consumatori e opposizione
Lo scudo fiscale è in procinto di ottenere il via libera dalla Camera, ricorrendo al voto di fiducia, per "scavalcare" le pregiudiziali di costituzionalità che le opposizioni hanno presentato al decreto legge correttivo al pacchetto di misure anti-crisi (pregiudiziali bocciate oggi alla camera) e scavalcare anche il dibattito parlamentare (tanto che il Pdl ha chiesto, votato e approvato la sua interruzione). Sarà la fiducia numero 25 in 17 mesi, l'ultima era stata chiesta a fine luglio sul decreto anti-crisi. 25 volte: palese lo svilimento della politica e del parlamento. Anche questa volta la posta in gioco deve essere sembrata all'esecutivo "troppo alta" per sottoporla al confronto parlamentare: si parla di ingenti somme, frutto dell'evasione e della frode che ora potranno essere ripulite pagando un piccolissimo dazio: il 5 %. Ecco, anni di evasione e di rapporto 'allegro' con lo stato italiano saranno 'lavati' pagando qualche briciola.Ma almeno, questo maxi condono, servirà a qualcosa? E a quanto ammonta il denaro che dovrebbe rientrare nei forzieri nostrani? Qualche cifra ce l'hanno data oggi la Guardia di Finanza e l'agenzia delle Entrate, protagoniste di un convegno dedicato allo spinoso tema dell'evasione e dei paradisi fiscali: il "tesoro" del patrimonio degli italiani, ipoteticamente rimpatriabile dall'estero attraverso lo scudo fiscale ammonta a quasi 300 miliardi, precisamente 278 - e cioè all'equivalente dell'evasione di un anno in Italia. Secondo i dati della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate, "125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussembergo e 2 miliardi nella Repubblica di San Marino".
Gdf e Agenzia delle entrate ricordano che l'Ocse ha stimato in quasi 7mila miliardi di dollari il giro di denaro orbitante nei paradisi fiscali di cui quasi 1.600 provento di attività criminali.
Le cifre sono esorbitanti, tanto esorbitanti che lo stesso ministro Tremonti invita a prenderle con le pinze, invitando a fare "una valutazione estremamente prudente" perché nelle stime che riguardano l'Italia sono compresi "anche capitali frutto di attività criminale". E, il ministro dell'Economia è "certo che quest'ultimi non approfitteranno dello scudo predisposto dal governo".
"Eccessiva", sempre per il ministro Tremonti, anche la stima di alcuni organismi internazionali secondo cui l'ammontare dei capitali illecitamente detenuti all'estero (circa 7mila miliardi di dollari) ammonta al 60% del pil mondiale, in quanto - ha spiegato l'inquilino di via XX Settembre, "non abbiamo evidenze empiriche". E - agigungiamo noi - non le avremo finché non si chiuderanno veramente i paradisi fiscali.
Sull'utilità del maxi condono, è sempre il ministro Tremonti ad assicurare che i proventi dello scudo fiscale andranno a favore di "scuola, università, cinque per mille", e saranno indirizzati a "finalità etiche e di sviluppo sociale.
Intanto il sottosegretario al Tesoro Alberto Giorgetti ha spiegato , intervenendo in parlamento alla Camera, che la cancellazione dell'obbligo di segnalazione da parte degli intermediari delle operazioni sospette non si estende alle operazioni legate al finanziamento del terrorismo e il governo incassa "l'assoluta e sostanziale collaborazione" da parte di Corrado Faisola, presidente dell'Abi.
Tutto bene dunque? Mentre l'Agenzia delle Entrate fa sapere che la circolare applicativa sullo scudo fiscale sarà pronta la prossima settimana, perché - spiega il direttore Attilio Befera - "in questi giorni i nostri tecnici stanno esaminando le osservazioni che ci sono state inviate valutandone il recepimento nella circolare che contiamo di diffondere la prossima settimana", a rovinare la festa ci pensano Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, rappresentanti rispettivamente di Adusbef e Federconsumatori, secondo cui lo scudo fiscale danneggia "i cittadini onesti costretti a pagare anche per loro una pressione fiscale aumentata di almeno un punto negli ultimi 15 mesi". Perché lo scudo "non rappresenta soltanto un assist del Governo per coloro che hanno frodato il fisco portando i proventi delle loro operazioni truffaldine nei paradisi fiscali e negli Stati canaglia", ma è anche un regalo a banche, banchieri e bancarottieri, che potranno goderne i frutti".
A riprova del vantaggio per gli istituti di credito, i rappresentanti consumatori citano proprio la "collaborazione più assoluta e l'impegno sostanziale nella realizzazione dello scudo fiscale assicurata oggi da Corrado Faissola, nell'interesse del paese e dei contribuenti", che nasconde - mettono in guardia Lannutti e Trefiletti - l'interesse peloso di gran parte delle banche, che già si fregano le mani per la vera e propria manna caduta dal cielo tremontiano di costi, commissioni e spese, che sottendono al rientro dei capitali".
Secondo un'indagine telefonica effettuata dall'Adusbef in questi giorni, le banche applicheranno commissioni sui capitali scudati, che potranno andare da un minimo dello 0,50% fino allo 0,80-1 %.
Adusbef e Federconsumatori chiedono che almeno venga fatta chiarezza su costi e commissioni imposte dalle banche per il rientro dei capitali, perché anche in questo caso di concorrenza tra "sistemi paramafiosi e criminali", la trasparenza è d'obbligo.
Dure anche le critiche dai sindacati e dalle opposizioni. Il segretario del Pd Franceschini parla di "schiaffo agli onesti". Per Romano (Udc) si tratta di un "colpo di spugna mascherato". 'Famiglia Cristiana' di questa settimana pubblica un commento del vicedirettore Fulvio Scaglione sul provvedimento di Governo, anzi "del governino" come lo definisce il settimanale, che boccia Tremonti ("la politica del condono fiscale è fallimentare, Tremonti fa il filosofo ma poi premia gli evasori") e commenta: "questo provvedimento, combinato con l'emendamento proposto dal suo (di Tremonti, ndr) compagno di partito Salvo Fleres, finisce col perdonare reati come il falso in bilancio e la fatturazione falsa, le false comunicazioni sociali e la distruzione di documenti contabili" e "ha anche liberato gli operatori finanziari dall'obbligo di quelle fastidiose segnalazioni che consentivano, di tanto in tanto, di intervenire sul riciclaggio di denaro".
Bukowski: Born Into This
Fedele allo stile di vita e di scrittura del suo protagonista, questo documentario e' un ritratto maledettamente sincero di uno dei piu' grandi scrittori americani.Un lungo lavoro di ricerca ha permesso a Dullaghan di recuperare straordinarie riprese d'archivio, interviste e materiali originali, realizzando un film piu' "con" che "su" Bukowski.Oltre a diversi compagni di bevute e numerose amanti, dicono la loro anche due fan come Sean Penn e Bono.
Premi ricevuti: Sundance 2003: in concorso; Deauville Film Festival 2004; Festivaletteratura di Mantova 2005.
Faithful to the style of life and writing of its protagonist, this documentary is 'a portrait of one of the most sincere damn' great American writers.A long research work allowed to recover extraordinary occasions Dullaghan archives, interviews and original materials, creating a film more ' "with" that "on" Bukowski.In addition to several drinking buddies and numerous lovers, they also say the two fans as Sean Penn and Bono.
Awards Received: Sundance 2003: In Competition; Deauville Film Festival 2004; Festivaletteratura of Mantova 2005.
http://www.youtube.com/user/semprepovero
Avvistamenti settembrini ...
Una rassegna di alcuni avvistamenti UFO nel continente americano , buona visione.
http://www.youtube.com/user/seeingUFOsPA
http://www.youtube.com/user/seeingUFOsPA
http://www.youtube.com/user/Top10Ufo
http://www.youtube.com/user/Zigguraths
http://www.youtube.com/user/seeingUFOsPA
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