venerdì 9 ottobre 2009
L' Europa affaristico-criminale del Trattato di Lisbona
Giovedì 08 Ottobre 2009 Comidad
Sull’ultimo referendum in Irlanda si erano concentrate le attese di chi sperava che dalle urne uscisse un diniego tale da bloccare l’entrata in vigore del famigerato Trattato di Lisbona, che, con le sue norme, consegna l’Europa al bizzoso arbitrio della cosca bancaria e, tra le altre cose, reintroduce anche la pena di morte per il reato di insurrezione, da comminare con rito sommario.
Non si era però presa in sufficiente considerazione la prospettiva di brogli. Già il fatto di ripetere un referendum a distanza di un anno, solo perché il suo risultato non era gradito, costituiva di per sé un broglio, una plateale illegalità di Stato, che violava e ridicolizzava tutta la retorica democratica ufficiale.
Ma lo spostamento dei voti dal no al sì sarebbe stato di tale entità, da risultare palesemente impossibile. I sostenitori del Trattato hanno voluto stravincere al di là dei limiti del credibile, in modo da lanciare agli oppositori il chiaro messaggio di essere disposti a tutto.
Gli avversari del Trattato, che avevano riposto nel referendum le loro ultime speranze, devono invece constatare la propria ingenuità. Una prospettiva un po’ più realistica per ipotizzare un blocco del Trattato, avrebbe potuto semmai basarsi sulla speranza che la presenza di decisi contrasti interni al governo irlandese potesse evitare la falsificazione del risultato delle urne. A quanto pare invece il governo irlandese, nel suo complesso, è stato piegato dai ricatti e dalle promesse dell’oligarchia affaristico-criminale; quella che, con termine edulcorato, viene denominata “Eurocrazia”. E la cosa non deve stupire, se si considera la tempesta finanziaria che era stata scatenata sull’Irlanda, per punirla di aver respinto il Trattato lo scorso anno.
D’altra parte non si può non essere comprensivi verso chi abbia manifestato questa ingenuità, se si considera che siamo in un Paese dove non solo i lettori de “La Repubblica”, ma anche quelli de “il Manifesto” e di “Liberazione”, sono assuefatti a credere a fiabe come quella che negli Stati Uniti i presidenti si dimettono perché hanno mentito, o che il governo ti dia la scorta perché sei un giornalista impegnato contro la criminalità organizzata.
In un clima del genere, c’è da essere certi che nessuno di quelli che sono stati pronti a gridare ai brogli per le elezioni in Iran - basandosi esclusivamente sulla parola del candidato sconfitto -, ora si farà venire il benché minimo dubbio sulla autenticità del risultato referendario in Irlanda. Non avrà il minimo peso neanche la ovvia considerazione che avrebbe costituito un assoluto nonsenso imporre la ripetizione del referendum, se preliminarmente non ci fosse stata stavolta l’intenzione di vincerlo comunque, e con qualsiasi mezzo.
Un sistema politico in cui gli affari illegali siano non il principale progetto, ma l’unico progetto, può fondare la sua credibilità esclusivamente sulla presenza di una finta opposizione, che sostituisca il conflitto con una drammatizzazione artificiosa e diversiva. La scorsa settimana questa drammatizzazione artificiosa ha prodotto il suo eroe/martire di turno: Michele Santoro, il presunto alfiere della libertà di informazione. Eppure risultava strano che proprio nei giorni in cui il Presidente della Repubblica stava per apporre la firma definitiva sul cosiddetto “scudo fiscale”, cioè sulla legge che autorizza il riciclaggio di denaro sporco - e quindi sarebbe stato utile attuare nei confronti di Napolitano una pressione di opinione pubblica -, l’attenzione venisse invece spostata sulle escort di Berlusconi.
Qui non si tratta di “benaltrismo”, poiché è innegabile che il caso in oggetto non riguardasse un presunto “privato” del Presidente del Consiglio, bensì l’abuso della sua funzione pubblica per ottenere favori personali. Si trattava però di dimostrare un po' di senso delle priorità, poiché nulla avrebbe impedito di rimandare la trasmissione di "Annozero" sul caso-escort di una o due settimane, per concentrarsi in quel momento sull’approvazione di una legge che ora ha trasformato l’Italia in un altro Kosovo, cioè in una centrale legale di riciclaggio di denaro ottenuto da attività illegali. Il legame diretto e consequenziale tra riciclaggio e banche ci rimanda a quello che oggi è il potere che non solo domina l’Europa, ma la crea a sua immagine e somiglianza, cioè il potere bancario. Le dichiarazioni di soddisfazione per il risultato irlandese hanno coinvolto in Italia sia la maggioranza che la cosiddetta “opposizione”, il che dimostra che chi vuole vedere nell’attuale psicodramma mediatico attorno a Berlusconi l’indizio dell’attacco ad un sua presunta azione anticoloniale e ad una sua difesa degli interessi economici nazionali, si sta facendo solo illusioni. L’asse affaristico-criminale composto da Federal Reserve, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea, non incontra attualmente alcuna resistenza all’interno del quadro politico ufficiale, sia in Italia che in Europa.
Navi dei veleni: perché non si vuole indagare?
di Andrea Boretti
Ad un mese dal ritrovamento della nave Cusky, nulla è stato fatto né per mettere in sicurezza la zona, né per recuperare il relitto, né tanto meno per scoprire autori e mandanti di quello e di altri affondamenti. Tale situazione non può che portare a pensare che in realtà sulle navi dei veleni non si voglia fare luce.
Ormai un mese fa veniva scoperto, a seguito delle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, il relitto della nave Cusky fatta affondare al largo di Cetraro con a bordo un grosso carico di materiale radioattivo. Le immagini dei bidoni arrugginiti, riprese dal robot sottomarino che ha raggiunto la nave hanno aperto un armadio dentro al quale si sta trovando più di uno scheletro. Nonostante questo, finora, ancora nulla di concreto è stato fatto, né per mettere in sicurezza la zona, né per recuperare il relitto, né tanto meno per scoprire autori e mandanti non solo dell'affondamento della Cusky ma anche di tutte le altre navi che secondo il Fonti giacciono al largo delle nostre coste e di quelle africane.Di navi e bidoni radioattivi pare, infatti, ce ne siano molte, e la cosa, a detta di chi se ne è occupato negli anni, non è una novità.
Era il 1990 quando la famosa nave da carico Jolly Rosso si arenò, nel Dicembre di 19 anni fa, di fronte ad Amantea.
Nella sua stiva si trovavano 9532 fusti di rifiuti tossici.
Su questo caso indagarono il capitano di fregata Natale De Grazia – poi morto in circostanze misteriose nel 1995 e premiato con una medaglia nel 2005 dal Presidente Ciampi per il proprio lavoro – e la giornalista Ilaria Alpi, che secondo lo stesso Francesco Fonti venne uccisa a Mogadiscio perchè era andata troppo vicino alla verità sui traffici delle ecomafie.
Dice il Fonti: «ho portato di persona rifiuti radioattivi nel Corno d’Africa. Quando arrivavamo al porto di Bosaso i militari italiani si voltavano dall’altra parte. Sono convinto che Ilaria Alpi è stata uccisa perché ha visto proprio lì cose che non doveva vedere». Nonostante queste clamorose affermazioni fatte dal pentito nel 2005, nel 2006 l'On. Carlo Taormina presidente della Commissione "Ilaria Alpi", chiude il caso Alpi come un tentativo di sequestro finito male.
L’inattività odierna delle istituzioni, sia italiane che europee, oltre ai quasi venti anni di indagini senza risultati e condanne, non può che portare a pensare come in realtà sulle navi dei veleni non si voglia fare luce. "Potrei annunciare che ho pronta un'interrogazione parlamentare, ma aggiungo per onestà che servirà a poco" - dice il vice-presidente della commissione trasporti Luca Barbareschi in un'intervista a l'Espresso - "È evidente che, a livello internazionale, i governi si sono accordati per affondare scorie radioattive. Dopodiché hanno fatto il possibile per cancellare le tracce, fregandosene altamente della nostra salute".
Ed è proprio la salute ad essere in pericolo in Calabria. A Paola, comune che si trova tra Cetraro ed Amantea, su 12590 pazienti, la percentuale di giovani ammalati di tumore è ben quattro volte più alta della media nazionale.
Un dato enormemente cresciuto negli ultimi 10 anni, spiega il dottor Cosimo De Matteis, che aggiunge che "questi sono i primi dati che abbiamo...Fino a qualche anno fa avevo pazienti ultracentenari, oggi neanche uno. Le ricerche sono state fatte a Paola, ma ora ci si augura che anche i medici degli altri paesi costieri incrocino i dati per vedere se il fenomeno riguarda tutta la zona o no".
Ci si trova quindi di fronte ad un problema ambientale e sanitario, oltre che legale e politico, ed è per questo motivo che una risposta delle istituzioni è oggi più che mai obbligatoria ed urgente.
Il fatto è, in Calabria come in Campania (ricorderete l'emergenza rifiuti), che le ecomafie sono redditizie per chi smaltisce, utili a chi deve liberarsi di rifiuti scomodi e soprattutto sono silenziose: non fanno rumore, le conseguenze arrivano solo dopo anni e solo se le si vuole veramente verificare, cosa che succede, purtroppo, molto di rado e solo in casi estremi.
Una cosa, però, bisogna tenere a mente. Il mare, in un modo o nell'altro, restituisce sempre ciò che viene nascosto nelle sue profondità. A dimostrazione di questo l’inchiesta si già estesa al tratto di mare di fronte a Livorno dove altre dichiarazione del pentito Fonti parlano della presenza di altre navi affondate.
Nonostante questo, lo Stato, in particolare nelle vesti del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, pare paralizzato, incapace di decidere come muoversi, quasi avesse paura di ciò che potrebbe essere trovato nei fondali tirrenici….o forse, e lo diciamo con un po’ di malizia, proprio perché sa…
Il rischio di questo immobilismo, figlio di quasi venti anni di affondamenti di navi, è quello di assistere, dopo Abruzzo e Sicilia, ad una nuova emergenza, forse senza morti sulle strade, ma con conseguenze che in tutta Italia e nel mediterraneo rischiamo di pagare per molti, molti anni.
http://www.terranauta.it/
I protagonisti dell'autunno
Gianni Pagliarini, 08 ottobre 2009
L'intervento La scelta, pianificata a tavolino dai media governativi, di nascondere sistematicamente le conseguenze della crisi sul tessuto industriale del Paese e sui lavoratori ha portato quest'ultimi a scegliere la visibilità ad ogni costo non avendo più né spazi di trattativa sindacale né aiuti concreti dalle istituzioni. E' successo alla Alstom. Può accadere ovunque visto che ci troviamo di fronte ad una catastrofe occupazionale senza controllo
Uno degli effetti più perversi della crisi - e dell'incapacità del governo ad affrontarla - entra fino in fondo nella vita dei lavoratori. I quali si sentono costretti ad incatenarsi, a salire sui tetti, a dare vita alle più svariate azioni eclatanti per poter fare notizia.Così è successo qualche giorno fa anche ai lavoratori dell'Alstom di Colleferro, in provincia di Roma, che hanno "trattenuto" alcuni dirigenti dell'azienda nella sede della direzione e sono perciò finiti sui giornali.
Lo stabilimento in lotta è di proprietà della francese Alstom, un gruppo industriale di costruzioni meccaniche specializzato in ingegneria ferroviaria, navale, costruzioni di centrali per la produzione di energia e reti per la distribuzione di elettricità. E' famosa nel mondo per alcuni suoi "gioielli", come treno ad alta velocità Tgv ed il transatlantico Queen Mary 2. In Italia il gruppo occupa 2.500 lavoratori, impegnati negli stabilimenti di Sesto San Giovanni, Savigliano, Bari, Bologna, Verona e Colleferro.
Nella cittadina laziale si costruiscono vagoni per i treni e nella fabbrica lavorano 200 persone. Gli animi si sono definitivamente surriscaldati quando, nel corso di una recentissima riunione, è stato comunicato ai dipendenti che lo stabilimento avrebbe avuto ancora nove mesi di vita.
La scelta, pianificata a tavolino dai media governativi, di nascondere sistematicamente le conseguenze della crisi sul tessuto industriale del Paese e sui lavoratori ha portato questi ed altri operai a scegliere la visibilità ad ogni costo non avendo più né spazi di trattativa sindacale né aiuti concreti dalle istituzioni.
E' evidente che ci troviamo di fronte ad una catastrofe occupazionale senza controllo, che può portare delegati Rsu come quelli Alstom ad osservare che "se si fa un atto eclatante ti danno ascolto, mentre a comportarsi bene non si arriva da nessuna parte. E' due anni che questa trattativa va avanti ed oggi hanno detto che se tra 9 mesi non arrivano commesse si chiude".
Lo sbandamento istituzionale (nell'assenza di un'opposizione parlamentare credibile) si coglie fino in fondo osservando come il ministro del Lavoro Sacconi ha affrontato la vicenda-Alstom: a proposito dei dirigenti "trattenuti" ha spiegato che quel metodo "non potrebbe essere accettato perché si tratterebbe di violenza sulle persone in un Paese che ha conosciuto il terrorismo".
Ora, come si può essere così demagogici da affiancare iniziative palesemente pacifiche organizzate per la difesa del posto di lavoro alle azioni criminali delle Brigate rosse?
Dall'approccio scelto dal ministro, ben si intende come il governo vuole affrontare l'autunno caldo del 2009. Che dirà domani, mentre sfileranno in cinque città italiane le tute blu della Fiom? Che soddisfazione avrà provato, Sacconi, quando Federmeccanica ha deciso unilateralmente di avviare le trattative sul rinnovo del contratto considerando in partenza la piattaforma della Cgil come "non negoziabile"?
Non pensa, la Fim-Cisl, di aver concretamente aiutato un governo così antipopolare e incapace di comprendere quali drammi agitano i lavoratori di questo Paese quando ha scritto in una nota che "proclamare lo sciopero è stato un errore, frutto di decisioni solitarie e lontane dai bisogni dei lavoratori", con l'unico obiettivo di "impedire il rinnovo del contratto per un milione e seicentomila metalmeccanici"?
Se il buongiorno si vede dal mattino, non è difficile prevedere l'evoluzione del confronto sindacale anche nelle categorie storicamente meno conflittuali: è lecito aspettarsi, lungo tutta la stagione dei rinnovi, piattaforme separate e crescente tensione.
Eppure, sforzandosi di osservare l'evoluzione di alcuni settori-guida del microcosmo metalmeccanico, si fa fatica a non comprendere le ragioni dei sindacati più conflittuali.
Prendiamo ad esempio l'Auto. Nonostante la robusta iniezione di risorse pubbliche (due miliardi di euro) dal mese di marzo sotto forma di incentivi all'acquisto, la Fiat non ha mostrato segni di ripresa sul versante occupazionale, almeno in Italia.
In pochi mesi altri 6mila dipendenti precari hanno perso il posto e continua il ricorso alla cassintegrazione in quattro stabilimenti su cinque del gruppo, mentre la politica di aiuti pare aver alleviato, piuttosto, la crisi dell'impianto polacco dove si producono buona parte di Panda, Seicento e Cinquecento.
Qui, a fronte di una capacità produttiva di 470mila vetture, se ne realizzeranno quasi 600mila: una cifra maggiore del numero di auto complessivamente costruite nelle cinque fabbriche Fiat italiane.
Come sempre in questi frangenti, a rimorchio della crisi che si abbatte sulla casa-madre, giunge il tracollo dell'indotto, al punto che molte aziende di componentistica stanno abbandonando il Paese. Come stupirsi, poi, delle guerre tra poveri?
Non è un caso che l'amministratore delegato dell'azienda Sergio Marchionne si sia recentemente affrettato (intervenendo al Salone di Francoforte) a tirar acqua al suo mulino, intimando al governo di proseguire nel 2010 la politica degli incentivi pena il crollo ulteriore del mercato dell'Auto. E il premier Berlusconi si è immediatamente affrettato a mostrare la sua disponibilità in merito.
Il punto cruciale, però, è un altro: se la montagna degli aiuti statali ha partorito il famoso topolino, perché non orientare altrove le ricette per uscire dalla crisi?
Non è certo irrealistico pensare che sia in atto un accordo implicito tra Berlusconi e la Fiat, con quest'ultima che non disturberebbe il manovratore mentre il governo si girerebbe dall'altra parte senza chiedere conto al Lingotto del rapporto ultradeficitario tra aiuti pubblici e tutela dell'occupazione.
E' chiaro, allargando lo spettro, che manca del tutto un'idea forte capace di rilanciare il binomio produzione-occupazione, e questo gravissimo deficit c'entra molto sia con le proteste disperate sia con il tentativo avanzato dalla Fiom di denunciare quanto sta accadendo.
Il punto cruciale è offrire una sponda politica ai protagonisti dell'autunno: per quanto ci riguarda inizieremo a farlo scendendo in piazza con convinzione a fianco dei metalmeccanici.
Ad Annozero la trattativa fra Stato e Cosa nostra
Red, 09 ottobre 2009
Informazione Contrariamente a quanto accertato finora in via giudiziaria, secondo Massimo Ciancimino, la trattativa sarebbe cominciata prima della strage di via D'Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta, e dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta
E' la presunta trattativa fra mafia e istituzioni il tema portante della trasmissione 'Annozero' di ieri sera, ma anche il fatto che secondo quanto riferito dal ministro della Giustizia dell'epoca, Paolo Borsellino sapeva della trattativa. Claudio Martelli ha infatti detto che Liliana Ferraro, principale collaboratrice di Giovanni Falcone, una trentina di giorni dopo la strage di Capaci avrebbe ricevuto la visita dell'allora capitano Giuseppe De Donno "che l'aveva informata che Massimo Ciancimino aveva la volontà di collaborare" ma voleva delle garanzie politiche. Secondo quanto riferito da Martelli, la dottoressa Ferraro avrebbe detto a De Donno di "riferire queste cose al magistrato competente, e cioè a Paolo Borsellino". Questa circostanza, in verità, non è emersa finora nemmeno nei processi che si sono svolti a Caltanissetta, in Corte d'assise, dove la dottoressa Ferraro è stata pure interrogata.Massimo Ciancimino, presente ad 'Annozero', figlio dell'ex sindaco di Palermo condannato per mafia e deceduto nel novembre 2002, ha parlato invece della presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra. Contrariamente a quanto accertato finora in via giudiziaria, secondo Massimo Ciancimino, la trattativa sarebbe cominciata prima della strage di via D'Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta, e dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Il prefetto Mario Mori, all'epoca comandate del Ros, ha sempre detto di aver incontrato Vito Ciancimino mentre era ai domiciliari a Roma, dopo la strage di via D'Amelio del 19 luglio '92. Anche lo stesso Vito Ciancimino, in più interrogatori e in un manoscritto, disse che tale incontro era avvenuto dopo la strage di via D'Amelio. In particolare Vito Ciancimino riferì ai magistrati Giancarlo Caselli e Antonio Ingroia di aver deciso di collaborare con i carabinieri "dopo i tre delitti, quello di Lima che mi aveva sconvolto; quello di Falcone che mi aveva inorridito; quello di Borsellino che mi aveva lasciato sgomento, cambiai idea e ricevetti nella mia casa di Roma" il capitano De Donno. Anche stasera, Massimo Ciancimino ha confermato la sua 'tesi' che smentisce le affermazioni del padre.
La valenza delle date è data dal fatto che, secondo alcune ipotesi, la strage di via D'Amelio avrebbe avuto una accelerazione a causa dell'interruzione della trattativa. In particolare si sostiene che Paolo Borsellino avrebbe 'scoperto' questa trattativa e si sarebbe opposto con forza. Una delle date in cui si vuole che Paolo Borsellino abbia avuto notizia della trattativa è quella del primo luglio 1992, giorno in cui, secondo quanto afferma un collaboratore di giustizia, Gaspare Mutolo, Borsellino avrebbe incontrato Nicola Mancino, attuale vicepresidente del Csm, che proprio in quel giorno si insediava al Viminale, dopo essere stato nominato in quel Dicastero due giorni prima. Mancino ha sempre smentito categoricamente quell'incontro. C'è da rilevare che notizie su una presunta 'trattativa', anteriore alla strage di via D'Amelio, si erano avute al Senato della Repubblica. Una lettera anonima, infatti, inviata a trentanove destinatari, fra i quali al numero venti lo stesso Paolo Borsellino, sostanzialmente riferiva di una trattativa in corso con la mafia. Quell'atto, che il senatore Lucio Libertini depositò nel giugno di quell'anno al Senato e che venne pubblicato, per intero, proprio il primo luglio del 1992, su un quotidiano siciliano.
Informazione: oggi arriva all'europarlamento il "Caso Italia". Giulietti, qualcuno da noi ne parlerà?
Arriva tra i banchi del Parlamento Europeo domani a Bruxelles il dibattito sulla liberta' di stampa in Italia. Il tentativo del PPE di cancellarlo dall'ordine del giorno di domani non e' riuscito. Josefh Daull ha chiesto due voti distinti, il primo sulla cancellazione del dibattito, richiesta respinta con 284 voti e 268 favorevoli, il secondo per evitare la risoluzione al termine del dibattito, anch'essa respinta con 293 a fronte di 286 favorevoli. Daull ha preannunciato che domani in aula ricordera' le parole del presidente della repubblica Giorgio Napolitano per chiedere che "il Parlamento Europeo non deve essere strumentalizzato a fini nazionali". Alle parole di Napolitano si sono riferiti tutti gli europarlamentari che hanno avuto un ruolo piu' attivo in questa vicenda. Con il risultato di trasformare, almeno nelle intenzioni odierne, il caso italiano in un esempio per arrivare alla richiesta di una direttiva europea sul pluralismo dei media in Europa. Richiesta che l'Europarlamento ha presentato da anni ma senza avere mai avuto soddisfazione.
Il solo fatto che questo tema sia stato messo all'ordine del giorno con tanta urgenza - afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti - significa che questa metastasi abbia travalicato ampiamente in confini nazionali acquistando rilevanza perfino al parlamento europeo. In occasione del dibattito e del voto a Strasburgo - annuncia - realizzeremo sul sito di Articolo21 un osservatorio per valutare e verificare in che modo i principali media italiani (e in particolare quelli del premier) daranno spazio a questa notizia di per se' clamorosa. Siamo sicuri che anche le principali trasmissioni di rete oltre che i tg vorranno dedicare spazi di approfondimento dove si possano discutere tutte le opinioni su questo tema''.
TANTE VERITA' E UNA GRANDE BUGIA
Massimo Fratini
Dopo i fatti della Galizia.
Il falso scenario creato da "Terra TV" non e altro che una modalità di comportamento preciso e costante, con la regia da parte del potere occulto e dei militari, che suggerisce una altrettanto precisa agenda nascosta, tutt’altro che tranquillizzante, con lo scopo di screditare le migliaia di segnalazioni di avvistamenti UFO di questi ultimi tempi, suffragati da filmati inediti e foto incredibilmente reali, che attestano la Realtà della Visita Extraterrestre.
"Il terrorismo è una minaccia terribilmente reale. Ma l’incessante ricorso alla retorica del terrore, della violenza e del pericolo, che ha accompagnato un numero crescente di falsi allarmi, paralizza le nostre menti e ci deruba del potere di distinguere la verità dalle menzogne e di discernere fra i pericoli reali e quelli che ci vengono sbandierati al solo scopo di meglio manovrare la politica interna”.
Questo era l’ultimo editoriale di John Mack per il Boston Globe, non ancora pubblicato al momento della sua morte avvenuta il 27 Settembre 2004, in un incidente di auto a Londra. Come afferma Maurizio Baiata nel suo articolo pubblicato su DNA Magazine “Le Suocere dell’Ufologia”, ci dice: “ John Mack individua la prassi del terrore nella “politica interna” - quindi nella gestione degli affari di uno Stato che regolano la vita quotidiana di ciascun cittadino – è possibile trasferire il suo pensiero e farlo nostro anche a livello di “affari interni” ufologici. Dove il terrore regna sovrano. Immensamente più sottile e subdolo di quello internazionale, ormai plateale, il “terrorismo interno” è il più grave dei mali che affliggono la categoria di studiosi, ricercatori, appassionati (negli USA definita “UFO community”) contraddistinta paese per paese da divisioni, odio e azioni di discredito. L’Italia non fa eccezione. Tale terrorismo opera su un terreno favorevole, che vede contrapposte due fazioni: l’ufologia “di Stato” e l’ufologia “indipendente”. Semplificando al massimo, la prima ritiene fondamentale spiegare il fenomeno UFO, la seconda ritiene fondamentale esplorare tutte le prospettive del “contatto” con altri Esseri. Fra le due fazioni dovrebbero e potrebbero sussistere collaborazione e unità di intenti. Invece ciò non accade. La Scienza, quella ufficiale, sembra non appoggiare alcuna delle due fazioni perché gli UFO e gli Alieni non esistono. Altresì la Religione, non ha alcuna necessità di schierarsi con l’una o con l’altra, perché le risposte le ha già e rientrano nei dogmi e negli atti di fede”.
La guerra dei Mondi...In sintonia con quanto affermato da Mack e da Baiata, mi trovo ora ad affrontare una crisi che non riguarda la sfera personale, ma quella del mio percorso ormai storico dei poco più 30 anni di ricerca ufologica, che credo sia arrivata ad un punto di svolta. La svolta è caratterizzata dai fatti eclatanti che sono succeduti in questi ultimi anni di attività UFO e che hanno visto migliaia e migliaia di rapporti di avvistamenti UFO e Incontri Ravvicinati segnalati da piloti, personale militare, gente comune, scienziati ed esperti. Come diceva Totò “..e la somma che fa il totale..”. Non basterebbe mai e poi mai una pagliacciata di filmato creato ad arte con effetti speciali, come quello della Galizia a screditare ed infangare il lavoro della Comunità di Ricercatori Ufologi che hanno dedicato parte della loro vita alla divulgazione e sensibilizzazione del fenomeno UFO, oggi Realtà. I Media si occupano di altro, ma in mezzo a questi ci sono alcune Tv, come quella spagnola “Terra”, che ha avuto la goliardica idea di creare una serie di filmati di fantascienza spendendo qualche milione di Euro, soldi che sicuramente sarebbero serviti per scopi più utili, come quello di poter sfamare migliaia di bambini in Kenya o Somalia.
Ma cosa avrebbe indotto il Direttore di “Terra TV” Rodrigo Pineda a creare il falso scenario di avvistamenti UFO con tanto di falsi combattimenti tra caccia militari e dischi volanti? Un semplice anniversario. Era il 30 ottobre del 1938 quando Orson Welles annunciò alla radio americana l'invasione dei marziani nella ormai celeberrima "La Guerra dei Mondi", scatenando la psicosi collettiva. Infatti lo stesso Pineda ci conferma: “..per ricordare il grande Genio del cinema, del teatro e della radio, abbiamo creato la provocatoria notizia del ritrovamento di un disco volante sulla spiaggia delle Asturie, creando anche scenari di una finta invasione di astronavi aliene. Abbiamo affittato un elicottero, un battello di un peschereccio e ingaggiato circa un centinaio di persone tra comparse, attori, tecnici audio e video, programmatori, cameraman e operatori TV”. Ma che bravi!!..L’unica cosa che stona in tutto questo e che questa trovata pubblicitaria in omaggio a Orson Welles è stata mandata in onda un mese prima dell’anniversario, ovvero il 30 Settembre 2009. Non vi pare strano tutto ciò?
Come dice l’amico e giornalista Massimo Mazzucco , “La verità è probabilmente un composto di realtà e di fiction, dove la seconda insegue la prima almeno quanto la prima determini la seconda. Se si condisce il tutto con interessi economici praticamente incommensurabili, si può comprendere come il meccanismo dei ricatti incrociati, degli spauracchi artificiali, delle bugie intenzionali, dei segreti impronunciabili, della disinformazione sistematica e del terrore vero e proprio, crei per il normale cittadino una cortina fumogena apparentemente impenetrabile.”
Un ipotesi realistica secondo me e che il falso scenario creato da Terra TV non e altro che una modalità di comportamento preciso e costante, con la regia da parte del potere occulto e dei militari, che suggerisce una altrettanto precisa agenda nascosta, tutt’altro che tranquillizzante, con lo scopo di screditare le migliaia di segnalazioni di avvistamenti UFO di questi ultimi tempi, suffragati da filmati inediti e foto incredibilmente reali, che attestano la Realtà della Visita Extraterrestre. L’altra ipotesi e che finalmente, potremmo assistere a falsi scenari di invasione aliena per preparare le masse al “Contatto Extraterrestre” come d'altronde prevede il programma di Acclimatazione UFO/ET promosso nel febbraio 2008 dall’ONU.
Terra TV” ha inventato una misera e sporca messa in scena con l’aiuto del governo ombra
L’opera di ridicolizzazione da parte dei media, nel confronti del fenomeno UFO/ET, vista come un ostacolo al Disclosure Project (programma di rivelazione UFO/ET) non credo abbia avuto i suoi effetti nocivi come qualcuno ben sperava. “Terra TV” ha inventato una misera e sporca messa in scena con l’aiuto del governo ombra. Gli Stati Uniti, insieme agli alleati occidentali, compresa l'Italia, fanno di tutto per coprire questo stato di cose, confondendo la mente della gente con un alibi pazzesco, facendo credere che si tratta di una minaccia interna, mentre il problema è esterno.È giunto il momento che ai nostri governanti venga chiesto di aprire gli occhi e di iniziare ad informare l'opinione pubblica sulla realtà extraterrestre. Di negativo c'è che, immersa nell'apatia e nel disinteresse, la gente non vede davanti a sé queste risposte. Che importanza ha il fatto che non siamo soli nell'Universo, e che il nostro pianeta è stato già visitato da civiltà extraterrestri? Perché in quel segreto si fondano una grande speranza ed una grande promessa. Noi tutti della comunità di ricercatori, sentiamo quindi la responsabilità di lottare fino alla fine per affermare la speranza di un futuro migliore.
http://www.segnidalcielo.it/tante_verita_grande_bugia.html
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