lunedì 26 ottobre 2009

Passaparola - Marco Travaglio



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Il popolo del PD ha scelto ... ma forse non ha capito.



















di Faber

Ieri sono andato a votare alle primarie , con me tante persone che giustamente hanno esercitato il loro diritto di scelta democratica . Già ma come hanno votato tutte queste persone ?
Secondo me molto male , molto male perchè per l'ennesima volta la sinistra italiana non ha saputo prendere al balzo l'opportunità di un cambiamento radicale che rimane ancora sospeso nel nulla.
Votare Bersani equivale a votare D'Alema , zero rinnovamento , zero programmi , zero di tutto. La gente ha scelto la politica degli inceneritori , la politica di un'alleanza con l'UDC , la politica della cementificazione selvaggia , la politica di idee che secondo me sono ancorate ad una società che non esiste più.
Ho sentito Bersani parlare in varie interviste del partito che lui avrebbe in testa , non solo non mi piace ma ne ho addirittura paura . Un partito che si professa di sinistra non ammetterebbe la signora Binetti ne il deputato Fioroni , un partito che si professa di sinistra non costruisce inceneritori nonostante le proteste della popolazione ( vedi caso Lazio ) , un partito che si professa di sinistra non si dimenticherebbe scandalosamente dei terremotati abruzzesi lasciati in balia di un inverno ormai arrivato sotto  tendopoli che di umano non hanno proprio un bel niente .
Bersani ha parlato di aiuti alle famiglie alle piccole imprese eccetera , la solita politica dell'elemosina che non vede più in là del proprio naso e che neanche è capace di varare un programma politico serio  che guardi avanti alle sfide che il nuovo millennio impone , ecologismo , umanismo , distribuzione del reddito base , conversione delle industrie .
Tralascio la posizione di Franceschini  che umanamente mi sta pure simpatico , ma che politicamente vale ancora meno di quella del vincitore , per parlare di Marino che comunque ha quasi raddoppiato i suoi voti .
Fra le sue disamine c'è ne una che mi ha colpito molto è che ritengo profetica , quella dove lui parlando molto apertamente mette in risalto che un certo risultato potrebbe far allontanare ancora di più certi soggetti dal PD.
Mi sa che purtroppo avrà ragione , ieri si è votato a favore di una nuova sconfitta , con buona pace di chi non ha avuto il coraggio di cambiare il corso delle cose .
De profundiis per il PD ?

Clash in Jerusalem's al-Aqsa mosque



http://www.youtube.com/user/nocommenttv

Thomas Sankara - Il discorso sul debito



Thomas Sankara è l'ex-presidente del Burkina Faso, paese tra i più poveri dell'Africa ed ex-colonia francese.
In soli 4 anni di governo riuscì a risollevare il suo paese oppresso dalla fame e dalla povertà e lo fece sfruttando le esigue risorse che questo poteva offrire.
In questo video il suo famoso "discorso sul debito" in cui esprime una forte opposizione al pagamento del debito che tutt'oggi opprime la libertà e lo sviluppo dei paesi africani.
Questo discorso gli costerà l'inimicizia di Francia e America che, nell Ottobre del 1987, lo fecero assassinare.
Thomas Sankara moriva all'età di soli 38 anni lasciando moglie e figli e un paese che sarebbe presto ritornato nella povertà.
sottotitoli a cura di Antonio Mele del Comitato Sankara 


http://www.youtube.com/user/ABNormal62 

Casi Marrazzo e Berlusconi: qual è la differenza?


















25 Ottobre 2009 egoteprovoco 

Il caso Marrazzo mi ha riportato alla mente, come è ovvio, quello che è accaduto con Berlusconi e sinceramente credo che non ci siano particolari differenze tra le due situazioni, se non quelle soggettive di gusto del “consumatore finale” come qualche furbacchione ha già detto.



Morale della favola: Ma dove stiamo cadendo? Cosa dovranno vedere ancora gli italiani prima di rendersi conto che la politica è marcia e che se qualcuno, sano di mente e di principi che pure esiste e potrebbe farlo, non prenderà il coraggio di giocare a carte scoperte, non si riporterà il Paese sulla via di una gestione fatta nel comune interesse e semplicemente secondo logica e buon senso.

Di quanto accaduto a Berlusconi, credo, se ne sia parlato e scritto abbastanza, quindi in prima analisi, mi soffermerò a raccontare solo ciò che riguarda Piero Marrazzo.

La sua vicenda (tanto per non essere da meno ai suoi colleghi politici) è scandalosa e i fatti sono più o meno questi:

Due carabinieri, Luciano Simeone (30 anni) e Carlo Tagliente (29) - insieme a loro, sarebbero coinvolti nella vicenda altri due carabinieri, Antonio Tamburrino (28) e Nicola Testini (37) - che indagavano su un giro di droga e prostituzione, lo scorso luglio grazie ad una soffiata, hanno fatto irruzione in casa di un trans brasiliano(a) il cui nome sarebbe Natalie, trovandovi appunto Marrazzo all'interno (non si sa se fossero al corrente o meno della presenza del politico di turno) e hanno avuto la geniale idea di ricattarlo, con un video da loro girato, i cui soggetti erano appunto Marrazzo trovato solo con la camicia indosso e appunto Natalie che si affrettava a rivestirsi.
Nella stanza inoltre, c'era un tavolino con sopra la tessera della regione Lazio del governatore o ormai ex governatore e affianco una striscia di cocaina.

In un primo momento Marrazzo ha negato tutto dichiarando: “Mi vogliono colpire alla vigilia delle elezioni. Sono amareggiato e sconcertato per il tentativo di infangare l'uomo per colpire il Presidente. Quel filmato, se davvero esiste, è un falso. E' stato sventato un tentativo di estorsione basato su una bufala. Non ho mai pagato, nego di aver mai versato soldi.
Bisogna vedere se l'assegno che dimostrerebbe il pagamento l'ho firmato io.
Occorrerà attendere l'esito delle perizie calligrafiche.
Non ero a conoscenza di questa vicenda, quanto sta accadendo non risponde a verità. Quanto è successo, è un atto di una gravità inaudita, e dimostra che nel nostro paese la lotta politica ha raggiunto livelli di barbarie intollerabili. Ma io non mi dimetto e vado avanti".
Concludendo così: "Ho una famiglia alla quale tengo più di ogni altra cosa e che voglio preservare con tutte le mie forze. Sul piano politico ho risposto, sul piano umano mi faccio delle domande”.

Dopo questo pietoso modo di sfuggire alla realtà, i suoi nervi evidentemente non hanno retto e si è trovato obbligato a confessare per lo meno la verità sul suo rapporto con i trans ma a mio avviso le sue parole sono sì di confessione, ma quasi quasi Marrazzo si dipinge come una vittima perché sarebbe stata violata la sua privacy.
Queste le sue parole pochi minuti dopo le dichiarazioni di sospensione dalla presidenza della regione Lazio, in una intervista de La Repubblica:
“Vuol sapere se ho sbagliato? Vuole che lo ripeta, tre, quattro, cento volte?
Sì, ho sbagliato.
In questa storia ne esco a pezzi, maciullato, messo alla gogna, per colpa di chi si è infilato nella mia vita privata in una mattina di luglio. Un incubo, lo ricordo come un incubo.
Sono entrati in quella stanza, hanno detto di essere delle forze dell'ordine, hanno rovistato nel mio portafoglio, hanno preso dei soldi. Per evitare il peggio ho staccato tre assegni. Tutto si è svolto in pochi minuti, nessuno di loro ha mostrato tesserini né dei carabinieri né della polizia, quelle facce, quei movimenti rapidi, quel terrore, quel senso di angoscia..."

Che ingiustizia che è stata commessa verso quella brava persona di Marrazzo...non è giusto, non è proprio giusto...non avrebbe dovuto accadere niente, così magari ora il buon Marrazzo invece di stare a piangere e vergognarsi come ha dichiarato, sarebbe chissà dove e con chi a fare chissà cosa.
Insomma Piero Marrazzo si sente o fa la vittima, si sente ferito e crede che sia tutta colpa di queste persone che in una mattina di luglio, hanno fatto irruzione in quella casa, se ora si trova in questa situazione vergognosa!

E invece no! Non è così!
Marrazzo non ha fatto altro che recitare un copione che ormai è arcinoto e che costituisce il filo conduttore di un comportamento che sta diventando comune e al quale gli italiani si stanno pericolosamente abituando.
Sapremo riconoscere tutto questo?
A mio parere la Stampa (in maiuscolo non a caso) potrebbe giocare un ruolo da protagonista e così scrollarsi di dosso tutto il fango accumulato negli ultimi anni a spese di un popolo di gente onesta e laboriosa al quale è toccata la cattiva sorte di dover subire e che altro di molto peggio dovrà vivere se non sarà finalmente presa la strada giusta.

Le colpe di quei carabinieri sono ben altre, quali il ricatto ad esempio e per questo saranno giudicati dalla magistratura; ma il fatto che questa vicenda sia venuta fuori è solo colpa di Marrazzo, perché se avesse tenuto un comportamento da padre di famiglia, non si sarebbe trovato in questa situazione; essere andati con un trans, piuttosto che con una prostituta (come Berlusconi per esempio) è la stessa cosa: certo, qualche differenza c'è a livello fisiologico, ma io mi riferisco all'atto in sé di tradire la propria famiglia e di mettere nei guai la propria posizione politica.
Come? Attraverso la ricattabilità ad esempio, che è per l'appunto ciò che è accaduto a Marrazzo.
Ora naturalmente la nostra classe politica sta facendo dichiarazioni, tutte secondo copione a mio avviso:
Quasi tutte a difesa di Marrazzo, ma perché?
Il motivo è ovvio:
Innanzitutto per essere solidali con un collega (chissà quanti di loro fanno le stessa cose, che vadano con trans come Marrazzo o con prostitute come Berlusconi) e poi difendendo Marrazzo, si difende in modo trasversale anche Berlusconi: a parte la differenza di quello che c'era sotto la gonna della persona in compagnia dei due politici, la vicenda è pressoché la stessa, solo che Mazzarro si è autosospeso, mentre Berlusconi non ci ha pensato né ci pensa neanche per un momento a sospendersi, anzi quasi quasi ne va anche orgoglioso, infatti ha sempre ostentato il suo piacere verso l'altro sesso e continua a farlo.

Ma Berlusconi non è una persona comune...Berlusconi è il presidente del consiglio e in quanto tale dovrebbe innanzitutto tenere un comportamento decoroso, ma cosa ancora più importante, dovrebbe comportarsi in modo che nessuno possa metterlo in posizioni scomode, quindi compromettendo quello che dovrebbe fare per l'Italia.

Insomma un politico, che sia Marrazzo o Berlusconi, indipendentemente dal suo pensiero ideologico e politico, deve essere un uomo che, se si assume la responsabilità di governare il nostro paese, deve farlo COMPORTANDOSI IN MODO DECOROSO E DIGNITOSO e non stare lì pensando di aver raggiunto il traguardo per cui ora sta bene e può fare quel che gli pare perché ha assunto una posizione di potere.
Dove andremo a finire di questo passo? Il nostro paese è in mano a persone che vanno con prostitute e transessuali, che fanno uso di cocaina come fosse coca cola e che hanno anche la presunzione di dire che si trovano nei guai, non perché hanno avuto un comportamento disdicevole, ma piuttosto, perché qualcuno li ha fatti scoprire.

La sinistra che verrà, forse, chi sa se e quando mai sarà























Moreno Biagioni,   22 ottobre 2009

Dibattito     Riflessioni di un giorno di autunno, con gli spezzoni della sinistra "d'antan" che cadono proprio come "foglie morte": come avviare e portare avanti, in modo chiaro, trasparente, inclusivo, un processo costituente (espressione un po' "sputtanata" per l'uso smodato e improprio che se ne fa, ma insostituibile, a parer mio) che dia vita ad una sinistra finalmente unita e plurale (non solo, e non tanto, nelle sigle, quanto piuttosto nelle culture, nei saperi, nelle esperienze che contribuiscono a definirla.

Costituenti e ricostituenti
Siccome non esiste un "Manuale del buon Costituente" (tipo il "Manuale delle giovani marmotte" delle storie disneiane di Qui, Quo, Qua), sarebbe opportuno riflettere sui tentativi in atto, fare delle verifiche, coglierne i limiti, imparare, in qualche modo, dagli errori compiuti.
Al momento vi sono due progetti in campo con l'ambizione di ricostruire la sinistra (ma per farlo davvero avrebbero entrambi bisogno di fortissime dosi di "ricostituenti"):
- da un lato abbiamo "Sinistra e libertà", che ha i vizi di origine di nascere come aggregazione di sigle, con i relativi apparati (se n'è avuta la conferma alla recente assemblea di Pozzuoli), e di muoversi con il PD come stella polare, quasi che la questione delle pur necessarie alleanze venisse prima del definirsi come soggetto autonomo, o individuando addirittura come prospettiva di lungo periodo il ricongiungimento di tutti i soggetti più o meno di sinistra in un Partito Democratico sempre più allargato e, aggiungo io, probabilmente ancor più in stato confusionale (è diverso, infatti, avere l'obiettivo del governare e prevedere in tal senso delle alleanze di centro-sinistra - al fine, oggi di primaria importanza, di battere la destra berlusconian-leghista - dal prendere come punto di riferimento obbligato il PD, facendosene condizionare nella fase stessa di elaborazione dei propri programmi);
- dall'altro vi è la "Sinistra anticapitalista", che parte dal nucleo fondante di coloro che si ritengono ancora comunisti per poi allargarsi a quanti intendono battersi contro il liberismo, prevedendo una federazione fra i soggetti coinvolti, mettendo però al primo posto i simboli e le identità che vengono dal passato e vedendo il resto - gli anticapitalisti non comunisti - come aggiunte, magari anche come arricchimenti, ma pur sempre di contorno al nocciolo duro comunista (e non prestando, peraltro, granché attenzione alla problematica delle alleanze).
Ebbene, sembra che il primo obiettivo di entrambi i progetti sia quello di far entrare le compagne ed i compagni disponibili nell'ambito del proprio recinto per poi contarsi e vedere chi è il più forte (ma sarebbe il caso di dire "il meno debole", con un bel duello "alla meno" sul filo di lana dei decimi di punto di percentuale, naturalmente al di sotto del 4%) - così è andata, ad esempio, alle elezioni europee ed il risultato è stato disastroso proprio ai fini della rappresentanza della sinistra, e quindi di una sua possibile ricostruzione [si potrebbe commentare con il caritatevole e comprensivo detto "errare humanum est", senza dimenticare però la parte successiva "sed perseverare est diabolicum" (ed è quello che sta accadendo oggi)] -.
I nuovi progetti e le spire della vecchia politica
Nessuno dei due progetti è riuscito, per lo meno fino ad oggi, a sfondare (in termini televisivi, "a bucare lo schermo"), ad entrare cioè sufficientemente in contatto con ciò che si muove nella società - in termini di protesta, di conflittualità, di proposta, di esperienze solidali -, con i saperi che mantengono elementi di criticità verso il contesto in cui sono inseriti, con quella, in sintesi, che si suole definire la "cittadinanza attiva".
Ciascuno, più o meno, ha mantenuto l'area dei "militanti" - sempre meno militanti - (per usare una definizione del secolo scorso) della sua parte, o, meglio, delle sue diverse sigle e componenti, allargandola magari a ristretti nuclei di persone "esperte" ed "esemplari", che hanno dato e danno contributi importanti nei diversi settori d'impegno, ma che poi rimangono marginali rispetto alla gestione del progetto politico complessivo.
Nulla a che vedere, sul piano della visibilità e del riscontro, con tentativi del passato verso i quali noi siamo stati notevolmente, e giustamente, critici come quello, ormai sepolto, dell'Ulivo (che, per un certo periodo, però, suscitò energie e speranze in una parte di società moderatamente progressista).
I promotori di "Sinistra e libertà" e della "Sinistra anticapitalista" rimangono, consapevolmente o meno, invischiati nelle spire della vecchia politica, e quindi risultano verticistici, autoreferenziali, con grandi difficoltà a rapportarsi con le persone in carne ed ossa, apparendo più attenti, in molti casi, alle sorti di un ceto (quello che è stato bollato come la "casta") che a reali programmi di rinnovamento e di trasformazione - oppure tesi, ma il risultato è lo stesso, a sventolare stemmi e bandiere, in un'opera di testimonianza che non incide minimamente sulla realtà -.
Democrazia insorgente (per un soggetto politico non elettorale)
Oltre ai due progetti, al di fuori di essi (ed anche dei vari piccoli fortilizi - di resistenza, nel migliore dei casi, di reducismo e di folklore negli altri - nel nome di idee e simboli "rivoluzionari"), vi sono reti e tentativi di coordinamento ad opera di soggetti che considerano in modo negativo i partiti, compresi quelli extraparlamentari della sinistra, e le rappresentanze istituzionali che ne scaturiscono.
Perciò cercano di rapportarsi fra loro e di dare dal basso, dalle realtà locali, qualità e sostanza alla vita democratica.
Alludo, principalmente:
- al percorso - nato da un documento intitolato "Carta della democrazia insorgente" - che cerca di collegare iniziative di lotta entrate in rapporto - più o meno conflittuale - con le istituzioni, o penetrate addirittura al loro interno tramite liste civiche di movimento (cito, a titolo di esemplificazione, le esperienze di Vicenza, della Val di Susa, di "Per un'altra città" a Firenze), e che ha una tappa significativa nell'incontro "Democrazia chilometro zero" in programma alle Piagge il 10 e 11 ottobre con il patrocinio della rivista "Carta" ed un ruolo significativo dei "Cantieri sociali";
- al tentativo, di natura diversa, anche se alcuni dei protagonisti sono gli stessi, di mettere insieme saperi, gruppi, persone con l'obiettivo di ripensare, in una logica non elettorale, la sinistra, il suo ruolo, il suo modo di essere (assumendo come punti centrali di discussione, insieme ad altri naturalmente, la "decrescita", la ridefinizione dei rapporti di genere, l'importanza dei processi di auto-trasformazione della società e dei cittadin) [vedi il documento "Per un soggetto politico non elettorale"].
Si tratta di interventi, esperienze, elaborazioni di notevole importanza, essenziali per rinnovare la politica e ridarle senso in un'ottica partecipativa (come, in modo semplice e conciso, viene definita nella "Lettera a una professoressa" della Scuola di Barbiana: "... il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia ..."), facendola uscire dagli attuali "teatrini" autoreferenziali, in cui un insieme di "avarizie" e di "egoismi", per continuare ad usare il linguaggio della "Lettera", si coalizzano per gestire il potere, escludendo, di fatto, il "popolo sovrano".
Sullo sfondo di tutto questo vi sono le riflessioni di Marco Revelli, in "Oltre il Novecento" ed in altri suoi scritti, che esprimono la necessità di ripensare la sinistra, la politica, la vita democratica, partendo proprio dalle esperienze concrete sviluppatesi nel sociale.
Credo che così si corra il rischio, però, di rimanere nell'ambito delle buone pratiche - e dei buoni conflitti - di minoranze attive non in grado di rapportarsi all'insieme della popolazione, di incidere su coloro (i "soliti noti") ai quali viene lasciato in effetti l'esercizio del potere, di cambiare in profondità l'andamento delle cose.
Al limite, non porsi l'obiettivo di produrre mutamenti nelle istituzioni ci può riportare ad una versione aggiornata dell'ottocentesco, e novecentesco, "sol dell'avvenire", per cui le trasformazioni di fondo, in direzione del socialismo, erano rimandate ad un futuro lontanissimo (versione laica del Paradiso dei credenti).
Democrazia borghese, sostanziale, costituzionale
Se è ormai assodato, da tempo, che la presa del "Palazzo d'inverno" non è la via giusta per cambiamenti "rivoluzionari" - anche se ai suoi tempi, in quella determinata situazione, tale momento costituì una "spinta propulsiva" -, i meccanismi della democrazia, quelli che permettono al popolo di essere effettivamente "sovrano", non possono lasciarci indifferenti o farci dire che la democrazia vive soltanto nelle "enclaves" in cui esperienze di lotta, di conflitto, di pratiche di autogoverno la rigenerano.
Si torna in questo modo, anche se in altri termini, alla distinzione che un tempo si faceva fra "democrazia sostanziale" e "democrazia borghese" (e la prima era quella autentica - ma poi ci si accorse, con grande ritardo, che laddove si riteneva che fosse praticata costituiva soltanto una finzione -, mentre la seconda veniva accettata solo come passaggio temporaneo).
Mi sembra, invece, ormai acquisito che la democrazia, intesa evidentemente come insieme di aspetti diversi che caratterizzano la vita democratica (divisione dei poteri, libertà di associazione e d'informazione, rispetto di alcuni principi fondamentali - quelli che da noi sono individuati nella Costituzione - e dei diritti umani di tutte e di tutti, laicità dello Stato, valorizzazione delle autonomie locali e della partecipazione), e non solo, quindi, come momento elettorale, costituisce un valore fondamentale, da difendere e da sviluppare. La democrazia, in altre parole, considerata come un processo che si nutre di idee, di libertà di pensiero, di progetti di trasformazione, in cui si avanza e si arretra, di cui i conflitti, naturalmente non violenti, sono elementi indispensabili.
Tutto l'opposto di quella visione statica, oggi prevalente, che si limita ad un elenco di norme per l'elezione delle assemblee elettive e ad alcune regole per l'esercizio del potere da parte degli esecutivi (con la tendenza, per di più, a centrare l'attenzione sulla funzionalità degli organismi di governo e vedendo tutto il resto come un insieme di "lacci e laccioli" che sono di ostacolo all'esercizio del potere).
Proprio grazie anche alle lotte del movimento operaio, la democrazia, attraverso un lungo, complesso, contraddittorio cammino, si è ampliata, diventando uno spazio non più riservato ai soli uomini dotati di determinati requisiti d'istruzione e di censo (quel club "liberal-borghese", frutto anch'esso, comunque, di un'altra rivoluzione), ma aperto a tutte ed a tutti, donne e uomini [con l'impegno dello Stato repubblicano, così com'è stabilito nella nostra Costituzione all'articolo 3, a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese" - in quelle poche righe vi è un vero e proprio programma di lavoro volto a far diventare davvero il popolo "sovrano" ed a dare gli strumenti per governare anche alla cuoca di leniniana memoria -].
Ebbene, si sta andando adesso in direzione opposta: la democrazia sta regredendo progressivamente, sempre più velocemente e pericolosamente (a "passo di gambero", direbbe Umberto Eco), e torna ad essere territorio riservato a chi possiede più ricchezze, detiene gli strumenti d'informazione, rappresenta i poteri forti, o comunque è in buoni rapporti con loro (siano essi il Vaticano, la Confindustria, le grandi Banche ed imprese finanziarie), con la cloroformizzazione dell'opposizione ed il quasi totale annullamento, o riduzione nelle riserve, delle minoranze maggiormente critiche. Che poi è l'attuazione per gradi del piano eversivo di Licio Gelli e della sua P2
Perciò ogni progetto di sinistra non può oggi non avere alla base la difesa, e/o la riconquista, della democrazia così com'è definita nella Costituzione.
Vi son più cose ...
Lo stato comatoso della democrazia, della politica, della sinistra nel nostro Paese possono indurre indubbiamente allo sconforto, al ritiro nel privato, all'abbandono di ogni impegno direttamente politico.
Eppure, parafrasando Amleto e rivolgendosi a noi stesse/i invece che all'amico Orazio, si potrebbe - si dovrebbe - prendere atto che "vi sono più cose in cielo e in terra, care compagne e compagni, di quante se ne sognano nelle nostre filosofie - timide, subalterne, identitarie, autoreferenziali, schiacciate sul teatrino politichese attuale -".
Continua ad esistere una rete diffusa di esperienze, di buone pratiche, di interventi quotidiani solidali, di lotte, di saperi che nascono dai movimenti, dalle attività di base, dai soggetti culturali non omologati, dalle elaborazioni personali e collettive di chi comunque non si adatta all'esistente. Nei territori, nell'associazionismo, nel volontariato, nella scuola e nell'università, nel mondo del lavoro sempre più frammentato, fra le giovani ed i giovani che non si rassegnano al loro ruolo di precari, nelle realtà autorganizzate, nelle zone di confine, e ve ne sono molte, fra la creatività, la conflittualità, le istituzioni locali.
In molte persone risulta ancora presente, anche se non si manifesta con continuità, una voglia di cambiamento, di socialità, verrebbe da dire di "bella politica", se anche questa espressione non fosse un po' "sputtanata" dall'uso che ne è stato fatto (da parte di Veltroni e di altri), che il berlusconismo imperante non è riuscito, per adesso, a sopire, a reprimere, ad annullare.
E' a questo insieme di energie e di potenzialità che un processo costituente intenzionato a dar corpo, passo dietro passo, alla sinistra del duemila deve rapportarsi, è qui che deve trovare le sue radici, la sua linfa vitale, la sua ragione di essere, è uscendo dai recinti attuali e producendo un interscambio con quanto di vitale si riscontra tutt'intorno che è possibile riscoprire la dimensione del sogno collettivo, del progetto concretamente utopico, del futuro da costruire insieme, che, in altre parole, si può recuperare la volontà di cambiare il mondo.
Tenendolo strettamente unito, questo progetto, alla difesa della democrazia costituzionale ed alla riforma, in profondità, della politica (avendolo cioè ben chiaro che senza un'azione immediata, la più ampia possibile, per difendere l'assetto democratico del Paese e senza una riqualificazione del "far politica" nessuna sinistra nuova potrà nascere).
Uscire dai recinti 
E' tempo, quindi, di uscire dai recinti, di rimettersi in discussione, di fare del "metissage" (o meticciato, per dirla all'italiana) l'asse portante della ricostruzione della sinistra.
Quello che è valido, infatti, per la società, anzi per l'intera umanità, può esserlo anche per la politica - e particolarmente per la ridefinizione di una forza che abbia ancora come obiettivo la trasformazione del mondo - [a quanto affermava padre Balducci - "le donne e gli uomini del futuro o saranno donne ed uomini di pace o non saranno" - si potrebbe aggiungere "l'umanità del futuro o sarà meticcia o non sarà (in quanto, se non avverranno sani rimescolamenti di persone e popoli, si cadrà nella spirale dei conflitti, più o meno armati, indicati spesso come "scontri di civiltà", ma sarebbe più giusto dire fra "inciviltà", mossi da interessi economici e intrecciati, nel contempo, a motivazioni ideologiche e religiose)].
Risulta molto importante, in un momento di gravissima crisi del sistema capitalistico a livello globale, riconsiderare il pensiero di Marx (lo si fa anche da destra, anche se strumentalmente, per salvare il sistema, e non certo per cambiarlo), ma la sinistra del 2000 non può basarsi soltanto su questo.
Ha bisogno, per rigenerarsi e rilanciarsi, di costruire nuove elaborazioni in cui le analisi del BVZM
("Buon Vecchio Zio Marx", come lo si definirebbe sul fumetto "Martin Mystere") si intrecciano profondamente con quanto è venuto alla luce nel corso del Novecento, che non ha visto soltanto guerre, orrori e stragi, ma anche l'emergere con forza del femminismo, dell'ambientalismo, di un nuovo tipo di pacifismo collegato strettamente alla nonviolenza come energia attiva di cambiamento (oltre al pensiero di Gramsci e ad altri "attrezzi" politico-culturali del secolo breve , che non sono da buttare).
Non è sufficiente aggiungere qualcosa, orecchiato leggendo superficialmente quanto elaborato da femministe, ambientalisti, pacifisti nonviolenti, ai vecchi progetti e programmi.
Occorre prendere atto delle trasformazioni profonde che ciò comporta nel modo di analizzare la realtà, di pensarne l'evoluzione, di progettare il futuro (da qui l'esigenza del "meticciato", dell'incrocio cioè fra pensieri ed esperienze assai diversi fra loro).
Assi delle nuove elaborazioni devono allora diventare:
- la coscienza del limite, rispetto alle risorse, siano esse quelle energetiche oppure il territorio oppure gli elementi naturali indispensabili come l'acqua (da collegare alla riscoperta dei beni comuni e ponendo così fine alla folle rincorsa alle privatizzazioni ed alla venerazione del mercato);
- il superamento del produttivismo come punto determinante dello sviluppo (nella cui valutazione si dovrà passare dai parametri quantitativi a quelli qualitativi),
- l'acquisizione del fatto che il patriarcato dominante determina situazioni di ingiustizia intollerabili, nei rapporti fra i generi, ma non solo,
- il considerare il no alla guerra, comunque e dovunque, punto irrinunciabile da cui non è possibile tornare indietro in nessuna occasione,
- l'individuazione della nonviolenza quale principio attivo di cambiamento, rovesciando il punto di vista tradizionale che vede nell'uso della forza l'elemento principale per mutare l'ordine delle cose.
Spazi in cui pensare il nuovo e ridare senso al futuro
Mentre si agisce, il più unitariamente possibile, rispetto alle emergenze (riguardano, come si è già visto:
- la difesa della democrazia e della Costituzione, che significa anche lotta per la scuola pubblica, per la laicità, per la libertà d'informazione;
- il razzismo dilagante, che ha il suo elemento centrale nei provvedimenti governativi e che va contrastato con forza;
- a crisi economica, che colpisce un numero sempre più grande di persone e che necessita di risposte urgenti, in un'ottica ben diversa da quella che ha ispirato Berlusconi e soci)
e si cerca di attivare occasioni d'incontro, di confronto, di aggregazione a livello politico e sociale, è necessario anche dar luogo a spazi di riflessione e di elaborazione che approfondiscano i temi collegati a quegli assi su cui si devono sviluppare le nuove elaborazioni.
Indico qui alcuni nodi insoluti da approfondire, o risolti solo in parte, senza avere la pretesa di essere esaustivo:
- cosa si intende con il termine "decrescita";
- cosa significa assumere l'ambiente - la sua difesa - come punto centrale delle politiche per il lavoro, per il territorio, per la mobilità;
- come si avvia concretamente un ripensamento in profondità del ruolo maschile, su cui si possano ricostruire nuovi rapporti fra i generi, in modo da abbattere il potere patriarcale, che causa discriminazioni e violenze continue nei confronti delle donne;
- a quali cambiamenti, nel modo di pensare, si deve giungere per una condivisione ampia, senza riserve mentali, del metodo della nonviolenza come elemento attivo di trasformazione;
- come si declina oggi il tema del lavoro dipendente (non più lavoro ma lavori; spesso non più dipendente in senso tradizionale ma con caratteristiche - quasi sempre illusorie - di autonomia e di indipendenza della singola persona; non più - generalmente - ambito come posto fisso e immutabile ma ricercato con possibilità di personalizzazione dell'attività e di mobilità, nel tempo, da un'occupazione ad un'altra) e come vi si collega la prospettiva della difesa dei diritti, con quale ruolo del sindacato e dell'azione collettiva;
- quale radicali revisioni nel sistema formativo, in un'ottica di educazione permanente, comporta una mobilità fra i lavori che non sia, com'è attualmente, soltanto precarietà;
- in che modo il cambiamento di usi e consumi, reso necessario dalle esigenze ambientali, dalla coscienza del limite, dallo sviluppo di un rapporto nonviolento anche con la natura, si trasforma da testimonianza di individui e di piccoli gruppi in politica complessiva;
- come va riconsiderata e ridefinita la programmazione democratica dell'economia per recuperare il ruolo della politica nei confronti di un'attività economica completamente dominata dal mercato, o, meglio, dai poteri finanziari che lo orientano (con la politica come ancella, chiamata a sostenerli quando il mercato crolla),
- quale contributo può venire ad un ripensamento dell'economia dal ruolo della cooperazione e dalle attività del cosiddetto terzo settore (sapendo distinguere, al loro interno, il grano dal loglio);
- come occorre ripensare la politica internazionale, partendo dal presupposto del no deciso alla guerra e considerando comunque la complessità della situazione, non più sintetizzabile - ammesso che un tempo sia stata possibile una tale semplificazione - nella contrapposizione fra campo imperialista e campo antimperialista (va tenuto conto infatti di una serie di altri fattori - il terrorismo, che è l'altra faccia della guerra, da cui è alimentato; i fondamentalismi, in crescita dovunque; l'emergere di nuove potenze, tendenti anch'esse a dominare e non a costruire alternative ai dominatori assoluti del recente passato; il ruolo degli organismi economico-finanziari di livello mondiale; la questione, fondamentale, della sopravvivenza del pianeta, sempre più a rischio; il divario crescente, nonostante le ripetute enunciazioni contro la povertà, fra paesi impoveriti e paesi arricchitisi sull'impoverimento altrui, divario che certo l'attuale crisi globale non intacca, etc.).
Una pluralità di contributi
In molti interventi, prese di posizione, programmi di attività che si sono visti in questi mesi, ad opera di singoli, di gruppi, di partiti (interventi, prese di posizione, programmi messi in contrapposizione, abbastanza spesso, gli uni agli altri), vi sono spicchi di verità, che diventano però di ostacolo ad una ricerca comune (in cui far convergere energie e risorse le più diverse) quando pretendono di costituire il punto centrale intorno al quale deve ruotare tutto il resto.
Come negare, ad esempio, che si debba andare verso una forza politica con una dimensione sociale, in grado di rapportarsi alle donne ed agli uomini in carne ed ossa, avendo ben presenti le loro esigenze quotidiane, come prospetta chi ha in mente il "partito sociale"? Ma questo deve necessariamente tradursi in articolazioni del partito che operano sul piano sociale in concorrenza con quanto si muove autonomamente su tale terreno?
O non è piuttosto il nuovo soggetto politico che va costruito insieme da coloro che si muovono su piani diversi, ma con alcuni elementi di fondo comuni e nella prospettiva di realizzare un valido punto di riferimento, unitario, appunto, e plurale?
In effetti, nella costruzione delle indicazioni teoriche, progettuali e programmatiche, per la sinistra del futuro, non bisogna certo partire da zero (caso mai, da 3, alla Troisi).
Vi sono saperi ed elaborazioni frutto ricerche, studi, esperienze diverse, che risultano preziose ai fini di un tentativo del genere. Penso, in particolare, a titolo esemplificativo di tutto il "materiale" esistente :
- a quello che è emerso in precedenti incontri centrati sulla necessità di dare risposte "di sinistra" alla crisi;
- alle indicazioni che annualmente elabora "Sbilanciamoci";
- alle elaborazioni, già citate, emerse nella preparazione dell'iniziativa "Democrazia chilometro Zero", a partire dal documento "Democrazia insorgente", e nell'ambito del progetto "Per un soggetto politico non elettorale";
- ai contributi che provengono da percorsi come quello della Rete del Nuovo Municipio, oggi in difficoltà, ma ricco comunque di spunti interessanti, specialmente sui temi della partecipazione e di un nuovo rapporto fra democrazia rappresentativa e democrazia diretta o di base;
- alle indicazioni prodotte dai movimenti nella stagione della loro massima espansione (fine secolo scorso ed inizi del duemila), indicazioni ancora attuali, se non altro per quanto riguarda l'individuazione e la denuncia dei problemi emergenti (si stanno verificando, infatti, con sempre maggiore evidenza, i guasti della globalizzazione neo-liberista messi in luce dai Social Forum);
- ai numerosi "saperi", settoriali e generali, sviluppatisi all'interno di realtà associative e in rete fra loro, di iniziative di confronto, di situazioni di lotta (delle donne, degli ambientalisti, dei pacifisti, degli antirazzisti e delle/dei migranti, delle lavoratrici/dei lavoratori - e delle loro organizzazioni - attive a difesa dei propri diritti, delle studentesse e degli studenti, dei gay/delle lesbiche/dei transessuali, di chi agisce per la laicità dello Stato, di quanti mantengono una visione critica nel mondo della formazione e della ricerca, delle formazioni politiche, o parti di esse, ancora in grado di produrre pensiero).
Un confronto aperto
E' essenziale che il confronto si mantenga aperto anche con chi non partecipa direttamente al processo costituente.
Si è visto in passato, nei momenti più alti del movimento contro la guerra, ad esempio, come sia importante la "contaminazione" fra diversi, nella logica del "meticciato", evitando le chiusure settarie e gli esami di purezza ideologica a chi partecipa alle iniziative di lotta.
Tre, infatti, sono, a mio parere, le caratteristiche per riuscire ad andare oltre le ristrette cerchie degli addetti ai lavori di ciascun gruppo di riferimento:
- l'individuazione di alcuni elementi comuni di fondo (la base di partenza, il "minimo comun denominatore");
- la volontà ferma di superare il vizio di autoreferenzialità da cui un po' tutte/i siamo afflitte/i;
- la disponibilità a verifiche - da qui l'esigenza, in ogni momento, di ampi confronti - di se stessi e del proprio modo di pensare e di essere ("in lode del dubbio").
Vi è un altro ingrediente necessario perché il processo citato funzioni davvero: si tratta di un elemento preliminare, fin qui piuttosto trascurato, e cioè l'esigenza di rivedere profondamente le relazioni fra le persone (Paul Ginsborg suggeriva, quasi un anno fa, di dedicare a questo argomento uno specifico momento di riflessione, con il proposito di elaborare una specie di decalogo al riguardo).
Si può dire che l'incattivimento generale della società abbia colpito anche a sinistra, aggravando la tendenza, presente anche in passato (costituisce un retaggio, mai completamente superato, dello stalinismo), a vedere in chi ha opinioni diverse dalle tue un traditore, un agente dello schieramento avverso, un nemico. Da qui sono scaturite diffidenze, e difficoltà anche a confrontarsi, che pesano particolarmente nella situazione fiorentina.
Un'ulteriore considerazione urge, a parer mio, a proposito del rapporto fra i generi.
Un segnale di come si sia affrontato in modo superficiale, spesso a livello solo di enunciazioni , questo tema fondamentale si ha esaminando la reazione che vi è stata anche in gran parte della sinistra di fronte al Berlusconi-gate.
Infatti, in generale, tale episodio non è apparso con chiarezza nella sua dimensione di scambio sesso-denaro-potere e di stravolgimento della democrazia, con una visione della donna che la riduce ad oggetto, da usare (con il Cavaliere/premier "utilizzatore finale") o, comunque, "preda" da conquistare (nella versione "dongiovannesca"). Si sono avute notevoli incertezze fra il considerare la questione, tutto sommato, un fatto privato ed il ritenerla secondaria rispetto ai problemi veri del Paese.
Si impone, quindi, un supplemento, molto serio, di discussione.
Nota finale (il "big bang" che avvia il processo)
Ho cercato, attraverso questo insieme di riflessioni, probabilmente un po' confuse, di motivare, prima di tutto a me stesso, l'esigenza di perseverare nella ricerca di una via diversa per la ricostruzione della sinistra, avendo ben chiaro che non si tratta di un' impresa facile e scontata, né di breve periodo.
D'altra parte, ci siamo ripetuti più volte che occorre agire in profondità a livello culturale per incidere su un senso comune che risulta egemonizzato dal berlusconismo, dal liberismo, dal "revisionismo" (nei confronti dell'antifascismo e della Costituzione).
Si tratta di un lungo percorso, che ha bisogno di una crescita di energie e di risorse in corso d'opera, di un respiro che superi i limiti localistici, permettendogli di divenire regionale e nazionale e collegandolo anche ad una dimensione europea.
Difficilissimo è individuare le modalità dell'avvio, il "big bang" che metta in moto il processo. Ma proprio perché si prospetta di lunga durata, con grandi ostacoli iniziali e con tratti poi molto impervi, il cammino andrebbe iniziato subito, con pazienza e tenacia, nonché apertura al confronto, assumendosi qualche rischio e, soprattutto, cercando di imboccare la direzione giusta.

 

Ancora Nelle Tende - 23 ottobre 2009



Il 23 di ottobre 2009 all'Aquila almeno 4mila aquilani sono ancora ospiti delle tendopoli: sono passati 197 giorni dall'evento sismico.

Quelli che i media hanno definito "irriducibili" non sono di persone che hanno deciso di rimanere lì per capriccio, né di facinorosi: sono persone che per esigenze di vario genere hanno bisogno di rimanere all'Aquila (lavoro, figli, genitori, parenti, impossibilità al pendolarismo per vari motivi, necessità mediche...) e devono rifiutare collocazioni a decine e decine di chilometri di distanza, in alberghi, dopo sei mesi di vita in tenda.
Se fossero state ascoltate le richieste di chi da tempo sottolineava come le scelte - tutte dall'alto - di questa gestione post-sisma contenessero gravi errori di valutazione, oggi forse non ci si troverebbe in questa situazione.
Il piano di gestione post-sisma, che, per la prima volta nella storia della gestione dei terremoti e dell'emergenza ha visto la scelta di saltare a pié pari la fase dei moduli rimovibili mostra ora almeno una parte delle sue gravi criticità. Le altre - consumo permanente del territorio, disgregazione sociale in new town - mostreranno i loro effetti nei prossimi anni. 


http://www.youtube.com/user/IKPRODUZIONI 

La CIA dietro gli attentati in Iran ?



In questa intervista, rilasciata a Russia Today il 20 ottobre scorso, Webster Tarpley conferma le accuse lanciate da Ahmadinejad, e spiega i retroscena che collegherebbero la CIA al gruppo Jundallah che ha rivendicato gli attentati della scorsa settimana in Iran. 

http://www.youtube.com/user/luogocomune 

Emergenza artificiale in vista della legge marziale ?


















Ci siamo: il presidente Obama (un bravo burattino obbediente agli ordini) ha dichiarato lo stato di emergenza per l'influenza suina, nonostante non ci sia nessuna emergenza, nonostante l'influenza AH1N1 sia un'influenzetta come le altre, nonostante la bassa mortalità di questo forma di influenza rispetto alle altre influenze stagionali, nonostante tutte le statistiche relative alla diffusione di questo virus siano ormai truccate.

Che senso ha per esempio l'affermazione riportata dalle agenzie di stampa e dai mass-media relativa a "milioni i casi segnalati, oltre 20 mila i ricoveri e mille morti, di cui 100 bambini" se ormai la diagnosi (in USA come in Italia) la si fa solo in base ad un'esame del quadro clinico ed è quindi virtualmente impossibile distinguere un caso di influenza suina da un caso di influenza stagionale o di sindrome parainfluenzale?

Sul sito del quotidiano La Repubblica leggiamo che "La dichiarazione di emergenza nazionale da parte del presidente permette anche, alle autorità sanitarie, di bypassare alcuni adempimenti previsti dalle norme federali. La settimana scorsa era stata ventilata la possibilità di ritardi nella consegna dei vaccini anti-influenzali".

Ovviamente su tale sito non leggeremo mai tutta la verità, ovvero che tale menzognera dichiarazione serve a porre le basi per l'instaurazione della legge marziale ed imporre vaccinazioni obbligatorie con vaccini a dir poco venefici (contenenti mercurio, squalene e probabilmente anche dei pericolosissimi agenti biologici). D'altronde abbiamo già segnalato l'esistenza di una legge marziale de facto che si andava instaurando in maniera silenziosa negli Stati Uniti, ed avevamo segnalato ancor prima (assieme ad altri) la realizzazione di campi di concentramento (che a questo punto potrebbero essere utilizzati per rinchiudervi le persone recalcitranti alle vaccinazioni o sottoposte ad un'arbitrario provvedimento di quarantena).

Ma già un anno fa avevamo testimoniato i preparativi per l'applicazione della legge marziale, ed il fatto che molti preti (pastori) statunitensi venivano arruolati come agenti governativi per l’instaurazione della legge marzial.

Abbiamo visto come la pandemia fosse già stata prevista (e talora preannunciata) prima che si verificasse il primo focolaio (al più presto dedicherò a tale tema uno specifico articolo) e non si può fare a meno di notare a questo punto, la straordinaria coincidenza nella tempistica degli eventi.

Dopo avere ricevuto il premio nobel per la pace, un presidente che ha allegramente continuato a dispiegare le sue truppe da combattimento in Medio Oriente (Iraq e Afghanistan) viene presentato come un angelo benefattore e forte di questa investitura firma il suo decreto per lo stato di emergenza. Un presidente che ha continuato a far avvelenare i suoi compatrioti con le scie chimiche, diventa premio nobel per la pace quasi contemporaneamente al varo definitivo del trattato di Lisbona (dopo che il No degli Irlandesi è stato annullato da una vergognosa delibera governativa e dopo che le nuove consultazioni referendarie - presumibilmente truccate - hanno finalmente dato l'esito desiderato): sarà il super stato dittatoriale dell'Europa Unita, primo passo verso l'instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, a diramare le direttive per l'instaurazione della legge marziale nei nostri paesi e indire vaccinazioni obbligatorie manu militari?

A tal proposito è utile menzionare un articolo del documento dell'OMS che consente a questo organo sovrannazionale di prendere il potere all'interno delle Nazioni aderenti all'OMS e alle Regolamentazioni di Salute Internazionali (194 paesi):

preparazione contro la pandemia influenzale
(documento dell' OMS) - pag.15

1.5.1 ASPETTI LEGALI
... Durante una pandemia, puo' essere necessario abbrogare la legislazione vigente o (individuale) per quanto riguarda i diritti umani. Esempi sono l'applicazione della quarantena (non tener conto della libertà individuale di movimento), l'uso della proprietà privata per scopi di ricovero sanitario, l'utilizzo di farmaci senza licenza, la VACCINAZIONE OBBLIGATORIA o la realizzazione di turni di emergenza in servizi essenziali. Queste decisioni hanno bisogno di una struttura legale riconosciuta al fine di garantire una valutazione trasparente che si assuma la responsabilità delle decisioni prese, e garantisca coesione con la legislazione internazionale (Regolamentazioni di Salute Internazionali).

Fonte: www.who.int sito ufficiale dell'OMS (World Health Organization)

A questo punto possiamo persino azzardare un quadro secondo il quale l'uragano katrina, il terremoto in abruzzo ed altre calamità innaturali siano state artificialmente create anche allo scopo di testare sul campo i preparativi per la legge marziale, giustificando al tempo stesso agli occhi della popolazione l'aumento di poteri conferiti alle agenzie di "protezione civile" ed ai militari in caso di particolari avversità.

E col senno del poi possiamo ipotizzare che tutto ciò era finalizzato all'operazione che si realizza sotto i nostri giorni, la creazione di un'epidemia artificialmente gonfiata come escamotage per abolire le libertà civili, implementare la legge marziale, costruire un governo mondiale dittatoriale, avvelenare la popolazione mondiale coi vaccini, ridurre i sopravvissuti ad un ammasso di zombie.

D'altronde che tutto sia stato previsto e pianificato accuratamente lo provano anche le Illuminati cards, carte di un gioco da tavolo del 1995, che vedete qui riprodotte, nonchè il fatto che la versione cinematografica del libro Io sono leggenda ambienta la strana epidemia che riduce gli uomini a degli zombie proprio nel 2009 (mentre nel libro tale data non compare).

Invito quindi tutti a leggere attentamente il dossier sull'influenza suina realizzato dal medico canadese Jean Jacques Crèvecoeur, il quale ha compiuto un egregio lavoro di ricostruzione della vicenda nel quale ricompone tutti i pezzi del puzzle arrivando a conclusioni perfettamente in linea con quelle del sottoscritto e della giornalista Burgermeister. Il dossier è stato pubblicato all'inizio di settembre e già molte delle cose da esso preannunciate si stanno (purtroppo) realizzando.

Leggi e diffondi il dossier di J. J. Crèvecoeur oppure scaricalo da mediafire, e soprattutto metti in opera quanto da egli suggerito come piano di azione.

Leggi il dossier sull'influenza suina ed i vaccini tossici.

Scaricalo sul tuo Pc e diffondilo



http://scienzamarcia.blogspot.com


Trovo interessante anche questo articolo :


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6405 


dove viene messo in evidenza con quali tipo di lotte interne Obama abbia a che fare , forse che il presidente non è il vero capo degli USA ?

DA NON DIMENTICARE. DA FARE
















DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Le persone devono urgentemente imparare a tornare protagoniste sia dell'informazione che dell'azione civica, e non, anzi, mai seguaci o fans dei 'personaggi forti' che sanno, che possono, che contano. I 'personaggi forti' devono invece divenire 'piccoli' al servizio dei forti, che siete voi persone. Ecco i passaggi per arrivare a ciò:

Ogni volta che voi pubblico ascoltate o leggete il lavoro di chi vi informa, dovete imporvi di pensare che si tratta solo di fonti, non di oracoli, ma fonti da ascoltare a debita distanza, fra le tante altre fonti che ascolterete. Dovete arrivare al punto dove non esista più la relazione col giornalista 'personaggio/divo/esperto', che va visto sempre come un vostro consulente fra i tanti. Per far comprendere a chi legge quale dovrebbe essere l’atteggiamento esteriore e interiore di una cittadinanza sana nei confronti di chi li informa, chiuque egli/ella sia, vi chiedo di immaginare come il Consiglio di Amministrazione di un gigante industriale – per es. la Microsoft Corporation – si relaziona con un loro consulente.

Lo convoca, gli dice senza troppe storie “Prego si faccia avanti, ci dica”, lo ascolta e poi “Bene, grazie, si accomodi”. Punto. E il consulente saluta e si mette da parte piccolo e secondario, per lasciare ai manager l’importante compito esecutivo. Ora, un pubblico di cittadini sani deve sentirsi esattamente come il management, cioè al centro del potere e delle decisioni, e deve ridurre gli odierni 'giornalisti/divi/esperti' al ruolo del consulente.

Oggi purtroppo accade l’esatto contrario: il 'giornalista/divo/esperto' troneggia, sentenzia, lancia diktat, e il pubblico piccolo piccolo lo adora, lo ammira, e, peggio, si raggruppa in fans club e ‘parrocchie’ dal seguito quasi sempre acritico. Ed è tristemente emblematico che l’immaginario colloquio che ho sopra descritto sia nella realtà di oggi esattamente il modo in cui, al termine della serata-dibattito con l’esperto/divo, viene invece accolto il pubblico quando chiede timidamente la parola: i 'personaggi' gli dicono “Prego si faccia avanti, chieda”, e poi “Bene, grazie, si accomodi”, cioè torni piccolo piccolo, marginale. I 'personaggi' troneggiano, firmano autografi, sono al centro. Voi ai margini. Assurdo, deleterio.

In questo modo la gente è solo sospinta a rimanere secondaria, cioè si annulla e non crescerà mai. La gente deve ripensarsi Consiglio di Amministrazione, e mettersi sempre al centro. (da L'Informazione è Noi)


Nell'azione civica/politica, per contrastare (se ancora sarà possibile) il Potere, ecco i passaggi:

- Studiarlo a fondo, per capire chi veramente è (non è la Casta, non è la mafia, non è la Chiesa), che storia ha avuto, fin dove è arrivato, con quali armi si muove, cosa sta pianificando per il futuro.
- Formarci in un esercito di attivisti di ampiezza nazionale. Mettere quindi da parte le differenze che separano i nostri gruppi che formano i Movimenti, cioè rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile di attivisti al lavoro ovunque, sempre, con linee guida universali, sempre le stesse e con metodi in perenne evoluzione.

- Capire che cosa, in questo periodo della Storia, innesca il cambiamento, quale vettore, quale tipo di interazione umana. Individuare queste chiavi di svolta con precisione, così come si isola una molecola benefica.
- Studiare di conseguenza una comunicazione immensamente abile per attirare l’attenzione del mondo della GENTE COMUNE.
- Studiare i metodi per rendere la comunicazione gradevole ma penetrante.
- Diffonderci nei LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, implacabili, pazienti, tutto l’anno, per tentare di creare un consenso opposto a quello oggi dominante usando quei metodi attentamente studiati. Essere presenti in modo massiccio nelle scuole e università.
- Sopra ogni altra azione, ci deve essere il tentativo da parte degli attivisti di trovare l'ANTIDOTO alla paralisi della partecipazione dei cittadini alla polis. Se non sapremo sbloccare la cittadinanza paralizzata, inattiva, apatica di fronte a qualsiasi scandalo e persino orrore, abbiamo perso, perché quella paralisi è stata, è, e sarà l'arma finale del Potere.

- Essere molto ben finanziati, cioè cercare e ingaggiare sponsor ‘illuminati’ capaci di vedere il vantaggio di lungo termine di un mondo più giusto. Senza finanziamenti è inutile persino pensare al cambiamento.

- Sapere che è una strada in salita, poiché si tratta di invitare milioni di persone a scelte impopolari, a rinunce, a mutazioni di stili di vita, ma a saper vedere però la CONVENIENZA FINALE di un mondo più in equilibrio. Cioè dirgli: oggi il Sistema ti illude di guadagnare subito dieci ma non ti rendi conto che ti fa perdere mille; noi ti diciamo che ti conviene perdere oggi dieci ma guadagnare mille nel tuo futuro. Questa è la logica di ogni speranza.

Non c’è altra strada. Non c'è.
(da High Octane Capitalism Ahead)

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153
26.10.2009

LA “BOLLA” PROSSIMA VENTURA
















DI F. MAURIZIO BLONDET
falsoblondet.blogspot.com/

Stanno preparando il terreno.
Il declino del dollaro, ormai a 1,50 sull’euro, è tale terreno.
Per la nuova “bolla speculativa” sulle “commodities”, che sono qualunque bene legalmente trafficabile, dai metalli preziosi alla pancetta di maiale passando, naturalmente, per gli idrocarburi.
A qualcuno sfugge, perciò giova rammentarlo, che essendo ogni merce, a livello internazionale, trattata in dollari americani, il calo della divisa USA ne fa aumentare il prezzo.
Giacché il dollaro “forte” dei mesi scorsi ha fatto sgonfiare la “bolla” precedente.
Da noi, ad esempio, il grano, sia tenero sia duro, sta adesso a un minimo storico.


Bisogna dunque valutare un paio di cose.
La prima è che la discesa della moneta americana è PILOTATA dalle solite lobbie di speculatori globali. Il dollaro NON arriverà mai però a mezzo euro al cambio, come sostenuto da qualcuno, perché significherebbe il tracollo degli USA come leader mondiale.
Non lo consentirebbero, nonostante i “fondamentali” da fondo del barile raschiato dell'unica superpotenza rimasta.

Il deprezzamento è fattore momentaneo solamente in chiave speculativa. In quanto il “vantaggio competitivo” per l’industria a stelle e strisce è insignificante dato che loro non producono più nulla!
L’altro fine per cui si crea la bolla in fase di gestazione è, attraverso l’aumento dei prezzi delle materie prime a cominciare dal petrolio, di GENERARE INFLAZIONE.
E l’inflazione farà da “apripista” all’innalzamento dei tassi bancari ora quasi a zero sia in Europa che in Nordamerica e Giappone. Poiché il ciclo bancario prevede che a un periodo di tassi alti ne segua uno di tassi bassi poi ancora tassi alti e così via. Ovvio perché il sistema creditizio dopo avere, per un certo tempo, “seminato” mutui a tasso variabile irrisorio DEVE poi “mietere” il raccolto incrementando l’ammontare dei ratei di quei prestiti. In modo che per gli istituti la redditività, il “punto d’indifferenza” sia in linea col mutuo erogato a tasso fisso, in questo momento assai più alto.
Elementare, Watson!

Già la banca centrale australiana ha alzato il “prime rate” di un quarto di punto (1) e sarà presto seguita dalle altre.
Ma come sempre, il mondo reale non è mai uguale al mondo virtuale disegnato nei modelli di matematica finanziaria.
Nel “mondo reale”, nonostante la possibilità di ottenere denaro a tassi bassissimi, NON c’è stata la “ripresa”.
In America i fallimenti delle piccole imprese commerciali si susseguiono a ritmo incalzante, così i pignoramenti delle case e le “sofferenze” nel settore delle carte di credito. Le banche continuano a chiudere, più di 100 ne sono fallite dall’inizio del 2009. Sui “fondi pensione” meglio stendere un velo pietoso altrimenti si andrebbe a toccare un verminaio sul quale non basterebbero una dozzina di articoli. I dati britannici sulla contrazione dell’economia nel terzo trimestre sono da brivido (2), la peggior serie dal 1955.

In italia, mentre ad arte i politici distraggono la popolazione con le vaccate sul “posto fisso”, i veri dati macroeconomici sono celati. Il precariato fu introdotto (come nel resto del mondo) per facilitare l’entrata d’immigrati nel mondo del lavoro e giustificarne la presenza. Altrimenti, senza la possibilità di sbarazzarsene, un imprenditore difficilmente assumerebbe un cingalese o un magrebino che non conosce la lingua, meno che meno il concetto di rispetto degli orari lavorativi.
Nella società “fluida” anche il mondo del lavoro deve essere “liquido”, tutto qui.
Ogni altra considerazione in merito al rapporto di lavoro è pura accademia.
Più interessante sarebbe discutere del calo cospicuo dei consumi elettrici (3) il quale, in un paese come questo con sensibilità ambientale pari a zero, è inutile sperare sia dovuto ad un impegno sul fronte del risparmio energetico!
Così come notevole è l’ormai ordinaria flessione delle vendite al dettaglio a dispetto del crescere della popolazione residente per via dell’immigrazione indomabile.

Il Monte dei Paschi di Siena, gloriosa banca toscana, in crisi nera di “patrimonializzazione” dopo l’acquisizione di Antonveneta, aderirà ai cosiddetti Tremonti-bond, il “TARP” degli italioti (4).
Cioè Montepaschi (dopo Banco Popolare e Popolare Milano) emetterà 1,9 MILIARDI di euro di bond acquistati (“sottoscritti”) dal ministero del tesoro senza che voi contribuenti abbiate mai avuto intenzione, né rilasciato esplicita autorizzazione a usare i denari delle vostre tasse nei giochetti di “acquisizione creativa”.

La bufera sta arrivando e sembra essere davvero impetuosa.
Tuttavia a fronte di un quadro economico deludente il “dogma” speculativo, imposto dagli opulentissimi “padroni del vapore”, impone un rialzo dei corsi. Il costo del denaro, l’EURIBOR eccetera saliranno SENZA la presenza di un sostanziale miglioramento dell’economia. Anzi, una pallidissima ripresa subordinata al costo delle materie prime artificiosamente gonfiato nella “bolla”.
Per contentare chi ora sta comprando “commodities” a prezzi stracciati, e tra sei mesi vorrà rivendere a prezzi almeno raddoppiati o triplicati con guadagno ingentissimo.
Sempre elementare, Watson!

E’ questa la nozione base di “fuffa” finanziaria: variazione dei prezzi per speculazione a spese dei poveri di tutto il mondo.
Evviva la globalizzazione! I miserabili sono ancora più miserabili all’unisono su tutto il globo!
Questa sì che è vera equità!
Ciò non farà infine che deteriorare sociale la situazione italiana e mondiale.
Il terzo mondo, in particolare, soffrirà la fame, assetato di giustizia muoverà ancora rivolte contro il costo stratosferico di riso, granaglie, carne, gli alimenti base.
Però stavolta non limitato a quelle zone.
Altro giro, altro regalo della giostra della finanza terminale sempre più vorticosamente roteante, sempre più rovinosamente prossima all’abisso.
Lo spettacolo sarà il medesimo, sempre più orribilmente ripugnante.

F. Maurizio Blondet
Fonte: http://falsoblondet.blogspot.com
Link: http://falsoblondet.blogspot.com/2009/10/la-bolla-prossima-ventura.html
23.10.2009

1 ) http://uk.reuters.com/article/idUKTRE5950IH20091006
2 ) http://www.reuters.com/article/newsOne/idUSTRE59M1IX20091023
3 ) http://www.pressweb.it/10/08/terna-calano-i-consumi-di-energia-elettrica-a-settembre.htm
4 ) http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200910160949234076&chkAgenzie=TMFI&sez=news&testo=&titolo=Molte%20offerte%20per%20sportelli,%20contatti%20Mps-Tesoro%20per%20Tremonti%20bond