mercoledì 4 novembre 2009

Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione: la politica degli affari
















Martedì 03 Novembre 2009 Roberta Lemma 

Compagnia delle Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione. Lo slogan della Compagnia delle Opere è suggestivo: «un criterio ideale, una amicizia operativa». 
Una vera e propria setta, piu giovane e meno potente della Massoneria ma che contribuisce, nel suo piccolo, a dirottare soldi, favori e tutta l'economia territoriale di concerto alle altre grandi sette  con le quali si spartisce affari e interessi.
Presieduta prima da Vittadini, poi da Raffaello Vignali e adesso dal tedesco Bernhard Scholz.

Il loro giro d'affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti, il 69% dei quali opera nel Nordovest italiano. Nella stessa zona dove opera Giuseppe Grossi arrestato ni giorni scorsi per corruzione e frode fiscale, per la bonifica  - gonfiata - di Santa Giulia nel milanese e per le tangenti e mazzette pagate e ricevute e per i finanziamenti illeciti a partiti e politici per ogni favoritismo.

L'adesione alla Compagnia delle Opere tocca annualmente una crescita del 10% e questo perche, qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare in quella zona deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici. Sopratutto tra le medio – piccole imprese dove il fatturato è di circa 2 milioni di euro l'anno, i settori sono vari: edilizia, sanità, fiere, servizi ect. 

A livello manageriale, come vedremo, cresce la presenza di uomini targati Comunione e liberazione e Compagnia delle Opere, in campo internazionale, la Cdo ha già uffici in 12 Paesi stranieri e sta preparando lo sbarco in grande stile negli Stati Uniti.
Tutto questo, nonostante la crisi economica, ed è nei momenti di recessione che il peso di certi ambienti si fa schiacciante e di vitale importanza per la sopravvivenza di alcune imprese. Massimo Ferlini presidente della Compagnia delle opere spiega il perchè di questo crescente di adesioni in tempi di durissima crisi economica: « Noi facciamo in modo di veder superata la solitudine dell'imprenditore, creando reti di amicizia che hanno un impatto determinante sul business.

Sarebbe sbagliato paragonarci a Confindustria, perché noi associamo anche professionisti, non solo imprese. Ma soprattutto perché al centro della nostra azione c'è la persona, e non l'azienda». Gli uomini che nella rocca forte di Formigoni dettano legge in campo finanziario ed economico intrecciando pericolose amicizie politiche ad amicizie imprenditoriali, bancarie fino a congiungersi, talvolta, in quel di San Marino. Ogni settore ha una sua associazione, ognuna di queste piccole associazioni fa capo alla setta che le guida e le istruisce.

Principali partner sono Bombardier, Finmeccanica, Sai e Intesa Sanpaolo.
Il Cofidi-Compagnia delle opere, in collaborazione con Banca Intesa, facilitano  l'accesso al credito da parte delle pmi.  Alcune attività si appoggiano al partner pubblico come il  Coexport, il consorzio della Compagnia delle Opere  per l'esportazione, che ne  è punto operativo di Regione Lombardia in Argentina, Cile, Cuba, Germania, Kazakhstan, Romania e Stati Uniti.

La Compagnia delle Opere si occupa anche di stipulare accordi per conto di terzi, un esempio  è quello tra la Per spa di Peschiera Borromeo e la genovese Rgi. La prima, diretta da Stefano Sala è stata fondata nel 2007 e opera nel recupero dei danni derivanti alle imprese da incendi e allagamenti. La seconda, è stata costituita nel 1987 da Ercole Gialdi e si occupa della disinfestazione di opere d'arte con il metodo dell'anossia (mancanza di ossigeno), attraverso un macchinario brevettato che si chiama Veloxy.

Inoltre la Compagnia delle Opere agisce anche da mediatore permettendo di entrare negli affari che contano 3 aziende palermitane di informatica, la Sg Sait di Antonino Verro (system integration elettrica ed elettronica nel settore della sicurezza), la Glowing technologies e la Starbeam di Giovanni Termini. Dopo l'incontro, le tre aziende si sono fuse e hanno dato vita, insieme a marchi minori, a una nuova impresa: Cseven.

Naturalmente ricordiamo che Compagnia delle Opere è solo uno strumento di Comunione e Liberazione infatti il suo rappresentante storico,  Luigi Roth,  è da 9 anni presidente della Fondazione fiera di Milano (1 miliardo di patrimonio), oltre che di Terna e della Banca popolare di Roma, è anche consigliere di amministrazione  Pirelli, Avvenire, Cariferrara e Ospedale maggiore di Milano.
Maurizio Lupi è  amministratore delegato del Milano Convention center dal 1994, di  Forza Italia ed è stato per alcuni anni assessore all'Urbanistica del comune di Milano,  oggi vice presidente della Camera dei deputati e, soprattutto, capocorrente di Comunione e Liberazione  nei palazzi romani.
Inoltre, è considerato fra i papabili per la candidatura a sindaco di Milano dopo la scadenza del mandato di Letizia Moratti.
Anche perche la Moratti non va a genio a Salvatore Ligresti capo imprenditore e amicissimo di Forimigoni. Anche Lupi è una adepto fedelissimo del conflitto di interesse infatti,  nonostante l'attività politica,  non ha mai abbandonato gli incarichi manageriali in Fiera.
Presidente della Gefi, Gestione fiere, è Antonio Intiglietta, che è anche a capo della Compagnia delle Opere della  Lombardia. Gestione fiere, che organizza Artigianifiera ed Expo Italia Real estate, fattura 20,3 milioni di euro, con un utile netto di 3,3 milioni.  Intiglietta è tra l'altro presidente di Media Expo.

La  Compagnia delle Opere spesso affianca Promos, 'azienda speciale della Camera di commercio di Milano guidata da Bruno Ermolli, manager vicinissimo a Silvio Berlusconi,  nella promozione all'estero del sistema fieristico lombardo, condotta grazie a un finanziamento regionale. Il trait d'union fra le due realtà è Sandro Bicocchi, vice presidente di Promos ed ex direttore generale della Compagnia delle opere carica che ha lasciato per diventare prima amministratore delegato di Fiera di Milano International e poi amministratore delegato della società di software Opera 21.

Giorgio Vittadini quando lascia la guida della Compagnia delle opere  si  dedica alla costruzione della fondazione per la Sussidiarietà, il punto più oscuro di Compagnia delle Opere. La Sussidarietà  è  «una modalità di sviluppo, che riconosce e valorizza l'iniziativa del singolo, delle formazioni sociali e delle pmi». Praticamente affida al privato i servizi che erano pubblici potendo controllarne l'occupazione, l'uso e i finanziamenti. « Con la sussidiarietà la Regione Lombardia di Roberto Formigoni ha alimentato migliaia di società, cooperative e fondazioni», rileva Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, uno dei pochi oppositori agguerriti che il governatore ha in seno al Pirellone, «creando un potere parallelo che si autoalimenta e svuota lo Stato dall'interno».

Noi invece pensiamo che in una nazione liberale non dovrebbero esistere – sacchi – occulti e soprattutto non dovrebbero società con le mani in pasta ovunque occuparsi della gestione dei soldi pubblici.
Quanto vale la Sussidiarietà?
A livello nazionale è impossibile fare una stima, anche perché appalti, delibere e affidamenti sono divisi fra decine di migliaia di sigle. In Lombardia, negli anni della presidenza Formigoni, otto dei 16 miliardi di euro di spesa sanitaria sono passati ai privati. Di questi 8 miliardi, una buona metà è confluito nella galassia ciellina, attiva anche in formazione, istruzione, volontariato e servizi alla persona di vario tipo. Considerando tutto, per aziende e cooperative vicine alla Compagnia delle Opere  il business della sussidiarietà vale circa 5 miliardi di euro nella sola Lombardia. Lo stesso Giuseppe Grossi era uomo vicino alla Compagnia delle Opere e guarda caso ultimamente si era aggiudicato importantissimi appalti pubblici, ma è anche l'uomo scoperto nella lista con altri 552 nomi come evasore fiscale finito in una banca nel Texas. Chi comanda politicamente nel nord – est d'Italia?

Sia Comunione e Liberazione sia, naturalmente, Compagnia delle Opere sono alleate con la Lega  e quindi con il Popolo delle Libertà e  con le cooperative rosse emiliane, quindi con tutti i grandi nomi dell'alta finanza che questo spaccato porta con se. Centinaia di imprese nel confine tra pubblico privato, direttamente possedute o guidate da politici, ex o ancora attivi.
Come il gruppo Della Frera, che fattura circa 25 milioni di euro, impiega 500 dipendenti e controlla il Polo geriatrico riabilitativo (case di riposo a Milano e Cinisello Balsamo che operano in convenzione con la regione) e l'Hotel Villa Torretta, un quattro stelle di proprietà del Parco Nord Milano, che l'ha concesso in gestione gratuita per 60 anni in cambio della ristrutturazione.

Guido Della Frera da 15 anni è in politica con Forza Italia, prima come consigliere comunale di Milano e presidente della commissione Lavori pubblici, poi come assessore regionale agli Affari generali. Della Frera gestisce il Polo geriatrico riabilitativo dal 2002. Dal 2003 Della Frera non ha più incarichi amministrativi, ma ha continuato sempre a fare politica nel partito.

L'ultima fatica, nell'estate 2009, è stata quella di coordinatore della campagna elettorale di Guido Podestà per la provincia di Milano. Nel campo assistenziale la maggiore azienda resta il gruppo Arkimedica con Claudio Cogorno come presidente e amministratore delegato. Cogorno è il numero uno della Compagnia delle opere  a Crema. Arkimedica, quotata in Borsa, ha una strategia di «acquisizioni federative». In pratica, prende partecipazioni (fino ad oggi sono 45, per un giro d'affari complessivo di 200 milioni di euro circa) in strutture sanitario assistenziali già esistenti e convenzionate con le regioni. Queste partecipazioni sono pagate con azioni di Arkimedica.

In campo sociale, la parte del leone viene svolta dalle cooperative che fanno riferimento a Valter Izzo, responsabile della Compagnia delle opere  di Milano. Izzo è anche presidente dell'Asilo Mariuccia e della fondazione Esae e promotore del gruppo La Strada, un insieme di imprese sociali con 25 strutture operative a Milano e provincia.
Legatissima a Comunione e liberazione è con  la Fondazione banco alimentare della Lombardia. Nulla è lasciato al caso, tutto è minuziosamente controllato, preparato.  Come detto non lasciano nulla al caso e cos' anche rifiuti  e mensa fanno parte di questa gigantesca galassia sconosciuta ma imperante. Dei rifiuti lo sappiamo, se ne occupava da tempo Giuseppe Grossi e sappiamo cosa è successo con lui, delle mense si occupa la cooperativa romana La Cascina, giunta recentemente agli onori delle cronache per presunti favori fiscali. Guidata dal presidente Giorgio Federici, La Cascina fattura 200 milioni di euro con un utile di 400 mila.  Eugenio Scalfari nel 2008 dichiara a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione:  «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».

Tra i manager pubblici simpatizzanti, spicca Alberto Daprà, che è presidente sia di Compagnia delle opere  informatica, ma anche di Lombardia informatica, 216 milioni di euro di fatturato 2009.
 Un altro importante manager regionale targato Comunione e Liberazione  è Marco Nicolai, presidente della finanziaria regionale Finlombarda. Raffaele Cattaneo che, oltre a essere assessore regionale alle Infrastrutture è presidente del consiglio di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde, grande centro appaltante del settore, praticamente si appalta da solo mamma mia che vergogna!

Luciano Bresciani (Sanità), Giulio Boscagli (Famiglia e solidarietà sociale), Romano Colozzi (Finanze). Della cordata fanno parte anche il consigliere Marco Sala e il segretario generale Nicola Sanese, ex deputato dc, da molti considerato come una sorta di vice governatore de facto. Tutti facenti capo a Comunione e Liberazione e quindi alla Compagnia delle Opere.
Nel consiglio di amministrazione di  Infrastrutture Lombarde figurano  gli stessi nomi: Guido Della Frera, in campo sanitario, Pasquale Cannatelli presiede il Niguarda e Alberto Guglielmo il San Matteo di Pavia. Mentre Giancarlo Cesana è recentemente diventato presidente della maggior struttura lombarda: l'Ospedale maggiore, policlinico Mangiagalli e Regina Elena. Cesana è da sempre indicato come il leader laico di Comunione e Liberazione. Ma appunto tale setta sta crscendo e moltiplicando soldi e territori, tra  gli astri nascenti,  Graziano Tarantini e Claudio Artusi.

Tarantini è l'uomo che ha fatto nascere e crescere la Compagnia d elle Opere di  Brescia, avvocato, fondatore dello studio Gft & partners è presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, vice presidente della Banca popolare di Milano e presidente della sua controllata Banca Akros.

Claudio Artusi, dal 2005 all'estate 2009 numero uno di Fiera di Milano, è invece amministratore delegato di Citylife progetto che ha permesso a Ligresti di vedersi accreditare 11 miliardi di euro e che dovrebbero riconsegnare entro gennaio 2010.  La sponda di  Artusi in consiglio comunale, l'assessore allo sviluppo del territorio Carlo Masseroli di Comunione e Liberazione.

Molti dei nomi qui citati sono conosciuti nelle procure o figurano negli archivi di qualche magistrato, o hanno già avuto qualche condanna, tuttavia la strada della giustizia sembra non conoscere meta e farsi sempre più in salita.
Per accorciare questo percorso dobbiamo parlarne, ovunque, ad alta voce.
 

IL VACCINO, I CONTRATTI MISTERIOSI E LE MOGLI AL POSTO GIUSTO





















Martedì, 03 novembre

DI PINO CABRAS
megachipdue.info/


La sicurezza sanitaria funziona come la sicurezza militare? Quali segreti nasconde, se perfino la Corte dei conti ora vuol vederci chiaro? Sullo sfondo delle dispute sull’influenza suina vediamo avanzare una militarizzazione della salute che gioca sulla paura delle malattie, la più primitiva.
Tralasciamo la questione della tossicità del vaccino, e la rimandiamo ad altre sedi. Partiamo proprio dalla Corte dei conti, l’organo che la Costituzione italiana ha messo a guardia delle spese pubbliche, compresa la cospicua voce della spesa sanitaria. La Corte dei conti ha setacciato anche la questione della fornitura dei vaccini, fino a sollevare parecchie eccezioni. Si è subito dovuta scontrare con la segretezza, usata per ragioni di emergenza. In nome dello stato di eccezione non si può sapere qualcosa di più su uno specifico contratto di acquisto del vaccino che dovrebbe prevenire la famigerata influenza A(H1N1).

L’atto della Corte è del 21 settembre 2009. Si tratta della Deliberazione n. 16/2009/P. Sotto esame passa un contratto di fornitura di dosi di vaccino antinfluenzale stipulato tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Novartis, la multinazionale svizzera nata dalla fusione di Ciba-Geigy e Sandoz.
Il primo appunto della Corte dei Conti è di metodo. Si critica l'assenza di qualsiasi garanzia sull’esito «delle ricerche, la capacità di sviluppare con successo il Prodotto». Tutti i vincoli del contratto sono resi vani da un semplice fatto: non c’è nessuna certezza che il prodotto funzioni e ci sia. L’oggetto del contratto non è dunque materia certa.
Uno si aspetterebbe che in compenso ci siano clausole che stringano il contraente da qualche altra parte. Si tratta pur sempre di soldi pubblici. E invece per Novartis ci sono anche vantaggi per l’IVA. E passi. Ma si prevede anche «la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del Prodotto, senza l'applicazione di alcuna penalità» per Novartis.
Va bene, la motivazione è l’emergenza, ma qui si saltano tutti i normali passaggi che regolano l’immissione di prodotti che abbiano implicazioni rilevanti sulla salute dei cittadini. Al punto che ora si accetta il prodotto anche senza l’autorizzazione a commerciarlo in Italia: stavolta basta «un generico "Quality Agreement"». I rischi se li prende il Ministero, insomma. Se ad esempio si volessero riscontrare eventuali difetti di fabbricazione o danni fisici del prodotto, chi deve dirsi d'accordo è proprio Novartis. La Corte nota cioè che i fornitori di una merce eventualmente difettosa hanno addirittura la facoltà di dirsi preventivamente d’accordo o non d’accordo sui rilievi a loro carico. Se, bontà loro, si dicono d’accordo, i difetti di fabbricazione li devono rimborsare loro al ministero. Per gli altri danni causati a terzi dal vaccino sarà il ministero – cioè i contribuenti - a risarcire Novartis.
La Corte critica anche il fatto che alla Novartis verranno pagati poco più di 24 milioni di euro (IVA esclusa) se non otterrà l'autorizzazione all'immissione in commercio del vaccino. Nulla è detto nel contratto sul perché di quella somma-salvagente.
E che succederebbe se Novartis dovesse violare le disposizioni essenziali del contratto? Dal punto di vista del pagamento non succederebbe nulla. Così viene steso un altro tappeto rosso per la multinazionale di Basilea: «il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato».
I rilievi della Corte dei conti si estendono a un altro punto essenziale: il segreto. Certo, si sa che in ogni rilevante contratto industriale ci sono sempre clausole di riservatezza. Ma nel contratto in questione si va ben oltre. Fra le informazioni riservate sono state infatti inserite anche questioni che invece non possono essere segrete, perché si tratta di forniture che devono avvenire con «evidenza pubblica». Per il vaccino si voleva rendere segreta perfino l’esistenza stessa del contratto, non solo i suoi contenuti.
La Corte dei conti a questo punto scopre che non può approfondire di più. Il contratto è a trattativa riservata ed è stato secretato, perché valgono le stesse emergenze previste in caso di eventi calamitosi “di natura terroristica” (ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003).
Il cerchio si chiude ancora una volta.
Il trattamento dell’influenza A(H1N1) è nelle mani della Protezione civile. E di fronte alle emergenze, le leggi si piegano alle eccezioni. La Corte registra di dover «ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali». Ma poco può farci. Deve arrendersi all’emergenza e accettare la situazione. In nome della Guerra al Terrorismo è nato ovunque un corpus giuridico sempre più esteso che sta divorando il sistema di bilanciamenti delle vecchie costituzioni.
Non è l’unico caso in cui la Grande Paura di una qualche nuova peste, alimentata dai media e da molti governi, porta a forzare le leggi per estendere verso limiti mai visti i poteri delle sempre più ingombranti strutture di ”protezione civile”. E non è nemmeno l’unico caso in cui, con poche righe, i governi garantiscono grandi affari ai produttori del controverso vaccino dell’influenza suina.
Il conduttore di una radio newyorchese, Al Roney di NY WGY, ha rivelato ad esempio le imbarazzanti connessioni che legano il commissario alla Salute dello stato di New York, Richard Daines, e il gigante dei vaccini MedImmune. Si dà il caso che la moglie di Daines, Linda, sia una manager di punta dell’onnipresente Goldman Sachs, la società finanziaria che oltre a essere il maggiore azionista di MedImmune ha anche intermediato una commercializzazione di vaccini del valore di 15 milioni di dollari.
Roney ha fatto appello ai suoi ascoltatori affinché si rivolgessero a Andrew Cuomo, il brillante politico che oggi ricopre la carica di Attorney General, e ha quindi la titolarità della pubblica accusa nello stato di New York. Il tema sollevato da Roney era il conflitto d’interessi. Roney ha proposto ai radioascoltatori di fare causa sul fatto che oltre 500mila lavoratori dello stato, in vario modo legati alla sanità, stavano per essere sottoposti a una vaccinazione obbligatoria, con un potenziale profitto per Goldman Sachs. Dopo la campagna lanciata da Roney, il 23 ottobre il commissario Daines ha sospeso il suo provvedimento, adducendo una carenza di dosi di vaccino. Va notato che lo stato di New York finora è stato l’unico in USA a prevedere vaccinazioni obbligatorie.
Più in generale si può riconoscere un metodo fondato su un allarme martellante, poco preoccupato di provocare panico, fortemente assecondato dai media, con i governi impegnati a rilanciarlo. Un metodo già sperimentato nei casi della SARS e dell’influenza aviaria, e ormai sempre più rodato.
Ai tempi dell’allarme SARS i giornali, imbeccati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, arrivarono a pubblicare grafici e ricostruzioni che pretendevano senza ironia di identificare il «paziente zero»: una scenetta in cui un canadese, un cinese e un vietnamita si incrociavano in un ascensore di Hong Kong, e da lì irradiavano la nuova pandemia per l’universo mondo. Avete visto cosa ne è stato della SARS, che poteva «uccidere miliardi di individui». Sono stati classificati come SARS solo ottomila casi in tutto il mondo e meno di ottocento morti.
Ricordo anche una surreale apertura del Tg1, quando la prima notizia fu un fenicottero morto in uno stagno rumeno. «Un altro caso di aviaria? E se passa all’uomo?». Ho in mente il Tg1, ma non è che gli altri organi d’informazione si fermassero a riflettere. Ovunque aviaria, aviaria, polli, fagiani, e allarmi.
Nel frattempo i produttori di antivirali (una delle categorie di farmaci più inutili che si possano immaginare) gongolavano con profitti miliardari. Gongolava anche Donald Rumsfeld, allora segretario alla difesa USA, in qualità di perfetto anello di collegamento fra il complesso militare-industriale-mediatico e le gradi case farmaceutiche. Proprio Rumsfeld era stato il capo della Gilead Science, la società che brevettò il Tamiflu prima di cederlo alla Roche non senza lasciarsi succulente royalty, governate oggi da un consiglio di amministrazione che comprende vari pezzi grossi dell'atlantismo, tra cui l'ex segretario di Stato George Schulz.
Rumsfeld, uno degli artefici del nuovo diritto d’emergenza e del nuovo stato d’eccezione nato con l’allarme terroristico, ha avuto buon gioco a spingere la manipolazione della paura in più di una direzione, militare, mediatica, medica, ovunque con gli stessi metodi e le stesse complicità. Rumsfeld è lo stesso Rumsfeld che nel 1976 svolgeva il ruolo di Capo di Gabinetto del presidente Ford, quando questi ordinò una vaccinazione di massa per un caso di influenza suina molto simile a quello odierno.
Così, eccoci qui, in un mondo in cui da sempre sono esistite le malattie e le influenze stagionali, ma che solo da qualche anno le vede come una guerra spaventosa nonostante i morti siano in declino, e non certo grazie ai vaccini antinfluenzali, che persino secondo «The Lancet», la più importante rivista medica, sono praticamente inefficaci. Come dice l'epidemiologo Tom Jefferson, «c'è tutta un'industria che si sta aspettando una pandemia». Basta guardare il grafico qui sotto per capire perché questa insistenza sulle influenze “speciali” non si giustifichi scientificamente. Altre malattie simili fanno più morti, ma non suscitano altrettanta attenzione perché non ci sono montagne di soldi né carriere da innalzare su di esse. Lo sviluppo dell'influenza A non sta modificando minimamente il trend delle malattie infettive, ma si presenta come un esperimento affaristico di proporzioni mostruose.
A questo punto però non vorrei caricare di troppe domande il governo italiano. Lo scenario è grandioso, e a Berlusconi non voglio chiedere conto dei guadagni di Rumsfeld. Sarebbe troppo.
Anzi, non voglio essere nemmeno io a fargli delle domande sullo strano contratto con i produttori di vaccini stipulato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il ministero guidato da Maurizio Sacconi.
Lascio le domande nientemeno che a Vittorio Feltri, che il 30 gennaio 2009, quando era ancora direttore di «Libero», titolava così un suo editoriale: «Caro Berlusconi, chiedi cosa fa la moglie di Sacconi». E cosa fa la moglie di Sacconi? Lo facciamo dire da Feltri, che qui ragiona su una cosa verissima: «Si dà infatti il caso che Sacconi sia coniugato (...) con una donna talmente in gamba da essere assurta alla direzione generale di Farmindustria. Anche chi non ha dimestichezza con certi affari comprende: siamo di fronte a un gigantesco conflitto di interessi; il responsabile del dicastero (sia pure tramite il sottosegretario Fazio) controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice non di un’azienda di elettrodomestici bensì di un colosso quale Farmindustria che, come dice la parola stessa, si occupa di farmaci. Il premier ne è al corrente? Se lo è, provveda per favore a scorporare la Sanità dal resto (Lavoro e Previdenza) onde non offrire il fianco agli attacchi dell’opposizione.»
Ecco, l'opposizione. Bersani, dove sei? Ti fai scavalcare anche da Feltri? È troppo, chiedere che si faccia luce sull'acquisto di una bazzeccola come 24 milioni di dosi per vaccinare il 40% della popolazione, che farà da cavia per un vaccino non sufficientemente sperimentato?
È troppo poi, diffidare dei fabbricanti dei vaccini che saranno ora iniettati a milioni di persone, visto che a loro carico si registrano processi per corruzione o per gli effetti collaterali dei vaccini?
 Un piccolo aggiornamento istruttivo:

Le pagine dei quotidiani del 3 novembre 2009 sono coperte di titoli allarmistici e richiamano «la morte sospetta di un bimbo». Già alle ore 10,15 di questa stessa giornata un lancio di agenzia rivela che «il bambino deceduto ieri all'ospedale romano San Pietro è risultato negativo ai test per il virus H1N1. Le analisi effettuate dal laboratorio di virologia del policlinico Gemelli - secondo quanto appreso dall'Agenzia Italia - hanno dato esito negativo». Nel frattempo milioni di persone hanno ricevuto l'imprinting della paura e i poveri pediatri sono presi d'assalto.
Pino Cabras
Fonte: www.megachipdue.info/

CROCE VIA


















Mercoledì, 04 novembre

DI DARIO FO
ilmanifesto.it

Suona scandalo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che, accogliendo la denuncia di una cittadina italiana, dichiara che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni. Scandalizza enormemente i cattolici apostolici romani. Ma non i cristiani. Perché ci sono anche i cristiani non apostolici romani che non fanno del predominio del simbolo della croce il loro valore essenziale. Naturalmente è tutt'altro che offensiva per chi è ateo e non ha religione come me, e tantomeno la sento offensiva per chi professa un'altra religione.

L'elemento straordinario della sentenza, destinata a destare non solo scandalo ma dibattito e scontro, sta nel fatto che precipita sullo schermo piatto della realtà italiana che vive - vivrà? - nei millenni all'ombra del potere della Chiesa romana. Da questo punto di vista è la critica profonda al simbolo per eccellenza, la croce. Proposto finora come una simbologia imposta, affisso ovunque in scuole, ospedali, uffici come il connotato forte della nostra cultura. Una onnivora cultura di stato. E i cattolici difficilmente molleranno l'idea di essere i gestori della religione di stato.

Non a caso però la Corte europea ha aggiunto che proprio la presenza dei crocefissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente segno religioso e dunque potrebbe condizionarli: se incoraggia i bambini già cattolici, può invece essere di condizionamento e disturbo per quelli di altre religioni e per gli atei.

Esplode l'ira del Vaticano, il governo di centrodestra accusa, balbettano dall'opposizione democratica: «È una questione di cultura, di tradizione». Allora apriamo anche il libro nero di queste cultura e tradizione. Il cattolicesimo della Chiesa romana nasconde dietro il crocifisso interpretato come riscatto, una cultura e una storia di violenze, sopraffazioni, guerre. In nome della croce sono stati commessi grandi misfatti, Crociate, Inquisizioni, la rapina e i massacri del Nuovo mondo, la benedizione degli imperi e degli uomini della provvidenza. Pensate che il cattolicesimo ha proibito fino all'Ottocento di tradurre in volgare la Bibbia e il Vangelo. In nome di quel «segno» si sono commessi i crimini più efferati. E si commettono, con le proibizioni contro il diritto degli uomini a gestire la conoscenza e la libertà individuale e sessuale. Se è la «nostra cultura», come dichiarano l'intrepida ministra Gelmini e il «pontefice» Buttiglione che accusa la sentenza di Strasburgo di essere «aberrante», perché non raccontare il lato oscuro della croce come simbologia di potere? Invece è come se continuassero a dire: lo spazio del visibile, dell'iconografia quotidiana della realtà è mio, lo gestisco io e ci metto le insegne che voglio io. È questo che è sbagliato.

La Conferenza episcopale strilla che si tratta di sentenza «ideologica». Racconti della violenza nella cultura storica della Chiesa romana apostolica, dei roghi contro la ragione eretica che da sola ha fatto progredire l'umanità. Se è l'origine salvifica per tutti che si vuole difendere, allora va accettato e relativizzato al presente, perché in origine esso era solo un segno di riconoscibilità dei luoghi clandestini di preghiera e culto. Non un simbolo imposto, che rischia di richiamare un rituale comunque di morte, contro gli altri, le altre culture, storie, religioni.
Che la realtà che ci circonda, in primo luogo quella formativa della scuola, torni ad essere spazio creativo oltre le religioni, libero per tutti dagli obblighi oppressivi dei valori altrui.

Dario Fo
Fonte: www.ilmanifesto.it
Link: http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2009/mese/11/articolo/1781/

Frecciarossa: dal 13 dicembre più veloce delle menzogne?

















di Marco Cedolin

Ormai è ufficiale, il 13 dicembre verrà applicato il nuovo orario del treno alta velocità di Trenitalia. Moretti ha annunciato che i tempi di percorrenza saranno drasticamente ridotti nelle tratte più “affollate”. Ma quanto c’è di vero in tutto questo? 

Con una puntualità purtroppo non riscontrabile nel servizio ferroviario italiano, l’AD delle Ferrovie di Stato Mauro Moretti, ama prodursi nell’ormai consueta lettura del suo "libro delle favole", raccontando storielle di fantasia che regolarmente vengono riprese dai quotidiani e dalla TV e spacciate ai cittadini italiani sotto forma di verità ufficiale e incontrovertibile.L’occasione questa volta è stata offerta dall’ufficializzazione del nuovo orario ferroviario 2010 di Trenitalia che entrerà in vigore il 13 dicembre, mentre la serie delle menzogne dispensate a profusione comprende sia quelle classiche, ormai un poco datate, sia alcune novità particolarmente gustose.
Quelle classiche iniziano con l’affermazione totalmente falsa secondo la quale a dicembre risulterebbe completato tutto il sistema ad alta velocità Torino – Milano – Roma – Napoli, mentre in realtà alcuni nodi cittadini non risultano affatto terminati ed i lavori per la costruzione di quello di Firenze, con relativo sottoattraversamento della città destinati a protrarsi per almeno 7 anni, non sono ancora neppure iniziati.
Per poi concentrarsi sostanzialmente intorno alla prossima inaugurazione della tratta Bologna - Firenze, quella relativa al recente processo concernente la devastazione ambientale compiuta nella costruzione del TAV nel Mugello. Si tratta di 79 km, di cui 73 costituiti da gallerie monotubo prive della seconda canna di soccorso, che avrebbero dovuto essere terminati entro il 2003 al costo di 5810 miliardi di lire, mentre entreranno in servizio con 6 anni di ritardo dopo essere costati oltre 4,8 miliardi di euro.
Tale inaugurazione dovrebbe determinare, stando alle parole di Moretti, una drastica riduzione dei tempi di percorrenza che i quotidiani riassumono trionfalmente pressappoco in questi termini:
Roma-Milano in tre ore, Milano-Napoli e Torino-Roma in 4 ore e 10 minuti, Bologna-Firenze in 37 minuti.

 Vale la pena di sottolineare a questo riguardo come il presupposto per ottenere tempi di questo genere, sia costituito dal far viaggiare i convogli a velocità nell’ordine dei 300 km/h lungo gli interi 73 km di gallerie monotubo, mettendo a gravissimo rischio l’incolumità dei viaggiatori. Così come occorre evidenziare il fatto che i convogli in grado di spuntare tempi nell’ordine di quelli indicati potranno farlo soltanto senza compiere alcuna fermata, diventando pertanto inutilizzabili per i cittadini di Milano, Firenze, Bologna e Roma, a seconda dei casi.
Ad esempio nella tratta Milano – Napoli ben 50 minuti di tempo verranno risparmiati non in virtù della folle corsa a 300km/h nelle gallerie monotubo, bensì attraverso la soppressione delle fermate di Bologna, Firenze e Roma. La stessa cosa accadrà nella tratta Torino – Roma e Milano – Roma, dove le “cifre record” fornite saranno determinate in larga parte proprio dalla mancanza di fermate intermedie.
Non occorre l’ausilio di troppa fantasia per comprendere come gli orari presentati da Moretti costituiscano una mistificazione, finalizzata unicamente a poter fornire tempi di percorrenza che possano stupire l’opinione pubblica e giustificare in qualche misura i miliardari di denaro pubblico spesi per costruire il sistema TAV. Fare viaggiare convogli ferroviari che non si fermino in città come Roma, Milano, Firenze e Bologna, risulta infatti un esercizio privo di qualsiasi logica commerciale e di servizio per i viaggiatori, volto esclusivamente ad ottenere numeri ad effetto.
Le novità riguardano invece la nuova vocazione “verde” che Moretti si sente di attribuire all’alta velocità, arrivando ad affermare: “Il completamento di tutto il sistema Alta Velocità Torino-Milano-Roma, aumentando la capacità concorrenziale del treno nei confronti dell'aereo, farà pendere ancor di più la bilancia ecologica a favore delle ferrovie. Nel 2008, grazie al trasferimento di quote di mercato dalla strada alla rotaia, nell'aria sono state riversate 27 mila tonnellate in meno di anidride carbonica. 

L'anno scorso, ogni giorno, 100 mila pendolari in più rispetto al 2007 hanno scelto di spostarsi con i treni locali: il che significa l'equivalente di 65 mila viaggi al giorno in auto. Sul fronte del risparmio energetico, il treno consuma il 91% in meno dell'aereo, il 77% in meno dei camion e il 68% in meno dell'auto; abbattendo in misura drastica i valori delle polveri sottili, incide solo in minima parte sul riscaldamento del pianeta. Tutti questi dati, dal 13 dicembre, saranno evidenziati - oltre a quelli di viaggio - sui biglietti ferroviari, ogni passeggero saprà con esattezza quante emissioni in CO2 avrà risparmiato all'ambiente scegliendo il treno. L'energia risparmiata sarà poi convertita in punti verdi, con premi in biglietti gratuiti, sconti e cambi di classe.”
Belle parole quelle dell’ad delle Ferrovie (ammesso che i dati relativi al trasferimento delle quote di mercato strada/rotaia siano reali) ma si tratta di considerazioni che possono valere solo ed esclusivamente per i convogli tradizionali che si muovono sulle linee ferroviarie tradizionali.
L’alta velocità rappresenta invece un mondo a parte, fatto da infrastrutture energivore, estremamente impattanti ed inquinanti costruite ex novo, che portano gli impatti, i consumi e le emissioni inquinanti del servizio TAV a superare nettamente quelle degli altri mezzi di trasporto.

Anziché il biglietto verde contenente i dati del risparmio ecologico, che Moretti intende allegare (inutile spreco di carta che denota la sua scarsa sensibilità in tema di ecologia) a quello tradizionale, a beneficio dei viaggiatori che usufruiranno dell’alta velocità, consigliamo di scegliere un biglietto rosso Ferrari più in tono con la tinta del convoglio, con sopra scritto semplicemente più consumo di risorse, più consumo energetico, più emissioni di CO2, più inquinamento ambientale. Per quanto riguarda la conversione dei punti rossi così ottenuti, lasciamo alla fantasia di Moretti la massima libertà di scelta, fra il migliore sistema per inquinare e la peggiore destinazione per dissipare il denaro dei contribuenti.

http://www.terranauta.it

La morte di Cucchi e l'arroganza di Giovanardi



















Giovanni Russo Spena, Gennaro Santoro,   03 novembre 2009

Politica     Non bastano i segni sul corpo martoriato, non bastano le parole dei genitori che, invano, hanno tentato di far visita al loro figlio in carcere. Il sottosegretario Giovanardi ha già risolto i tanti dubbi su questa morte: Stefano Cucchi sarebbe stato ucciso dalla droga. E la criminalizzazione va avanti.

Sono gravissime le dichiarazione del sottosegretario Giovanardi secondo il quale Stefano Cucchi è stato ucciso dalla droga. Gravissime perché si specula su una vicenda drammatica. Perché si calpesta la morte di una persona per sponsorizzare una propria ideologia bigotta e demagogica. Senza ritegno, senza senso di umanità, senza rispetto per la famiglia di Stefano e per i consociati.
Forse il sottosegretario voleva dire che la legge sulle droghe, riscritta da lui nel 2006, ha ucciso Stefano.
La cosiddetta Fini-Giovanardi, infatti, con la criminalizzazione del mero consumatore di droghe e l'abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti, ha comportato l'aumento a dismisura degli ingressi in carcere di meri consumatori di droghe leggere (in molte parti del mondo legali) che non reggendo l'ambiente carcerario si sono tolti la vita.
Forse il sottosegretario voleva dire che la fabbrica della paura, della criminalizzazione del diverso, fatta propria dal governo di destra, oggi come ieri, ha legittimato l'abuso di chi (carabinieri, polizia penitenziaria o personale medico, sarà la magistratura a dirlo) aveva il dovere istituzionale di "sorvegliare" (e non punire con la morte) Stefano durante l'arresto e il successivo ricovero. Un governo che troppo spesso dimentica l'insegnamento di Bobbio secondo cui il rispetto della persona umana è una pre-regola del gioco democratico e nessuna maggioranza, neanche se avesse l'unanimità dei consensi, può calpestarla. Su questioni di esistenza, di salvaguardia della pre-regola del gioco democratico, non ci faremo mai mettere in minoranza.
La morte di Stefano non è opera di qualche "mela marcia". Chi scrive ha rispetto del lavoro delle forze dell'ordine e degli operatori sanitari che svolgono attività nei confronti di chi è privato della libertà personale. Tuttavia, l'impunità di tali soggetti allorquando commettono delitti (Genova insegna) e, parallelamente, la criminalizzazione del diverso (lo straniero, il consumatore di droghe leggere, chi si fa promotore di lotte sociali, etc) perpetrata dagli ultimi governi di centro destra legittimano drammaticamente condotte "deviate" di chi, a vario titolo, ha a che fare con indagati, imputati e condannati.
Se un sottosegretario del governo afferma che Stefano è stato ammazzato dalla droga, appare evidente che lo Stato di Diritto, la primazia della legge e del rispetto della persona umana in quanto tale (a prescindere dal suo stile di vita), è ormai diventato un ricordo nel Belpaese, un tempo "culla del diritto", oggi baratro del rispetto dei diritti fondamentali, finanche del diritto alla vita.

 

Sorella acqua... fino a domani

















Stefano Olivieri,   03 novembre 2009

Politica     Il decreto legge 135/09 approderà in aula al Senato il 3 novembre. Tale provvedimento, se convertito in legge, sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali del settore idrico.

Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per il principio inviolabile che pone l'acqua come un diritto universale e non come una merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini a causa della crescita delle tariffe.
Il Forum italiano dei Movimenti per l'acqua (sito web www.acquabenecomune.org )ha invitato tutti ad attuare oggi un mail bombing indirizzato a tutti i parlamentari italiani. Questo il testo da inviare (l'indirizzario completo lo trovate sul sito del movimento):
Ai/alle Senatori/Senatrici
Oggetto: esame in aula al Senato del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia della Comunità europea
Gentile Senatore/Senatrice,
mi permetto di scriverLe a sostegno della Campagna nazionale "Salva l'Acqua" promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di settanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell'importanza dell'acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla convinzione che sia necessaria la sua salvaguardia per l'ambiente e per le future generazioni, dalla determinazione per una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. A tal proposito, Le ricordo che il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha depositato, nel luglio 2007, una legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua supportata da 406.626 firme di cittadini.
Il recente Art. 15 del D.L. 135 - che ha modificato l'Art. 23bis L. 133/08 - muove passi decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, prevedendo l'obbligo di affidare la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive a evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%.
Tale provvedimento, se convertito in legge, sottrarrà ai cittadini e alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali del settore idrico.
Io penso che sia un epilogo da scongiurare, sia per il principio inviolabile che pone l'acqua come un diritto universale e non come una merce, sia per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini a causa della crescita delle tariffe.
Pertanto, alla luce di quanto sopra, della conclusione dell'esame del D.L. 135/09 presso la Commissione Affari Costituzionali e in previsione della discussione in Aula al Senato di tale provvedimento, chiedo ai Senatori :
- di esprimersi per il ritiro delle nuove norme che privatizzano l'acqua;
- di sostenere gli emendamenti finalizzati a escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica;
- di sostenere, nel corso del dibattito in Assemblea al Senato, le proposte avanzate dal Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua.
Sono certo/a dell'attenzione con cui vorrà considerare la presente richiesta e resto in attesa, anche tramite la Segreteria Operativa del Forum dei Movimenti per l'Acqua, di conoscere le Sue decisioni.
Colgo l'occasione per porgerLe i più cordiali auguri di buon lavoro.
Firma del singolo cittadino o del Comitato/Associazione...

Se la mafia toglie la parola a un attore e tutti tacciono

















di Alberto Spampinato*

Com'è che i giornali, tranne rare eccezioni, non parlano di questa storia, dell'attore lodigiano Giulio Cavalli minacciato di morte dalla mafia per aver preso in giro Bernardo Provenzano in alcuni spettacoli in piazza in Sicilia e in Lombardia? Come mai il mondo del teatro non dice una parola su un attore minacciato di morte dalla mafia e da un anno costretto a girare con la scorta armata? Com'é che a Lodi e a Milano, città gelose della propria libertà, i cittadini, i circoli e le istituzioni hanno lasciato correre una cosa così grave? Cosa significa questo silenzio assordante?
Temo che significhi nient'altro che paura e rassegnazione. E' grave che non si riesca a reagire altrimenti e che tutto ciò, invece di produrre solidarietà, sostegno, protezione collettiva di una voce libera e coraggiosa, produca l'isolamento della vittima di un'ingiustizia. Fatti come questo devono farci riflettere sul punto a cui siamo arrivati, con il condizionamento mafioso, anche nel Nord un tempo tanto orgoglioso di essere immune dagli spregevoli effetti della violenza mafiosa. Anche nel Nord siamo andati molto avanti nel senso dell'acquiescenza e del contagio. Questo silenzio, questa disattenzione può esserci solo perché, purtroppo, molti italiani, (ma soprattutto molti giornalisti, anche del Nord) pensano che in questa storia se c'è uno che ha sbagliato, questi è Giulio Cavalli, il quale, secondo questo modo di pensare e una formula molto usata "se l'è cercata". Non avrebbe dovuto prendere in giro Bernardo Provenzano, non avrebbe dovuto violare la tacita convenzione del silenzio e dell'autocensura che vige nel nostro libero paese! Che gli costava? La convenzione non scritta, come sappiamo, vale più delle leggi e delle convenzioni universali ed europee dei diritti dell'uomo; stabilisce che un attore, uno scrittore, un giornalista per vivere tranquillo non deve mai comportarsi come Giulio, né come quell'altro matto di Roberto Saviano, né come quei cronisti scriteriati alla Lirio Abbate, Rosaria Capacchione e via elencando... No, chi vuole vivere senza minacce di morte o di altre rappresaglie può farlo  semplicemente attenendosi alla regola di parlar d'altro, di fingere che la mafia e i mafiosi non esistono, e se proprio non può fare a meno di parlare dei boss, dei loro amici corrotti e intrallazisti, deve  parlarne con molto rispetto e senza turbare lo svolgimento dei loro affari. E' facile, che ci vuole? Ci riescono (quasi) tutti. E' comodo e fin troppo facile. Proprio per questo noi ammiriamo chi non ci riesce, e perciò io abbraccio forte Giulio Cavalli, Roberto Saviano e tutti i matti come loro che pagano un caro prezzo per dimostrarci che la regola del quieto vivere si può rifiutare, e che l'autocensura è proprio il contrario della libertà di espressione
*direttore di Ossigeno per l'informazione
osservatorio FNSI-Ordine dei Giornalisti sui cronisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza

http://www.articolo21.org/

Il Richiamo del fiume Madeira



Il documentario mostra la resistenza dei popoli dell’Amazzonia contro i grandi progetti, filmato tra il 2007 2008 è uno dei documentari più recenti che riflette sulle principali problematiche dell’America Latina.
Il documentario affronta le tematiche relative all’avanzo di grandissimi progetti di sviluppo, che ogni giorno mettendo in pericolo la sopravvivenza di culture antiche e dell’ecosistema della regione Amazzonica.
Il progetto "complesso del fiume Madeira" è una delle dieci fasce territoriali previste nell’IIRSA che a partire dall’anno 2000 stanno ridisegnano il territorio Sud Americano. IIRSA ( Iniziativa per l’integrazione dell’infrastruttura regionale Sudamericana ). Il progetto "complesso del fiume Madeira" comprende tre paesi dell’America Latina . ( Perù, Brasile e Bolivia ).
Il Progetto si potrebbe definire, come la spina dorsale di una serie di progetti a catena, che intendono trasformare i fiumi dell’Amazzonia in elettricità e idrovie, allo scopo di rendere più semplice, economica e veloce la ritirata di materie prime da parte di imprese e multinazionali.
Il progetto complesso del fiume Madeira, si realizza pertanto come un fiume non più fiume, con la negazione di tutte le forme di vita e di cultura, che nel fiume e per causa del fiume si sono proliferate ed anno fino ad oggi interagito.
Il richiamo del fiume Madeira è la risposta viva dei movimenti sociali e di tutte le comunità, all’eccessiva devastazione della foresta Amazzonica. Per le imprese, tanto le popolazioni quanto l’ecosistema, sono una difficoltà e un ostacolo da superare, la foresta è vista come fonte di ricchezza da devastare ed esplorare senza limiti.
Questo documentario è la rivendicazione di popoli indigeni e Ribeirinhos ( comunità e villaggi pescatori e agricoltori che abitano ai margini del fiume ) che hanno perso il diritto della propria identità. Un’identità negata dall’avanzo di un progresso distruttivo che deve rispettare gli unici interessi della politica economica globale. Un altro diritto umano negato, ancora uno nel corso della storia dell’umanità di cui non se ne parla! Diritto di vivere nelle proprie comunità, coltivando e pescando in equilibrio con l’ambiente, nelle sponde generose di un fiume millenario.

Visita il sito: www.nuoviorizzonti.eu

http://www.arcoiris.tv