mercoledì 9 dicembre 2009
Sulla servitù moderna
http://www.youtube.com/user/immadep
L'obiettivo centrale di questo film è quello di smascherare la condizione dello schiavo moderno nel quadro del sistema totalitario mercantile e di rendere visibili le forme di mistificazione che occultano questa condizione servile. È stato realizzato con lunico scopo di attaccare frontalmente lorganizzazione dominante del mondo. Nellimmenso campo di battaglia della guerra civile mondiale, il linguaggio costituisce unarma di prima scelta. Si tratta di chiamare veramente le cose con il loro nome e di far scoprire lessenza nascosta di queste realtà tramite il modo in cui le nominiamo. La democrazia liberale è un mito perché lorganizzazione dominante del mondo non ha nulla di democratico e neanche di liberale. È quindi urgente sostituire il mito della democrazia liberale con la sua realtà concreta di sistema totalitario mercantile e di diffondere questo nuovo appellativo come una scia di polvere pronta ad incendiare le menti rivelando la natura profonda della presente dominazione. Qualcuno spererà di trovare qui delle soluzioni o delle risposte pronte, tipo piccolo manuale Come fare la rivoluzione?. Non è questo il proposito del film. Qui si tratta di fare la critica esatta della società che dobbiamo combattere. Questo film è prima di tutto uno strumento militante che ha vocazione di far riflettere il più gran numero di persone e di diffondere la critica ovunque non abbia accesso. Le soluzioni, gli elementi di programma, vanno costruiti insieme. Ed è nella pratica, prima di tutto, che brillano alla luce del giorno. Non abbiamo bisogno di un guru che ci venga a spiegare come dobbiamo agire. La libertà dazione deve essere la nostra caratteristica principale. Quelli che vogliono rimanere schiavi aspettano luomo provvidenziale o lopera che basterebbe seguire alla lettera per essere più liberi. Di queste opere e uomini che si sono proposti di costituire lavanguardia rivoluzionaria e condurre il proletariato verso la liberazione dalla sua condizione, ne abbiamo visti fin troppi nella storia del XX secolo. I risultati da incubo parlano da sé. Tra laltro, noi condanniamo tutte le religioni perché generatrici di illusioni che ci permettono di accettare la nostra sordida condizione di dominati e mentono o farneticano su quasi tutto. Ma condanniamo anche ogni stigmatizzazione di una religione in particolare. Gli addetti del complotto sionista o del pericolo islamista sono delle povere teste mistificate che confondono la critica radicale con lodio e il disprezzo. Non sono capaci di produrre che fango. Se alcuni di loro si dicono rivoluzionari, è più in riferimento alle rivoluzioni nazionali degli anni 1930-1940 che alla vera rivoluzione liberatrice alla quale noi aspiriamo. La ricerca di un capro espiatorio in funzione della propria appartenenza religiosa o etnica è vecchia quanto la civiltà ed è solo il prodotto delle frustrazioni di quelli che cercano risposte rapide e semplici di fronte al vero male che ci opprime. Non ci può essere ambiguità sulla natura della nostra lotta. Siamo favorevoli allemancipazione di tutta lumanità, senza alcuna forma di discriminazione. Tutto per tutti è lessenza del programma rivoluzionario al quale noi aderiamo. I riferimenti che hanno ispirato questo lavoro e più in generale la mia vita sono espliciti in questo film: Diogene di Sinope, Étienne de La Boétie, Karl Marx e Guy Debord. Non li nascondo e non pretendo di aver inventato lelettricità. Mi si riconoscerà semplicemente il merito di essere riuscito a servirmene per illuminarmi. Quanto a coloro che troveranno da ridire su questa opera perché non sufficientemente rivoluzionaria oppure troppo radicale o ancora troppo pessimista, propongano la loro visione del mondo nel quale viviamo. Più numerosi saremo a diffondere idee e più la possibilità di un cambiamento radicale potrà emergere. La crisi economica, sociale e politica ha sancito il fallimento del sistema totalitario mercantile. Una breccia è aperta. Si tratta ora di infilarcisi senza paura, ma in modo strategico. Bisogna però agire velocemente perché il potere, perfettamente informato sullo stato della radicalizzazione della contestazione, prepara un attacco preventivo senza paragoni con quello che abbiamo conosciuto finora. Lurgenza dei tempi ci impone quindi lunità piuttosto che la divisione, perché ciò che ci unisce è molto più profondo di ciò che ci divide. È sempre molto facile criticare quello che fanno le organizzazioni, gli individui o i vari gruppi che invocano la rivoluzione sociale. Ma in realtà, queste critiche partecipano della volontà di immobilismo che cerca di convincerci che niente è possibile. Non dobbiamo sbagliare nemico. Le vecchie guerre intestine in campo rivoluzionario devono lasciar posto allunità di azione di tutte le nostre forze. Dobbiamo dubitare di tutto, persino del dubbio. Jean-François Brient et Victor León Fuentes
LE MAFIE, I PIFFERAI MAGICI E I TOPI
DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info
C’era una volta un Pifferaio magico…
E’ tutta una questione di proporzioni. Combattere le Mafie è giusto, a patto che le si combatta in ordine di pericolo. Combattere i conflitti d’interesse è giusto, a patto che si combattano per primi quelli che ci danneggiano di più. Ma se accade l’inverso, se cioè si combatte il nemico minore e si ignora quello maggiore, che succede? Risposta: succede l’Italia, purtroppo. Si ottiene cioè quel Paese miserabile e miserabilmente smarrito in cui viviamo, e si ottengono i Pifferai magici che ci fanno danzare come topi istupiditi ai loro comandi, dall’altra parte del Sistema.
Lotta alla Mafia? Sì, ma la peggiore per prima.
Date un’occhiata qui: c’è 1 miliardo di euro da una parte, e ci sono 118 miliardi di euro dall’altra.
1 miliardo di euro. Secondo un autorevole studio sull’impatto della Mafia sull’economia produttiva della Sicilia, e cioè il volume ‘I costi dell’illegalità’ di Antonio La Spina (ed. Il Mulino 2008), le cosche hanno sottratto a quella regione un miliardo di euro nel 2007 (12 mesi) col ricatto del pizzo.
118 miliardi di euro. E’ la somma di denaro che noi cittadini italiani abbiamo dovuto rendere disponibile – e una cui parte abbiamo già del tutto perduto - nel 2008-2009 (12 mesi) per far fronte a un altro ricatto, quello inflittoci dalla Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali, i responsabili della crisi finanziaria e della fuga di capitali dall’Italia.
Preciso che in questa trattazione non si tiene conto dell’ulteriore danno sistemico che le due Mafie causano a noi cittadini (cioè le ripercussioni indirette). Mi sono attenuto unicamente all’impatto sull’economia pulita dei ricatti delle due organizzazioni criminose, in 12 mesi. Ma anche includendo il danno sistemico, le proporzioni rimangono identiche, cioè Mafia della finanza batte Mafia regionale con un ampissimo margine. Ultimo appunto: sappia il lettore che dei 118 miliardi di euro che cito, 96 miliardi è denaro che la comunità ha dovuto rendere disponibile al ricatto, ma che non è chiaro se sia stato del tutto speso o quando verrà del tutto speso; il resto è già perduto. In ogni caso, si tratta di una ricchezza che sbuca dal cilindro solo per compiacere alla Mafia finanziaria, e che non sarebbe mai stata impiegata per spese di utilità sociale.
E se nel ricatto delle cosche ci sono i morti da lupara, i commercianti strozzati e l’infiltrazione nella politica, in quello della Mafia degli speculatori e investitori internazionali ci sono migliaia di aziende decapitate, masse immensamente superiori di italiani licenziati, sottimpiegati, cassintegrati, di famiglie senza futuro, di destini troncati sul nascere, di drammi personali, e un intero sistema politico nazionale ricattato senza eccezioni, e non solo in alcuni casi come accade con le cosche.
E allora, perché veniamo incessantemente dirottati dai Pifferai magici sugli uomini con la coppola di Palermo e Roma e mai su quelli col doppiopetto blu di New York e di Milano? Perché siamo topi che marciano sulle loro note mentre alle nostre spalle il Vero Potere ci distrugge la vita? Sarò esplicito: perché la carogna nazionale è sempre chiamata il Cavaliere e mai il Governatore? Berlusconi proviene dalle fila degli uomini d’onore? proviene cioè da quelli del miliardo di euro? Mario Draghi stringe la mano ai mafiosi che ce ne hanno sottratti 118 di miliardi. Ecco da dove viene il Governatore: è stato uomo di punta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, della Banca Mondiale (le cause di ‘solo’ qualche centinaio di milioni di morti di fame e stenti, ma non contano, sono negri), e poi vice presidente di Goldman Sachs, la banca più devastante del XX e XXI secolo, la banca che mentre i lavoratori, le loro vite e le aziende venivano fottuti dai crimini di Wall Street (lei complice), scommetteva sulla loro rovina e vinceva miliardi di dollari (si chiama swap betting e hedging – i crimini sono spiegati qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=122). Infatti nel giugno scorso, mentre qui in Italia la cassa integrazione divampava peggio dell’influenza suina, Goldman Sachs incassava i suoi profitti di quadrimestre più ricchi da 140 anni: 3,4 miliardi di dollari. E vanno capite le drammatiche differenze fra le due Mafie: gli uomini dei pizzini possono essere arrestati, e talvolta lo sono, ma quelli di AIG, Citigroup, Goldman Sachs, Banca Italease (Banco Popolare) o di via Nazionale no, nessuno li tocca, meno che meno i Pifferai magici che tanto inveiscono contro i poteri minori. Infine, l’illegalità che permea entrambe le organizzazioni è di sicuro spaventosa, ma il Vero Potere è riuscito nell’impresa di vestire il re nudo, cioè di convincere l’opinione pubblica che la Mafia di gran lunga più micidiale, quella intoccabile dell’alta finanza, quella che può rovinare una nazione come l’Italia in pochi mesi, è del tutto legale. Berlusconi e picciotti 1, Draghi & partners 118, queste sono le proporzioni, e queste proporzioni dovrebbero dettare a qualsiasi cittadino attivo delle priorità nella lotta alle Mafie. Ma entriamo nei fatti.
Conflitto di interessi? Vediamo le proporzioni.
Parliamo di conflitto d’interessi. Il Presidente del Consiglio certamente si affanna per oliare la sua azienda, ma di nuovo, stiamo sulle proporzioni. Tenete a mente che la Fininvest è un interesse da 6 miliardi di euro. Torno a Draghi. Nell’ottobre del 2008 il Governatore ha emesso 40 miliardi di euro in titoli di Stato di alta qualità che ha scambiato con titoli scadenti delle nostre banche, per permettergli di tornare a funzionare (Il Sole 24 Ore, 14/10/2008). Sono soldi nostri. Cioè Draghi ha usato 40 miliardi di euro di debito pubblico (sono 4 finanziarie) per salvare le banche danneggiate dai suoi compagni di ‘cosca’ a Wall Street. Fra l’altro ha oliato con i nostri soldi le stesse banche che dal 2008, grazie ai “finanziamenti illimitati e cambiali in bianco” del decreto salva-banche n. 155 (ne parlo sotto), possono poi “promuovere i loro prodotti finanziari assicurando i clienti di godere delle garanzie illimitate dello Stato” (Sangalli e Lannutti, Senato, 22/12/2008). E attenzione, perché quando parliamo del ‘salva-banche’ stiamo parlando di qualcosa come 12 o 18 miliardi di euro, nostri soldi, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale del 2008. * (nota: il Ministero dell’Economia interpellato sulle cifre non ha risposto) La capite la giostra come gira qui? Riassumo: la Mafia degli investitori internazionali delinque impunemente, scoppia la crisi finanziaria, le nostre banche vanno in sofferenza; il delegato in Italia di quella Mafia (Draghi), che teoricamente dovrebbe fare i nostri interessi, prende i nostri soldi e salva il deretano dei suoi amici banchieri, i quali poi si fanno belli con quei soldi (più quelli del decreto salva-banche) per venderci i loro giocattoli. Le banche così incassano due volte. Oltre all’ignobile beffa, il conflitto d’interessi sta nel fatto che un uomo teoricamente pubblico come il Governatore (proposto dalla Presidenza del Consiglio, con decreto del Presidente della Repubblica) usi il denaro dei cittadini per rimediare a un crack del tutto privato della sua ‘cosca’ dei banchieri internazionali e nazionali, e di cui nessuna azienda o lavoratore italiano hanno alcuna colpa. Le cifre coinvolte sono di almeno 52 miliardi di euro prelevati dalle casse nazionali. La Fininvest ne vale 6. Di nuovo, queste proporzioni dovrebbero dettare a qualsiasi cittadino attivo delle priorità. E qui ricordo anche ai forsennati dei V- e No-B days che l’intero affare del Ponte di Messina è un interesse di 6 o 7 miliardi di euro, e che l’intero affare dei costi della Casta dei politici è di 4 miliardi. Chiare le proporzioni?
Il resto della storia.
Sempre a causa dei misfatti della Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali, l’Italia ha visto morire una media di 30 aziende al giorno nella prima metà del 2009 (dati Camera di Commercio), con la prevedibile voragine di disperazione che si è aperta sotto i piedi di migliaia di famiglie e centinaia di migliaia di lavoratori. Il 20 agosto del 2009, Bloomberg News scrive un’analisi intitolata “La pacchia del salvataggio finanziario italiano”, dove ci informa che “le banche italiane sono all’avanguardia nel salvataggio delle aziende in crisi, buttandovi almeno il 40% dei loro capitali, cioè il doppio di ciò che ha fatto la media del resto d’Europa”. Bloomberg cita poi l’ABI, che parla di una concessione alle aziende italiane di almeno 40 miliardi di euro. Si tratta di esborsi che le banche non offrono in beneficienza, e la domanda che segue è: chi paga alla fine? Indovinate la risposta. E la seconda domanda è: chi ci ha ficcati in questo disastro? Vi do una mano: non è Berlusconi, non è Dell’Utri, e non sono i corleonesi. E disastro è, senza ombra di dubbio. Arnaldo Borghesi, direttore dell’azienda di consulenze finanziarie Borghesi Colombo e Associati di Milano, confessa a Bloomberg quello che difficilmente vi dicono i Tg nostrani: “In teoria, una massa enorme di aziende italiane sono già fallite… non hanno più un soldo per tirare avanti”. E Francesco Faldi, socio della Linklaters LLP sempre a Milano, spiega alla medesima agenzia di business news il resto del marasma: “Le banche sono costrette a sborsare quei fondi perché devono a tutti i costi evitare che le aziende finiscano in amministrazione straordinaria… i loro crediti con quelle aziende perderebbero ogni possibilità di essere rimborsati”. Avete compreso? Riassumo: la Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali delinque, scoppia la crisi finanziaria, le aziende italiane vanno al macero; e le banche pur di non perdere le speranza di recuperare i crediti devono anticipare 40 miliardi di euro alle aziende asfissiate. Ma è chiaro anche a un bambino che non saranno le banche a rimetterci, perché alle loro casse ci pensano Draghi e Tremonti coi nostri soldi, e poi anche noi correntisti, ovviamente. Altro che pizzo.
Il lettore deve comprendere una cosa: c’è una rappresentazione mediatica del pericolo Mafia regionale che grazie anche all’apporto delle fiction Tv ci fa percepire la criminalità organizzata come un mostro tentacolato (la Piovra infatti) che strangola l’intera nazione. I Pifferai magici soffiano incessantemente su questo falò, che ai nostri occhi diviene un Inferno. Ma nella realtà, la Mafia regionale è solo un fuoco, e l’Inferno sta ai piani alti di Wall Street, della City di Londra, o della cittadella finanziaria di Milano. Le bombe che possono fare a pezzi milioni di esistenze faticosamente costruite sono le loro, ed è accaduto pochi mesi fa. Le pianificazioni criminali in grado di rovinare due generazioni di italiani non avvengono a Casal di Principe o a Corleone, ma in uffici con l’aria condizionata perfettamente legali. La Mafia regionale è ovviamente un pericolo da combattere, ma se volete tremare di paura fatelo quando passate di fronte a scritte come Banca d’Italia e Citigroup, o se leggete il termine Hedge Fund. La vostra vita - e cioè l’economia che deciderà se vostro figlio sarà insegnante o telefonista alla TIM, che deciderà se potrete avere abbastanza mezzi per partorire un bambino, se avrete una Sanità decente o il Far West del privato - viene decisa o rovinata da poche persone libere di circolare, non indagate, non latitanti e persino rispettate. Cosa vi minaccia di più? Le cosche o il fatto che l’intero sistema bancario italiano sia indebitato per 718 miliardi di euro? E’ indebitato per il triplo di ciò che vale, cioè 277 miliardi di euro. E anche se i nostri istituti di credito si erano esposti ai prodotti derivati ‘tossici’ americani per soli 4,9 miliardi di euro (cioè a quei prodotti finanziari fraudolenti alla fonte della crisi globale), risulta però che le banche italiane siano titolari di altri derivati (rischiosissimi per definizione) per un valore lordo di 367 miliardi di euro. Cosa significa tutto ciò? Significa che coloro che hanno in mano sia i vostri risparmi che il destino di aziende e lavoratori italiani, cioè vite reali, vagano in un campo minato di indebitamento e di finanza speculativa selvaggia che può farli/farci saltare per aria da un giorno all’altro, rovinandoci tutti. E non si sta parlando di perdere la villa al mare, ma di lavoro, di stipendi, del futuro e soprattutto di Diritti fondamentali. Di seguito il perché. (i dati sopraccitati sono di: Banca d’Italia, Senato, Legislatura 16, Atto Ispettivo n. 4-00961, 22/12/08; Capital Economics, Italian Banks weathering storm better than most, 2/7/09; Lamberto Cardia, Consob, 13/7/09)
Uno degli aspetti più osceni di queste deflagrazioni finanziarie internazionali, oltre ai prezzi evidenti per tutti noi, è che esse servono agli oligopoli di destra economica per erodere sempre più i Diritti dei lavoratori acquisiti in oltre 200 anni di lotte dal basso. Il meccanismo è semplice: queste crisi mandano a morte migliaia di piccole medie aziende; ciò significa che il mercato dell’offerta di manodopera aumenta enormemente (tanti lavoratori in cerca di lavoro); le grandi aziende licenziano con la scusa della crisi, e dunque altri lavoratori a spasso; quando sul mercato c’è grande offerta di qualcosa (lavoratori), questa cosa crolla in valore; e così, sfruttando la disperazione di milioni di disoccupati (in Italia oggi sono 2 milioni) e con la scusa della crisi, le aziende erodono i salari, precarizzano il lavoro e ricattano i sindacati. Ecco che il Diritto al lavoro e a una sopravvivenza degna prende un altro colpo micidiale. Ma c’è di peggio: le grandi aziende che hanno licenziato con il pretesto della crisi, si ripresentano agli investitori come slimmed down (gergo finanziario, cioè ‘dimagrite’, cioè con meno lavoratori a carico). Essere slimmed down è una delle condizioni essenziali per attrarre gli investimenti; così ‘ringiovanite’, esse si riquotano in borsa apprezzandosi, e i dirigenti incassano bonus milionari. Tutto legale, ma disgustoso, poiché sono lacrime e sangue per masse enormi di persone comuni e per le loro vite future, mentre i Diritti evaporano sempre più. La Mafia regionale può fare una cosa del genere all’intero Paese?
Tremonti bonds. Stato stuoino della Mafia, quella maggiore.
Nell’ottobre del 2008, come si è detto, la Mafia finanziaria si era vista porgere dal governo un salvataggio delle proprie voragini (decreto salva-banche) che è potenzialmente la seconda truffa grottesca dopo quella della Banca d’Italia di cui sopra, e sempre sulla nostra pelle. La cifra impegnata, lo ricordo, è secondo il Fondo Monetario Internazionle di 12 o 18 miliardi di euro. Scrisse Massimo Mucchetti sul Corriere finanza del 12/10/08: “Il Tesoro sottoscriverà azioni privilegiate, che hanno diritti di voto limitati. Ma, se una banca salvata dal Tesoro poi si rilancia, il plusvalore si concentrerà soprattutto sulle azioni ordinarie. I contribuenti sarebbero meglio protetti se il Tesoro ottenesse azioni ordinarie, più facili, tra l' altro, da rivendere. Certo, da azionista ordinario, il Tesoro nominerebbe gli amministratori. Può non piacere. Ma dovrebbe piacere ancor meno che chi paga non comandi”. Traduzione: lo Stato dava i nostri soldi per salvare le banche, ne diveniva così co-proprietario con in mano però delle quote di serie B; ma se la banca salvata tornava a far soldi, sarebbe stata lei a incassare le quote di serie A. Lo Stato diventava così partner delle banche buttandovi una montagna di denaro nostro, ma non poteva comandare su nulla, e alla fine chi scremava i profitti erano i banchieri. Erano i soliti miliardi di euro regalati alla Mafia delle banche mentre a noi raccontano che non ci sono gli spiccioli per i vigili del fuoco o per le scuole. Questo vi dà ancora un’idea di chi comanda obbedienza nel Potere, altro che Piovra. Il marchingegno sopra descritto era la fotocopia replicata in Italia di ciò che ha fatto Obama con le banche americane, attraverso lo stratagemma dei non-recourse loans, di cui ho parlato in altri interventi. L’esempio del Banco Popolare è lampante: ha aderito in ottobre all’offerta di salvataggio incassando 1,5 miliardi di euro, per i quali noi, lo Stato, abbiamo ricevuto in cambio azioni con diritto di voto limitato, come volevasi dimostrare. E poiché la crisi delle banche è ancora tutta in pieno sviluppo, “il Banco Popolare non sarà l’ultima banca italiana ad aderire”, ha scritto nell’ottobre 2009 Market Scan sotto suggerimento del super analista italiano Marcello Zanardo.
Poi nel febbraio del 2009 il ministro Tremonti annuncia i suoi bonds. Dice cioè: care banche, lo Stato vi dà i miliardi per le cure a patto che voi ci ricambiate con impegni scritti a ripagarci con gli interessi (cioè i bonds o obbligazioni). In apparenza nulla di che. Parte una zuffa fra politici, banchieri e giornalisti dove su questi bonds se ne dicono di tutti i colori. Ma vediamoli con calma, anche perché sono ancora in gioco oggi.
Menzogna numero 1): Ci dicono che quei soldi pubblici dati alle banche “hanno l’obiettivo di rafforzare il capitale di vigilanza Core Tier 1 e, di conseguenza, favorire l’erogazione del credito a famiglie e imprese”. Traduzione: il Core Tier 1 è l’indicatore di quanto sana sia una banca in termini di beni, e, ci dicono, rafforzando quei beni con denaro pubblico si permette alle banche di ricominciare a prestare soldi ai cittadini e alle aziende. Balle. Il reale motivo per cui lo Stato dona alle banche i nostri soldi lo spiega il Financial Times del 5/02/09: “Quando gli investitori internazionali (la Mafia, nda) hanno dato un’occhiata alle banche italiane, si sono resi conto che erano messe male… Siccome le loro azioni continuavano a languire, l’opzione di raccogliere fondi dagli azionisti era scomparsa. L’unica sorgente di fondi rimaneva lo Stato”. Traduzione: la Mafia della finanza gli ha detto: siete con le pezze al sedere, valete poco, andate a succhiare capitali da Roma, se no chi investe più in voi? Ma chi è ancora sano di mente ed è cittadino, ribatte: un momento, perché devo essere io a pagare i guai dei banchieri causati proprio dai loro compagni di ‘cosca’ americani e inglesi? Ma non vige la legge del Libero Mercato? E allora che si vadano a trovare i soldi sul loro mercato, e che i soldi pubblici vadano direttamente ai cittadini/aziende in difficoltà.
Menzogna n. 2): Lo Stato non ci rimette, anzi, ci guadagna. Badate bene, e semplifico: con i Tremonti bonds se le banche non hanno di che ripagare lo Stato, questo deve mettersi da parte e aspettare che prima le banche ripaghino tutti gli altri debiti che hanno coi privati. Cioè noi cittadini/Stato creditori ci attacchiamo al tram. E inoltre, gli interessi sono pagati allo Stato solo se la banca ha i conti in attivo, se no, di nuovo, ci attacchiamo al tram. Poi, sempre secondo i Tremonti bonds, se la banca debitrice allo Stato perde di valore sul mercato, anche i soldi che ci deve perdono di valore. Cioè: ti ho prestato 100 quando eri ricco, ma se diventi povero mi ridai 10. A un pensionato indigente non lo permetterebbero mai, ma ai banchieri sì. Infine, c’è il tasso di rischio di questo finanziamento alle banche con denaro pubblico: il Sole 24 Ore del 2/02/09 già ci informava che i Tremonti bonds “sono prodotti d'investimento particolarmente rischiosi e solo l'investitore più sofisticato può valutarne correttamente il rapporto rischio/rendimento”. Traduzione di tutto quanto sopra: non solo noi cittadini diamo soldi a privati banchieri a condizioni di grande favore, ma rischiamo pure il deretano in diversi modi.
Menzogna n. 3): Non è un favore fatto alle banche. Leggete cosa scrive sempre il Sole 24 Ore su questo punto: “Queste obbligazioni speciali hanno tutti i vantaggi del capitale, perché aumentano il "Core Tier 1" delle banche che le emettono, ma costano meno di un ricorso diretto sul mercato dei capitali”. Traduzione: lo Stato permette alle banche di farsi il lifting come in clinica, ma senza pagare le tariffe di mercato del chirurgo plastico. Ma perché io e voi dobbiamo fargli questi favori? Provate voi a negoziare favori del genere anche solo con la vostra filiale di quartiere.
Naturalmente i media che leggiamo ci hanno amplificato le poche regoline pro-collettività che questi regali alla Mafia finanziaria comportavano, e cioè la promessa di riprendere a prestare soldi alle aziende, e la sospensione dei pagamenti per mutui da parte dei cassintegrati per un anno.
Con lo Stato prostrato ai piedi della Mafia in doppiopetto blu, quest’ultima ha avuto poi l’ardire di protestare che le condizioni di quei regali coi nostri soldi erano troppo onerose. Non solo non sono finiti in galera per aver giocato con le nostre vite e i nostri posti di lavoro (mentre almeno qualche volta i mafiosi in carcere ci finiscono), ma pretendevano anche il tappeto rosso. E non è una pura coincidenza che le banche italiane che hanno attinto dalle casse dello Stato coi Tremonti bonds abbiano chiesto in prima battuta un totale di oltre 4 miliardi di euro. Perché quella cifra è esattamente l’ammontare delle scommesse finanziarie ‘tossiche’ (toxic assets) che avevano fatto in combutta coi colleghi delinquenziali di Wall Street.
Il fatto più sconcertante che emerge da quanto scritto sopra, è come nella democrazia moderna, Italia inclusa, sia dato per scontato un meccanismo orwelliano, scandaloso e grottesco: la comunità dei cittadini lavoratori viene colpita a sangue da una crisi cucinata per intero da un Mafia internazionale di avidi speculatori privati; il dolo è doppio, perché non solo la comunità dei cittadini ne soffre nella carne viva, ma deve poi intervenire per salvare gli stessi criminali, ricattata dal fatto che se non li salva questi ci rovinano del tutto. E’ come se un alcolizzato ti sfascia l’auto, e non solo non ti paga il danno, ma sei tu che devi pagargli la disintossicazione se no quello ti sfascia pure la casa. E’ esattamente così.
Capitali con le ali (e ricatti di Mafia).
La Mafia degli investitori e degli speculatori internazionali ha poi a sua disposizione un altro strumento di ricatto immane, che non ha paragoni con quello esercitato dalle bombe della mafia regionale. Si chiama Capital Flight (volo di capitali), di cui ho già parlato in ‘Questo è il Potere’, da cui cito direttamente: “L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra superiore a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale (Mafia, nda) degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ (la Mafia, nda) descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire al Capital Flight, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business”.
Ritorno qui al rapporto sproporzionato con cui ho esordito. Le cosche siciliane sottraggono in un anno un miliardo di euro alla regione colpita, le ‘cosche’ di Wall Street, della City di Londra o della cittadella finanziaria di Milano ce ne hanno fatti sparire col Capital Flight 22,8 di miliardi in un anno, a capriccio. E perdonate se sono ripetitivo, ma stiamo sempre parlando di stipendi, di lavoro, di famiglie e di destini umani.
Conclusioni.
Mafia significa in ultima analisi una consorteria di pochi individui occulti che tramano per il loro esclusivo lucro con i mezzi dell’illegalità, apportando grave danno alla comunità dei cittadini. Senza dubbio le Mafie regionali fanno ciò e vanno combattute. Ma come si è visto, incombono sulle nostre vite altre Mafie che rispettano tutti i criteri sopraccitati meno uno (sono pochi, occulti alla maggioranza, tramano, lucrano, danneggiano, ma solo legali), e che alla prova dei dati risultano immensamente più pericolose delle cosche siciliane o della Camorra. E sta qui il pericolo micidiale: i criminali con la coppola, essendo riconosciuti come palesemente illegali, si possono combattere, e lo facciamo. Quelli con il doppiopetto blu no, e nessuno dei Pifferai magici e dei topi al loro seguito si sbraccia per farlo. Anzi, tacciono, e, come del caso di Saviano, diventano dei simulacri ipertrofici se invece combattono le Mafie minori, dirottando, guarda caso, immense energie civiche e mediatiche lontano dalle Mafie maggiori. Dove sono in Italia i ‘saviano’, ‘travaglio’ e ‘di pietro’ delle Mafie finanziarie? Dove i No-Draghi day? E se poi a queste ultime si aggiungono quelle dei grandi burocrati non eletti, sovranazionali, e dei loro club privati e lobbisti a servizio (leggi ‘Questo è il Potere), non è azzardato affermare che le proporzioni in termini di pericolo e danno fra Mafie in doppiopetto blu e Mafie regionali è di mille a uno.
Lo ricorderò sempre: il danno economico diretto inflittoci da tutta la criminalità organizzata italiana in un anno è comunque inferiore a quello inflittoci dai 'mafiosi' finanziari. Le cifre cantano chiarissimo, e sono 91 miliardi di euro a 118 (dati Confesercenti Sos impresa 10/2008). Goldman Sachs controlla 1.081 miliardi di dollari ogni anno (dati 2008, Goldman Sachs Group in Forbes' list of global 2000), ed è stata strumento di un danno diretto all'economia mondiale pari a 12.000 miliardi di dollari (dati FMI, 2009). Chiare le proporzioni?
Infine, si pensi che mentre la Mafia della finanza ci ha ricattati con almeno 118 miliardi di euro nel 2008-9, a noi viene detto da Roma che in finanziaria per l’Università ci sono solo 400 milioni, che per le assunzioni in polizia ce ne sono 115, per il mondo del lavoro un misero miliardo, per gli indigenti pochi spiccioli, e l’opposizione crede di far meglio reclamando un ‘suntuoso’ bonus di 200 euro a cranio per i redditi bassi, ma una tantum naturalmente.
Badino il lettore e la lettrice che queste righe non sono la solita denuncia di misfatti per causare inutile indignazione. Sono l’esposizione chiara e indiscutibile di chi sia il vero Potere, la maggiore Mafia, e dunque un’indicazione su chi combattere con maggior forza. Altro che No-B day.
I Pifferai magici erano a Roma il 5 dicembre, i topi al seguito. “Cacciamo l’uomo da 1!” si gridava, mentre quello da 118 dormiva sonni sereni.
E tutti vissero felici e contenti...
Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_stampa.php?id=157
8.12.2009
Blair, le bugie, l'Irak
Mercoledì 09 Dicembre 2009
di Mario Braconi
A quasi quattro anni dall'inizio della guerra in Iraq, la Gran Bretagna si interroga ancora una volta sulla legalità della sua malaugurata scelta bellica. Questa è la volta della Chilcot Inquiry, una commissione di inchiesta presieduta da Sir John Chilcot, il cui obiettivo è analizzare il coinvolgimento della Gran Bretagna nelle ostilità in Iraq dalla metà del 2001 fino al 2009. La commissione, apertasi lo scorso 24 novembre, si sta concentrando sulle "modalità con le quali si è svolto il processo decisionale (relativo all'invasione), al fine di determinare che cosa sia effettivamente successo e di trarre utili insegnamenti dalla passata esperienza. Il suo obiettivo dichiarato è assicurare che, qualora simili circostanze si verifichino in futuro (premessa spaventosa, n.d.r.), il governo che sarà al potere in quel momento si trovi nella condizione di gestirle nel modo più efficiace e nell'interesse del paese".
Perfino in un paese nel quale il controllo delle emozioni è considerato virtù nazionale (l'"immobile labbro superiore" britannico), l'adesione di Blair al folle progetto militare di Bush e dei suoi scagnozzi costituisce un trauma collettivo. Cui si spera di porre rimedio tramite il rituale delle commissioni d’inchiesta: la Butler Review (2004), il cui obiettivo era valutare il lavoro dell'intelligence britannica sulle - inesistenti - armi di distruzione di massa in Iraq e la Hutton Inquiry, che avrebbe dovuto indagare sul presunto "suicidio" del Professor David Kelly, esperto governativo di biologia, uno dei pochi ad aver letto in anteprima il celebre dossier del Governo britannico secondo cui Saddam Hussein disponeva di armi di distruzione di massa in grado di colpire la Gran Bretagna in 45 minuti.
Si tratta, in gran parte, di sedute di psicoanalisi collettiva. Per il resto, le commissioni si sono dimostrate uno spreco di tempo e denaro: la Butler Review, chiamata a giudicare sull'operato di servizi segreti che hanno costruito un casus belli su un dossier taroccato venduto sottobanco dal noto "sòla" Niccolò Pollari del SISMI direttamente alla Casa Bianca, si è limitata concludere che si poteva fare meglio, senza peraltro identificare i responsabili della vergognosa truffa costata migliaia di vite innocenti.
La Hutton Inquiry, dal canto suo, ha incredibilmente concluso che il professor Kelly si è suicidato; inoltre, la Hutton Inquiry, è ha censurato per lesa maestà Andrew Gillighan, il giornalista BBC che ha intervistato Kelly prima della sua morte misteriosa: si era infatti spinto a scrivere che "forse" Downing Street era a conoscenza della falsità del report - un'ipotesi che, leggendo quanto segue, è più che credibile. Per quanto la commissione abbia fatto il possibile per insabbiare il caso, lo scorso 5 dicembre sei medici hanno iniziato un'azione legale finalizzata a riaprire l'inchiesta sulla morte del professore: dal loro punto di vista, infatti, la recisione dell'arteria ulnare - causa di morte ufficiale di Kelly - non sarebbe stata sufficiente a causarne il decesso.
Come nota Adrian Hamilton sull'Independent, basta scorrere la lista dei membri della commissione Chilcot sull'Iraq per capire che anch’essa culminerà con la produzione di un "report che, dopo aver raccolto una montagna di documenti, interrogato infiniti testimoni, portato alla luce un po' di materiale interessante per far contenti i giornalisti", finirà per confermare che "ci sono stati sì problemi nel determinare la causa della guerra e gravi carenze nella pianificazione dell'occupazione militare, ma non c'era stata vera disonestà di intenti, nessuna vera intenzione di mentire al Parlamento, nessuna autentica illegalità".
Infatti, è difficile credere che i membri della commissione siano "assolutamente indipendenti" e dotati di punti di vista "eterogenei" come pure pretendono di essere. Non solo nessuno dei componenti, infatti, a suo tempo ha preso posizione contro la guerra in Iraq; non solo il suo capo, Sir Chilcot, è noto per essere stato uno degli esaminatori più molli della Butler Review - ma tra i suoi membri vi sono due storici, Michael Freedman, convinto assertore degli interventi militari "umanitari", e Martin Gilbert, che ammira Bush e Blair al punto da spingersi a paragonarli, rispettivamente, a Roosevelt e Churchill.
L'intervento di David Manning (ex consigliere dell'ex Primo Ministro Tony Blair sulla politica estera) davanti alla Commissione Chilcot è particolarmente interessante: secondo Mannig, nel corso dell'incontro presso il ranch della famiglia Bush in Texas (6 aprile del 2002), Blair, pur ammettendo che la politica del suo Paese era di sostenere le Nazioni Unite nel loro tentativo di disarmare Saddam Hussein, era "assolutamente disposto a considerare un cambio di regime nel caso le misure delle Nazioni Unite non avessero funzionato".
Dunque, Blair, fin dall'aprile del 2002 (vale a dire, circa 11 mesi prima dell'inizio delle ostilità) era pronto ad andare in guerra, anche se al Parlamento (e al Governo) continuava a dire il contrario: ad esempio, il 16 luglio 2002, la sua risposta alla domanda "ci stiamo preparando ad una guerra?" fu un secco diniego. Del resto, un documento segreto passato sottobanco al Daily Telegraph lo scorso 21 novembre (ma disponibile in rete sul sito Wikileaks dall'agosto del 2008), conferma che il Generale Graeme Lamb stava lavorando sull'ipotesi di una guerra addiritttura nel febbraio del 2002.
David Manning, inoltre, è rispettivamente autore e destinatario di due memo segreti, anche essi disponibili in internet (www.afterdowningstreet.org) dal 2005, che si rivelano altrettanto - se non più - imbarazzanti per Blair: nel primo, datato 14 marzo 2002, Manning riferisce al Primo Ministro di un incontro one-to-one con Condi Rice, nel quale i due hanno parlato diffusamente della questione Iraq. "E' evidente che Bush ti è grato per il sostegno e si è reso conto che per questa ragione ti stai rendendo inviso."
Scrive Manning a Tony Blair: "Gli ho detto che tu non cambierai idea sul tuo supporto all'idea del cambio di regime, anche se devi gestire una stampa, un Parlamento ed una opinione pubblica con orientamenti molto diversi da quelli americani. Ma gli ho anche detto che insisti nella tua idea che, se si deve operare un cambio di regime in Iraq, il tutto deve essere fatto con molta attenzione e produrre i risultati sperati. Non possiamo permetterci di fallire. La faccenda degli ispettori deve essere gestita in modo da convincere gli Europei e gli altri che gli USA tengono nella giusta considerazione la giustizia internazionale, nonché l'insistenza di diverse nazioni sull'esistenza di una base legale per dichiarare la guerra. Il ripetersi del rifiuto di Saddam ad accettare libere ispezioni può costituire un valido argomento".
Nel secondo, del 18 marzo 2002, Manning riceve la relazione dell'allora ambasciatore britannico negli USA, Christofer Meyer, sul contenuto di un incontro che quest'ultimo ha avuto con Wolfowitz (allora vice ministro della Difesa USA). Nel corso del meeting, scrive Meyer, "gli ho riferito che il Regno Unito sta pensando seriamente di pubblicare un documento che giustificherebbe la guerra." Questi documenti, certamente in grado di mettere in grave difficoltà Tony Blair, sono stati passati alla commissione Chilcot, anche se a Manning non è stato finora chiesto di commentarli.
L'eccessiva delicatezza della commissione ha fatto molto arrabbiare Philippe Sands, avvocato e professore universitario molto critico verso le politiche di Bush e Blair: "Sono rimasto scioccato dall'interrogatorio; sorpreso e deluso dalla decisione della commissione di non mettere Manning sotto pressione sui temi cui si riferiscono i due memo segreti", ha riferito al cronista del Guardian che lo ha interpellato.
Blair dunque era convinto di invadere l'Iraq sin dall'inizio, anche se, giustamente paventando una "rivolta pacifista", si è guardato bene dal far conoscere la sua strategia non solo al Parlamento, ma perfino ai membri del suo governo. Solo il 23 luglio 2002 i membri del gabinetto vennero informati della decisione del primo ministro di invadere l'Iraq. Qualche giorno più tardi Lord Goldsmith, Attorney General, scrisse un breve documento sulla sua carta intestata, firmandolo di suo pugno, nel quale sosteneva che: 1) un cambio di regime in Iraq non avrebbe reso legittima la guerra; 2) era esclusa la possibilità di attaccare l'Iraq con il pretesto della legittima difesa; 3) in nessun caso sarebbe stato possibile spacciare l'invasione dell'Iraq per intervento umanitario; 4) le delibere ONU degli anni Novanta contro Saddam non sarebbero state di alcuna utilità per i fini del governo inglese.
Insomma, almeno in un primo momento, Goldsmith decise di non vestire i panni dell'assolutore ufficiale di Blair. Anzi, mise nero su bianco le sue perplessità, cosa che fece infuriare Blair (aduso a comunicazioni verbali e con pochissimi testimoni) al punto da vietare a Goldsmith di partecipare alle riunioni di governo, a meno non vi fosse esplicitamente invitato dal premier.
Secondo il Daily Mail, foglio popolare e reazionario ma da sempre contrario alla guerra in Iraq, che ha rivelato il primo dicembre lo "scoop" della lettera di Goldsmith, egli è una persona onesta schiacciata dai mastini di Blair (la Baroness Morgan e Lord Falconer). E' possibile che i metodi di Blair e la sua allergia alla verità abbiano creato qualche problema a Sir Goldsmith; ma bisogna pur ricordare che c'è la sua firma sotto lo stringato documento datato 17 marzo 2003 (tre giorni prima dell'inizio della guerra in Iraq), con il quale, di fatto, egli sosteneva che la guerra era legale. Una squallida storia di vigliaccheria e di tornaconto personale, visto che Goldsmith deve tutto (titolo compreso) al suo vecchio amico Tony.
Anche se la commissione Chilcot non arriverà probabilmente da nessuna parte ed è comunque escluso che Blair venga accusato per crimini di guerra (per avere mandato la Gran Bretagna in guerra senza alcuna causa) e/o per violazione delle norme della convenzione di Ginevra (per aver spedito soldati al fronte con pochissima preparazione, causandone la morte nonché un non valutato "danno collaterale" civile), c'è almeno da augurarsi che l'opinione pubblica britannica (e non solo) si renda conto di che tipo di personaggio sia Tony Blair.
http://www.altrenotizie.org
Scie chimiche e controllo mentale ( correlazione)
http://www.youtube.com/user/FaberBarber
Pubblicato da PsicoTrickster a
Anni fa' si denunciavano le scie chimiche anche con il poco materiale che allora si aveva. Orde di Pecore belavano contro i profeti che descrivevano i fatti che poi oggi sarebbero accaduti.Oggi le scie chimiche, come la crisi e molto altro, sono sotto gli occhi di tutti.la gente ancora riderebbe ma intanto il Tg2 ne parla, o almeno parla degli esperimenti per la modificazione del clima.
Scie chimiche è tanto, è certamente:controllo del clima,delle catastrofi naturali,progetto H.A.A.R.P, Progetto Blue Beam olografico,controllo della popolazione e controllo mentale..
Purtroppo tutta l'evidenza riferita dalla maggioranza dei ricercatori sulle chemtrails è solo la presenza di vari composti dannosi al corpo umano.
Questo è stato “voluto” e “controllato” dai soliti SS come depistaggio dai “veri fini” del progetto chemtrails.
Molti analizzando i capelli (mineralogramma) riportano che molte persone abbiano livelli molto alti di bario e alluminio nei loro corpi. E questo non è affatto bene, ma qualcosa di più terribile e devastante si nasconde dietro questo infame progetto.
Non è solo l'avvelenamento dei corpi, ma il controllo non solo della mente come massa cerebrale ma di quanto contenuta in essa a livello spirituale.
La coscienza di essere ed esistere e la coscienza del suo potenziale.
Questa parte del progetto si occupa di ciò è in basso, l'uomo, ma esiste anche quella che si occupa di ciò che è in alto, la ionosfera (come in basso così in alto diceva Trismegisto).
Questo viene attuato immettendo un livello molto alto di questi particolari metalli (descritti e analizzati in dettaglio nel sito di Zret sulle scie chimiche) in tutte le persone della terra.
Lo scopo è trasformare ognuno di voi in una specie di palmare wireless ambulante utilizzandovi come base dati e link di una luciferina rete globale e farvi vivere in un realta' virtuale /olografica (vedi anche profetto Blue Beam).
Gli esseri umani hanno una carica elettrica per natura. Oltre alla nostra complessa e non ancora ben compresa composizione elettrica, noi abbiamo un'altro lato psicoenergetico poco conosciuto chiamato Campo Elettromagnetico Informato (CEI).
I nostri meridiani e chakras sono solamente il componente di base di questo lato ignoto. Questo lato psicoenergetico è molto sensibile al campo elettromagnetico e al segnale scalare magnetico collegato alla banda dei “Terahertz”.
Saturare le creature umane con questi specifici metalli li rende più sensibili e adatti a ricevere e trasmettere segnali in questo range. Molta ricerca è stata condotta e molti brevetti sono stati registrati relativi all'influenza remota, telepatia elettromagnetica, controllo della mente e della psiche umana.
Piu' un'organismo e' complesso e piu' sono necessarie riserve di elettroni e di protoni. Un aumento di protoni fa calare il valore del pH; un calo di protoni aumenta il valore del pH. Questi sono fondamentali e insostituibili per poter svolgere tutte le complesse funzioni cellulari e organiche dell'organismo stesso; ed è incalcolabile il numero delle reazioni bioelettriche che in ogni istante avvengono in relazione fra di esse negli organismi complessi come il nostro. Inoltre le sostanze acide sono “trasmettitori di protoni” mentre le sostanze basiche sono “ricevitori di protoni”, secondo quanto affermato da Broenstedt nel 1923.
Alterando la composizione bioelettrica del corpo umano tramite le sostanze contenute nelle chemtrails il vostro CEI, viene riprogrammato per rispondere e interagire ai segnali impartiti, via wireless (UMTS), dalla rete di telefonia mobile ormai presente in tutto il mondo e controllata occultamente da un GigaServer che occupa 2000 mq (dove vengono archiviate le informazioni da Echelon) oggi detenuto dalla sinarchia nella base segreta sotto Londra chiamata “The Crypt”.
Che sarà utilizzato quando la sinarkia globale in società con le entità chiamate “alieni” o “demòni” prenderà il potere globale sul pianeta terra.
Inoltre pochi sanno che è possibile modificare gli stati psicoenergetici tramite la luce, e poiché le chemtrails, creano una barriera a certe frequenza di luce piuttosto che ad altre, interagiscono con questi modificando il vostro stato non solo fisiologico ma soprattutto psichico. In Usa alla Cornell University (NY) sono stati fatti dei semplici esperimenti che hanno confermato quanto si sapeva da millenni: la Luce modifica gli stati fisiologici degli esseri viventi, vegetali, animali, umani.
Per non dilungarci troppo diciamo per il momento che tutte queste cosiddette tecnologie vanno a sconvolgere anche le frequenze umane Alfa, Delta, Theta e Gamma.
Queste onde speciali a bassa frequenza, sono quelle che ci permettono di entrare in sintonia e armonia con TUTTA la Vita nell’Universo.
Ci sono altre ragioni per cui vengono utilizzate le chemtrails..ricercate i vari livelli delle informazioni. leggo di tanta gente che crede di capire solo dopo aver letto qualche stupido blog pure messo li' dai servizi per dare il contentino allo stolto di turno e alla sua fame di occulto mediocre.
Le difese?Iniziate, bimbi con il pensare pulito..allenando l'Empatia e ascoltandola lucida-mente. Non proiettare la propria merda sugli altri e puntare l'attenzione sempre all'esterna. Guarda e conosci te stessa. Osservati da un'Isola fortificata dai demoni.. il significato reso Atto,non è per tutti, evidentemente..
Poi c'è la pratica.. ma non la scrivero' certo qui, e la nuova alchimia per altro molto semplice da acquisire, con cui si puo' creare fisicamente una bonifica dell'ambiente irradiato.(dalla ionosfera o dai finti ripetitori;)..)
http://lagrandeopera.blogspot.com/
SVELATO IL RETRO-MISTERO DELLA PUNTA D'ORO DELLE PIRAMIDI
STRAORDINARIE RIVELAZIONI RIGUARDANTE LA RETTA PLANETARIA DELLE ANTICHE PIRAMIDI E IL POSSIBILE SCONVOLGIMENTO
DELLA TERRA FERMARONO L’INCORONAZIONE DELLA PIRAMIDE DI CHEOPE NELLA SERA DEL 31 DICEMBRE 1999
di Vasile Droj
IL GRANDE PROGETTO PLANETARIO
IL GRANDE DISEGNO
autore Vasile Droj
Fra pochi giorni si festeggerà l’anniversario decennale dal cambio di Millennio: 31 dicembre 1999 – 31 dicembre 2009. Molte speranze si misero in quella data che svanirono nel nulla ed eccoci ravvicinati ora davanti ad un'altra data molto più inquietante quella del 2012 dei Maya. In quel fine anno di grazia 1999 successe qualcosa di straordinario in relazione alla piramide di Cheope, che ci lasciò stupiti, e per ben 10 anni nel più fitto mistero. Il pubblico non seppe mai perché, tutto d’un colpo, quella gigantesca operazione di incoronazione della piramide di Cheope con una punta d’oro fu bruscamente interrotta nell’ultimo momento. Ebbene, proprio alla vigilia decennale dell’anniversario è pervenuto un documento illuminante che fa luce su quella stralunare decisione che sorprese il mondo intero.
Iscriviti a:
Post (Atom)


