venerdì 11 dicembre 2009

Andrea Rivera- Con la chitarra in mano dal carcere



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Anno Zero - Dell'Utri Berlusconi e la Mafia



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HUGO CHAVEZ INTERVISTATO DALLA CNN



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Hugo Chavez può essere accusato di varie cose , in patria non tutti lo amano , certo come tratta gli USA lui non ho visto ancora nessuno ...

IL PROGRAMMA SEGRETO DI COPENHAGEN



IL COMMERCIO MILIARDARIO IN DERIVATI SULL’ ANIDRIDE CARBONICA

FONTE: WASHINGTON’S BLOG

Gli artefici dei credit default swap dietro allo sviluppo dei “derivati sull’anidride carbonica”

Come avevo dimostrato in precedenza, i derivati speculativi (in special modo i credit default swap ) sono una delle cause principali. della crisi economica

E avevo sottolineato che le grandi banche realizzeranno profitti enormi sulle quote consentite delle emissioni di anidride carbonica, mentre l’illustre scienziato che sta facendo una crociata contro il riscaldamento globale sostiene che non funzioneranno e che esiste l’altissima probabilità di una gigantesca truffa e di un insider trading nei mercati delle quote delle emissioni di anidride carbonica.



Ora Bloomberg fa notare. che il programma delle quote delle emissioni di anidride carbonica sarà incentrato sui derivati:

Le banche si stanno preparando a fare con l’anidride carbonica quello che hanno fatto in precedenza: l’ideazione e la commercializzazione di contratti derivati che aiuteranno i clienti a proteggere i loro rischi sui prezzi nel lungo termine. Sono anche pronte a vendere prodotti finanziari legati all’anidride carbonica agli investitori esterni.

[Blythe] Masters sostiene che alle banche debba essere permesso di poter prendere l’iniziativa se un sistema obbligatorio di quote consentite delle emissioni di anidride carbonica è utile a salvare il pianeta al minor costo possibile. E i derivati legati all’anidride carbonica devono far parte di questo connubio, dice. I derivati sono titoli il cui valore è derivato dal valore di una merce sottostante – in questo caso, l’anidride carbonica ed altri gas serra…

Chi è Blythe Masters ?

E’ la dipendente di JP Morgan che ha inventato i credit default swap, e sta ora guidando gli sforzi di JPM sulle quote delle emissioni di anidride carbonica. Come osserva Bloomberg (questa e le altre citazioni provengono dall’articolo di Bloomberg riportato sopra):

Masters, 40 anni, sovrintende le attività ambientali della banca di New York in veste di responsabile globale dell’azienda nell’ambito delle materie prime.

Come giovane banchiere londinese all’inizio degli anni Novanta, Masters faceva parte del team di JPMorgan per sviluppare nuove idee per trasferire i rischi sui terzi. E continuò con la gestione del rischio sui crediti per la banca d’investimenti JPMorgan.

Tra i derivati sui crediti venuti alla luce dai primi sforzi della banca ci sono i credit default swap.

Alcuni membri del Congresso stanno combattendo contro i derivati sull’anidride carbonica:

“La gente taglierà i future sull’anidride carbonica e ci troveremo nei guai,” dice Maria Cantwell, senatrice democratica dello stato di Washington. “Non è possibile tenere il passo del prossimo strumento che andranno a creare.”

Cantwell, 51 anni, lo scorso novembre ha proposto che ai governi statali americani venga concesso il diritto di vietare i prodotti finanziari non regolamentati. “Il mercato dei derivati ha danneggiato pesantemente la nostra economia, non è nient’altro che un casinò dove si punta forte – tranne il fatto che i casinò devono attenersi alle regole”, ha riferito in un comunicato stampa.

Tuttavia il Congresso potrebbe cedere alle pressioni dell’industria e permettere il commercio over-the-counter dei derivati sull’anidride carbonica:

Il disegno di legge della Camera sulle quote delle emissioni di anidride carbonica vieta i derivati OTC, richiedendo che tutte le trattative sull’anidride carbonica vengano effettuate sugli scambi. I banchieri sostengono che un simile divieto sarebbe un errore... le banche e le aziende potrebbero ottenere quello che vogliono sui derivati sull’anidride carbonica in una legge separata in corso di elaborazione al Congresso...

Anche gli esperti finanziari si oppongono al mercato delle emissioni di anidride carbonica:

Persino George Soros, l’operatore miliardario di hedge fund, sostiene che i money manager dovrebbero trovare dei modi per manipolare i mercati delle emissioni di anidride carbonica. “Il sistema può essere truccato”, ha sottolineato Soros, 79 anni, in un seminario alla London School of Economics lo scorso luglio. “Per questa ragione piace ai tipi finanziari come me – perché ci sono delle opportunità finanziarie” ...

Il gestore di hedge fund Michael Masters, fondatore della Masters Capital Management LLC con sede a Saint Croix nelle Isole Vergini americane [e senza alcun legame con Blythe Masters] dice che gli speculatori finiranno col controllare i prezzi dell’anidride carbonica americana, e il loro intervento potrebbe innescare lo stesso genere di cicli di espansione e recessione economica che hanno bastonato le altre materie prime...

Il gestore di hedge fund sostiene che le banche tenteranno di gonfiare il mercato dell’anidride carbonica ingaggiando investitori dagli hedge fund e dai fondi pensione.

“Wall Street lo venderà alla gente come un prodotto di investimento che non ha nulla a che vedere con l’anidride carbonica”, dice. “Poi improvvisamente i gestori degli investimenti domineranno l’asset class, e nulla sarà più collegato alla domanda e all’offerta reale. Abbiamo già visto questo film.”

Per la verità, come avevo rilevato in precedenza, anche numerosi ambientalisti si oppongono al mercato delle quote delle emissioni di anidride carbonica. Ad esempio:

Michelle Chan, un’esperta analista delle politiche a San Francisco per Friends of the Earth, non è affatto convinta.

“Dovremmo veramente creare un nuovo mercato da 2.000 miliardi di dollari quando non abbiamo ancora finito il lavoro per riorganizzare e collaudare una nuova regolamentazione finanziaria?” chiede. Chan sostiene che, vista la loro storia recente, dovrebbero essere tenute a freno le capacità delle banche di trasformare il cambiamento climatico in un nuovo mercato delle materie prime.

“Quello che ci ha fatto aprire gli occhi nella crisi del credito – ad un livello spaventoso e sconvolgente – è quello che accade nel mondo reale”, dice.

Chan di Friends of the Earth sta lavorando duramente per impedire alle banche di inserire anche l’anidride carbonica nel loro repertorio. Ha intitolato un rapporto di Friends of the Earth del marzo scorso “Anidride carbonica subprime?”. In una deposizione rilasciata a Capitol Hill, ammoniva: “Wall Street non farà solamente da intermediario nei normali derivati sull’anidride carbonica – diventeranno creativi.”

Sì, diventeranno “creativi” e abbiamo già visto questo film... un boom di derivati sull’anidride carbonica non regolamentati in modo adeguato destabilizzerà l’economia e porterà ad un altro crollo.

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16449
8.12.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org 

La vittoria di Morales: una speranza per tutti. Verso il Buen Vivir



http://www.youtube.com/user/mazziniano

Allalla Bolivia! [di Giuseppe De Marzo - A Sud. Pubblicato su Carta.org il 9/12/09]  

Chi l'ha detto che non si può cambiare? Chi l'ha detto che non si può mettere in atto un processo di trasformazione sociale profondo e radicale? Chi l'ha detto che non si possono conquistare nuovi diritti? Chi l'ha detto che i movimenti sociali non possono incidere veramente e guidare processi di cambio? Chi l'ha detto che non si può partecipare alla politica ed essere protagonisti del proprio futuro? Chi l'ha detto che bisogna sempre e solo essere realistici e pragmatici, anche quando questo si traduce in un arretramento verso il baratro? Chi l'ha detto che è troppo tardi?


Chi ha detto tutto questo oggi vive male, forse malissimo, la straordinaria vittoria del "Buen Vivir" in Bolivia, rappresentata dal primo presidente indigeno dell'America del Sud, Evo Morales Ayma. Una vittora con oltre il 63% dei voti, al primo turno: da far tremare i polsi ai teorici del consenso plebiscitario di casa nostra, sempre impegnati a sbandierare sondaggi inverosimili che hanno come unico scopo l'autoconvincimento (o l'autorimbambimento?).

Una vittoria che consegna due terzi del parlamento al MAS, il Movimento per il Socialismo, il partito di Evo Morales. Una schiacciante e liberatoria valanga di voti ha seppellito per sempre il neoliberismo in Bolivia e, forse, definitivamente in tutta l'America Latina, dove le scelte e le pratiche del governo Morales sono diventate un punto di riferimento non solo per i movimenti ma per tutti i governi di sinistra.

Dalla sua prima elezione nel 2005, il governo Morales ha lavorato per riconsegnare lo strumento della "politica" nella mani dei cittadini e delle cittadine, non solo attraverso un redistribuzione delle ricchezze e delle risorse del paese. Le nazionalizzazioni dei principali beni comuni (gas, petrolio, litio, ecc..) hanno consentito un miglioramento concreto delle condizioni di vita di milioni di boliviani, sino ad allora considerate le peggiori di tutta l'America Latina insieme ad Haiti, nonostante le immense ricchezze del paese andino. A queste è seguita la realizzazione di una Assemblea Costituente con il compito di riscrivere la Carta Costituzionale. Dalla Assemblea costituente ha avuto origine il nuovo contratto sociale, nel quale per la prima volta vengono riconosciuti diritti di cui nemmeno i cosiddetti paesi del "primo" mondo dispongono. Dal diritto all'acqua per arrivare a quelli della natura, attraverso il riconoscimento della tutela e titolarità di diritto.

Una gigantesca opera di  "decolonizzazione" di un paese colonizzato per 500 anni in cui gli indigeni, maggioranza della popolazione, è stata confinata nel migliore dei casi al rango di inservienti nelle grandi abitazioni dei latifondisti. In altri addirittura a quello di schiavitù. Finalmente le comunità indigene vedono riconosciuti i propri diritti, la propria autonomia, e la Bolivia diventa una stato plurinazionale e comunitario.

Accanto all'autonomia indigena ed al riconoscimento della pluralità di visioni comunitarie del paese, vengono riconosciuti, come dicevamo, diritti e di conseguenza garanzie, che minano la struttura borghese e coloniale dello Stato e la concezione esclusivamente capitalista del mercato. Una Costituzione dunque non solo capace di iniziare il percorso di "decolonizzazione" culturale ma anche in grado di fornire gli strumenti per eradicare il capitalismo come modello sociale ed economico. Lo Stato garantisce infatti più visioni sostenendo nel rango giuridico più alto la pluralità delle differenti forme di economia presenti nella società e nelle relazioni umane. Per farlo si arricchisce di uno strumento di lettura basato sull'interculturalità per praticare la plurinazionalità. E' questo l'approccio che conduce all'economia sociale e comunitaria ed ai diritti della natura come pietra angolare di una nuova società basata sul Buen Vivir.

Oggi con la vittoria che consegna due terzi del parlamento al MAS sarà possibile portare avanti le circa cento leggi quadro che servano per rendere concreta nella vita di tutti i giorni la Costituzione ed i suoi nuovi diritti e garanzie. Una vera e propria rivoluzione democratica, così come è stata definità, nonostante i numerosi tentativi della destra boliviana ed internazionale di destabilizzare il processo di cambio boliviano, anche con un paio di tentativi di colpo di stato. Una vera e propria vittoria per tutti i movimenti impegnati a trasformare la Bolivia in una società in movimento in cui il metodo del "costituzionalismo sperimentale" diventa la pratica per continuare a tenere aperto e vivo il processo di cambio.

"Una terra ed una vita senza male per lo sviluppo del Sumak Kawsay", del viver bene. Qualcuno avrebbe storto la bocca pochi anni fa, oppure riso per la presunta velleità di un progetto di ricostruzione sociale basato su una democrazia deliberativa. A distanza di meno di dieci anni dalla guerra dell'acqua di Cochabamba che ha segnato l'inizio delle grandi mobilitazioni dei movimenti sociali boliviani, il paese Andino guidato da Morales è nei fatti un punto di riferimento ed un esempio di buon governo della sinistra in tutto il mondo. Una sinistra nuova che non ha avuto paura nè di salvare quanto ci fosse da salvare del proprio passato ed allo stesso tempo mai titubante di immaginare un progetto di futuro appassionante e capace di parlare a tutti ed a tutte.

Nei giorni di Copenaghen, dove si incontrano i presunti grandi (molti assenti o solo in passeralla per qualche minuto), il mondo naufraga e si "scioglie" davanti al fallimento della governance globale ed all'incapacità della sinistra europea di offrire delle alterntive credibili (quella italiana non è pervenuta...). Sull'altro fronte,  paesi del sud del mondo considerati sino a poco tempo fa alla stregua di una carnevalesca e passeggera ribellione folclorica, guidano il campo delle proposte e delle alternative soprattutto in campo ambientale. A partire, non a caso, dal governo boliviano che ha provato a spingere la migliore proposta possibile, nata e sviluppatasi all'interno dei movimenti sociali e per la giustizia climatica. Istituzioni di tribunali sulla giustizia climatica, riconoscimento del debito ecologico, drastica riduzioni della CO2 e creazione di un fondo per i paesi del sud vittime di crimini ambientali o degli effetti dei cambiamenti climatici, alcune delle proposte portate da Morales al vertice in corso sul clima. Proposte concrete che partono proprio dal cuore della società civile globale, che rappresenta l'unica vera speranza rimasta per costruire una nuova democrazia della Terra. Anche per questo la vittoria di Morales è una vittoria di tutti quei popoli, quelle comuntà, quei soggetti che non si arrendono alla "fine della storia" e che si impegnano giornalmente per estendere il campo dei diritti e della partecipazione.

La vittoria a valanga del MAS boliviano è la naturale conseguenza per una forza politica capace di sintonizzarsi e rispondere alle esigenze, ai bisogni ed alle aspirazioni dei propri cittadini. Nienti di cui stupirsi per gli osservatori che hanno seguito il processo di cambio iniziato dai movimenti sociali ed indigeni boliviani. Stupisce che alcuni se ne accorgano solo adesso. Nessuno stupore invece per le autorità tradizionali indigene del continente chiamato Abya Yala prima che fosse invaso dai conquistadores. Loro l'avevano già previsto quanto sta avvenendo in Bolivia come in molti altri luoghi dell'America Latina.

Il grande Tupac Katari, che organizzò la resistenza indigena per combattere gli invasori nel 1781, del resto l'aveva detto prima di essere barbaramente tammazzato: "volverè y sarè millones", ritornerò e saremo milioni. E' stato di parola.


Giuseppe De Marzo
www.asud.net

Eternit, lo scandalo del secolo



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Red. ,   10 dicembre 2009


Più di duemila vittime, cinque paesi coinvolti, migliaia di parti civili al processo contro il gruppo diventato famoso nel mondo per gli ondulati di cemento e amianto, e oggi per la strage ancora in corso di lavoratori e cittadini che hanno inalato la fibra. L'inchiesta è stata condotta dal procuratore Raffaele Guariniello, che commenta: "Serve una giustizia europea sulla salute e la sicurezza"



I primi ad arrivare a Palazzo di Giustizia sono stati i francesi. Indossano giacche a vento leggere arancioni oppure giubbotti salvavita dello stesso colore, e i caschi bianchi antinfortuni. E' la prima linea di quella multinazionale delle vittime, dal Belgio, alla Svizzera, all'Olanda, alla Francia appunto, che si è radunata oggi a Torino assieme ai familiari delle vittime dei quattro stabilimenti italiani, in occasione dell'avvio del dibattimento del processo Eternit contro il miliardario svizzero convertito all'ecologia Stephen Schmideiny, e il barone belga Jean Louis De Cartier de Marchienne, titolari del gruppo diventato famoso nel mondo per gli ondulati di cemento e amianto, e oggi per la strage ancora in corso di lavoratori e cittadini che hanno inalato la fibra. Sono 2889 le vittime per questo processo per il quale gli imputati sono accusati di disastro ambientale colposo. Di queste oltre 2000 sono i morti, che aumentano di giorno in giorno.
Come testimonia tristemente Rina Ruga, di Casale Monferrato, il cui marito Piero Ferraris si è ammalato ed è morto nel breve spazio di tempo tra l'avvio dell'udienza preliminare nell'aprile scorso, e oggi. Gli hanno diagnosticato un mesotelioma pleurico nel maggio scorso, è morto il 12 novembre, racconta la signora tra le lacrime davanti al tribunale. "Nell'ultima settimana si è chiuso nel silenzio - dice la donna - non ha mai più parlato". E riferendosi agli imputati: "Bisognerebbe vederli in un letto come i nostri malati". Storie drammatiche descritte a volte con emozione, a volte in modo asciutto perché ripetute tante volte. Ognuno ha il suo carico di drammi. I minatori di Merlebach, nella Lorena ai confini con la Germania, hanno avuto nella loro miniera di carbone 300 morti e 1500 malati dichiarati ufficialmente, dice il loro rappresentante Franco Dosso, nato a Udine, immigrato in Francia da giovanissimo. E sui cartelli neri sollevati ed esposti dalla delegazione francese durante la manifestazione che attorno a Palazzo di Giustizia ha raccolto alcune centinaia di persone, ci sono le foto di Gilbert, di Pierre, ma anche di Carlo, a testimoniare una mescolanza senza confini di lutti e di disastri. Da Para Y Le Monial, vicino Digione dove ancora è in funzione un impianto Eternit, con 150 dipendenti, sono venuti in 52, in rappresentanza delle 94 vittime accertate dal 1997. Il titolare Guy Cuvelier per la prima volta in Francia, è stato sottoposto a un procedimento penale per omicidio involontario.
I francesi sono venuti soprattutto per questo. Lo spiega Attilio Manerino, per l'associazione Andeva, che riunisce le vittime d'amianto, parlando dal palco improvvisato su via Falcone: "Questo processo è un esempio che renderà dignità alle famiglie e alle vittime". L'obiettivo dell'accusa, spiegano i pubblici ministeri, è quello di dimostrare che il reato è permanente, perché esistono tuttora contaminazioni di amianto nelle strade, nelle infrastrutture, nelle case e edifici pubblici dei paesi colpiti, a partire da Casale Monferrato e Cavagnolo. Se raggiungeranno il loro scopo, il reato sarà imperscrittibile.
Gli svizzeri diffondono un volantino nel quale spiegano di Niederumen, sede di uno stabilimento del gruppo, diventata la Casale Monferrato elvetica a causa dell'alto numero di perone colpite dalla malattia da amianto. E poco dopo le nove del mattino arrivano anche loro, i testimoni più riconosciuti di questa tragedia, i familiari di Casale Monferrato, la città più colpita dal disastro dell'amianto. Portano cartelli, ma anche un tricolore con una semplice scritta "Eternit giustizia".
Il procuratore Raffaele Guariniello che ha condotto l'inchiesta dirà a margine dell'udienza pochi minuti più tardi: "Serve una giustizia europea sulla salute e la sicurezza. Colpisce che certi paesi si facciano nel nostro paese e non in altri". In strada ci sono anche i rappresentanti del sindacato autonomo Sll che ha costituito una rete tra i familiari delle vittime sul lavoro, di qualche collettivo comunista, ma anche dell'associazione Legami d'acciaio, quella nata dopo l'incidente della Thyssenkrupp a Torino. Palazzo di Giustizia intanto e' quasi totalmente assorbito da questo maxi processo, dove le parti civili sono già 700, 1500 si costituiscono oggi, altre si aggiungeranno in seguito. Tre maxiaule dedicate, la uno dove si celebra l'udienza davanti alla prima sezione del tribunale presieduta da Giuseppe Casalbore, lo stesso che oscurò negli anni 80 le tv di Berlusconi e che a fianco di questo sta conducendo il processo Ifil - Exor, la due e la cinque. Più l'aula magna, più l'auditorium della provincia di Torino messo a disposizione per il pubblico. Sono le dieci quando Casalbore entra in aula, i due imputati come previsto, non sono in aula. Il presidente avverte "E' lunga la giornata". Solo l'appello delle parti civili prende molte ore. "Il processo sarà giusto e i suoi tempi saranno quelli necessari per dare giustizia alle vittime e agli imputati", commenta ancora Guariniello.

THE WORM HOLE UFOS NORWAY 9 DECEMBER 2009



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Pioggia di alluminio (articolo di Luigina Marchese)














Questo articolo si pone come estensione del mio precedente riguardante le scie chimiche. Nasce dalla necessità di un’azione pratica e concreta che, necessariamente, deve seguire la scoperta del fenomeno subdolo, insidioso ma soprattutto ignorato, delle chemtrails.

In seguito dunque alla consapevolezza che dagli aerei che sorvolano l’Abruzzo e l’Italia intera vengono rilasciate sostanze nocive per la salute dell’uomo, ho inteso dimostrare e non solo a me stessa, l’esistenza di quelle tossicità in maniera concreta e visibile.

A tale scopo, ho prelevato alcuni campioni di ortaggi (biologici) direttamente dal giardino della casa. Nello specifico, parliamo di prezzemolo, lattuga e nespole. Ho preso contatti con l’A.R.T.A. di L’Aquila, affinché verificasse se negli alimenti summenzionati vi fossero tracce di metalli tossici. Sia l’alluminio (Al) sia il bario (Ba) sono risultati contaminare i prodotti.

Riporto i dati rilevati:

- Prezzemolo

Al - inf. 462 mg/Kg
Ba - inf. 8,7 mg/Kg

- Lattuga

Al - inf. 265 mg/Kg
Ba - inf. 5 mg/Kg

- Nespole

Al - inf. 102 mg/Kg
Ba - inf. 5 mg/Kg

Ciò confermerebbe l’ipotesi che sostanze chimiche nocive cadano a terra dagli aerei ma, ai fini di una verifica attenta, palese e soprattutto imparziale, è necessario porsi alcuni interrogativi.

a) Quali sono i corretti parametri onde poter affermare che l’assunzione di alluminio e bario sia nociva per l’uomo? La stessa A.R.T.A. non era in possesso di tali riferimenti.

b) Alluminio e bario sono contenuti naturalmente in questi alimenti? Fanno cioè parte della loro struttura interna, quali microelementi?

c) Possiamo escludere che i metalli non facciano parte del terreno, venendo poi assorbiti dalle radici? Se fanno parte del terreno, da dove provengono?

d) Possiamo escludere che i cibi non siano inquinati da altre fonti (fabbriche, discariche etc.)?

E’ fondamentale porsi e trovare risposte a tali domande, poiché solo in tal modo si riuscirà a provare che i metalli tossici derivano dagli aerei. Coloro che contrastano tale “teoria” affermano, invece, che l’alluminio ed il bario sono naturalmente presenti nel suolo ed è quindi altrettanto naturale rinvenirli nei cibi. Forse non è così, ma occorre dimostrarlo! Nell’impossibilità di chiarire a me stessa se tali concentrazioni fossero o meno elevate e nella constatazione che la stessa A.R.T.A., paradossalmente, non poteva fornirmi notizie in merito, ho iniziato a cercare in modo autonomo per dare risposta a tali quesiti.

LA RICERCA

Bisogna precisare che nella zona in cui sorge la mia abitazione non sono mai state presenti industrie, essendo terreno vergine da migliaia di anni. Nel passato recente vi era situata, nelle vicinanze, una discarica, alla quale non possiamo sicuramente assegnare, anche secondo il parere del Responsabile dell’A.R.S. Abruzzo, la presenza di alluminio e di bario. Lo stesso dicasi per le fabbriche poste nelle vicinanze, pur se la zona di Bussi sul Tirino, paese poco distante, è balzata tempo fa all’evidenza della cronaca per l’inquinamento della falda acquifera della Val Pescara.

Caratteristiche

L’alluminio è diffuso sulla crosta terrestre (ne costituisce il 7,50% in peso) e si trova in tracce negli alimenti e nel nostro organismo. E’ un metallo bianco, leggero, malleabile, ottimo conduttore del calore e dell’elettricità (il fatto che la presenza di sostanze quali bario ed alluminio renda l’acqua conduttiva elettricamente, sarebbe un dato interessante da indagare).

Tossicità

Secondo studi compiuti in Francia, l’alluminio può essere pericoloso e persino mortale, se assunto in quantità eccessive. Secondo il Professor Eugenio Ragazzi, con il quale ho avuto diversi contatti, “l'alluminio non ha alcun ruolo fisiologico negli organismi viventi e viene da essi trattato come un elemento da eliminare”.

Il Dr. Sante Guido Zanella afferma che l’alluminio non svolge alcuna funzione utile per il corpo umano e la sua pericolosità è nota fin dal secolo scorso. Studi condotti recentemente dallo stesso Dr. Zanella ne confermerebbero la neurotossicità.

E’ stato ipotizzato che l'alluminio possa essere un cofattore nell'eziopatogenesi di alcune malattie neurodegenerative, tra cui la malattia di Alzheimer, ma una prova diretta in questo senso è ancora controversa. In tutti coloro che sono affetti dal morbo di Alzheimer o in chi si sottopone ad emodialisi, sono state comunque rintracciate alte concentrazioni di alluminio.

Sintomi generalmente associati all’intossicazione da alluminio

La ricerca scientifica ci mostra l’estrema pericolosità dell’esposizione cronica all’alluminio anche a basso dosaggio e soprattutto la costante associazione tra alluminio e patologie molto diverse (di cui alcune caratterizzate da disturbi mentali): Parkinson, S.L.A. (sclerosi laterale amiotrofica), sclerosi multipla, demenza, osteoporosi, anemia sideropenica, sindrome di Down ecc. Il gruppo di esperti A.F.C. (E.F.S.A.) ha stabilito che, complessivamente, è improbabile che l’alluminio possa avere effetti cancerogeni per l’uomo alle dosi correlate alla dieta. Forse gli esperti non sono a conoscenza del fenomeno delle scie chimiche, le quali incrementano in modo esponenziale l’alluminio incamerato.

Fonti di tossicità

I composti di alluminio hanno usi e impieghi diversi. Generalmente la via principale di esposizione è tramite gli alimenti (compresa l’acqua del rubinetto - solfato di alluminio come battericida), se escludiamo le scie tossiche degli aerei.

Fonti importanti di intossicazione sono le pentole (soprattutto se usate per cuocere latte, cavolo o pomodoro, generalmente cibi acidi), le lattine, carta stagnola e così via. Sulla G.U. n. 141, parte I del 20 giugno 2007 è stato pubblicato il Decreto n. 76 del Ministero della Salute. Vi vengono riferite le condizioni alle quali si può impiegare pentolame di alluminio.

I produttori hanno perciò l’obbligo, fatte salve le disposizioni del regolamento (CE) n. 1935/2004 in materia, di indicare in etichetta le condizioni specifiche d’impiego

L’alluminio oggi viene, paradossalmente, usato in grandissime quantità non solo in campo alimentare, ma anche medico. Lo si ritrova in tantissimi farmaci ed è inspiegabilmente presente nei vaccini (come eccipiente ed adiuvante, fino a 250 volte oltre la quantità di soglia) somministrati ai bambini, nel Maalox, nel Mylanta, nel Riopan, nell’Alka Seltzer ed in molti antidiarroici, così come nelle amalgame dentali; è stato anche rilevato che alcune aspirine per bambini contengono alluminio. Lo si ritrova nei cosmetici anche di marca (rossetti, phard, matite etc.), nei deodoranti/antitraspiranti, nei dentifrici, saponi, borotalco.

Un capitolo a parte è costituito dal latte in polvere: i livelli di assunzione di alluminio nei lattanti che lo usano si avvicinano ai valori soglia e, in alcuni casi, arrivano a quattro volte in più. Per avere la certezza che tale metallo non è presente nella composizione si può leggere con attenzione l’etichetta, evitando prodotti che contengono sostanze che iniziano con “ALLUM” (qualora il tutto sia posto in evidenza).

Concentrazioni

Prendendo visione dei risultati delle analisi, il Prof E. Ragazzi, confermando il mio sospetto che la quantità di alluminio fosse elevata, disse che: “Il contenuto di tale elemento nei cibi può variare moltissimo in relazione alla sua quantità nel terreno, in conseguenza anche al semplice tipo di suolo, più o meno ricco. Un articolo pubblicato lo scorso anno riporta concentrazioni di alluminio in cibi come la lattuga intorno a 10 mg/kg di peso secco, spinaci 167 mg/kg di peso secco. Comunque i valori di alluminio nei cibi possono variare entro fasce enormi, anche a seguito dell'aggiunta di additivi contenenti alluminio; sono riportati valori in un intervallo di 1-27.000 mg/kg”.







A completamento delle informazioni inviate, il Professor Ragazzi mi segnalava un recentissimo documento dell’E.F.S.A. con un'ampia discussione sulla tossicità del metallo, anche in relazione alla quantità accettabile di assunzione in una settimana (Tolerable Weekly Intake -TWI-), stabilita attualmente pari a 1 mg/kg peso corporeo/settimana, anche se tali misure sono in genere spesso superate, proprio in seguito all'uso di additivi contenenti alluminio.

L'assorbimento intestinale è intorno allo 0.1-0.4% della quota ingerita. In genere il corpo riesce ad eliminarlo al 74-96%. Esso ha comunque tendenza ad accumularsi nell’organismo a seguito di esposizione alimentare.
Sulla base di quanto detto fin qui, si scopre che non è semplice affermare che l’alluminio trovato nei prodotti venga dalle scie chimiche, anzi, è più facile e più semplice ipotizzare che essi lo assorbano dal terreno e, poiché il terreno è naturalmente ricco di alluminio, il discorso potrebbe automaticamente essere chiuso.

Gli organi competenti

Arrivata a questo punto della ricerca, avevo un quadro abbastanza chiaro sulla pericolosità dell’alluminio, su questo non vi erano dubbi. Il Professor Ragazzi mi aveva confermato che le quantità rinvenute nei miei prodotti erano elevate. Restava sempre qualche problema correlato alle concentrazioni rinvenute negli alimenti da me analizzati. Si poneva, infatti, un quesito interessante, se cioè le tossicità individuate facessero parte dell’alimento stesso, della sua struttura interna, avendo assorbito l’elemento dal terreno con le radici o se vi fossero state depositate ab externo.

Questo, in effetti, era molto difficile da indagare. Esistono forse sostanze, mi chiedevo, che contengono naturalmente alluminio? O forse più semplicemente lo assorbono dall’ambiente esterno? Tramite percolamento, l’alluminio penetra nel suolo e di conseguenza viene assorbito dalle radici e trasmesso alla pianta. Chiesi allora informazioni ad una responsabile dell’A.R.T.A. circa le modalità inerenti alle analisi. Mi venne riferito che gli alimenti da me consegnati furono inizialmente disgregati, poi resi liquidi e quindi sottoposti a verifica. In tal modo, risultava impossibile constatare se quelle concentrazioni fossero lì perché provenienti dall’esterno oppure contenute nell’alimento.

Vediamo allora di chiarire! Ciò di cui stiamo parlando non sono ioni naturalmente contenuti nei cibi (come ad esempio il Rame o il Ferro), ma particelle, minuscoli sassolini, che vengono involontariamente (certo non nel caso delle scie chimiche) immessi come inquinanti nei cibi. Queste scorie, se ingerite, entrano in circolo per essere rapidamente fagocitate dai vari organi (reni, fegato etc.) e lì restano, perché non sono biodegradabili. Era dunque questo che ero tesa a dimostrare, cioè che l’alluminio presente negli alimenti analizzati non facesse parte intimamente di essi, così come il ferro è contenuto negli spinaci, ma che vi venisse depositato dall’esterno. La domanda da porsi è allora: da dove viene quell’alluminio? Qui la cosa diventava complessa, perché, come detto all’inizio, esso è un elemento presente sulla crosta terrestre. Le piogge acide ne favoriscono l’assunzione da parte dei vegetali. E’ da lì che può essere assorbito dalle radici e ritrovarsi nei frutti, nel prezzemolo, nella lattuga. Come provare allora che l’alluminio ed il bario presenti negli alimenti analizzati provenivano dalle scie chimiche? Secondo il Prof. Dolara, con il quale ho avuto diversi contatti, per concludere che le polveri degli aerei abbiano un ruolo nello spiegare i livelli di alluminio presenti negli alimenti analizzati, sarebbe necessario conoscerne le quantità negli stessi alimenti e in una zona vicina dove non volano aerei. A me la cosa sembrò impossibile, visto che gli aerei volano ovunque ed è puro sogno trovare un terreno che non sia contaminato da sostanze tossiche. Il fenomeno delle scie chimiche può essere fatto risalire a 10-15 anni fa, almeno qui in Italia.

Sarebbero allora occorsi dati sulla concentrazione di alluminio presente nel suolo abruzzese, confrontati con dati più recenti. Dopo aver contattato numerosi docenti, ricercatori e rettori universitari a livello nazionale, sono giunta alla conclusione che non esistono analisi e studi comparativi sulle quantità di alluminio presente nel suolo italiano e, nello specifico, abruzzese. Essi, in effetti, proverebbero che negli ultimi anni c’è stato sicuramente un incremento nelle quantità, dovuto all’anomalo traffico aereo con il suo carico di scie velenose. Sarebbe dunque auspicabile che coloro che tutelano il nostro territorio eseguissero rilievi in tal senso. Forse le attuali problematiche potrebbero dar loro avvio.

Per verificare e dimostrare in modo inappellabile che l’alluminio presente nei prodotti analizzati deriva unicamente dalle scie chimiche, mi restava un unico sistema. Ripetere le analisi con modalità diverse. Mi era stato suggerito di analizzare non l’intero alimento disgregato, bensì l’acqua di lavaggio dei prodotti medesimi, ma forse questo metodo non è probante, se la stessa acqua del rubinetto contiene alluminio! Quale acqua usare? Sicuramente acqua distillata! Forse un sistema sarebbe procurarsi del terreno non contaminato da alluminio, farvi crescere alcune piante allo scoperto, innaffiarle con acqua pura e poi analizzare di nuovo, sia l’acqua di lavaggio sia l’alimento disgregato. Nella difficoltà di trovare un terriccio che non contenga alluminio, sto attualmente studiando altre modalità di indagine. Vedremo gli sviluppi della situazione. Ho chiesto naturalmente la collaborazione della stessa A.R.T.A. di L’Aquila, dell’A.R.S. e del S.I.A.N. di Pescara. Ho segnalato la cosa al Ministro Ignazio La Russa, oltre che al Capo dello Stato, ai Ministri della Salute e dell’Ambiente.

Invito tutte le persone di buona volontà a fare altrettanto. Per concludere e sdrammatizzare la situazione, possiamo affermare che i dati scientifici a nostra disposizione ci mostrano come sia possibile ridurre il rischio di contrarre l’Alzheimer o alcuni tipi di tumore, semplicemente adottando una dieta sana basata su alimenti vegetali, ricca in frutta e verdura fresche, cereali integrali e legumi… be’, lasciatemelo dire: che non siano prodotti del mio orto! O del vostro!

Nota: si fa riferimento all'articolo integrale dell'autrice apparso sul numero 12 di “X Times”.

Esperti contattati:

Prof. Piero Dolara, Ordinario di Tossicologia, Università di Firenze
Prof. Eugenio Ragazzi, Facoltà di Farmacia, Università di Padova

Enti contattati:

A.R.T.A. (Agenzia Regionale Territorio Ambiente) di L’Aquila
A.R.S. (Agenzia Regionale Sanitaria) di Pescara
A.R.S.S.A. (Agenzia Regionale Servizi Sviluppo Agricolo) di Avezzano
S.I.A.N. (Sistemi Informativi Agricoli Nazionali) di Pescara.


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