lunedì 14 dicembre 2009

IL CORPO VIOLATO DELLA SECONDA REPUBBLICA


















DI PINO CABRAS
megachipdue.info

«Un uomo in sofferenza psichica ha colpito un'altro uomo in sofferenza psichica che credeva di essere invincibile anche durante i bagni di folla. Tutto qui». Fra migliaia di commenti apparsi su Facebook per parlare del corpo di Silvio Berlusconi violato a Milano mi ha stupito questo. Riesce, paradosso dei tempi, a rassicurare. Ma non sono tempi rassicuranti.

La tempesta perfetta che si addensa intorno alla Seconda Repubblica vede entrare in gioco tutti gli elementi tipici di una crisi politica italiana. È già accaduto nel 1947-48 e anche nel 1992-94, quando invece crollava la Prima Repubblica. E quindi, anche oggi, ecco la mafia, i grandi processi, i riposizionamenti politici, le trame dei settori più opachi degli apparati statali. E poi lo sguardo degli altri paesi. E la partecipazione popolare, che cerca forma e colore mentre - e questo vale per le ultime due crisi - i partiti evaporano. Sullo sfondo incombe la Grande Crisi economica e finanziaria, che comincia a mordere sempre di più e si presenta come una variabile troppo grossa per essere prevedibile. Tutti intervengono, chi con un piano, chi per reazione.



Un pazzo però è un pazzo, e sfugge a tutti i criteri normali. Inserisce una fuga narrativa incomprensibile in mezzo a giochi più grandi e apparentemente razionali.

Pazzo un Pallante che spara a Togliatti, ad esempio.

Non parliamo dell'America che ha visto Oswald tirato in ballo per JFK, Shiran Shiran per RFK e Hinckley per Reagan, tre pazzi manovrati inseriti in dinamiche ben più misteriose, con complicità interne agli apparati di sicurezza.

Potrebbe sempre bastarci la spiegazione in apertura, per leggere pacatamente l'episodio dell'aggressione, ma siamo dentro una di quelle dinamiche del potere che richiedono attenzioni eccezionali. Il tramonto della Seconda Repubblica è una crisi costituzionale di prim'ordine, giocata da protagonisti «del tutto» spregiudicati, in primis lo stesso Berlusconi e tutto il suo apparato, a sua volta capace di confessare impunemente terribili bufale mediatiche per fini politici, come nel caso Feltri-Boffo, ultimo episodio di una lunga serie. È un contesto eccezionale in cui nulla sembra essere come sembra. Non dobbiamo fidarci delle ricostruzioni interessate, non dobbiamo credere ai provocatori, a coloro che vorranno creare assurdi paralleli fra le manifestazioni democratiche e la violenza, fra la critica e l'odio.

«Calma, non perdete la testa» disse Togliatti al risveglio dall'anestesia. Era la preoccupazione di uno dei co-fondatori della nostra democrazia. Si spera che nessuno le perda anche oggi. E la testa, e la democrazia.

Il contesto si sta mostrando subito pericoloso: sento i cani da guardia del PDL che vogliono attribuire la responsabilità della violenza agli avversari in blocco; ma leggo l'immaturità politica di una parte del “popolo viola” in rete che fa cascare le braccia. Converrà loro maturare in fretta.

Seconda Repubblica è un termine impreciso. Ai costituzionalisti non piace, e dal loro punto di vista hanno formalmente ragione. Però spiega tante cose. La Prima Repubblica era un sistema di partiti e al centro stava la DC, all'opposizione il PCI. Crollò durante una “tempesta perfetta”, Tangentopoli. La Seconda Repubblica ha visto un radicale cambiamento del sistema dei partiti e al centro stava il sistema di potere di Silvio Berlusconi, con avversari sempre più deboli e alla fine finti. Ogni pezzo di potere e di contropotere ha definito se stesso in funzione di un accomodamento con questa ingombrante presenza. Ciò che non si accomodava è stato come una polvere che via via si accumulava sotto il tappeto, pronta a sbuffare fuori prima o poi. Questa polvere compone ad esempio i fantasmi del 1992-1994.

La domanda sulle stragi, su chi le volle, chi ne beneficiò e come, non avendo avuto risposte, si ripropone con nuova forza al momento della crisi.

La polvere delle finanze pubbliche è rimasta tanta, perché le caste e le cosche non hanno voluto pagare prezzi, mai. Oggi, da Dubai ad Atene, i prezzi si pagano. Presto si pagheranno anche a Milano e Roma.

Il sistema della comunicazione ha visto rafforzare la presa di Berlusconi con la storica complicità dei gruppi dirigenti del centrosinistra.

L'autorità giudiziaria ha ereditato un enorme patrimonio di credibilità che solo in parte ha bilanciato le enormi tensioni a cui l'ha sottoposta il motore della Seconda Repubblica, tanto che anche lì si insabbiano le inchieste politiche scomode (vedi “Why Not?”), con benedizioni dal Colle e silenzi dal PD.

C'è meno democrazia, meno coscienza del bene comune. Gli interessi sono frantumati e dispersi. C'è un senso di debolezza che sembra lambire tutti i poteri un tempo definiti “forti”. È più debole perfino Cosa Nostra, l'«organizzazione terroristico-mafiosa» di cui parla Spatuzza. Ed essendo più debole reagisce e ricatta, da socio in affari che non si fa mai scaricare, a costo di spargere sangue e veleni. Il ricatto colpisce e terrorizza il cuore della Seconda Repubblica, Silvio. E anche Silvio è più debole, ricattabile, prigioniero di promesse impossibili. Continuerà a farle, e non solo in Italia. Nel momento in cui riposiziona alcune scelte geopolitiche passando per Mosca, trova mille soldati da spedire a Kabul per placare le irritazioni di Washington. Altri leader meno ricattabili non sono stati altrettanto compiacenti. Dove troverà i soldi? Non mi aspetto barricate da PD e Di Pietro, visti i precedenti, ma vedremo. Di certo è un momento pericoloso, per le fughe in avanti.

Il corpo di Silvio farà di tutto per proclamare la sua improfanabilità in ogni aspetto del suo regime personale. Cercherà di rompere l'assedio. In alcuni casi cedendo a ricatti, in altri ricattando i ricattabili.

Chi crede nella democrazia sarà chiamato a organizzare un alternativa politica seria, attenta a non farsi devastare dall'eterna Italia eversiva e gattopardesca, che continuerà a giocare tutte le sue carte.

Pino Cabras
Fonte: www.megachipdue.info
LinK: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/1473-il-corpo-violato-della-seconda-repubblica.html
14.12.2209

VEDI ANCHE: FUORI POSTA. LA FACCIA INSANGUINATA DI BERLUSCONI

CAMBIAMENTO CLIMATICO: IL PEGGIORE SCANDALO SCIENTIFICO DELLA NOSTRA GENERAZIONE



http://www.youtube.com/user/CUNItaly73

DEL PROF. CHRISTOPHER BOOKER
The Daily Telegraph

Il nostro establishment scientifico, irrimediabilmente compromesso, non può permettersi di cavarsela mettendo a tacere le statistiche riguardanti il riscaldamento globale.

Una settimana dopo che il mio collega James Delingpole dal suo blog del Telegraph ha coniato il termine “Climagate” per descrivere lo scandalo reso noto dalla fuoriuscita di e-mail dall’Unità di Ricerca Climatica presso l’università di East Anglia, Google ha mostrato che quella parola appare ora su internet più di nove milioni di volte. Ma in tutti questi ettari di copertura elettronica c’è un punto di grande rilievo riguardante queste migliaia di documenti che è stato ampiamente dimenticato.

Il motivo per cui anche George Monbiot del Guardian si è mostrato totalmente scioccato e disorientato di fronte al quadro svelato dai documenti è che gli autori non sono un vecchio gruppo qualunque di accademici. La loro importanza non può essere sopravvalutata. Ciò a cui ci troviamo di fronte è un piccolo gruppo di scienziati che, per anni, ha esercitato una grande influenza nel manovrare l’allarme mondiale in materia di riscaldamento globale, non da ultimo attraverso il ruolo giocato all’interno del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)[1].

A seguire: "Manipolazione di dati e di concetti: le e-mail sul cambiamento climatico " (The Daily Telegraph)


Il professor Philip Jones, direttore della CRU[1], è responsabile delle due serie fondamentali di dati usate dall’IPCC per compilare i suoi resoconti. Attraverso il suo contatto con l’Hadley Center, parte del Met Office inglese, il quale seleziona gran parte dei collaboratori scientifici strategici dell’IPCC, il suo registro delle temperature globali è il più importante dei quattro su cui sia l’IPCC sia il governo si basano – non da ultimo per le loro previsioni secondo cui il mondo si surriscalderà a livelli catastrofici a meno che non si spendano miliardi di dollari per evitarlo.

Il dott. Jones gioca anche un ruolo fondamentale all’interno del compatto gruppo di scienziati americani e inglesi responsabile della promozione di quell’immagine delle temperature globali trasmessa dal grafico a forma di “bastone da hockey” di Michael Mann, che 10 anni fa aveva rovesciato da cima a fondo la storia del clima mostrando che, dopo 1.000 anni di declino, le temperature erano recentemente balzate ai più alti livelli mai registrati dalla storia.


Ritenuto come fondamentale dall’IPCC, non da ultimo per il modo in cui è sembrato eliminare il diffusamente accettato Periodo Caldo Medievale, quando le temperature erano più alte di oggi, il grafico è divenuto l’icona centrale dell’intero movimento creato dall’uomo per il riscaldamento globale.

Dal 2003, comunque, quando i metodi statistici utilizzati per creare “il bastone da hockey” sono stati dipinti come fondamentalmente difettosi da un esperto statistico canadese, Steve McIntyre, è cresciuta una lotta che si è andata via via scaldando tra i sostenitori di Mann, che si sono auto-definiti “la Squadra dell’Hockey”, e McIntyre e i suoi alleati, i quali hanno chiamato in causa, con effetti ancor più devastanti, l’intera base statistica su cui l’IPCC e la CRU hanno fondato il loro caso.

I mittenti e i destinatari delle mail fuoriuscite dalla CRU forniscono la lista dei partecipanti all’elite scientifica dell’IPCC, comprendente non solo la “Squadra dell’Hockey”, come ad esempio il dott. Mann stesso, il dott. Jones e il suo collega della CRU Keith Briffa, ma anche Ben Santer, responsabile della revisione altamente controversa di alcuni passaggi chiave del report del 1995 dell’IPCC; Kevin Trenberth, che in modo altrettanto controverso ha spinto l’ITCC all’allarmismo sull’attività degli uragani; e Gavin Schmidt, braccio destro dell’alleato di Al Gore, dr. James Hansen, il cui registro GISS sui dati di temperatura di superficie è secondo per importanza solamente a quello della CRU.

Ci sono tre argomenti in particolare contenuti nei documenti fuoriusciti che hanno diffuso un’ondata di sconvolgimento tra gli osservatori informati in tutto il mondo. Forse il più ovvio, come lucidamente sottolineato da Willis Eschenbach (si veda il blog di McIntyre dal titolo “Climate Audit” e il blog di Anthony Watt, “Up with That”), è la serie altamente sgradevole di e-mail che mostra come il dott. Jones e i suoi colleghi abbiano per anni discusso le subdole tattiche che hanno permesso loro di non rilasciare i dati a terze parti avvalendosi delle leggi in materia di libertà d’informazione.

Se ne sono usciti con ogni scusa possibile per far combaciare le basi di dati su cui si fondavano le loro scoperte e i registri delle temperature.

Di per se stessa, questa cosa è diventata un grosso scandalo, non da ultimo per il rifiuto del dr. Jones di fornire i dati elementari da cui la CRU deriva il suo largamente influente registro delle temperature, che è culminato la scorsa estate nella sconvolgente dichiarazione dello stesso dr. Jones secondo cui la maggior parte dei dati presi da tutto il mondo era semplicemente “andata persa”. Ma la cosa più incriminante sono comunque le e-mail in cui si avvisano gli scienziati di cancellare grosse porzioni di dati, cosa che, se fatta dopo il ricevimento di una richiesta inviata in ossequio alla normativa in materia di libertà d’informazione, risulta essere un reato.

Ma la domanda che sorge inevitabile da questo rifiuto sistematico di rilasciare i dati è: qual è quella cosa nascosta che gli scienziati stanno così ansiosamente cercando di non rivelare? La seconda e più scioccante rivelazione che deriva dalla fuga di documenti è come essi mostrino degli scienziati intenti a manipolare i dati attraverso i loro complicati programmi per computer, sempre orientati nell’unica direzione desiderata – abbassare le temperature passate e “accomodare” quelle recenti al rialzo, in modo da dare l’impressione di un riscaldamento accelerato. Questa cosa succede così spesso (non da ultimo nei documenti riguardanti i dati contenuti nel file “Harry Read Me”) che è diventata l’elemento singolo più fastidioso di tutta la storia. Questa è l’attività che il dr. Hansen stava compiendo con il registro GISS delle temperature, quando l’anno scorso è stato scoperto dal sig. McIntyre (fatto dopo il quale Hansen è stato costretto a rivedere il suo registro) e due altri scioccanti esempi sono ora venuti alla luce in Australia e in Nuova Zelanda.

In ognuno di questi due paesi era possibile per gli scienziati locali mettere a confronto il registro ufficiale delle temperature con i dati originali sui quali si sarebbe in teoria dovuto basare il primo. In ciascun caso è chiaro che lo stesso scherzo è stato giocato – trasformare un grafico delle temperature essenzialmente piatto in un grafico che mostra delle temperature in continua crescita. E in ognuno di questi casi la manipolazione era stata realizzata sotto l’influenza della CRU.


La cosa che emerge in modo tragico dal file “Harry Read Me” è questo quadro di scienziati della CRU che si trovano in uno stato di confusione senza speranza di fronte agli elaborati programmi per computer che essi hanno ingegnato allo scopo di contorcere i loro dati nella direzione approvata, esprimendo più di una volta la loro disperazione per quanto fosse difficile ottenere i risultati desiderati.

La terza rivelazione-shock riguardante tali documenti è il modo spietato con cui questi accademici sono stati determinati nel zittire qualunque esperto che mettesse in discussione i risultati da essi conseguiti attraverso dei metodi così discussi – non solo rifiutandosi di rendere pubblici i loro dati elementari ma anche discreditando e bloccando qualunque giornale scientifico che avesse osato pubblicare il lavoro dei loro critici. E’ come se essi fossero pronti a qualunque cosa pur di soffocare il dibattito scientifico in questo modo, non da ultimo assicurando che nessuna ricerca in senso contrario trovasse spazio nelle pagine dei resoconti dell’IPCC.

Nel 2006, quando l’eminente professore di statistica americano Edward Wegman pubblicò un resoconto scientifico per il Congresso nel quale sosteneva la demolizione del “bastone da hockey” operata da Steve McIntyre, egli condannò il modo in cui questo stesso “gruppo molto intimo” di accademici sembrava volenteroso unicamente di creare delle collaborazioni tra i suoi membri e di operare delle “revisioni paritetiche” delle carte l’uno dell’altro, allo scopo di sovrastare le scoperte di quei resoconti dell’IPCC dai quali avrebbe potuto dipendere gran parte del futuro degli Stati Uniti e dell’economia mondiale. Alla luce delle ultime rivelazioni, adesso sembra ancora più evidente che questi uomini possano aver fallito nel sostenere quei principi che stanno al centro di una domanda scientifica genuina e del relativo dibattito. Già un rispettabile scienziato americano del clima, il dr. Eduardo Zorita, ha chiesto che il dr. Mann e il dr. Jones venissero esclusi da ogni futuro coinvolgimento nell’IPCC. Persino il nostro George Monbiot, sdegnato di fronte alla scoperta di come era stato tradito dai supposti esperti che egli aveva riverito e citato per tanto tempo, ha chiesto che il dr. Jones rinunciasse alla sua carica di direttore del CRU.

Il precedente Cancelliere, Lord (Nigel) Lawson, lanciando la scorsa settimana la sua nuova think tank ‘Global Warming Policy Foundation’ ha giustamente fatto appello a una inchiesta davvero indipendente che guardi dentro il labirinto di imbrogli rivelato dalle fughe del CRU. Ma l’inchiesta dibattuta venerdì, che forse sarà presieduta da Lord Rees, Presidente della Royal Society – essa stessa propagandista di lunga data e senza vergogna per la causa del riscaldamento – è lungi dall’essere quello che Lord Lawson aveva in mente. Al nostro establishment scientifico, compromesso senza speranza, non può essere concesso di andarsene mettendo semplicemente a tacere quello che è diventato il più grande scandalo scientifico del nostro tempo.

NOTE

[1] Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (http://www.ipcc.ch/) è il foro scientifico che si è formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite allo scopo di studiare il fenomeno del riscaldamento globale (fonte: Wikipedia). NdT

[2] Climate Reserch Unit. E’ una parte dell’Università di East Anglia (Inghilterra) nonché una delle maggiori istituzioni che si occupa di studiare le cause del cambiamento climatico (fonte: Wikipedia, in inglese) Ndt

Titolo originale: "Climate change: this is the worst scientific scandal of our generation"

Fonte: http://www.telegraph.co.uk/
Link
28.11.2009

Traduzione di Rachele Materassi per www.comedonchisciotte.org

MANIPOLAZIONE DI DATI E DI CONCETTI: LE E-MAIL SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

A CURA DEL THE DAILY TELEGRAPH

Le e-mail dell’Università di East Anglia: le citazioni più controverse

Di seguito, una selezione di frasi prese dalle e-mail rubate dai computer dell’Università di East Anglia. Molte riguardano Phil Jones, capo dell’Unità di Ricerca Climatica dell’università.

Da: Phil Jones. A: Destinatari multipli. 16 novembre 1999
“Ho appena portato a termine il trucco che Mike ha fatto su Nature (la rivista scientifica) di aggiungere le temperature reali a ciascuna serie degli ultimi 20 anni (ad es, dal 1981 in poi) e dal 1961 per permettere a Keith di nascondere la caduta”.


I critici citano questo a riprova della manipolazione dei dati effettuata al fine di mascherare il fatto che le temperature globali stanno scendendo. Il prof. Jones sostiene che il significato della parola “trucco” è stata male interpretata.

Da Phil Jones a: Michael Mann (Pennsylvania State University). 8 luglio 2004
“Non mi pare che nessuna di queste carte sia nel prossimo report dell’IPCC. Kevin e io le terremo fuori in qualche modo – anche a costo di ridefinire il significato di letteratura peer review [revisione paritaria n.d.t.]!”


L’IPCC è l’organo delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare il cambiamento climatico. Gli scienziati non volevano che l’IPCC prendesse in considerazione gli studi che contestano l’idea secondo cui il riscaldamento globale è autentico e creato dall’uomo.

Da Kevin Trenberth (US National Center for Atmospheric Research). A: Michael Mann. 12 ottobre, 2009
“Il fatto è che noi non possiamo spiegare la mancanza di riscaldamento allo stato attuale si tratta di una farsa che noi non possiamo…Il nostro sistema di osservazione è inadeguato”


Il prof. Trenberth sembra accettare uno degli argomenti chiave degli scettici del riscaldamento globale – non c’è nessuna prova che le temperature si siano alzate nel corso degli ultimi 10 anni.

Da: Phil Jones. A: Destinatari multipli. 11 marzo 2003
“Manderò una mail al giornale per dire loro che non c’entrerò più con questa cosa finché non si sbarazzeranno di questo editore che crea problemi”.


Il prof. Jones sembra parteggiare per le dimissioni dell’editore di Climate Research, una rivista scientifica che ha pubblicato alcuni articoli che minimizzavano il valore del riscaldamento globale.

b>Da Phil Jones. A: Michael Mann. Data: 29 maggio 2008
“Potresti cancellare qualunque corrispondenza e-mail con Keith relative all’AR4? Keith farà lo stesso”.


Gli scettici del cambiamento climatico hanno cercato di usare le leggi previste dalla Libertà d’Informazione per ottenere i dati puri sul clima presentati con un report dell’IPCC noto come AR4. Gli scienziati non volevano che il loro scambio di e-mail riguardante i dati fosse reso pubblico.

Da: Michael Mann. A: Phil Jones e Gabi Hegerl (Università di Edinburgo). Data: 10 agosto 2004
“Probabilmente Phil e io saremmo costretti ad aver a che fare con altre stupide critiche da parte degli idioti in un prossimo futuro”


Gli scienziati non fanno nessuno sforzo per nascondere il loro disprezzo nei confronti degli scettici del cambiamento climatico, i quali chiedono più informazioni sul loro lavoro.

Titolo originale: "Manipulation of Data and Concepts: The Climate Change EMails"

Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Link
23.11.2009

Traduzioni per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI

40 anni fa la strage di Piazza Fontana



http://www.youtube.com/user/expiero1979channel2

Tommaso De Berlanga

È sempre stupefacente come – in Italia, almeno – i «cercatori ufficiali di verità» si guardino bene dal fare domande ai testimoni diretti. Un caso esemplare
di questa malattia è quello di Pasquale Valitutti. Appena ventenne all’epoca della strage di piazza Fontana, come tanti altri in quei giorni fece l’esperienza della questura. Non di una qualsiasi, ma proprio quella di Milano. Anzi, è stato l’ultimo compagno a parlare con Giuseppe Pinelli, la sera del 15 dicembre; poi lo ha sentito cadere dalla finestra. In questi 40 anni non ha mai cambiato la sua versione.
Com’è stato il tuo 15 dicembre 1969?
Dopo il 12 dicembre è iniziata la caccia all’anarchico. La polizia ha praticamente
fermato tutti gli anarchici noti. Io non ero a Milano quel giorno; sono andati a casa mia, han preso mia sorella (che non faveva politica!) e han detto a mia madre che l’avrebbero lasciata andare solo se mi fossi consegnato. Quando sono andato in questura, il giorno dopo, c’era un sacco di gente. Poco alla volta hanno cominciato ad andar via e alla fine siam rimasti solo in due: io e Pino, in uno stanzone. Pino aveva una ventina di anni più di me che, da ragazzi,
son tanti. Si scherzava un po’, cercava di consolarmi dicendo «Dai Lello, 'sta cosa qui ora finisce, tra un po’ ce ne andiamo a casa». Intanto faceva dei bei disegni per le sue bambine, che poi ho dato a Licia. Poi son venuti a prendere Pino e lo hanno portato nella stanza vicina per interrogarlo. L’ufficio della «squadra politica» era come un appartamento: una porta d’ingresso, un corridoio lungo con tante stanze. 
Tu, da lì dentro, cosa sentivi?
Se parlavano normalmente, non sentivo niente. Venti minuti prima della mezzanotte è successo qualcosa. Ho sentito rumori, mobili che si spostavano, gente che parlava in modo concitato, senza riuscire a distinguere bene le parole. Non ho sentito urla, ma è successo qualcosa che non era accaduto
durante gli altri interrogatori. Sentendo questi rumori, chiaramente vado in
tensione. La porta della stanza dove mi trovavo era una porta a vetri che dava sul corridoio, da cui potevano controllare chi stava dentro. Da lì ho potuto vedere e ti posso assicurare che, dal momento in cui avevano portato Pino nella stanza dell’interrogatorio, non è più passato nessuno. In particolare
in quell’ultimo quarto d’ora, assolutamente nessuno.
Quanti poliziotti c’erano nella stanza?
Dovevano essere sei: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e un altro.
Nessuno si è spostato. E Calabresi c’era sicuramente. Lo conoscevo bene, era il commissario, quello che comandava tutti; il più alto in grado presente. Quello che rompe il silenzio è un tonfo molto sordo, molto cupo. Il corpo di Pino che cade. La cosa veramente assurda è che nessuno ha reagito. Non ho più sentito nessun rumore. Nessuno ha urlato; come ho sentito il trambusto avrei sentito anche le urla. Ti puoi immaginare: sei in una stanza molto piccola, qualcuno
si butta dalla finestra e nessuno urla?
Dopo il «tonfo» che accade?
Sono usciti dalla stanza e sono venuti da me, mi hanno bloccato ed è apparso Calabresi: «non capisco come possa essere successo, Valitutti; stavamo parlando tranquillamente con Pinelli di Valpreda, non capisco, all’improvviso si è buttato». L’ho detto subito al giudice nel primo interrogatorio, il 1 gennaio del ‘70, quando mi hanno chiamato a parlare con Caizzi.
C’è stato un processo, poi. Avranno cercato di smontare la tua versione...
Era il processo Calabresi-Lotta continua. Sono andato lì e gli avvocati mi han
fatto tutte le domande e io ho raccontato tutto, come adesso. Importante: Calabresi era lì, con il suo avvocato e non mi hanno fatto neanche il controinterrogatorio. Non gli conveniva. Dal punto di vista giudiziario vuol dire che non potevano contestarmi niente e volevano farmi «scivolare via». Poi il presidente del tribunale ha disposto un sopralluogo in questura per capire cosa
potevo aver visto veramente. Quando siamo andati lì, davanti alla porta a vetri era stato messo una grosso distributore di caffè e bibite. E il presidente mi ha detto: «con questa macchina davanti, lei poteva anche non vedere». Io gli ho risposto che la macchina non c’era; anzi, ho indicato sul linoleum del pavimento, sulla parete opposta, il segno che la macchina aveva lasciato. Mi ricordo la sua faccia. É rimasto costernato di fronte all’evidenza di un tentativo così maldestro di alterare la «scena del delitto».
Mai accusato di falsa testimonianza?
Mai. La cosa più singolare è che D’Ambrosio (Gerardo, ndr) non mi ha nemmeno
interrogato, quando ha fatto l’inchiesta sulla morte di Pinelli. Sono stato interrogato la prima volta dal pubblico ministero. Poi ho testimoniato al processo Calabresi-Lc. Quando poi Licia ha fatto denuncia per omicidio contro ignoti, D’Ambrosio ha fatto la sua inchiesta e non mi ha interrogato. Lui ha sentito soltanto i poliziotti, che non erano testimoni, ma sotto avviso di garanzia. E non ha sentito l’unico testimone che c’era. Quando glielo dicono pare che si arrabbi sempre. Ma è stato molto scorretto.

L’aggressione a Berlusconi e l’ineccepibile posizione di Di Pietro



http://www.youtube.com/user/IDVstaff



Si potrebbe almanaccare a lungo sul valore simbolico di quel gadget a forma di duomo di Milano (se le testimonianze riferite dicono il vero) scagliato sul volto dell’uomo che dalla Madunina ha cominciato il suo viaggio verso il potere. O meglio, l’onnipotenza. Un volto che artifici cosmetici e chirurgici vorrebbero conservare intatto nel tempo, e che in un attimo viene prostrato dal sangue che copioso sgorga dalla ferita. E il sovrumano rientra nei limiti dell’umano.

Un cavalletto prima, il duomo in miniatura ora – con danni evidenti, stavolta – hanno dimostrato, insomma, che non c’è onnipotenza che tenga. Tutti siamo vulnerabili, anche i capi supremi, anche nelle città poste sotto assedio, nei treni blindati, negli aerei sorvegliati e protetti. E dunque perché gridare allo scandalo se un tale – uno non proprio con tutti i venerdi – aggredisce il simulacro del potere? Quanti capi di Stato e di governo, quante personalità pubbliche sono stati colpiti, talora a morte, e in qualche caso mai si è avuto notizia degli autori delle aggressioni?

E, soprattutto, perché gridare allo scandalo se un uomo politico – in questo caso Antonio Di Pietro, che ha il pregio di dire talora ad alta voce, magari in modo non forbito, o persino sgangherato, quello che altri sussurrano – ha commentato condannando il gesto, ma ricordando il ruolo di fomentatore di discordie del nostro presidente del Consiglio? Non abbiamo forse imparato che chi semina vento raccoglie tempesta? E invece ecco il coro dei laudatores che si prostrano, si strappano i capelli, si lacerano le vesti, e piangono il capo caduto. E, naturalmente, subito rialzatosi, a dimostrazione delle sue qualità eccezionali, che nei giorni scorsi aveva vantato.

Insomma, si può dar torto a Di Pietro? Come invece tutti stanno facendo, ostentando scandalo. Basti riascoltare il tono, prima ancora che i contenuti, dell’ultimo comizio del cavaliere, in quella piazza Duomo che egli ha il torto di considerare “sua” come “sua” è la città, e “suo” è il “popolo delle libertà”. E la giostra di un grottesco servidorame, nella livrea ora di parlamentari, ora di giornalisti, è immediatamente partita. E già v’è chi ha invocato le leggi speciali. Come con gli attentati a Mussolini, come con ogni provocazione: a cominciare dalle bombe di Piazza Fontana di quarant’anni or sono, che ancora attendono verità e giustizia, dietro le frasi rituali, e nel fatale oblio che sta coprendo quella strage.


Ora, “l’attentato” al nuovo duce (il signor Bossi ha parlato senza pudore di “terrorismo”), che cosa dovrebbe comportare? I campi di concentramento, per chi osi ancora dire qualcosa di poco encomiastico sul cavaliere? Il confino di polizia? E dimenticheremo, sotto la maschera improvvisamente da ridanciana divenuta tragica, le nefandezze dette nei giorni scorsi da quest’uomo che si crede Napoleone, e Cesare, e Augusto, e Cristo stesso?

Già, l’onnipotenza. La sindrome dell’onnipotenza, ha da tempo colpito l’uomo che sta guidando la nave Italia verso il suo iceberg, nell’afasia o nel mesto balbettio di quasi tutta l’Opposizione, e nel disinteresse di gran parte del Paese. Che dimentica che quell’uomo è Silvio Berlusconi, già membro della Loggia segreta o deviata “P2”, guidata dal Maestro Venerabile Licio Gelli, il cui programma di “rinascita” per l’Italia è stato sostanzialmente posto in essere, per quello che gli è riuscito finora. Un uomo, la cui fortuna finanziaria si perde ormai nei decenni alle nostre spalle e puzza di marcio. Il cavalier Berlusconi, tra Craxi e amicizie di mafia, tra fidi scudieri e giornalisti conniventi, si è insignorito del controllo del Paese, nella sostanziale indifferenza, quando non complicità di larga parte degli opinion makers.

Si dirà: mica siamo alle barricate. No. Non ancora, forse. Ma siamo di sicuro all’emergenza nazionale. Che ci costringe a ergerci, nella modestia delle nostre forze, ma nella nostra ferma volontà, a difesa dei princìpi di legalità – quelli minimi, già piuttosto scarsi – nella vita pubblica. Ci obbliga a porci a tutela delle istituzioni di garanzia, davanti all’uscio del Quirinale (anche se ne abbiamo criticato talora le esitazioni), dinnanzi al Palazzo dei Marescialli (sede della Corte Costituzionale), e, idealmente, davanti a ogni procura della Repubblica a ogni Tribunale, o Corte d’Assise tra le tante, sparse e disfunzionanti, in quanto vengono loro negati i fondi minimi necessari per funzionare: per potere poi dire che i magistrati non lavorano, e che la giustizia va a rilento, e dunque occorre “abbreviare” e “velocizzare” i processi, mettendo in libertà i delinquenti, a cominciare dai delinquenti potenti, ma lasciando marcire in carcere gli immigrati, il cui “reato” di clandestinità evidentemente è considerato socialmente assai più pericoloso del falso in bilancio, o delle omesse o infedeli dichiarazioni dei redditi.

Ebbene, il silenzio della gran parte degli opinionisti o il loro afasico cerchiobottismo sconcerta. Ora, “l’attentato” li toglierà dall’imbarazzo. Potranno parlare. Ma parleranno per la “vittima”. E deprecheranno il clima di violenza. E saranno evocati gli anni di piombo e così via. Qualcuno, invece, oserà ricordare le responsabilità del cavaliere e dei suoi giannizzeri? Si pensi alle scandalose performance televisive degli Sgarbi o dei Ghedini, dei La Russa o dei Gasparri, dei Belpietro e delle Santanché (finalmente tornata fresca fresca sotto l’ala protettiva del padrone)…

E come possiamo non ricordare certe uscite che hanno fatto il giro del mondo? Un presidente del Consiglio che dichiara di essere il migliore della storia nazionale; europea; mondiale; o che lui ha fatto contro la mafia (!) quello che nessun altro ha fatto (in effetti…). E come possiamo dimenticare il disgusto di aver sentito un manutengolo del Cavaliere, piduista come il suo capo, tale Cicchitto (già socialista “lombardiano”!!), che si è spinto a paragonarlo nientedimeno che a Piero Calamandrei?

Dobbiamo attenderci, dopo “l’attentato” con il miniduomo, il confronto, ovviamente vincente per il Cavaliere, con i martiri dell’antifascismo? Del resto chi ha osato dargli del matto furioso quando questo bel tomo si è permesso di dare del malati di mente ai magistrati italiani?

Quando, in definitiva, l’Opposizione proverà a unirsi e a chiedere l’impeachment per quest’uomo – oggi vestito con il bianco mantello dell’innocente che è stato miracolato dalla Divina Provvidenza (così egli stesso ha avviato la costruzione mitopoietica dell’episodio) – che sta compiendo ogni giorno un attentato alle basi stesse del sistema liberale?

Angelo d'Orsi

(14 dicembre 2009)

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Cronaca da Copenhagen



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Lunedì 14 Dicembre 2009 Ya Basta Napoli

Dopo che nella notte i fermati erano arrivati a 1000, poco a poco la polizia ha iniziato ha rilasciarli e questa mattina pare sia confermata la notizia che solo una decina di fermi sono stati trasformati in arresti.


Le persone rilasciate hanno denunciato il trattamento subito come vera e propria "tortura e violazione dei diritti umani". Si è trattato di una grande operazione delle forze dell'ordine danesi che attraverso l'uso del "fermo preventivo", hanno voluto affermare un dispositivo di totale arbitrio per imporre "obbedienza".

Iniziano anche a chiarirsi le dinamiche provocatorie della polizia attuate per cercare di giusticare l'uso massiccio dei "fermi preventivi" e il tentativo di creare problemi nella manifestazione di ieri. Utile per ricostruire quanto è avvenuto è il racconto che appare in Indymedia Danimarca e che vi proponiamo proprio per ricostruire l'operato provocatorio delle forze dell'ordine.

Questo Sabato un corteo di protesta si è svolta, organizzata da un'ampia coalizione di gruppi e ONG da circa 67 paesi diversi. Nonostante le differenze di opinione e politiche, l'accordo di tutti era che la protesta di ieri doveva essere non-violenta, e non serviva per provocare la polizia. Alla fine, 968 persone sono state arrestate e la polizia dice di essere stata costretta ad adottare misure forti per prevenire azioni di 'facinorosi' nascosti nella grande manifestazione di massa. Tuttavia, la polizia avrebbe potuto compiere scelte molto diverse:
Come ci si può aspettare, non tutto ciò che compone la campagna contro i cambiamenti climatici è concordato con gli organizzatori della grande protesta. Attivisti che non hanno voluto assumere il codice della non-violenza della grande protesta, e sottoscrivere le dichiarazioni a volte concilianti da parte degli organizzatori, si stavano radunando sotto lo slogan 'Never Trust A Cop'..

Hanno deciso di fare la loro protesta in altre parti della città. Circa all'una del pomeriggio questi attivisti aveva iniziato a raccogliersi in Højbro Plads. La polizia era presente e perquisiva le persone che arrivano in zona. Alle 13:35, come il quotidiano danese Politiken riporta sul loro internet newsfeed, la polizia dichiara che intende far confluire i manifestanti riuniti a Højbro Plads nella manifestazione principale. Di fronte a questo “suggerimento” ad unirsi alla protesta popolare di massa, i manifestanti in Højbro Plads aumentano. Non di meno, circa un'ora più tardi, alle tre e mezzo, la piazza viene transennata e la polizia comunica ai manifestanti di andare unirsi alla manifestazione di massa su Christiansborg Slotsplads. " La polizia, sempre secondo il giornalista di Politiken, rivolgendosi alle persone “vestite interamente di nero” usava queste parole:

"La manifestazione è partita, dovete muovervi adesso se volete farlo!"

In questo modo, contro la volontà di entrambi gli organizzatori della manifestazione di massa non-violenta e, presumibilmente, degli attivisti militanti stessi, si sono diretti verso la coda della protesta di massa. Quando poco prima di uscire 3 vetrine erano rotte e fuochi d'artificio lanciati, iniziano i problemi e gli attivisti che non potevano correre da nessuna parte, se non lontano dalla polizia e nella marcia di protesta di massa -e a quanto pare la polizia ha usato questo pretesto per arrestare più di 900 persone tra chi era finito a camminare in coda della manifestazione. Quando gli arrestati saranno stati rilasciati dai centri di detenzione, gli organizzatori dovranno gli eventi di ieri, e la polizia presto avrà domande da affrontare sulla motivazione e la purezza dei loro intenti nel creare le circostanze che hanno portato all'arresto di massa più grande della loro storia.

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Il simbolo di Exarchia, un anno dopo



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Margherita Dean

Le proteste seguite all'omicidio del giovane Grigoropulos sono state il simbolo dell'esplosione di una frattura sociale conclamata.

 La sera del 6 dicembre 2008, un ragazzo di quindici anni fu ucciso dallo sparo di un agente della polizia greca. La vittima, Alexandros Grigoropoulos, era andato a festeggiare l'onomastico di un amico in centro, a Exarchia; stava mangiando, quando circolò voce che due agenti erano scesi dalla loro volante e si erano avviati a piedi verso la zona pedonale adiacente. In molti, che presto formarono un gruppetto di curiosi, pensarono che qualcosa doveva essere successo. Troppo curiosi, per la sensibilità dei due agenti, in cerca degli anarchici che pochi attimi prima avevano colpito la loro volante con bottiglie d'acqua e sassi.
L'agente Epaminondas Korkoneas, alla vista dei ragazzi indiscreti, tirò fuori la rivoltella: sparò tre volte verso di loro. Alexandros Grigoropoulos cadde e in pochi minuti smise di respirare.
Quello che seguì fu una rivolta durata settimane, che la storiografia del paese dovrà studiare con molta attenzione.
Le immagini degli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, dei negozi bruciati, delle vetrine rotte, del centro storico devastato da una furia distruttrice incontenibile, dell'albero di Natale del comune di Atene in fiamme, hanno fatto il giro del mondo. Le interpretazioni date si incentrano quasi sempre sulla devianza dimostrata da ragazzi arrabbiati, forse anche un po' cattivi. Alcuni si sono giustamente chiesti il perché di tanta ira ma la loro domanda non ha trovato una vera risposta. Si sono sentite banalità indegne a non finire, discorsi di moralismo ottuso circa la furia distruttrice manifestata, si è resa della violenza il ricordo e la chiave di interpretazione unici rispetto ai fatti del dicembre del 2008. Non si è fatto molto di più che esprimere l'inconfessata antipatia per la giovinezza ma anche il mal celato razzismo per quegli immigrati che, al seguito della rottura delle vetrine, saccheggiarono i negozi rimasti privi di protezione.
L'interpretazione dei fatti è stata liquidata, in molti casi, attraverso due categorie di ipotesi. Una, circa i ragazzi, quelli buoni, che hanno voluto manifestare la propria sacrosanta insofferenza nei confronti di una sistema repressivo in ogni sua espressione. L'altra, circa i ragazzi, quelli cattivi ma per fortuna pochi, che alla pacifica espressione del dissenso hanno preferito il confronto violento con gli organi dello stato e con i simboli della società del benessere.
Eppure la realtà è più complessa e, come solitamente accade, i confini fra bene e male non sono mai netti, avendo uno la diabolica tendenza a sfumare nell'altro. Ci si deve chiedere, innanzitutto, se la scelta politica di ordinare alla polizia un atteggiamento passivo, al fine di evitare ulteriori spargimenti di sangue, sia stata una scelta giusta o meno. L'allora Ministro della Pubblica Sicurezza (del governo di centrodestra al potere in quel dicembre) ne rimane convinto ma ne è convinto anche il Segretario del Synaspismos, partito della sinistra. Non ne sono convinti i greci, che nella loro grande maggioranza sostengono che la polizia abbia abbandonato Atene alle orde anarchico-autonome. Proprio qui, però, si trova uno dei fulcri di quanto successe nel dicembre dell'anno scorso. Tra le tante speculazioni circa l'identità degli ‘spaccatori', per cui l'attributo ‘anarchico' o ‘autonomo' sembra essere usato più per comodità che per precisione, sono sfuggiti all'attenzione dei media che più contribuiscono a foggiare l'opinione pubblica, le decine di riprese video degli scontri del dicembre 2008 pubblicati sulla rete, che testimoniano la relazione stretta fra gli organi della polizia, l'estrema destra ed altri individui ancora, che di politico hanno, ed avevano anche allora, molto poco.
Si parlò, poi, di ‘ragazzi' ma quanto rilievo si diede al fatto che, per la prima volta, studenti delle scuole medie scendessero in piazza per settimane, insieme a studenti delle superiori e universitari? Quanto rilievo si diede ai genitori e professori di questi ragazzi, che manifestarono con loro per giorni? Quanto rilievo si diede agli anziani che, pur non manifestando, gridavano la loro rabbia per l'omicidio di Grigoropoulos ad ogni agente che passasse loro sotto tiro?
Si disse che il movimento spontaneo dei ragazzi, nato dalla morte del loro coetaneo, ponesse alcune domande. Forse sarebbe più giusto parlare di accuse. Accuse che oggi, un anno dopo, hanno ancora gli stessi identici motivi per essere formulate. Le accuse di una generazione che, per la prima volta dagli anni '50, vivrà peggio dei genitori, grazie agli effetti devastanti dell'attuale crisi economica. Le accuse di una generazione la cui quotidianità viene stritolata da un sistema scolastico da incubo. Le accuse di una generazione che, dopo anni di studi poco gratificanti, dovrà misurarsi con la disoccupazione e con condizioni di lavoro sempre più difficili. Le accuse di una generazione nata sotto le ali di uno stato corrotto. Le accuse, infine, di popolo di quindicenni che già valutano l'insicurezza pensionistica che li aspetta.
Il dicembre del 2008, pertanto, fu l'accusa del nuovo contro il vecchio e non solo la messa a fuoco di Atene e di altre città greche per vendetta all'omicidio Grigoropoulos. Eppure, il nuovo governo socialista dimostra di non saper sentire altro che le voci dei sondaggi, quelle che richiamano al bisogno di sicurezza del cittadino. L'anniversario della morte di Alexandros era una prova che, il Ministero della Pubblica Sicurezza (ora battezzato Ministero di Difesa del Cittadino) doveva passare a pieni voti. E, stando ai parametri dell'opinione pubblica, il ministro, Michalis Chrisochoidis, ha di che essere soddisfatto. Nel corso delle manifestazioni, gli incidenti sono stati contenuti, la polizia sufficientemente aggressiva e, quando è stata molto aggressiva, ha saputo chiedere scusa e andare a trovare i feriti in ospedale per porgere gli auguri di una pronta guarigione.
C'è di più: la polizia, nei giorni precedenti al 6 dicembre, ha attuato una tattica preventiva. Retate e fermi di centinaia di persone (poi tutte rilasciate) hanno stravolto, anche se solo per alcune ore, la fisionomia di un intero quartiere, quello ove gli anarchici di tutto il paese trovano il punto di riferimento, improvvisamente buio e vuoto. E sicuro, molto sicuro.

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Scie chimiche ( Chemtrails )



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M. Tsarion & Red Ice Creation Cap.1-Fratellanza della Morte Sub ITA



Questa è la Prima Parte di una serie realizzata da RedIceCreations in collaborazione con Michael Tsarion a proposito della "Fratellanza della Morte".
Verranno analizzati ed approfonditi temi quali la Massoneria, le sue origini, la Massoneria e le sue connessioni con il Giudaismo, il Simbolismo, la connessione con le Famiglie Reali ed il fondamentale principio della Gerarchia, Ordini e Fratellanze di origine Cattolica, Olarchia versus Gerarchia, Imperialismo Antico e Moderno, Colonizzazione e Colonializzazione, il Dominio degli Psicopatici, l'origine degli Ebrei (Jews), i Gaonim, i Sadducei, gli Zadochiti, gli Esseni, i Cistercensi, i Templari, i Teutoni, l'etimologia del nome Davide, Coloro che Separono (the DiViDers), il Simbolismo Massonico, il simbolo dei Gemelli, il Simbolo dell'Albero della Vita. Più avanti, verrà affrontato il tema essenziale della corruzione in ambito massonico ed anche l'affascinante caso di Jack lo Squartatore e le sue profonde connessioni con la Massoneria. Da non perdere assolutamente
Traduzioni di Heimskringla
VOCI:
Henrik Palmgren - HT
Michael Tsarion - MT 


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Eric Phelps - Vatican Assassins :Gesuiti nel mondo sub ITA



"Liberty and Justice for All" intervista Eric Jon Phelps. In questa inteRvista, verranno affrontati temi quali Ordine dei Gesuiti, Massoneria, Sistema Monetario, Alimentazione e Salute nel mondo corporativo, Religioni Istituzionalizzate operanti a livello mondiale e molto altro. Eric Phelps rivela inoltre gli elementi essenziali per comprendere la vera Storia degli Stati Uniti d'America. Chi è in realtà ad operare dietro le quinte per creare Ordine dal Caos? 

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