martedì 15 dicembre 2009

Il meccanismo Cap & Trade nel trattato sul clima di Copenhagen



http://www.youtube.com/user/rivoluzioniamo

15 dicembre 2009 Pino Delle Donne

Un interessante video di Annie Leonard, che aveva già pubblicato “La storia delle cose
Dal sito: http://cambiamoci.blogspot.com/2009/12/il-meccanismo-cap-trade-nel-trattato.html
Questo breve video ( http://www.youtube.com/watch?v=eY7ICm0kj2M&feature=player_embedded# )vi spiega con semplicità quale è la soluzione che i nostri governi (o forse dovrei dire i poteri economici che li “guidano”) ritengono risolvera’ i cambiamenti climatici.
Mentre i giornali affrontano con superficialita’ la conferenza sul clima di Copenhagen, senza nemmeno descrivere il contenuto del trattato, il gruppo The story of stuff, lo ha studiato e ha tirato fuori un semplice video che ne spiega il funzionamento. In lingua inglese trovate anche altre informazioni sul sito Cap & Trade.
La soluzione sembra fallimentare già in partenza e sarà probabilmente l’ennesima occasione per far fare business ai soliti speculatori, senza di fatto risolvere alcun problema.
Video: http://www.youtube.com/watch?v=eY7ICm0kj2M
Il transcript del video:
Quando ho sentito dire che i nostri leader si stavano incontrando per parlare di soluzioni, ho tirato un sospiro di sollievo. No? Allora mi sono detta, aspetta un attimo. Che cosa hanno in programma per risolvere questo problema?
Così ho approfondito. E devo dire, non tutte le soluzioni a cui stanno lavorando possono definirsi soluzioni. Infatti, la soluzione leader, conosciuta come “Cap & Trade” (taglia e scambia), o scambio delle emissioni, è in realtà un grosso problema.
So che questa è l’ultima cosa che volete sentire, ma il futuro del nostro pianeta è in gioco, quindi vale la pena prendersi del tempo per capire cosa sta succedendo.
Okay, metti dei tizi al centro della cosiddetta soluzione. Tra questi ci sono persone della Enron, che ha progettato il commercio di energia, e i finanzieri di Wall Street, come Goldman Sachs, quelli che ci hanno portato alla crisi dei mutui subprime. Il loro compito è quello di sviluppare un nuovo mercato.
Essi rivendicano le loro richieste e quando tutti, compresa la nonna, vogliono partecipare, se la danno a gambe con enormi quantità di denaro, visto che il mercato diventa un’enorme bolla pronta a scoppiare.
La loro ultima bolla è appena scoppiata e ora hanno una nuova idea per un mercato: scambio di emissioni di anidride carbonica. Sono in procinto di sviluppare una nuova bolla di 3 mila miliardi. Ma quando questa scoppiera’, non tocchera’ solo i nostri portafogli azionari. Potrebbe smontare tutto!
Come funziona il “Cap & Trade”?
Beh, quasi tutti gli scienziati piu’ seri concordano che se vogliamo evitare il disastro climatico dobbiamo ridurre la quantità di CO2 nell’atmosfera a 350 parti per milione. Negli Stati Uniti, questo significa ridurre le nostre emissioni dell’80%, forse anche di più, entro il 2050. Il problema è che la maggior parte della nostra economia globale gira grazie ai combustibili fossili, i quali rilasciano CO2: le fabbriche che producono tutte le nostre cose, le navi ed i camion che la trasportano in tutto il mondo, la nostra auto, gli edifici e gli elettrodomestici. Quasi tutto! Quindi, come facciamo a ridurre le emissioni di CO2 dell’80% senza dover ritornare a vivere come nella Piccola casa sulla prateria? Bene, questi tizi del “Cap & Trade” dicono che un mercato azionario di CO2 è il modo migliore per risolvere il problema. Il primo passo sarebbe l’accettazione dai governi di imporre un limite annuale sulle emissioni di carbonio.
Questo è il “cap”. E credo sia una cosa buona. Ma come faranno ad assicurare che le emissioni di carbonio rimangano sotto questo limite?
Beh, i governi dovrebbero distribuire una certa quantità di permessi ad inquinare.
Ogni anno ci sarebbero sempre meno permessi finche’ non si raggiunge l’obiettivo. Imprese di innovazione, entreranno in campo per la costruzione di alternative pulite e sempre più efficienti. Mano a mano i permessi diventeranno piu’ scarsi, e quindi piu’ preziosi.
In tal modo le aziende che ne hanno di più, vorranno vendere alle società che ne hanno bisogno.
Ecco dove entrano in gioco i traders. La logica è che dobbiamo rimanere al di sotto del limite. Non importa chi inquina e chi innova. Noi rispetteremo la nostra scadenza, in modo da evitare la catastrofe.
E oh yeah, questi tizi guadagneranno dalle commissioni finanziarie, visto che gestiranno le transazioni di questo racket di miliardi di dollari, ops volevo dire mercato (market). Salvare il pianeta e diventare ricchi, a chi non piacerebbe, giusto? Alcuni dei nostri amici che hanno veramente a cuore il problema, supportano il sistema “cap & trade”.
Tanti gruppi ambientalisti che io rispetto. Sanno che non è una soluzione perfetta e non amano l’idea di affidare il futuro del nostro pianeta a questi tizi, ma pensano che sia un primo passo importante e che sia meglio di niente.
Io non sono così sicura. E non sono la sola.
Un movimento crescente di scienziati, studenti, agricoltori, e lungimiranti imprenditori dicono “Aspetta un attimo!”. In realtà anche gli economisti che hanno inventato il “Cap & Trade” per affrontare problemi più semplici come l’inquinamento da fertilizzanti e il biossido di zolfo, dicono che il “Cap & Trade” non potrà mai funzionare per i cambiamenti climatici.
Ecco perché penso che abbiano ragione.
Quando si tratta di qualsiasi tipo di truffa finanziaria, come mutui subprime o schema a piramide Madoff, il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. E ci sono un sacco di diavoli nei dettagli della proposta cap & trade.
Il Diavolo numero uno, ha il nome di Permessi Gratuiti, che è il motivo per cui alcune persone chiamano questo sistema “Cap e Giveaway” (taglia e butta via). In questo schema, gli inquinatori industriali otterranno la stragrande maggioranza di queste preziose autorizzazioni Gratis! Quanto più essi hanno inquinato, più otterranno. E’ come se li stessimo ringraziando per averci messi nei guai. In Europa, dove hanno provato il sistema Cap & Giveaway, il valore dei permessi e’ rimbalzato come pazzi, i costi energetici sono saliti per i consumatori, e indovinate un po? Le emissioni di carbonio sono aumentate! L’unica parte che ha funzionato è stata che gli inquinatori hanno fatto miliardi di dollari di profitti extra.
Gli economisti del MIT dicono che la stessa cosa probabilmente succederà qui negli Stati Uniti. Quei miliardi provengono dalle NOSTRE tasche.
Una vera soluzione sarebbe usare questo denaro per fermare i cambiamenti climatici. Invece di limitarsi a regalare permessi a chi inquina, potremmo venderli ed utilizzare i soldi per: costruire un’economia basata su energia pulita o darne ai cittadini una parte per pagare i prezzi elevati dei carburanti, mentre transitiamo verso energie pulite; oppure condividere con coloro che sono più colpiti dai cambiamenti climatici.
Alcuni la chiamano “pagare il nostro debito ecologico”. Visto che i nostri paesi ricchi hanno rilasciato la maggior parte di CO2 per secoli, e manteniamo uno stile di vita agiato, abbiamo o no la responsabilità di aiutare i più danneggiati?
E’ come se avessimo fatto una grande festa, senza invitare i nostri vicini, e poi gli avessimo presentato il conto per le pulizie. Non e’ per niente bello!
Lo sapevate che nel prossimo secolo, a causa dei cambiamenti climatici, intere nazioni isola potrebbero finire sott’acqua e le Nazioni Unite dicono che, in Africa, 9 agricoltori su 10 potrebbero perdere la loro capacità di produrre cibo. Una reale soluzione non dovrebbe aiutare queste persone invece degli inquinatori?
Il diavolo numero due è chiamato compensazione.
I permessi di compensazione vengono creati quando una società apparentemente rimuove o riduce le emissioni. Ottengono un permesso, che può essere venduto ad un inquinatore che vuole emettere più CO2.
In teoria, uno compensa l’attività degli altri. Il pericolo è che è molto difficile garantire che vi sia una riduzione di emissioni reale per creare il permesso.
Eppure tali permessi valgono soldi veri. Questo crea un incentivo molto pericoloso a creare false compensazioni – per barare. In alcuni casi, barare non è la fine del il mondo, ma in questo caso lo è. E ci sono gia’ troppi imbrogli in giro.
Ad esempio, in Indonesia, dove la Sinar Mas Corporation ha tagliato foreste indigene, causando grande distruzione ecologica e culturale. Poi, hanno preso il deserto che hanno creato e piantato palme d’olio. Indovinate che hanno ottenuto? Yup, permessi di compensazione. Carbonio in meno? No. Carbonio in piu’? Puoi scommetterci.
Le aziende possono anche guadagnare compensazioni non facendo nulla.
Ad esempio, gli operatori di una fabbrica inquinante possono dire che stavano progettando di espandere del 200%, ma ridotto i piani per espandere solo del 100%. Per tale domanda senza senso, ricevono permessi di compensazione, che possono vendere a qualcun’altro per inquinare! E’ veramente stupido! L’elenco delle truffe va avanti e molte delle peggiori avviene nel cosiddetto Terzo Mondo, dove le grandi imprese fanno quello che vogliono, a chi vogliono. E con le norme permissive e le regole in materia di compensazioni,possono ottenere permessi come niente fosse. Diavoli uno e due, Cap e Giveaway e Compensazione, rendono il sistema ingiusto e inefficace.
Ma il diavolo ultimo, che io chiamo Distrazione, lo rende addirittura pericoloso.
Ci sono soluzioni reali là fuori, ma il “cap & trade” con le sue lacune e le promesse di ricchezze ha fatto dimenticare a molte persone quali sono le reali soluzioni. Non abbiamo nemmeno trovato un accordo globale su un tetto di emissioni di carbonio, e duh, questo è il cosa conviene il “cap and trade”. Ma invece di spingere per un accordo equo e forte, abbiamo deciso di mettere il carro davanti ai buoi e concentrarci su schemi di scambi e compensazioni.
Con tutti i progetti fasulli di compensazione, omaggi a grandi inquinatori, e l’incapacità di affrontare le ingiustizie dei cambiamenti climatici, come pensiamo che il Terzo Mondo possa salire a bordo con un tetto globale? Ne dubito. Se un cap & trade non ci fara’ ridurre le emissioni di carbonio, sara’ una distrazione pericolosa.
Non abbiamo bisogno che questi tizi progettino una soluzione.
Noi, con i nostri governi, possiamo fare le leggi e farlo da soli. Nel mio paese (USA), abbiamo già una legge, il Clean Air Act, che conferma che il CO2 è un inquinante che la nostra agenzia ambientale puo’ tagliare. Cosa stiamo aspettando? Vai EPA, vai! Taglia le emissioni! Mentre, una proposta cap & trade statunitense del 2009 spazza via il Clean Air Act, lasciando al mercato il compito di risolvere il problema. Se il cap & trade indebolisce la nostra capacità di fare leggi forti, è una distrazione.
I cittadini interessati da tutto il mondo devono parlarne e chiedere di ridisegnare le nostre economie lontano dai combustibili fossili. Ma cap and trade fara’ credere ai cittadini che tutto andrà bene, se guidiamo di meno, cambiamo le nostre lampadine e lasciamo che questi tizi facciano tutto il resto.
Se “cap and trade” crea un falso senso di progresso, è una distrazione pericolosa. Questo “cap and trade” serve per lo più a tutelare gli affari, come al solito.
Proprio adesso, gli Stati Uniti sovvenzionano combustibili fossili a più del doppio del tasso delle energie rinnovabili.
Cosa? Non dovremmo proprio sovvenzionare combustibili fossili! Questi tizi non sembrano rendersi conto che il modo più semplice per tenere il carbonio fuori l’atmosfera è di lasciarlo al sicuro sotto il terreno.
Il deputato del congresso americano, Rick Boucher, un amico conosciuto dell’industria del carbone ha promosso il Cap & Trade. Ha detto che “rafforza l’ipotesi di continuare a utilizzare il carbone per i nostri giocattoli”.
Nessuna legge che incoraggi l’uso del CO2 può fermare i cambiamenti climatici. Punto.
Limiti forti, leggi forti, l’azione dei cittadini, e imposte sul carbonio per estinguere il debito ecologico e creare una economia basata su energia pulita, è così che possiamo salvare il nostro futuro.
La prossima volta che qualcuno vi dice che cap and trade è la soluzione migliore, non credetegli! Meglio se ci parlate.
Probabilmente anche loro vogliono un futuro al sicuro dai cambiamenti climatici.
Forse hanno solo dimenticato che si puo’ trovare un compromesso su un punto prima ti trovare una vera soluzione. So che tutti non vorremmo rimetterci nulla, salvare il pianeta ed arricchirci facendolo.
Ma siamo realisti! Questa è la più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato.
Non la possiamo risolvere con la loro mentalità, la stessa che ci ha portato in questo pasticcio.
Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo.
Non sarà facile, ma è tempo di pensare in grande.
È arrivato il momento di progettare una soluzione ai cambiamenti climatici che funzioni davvero.
http://cambiamoci.blogspot.com/2009/12/il-meccanismo-cap-trade-nel-trattato.html

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Vaccino mortale?



http://www.youtube.com/user/zeeb100

15 dicembre 2009 Lino Bottaro

Preoccupazioni per le banche e i governi, nuovo grimaldello di mafia americano contro Berlusconi, la rivoluzione viola, del lutto imbastita dagli anglosassoni per l’Italia con Di Pietro a capo, nuovo fronte di guerra in Pakistan e primi morti vaccinati, hanno indotto i giornali di regime e le televisioni al silenzio sulla vaccinazione globale. Ma ecco che un giornale francese il “le Monde” getta il sasso nello stagno, pubblica dei dati che sono già un’accusa planetaria alla lobby dei vaccini e dei governi che le stanno promuovendo.
Riporto l’articolo dell’impagabile direttore del quotidiano on line Effedieffe.com, quel Maurizio Blondet che circa un anno fa scrisse un articolo dal titolo : “Cosa ci facevano gli alti gradi militari europei nel laboratorio delle pandemie di Los Alamos?” in cui supponeva che stessero preparando quello che adesso si è rivelato essere l’affare suina. Sull’Espresso di De Benedetti ricordo anche di aver letto circa 4-5 anni fa un articolone dai toni apocalittici in cui si sosteneva che era l’influenza il pericolo mortale per l’umanità e raccontava che gli americani conservavano i virus della spagnola, alias aviaria, alias suina, in esclusiva per preparare un eventuale vaccino….
L.B.

Strano: il vaccino aggrava la suina

di Maurizio Blondet – effedieffe.com

«Influenza A: in una settimana aumenta dell’85% il numero dei morti in Europa».
Inquietante davvero il titolo su Le Monde del 27 novembre (1). Un rialzo «spettacolare» dei casi mortali. La pandemia si accelera ed aggrava in tutto il mondo (con un rialzo improvviso del 16% dei decessi), ma il peggio avviene in Europa: almeno 650 morti più del previsto in una settimana, strilla l’Organizzazione Mondiale di Sanità. Nella sola Francia metropolitana, 76 morti. E due dei deceduti risultavano portatori di una forma mutante del virus H1N1, già segnalata in Norvegia.

Una è una mutazione che crea resistenza al Tamiflu, e l’altra – sempre secondo l’OMS, già noto per le sue azzeccatissime previsioni – «può aumentare le capacità del virus a colpire le basse vie respiratorie e in specie il tessuto polmonare». Insomma, sembra la forma eccezionalmente grave vista in Ucraina. Ma l’OMS ci vuole tranquillizzare: «L’efficacia dei vaccini attualmente disponibili non è diminuita», assicura.
Può ben dirlo, l’autorevole OMS. Efficacissimi, i vaccini. Fin troppo, forse. L’Europa è il posto del mondo dove i governi sono stati più zelanti a comprare milioni di dosi, regalando miliardi alle grandi farmaceutiche; il posto del mondo dove i servizi sanitari sono migliori e coprono  la popolazione intera al contrario, poniamo, rispetto a quanto avviene negli USA, nel Messico e nel Terzo Mondo, e dove dunque le vaccinazioni sono state di massa e capillari. Eppure proprio qui, nell’Europa  iper-immunizzata, un’influenza suina che dapprima è apparsa insolitamente benigna, di colpo diventa mortale, con un aumento fulmineo dei decessi in una settimana. Molto più alto dei decessi delle zone del mondo meno vaccinate.
La domanda sorge spontanea a noi ingenui: la H1N1 diventa più grave «nonostante» i vaccini, o magari «a causa» dei vaccini?
Il sospetto si aggrava se non si ha la memoria troppo corta. Allora qualcuno può ricordare che l’agosto scorso un microbiologo israelo-americano di nome Joseph Moshe è stato arrestato a Los Angeles dopo aver dichiarato ad una radio locale che il vaccino prodotto in Ucraina da Baxter BioPharma Solutions, produttrice massima dei vaccini, era in realtà «un’arma biologica» mascherata da vaccino. Conteneva a suo dire un adiuvante progettato per indebolire il sistema immunitario e RNA replicato del virus della Spagnola del 1918. Ammanettato, Moshe è stato espulso in Israele ed è introvabile. Ma qualche mese dopo, proprio in Ucraina, appare una forma gravissima della influenza suina, caratterizzata da un edema emorragico polmonare, simile se non identico al sintomo della Spagnola.
Nel dicembre 2008, la stessa Baxter era stata colta con le mani nel sacco: la sua filiale austriaca aveva distribuito a 18 Paesi dell’Est europeo un vaccino per la «normale» influenza stagionale H3N2. Ben 72 litri. Un laboratorio scrupoloso della repubblica Ceka aveva provato il vaccino su animali di laboratorio (dei furetti): ne sono morti la metà. Ad un esame accurato difatti, i ceki avevano scoperto che il vaccino della Baxter conteneva sì un mix di virus stagionali morti (il vaccino), ma a cui era stato aggiunto il virus vivo dell’influenza H5N1: la terribile aviaria.
L’aviaria, come si ricorderà, aveva un alto tasso di letalità, ma per fortuna un basso tasso di diffusività nell’uomo: ne furono colpiti in realtà solo lavoranti asiatici (cinesi) degli allevamenti di pollame, a contatto diretto con gli animali. Grande panico mondiale eccitato dall’OMS, rifiuto delle massaie di consumare polli in tutta Europa, ma poi tutto era finito nel nulla: l’aviaria non ne voleva sapere di attaccarsi all’uomo per le vie aeree, diventando così l’auspicata pandemia.
Certo però che se si inocula il virus vivo dell’aviaria direttamente nel sangue degli umani, allora la sua letalità può finalmente manifestarsi in tutta la sua bella potenza. Era proprio questo che aveva tentato la Baxter?
La sua replica alle risultanze del laboratorio ceko fu molto, molto strana. Dapprima  rifiutò di rispondere alle domande invocando il «segreto commerciale». Poi, di fronte alle stringenti pressioni dei giornali austriaci, ammise che il virus vivo dell’aviaria era finito nel vaccino dell’influenza stagionale «per errore».
Un errore assolutamente impossibile date le norme di sicurezza nei laboratori; e che comunque, avrebbe dovuto escludere la Baxter dal grande business della vaccinazione per suina.
Invece no. L’OMS non ha trovato nulla da ridire. E proprio alla Baxter il governo inglese ha ordinato i vaccini per immunizzare la sua popolazione (2).
Strano. Veramente strano.
Tanto più che adesso, a ventilare che il virus dell’influenza suina sia il prodotto artificiale di un «errore» di laboratorio (chiamiamolo così), non è un qualche complottista digiuno di scienza, ma tre noti virologi di fama internazionale, che hanno messo nero su bianco i loro sospetti sul «Virology Journal», una delle più credibili riviste del settore. Il che significa che l’articolo ha superato la «peer review», ossia è stato compulsato da pari scienziati, e trovato plausibile e ben documentato.
Rimandiamo gli addetti ai lavori all’articolo originale del Virology Journal, di cui risparmiamo i particolari tecnici ai lettori non qualificati (3).
Ci limitiamo a dire che gli autori Adrian J Gibbs, John S Armstrong  e Jean C Downie (australiani), rivelano che, all’esame del codice genetico del virus, esso risulta una specie di prodotto ingegnerizzato (ricombinato) di ben tre linee virali suine diverse, apparse in tre diversi continenti, e in anni diversi. Una cosa che pare alquanto improbabile agli scienziati.
«I tre genitori virali possono anche essere stati assemblati per via naturale, magari per l’opera di uccelli migratori o del commercio internazionale di maiali; ma la loro discendenza coerentemente suina suggerisce invece che siano opera dell’uomo».
Testuale.
Dopo di che, i tre virologi passano a discutere la «teoria dell’errore di laboratorio». Ebbene sì, i virus influenzali sopravvivono benissimo nei laboratori, la sorveglianza in questi laboratori non è massima, e «probabilmente sono molti i laboratori nel mondo che si scambiano, e così diffondono, una gran varietà di virus dell’influenza suina provenienti da diverse fonti e continenti, e condividono ed usano anche linee immortalizzate di cellule coltivate».
Che Dio ci guardi dall’OMS.

Topi nutriti con mais OGM subiscono danni alla salute



http://www.youtube.com/user/GreenpeaceItaly

Topi alimentati con mais Ogm subiscono danni alla salute. Lo mostra una ricerca francese che ha preso in esame tre varietà approvate anche in Europa per il consumo umano, oltre che per la mangimistica.


I mais transgenici in questione sono il Mon810, il Mon863 e il NK603. La ricerca, realizzata dalle Università di Caen e Rouen, è stata pubblicata sull’ultimo numero dell’International Journal of Biological Sciences.
Già uno studio dell’Ages, un’agenzia del Governo austriaco, aveva mostrato che il cibo Ogm è una potenziale minaccia alla fertilità. I francesi hanno individuato danni al fegato e ai reni.

Il mais NK603 è geneticamente modificato per poter tollerare l’erbicida ad ampio spettro Roundup. I mais Mon810 e Mon863 sono stati modificati per sintetizzare tossine Bt usate come insetticida.

I ricercatori francesi hanno analizzato innanzitutto i dati in base ai quali l’Efsa – l’autorità europea per la sicurezza alimentare – ha dichiarato adatte al consumo animale ed umano le tre varietà di mais. Si tratta di esperimenti condotti dalla stessa Monsanto, la multinazionale proprietaria del brevetto sui tre mais in questione. Li ha usati per nutrire topi e poi ha paragonato le loro condizioni di salute con quelle dei tipi di un gruppo di controllo.

I francesi, dopo aver tutto soppesato, hanno giudicato opportuni studi migliori e più appropriati. E hanno anch’essi nutrito topi con le tre varietà di mais Ogm e con mais convenzionale.

Dopo 5 e dopo 14 settimane, i risultati e il raffronto con i topi del gruppo di controllo, valutando circa 60 parametri biochimici e relativi al peso.

La ricerca, dicono i francesi, ha chiaramente rivelato gli effetti collaterali dell’alimentazione con i tre mais Ogm sulla salute dei topi: effetti che sono legati al sesso, e spesso anche alle dosi, e che hanno toccato perlopiù fegato e reni, gli organi addetti a filtrare le tossine. Sono stati notati altri danni relativi al cuore, alle ghiandole surrenali, alla milza e al sistema ematopoietico.

Sull’International Journal of Biological Sciences l’abstract: topi nutriti con mais Ogm approvato per il consumo umano in Europa subiscono danni alla salute.



Blogeko.it

L' Italia comanderà la flotta anti-pirati





















L’11 dicembre l’Italia ha assunto il comando dell’operazione Eunavfor-Atalanta, la missione navale dispiegata dall’Unione europea nel dicembre 2008, e recentemente rinnovata per un altro anno.
La missione ha il compito di contrastare la pirateria nelle acque dell’Oceano Indiano. Il contrammiraglio Giovanni Gumiero, subentrato al commodoro Pieter Bindt della Marina olandese, manterrà la guida della missione in qualità di Force Commander fino ad aprile 2010.


La nave rifornitrice Etna Borsini ha il compito di nave di bandiera della Forza Navale europea, composta anche da unità francesi, spagnole, tedesche e norvegesi. Con questo nuovo incarico - che si aggiunge al comando della componente marittima della missione Unifil in Libano assunto il 30 novembre scorso - l’Italia conferma il suo ruolo di importante contributore ad operazioni marittime anti pirateria. Già nel 2005 l’Italia, prima tra gli europei, aveva infatti assunto un impegno in tal senso con l’operazione Mare Sicuro. Ha continuato poi negli anni successivi con la partecipazione ad Allied Provider, la prima missione Nato di contrasto alla pirateria (ottobre-dicembre 2008), comandata dallo stesso Gumiero e oggi sostituita da Ocean Shield, e alla stessa missione Atalanta da aprile a settembre 2009.


Oscurare Facebook? "I politici non sanno di cosa parlano"












15/12/2009
 
Nicola Bruno*
 
«Facebook che istiga all'odio? Mi sembra solo un'esagerazione che dimostra una totale mancanza di cultura digitale. Quello che succede online non è altro che la fotocopia della vita politica di un paese. Ci possono essere espressioni forti, ma per lo più più si tratta di semplice condivisione estemporanea di opinioni, come nelle chiacchiere da bar. Non c'è bisogno di nessun oscuramento». Così Corinna De Gennaro, ricercatrice all'Oxford Internet Institute in Gran Bretagna e autrice di un recente studio sul legame tra Internet e proteste politiche in Italia, commenta la crociata anti-Facebook lanciata dal centro-destra dopo che sul social network sono nati gruppi di sostegno a Tartaglia.

Ci risiamo. Appena un fatto di cronaca prende piede online, si torna a parlare di oscurare Facebook e togliere l'anomimato in rete...
Non ha alcun senso affermare che Facebook possa istigare alla violenza. Le dinamiche scaturite con i gruppi pro-Tartaglia non rappresentano nulla di nuovo. Semplicemente, quando c'è un forte evento politico, gli utenti si riversano online per commentarlo. C'è bisogno di scambiare idee perché magari, per mancanza di tempo, non si riesce a farlo più nella vita reale. E poi è bene ricordare che sui social-network spesso si ha un tipo di partecipazione politica ad elastico: è più forte quando accade un evento e poi va lentamente scemando.

Le dichiarazioni di Maroni e degli altri esponenti del centrodestra sono quindi del tutto fuori luogo?
Certamente. A dimostrazione del fatto che non sia colpa di Facebook, ieri sono subito nati gruppi pro-Silvio in cui una parte degli utenti utilizzava espressioni altrettanto violente nei confronti dei fan di Tartaglia. Il problema dell'Italia è che molti politici non conoscono affatto i fenomeni che vorrebbero regolamentare. Da altri studi che ho condotto su gruppi «violenti» online (come quelli pro-anoressia) è sempre emerso che, ad un certo punto, scatta una forma di autoregolamentazione. Dopo l'escalation iniziale, i toni si fanno più pacati e si tende ad isolare chi prende posizioni fuori luogo.

C'è chi sostiene, però, che in Italia il dibattito politico online sia molto più accesso rispetto ad altri paesi...
Non penso proprio. Chiunque abbia seguito l'ultima campagna presidenziale statunitense sa bene il picco di violenza verbale che si è raggiunta. E ancora adesso, su tanti blog molto schierati si continua ad utilizzare toni violenti nei confronti di Obama. Internet non fa altro che rispecchiare la cultura politica di un paese in un determinato momento. Con la differenza, rispetto agli media tradizionali, che qui c'è spazio per tutti.

Ma una particolarità in Italia c'è: in nessun altro paese le tv sono così controllate...
Questo dato certamente influisce sul modo in cui viene condotto il dibattito politico in rete. Dallo studio sui Vaffa-Day di Beppe Grillo che abbiamo appena pubblicato su First Monday (nota rivista di cultura digitale, ndr), è emerso con chiarezza una scollatura tra i media tradizionali (che hanno del tutto oscurato l'evento, sia prima che dopo) e quelli online. Questa contesto mediatico poco libero porta molti utenti ad utilizzare internet per discutere di politica e provare a cambiare l'agenda del paese. Su Facebook e i blog traspaiono idee che non avrebbero mai spazio sui grandi media italiani.

Il successo del recente No-B Day è stata una riprova di come Internet sia una potente piattaforma di organizzazione politica. Perché questo successo in Italia?
Sebbene l'Italia sia uno dei paesi con la più bassa penetrazione di internet in Europa, c'è un forte utilizzo della rete per socializzare le proprie idee politiche. E in alcuni casi passare anche all'azione, organizzando proteste come i Vaffa-Day e il No-B Day. In entrambi i casi, comunque, non si può parlare di semplici manifestazioni nate online. Non si costruisce nulla di duraturo se non c'è anche un forte nucleo organizzativo, capace di tenere le fila fuori dalla rete.

Ma al di là delle proteste una tantum, la rete può davvero cambiare la politica?
Internet certamente facilita la partecipazione civile, ma di qui a dire che può rivoluzionare la politica il passo è ancora lungo. Servono anche altre istituzioni (i partiti, ad esempio), in grado di intercettare questi movimenti e trasformali in qualcosa di concreto.
* http//www.totem.to
 



Message from Mother Earth (VI) 2012



http://www.youtube.com/user/shamanizing

Il Caso Guardian - L'atterraggio del secolo



http://www.youtube.com/user/CUNItaly73